Luglio 7th, 2018 Riccardo Fucile
MARTINA SEGRETARIO FINO ALLA PROSSIMA PRIMAVERA, POI IL CONGRESSO PRIMA DELLE EUROPEE
Accordo raggiunto nel Pd: il congresso si farà prima delle Europee, entro il mese di febbraio.
È questo il punto cruciale dell’ordine del giorno unitario che l’Assemblea del Pd dovrebbe votare dopo la mediazione trovata ieri in una lunga riunione dei dirigenti al Nazareno. L’Odg dovrebbe anche specificare che i congressi regionali si terranno entro dicembre.
A prendere per primo la parola all’assemblea nazionale è il segretario uscente, Matteo Renzi, che alla fine del suo discorso sferza la platea dicendo: “Smettiamola di considerare nemici quelli accanto a noi. Ci rivedremo al congresso, riperderete il congresso e il giorno dopo tornerete ad attaccare chi ha vinto”.
Una replica ad alcuni esponenti della minoranza che lo attaccano. “Adoro stare sui contenuti e ragionare, per chi è in grado di ragionare mica per tutti…”, insiste. E poi ai suoi: “Vi suggerisco di non cadere nelle provocazioni”.
Il discorso di Renzi. L’assemblea si apre con l’inno di Mameli. Subito dopo inizia l’intervento del segretario uscente Matteo Renzi. Il “senatore” – così lo introduce Matteo Orfini – viene accolto da un caldo applauso, soprattutto di una parte della platea. “Forse perchè non ho ancora parlato…”, scherza Renzi.
Quanto allo svolgimento dell’assemblea, è il presidente Matteo Orfini a spiegare le procedure: “Riprendiamo da dove avevamo interrotto all’ultima assemblea. Questa assemblea serve ad assumere una decisione importante: se eleggere il segretario o aprire le procedure congressuali. Ora c’è un’ora di tempo per raccogliere le firme per eventuali candidature alla segreteria”.
“È necessaria un’analisi di quello che è successo – afferma Renzi -, ma è superficiale il giudizio di chi dice che le abbiamo perse tutte”. Il segretario uscente aggiunge: “Vorrei scusarmi per non aver preso la parola la volta scorsa, so che ha amareggiato alcuni. Mi limiterò a dire in che condizioni siamo, come ci siamo arrivati – le cause della sconfitta – e che tipo di contributo personale intendo dare nei prossimi anni”.
Renzi spiega: Nessun partito ha avuto il potere di quello che abbiamo avuto noi. Siamo stati establishment. Noi abbiamo perso alle elezioni ma per quattro anni siamo stati argine del populismo in Italia”.
E aggiunge: “Chi in questi quattro anni ha cercato di demolire il Pd ha distrutto la possibilità di una alternativa al populismo, ha picchiato dentro l’argine, dentro il partito con delle divisioni assurde. L’alternativa al Pd non erano i compagni di Leu ma la destra che è una tra le più pericolose in Europa. La ripartenza non può essere ricostruire un simil-Ds”.
“L’obiettivo di questo governo non è il cambiamento ma l’egemonia – continua -. Ora abbassiamo i toni delle tifoserie e facciamo una riflessione. In politica paga uno per tutti, io mi assumo le responsabilità . Ci siamo fatti imporre l’agenda da altri”.
L’ex premier aggiunge: “Ho combattuto come un leone per evitare un accordo coi Cinque stelle: la prima ragione è che chi vince le elezioni deve governare; la seconda è che provo rispetto verso chi dice che il Movimento cinque stelle è la nuova sinistra, ma io penso il contrario: per come sono organizzati, per ciò che dicono, per come manganellano sul web io trovo che il M5s non sia la nuova sinistra, è la vecchia destra, su questo non ho dubbi. Sono una corrente della Lega”.
(da “Huffingtonpost”)
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Luglio 7th, 2018 Riccardo Fucile
“L’ONESTO” CHE RACCONTA BALLE, QUANDO I DOCUMENTI LO SMENTISCONO, PUR DI CONSERVARE LA POLTRONCINA
Luigi Di Maio rilascia oggi una fantasmagorica intervista ad Annalisa Cuzzocrea su Repubblica in cui
affronta la vicenda dei soldi della Lega con una risposta che si potrebbe sintetizzare con un ‘E allora Pittella?’: «La questione va affrontata per quello che è: la magistratura ha tutti gli strumenti per trovare quei soldi qualora ci siano. Salvini ha detto che sono stati spesi. Io non ho nessun imbarazzo perchè questa storia riguarda i tempi in cui la Lega era guidata da Umberto Bossi. Perchè non mi chiede dell’inchiesta sul governatore della Basilicata Pittella? Bisogna spezzare il legame tra politica e manager della sanità . Lo abbiamo detto in campagna elettorale e lo faremo: la salute dei cittadini non sarà mai più merce di scambio».
Riguardo la risposta di Di Maio è giusto ricordare come sono andate le cose. In primo luogo, ricorda l’Espresso che Salvini ha utilizzato quei soldi:
Salvini ha sempre sostenuto che di quei 48 milioni non ha mai visto uno spicciolo. I report interni del Carroccio però smentiscono il ministro dell’Interno e segretario del partito. E dimostrano l’esistenza di un filo diretto tra la truffa architettata dalla coppia Belsito-Bossi e i suoi successori. Tra la fine del 2011 e il 2014, infatti, prima Maroni e poi Salvini hanno incassato e usato i rimborsi elettorali frutto del reato commesso dal loro predecessore. E lo hanno fatto quando ormai era chiaro a tutti che quei denari rischiavano di essere sequestrati.
A fine 2013, cioè al termine del mandato di segretario, Bobo Maroni ha incassato 12,9 milioni di euro. Rimborsi relativi a elezioni comprese tra il 2008 e il 2010, quando a capo del partito c’era Bossi e a gestire la cassa era Belsito. Insomma, proprio i denari frutto della truffa ai danni dello Stato. Quando Salvini subentra a Maroni poco cambia. Il nuovo segretario incassa 820 mila euro per le elezioni regionali del 2010.
In più, Di Maio dovrebbe ricordare che c’è una carta che accusa gli stessi Salvini e Maroni.
Si tratta di un dossier depositato in procura sul quale sta lavorando la Finanza, proviene dalle memorie difensive di Bossi e Belsito e sostiene che Maroni e Salvini presero in carico nel loro ruolo di segretari almeno una parte dei soldi ai quali danno la caccia, anche all’estero, i finanzieri del nucleo di polizia tributaria di Genova.
Sono i “mastrini” ovvero i prospetti delle operazioni di dare e avere del conto ufficiale del Carroccio. In particolare contengono le annotazioni dei rimborsi ottenuti dalla Lega che chiariscono come Maroni e Salvini incassarono quote dei rimborsi dell’epoca di Bossi.
Nel dettaglio: il 31 luglio e il 27 ottobre del 2014, il segretario Salvini incamera i rimborsi per le elezioni regionali del 2010 per oltre 800 mila euro. Il documento indica Salvini, non ancora segretario (lo diventerà il 7 dicembre di quell’anno), come referente di rimborsi incassati anche nel luglio del 2013 per le elezioni della Camera
Complessivamente sono 851.601,64 euro.
Certo non sono i 12 milioni e 946 mila euro finiti nelle casse della Lega (sempre per rimborsi rientranti nel periodo della truffa compiuta da Bossi e Belsito) quando il segretario era Roberto Maroni, ma secondo la procura sono comunque sufficienti per sostenere che l’attuale segretario della Lega incassò e amministrò una fetta di denaro che la Finanza sta cercando di ritrovare.
Il ministro è padronissimo di credere a chi vuole. La realtà dei fatti è però questa.
(da agenzie)
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Luglio 7th, 2018 Riccardo Fucile
C’E’ ANCORA UN PAESE CIVILE TRASVERSALE CHE SA ESSERE SOLIDALE… SALVINI PERDE L’OCCASIONE PER TACERE: “PECCATO, NON L’HO TROVATA”…TRANQUILLO, PER I RAZZISTI E’ PRONTA QUELLA A STRISCE BIANCHE E NERE
Un boom di magliette rosse per l’iniziativa lanciata dal presidente di Libera don Luigi Ciotti, da
Legambiente e Arci per fermare l’emorragia di umanità nella tragedia dei migranti.
“Un paese colorato di magliette rosse, da quota 2000 del rifugio Gran Paradiso all’isola di Lampedusa passando per i campi di formazione sui beni confiscati di Libera alla Goletta Verde di Legambiente in navigazione verso la Campania.
In tantissimi – fa sapere Libera – hanno aderito e risposto all’iniziativa che invitava tutti a indossare oggi una maglietta rossa per ricordare i tanti bambini migranti morti in mare e, in generale, di chi ha perso la vita nelle traversate”.
Tra loro anche Roberto Saviano in t-shirt rossa, come quella del piccolo migrante Aylan morto sulle coste della Turchia: “Mettianoci nei loro panni”.
In un tweet questa mattina scrive: “Aderisco all’appello di Libera e indosso una #magliettarossa contro l’emorragia di umanità . I migranti indossano magliette rosse sperando di essere visibili in caso di naufragio. Sperano nel colore acceso per non essere abbandonati. Oggi mettiamoci nei loro panni. #apriteiporti.
Ironico invece il ministro dell’Interno Matteo Salvini, che su Facebook ha scritto: “P.s. Che peccato, in casa non ho trovato neanche una maglietta rossa da esibire oggi…”. Una battuta immediatamente stigmatizzata da Nicola Fratoianni di Liberi e Uguali: “Non ci stupisce ma ci fa schifo. Chi ironizza sulla morte e sulla disperazione di migliaia di persone è solo un poveraccio. Indegno di svolgere il ruolo istituzionale che riveste”.
L’hashtag della giornata #magliettarossa è primo nella classifica, dopo la scalata cominciata fin dalle prime ore del giorno.
Illuminati di rosso il colonnato di Piazza del Plebiscito ed il Maschio Angioino a Napoli, in rosso anche al Gay Pride di Bologna. In rosso Fiorello e Vasco Rossi.
Sono migliaia di adesioni all’iniziativa lanciata dopo un post del giornalista Francesco Viviano che invita tutti a indossare oggi una t-shirt rossa in memoria dei tanti bambini migranti morti in mare e, in generale, di chi ha perso la vita nelle traversate. Perchè “mettersi nei panni degli altri è il primo passo per costruire un mondo più giusto”, una “Magliettarossa” serve a dire: “Fermiamo l’emorragia di umanità “.
E così in tanti continuano a postare fin dalle prime ore del mattino le loro magliette rosse e un no all’indifferenza.
“Lo so che è un piccolo segno ma è importante”, spiega don Ciotti che da giorni corre in rete diffondendo il suo messaggio di solidarietà . “E’ un appello a fermarci e riflettere – dice – perchè dobbiamo assumerci le nostre responsabilità e non diventare complici di scelte che umiliano. Dobbiamo metterci una maglietta rossa e scendere nelle strade, dobbiamo essere una spina nel fianco di chi non fa quello che deve fare”. L’appuntamento con don Ciotti in piazza dell’Immacolata a Roma. Ma decine e decine di iniziative sono state organizzate in tutta Italia e non solo.
Il 7 luglio è il giorno della magliette rosse, dunque, da portare sulla pelle per non dimenticare la tragedia dei migranti. Sono quelle che indossavano i bambini morti in mare, quelli riportati cadavere e fotografati sulle spiagge della Libia; quella del piccolo Alan recuperato morto poco dopo che il gommone sul quale viaggiava affondò nel settembre nel 2015; di rosso le mamme vestono i loro bambini prima della partenza sperando che, in caso di naufragio, quel colore richiami l’attenzione dei soccorritori.
Iniziative sono state organizzate a Savona, Taranto, Messina, Agrigento, Varese, Avellino, Reggio Emilia, Legnano, solo per citarne alcune.
A Palermo, il sindaco Leoluca Orlando si è vestito di rosso anche con un giorno di anticipio, per dare il via alle attività pensate in particolare per i più piccoli. I Radicali torinesi hanno organizzato un flash-mob. Al tramonto, a Napoli, saranno illuminati di rosso il colonnato di Piazza del Plebiscito ed il Maschio Angioino.
(da agenzie)
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Luglio 6th, 2018 Riccardo Fucile
IL RESPONSABILE DEL CARROCCIO A ROSARNO, DOVE SALVINI HA AVUTO UN RISULTATO RECORD, E’ STATO PER ANNI IN SOCIETA’ CON UOMINI DEI CLAN PESCE E BELLOCCO
Reggio Calabria, Rosarno, Lamezia Terme. 
Centrotrenta chilometri lungo i quali si snodano i legami pericolosi tra la Lega di Matteo Salvini e la ‘ndrangheta.
Dopo le recenti dichiarazioni di del ministro dell’Interno contro i mafiosi («È finita la pacchia in Italia», ha detto domenica scorsa a Pontida promettendo «una guerra che combatteremo con tutte le armi che la democrazia ci mette a disposizione») L’Espresso pubblica un’inchiesta giornalistica sui leghisti calabresi che hanno garantito al ministro di farsi eleggere senatore e al suo partito di sfondare il muro della doppia cifra a Rosarno, il paese in provincia di Reggio Calabria feudo di potenti famiglie di ‘ndrangheta e simbolo dello sfruttamento dei braccianti africani nei campi. Qui, alle elezioni del 4 marzo scorso, la Lega sovranista ha infatti raccolto il 13 per cento dei consensi.
Cinque anni fa l’asticella si era fermata allo 0,25.
Un exploit possibile grazie al responsabile della sezione locale leghista, Vincenzo Gioffrè.
Candidato non eletto alla Camera, Gioffrè è stato uno degli organizzatori della festa-comizio post elettorale con Salvini ospite d’onore nel liceo del paese.
Il responsabile del partito di Rosarno custodisce però un segreto che L’Espresso, attraverso documenti inediti, è in grado di svelare.
Per oltre dieci anni ha avuto rapporti d’affari con uomini sospettati di essere contigui ai clan locali.
§Gioffrè, classe ’81, a soli 19 anni ha infatti fondato una cooperativa agricola con un personaggio legato clan Pesce, marchio doc della ‘ndrangheta, con ramificazioni nel Nord Italia e in Europa, e leader nel narcotraffico internazionale.
Secondo alcuni atti giudiziari, il partner d’affari di Gioffrè è stato tra gli armieri della cosca.
Nel 2012 fu peraltro indagato dalla procura antimafia di Reggio Calabria per favoreggiamento della ‘ndrina rosarnese, tuttavia quel filone non ha avuto finora uno sbocco processuale.
Ma questo non è l’unico legame pericoloso del capo dei leghisti di Rosarno.
Gioffrè risulta infatti tra i fondatori di una seconda azienda, un consorzio di produttori agricoli.
Tra gli azionisti, indicano i documenti societari, ci sono due uomini che l’antimafia collega direttamente alla famiglia Bellocco, alleata del clan Pesce.
Insomma, amicizie borderline per la spalla del ministro dell’Interno in terra di ‘ndrangheta.
Dove il problema principale, sostengono i salvinisti di Calabria, sono gli immigrati.
Gioffrè ha aderito alla Lega nel 2016 dopo aver lasciato Fratelli d’Italia.
Il primo a dargli il benvenuto ufficiale è stato Domenico Furgiuele, responsabile regionale del partito e, dal 4 marzo, deputato della Repubblica.
Su Furgiuele pesa una parentela ingombrante. Come già raccontato dal nostro giornale, il suocero è infatti in carcere per estorsione aggravata dal metodo mafioso e ha i beni sotto sequestro su richiesta dell’antimafia: per i giudici di primo grado, l’uomo è contiguo alle cosche di Lamezia.
Ora L’Espresso ha scoperto che nel congelamento del patrimonio societario e immobiliare è finita anche la moglie del deputato calabrese.
A lei il tribunale ha sequestrato un immobile e una società .
(da “L’Espresso“)
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Luglio 6th, 2018 Riccardo Fucile
SALVINI HA CAMBIATO STATUTO E SEDE LEGALE PER EVITARE I MAGISTRATI: IL PARTITO POGGIA ORA SU UN COACERVO DI SIGLE, INDIRIZZI E ARTICOLAZIONI SOSPETTE
Provate a scrivere alla Lega Nord, o meglio alla “Lega per Salvini premier” chiedendo di aderire al movimento e di ricevere le coordinate di pagamento.
Inviate una lettera all’indirizzo indicato all’articolo 4 dello statuto approvato sei mesi fa, che non corrisponde alla storica via Bellerio, ma a un anonimo condominio nel quartiere De Angeli, in via Privata delle Stelline 1 a Milano.
La raccomandata con ricevuta di ritorno non sarà recapitata perchè l’utente è sconosciuto.
E quindi tutto tornerà al mittente, con l’indirizzo barrato e la specificazione del postino di aver lasciato un avviso. Incredibile, ma vero.
Possibile che il partito del neo ministro dell’Interno sia un contenitore vuoto? O per lo meno un luogo dove la corrispondenza non può arrivare?
Eppure per un movimento politico il luogo della sede, anche amministrativa, è importante. Non a caso deve essere indicato negli atti costitutivi, titolo necessario per ottenere i finanziamenti in base alla legge 149 del 2013 che abolì il finanziamento pubblico, per reintrodurlo sotto forma di benefici, e impose norme di trasparenza nella gestione dei partiti e nel controllo dei loro bilanci.
E’ difficile pensare che le scatole cinesi delle sigle e degli indirizzi, che di solito accompagnano le società di comodo, si debbano estendere anche a quello che è uno dei due partiti più potenti d’Italia.
Eppure è così, la Lega di Salvini è in buona parte una clonazione della Lega Nord per l’indipendenza della Padania creata e voluta da Umberto Bossi.
Ma la mutazione genetica del Carroccio ha portato a un coacervo di sigle, che riflettono il passaggio dal sogno della Padania al più concreto partito nazionalista italico, in realtà una entità giuridica diversa dalla Lega Nord, rendendo perlopiù impossibile capire a che cosa si tesseri un leghista che paga la quota.
Forse anche per evitare che siano pignorati beni e denaro, visto che i magistrati di Genova aspettano dalla Lega Nord la restituzione di 48 milioni di euro per le malefatte dell’epoca in cui il segretario era Bossi e il cassiere era Pasquale Belsito.
Ad accorgersi delle lettere che non possono essere recapitate è stato un vecchio leghista del Nord Est, piuttosto arrabbiato nel vedere la nomenklatura bossiana messa in un angolo.
Come testimoniano le foto delle buste tornate al mittente, a tre mesi dal deposito dello Statuto “non ho trovato sul territorio di Bolzano e provincia una articolazione territoriale regionale o provinciale che rilasci la tessera riferita al nuovo partito e da non confondere con un partito simile di nome ma giuridicamente differente, ovvero la vecchia Lega Nord per l’indipendenza della Padania”.
Chiede poi a quanto ammonti la quota da versare per l’iscrizione al partito di Salvini. Era il 21 marzo quando ha spedito la raccomandata, non ha più ricevuto risposta se non il tagliando della notifica a vuoto in via Privata delle Stelline 1, sede legale della nuova Lega, dove neppure una pizza va in porto e la portinaia rispedisce la posta al mittente.
Vediamo allora da dove nasce questa strana storia.
Il 14 dicembre 2017 la Gazzetta Ufficiale pubblica lo statuto del Movimento politico “Lega per Salvini premier”. E’ il preludio alla campagna per le politiche di marzo.
La nuova Lega è senza confini territoriali, visto che le “articolazioni” (articolo 2) comprendono regioni appartenenti a quella che un tempo veniva chiamata la Terronia: Lazio Campania Puglia Basilicata e Calabria.
All’articolo 4 ecco il nuovo indirizzo. La parola Lega compare, ma mai abbinata a quella del Nord. Salvini ha archiviato la Padania e indica quale finalità “la pacifica trasformazione dello Stato italiano in un moderno Stato federale attraverso metodi democratici ed elettorali”.
Tanto per scacciare le antiche ombre delle inchieste veronesi del procuratore Guido Papalia su “camicie verdi” e secessionismo come attentato all’integrità dello Stato.
La struttura imponente della Lega per Salvini prevede congresso federale, consiglio federale, segretario federale… Ma per entrare nel consiglio servono almeno cinque anni consecutivi di militanza come soci ordinari, eventualità che potrebbe verificarsi solo a partire dalla fine del 2022.
Che la sede non sia un accessorio lo dimostra l’articolo 13: il segretario federale “elegge domicilio legale presso la sede di cui all’articolo 4 dello Statuto”. Quindi in via Privata delle Stelline 1, dove però la corrispondenza non può essere recapitata.
La Lega per Salvini è un fatto di sostanza, visto che raccoglie (articolo 34) i parlamentari eletti (124 deputati e 58 senatori) e riuniti in gruppo con quel nome nuovo (e non più quello della Lega Nord), che contribuiscono alle spese.
Gli amanti delle scadenze congressuali non abbiano fretta. Perchè nelle “disposizioni transitorie” è previsto che “a far data dalla costituzione della Lega per Salvini premier i soci fondatori compongono il Congresso federale e agiscono, altresì, in qualità di consiglio federale sino al successivo Congresso federale elettivo, che dovrà essere svolto entro 12 mesi dall’approvazione del presente statuto”.
Per il dibattito c’è tempo. E Salvini ha anche la facoltà di cambiare la sede del suo partito, mentre la magistratura aspetta di entrare in possesso dei 48 milioni di euro delle truffe addebitate alla Lega Nord per l’Indipendenza della Padania, che a questo punto è un’entità separata dalla Lega per Salvini premier, anche se la sede operativa resta in via Bellerio.
Cosa deve fare un fan del ministro dell’Interno che voglia iscriversi alla Lega (o Lega Nord…) se non può utilizzare le poste?
Semplice, andare in rete e digitare Salvini premier, che a questo punto dovrebbe cambiare la ragione sociale in “Lega per Salvini ministro dell’Interno”, se non vuole fare la figura di chi è stato anestetizzato nelle sue velleità dai grillini diventati compagni di strada. Clic.
Da uno dei molti siti compaiono il faccione barbuto del segretario e il suo dito che indica il dovere. “Sei un leghista vero! Aspetto anche te. Lega da Nord a Sud con Salvini premier”. Ed ecco il primo dei molti indirizzi a cui rivolgersi: tesseramentolega@gmail.com.
Il problema è che uno crede di iscriversi al partito che fu di Bossi, mentre si iscrive a quello di Salvini e non ci capisce più niente.
Cliccate su wwwleganord.org ed entrerete nella homepage del Carroccio. La parola “Nord” appare ancora nell’intestazione, ma già depotenziata.
Perchè è tutto un tripudio di “Lega — Salvini premier” che costituisce il nuovo brand nazional-populista. Con un trionfante culto della personalità .
Nella sola home-page di un giorno qualsiasi, con qualche finestra che si apre sulle news, la sola fotografia del segretario (in realtà “il capitano”) compare 45 volte. Neanche Berlusconi, neanche Mao Tse-Tung.
Ed ecco per un attimo il nome di Bossi alla presidenza degli organi federali. Ma il sito è ondivago, fuorviante e sicuramente smemorato. Perchè mostra inizialmente lo statuto della vecchia Lega Nord approvato nel 2015 (quello in cui sono ancora citati i ”padri fondatori della Padania” che fecero lo storico annuncio a Venezia il 15 settembre 1996). Ma la storia del movimento è inspiegabilmente aggiornata solo al 2010. Poi il nulla.
E quando si aprono le finestre del tesseramento il balletto vecchio-nuovo viene mascherato astutamente con una citazione contraddittoria — “Sostieni la grande battaglia federalista per la Libertà della Padania!” e una varietà frastornante di indirizzi. Le informazioni sono in tesseramento.federale@leganord.org.
Gli indirizzi delle sedi locali cui rivolgersi sono in www.leganord.org. Ma a Treviso, per fare un esempio, la segreteria locale risponde via mail chiedendo dove risiede chi vuole tesserarsi, poi, avuta la risposta, nessuno si fa più vivo.
E chi voglia farlo in rete deve andare sul sito www.tesseramentonline.leganord.org. Qui i residenti nelle 13 storiche Nazioni bossiane possono tesserarsi a “Lega Nord — Salvini premier” dove il Nord compare ancora.
Cambiano gli indirizzi ma per Antonio Da Re, segretario regionale della Liga Veneta, non cambia nulla: “Chi si iscrive alla Liga Veneta si iscrive alla Lega Nord, il Movimento per Salvini premier è fatto per intercettare le adesioni del centro-sud dell’Italia”.
Gli altri si devono rivolgere a tesseramento.legapersalvinipremier.it, che è la sigla del partito che ha sede nel condominio dove la corrispondenza non può essere recapitata. Per il semplice fatto che il destinatario è sconosciuto.
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Luglio 6th, 2018 Riccardo Fucile
IN VIA DELLE STELLINE 1, A MILANO, C’E’ LA SEDE DELLA NUOVA LEGA CREATA PER SFUGGIRE ALLE PROCURE, PRESSO UN COMMERCIALISTA… ALLO STESSO INDIRIZZO VI SONO SOCIETA’ SCHERMATE
“La Lega qui? Mai sentito, no che non c’è”. In via Privata delle Stelline 1 a Milano cadono tutti dalle
nuvole. Eppure lì c’è la sede legale del partito di Salvini.
E’ scritto nello statuto, è riportato nella Gazzetta Ufficiale. Lì è domiciliato il segretario. È vero, solo che pochi lo sanno.
Non lo sa la portinaia che da 33 anni lucida le scale dello stesso palazzo a mattoni rossi: “Vi garantisco che qui non c’è, viene un sacco di gente a chiedere. Arriva della posta, ma ho ordine di rimandare tutto indietro. Non so perchè diano questo indirizzo”.
Neppure il postino lo sa, le raccomandate degli iscritti tornano indietro: “Destinatario sconosciuto”. I condomini neanche lo sospettano.
Il partito che esprime metà del governo, a partire dal ministro degli Interni e vicepremier, alberga in zona De Angeli con molta discrezione, anche troppa. Proviamo allora a consegnare una pizza, a mo’ di pretesto per fare domande a chiunque viva o lavori nell’edificio: nulla di nulla.
Alla fine, dopo molti tentativi andati a vuoto, è toccato scomodare l’ufficiale giudiziario chiedendo al tribunale di notificare alla Lega in via delle Stelline una intimazione a ritirare la posta.
Stavolta la consegna va a buon fine, impresa in cui per sei mesi hanno fallito aspiranti tesserati, comuni cittadini e improvvisati garzoni di pizzeria. Non senza stupore, però: “Prima d’ora non avevo mai consegnato lì un atto per la Lega”, confida il responsabile per la zona dell’ufficio notifiche del Tribunale di Milano.
Perchè gli atti, ragiona, corrono sempre e solo otto chilometri più a Nord, nella storica sede di via Bellerio.
Apprende così che la vecchia Lega, quella con il Nord e secessionista, è stata messa in soffitta.
Sei mesi fa è stata creata la Lega per Salvini Premier. Sotto questo simbolo sono stati eletti i parlamentari a marzo e qui sono stati dirottati il 2 per mille e lenuove entrate, mettendole al sicuro dalla pretese della giustizia.
La Procura di Genova dà ancora la caccia ai 48 milioni frutto della truffa allo Stato per cui un anno fa sono stati condannati in primo grado Umberto Bossi e Francesco Belsito.
Sinora nè ha trovati solo 3 e per questo ha chiesto di sequestrare ogni fondo riferibile al partito oggi guidato dal ministro dell’interno Matteo Salvini.
“Sequestrate ovunque siano i soldi della Lega”, ha confermato la Cassazione. Solo che nel frattempo qualcuno l’ha clonata in via delle Stelline, dove non c’è quasi nulla, dove non si può consegnare una raccomandata.
Giusto l’amministratore del condominio, alla fine, si fa sfiorare dal dubbio: “C’è uno studio di commercialisti, provate a chiedere a loro”.
Si tratta dello studio Scillieri-Zito. Antonio Zito dice di saperne poco o nulla: “E’ una domiciliazione e basta, qui non c’è proprio nulla. Della Lega ho scoperto per caso, ma non conosco i clienti del collega perchè non siamo soci, dividiamo solo gli spazi”.
Il collega è Michele Scillieri. Ma non sono bastati due giorni di telefonate alla segretaria per parlare con lui.
I misteri di via delle Stelline e la società schermata
Eppure le domande sono tante, a iniziare da una: perchè in via delle Stelline 1?
I pm di Genova sospettano che i fondi delle vecchia Lega siano stati nascosti in Lussemburgo. Inchieste giornalistiche accreditano uno spostamento del baricentro finanziario della nuova Lega (di Salvini) da Milano a Bergamo.
L’Espresso, in particolare, ha raccontato come proprio una holding del Granducato sia dietro sette società con sede legale allo stesso indirizzo di due commercialisti di Bergamo, Andrea Manzoni e Alberto Di Rubba.
Insieme al tesoriere del partito Giulio Centemero hanno creato l’associazione “Più voci”, destinataria di un contributo da 250mila euro del costruttore romano Luca Parnasi, arrestato nell’inchiesta sullo stadio della Roma. Manzoni e Di Rubba sono anche direttore amministrativo del gruppo leghista alla Camera e revisore di quello al Senato. Insomma sono i commercialisti scelti da Salvini, insieme al tesoriere Centemero, per gestire i conti del Carroccio.
Ma non sono i soli, visto che ora è saltato fuori pure lo studio di commercialisti di via delle Stelline 1.
Dalle ricerche de ilfattoquotidiano.it emerge che, oltre alla Lega, ha sede a questo indirizzo anche la società Taaac srl, i cui proprietari sono nascosti dietro una fiduciaria con in pancia il 100% delle quote e il cui atto costitutivo è stato firmato nemmeno un anno fa nello studio di Alberto Maria Ciambella.
E chi è? Proprio il notaio che ha registrato gli atti costitutivi delle società bergamasche e i rogiti con cui — secondo il settimanale — la Lega avrebbe disseminato il suo ricco patrimonio tra le varie sezioni regionali.
A schermare la proprietà di Taaac è la San Giorgio Fiduciaria srl di Giorgio Balduzzi, un nome che si ritrova anche dietro alcune delle società bergamasche citate da L’Espresso.
Amministratore unico è Vanessa Servalli, titolare di un bar a Clusone (Bergamo) che, oltre a Taaac, amministra anche un’altra società , la “Non solo auto”, che appartiene a Manzoni e Di Rubba, vale a dire i famosi fondatori di “Più Voci”.
Se gli incroci non sono già abbastanza, Servalli è anche moglie del cugino di Di Rubba.
Tutte coincidenze o ci sono legami tra Taaac e Carroccio?
Sul punto Balduzzi è evasivo: “Non lo so, non rientra nelle mie conoscenze”, risponde, pur sapendo chi sono i proprietari di Taaac che hanno scelto la sua fiduciaria per restare anonimi. “Non c’è nessun legame”, sostiene il leghista Centemero.
Ma i tentativi di avere anche la versione di Servalli vanno a vuoto, visto che due giorni di telefonate al bar non sono sufficienti per riuscire a parlare con lei. Resta così un mistero.
Cosa ci faccia la società amministrata da una barista di Clusone e con soci senza volto in via delle Stelline 1.
Allo stesso indirizzo della sede della nuova Lega.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Luglio 6th, 2018 Riccardo Fucile
DAL FRATELLO DI DETTORI, UOMO CHIAVE DEL M5S, AL GIORNALISTA PRO-PUTIN: LA RETE DI INTERESSI CHE COINVOLGE LEGA E M5S
La Lega delle leghe predicata da Matteo Salvini è molto più di un sogno proiettato in un futuro indefinito.
La macchina dell’internazionale sovranista sta scaldando i motori da mesi. Un’inchiesta dell’Espresso ricostruisce una trama di contatti e iniziative che coinvolge Cinque Stelle e Lega.
Si parte da Silenzi e falsità , sito di news che appoggia il governo di Giuseppe Conte. A tirare le fila dell’iniziativa è Marcello Dettori, 28 anni, esperto di social media con una parentela importante.
Suo fratello Pietro, classe 1986, è uno dei quattro soci di Rousseau , la piattaforma digitale su cui gira il mondo a Cinque Stelle
Tra i clienti, tre in tutto, segnalati nel sito personale di Dettori junior, compare anche una società di Lugano: la MediaTi holding.
A questa sigla fa capo il più importante gruppo editoriale della Svizzera italiana, proprietario del Corriere del Ticino, il quotidiano più diffuso della zona, cui si aggiungono televisione e radio.
Che cosa c’entra il consulente a Cinque Stelle con questi media che battono bandiera elvetica?
C’è una persona che fa da anello di congiunzione tra due mondi in apparenza distanti. Si chiama Marcello Foa ed è l’amministratore delegato della Società editrice del Corriere del Ticino, che l’anno scorso ha assorbito MediaTi holding.
Foa non è solo un manager. Come giornalista e blogger lo troviamo in prima linea nella battaglia sovranista e i suoi commenti compaiono spesso sul sito Silenzi e Falsità .
Il numero uno del Corriere del Ticino non ha mai nascosto il suo sostegno a Salvini, con cui c’è un rapporto di conoscenza e reciproca stima. Il 14 giugno scorso, l’ultimo libro di Foa (Gli stregoni della notizia, atto secondo) è stato presentato a Milano e il capo della Lega, annunciato come “special guest”, si è materializzato con un video intervento.
L’incontro pubblico è stato organizzato, secondo quanto recita la locandina, dall’Associazione Più Voci, la stessa che, come rivelato da L’Espresso, ha ricevuto un contributo non dichiarato di 250 mila euro dal costruttore Luca Parnasi , arrestato tre settimane fa.
L’8 marzo Foa è stato uno dei pochi ammessi all’incontro tra Salvini e Steve Bannon, l’ideologo della destra populista americana ed ex consigliere di Donald Trump.
Il giornalista-manager è in ottimi rapporti anche con il miliardario svizzero Tito Tettamanti, il fondatore del gruppo Fidinam, specializzato nella consulenza fiscale internazionale con la creazione, tra l’altro, di strutture offshore.
Due giorni prima del rendez vous con Salvini, Tettamanti è andato a pranzo a Lugano con Bannon.
Facile immaginare che il frontman del trumpismo abbia cercato di coinvolgere nella sua rete anche il fondatore di Fidinam, appassionato di politica, da sempre su posizioni conservatrici e ultraliberiste.
I soldi del miliardario svizzero farebbero molto comodo all’internazionale del populismo. Perchè il denaro non conosce confini. Neppure per i sovranisti.
(da “L’Espresso”)
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Luglio 6th, 2018 Riccardo Fucile
SCANDALO FONDI LEGA, BLOCCATO UN QUINTO DELLA PENSIONE DA PARLAMENTARE EUROPEO E UN QUARTO DI UN IMMOBILE
Nella vicenda della truffa per i 49 milioni di euro, la Corte di Cassazione dà torto anche a Umberto
Bossi.
La Suprema Corte, nelle motivazioni della sentenza con cui ha confermato la legittimità del sequestro disposto dai magistrati di Genova nei confronti del fondatore della Lega, afferma che i giudici sono autorizzati ad aggredire i beni dell’imputato per entrare in possesso della somma incriminata, non avendola trovata nelle casse del partito oggi guidato da Matteo Salvini.
Cosa vuol dire, però, nella pratica?
Che resta sotto sequestro un quarto di una proprietà immobiliare in possesso dell’ex leader della Lega (non l’abitazione in cui vive), oltre il quinto della pensione da parlamentare europeo.
Questo perchè, nei precedenti corsi e controricorsi fra l’avvocato del Senatur, Domenico Mariani, e i pm genovesi a caccia dei 49 milioni, Bossi è riuscito a dimostrare come tutti i soldi che volevano aggredire i magistrati vengono esclusivamente dalla indennità e della diaria parlamentari, oltre alla pensione da parlamentare europeo che si può sequestrare, appunto, soltanto per un quinto (anche su questo preciso punto, però, pende l’ennesimo ricorso in Cassazione).
A Bossi, non viene chiesto di versare tutti e 49 milioni, ma 40.
La Corte, però, chiede a Bossi di indicare dove sono finiti i soldi del suo partito. E infatti i giudici romani spiegano come sarebbe, infine, onere dell’imputato indicare al pm dove indirizzare le ricerche per rinvenire i fondi allo stato non rinvenuti in disponibilità della Lega Nord ma, secondo il ricorrente, esistenti.
Sul punto, “le affermazioni del ricorrente appaiono, peraltro, allo stato, del tutto prive della benchè minima specificità “.
Umberto Bossi era stato condannato in primo grado a 2 anni e mezzo per il reato di truffa allo Stato relativo a rimborsi elettorali.
Nel caso in cui “l’apprensione diretta delle somme di denaro in disponibilità della Lega Nord non risulti fruttuosa fino a concorrenza dell’indicato importo – spiega ancora la Cassazione – come è accaduto nel caso di specie, è legittimo e anzi doveroso aggredire anche per equivalente i beni personali dell’imputato (fino a concorrenza del medesimo importo, e non oltre, naturalmente) sul presupposto della sua intervenuta condanna, pur allo stato non esecutiva, in ordine ai reati” contestati.
(da agenzie)
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Luglio 6th, 2018 Riccardo Fucile
ERRI DE LUCA: “MINNITI? PEGGIO PERSINO DI SALVINI”
“Un anno fa c’erano delle navi che salvavano naufraghi e adesso praticamente non ce ne sono più. In un anno la campagna organizzata di diffamazione e di calunnia contro questi salvatori di vite umane ha dato i suoi frutti. E’ cominciato con Minniti, il quale ha anche tolto il diritto di appello a quei richiedenti asilo che avevano vista respinta la propria richiesta in prima istanza”.
Sono le parole dello scrittore Erri De Luca, ospite di In Onda, su La7.
“Da noi prima c’era quella opportunità e adesso non c’è più. Ripeto che si tratta di una campagna che è durata un anno e che ha portato a questi risultati: oggi ci sono persone che tranquillamente possono irridere all’annegamento di bambini. Ci sono degli Erode che abbiamo prodotto di recente e ridono pure di queste tragedie”.
Lo scrittore continua: “Ci stiamo assuefacendo a questa situazione, avendo permesso che nessuno potesse soccorrere quelle persone in mare. Adesso è vietato salvare. Dunque, ci sono delle stragi di innocenti. E noi siamo lì ad assistere. Ci sono in rete anche commenti di piccoli Erode che ci stiamo crescendo adesso”.
“Sarebbe Salvini, immagino”, osserva uno dei conduttori, David Parenzo.
E De Luca risponde: “Mi sto riferendo a persone che, commentando su queste morti, irridono all’annegamento dei bambini. Dicono di essere padri di famiglia. Bisogna sapere, però, che anche Erode era un padre di famiglia. Salvini? Lo considero un personaggio politico poco significativo e di passaggio. Minniti è peggio e ha fatto peggio di Salvini. E’ stato Minniti a portare questa situazione nelle acque internazionali e Salvini poi ne ha approfittato volentieri”
(da “il Fatto Quotidiano”)
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