Destra di Popolo.net

UN GOVERNO DI PROVINCIALOTTI CON VOCAZIONE ALL’AUTOGOL IN UN PAESE INCAROGNITO DALLA DEMAGOGIA

Luglio 6th, 2018 Riccardo Fucile

L’INCULTURA FATTA SISTEMA PER RASTRELLARE CONSENSI ARANDO L’ELETTORATO PIU’ BECERO

Può darsi che Tito Boeri, presidente Inps, viva su Marte. Come ha sprezzantemente sibilato Matteo Salvini, a seguito di certe dichiarazioni fuori del mainstream terroristico sui migranti.
Di certo il ministro leghista vive in un Bronx tutto suo. Un inferno mentale di risentimenti e proclami minacciosi, edificato in anni di deliri da film di paura; intrappolandolo in una situazione che — magari — assicura quei voti virtuali (registrati dai sondaggi) con cui opera il sorpasso sull’uomo che ride Luigi Di Maio (ma che ha da ridere? L’essere stato platealmente preso in ostaggio dal partner di governo lo diverte così tanto?), mentre in prospettiva può rivelarsi una doppia batosta.
Per il ministro esternatore a raffica, che si vedrà  recapitare — nell’Italia considerata una pattumiera — masse di immigrati, rispediti al mittente proprio dai Paesi con cui sta facendo lingua in bocca; per il Bel Paese (?), obnubilato da decenni di demagogia terroristica sulle invasioni afro/asiatiche, che continuerà  a incartapecorire/incarognire nel suo inarrestabile invecchiamento per insufficienti trasfusioni di sangue giovane.
Un’evidenza negata per principio, nonostante i dati forniti da Boeri e le lezioni di buon senso di Mattarella dai Paesi baltici.
Nell’inestirpabile logica paranoicamente suicida del capro espiatorio, individuato in chi abbiamo sotto gli occhi.
Con tutto il bagaglio di slogan a giaculatoria: “ci portano via il lavoro”, “pensiamo ai nostri giovani costretti a espatriare per un impiego”.
Solo balle: i ragazzi che vanno all’estero cercano occupazioni di alto profilo, a misura delle loro aspirazioni e dei loro studi, che la de-industrializzazione italiana non sa creare (e quanto lavoro qualitativo può nascere da un sistema d’impresa in cui la maggioranza delle aziende ha un organigramma di tre dipendenti?); gli extracomunitari che assumiamo vanno a coprire posizioni che ormai i nostri concittadini rifiutano.
Difatti sarebbe meglio prendersela con i responsabili delle non-politiche del lavoro negli ultimi decenni, spesi a demonizzare qualche articolo 18 per consentire ai capi d’azienda il solo schema di governance alla loro portata: bastone e carota.
Così, tra le tracotanze distruttive salviniane e le condiscendenze corrive pentastellari (in preda al timore di essere espulsi dal governo: alla faccia dei presunti giustizieri della Casta, di cui non si sa nemmeno toccare i vitalizi senza fare pasticci contabili: in base alla mannaia di Fico la paghetta mensile di Fausto Bertinotti passerebbe da 8 a 10mila euro; quella di Ciriaco De Mita da 10 a 12mila), ormai possiamo dire qualcosa sul nuovo che avanza, almeno a livello del profilo culturale.
Il tratto più evidente di questi nuovi governanti non è l’incompetenza o la visione padronale della cosa pubblica, trasformata in terra di conquista da asservire e saccheggiare (dall’occupazione degli organigrammi alle operazioni finanziarie “spregiudicate” che ora la magistratura mette nel mirino).
Nè più nè meno di chi li aveva preceduti.
L’aspetto originale è la faciloneria e l’incultura di chi ha come unico metro il rastrellamento dei consensi arando gli orientamenti elettorali più beceri.
Come sta avvenendo per la questione vaccini, in attesa della prossima epidemia di morbillo. Puro oscurantismo per blandire superstiziosità  pre-moderne; l’imbarazzante visione magica del mondo, con i suoi curanderos, sciamani e guaritori vari.
Mentalità  retroversa, mixata nel suo “prima gli italiani” con il provincialismo ignorante per vellicare un target che anni di propaganda anti-culturale hanno regredito all’analfabetismo e legittimato nel bullismo.
L’esibizionismo xenofobo e ignorante, per cui il tandem Comune di Genova e Regione Liguria, dopo aver impestato i borghi storici di red carpet da sfigati, che dovrebbero sentirsi star di Hollywood, e riempito il cielo sopra la città  di Euroflora con ombrellini colorati secondo estetiche da villaggio vacanze, ora varano divieti per locali etnici nel centro cittadino.
In una campagna contro il kebab che smaschera questi improvvisati vigilantes del First Italian Food che non hanno mai superato i confini domestici.
Altrimenti saprebbero che quella marocchina è una delle grandi tradizioni gastronomiche mondiali.
E che le principali città  turistiche europee offrono ventagli di scelte alimentari estremamente vasti.
Non solo menù da itinerari campanilistici strapaesani: cassoeula bergamasca, bagnun ligure e spaghetti con la pommarola.

(da “il Fatto Quotidiano”)

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“GIOVANOTTO COME TI CHIAMI?” COSI’ LE NONNINE DELL’IRPINIA DANNO LEZIONI DI SOLIDARIETA’

Luglio 6th, 2018 Riccardo Fucile

SUL PULLMAN DELLE “NONNINE” DI UNA ITALIA CIVILE E SOLIDALE

Un bambino cacciato da un parco di Rimini perchè nero. Un ambulante aggredito da un cane perchè “ce l’ha con i negri proprio come la padrona sua”. Un concerto a Venezia trasformato in un porto libico.
Dopo mesi di fake news e di episodi di razzismo, da Facebook arriva una storia di quelle belle, che ferma il tempo e che, almeno per qualche ora, interrompe la narrazione dell’odio.
Protagoniste sono un gruppo di ‘nonnine’ alle prese con un giovane venuto da lontano, dal Gambia. Lo accerchiano, lo guardano e alla fine, incuriosite, gli domandano: “Giuvinò come ti chiami? R’addò vieni?”.
Siamo in Irpinia, più precisamente su un pullman che da Grottaminarda porta a Villamaina. A raccontare l’episodio, con uno scatto condiviso sui social e divenuto virale, è un giovane del posto, Roberto Buglione De Filippis.
“Mi siedo – scrive Roberto – e dopo di me entra Omar, un giovane rifugiato che vive allo Sprar di Lacedonia. Sul pullman c’è un gruppo di donne tra i 75 e gli 80 anni. Guardano Omar e una volta seduto, gli cominciano a fare domande”.
Dopo avergli chiesto nome e provenienza, Omar si presenta, spiega che sta andando a trovare un gruppo di amici a Frigento. Spiega anche che viene dal Gambia, che scappa da una situazione difficile e che sta da anni in Italia.
“Weee, quant si bell, io pure tengo a nepùteme ca sta in Inghilterra, pure da qua se scappa, ma sembra ca tutti se l’ann’ scurdato sto fatto”, dice un’altra.
E ancora una terza signora: “E perchè mio marito non è stato 20 anni a la Germania? Qua è sempre esistito Sud e Nord, che te pienz’. Embè mo ce volessero fa crere ca è un problema sta cosa di viaggià  pè potè campà  meglio…”
“Intanto il pullman della speranza arriva a Sturno, dove scendono le signore”, continua Roberto nel suo post. Ma prima di andare si girano e salutano: “Wee, Omar, mantienete forte, non te preoccupà , nui te vulimm’ bene”.
A distanza di un giorno Roberto è ancora incredulo, difficile capire perchè questa storia abbia avuto tanta risonanza.
Ma forse una spiegazione ce l’ha: “E’ un episodio di normalità  cui ora non siamo più abituati. Una foto che non ti aspetti perchè su Facebook immagini come questa di solito sono accompagnate da parole razziste o che denunciano episodi d’odio”.
“Nessuno – continua –   si aspettava di trovare tanta umanità  in un gruppo di signore di un piccolo paesino del sud Italia. Soprattutto dopo che qualche giorno fa proprio a Sturno, la fermata dove sono scese le signore, due italiani hanno molestato due romene proprietarie di un bar: le hanno chiuse dentro e abbassandosi i pantaloni hanno detto   ‘tanto siete romene a voi piace’ “.
Insomma, per Roberto questa foto è una piccola testimonianza che “l’altra Italia”, quella gentile, ancora esiste e resiste, anche se il più delle volte passa inosservata, fagocitata dai racconti di violenza che la stampa riporta ormai quasi ogni giorno.
Con il loro dialetto e quel ‘ficcanasare’ tipico degli anziani di provincia, queste ‘nonne’ sono riuscite a riportare in primo piano la normalità  e a ricordare a tutti   – soprattutto a quelli che “se l’ann’ scurdato” –   che “pure da qua se scappa”.
Si scappava ieri, con un marito in Germania per 20 anni, e si scappa oggi, con un nipote andato in Inghilterra.

(da agenzie)

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PORTA AL MARE LA MOGLIE IN FOTO: L’AMORE PER SEMPRE AI TEMPI DI FB

Luglio 6th, 2018 Riccardo Fucile

PER FORTUNA AL MONDO NON C’E’ SOLO GENTE DI MERDA CHE SA UNICAMENTE ODIARE

È   diventata virale l’immagine pubblicata su Facebook di un uomo che tutti i giorni porta la moglie al mare: la porta in foto, incorniciata, e appoggia la cornice su un muretto e piange perchè lei non c’è più e non può più vedere il mare e sentirne l’odore.
“Sono giorni che viene non conosco questa splendida persona: so soltanto che il suo è stato sicuramente un grande amore l’ho visto piangere e credo che uomini del genere non nascano più. Un abbraccio forte caro amico sei un grande uomo” scrive Giorgio Moffa sulla sua pagina Facebook
L’immagine è stata subito commentata e condivisa da decine di persone.
Scrive per esempio Roberta: “Testa chinata in cerca di sè, in cerca di lei. Forse perchè si rende conto che sia sotto terra, ma che è viva dentro di lui! A fianco a lui. Ecco quella cornice che tanto abbraccia e porta vicino al suo cuore. Un uomo magari dalle poche parole. Che guarda il mare con la speranza che un suo semplice respiro si perda tra il vento e raggiunga il suo Amore. Ovunque sia”.

(da agenzie)

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IL PAPA AI VOLONTARI ONG: “GRAZIE A CHI SALVA VITE SENZA CHIEDERE NIENTE”

Luglio 6th, 2018 Riccardo Fucile

“SILENZI COMPLICI SU INGIUSTIZIE”

“Dio ha bisogno delle nostre mani per soccorrere”. In occasione del quinto anniversario della sua visita a Lampedusa, Papa Francesco ha celebrato una messa per i migranti.
Nella Basilica di San Pietro a Roma erano presenti 200 persone, fra i quali stranieri da poco arrivati in Italia, volontari delle ong (tra cui quelli della spagnola Open Arms) e soccorritori.
Nell’omelia il Pontefice ha ricordato l’appello “all’umana responsabilità ” nel suo primo viaggio ufficiale in Sicilia, ribadendo che “purtroppo le risposte a questo appello, anche se generose, non sono state sufficienti, e ci troviamo oggi a piangere migliaia di morti”.
Un ringraziamento è andato a chi presta soccorso nel Mar Mediterraneo che si fermano “per salvare la vita del povero picchiato dai banditi, senza chiedergli chi fosse, la sua origine, i motivi del suo viaggio o i documenti: ha semplicemente deciso di prendere in carico e salvare la vita”, come nella parabola del buon samaritano.
“Il Signore promette ristoro e liberazione a tutti gli oppressi del mondo”, ha continuato, “ma ha bisogno di noi per rendere efficace la sua promessa. Ha bisogno dei nostri occhi per vedere le necessità  dei fratelli e delle sorelle. Ha bisogno delle nostre mani per soccorrere. Ha bisogno della nostra voce per denunciare le ingiustizie commesse nel silenzio, talvolta complice, di molti”.
E a coloro che sono stati salvati, “voglio ribadire — ha aggiunto Francesco — la mia solidarietà  e incoraggiamento, poichè conosco bene le tragedie dalle quali state scappando. Vi chiedo di continuare ad essere testimoni di speranza in un mondo sempre più preoccupato per il suo presente, con pochissima visione del futuro e riluttanza a condividere”.
Ai migranti il pontefice ha chiesto di avere “rispetto per la cultura e le leggi del Paese che accoglie” per mettere in campo “congiuntamente un percorso di integrazione”. “Superare tutte le paure e le inquietudini”, è stato il suo appello.
C’è una “ipocrisia sterile di chi non vuole ‘sporcarsi le mani’”, ha continuato. “Si tratta di una tentazione ben presente anche ai nostri giorni, che si traduce in una chiusura nei confronti di quanti hanno diritto, come noi, alla sicurezza e a una condizione di vita dignitosa, e che costruisce muri, reali o immaginari, invece di ponti. Di fronte alle sfide migratorie di oggi, l’unica risposta sensata è quella della solidarietà  e della misericordia”.
La questione dei migranti ha bisogno di “una riposta che non fa troppi calcoli, ma esige un’equa divisione delle responsabilità , un’onesta e sincera valutazione delle alternative e una gestione oculata”.
E ha concluso: “Politica giusta è quella che si pone al servizio della persona, di tutte le persone interessate; che prevede soluzioni adatte a garantire la sicurezza, il rispetto dei diritti e della dignità  di tutti; che sa guardare al bene del proprio Paese tenendo conto di quello degli altri Paesi, in un mondo sempre più interconnesso”.

(da agenzie)

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FORZA LEGHISTI, APRITE IL PORTAFOGLIO, DIECI EURINI A TESTA, RESTITUITE IL MALTOLTO AGLI ITALIANI E PIAGNUCOLATE DI MENO

Luglio 6th, 2018 Riccardo Fucile

IL PARTITO NO EURO CON UNA PASSIONE SMODATA PER GLI EURO (DEGLI ALTRI)… SE I 187 PARLAMENTARI VERSASSERO IL 50% DELLO STIPENDIO PER L’INTERA LEGISLATURA IL DEBITO SAREBBE APPIANATO: FORZA RIVOLUZIONARI PADAGNI, DATE L’ESEMPIO

Oggi sul Fatto Quotidiano Marco Travaglio ha proposto una colletta tra i sette milioni di elettori della Lega per recuperare i 49 milioni di euro “spariti” dalle casse del partito.
Matteo Salvini intanto continua a chiedere un incontro con il Capo dello Stato per potersi lamentare dell’emergenza democratica in atto dopo la sentenza della Cassazione sul sequestro dei conti del partito.
Ma così come non c’è nessuna invasione o emergenza rom o emergenza immigrazione non c’è neppure un’emergenza democratica.
Secondo Salvini se la Lega dovesse restituire i soldi che secondo i giudici sono stati indebitamente sottratti allo Stato (perchè di questo si parla) «sarebbe il primo partito in Europa messo fuori legge con una sentenza non definitiva, per eventuali errori commessi più di dieci anni fa da qualcuno con cui io non c’entro nulla».
Inutile ricordare che Salvini è nella Lega dal 1992 e che il partito con cui lui non c’entra nulla è lo stesso che ha ricandidato l’ex Segretario del Carroccio Umberto Bossi, che per inciso è il principale imputato del processo assieme all’ex tesoriere del partito.
Come recuperare quei 49 milioni di fondi pubblici cui la Lega Nord non aveva diritto ma che ha incassato dal 2008 al 2010 (più altri 7 trasferiti a Cipro nel 2012)?
Salvini dice che quei soldi lui non li ha mai visti, ma l’Espresso ha pubblicato le carte che documentano l’afflusso di denaro anche durante la gestione di Maroni e Salvini successiva alla cacciata (con le scope) del cerchio magico.
Il presidente del Veneto Luca Zaia ha detto che le colpe dei figli non devono ricadere sui padri (ma allora perchè la Lega non si è costituita parte civile nel processo?).
Ma in quello stesso periodo Zaia ha rivestito il ruolo di ministro per la Lega Nord ed è stato sempre tra più importanti esponenti del partito.
Dall’altra parte c’è chi dice che quel partito non esiste più, sostituito dalla Lega per Salvini Premier la cui sede — in teoria — non corrisponde a quella storica di via Bellerio.
A quanto pare la proposta di donare sul conto della Lega per “dare una lezione alle sinistre” e “inculare la magistratura” ha riscosso un discreto successo.
Ma difficilmente si riusciranno a trovare i quasi 50 milioni di euro necessari per ottemperare alle richieste del giudice.
Per la verità  in passato l’onesto Umberto Bossi, quello con cui nessuno dei leghisti sembra aver mai avuto a che fare, aveva fatto una cosa simile.
Era il 1993 e all’epoca il Senatùr riuscì a raccogliere 200 milioni di lire (poco più di centomila euro) dalla base leghista per restituire la somma di denaro che l’ex amministratore delegato della Montedison, Carlo Sama, aveva dato in nero nel marzo del 1992 all’allora segretario amministrativo della Lega, Sandro Patelli.
Per la cronaca Bossi — che presidente a vita della Lega — ha farfugliato «Chiedete ai Servizi italiani… hanno organizzato loro» a chi gli chiedeva dove fossero finiti i denari.
Ma le cifre in ballo sono decisamente superiori e la colletta potrebbe non bastare.
Per fare una proporzione: il MoVimento 5 Stelle vende come epocale il risultato del taglio dei vitalizi alla Camera che però genererebbe “appena” 40 milioni di euro l’anno.
Ecco quindi che per non far pagare tutti ai cittadini italiani che in fondo quei soldi li hanno già  dati alla Lega quando gli sono stati sottratti indebitamente perchè non chiedere ai deputati, ai senatori, ai sottosegretari e ai ministri della Lega di fare la loro parte?
In fondo non dovrebbero far altro che girare allo Stato quei soldi pubblici che ricevono sotto forma di indennità  di funzione, stipendio e rimborsi forfettari.
Non tutti, una parte.
Ad esempio se solo partecipassero i 183 parlamentari della Lega (tra cui c’è anche Bossi) sarebbe sufficiente la donazione del 50% dello stipendio, per l’intera legislatura, per appianare il debito.
E sarebbe pure per una buona causa; il salvataggio della democrazia.
Magari si potrebbe pensare che chi ha un doppio incarico (e un doppio stipendio) è tenuto a versare il doppio.
Oppure si potrebbe chiedere anche ai parlamentari europei, ai consiglieri regionali e ai presidenti di regione   di contribuire con una parte del loro stipendio, in tal caso ci vorrebbe ancora meno.

(da “NextQuotidiano”)

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BUFERA SUL SOTTOSEGRETARIO LEGHISTA MORRONE: “VIA LE CORRENTI DI SINISTRA DELLA MAGISTRATURA, IL MIO PARTITO HA UNA QUESTIONE APERTA CON LORO”

Luglio 6th, 2018 Riccardo Fucile

UN POLITICO CHE MINACCIA LA MAGISTRATURA E’ INDEGNO DI OCCUPARE QUEL RUOLO… IL CSM CHIEDE L’INTERVENTO DEL MINISTRO BONAFEDE

“Voi sapete a che partito appartengo, cioè la Lega, e mi auguro che la magistratura si liberi dalle correnti”. E fin qui passi.
Ma al Csm, in un incontro ufficiale con i giovani magistrati, il sottosegretario alla Giustizia Jacopo Morrone, 36 anni, avvocato di Forlì e uomo del ministro dell’Interno Matteo Salvini, aggiunge: “Mi auguro in particolare che si liberi di quelle di sinistra”. Questo detto a due giorni dalle elezioni dei togati per lo stesso Csm che si svolgeranno domenica e lunedì e dopo la dura polemica tra lo stesso Salvini e le toghe per la sentenza della Cassazione.
Si scatena la tempesta nel mondo giudiziario. Protestano, come vedremo, nel giro di sole due ore, i responsabili di Artea, la corrente di sinistra delle toghe, l’Anm, i singoli consiglieri attuali e futuri del Csm.
Ma ecco, alle 13, di fronte agli stessi magistrati che alle 9 hanno ascoltato il sottosegretario,   le parole del vice presidente del Csm Giovanni Legnini: “Telefonerò e scriverò una lettera al ministro della Giustizia sulle parole del sottosegretario Morrone per informarlo e chiedere di assumere delle determinazioni”.
Da via Arenula non parla il Guardasigilli Alfonso Bonafede, ma lo stesso Morrone è costretto a una dichiarazione che suona come un’ammissione e al contempo un mea culpa: “In magistratura non ci sono correnti migliori di altre. E le mie parole pronunciate questa mattina al Csm sono un’opinione personale che non rappresenta la posizione del ministro Bonafede. In questo senso ho avuto un’uscita irruente e infelice rispetto al contesto e alla rappresentanza. Rivendico comunque la posizione politica, la Lega ha sempre criticato le correnti in magistratura perchè portano alle storture che sono emerse e a più riprese denunciate in diversi anni. Non era mia intenzione sostituirmi al ministro di cui stimo e rispetto la posizione. Così come rispetto la stragrande maggioranza della magistratura che porta avanti la propria missione con abnegazione e imparzialità ”.
Ma ecco la cronaca della convulsa mattinata.
Sono passate da poco le 9 a palazzo dei Marescialli e un brusio percorre la grande sala delle conferenze. I Mot, i magistrati ordinari in tirocinio, reduci dall’ultimo concorso e pronti a giurare al Quirinale tra qualche settimana, che stanno partecipando a un seminario di due giorni reagiscono stupiti. Qualcuno di loro, che coglie subito la gravità  delle parole di Morrone, si alza e lascia la sala. Un luogo ufficiale quindi, dove si sta svolgendo il seminario, a porte chiuse, con le giovani toghe.
Passano una decina di minuti e Morrone si rende conto di aver fatto una grave gaffe, di cui sono testimoni anche numerosi consiglieri del Csm che erano presenti.
Cerca di correggere il tiro, ma in realtà  rende la situazione ancora più grave. Interviene di nuovo e dichiara: “Ho parlato così prima perchè come voi sapete il mio partito ha una questione aperta con questi magistrati”.
Morrone si riferisce ovviamente alla sentenza della Cassazione che ha confermato l’ordine di sequestro di 49 milioni di fondi della Lega scomparsi nel nulla. Ma con le sue parole addebita alla sinistra della magistratura una decisione che è stata assunta in Cassazione, dalla seconda sezione penale, in un collegio composto da 5 magistrati.
Immediata la reazione di sconcerto degli stessi componenti del Csm.
Ecco quella di Antonello Ardituro, ex pm di Napoli, della corrente di sinistra di Area: “Le dichiarazioni del sottosegretario sono inaccettabili nel contenuto e gravissime quanto al contesto in cui sono state rese. Un incontro di formazione per giovani magistrati non può essere strumentalizzato per finalità  politiche da chi è stato invitato per rappresentare il ministero della Giustizia nell’ambito della collaborazione istituzionale che la costituzione sollecita e che il Csm ha sempre onorato e continuerà  ad onorare.   Mi auguro che il Guardasigilli voglia prendere le distanze da queste dichiarazioni”.
Alla riunione dei Mot era presente il consigliere laico Paola Balducci. Ecco la sua ricostruzione: “Alla due giorni sui Mot sarebbe dovuto intervenire il ministro Bonafede. Ma il suo capo di gabinetto Baldi ci ha avvisato che sarebbe venuto al suo posto il sottosegretario Morrone che doveva essere presente già  ieri. Morrone invece è arrivato stamattina e ha parlato delle correnti, per dire che non sono un elemento positivo perchè rischiano di offuscare l’imparzialità  del magistrato, in particolare quelle di sinistra. In sala c’erano 300 persone e subito si è levata una protesta. Molti giovani magistrati sono usciti dalla sala mostrando di essere esterrefatti per le frasi del sottosegretario”
Sulle mailing list dei magistrati si susseguono le proteste. Ufficialmente esce con una nota la corrente Area, quella di sinistra che raccoglie Magistratura democratica e il Movimento giustizia: “Quella del sottosegretario Morrone è un’affermazione gravissima che non solo porta un attacco indebito all’associazionismo giudiziario e al pluralismo, ma costituisce un’inammissibile confusione tra ruolo politico e ruolo istituzionale. Fatto ancor più grave perchè avvenuto a due giorni dal voto, mentre è in corso la campagna elettorale per il rinnovo del Csm, quindi con un chiaro intento propagandistico”.
Giuseppe Cascini, pm a Roma e candidato di Area al Csm nella quota dei pm, parla di episodio “oltre che sgradevole, dell tutto inaccettabile”, e conferma che la dichiarazione di Morrone “è stata seguita da un diffuso mormorio di disappunto da parte della platea dei Mot”. Cascini aggiunge che il consigliere di Area Nicola Clivio “è elegantemente intervenuto sulla vicenda, sottolineando come tali interventi poco si addicano a una figura istituzionale quale quella di sottosegretario, rasentando piuttosto discorsi da bar”.
Protesta anche l’ex presidente dell’Anm Eugenio Albamonte, di Area e pm a Roma: “Le dichiarazioni del sottosegretario Morrone interferiscono gravemente sul voto per le imminenti elezioni del Csm e alludono in modo improprio e infondato a un collegamento tra il mondo delle correnti e le decisioni della Cassazione. Sono segno di un analfabetismo istituzionale inaccettabile in un sottosegretario o peggio l’avvisaglia di una concreta volontà  di aggredire la funzione giudiziaria solo perchè prende decisioni sgradite”.

(da agenzie)

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LA CIRCOLARE DI SALVINI NON HA VALORE GIURIDICO, METTE A RISCHIO DONNE E BAMBINI E FARA’ AUMENTARE GLI IRREGOLARI

Luglio 6th, 2018 Riccardo Fucile

IN DUE ANNI SOLO 40.000 PROFUGHI HANNO AVUTO LA PROTEZIONE UMANITARIA

Il papà  (e ministro dell’Interno) Matteo Salvini ha diramato una circolare per chiedere a prefetti, alla commissione per il diritto d’asilo e alle commissioni territoriali di ridurre i tempi nell’esame delle domande d’asilo e un giro di vite sulla concessione della protezione umanitaria.
Il ministro ha anche deciso di spostare 42 milioni di euro dal fondo per l’accoglienza dei migranti ai rimpatri.
Salvini ha spiegato che «il mio scopo è che non arrivi più un solo barcone».
Poco importa a quel punto se a bordo di quei barconi ci sono uomini, donne e bambini che hanno diritto ad una qualche forma di protezione
Meno di quarantamila permessi di protezione umanitaria in due anni
Salvini lo aveva già  fatto capire in Senato durante l’audizione sul caso Aquarius quando aveva detto che sul totale delle richieste d’asilo il numero dei rifugiati era appena del 7% più un 4% di persone che vedevano riconosciuto il diritto ad una protezione sussidiaria.
In Aula Salvini dichiarò che c’è «una maggioranza assoluta delle domande che viene respinta perchè non ha fondamento» dimenticando però di citare coloro (un ulteriore 30% circa) che hanno ottenuto il riconoscimento della protezione umanitaria.
Si tratta di una forma di protezione che viene concessa per «seri motivi, in particolare di carattere umanitario o risultanti da obblighi costituzionali o internazionali dello Stato italiano», dura un massimo di due anni (rinnovabile) e dal momento che consente di poter lavorare nel nostro paese può essere anche convertito in permesso di soggiorno per lavoro.
Nelle tre pagine della circolare Salvini chiede di restringere al massimo la concessione di questi permessi per motivi umanitari.
C’è chi dubita che la circolare possa avere un effetto concreto dal momento che non ha una forma giuridica vincolante.
Ma potrebbe in ogni caso influenzare l’operato delle commissioni.
«Il permesso di soggiorno per motivi umanitari è stato concesso — scrive il ministro — in una varia gamma di situazioni collegate, a titolo esemplificativo, allo stato di salute, alla maternità , alla minore età , al tragico vissuto personale, alle traversie affrontate nel viaggio verso l’Italia, alla permanenza prolungata in Libia, per arrivare ad essere uno strumento premiale dell’integrazione».
Giusto per contestualizzare i numeri del “problema” stiamo parlando di 18.979 permessi di protezione umanitaria accordati nel corso del 2016 (a fronte di oltre 91 mila domande esaminate) e di 20.166 permessi concessi nel 2017 (a fronte di 81 mila casi presi in esame).
In totale quindi è meno di 40 mila il numero di persone che hanno ottenuto il permesso di soggiorno grazie alla protezione umanitaria nel corso degli ultimi due anni
Salvini vuole più immigrati irregolari?
Salvini ha detto che «il senso dell’iniziativa è limitare un abuso che va a discapito dei rifugiati veri. Donne incinte, bambini e rifugiati restano».
Ma su questo Salvini non ci può fare proprio nulla perchè donne, bambini   non possono essere respinti. Soprattutto nel caso dei minori non accompagnati (ovvero bambini che arrivano da soli) la legge italiana parla chiaro nello stabilire il divieto di respingimento. Delle 130mila domande presentate nel 2017, 9.782 riguardavano appunto minori non accompagnati (5.930 nel 2016).
Il Testo Unico sull’immigrazione del 1998 stabilisce che l’espulsione di un minore straniero debba essere decisa dal tribunale per i minori (sul quale Salvini non ha competenza) «a condizione comunque che il provvedimento stesso non comporti un rischio di danni gravi per il minore».
Nella circolare non si fa riferimento al fatto che le donne incinte siano escluse dal provvedimento, anche perchè è scritto che devono essere prese in esame «condizioni di partenza di privazione o violazione dei diritti umani nel Paese di origine».
E sappiamo che per Salvini (si veda il tweet qui sopra) ad avere diritto di protezione umanitaria è solo chi scappa dalla guerra (i “rifugiati veri“).
In realtà  chi scappa dalla guerra è un profugo o un rifugiato.
C’è poi un’ultima considerazione, che ne sarà  di quelle persone che pur potendo aver diritto alla protezione umanitaria dopo il giro di vite di Salvini rimarranno escluse?
Il rischio secondo la Caritas è un aumento del numero degli immigrati irregolari. Come ha spiegato Oliviero Forti, responsabile immigrazione di Caritas Italiana, «La questione è che diminuire le opportunità  di ottenere la protezione umanitaria che è tipica del nostro Paese significa anche avere più persone irregolari sul nostro territorio. Fino ad ora era stata concessa come forma di protezione per le persone più vulnerabili che non avevano diritto allo status di rifugiato proprio anche per evitare l’irregolarità  diffusa».
Dal momento che mancano accordi con i paesi d’origine il rimpatrio assistito sarà  più difficile (se non impossibile) e queste persone rimarranno in Italia (oppure tenteranno di arrivare in qualche paese europeo dal quale però verranno mandati indietro).
Un altro grande successo in arrivo per il ministro Salvini.

(da “NextQuotidiano”)

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LA SUPERCAZZOLA DI ELISABETTA TRENTA SUGLI F-35

Luglio 6th, 2018 Riccardo Fucile

LA MINISTRA DELLA DIFESA DEL GOVERNO DEL CAMBIAMENTO CHE NON CAMBIA NULLA E COMPRA TUTTI GLI F-35 DECISI DAL GOVERNO PD, MA SI VERGOGNA A DIRLO

Qualche giorno fa si era levato un polverone perchè la ministra della Difesa Elisabetta Trenta aveva confermato in un’intervista che l’Italia avrebbe rispettato gli impegni presi sul programma di acquisto degli F-35.
Questo significa che anche il governo del cambiamento, nel quale il MoVimento 5 Stelle ha in passato ribadito più volte che gli F-35 erano uno spreco di risorse e di soldi pubblici, avrebbe continuato gli acquisti fino al completamento del programma che prevede che l’Italia si doti di una flotta di 90 caccia F-35
Oggi la ministra Trenta era ospite a Omnibus su La 7 dove ha chiarito il senso delle sue parole.
La ministra ha detto che «sicuramente non compreremo nessun altro F-35», una dichiarazione ambigua che qualcuno potrebbe fraintendere.
Questo non significa che l’Italia non acquisterà  altri F35 rispetto ai 26 (18 consegnati + 8 ordinati a fine aprile dalla Pinotti) che già  sono già  stati acquistati.
Il punto del contendere infatti è — e lo era anche quando nel 2015 Sibilia accusò la ministra del governo Renzi di “alto tradimento” — è il rispetto degli impegni presi all’interno del programma F35.
Inizialmente l’impegno italiano era di acquistare 131 caccia; il governo Monti ridusse il numero dei jet ai 90 attuali.
E questo numero non viene messo in discussione nemmeno dal governo Conte.
Infatti la Trenta ha detto che «io potrei scoprire dall’analisi che stiamo facendo che tagliare mi costa di più che mantenere» e che «stiamo analizzando tutte le implicazioni del tagliare il programma perchè ci sarebbero delle forti penali».
In realtà  la Corte dei Conti nella relazione del 2017 sull’adesione italiana al programma Joint Strike Fighter sottolineava come «l’opzione di ridimensionare la partecipazione nazionale al programma, pur non soggetta di per sè a penali contrattuali» determinasse potenzialmente una serie di effetti negativi quali la perdita degli investimenti sostenuti finora, ad esempio quelli sull’impianto di Cameri.
Su Facebook ha scritto che non compreremo nuovi caccia «alla luce dei contratti in essere già  siglati dal precedente esecutivo».
In realtà  i contratti sono stati siglati da altri governi e sul fatto che i caccia in arrivo non siano “nuovi” rispetto a quelli che già  sono stati comprati si può discutere.
I lotti di produzione ridotta, inizialmente previsti in numero di 12, sono ormai 14 e si protrarranno fino al 2021, scriveva la Corte dei Conti.
Semmai la Trenta avrebbe dovuto dire, per essere più trasparente, che l’Italia non comprerà  altri F-35 rispetto a quelli che già  si è deciso di comprare (ma non tutti sono stati comprati e pagati, anzi).
Invece ha dichiarato, in maniera piuttosto ambigua, «sicuramente non ne compreremo nessuno di nuovo».
Ma poco dopo si smentisce dicendo che «sarebbe bene allungare il periodo all’interno del quale noi dovremmo comprare questi F-35».
Quindi significa che devono ancora essere comprati. Secondo la ministra questo produrrà  un risparmio significativo ma un rallentamento degli acquisti c’è già  stato (nel 2016,   a seguito della decisione del Parlamento). A tal proposito la Corte dei Conti scriveva che il rallentamento del profilo di acquisizione fino al 2021 ha prodotto «un risparmio temporaneo pari a 1,2 miliardi di euro nel quinquennio 2015-2019, ma senza effetti di risparmio nel lungo periodo».
Inoltre la ministra ha spiegato che attorno ai jet militari «si crea un indotto di natura tecnologica, di ricerca e occupazionale che noi a questo punto taglieremmo». Ciliegina sulla torta l’elogio da parte di una ministra del MoVimento 5 Stelle delle spese militari spiegando «la ricaduta che hanno sul settore civile, anche Internet è nato come un’applicazione militare».

(da “NextQuotidiano”)

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AIUTARE MIGRANTI NON E’ REATO: CEDRIC HERROU VINCE LA SUA BATTAGLIA

Luglio 6th, 2018 Riccardo Fucile

LA CORTE COSTITUZIONALE FRANCESE DA’ RAGIONE ALL’AGRICOLTORE SIMBOLO DEL SOSTEGNO AI MIGRANTI: “L’AIUTO DISINTERESSATO NON E’ PASSIBILE DI CONSEGUENZE GIURIDICHE”

Aiutare migranti clandestini non è un reato: una vittoria per Cedric Herrou, l’agricoltore francese diventato il simbolo dell’aiuto ai migranti.
E’ quanto stabilito dal Consiglio costituzionale francese, paragonabile alla nostra Corte costituzionale, sollecitato proprio da Herrou che aveva chiesto l’abolizione del “reato di solidarietà ” in seguito alla sua condanna per aver offerto sostegno ad alcuni richiedenti asilo
Herrou, 37 anni, accusato di aver fatto passare centinaia di immigrati dall’Italia alla Francia, ha sempre ripetuto che aiutarli “è un onore”.
Oltre ad una multa di 3000 euro il procuratore di Nizza aveva chiesto per l’agricoltore amico dei migranti una condanna a 8 mesi con la condizionale nonchè la confisca del mezzo su cui aveva trasportato numerosi sans-papiers dall’Italia alla Francia e di limitare la sua patente di guida all’esercizio della sua professione.
Ma oggi il Consiglio costituzionale francese dà  ragione a Herrou stabilendo che l’aiuto disinteressato al “soggiorno irregolare non è passibile di conseguenze giuridiche”, in nome del “principio di fratellanza”. La Corte ha dato così forza a uno dei tre capisaldi della Francia repubblicana insieme alla libertà  e all’eguaglianza.
Una sentenza importante che arriva in un momento di forte scontro in Europa sull’accoglienza e all’indomani della stretta sui richiedenti asilo in Italia annunciata dal ministro dell’Interno Matteo Salvini.
“Dal principio di fraternità  – si legge nella decisione dei giudici francesi – deriva la libertà  di aiutare gli altri, a fini umanitari, indipendentemente dalla regolarità  della loro permanenza nel territorio nazionale”.
Per consentire al legislatore di porre rimedio all’incostituzionalità  accertata, la Corte ha rinviato al primo dicembre 2018 la data di abrogazione delle disposizioni contestate.

(da agenzie)

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