Novembre 14th, 2018 Riccardo Fucile
STUDENTESSA A FIRENZE NEL 2013: “UNA PROFONDA CICATRICE NEL CUORE”… ORMAI SIAMO LA VERGOGNA DEL MONDO CIVILE
Il racconto di un periodo breve della sua vita che “ha lasciato una profonda cicatrice nel mio
cuore”. Il racconto di sei mesi trascorsi a Firenze, anno 2013, da studentessa, nel campus della New York University.
Oggi è una giornalista del New York Times e Nicole Phillip racconta sulle pagine del suo giornale la sua esperienza di umiliazione in un’Italia che ha scoperto razzista.
“Cinque anni fa mi hanno lanciato addosso della birra. Cinque anni fa mi hanno chiamata nera disgustosa. Cinque anni fa sono stata evitata, ignorata e derisa. Cinque anni fa un Paese mi ha portato a odiare me stessa. Dopo cinque anni, sto tornando” scrive Nicole.
“Un amico si sposerà in Italia e rimetterò piede nel luogo che ha lasciato una profonda cicatrice nel mio cuore”.
L’articolo, dal titolo “Il mio personalissimo assaggio del razzismo all’estero” si concentra proprio sulla differenza per un’afroamericana. “Non avevo idea di cosa volesse dire essere una ragazza nera fuori dagli Stati Uniti. I miei coinquilini erano stati in Italia ed erano tornati felici. Mi preparavo anch’io ad apprezzare arte, cibo e magari a vivere una bella storia d’amore. Ma trascuravo una differenza cruciale: loro erano bianchi, io un’afro-americana”.
Nicole racconta che la gente, per le strade di Firenze, “mi chiamava Michelle Obama, Rihanna o Beyoncè e i venditori di souvenir di piazza Duomo mi gridavano cioccolata”.
Il momento più brutto, però, è stato quando Nicole è andata su una spiaggia delle Cinque Terre. “Improvvisamente ho sentito un liquido freddo colpirmi il corpo – ricorda – appena mi sono voltata un’altra spruzzata di birra mi è arrivata dritta in faccia. Quell’uomo ha afferrato la mia amica come fosse una bambola di pezza e solo quando gli ho dato un pugno sul braccio, l’ha lasciata andare. Mi sono guardata intorno e ho visto un mare di facce bianche, nessuno ci ha aiutato”.
Il racconto di Nicole non finisce qui: parla di come, camminando a Firenze, sia stata presa a urla da una signora di mezza età .
O di quando, per la sua ultima sera in città , ha chiesto indicazioni su come raggiungere un locale, ignorata “credendo che chiedessi l’elemosina”.
(da “Huffingtonpost”)
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Novembre 14th, 2018 Riccardo Fucile
INCAPACI DI COERENZA AI VALORI DEL MOVIMENTO, MA SOLO ATTACCATI AI SOLDI E AL POTERE, SANNO SOLO INFAMARE CHI HA IL CORAGGIO DI TENERE LA SCHIENA DRITTA
Ha cominciato pubblicamente Luigi Di Maio ieri al termine del consiglio dei ministri che ha dato l’ok alla lettera di risposta all’Unione Europea: parlando del voto contrario di Gregorio De Falco e dell’astensione di Paola Nugnes su un emendamento presentato dall’opposizione e passato per un voto, il vicepremier ha virato improvvisamente sulle restituzioni programmate dai grillini, augurandosi la partecipazione di tutti al taglio che verrà devoluto agli alluvionati.
Già ieri, però, subito dopo il voto, erano cominciate a circolare indiscrezioni che attribuivano al senatore De Falco la volontà di farsi cacciare per non restituire la propria quota parte di stipendio.
Non una novità nel MoVimento 5 Stelle visto che anche la viceministra senza deleghe Laura Castelli lo aveva insinuato una decina di giorni fa in un’intervista rilasciata a Repubblica:
Ci sono frizioni interne, emerse al Senato sul decreto sicurezza. Questo la preoccupa?
«Probabilmente è difficile stare in una forza politica che ti chiede di ridurti lo stipendio».
Tre senatori su quattro, tra i ribelli, lo hanno già fatto per cinque anni. Non sarà che i parlamentari non hanno voce in capitolo?
«I luoghi per dialogare sono le commissioni e ognuno si è espresso. La maggioranza deve saper rispettare il contratto di governo, chi non vuole farlo è libero di andare altrove».
La macchina del fango aveva cominciato a scaldare i motori alla fine di ottobre:
Dallo staff del capo hanno cominciato a piovere accuse contro De Falco: «Money makes the world go round» dicono. Dicono che «lo fa per soldi» che «si vuole far cacciare perchè si lamenta del taglio allo stipendio».
E gli altri? I vertici fanno notare che sono tutti al secondo mandato, non più ricandidabili.
Se fosse questo il motivo, allora la frattura potrebbe replicarsi per altre decine di casiLa macchina del fango ha un buco nella gomma
Le insinuazioni su De Falco avevano preso corpo la settimana scorsa. Le randellate sono partite da Silenzi e Falsità , un sito di propaganda filogovernativa grillina riconducibile alla Moving Fast Media Srl, con sede a Sestu (Cagliari), amministratore unico Marcello Dettori.
Ovvero il fratello minore di Pietro Dettori, socio della Associazione Rousseau di Davide Casaleggio, fedelissimo di Luigi Di Maio che lo ha piazzato a Palazzo Chigi come «responsabile della comunicazione social ed eventi», a 130mila euro l’anno.
«Evidentemente, alla luce del suo comportamento di questi giorni, con Gregorio De Falco è stato fatto un errore di valutazione al momento in cui gli è stata fatta dal M5s la proposta della candidatura al Senato. Per la verità , personalmente, non ho mai ritenuto che il suo comportamento con Schettino fosse da uomo coraggioso, ma invece da uomo alla ricerca di notorietà . Primeggiare in quella occasione era un’occasione ghiotta e non se l’è lasciata sfuggire»
La tattica non è nuova perchè Grillo e i grillini da anni cercano di bollare i dissenzienti come venduti, secondo un piano di comunicazione che mira a diffamare chi esprime idee e opinioni contrarie rispetto alle scelte dei vertici.
E incurante del fatto che di francescani nel MoVimento 5 Stelle, specialmente quando si tratta di spendere soldi pubblici per staff made in Pomigliano, non sembrano essercene molti.
L’atteggiamento nei confronti del dissenso dà l’esatta dimensione dell’inadattabilità del MoVimento 5 Stelle alle normali procedure di una democrazia del XX Secolo e proietta il suo ideale di governo a metà tra “L’à‰tat c’est moi” e la Valacchia di Vlad l’Impalatore.
E a questo proposito, il Fatto ci fa sapere che ieri in tarda serata il senatore grillino Ciampolillo a proposito del condono per Ischia metteva a verbale questo: “In Commissione svelato l’inganno: il governo si oppone all’emendamento sul silenzio rifiuto. Decorsi sei mesi, quindi, tutte le pratiche si potranno intendere accettate. Il decreto Ischia in realtà sarà un gigantesco condono edilizio ad insulam”.
Chissà se anche lui vuole improvvisamente tenersi lo stipendio.
(da “NextQuotidiano”)
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Novembre 14th, 2018 Riccardo Fucile
DE FALCO: “NO AI CAPIBASTONE”… LA NUGNES VALUTA LE DIMISSIONI… I VERTICI DEL M5S SONO I VERI TRADITORI DEL MOVIMENTO
Hanno votato in dissenso e la loro posizione è all’esame dei probiviri, che potrebbero
decretarne l’espulsione. Gregorio De Falco e Paola Nugnes sono i responsabili della scivolata della maggioranza in Commissione al Senato sul decreto Genova e, a detta dei 5 Stelle, la pagheranno.
Elena Fattori, un’altra dei dissidenti del Movimento, li ringrazia pubblicamente su Facebook per il loro “coraggio”, denunciando “un clima di terrorismo psicologico lontano da ogni forma di democrazia e condivisione”.
Nella tarda serata di ieri Luigi Di Maio aveva definito “gravissimo” il comportamento dei due senatori, dopo l’astensione di Nugnes e il voto contrario di De Falco in Commissione. “Questo non è un caso isolato, sono diverse settimane che ci arrivano segnali di dissenso da parte di senatori che hanno firmato impegni con il M5S e che devono portare avanti il contratto di governo. De Falco e Nugnes sono già sotto procedura dei probiviri” ha detto il capo politico del Movimento.
Intercettato fuori al Senato, l’ex comandante ha dichiarato: “Io sono coerente, non dissidente”. Su un’eventuale espulsione De Falco ha aggiunto: “Non credo, nessuno mi ha fatto sapere nulla”.
“Non ho paura di niente, perchè quando si è nel giusto non si può avere paura. Stiamo solo cercando di far lavorare il Parlamento però è difficilissimo” ha commentato Paola Nugnes.
A Cartabianca, su Raitre, ha poi osservato che c’è “una degenerazione nel Parlamento che è iniziata con Berlusconi e proseguita con Renzi”. E aggiunge: “Probabilmente darò le dimissioni da senatrice, perchè questa cosa è insostenibile”.
(da “Huffingtonpost”)
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Novembre 14th, 2018 Riccardo Fucile
IL PENOSO TENTATIVO DI TIRARE UN BIDONE ALL’EUROPA, PROMETTENDO DI RIDURRE IL DEBITO CON 18 MILIARDI DI PRIVATIZZAZIONI INESISTENTI
Sono i titoli di coda di un film la cui scena iniziale è stata girata su un balcone.
Era quello di Palazzo Chigi, e la pellicola racconta la storia delle truppe gialloverdi che travolgono la ridotta dell’1,6%, dilagano nella scrittura del Def prima e della legge di bilancio poi, e riempiono di belle promesse e di ti amo per sempre Bruxelles come fosse una fidanzata da tenere buona mentre si va a cena con l’amante.
Che il mood della giornata fosse questo si era capito dalla sprezzante serenità con la quale Matteo Salvini ha approcciato al vertice decisivo.
Jogging e un aperitivo con nebbiolo prima di recarsi al tavolo dove lo aspettavano Giuseppe Conte, Luigi Di Maio e Giovanni Tria. A tema la lettera di risposta all’Europa sulla sonora bocciatura della manovra.
A tema il pressing dei giorni passati del ministro dell’Economia e, sia pur in misura minore, del presidente del Consiglio per dare un segnale concreto agli alleati europei. Sul deficit, fissato al 2,4% ma destinato a salire per previsioni di crescita disallineate a quelle di tutte le principali istituzioni nazionali e internazionali.
O sul saldo strutturale, previsto in netta discesa contrariamente agli impegni assunti dal precedente governo.
Lo svolgimento è stato quello di mandare la trattativa a sbattere contro un muro. Perchè il Consiglio dei ministri seguito al vertice ha prodotto due pannicelli che di caldo hanno ben poco. Il primo è il più classico dei pagherò.
Il governo si è impegnato infatti ad alzare all’1% nell’arco dei prossimi tre anni il già previsto piano di dismissioni.
Che significa? È presto detto: privatizzazioni per un valore totale di 18 miliardi. Come a dire: cara Europa, ora spendiamo tanto, ma state tranquilli, che poi un po’ di soldi li recuperiamo.
Un rientro monstre, futuribile e privo di garanzie, in una modalità che tra l’altro fa a cazzotti con due pilastri costitutivi del governo: il sovranismo della Lega e l’anima pubblicistica del Movimento 5 stelle.
L’uno perchè è nelle cose che in una grande operazione di dismissioni a farla da padrone siano capitali esteri. L’altro perchè l’anima a forte tutela del pubblico del M5s delle origini – e non solo – viene spazzata via con un colpo di spugna dettato da contingenza e opportunismo. Insomma, parole scritte sulle acque di un ruscello, fino a prova contraria. Ruscello che però esonderebbe a travolgere gli argini delle politiche storiche degli alleati di governo.
Il secondo dei due pannicelli di cui si parlava poc’anzi è lo spostamento di circa tre dei 5 miliardi destinati agli investimenti sulle emergenze.
Da un lato è sì vero che l’esecutivo rinuncia a spendere altri soldi in deficit per i disastri ambientali che hanno spazzato l’Italia, non avanzando una richiesta di ulteriore flessibilità .
Ma dall’altro sposta il denaro da un fondo di spesa gradito a Bruxelles per metterlo su un altro su cui nulla avrà comunque da ridire. Senza considerare il fatto che le spese per le zone in emergenza di per sè potrebbero essere conteggiati alla voce investimenti.
Insomma, tutto pur di non toccare il gigantesco fondo da 17 miliardi che assicura reddito di cittadinanza e riforma della Fornero. E la salvaguardia del capitale politico di Di Maio e Salvini.
Il finale di una storia che era iniziata con l’esplosione di gioia un po’ sguaiata dello stato maggiore 5 stelle sul balcone a festeggiare la capitolazione di Tria sull’altare dell’extra deficit.
E che si chiude cupamente, con il portone di Palazzo Chigi che si serra dietro il capo politico sceso per dichiarare a favore di telecamere. Un tonfo dietro l’ultimo maggiorente accorso da Di Maio per un vertice tutto stellato.
Per parlare dei senatori De Falco e Nugnes, che hanno contribuito (mentre il Cdm era in corso) a far andare sotto per la prima volta il governo sul condono di Ischia. E per discutere delle prime espulsioni della XVIII legislatura.
(da “NextQuotidiano”)
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