Gennaio 2nd, 2019 Riccardo Fucile
CON UNA MANO DANNO A POCHI E CON L’ALTRA TOLGONO A MOLTI
Con la legge di Bilancio il governo ha stanziato 4 miliardi per il 2019 per finanziare le pensioni con
«quota 100»: almeno 62 anni d’età e 38 di contributi
La riforma deve però ancora essere disciplinata con un decreto legge,che dovrebbe essere approvato dal Consiglio dei ministri la prossima settimana.
Dopo la pubblicazione del decreto in Gazzetta Ufficiale l’Inps emanerà la circolare applicativa per regolare le modalità di presentazione delle domande di pensione.
La bozza del decreto prevedeva anche il blocco dell’aumento di 5 mesi dei requisiti per la pensione anticipata, che invece ieri è scattato, e la proroga di opzione donna e Ape sociale, che invece sono scadute il 31 dicembre scorso.
Spiega oggi il Corriere della Sera
Ulteriori complicazioni ci sono sul fronte di quelle che erano state annunciate come due «proroghe»: la prima riguardante «Opzione donna», il regime di pensionamento anticipato per le lavoratrici con almeno 35 anni di contributi e 58 anni d’età ma con l’assegno interamente calcolato col penalizzante metodo contributivo, e la seconda che interessa i lavoratori svantaggiati che accedono all’Ape sociale, l’assegno fino a 1.500 euro a carico dello Stato, corrisposto a determinate categorie a partire dai 63 anni d’età .
Entrambi questi canali che consentono di andare in pensione prima sono scaduti il 31 dicembre scorso. Il governo ha deciso mesi fa di prorogarli tutti e due, ma anche in questo caso non ha fatto in tempo e così sia Opzione donna sia l’Ape sociale, da ieri, non ci sono più.
Anche qui la bozza del decreto che conteneva le due proroghe dovrà essere rivista. Le due misure, infatti, dovranno essere eventualmente reintrodotte. Per opzione donna i tecnici dicono che si ripartirebbe dal prossimo giugno.
(da “NextQuotidiano“)
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Gennaio 2nd, 2019 Riccardo Fucile
MESSA UNA SERIE DI PALETTI PER IMPEDIRNE L’ACCESSO DI FATTO, SOLITA PRESA PER I FONDELLI
Il reddito di cittadinanza sarà una corsa a ostacoli. E quelli più difficili li dovranno saltare i giovani.
La bozza del decreto legge che sta circolando in queste ore prevede infatti, oltre alla smentita delle sciocchezze di Di Maio sugli stranieri che non potevano percepirlo e una robusta riduzione della platea, anche una serie di paletti che vanno a colpire i “furbetti” (e fin qui, nulla da eccepire) ma anche i giovani.
Il Messaggero racconta oggi alcune delle limitazioni in divenire nella bozza: il primo paletto servirà a impedire che un lavoratore si licenzi per ottenere il sussidio e poi continui a lavorare in nero: la bozza del decreto sul Reddito prevede che non avranno accesso al sussidio «i nuclei familiari che abbiano tra i componenti soggetti disoccupati a seguito di dimissioni volontarie nei dodici mesi successivi alla data delle dimissioni», fatti salvi ovviamente i casi di giusta causa.
Una norma ad hoc, poi, sarà inserita per evitare le separazioni o i divorzi di comodo. «I coniugi», si legge nella bozza del provvedimento, «permangono nel medesimo nucleo anche a seguito di separazione o divorzio, qualora continuino a risiedere nella stessa abitazione».
Dunque, fin quando saranno sotto lo stesso tetto due persone anche se separate o divorziate saranno considerate, ai fini del Reddito di cittadinanza, come marito e moglie.
Ma i paletti più importanti riguardano i figli, secondo quella che il quotidiano definisce una clausola anti-bamboccioni:
Per impedire che i figli si stacchino dai nuclei familiari per incassare il reddito andando a vivere da soli ed evitando così che il reddito dei genitori inibisca l’accesso a quello di cittadinanza, la norma prevede che un figlio maggiorenne è considerato comunque a carico della madre e del padre se ricorre anche solo una di tre condizioni. La prima è che sia minore di 26 anni. In questo caso è sempre considerato sulle spalle dei genitori. Un modo anche per non erogare il Reddito agli studenti fuori sede.
La seconda è che sia «nella condizione di essere a loro carico ai fini Irpef».
Da quest’anno sono considerati fiscalmente a carico i ragazzi fino a 24 anni che hanno un reddito fino a 4 mila euro, e quelli oltre i 24 anni che hanno un reddito massimo di 2.840 euro.
Infine, terza condizione, il figlio è considerato comunque a carico dei genitori se, pur non abitando più con loro, non ha a sua volta figli.
Intanto sulla questione del reddito di cittadinanza agli stranieri c’è maretta nella maggioranza. La bozza potrebbe essere modificata escludendo gli immigrati, come si era impegnato a fare a settembre il ministro del Lavoro Luigi Di Maio. Ma Repubblica spiega che, come già sappiamo, si tratterebbe di un impegno accolto con sollievo dalla Lega, ma impossibile da mantenere
Escludere gli immigrati sarebbe illegittimo non soltanto sulla base delle norme europee, ma anche di quelle italiane, a cominciare dalla Costituzione che vieta categoricamente le discriminazioni basate sulla nazionalità , a maggior ragione quando si tratta di prestazioni «destinate a far fronte al sostentamento della persona», come ha spiegato più volte la Corte Costituzionale.
Per cui l’esclusione degli immigrati dai beneficiari, annunciata a gran voce, in realtà non c’è mai stata: tutte le bozze della legge di Bilancio, e adesso ovviamente anche il decreto attuativo, hanno sempre incluso tutti i residenti in Italia.
Persino il correttivo della residenza da almeno cinque anni potrebbe anzi essere considerato costituzionalmente illegittimo, visto che si tratta di un aiuto per chi è al di sotto della soglia di povertà .
E anche la versione della legge di Bilancio inviata a Bruxelles a ottobre estende il beneficio a tutti i «maggiorenni residenti in Italia da almeno 5 anni disoccupati o inoccupati (inclusi pensionati)», stranieri compresi.
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 2nd, 2019 Riccardo Fucile
“QUI PRODOTTI ESCLUSI DALLA GRANDE DISTRIBUZIONE”
Non solo soci, ma anche clienti, cassieri, scaffalisti e magazzinieri. 
A Bologna ha aperto le porte “Camilla“, il primo supermercato autogestito d’Italia: oltre a essere titolari del negozio versando una quota di 125 euro, i soci (al momento 400) si impegnano a dedicare, una volta al mese, tre ore del proprio tempo per la gestione della struttura, in cambio della possibilità di fare i propri acquisti all’interno. Nato dalla fusione di un’associazione bolognese che riunisce i produttori biologici a km zero, Campi Aperti, con un gruppo di acquisto solidale “Alchemilla”, Camilla è un emporio di comunità che promuove l’agricoltura contadina come alternativa a quella industriale: “Il nostro sogno è quello di riuscire a ricostruire delle filiere di cibo che siano brevi e, soprattutto, trasparenti”, spiegano i soci. I prodotti in vendita provengono da fornitori selezionati secondo criteri di sostenibilità , rispetto del lavoro, qualità , mentre i “prezzi vengono abbassati al minimo, perchè devono coprire solo i costi di gestione, mano a mano che il numero di soci crescerà , i costi diminuiranno” . Lontana dalle logiche della grande distribuzione e promotrice del “mangiar sano”, questa “piccola impresa collettiva” ha il suo modello ispiratore a New York, a Brooklyn, dove 40 anni fa nacque la cooperativa di Park Slope che oggi conta più di 17mila soci. “Siamo consumatori, ma possiamo anche essere attori del cambiamento”.
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Gennaio 2nd, 2019 Riccardo Fucile
DECIDE LA VIGILANZA UE, DECADE IL CDA
La Bce ha disposto il commissariamento di Banca Carige alla luce delle recenti vicende dell’istituto genovese con lo stop dell’Assemblea all’aumento di capitale da 400 milioni di euro – determinante l’astensionismo del principale azionista, la famiglia Malacalza – e della situazione di ingovernabilità in cui versa la banca che da questa mattina è anche senza Consiglio di amministrazione.
La banca sottolinea come sia “garantita la consueta operatività senza alcun impatto su clienti, depositanti e dipendenti”. Il cda di Banca Carige è infatti decaduto in seguito alle dimissioni di altri quattro consiglieri, tra cui il presidente Pietro Modiano e l’a.d. Fabio Innocenzi.
L’amministrazione straordinaria sarà affidata a una triade di commissari composta da Modiano, Innocenzi e Lener.
Nominato inoltre un comitato di sorveglianza composto anch’esso da tre membri – Brancadoro, Guaccero e Zanotti.
I commissari proseguiranno le attività di rafforzamento patrimoniale, rilancio commerciale attraverso recupero delle quote di mercato nei segmenti core, derisking attraverso la riduzione dei Non Performing Loan e ricerca di possibili fusioni.
I tre avvieranno anche delle “riflessioni con lo Schema Volontario di Intervento del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi” che ha sottoscritto il bond subordinato da 320 milioni che permette a Carige di rispettare i ratio patrimoniali chiesti dalla Bce, per rivalutare l’operazione alla luce del nuovo quadro venutosi a creare e al fine di consentire il proseguimento delle attivita’ di rafforzamento patrimoniale dell’istituto. Questi elementi troveranno una sintesi nel piano industriale la cui predisposizione è già in corso e che avrebbe dovuto essere presentato a febbraio, a valle dei conti del 2018.
Stamattina la Consob ha disposto “la sospensione dalle negoziazioni dei titoli emessi o garantiti da Banca Carige nelle sedi di negoziazione italiane nei quali i suddetti titoli sono ammessi alle negoziazioni”.
La sospensione dalle negoziazioni “non si applica agli strumenti finanziari aventi come sottostante indici contenenti i titoli emessi da Banca Carige”, specifica la Commissione di controllo sulla Borsa.
(da “Huffingtonpost”)
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