Gennaio 9th, 2019 Riccardo Fucile
MA UNA ONDATA DI SOLIDARIETA’ SU TWITTER ISOLA LA FOGNA RAZZISTA
“Nazis raus”, “fuori i nazisti” è la frase più twittata in Germania, un “trending topic” come
si dice in gergo: qualcuno ci ha messo il famoso hashtag davanti e #nazisraus è diventato virale.
Ma cosa è successo? Alle nove e cinquantuno del primo gennaio la giornalista dell’emittente televisiva pubblica Zdf Nicole Diekmann scrive un tweet, appunto, “Nazis raus”.
Se ne accorgono in pochi, ma quei pochi non mancano di riempirla di improperi. Finchè qualcuno non le chiede “e chi sarebbe un nazista?” e lei risponde, con evidentissima ironia, “chiunque non voti per i Verdi”. Apriti cielo.
Per ore e ore Diekmann è travolta da insulti, minacce di morte, di maltrattamenti e di stupro e commenti inquietanti.
Ma per una volta, qualcosa si muove. La Berliner Zeitung scrive un editoriale a sostegno della giornalista televisiva, e sui social si diffonde una campagna a difesa di Diekmann talmente robusta da monopolizzare la discussione.
Peraltro nelle stesse ore il capo dei Verdi, Robert Habeck, annuncia ufficialmente l’abbandono di twitter perchè fomenterebbe, in sostanza, i suoi peggiori istinti.
Ma nel caso Diekmann, Twitter sembra mostrare il lato migliore di sè: in poche ore piovono “Nazis raus” da politici di primo piano come il segretario generale della Spd Klingbeil e la leader dei Verdi Katrin Goering-Eckhart, dagli account ufficiali di media importanti come lo Spiegel e da una squadra notissima per la sua tifoseria antifascista, il St Pauli di Amburgo, ma anche da miriadi di persone comuni.
Tale è il sostegno che un certo Luca Hammer pubblica un grafico e dimostra che #naziraus in certe ore procede al ritmo di diecimila tweet all’ora.
Una valanga di abbracci virtuali a una giornalista che ha usato una frase che in Germania da settant’anni viene scandita a ogni manifestazione antifascista, anti Pegida, anti-Afd.
Convenzionalmente “nazis raus” vuol dire mai più nazismo, e per fortuna sono in molti a non dimenticarsene.
(da agenzie)
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Gennaio 9th, 2019 Riccardo Fucile
LA PROCURA DI BREMA DOVE AVER VISIONATO LE TELECAMERE DI SORVEGLIANZA: E’ CADUTO PER UNA SPINTA
La Procura di Brema sconfessa la ricostruzione diffusa ieri dall’Afd della presunta aggressione del deputato populista Frank Magnitz con un oggetto contundente.
Dopo aver analizzato le riprese dalle telecamere di sorveglianza, “presumiamo che le ferite siano da attribuire alla caduta” ha detto oggi alla Dpa il portavoce della Procura Frank Passade. In base alle immagini, tre uomini lo hanno spinto da dietro e per effetto della spinta Magnitz è caduto di faccia.
Il deputato, uscito oggi dall’ospedale, non ricorda nulla dell’accaduto ma ammette che “è improbabile, ma potrebbe essersi trattato anche di un caso di rapina”, ha dichiarato a Bild.
La Procura ha escluso la possibilità che Magnitz sia stato colpito con un oggetto contundente
(da agenzie)
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Gennaio 9th, 2019 Riccardo Fucile
IL RUOLO DI ALPA, GLI INCONTRI DI CONTE CON MODIANO (ALTRO CHE NEANCHE LO CONOSCE)
Ieri 25 senatori del Partito Democratico hanno presentato un’interrogazione urgente alla
presidenza del Consiglio per fare luce su Carige e sul presunto conflitto d’interessi del presidente del Consiglio Giuseppe Conte, in relazione alla sua amicizia con Guido Alpa, che oltre ad essere il professore che ha promosso Conte è stato anche nel consiglio di amministrazione di Banca Carige.
Oggi un articolo della Stampa a firma di Gianluca Paolucci e Lorenzo Cresci riepiloga tutti i punti di contatto tra Carige, Alpa e Conte:
Il professor Alpa non ha mai smesso di occuparsi di Carige, pur lasciando le poltrone occupate. Anzi, il 20 settembre interviene nell’assemblea di Carige, in qualità di consulente e legale di Raffaele Mincione, oggi terzo socio della banca con una quota di poco superiore al 5%, ma in quel momento protagonista del tentativo di scalata ai vertici dell’istituto genovese.
«Il capitalismo familiare è fallito», arringa Alpa, puntando l’indice contro la famiglia Malacalza, nel tentativo di scalzarla dal ruolo di primo azionista.
Il golpe fallisce. Ma fallisce anche il tentativo successivo dei Malacalza — affidato al duo Modiano-Innocenzi — di rilanciare la banca.
Che, anzi, conosce il punto più basso della sua storia, con il commissariamento da parte della Bce.
Un passo indietro. Qualche settimana prima di ricevere l’incarico di formare il governo, Conte — in qualità di avvocato — scrive un parere per l’applicazione della Golden share a un piccola società di tlc: Retelit.
A dare l’incarico a Conte è ancora Raffaele Mincione, azionista della società .
La storia di Retelit è finita qualche tempo fa: il governo Conte ha dato alla fine ragione all’avvocato Conte, ma invece Carige e Alpa?
Alpa, apparentemente, esce di scena con l’assemblea di settembre. E vi entra Conte che in un arco di tempo che va dal 15 dicembre ai primi giorni dell’anno, contatta almeno tre volte personalmente la famiglia Malacalza, incontrando o parlando prima con il padre Vittorio, poi con i figli Davide e Mattia.
In una occasione oltre a Conte al telefono c’è anche il ministro dell’Economia Giovanni Tria. E poi utilizza vecchie conoscenze del professor Alpa, gli avvocati D’Angelo, storici advisor dei Malacalza, per la sua operazione di moral suasion. […]
Il 31 dicembre [Conte] incontra Innocenzi e Modiano, li invita a chiedere uno sforzo ai Malacalza, fermi sulle proprie posizioni e convinti che serva chiarezza per investire. Poi vede gli stessi azionisti per un estremo tentativo, il tutto mentre la liquidità della banca inizia a deteriorarsi.
E l’alleanza di governo non si occupa del caso banche, troppo spinoso. Solo Conte ne è coinvolto. Quando arriva l’intervento statale, sembra di assistere alla ripetizione della sentenza emessa tre mesi prima dal professor Alpa: «Il capitalismo familiare è fallito».
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 9th, 2019 Riccardo Fucile
JACLINE MOURAUD, LA FIGURA SIMBOLO DEI GILET GIALLI: “INOPPORTUNO CHE QUALCUNO SI INTROMETTA NELLA NOSTRA LOTTA, OGNUNO PENSI AL PROPRIO PAESE”
Jacline Mouraud, ipnoterapeuta, è diventata una delle figure simbolo dei Gilets Jaunes. Adesso è il volto più noto dell’ala dei “moderati”.
E’ stata la prima a pensare a un partito: si chiamerà “Les emergents” e vuole federare «ben oltre i Gilets Jaunes».
In un’intervista al Messaggero Mouraud chiude la porta a Di Maio:
«Sinceramente non conosco abbastanza la politica italiana per valutare la proposta. Quello che posso dire è che la Francia non è l’Italia e l’Italia non è la Francia, siamo due popoli e due paesi con due situazioni diverse. In questo momento la situazione in Francia è molto confusa. Apprezzo naturalmente le dichiarazioni di solidarietà al movimento dei Gilets Jaunes, ma cosa significa che un partito italiano offre una sua piattaforma a un movimento francese? Non mi pare una proposta appropriata».
Perchè?
«In questo momento bisogna restare saldi. In Francia c’è chi vuole un colpo di Stato, questo ve lo posso dire per certo. Io sono una moderata, nel senso che metto in primo piano il rifiuto della violenza e il rispetto delle istituzioni. I radicali del movimento non condividono per niente questa linea, anche se sono una minoranza».
I 5 Stelle sono diventati partito e hanno saputo portare al governo un movimento di protesta. Non pensa che ci siano affinità e che potrebbero aiutarvi?
«Ripeto: non credo che sia opportuno in questo momento lasciare che un paese si intrometta nella politica del nostro paese. Con Macron ce la dobbiamo vedere noi».
Qualcuno in Italia ha parlato di due rappresentanti dei Gilets Jaunes moderati che saranno a Roma sabato e che potrebbero incontrare Di Maio. Ne sa qualcosa?
«Non ne so niente, non li conosco. C’è da dire che dentro questo movimento ci sono molti movimenti. E’difficile, oggi, parlare di rappresentanti».
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 9th, 2019 Riccardo Fucile
“QUELLA FOTO IO L’HO REGALATO AL MONDO”… CHIESTI 30.000 EURO DI DANNI
“Io quella fotografia l’ho regalata al mondo, per cause umanitarie. Ho lavorato due anni per
trovare un’immagine che raccontasse quei viaggi della speranza. Un politico non puo usarla così, e soprattutto contro i migranti. E così io querelo e chiedo i danni. Questa volta tocca al vicesindaco di Trieste, quello che ha gettato i vestiti del clochard”.
Il grande fotografo Massimo Sestini è sul piede di guerra, ancora una volta la sua immagine pluripremiata dei migranti ripresi dall’alto, accalcati su un barcone in mezzo al mare, è stata rubata sul web senza citare fonte e autore.
Ma soprattutto usata impropriamente. Nata per raccontare un esodo biblico, “per sensibilizzare le persone come un’immagine giusta può fare anche senza ritrarre per forza disperazione”, quella foto si è ritrovata ancora una volta usata da politici contrari agli sbarchi.
Così sono ancora problemi per il vicesindaco di Trieste, Paolo Polidori, che aveva gettato in un cassonetto i vestiti di un clochard.
E questa volta sono grane giudiziare che rischiano di costare care. E’ stato infatti denunciato per violazione del diritto d’autore per aver usato sulla sua pagina di Facebook, senza permesso, l’immagine degli immigrati su un barcone ripresa dall’alto del grande fotoreporter Massimo Sestini. La richiesta è 30mila euro di danni.
Lo scatto, che ha vinto il “World press photo” nel 2014, si trova sul sito del fotografo, con l’indicazione esplicita del copyright.
Il 3 gennaio è apparsa invece sul profilo Fb del contastato vicesindaco, accanto ad un lungo testo di accuse rivolte contro i sindaci decisi a non seguire Salvini e il suo pugno di ferro sulla questione sbarchi e immigrati. Con frasi del tipo…. ” La pacchia è finita e i sindaci che non rispettano le leggi votate e approvate dal Parlamento hanno solo paura di vedere il loro giocattolo che si sta rompendo”.
Nella diffida inviata al vicesindaco dall’avvocato del fotoreporter, Massimo Stefanutti, grande esperto di diritto della fotografia, si contesta il mancato rispetto del diritto di riproduzione, dal diritto esclusivo di comunicazione al pubblico e di distribuzione, nonchè di paternità morale della foto.
Non è però questione solo dell’immagine, usata senza pagare e senza citarne la fonte e l’autore, ma anche come e a quali parole è stata affiancata.
Paolo Polidori si ritrova infatti accusato pure di violazione del diritto di elaborazione. Avendola messa su Facebook il vicesindaco ha permesso che fosse condivisa, altra violazione, e in ultimo ma sicuramente non meno importante secondo l’avvocato di Sestini c’è stata pure la violazione del diritto morale dell’autore a scegliere quando e come una fotografia debba o possa essere utilizzata: con quale accostamento, in che contesto, con quale didascalia, con quali contenuti, “con evidente pregiudizio al suo onore e alla sua reputazione”.
(da agenzie)
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Gennaio 9th, 2019 Riccardo Fucile
MOBILITAZIONE DEFINITA “EPOCALE” CONTRO LE PROMESSE MANCATE DEL MINISTRO… A RISCHIO IL SISTEMA MONETARIO ITALIANO: CON LO STOP AI FURGONI BLINDATI, POSTE E BANCHE RESTERANNO SENZA CONTANTI PER UNA SETTIMANA
Bloccare il sistema monetario italiano per una settimana: fermare i furgoni blindati e portavalori, privare dunque poste e banche della disponibilità di contanti.
Con tutte i disagi e le conseguenze del caso.
E’ quello che si preparano a fare per protesta le guardie giurate italiane – circa 51 mila addetti.
Lo sciopero – definito “epocale” dai rappresentanti di categoria – è programmato per la settimana dal 26 febbraio al 5 marzo ed è la conseguenza dello strappo tra l’Associazione nazionale guardie giurate e Matteo Salvini.
Una rottura dovuta alle promesse mancate del ministro dell’Interno – come “Repubblica” ha raccontato pochi giorni fa -, che in campagna elettorale, e anche subito dopo l’insediamento del governo, aveva assicurato ai vigilantes la “promozione” a corpo di polizia civile. Cosa che poi non è avvenuta.
La protesta è montata quando i vertici dell’A.N.G.G.I. hanno visto che nel decreto sicurezza Salvini non c’è nessuna traccia di quanto promesso e il tema guardie giurate non è proprio sfiorato.
Accesa la miccia, adesso il caso deflagra con l’azione dello sciopero massiccio.
I 51 mila addetti incroceranno le braccia lasciando fermi i portavalori e dunque interrompendo di fatto per sette giorni consegne e prelievi di denaro contante per banche e uffici postali.
“E’ da mesi che cerchiamo di sensibilizzare il ministro Salvini sulle problematiche della nostra professione cercando un confronto per risolvere i nostri problemi lavorativi e legislativi – spiega Fabio Padovani, presidente dell’ A.N.G.G.I. -. Dopo le elezioni di questo “governo del cambiamento” eravamo certi di un supporto del ministro dell’Interno, anche in merito alle dichiarazioni fatte dallo stesso. Ma il 17 settembre è uscito allo scoperto con il decreto sicurezza… in cui non siamo menzionati. Non ha mantenuto la parola data. E pensare che le guardie private e giurate italiane hanno creduto in lui e hanno espresso con il voto il loro sostegno alla Lega”.
Padovani entra nel merito e, insieme a Andrea Cacciotti, a capo di Security National, denuncia i problemi della categoria e il bisogno di tutele mai arrivate dal governo.
“Ci stanno ammazzando con turni turni massacranti, ci stanno togliendo il diritto alla famiglia perchè con turni di 12/14/16 ore non possiamo vivere le nostre famiglie, ci stanno portando alla depressione con effetti devastanti. Ci sono stati suicidi causati dalle conseguenze di stipendi minimi e incidenti mortali dovuti a 10 ore di servizio di notte percorrendo anche 300 km a turno”.
A Salvini le guardie giurate avevano chiesto di “ridarci la dignità che meritiamo”.
E lui, in un video ai primi di giugno, si era impegnato: “A tutte le donne e gli uomini che fanno le guardie giurate – che per ora lo Stato considera un gradino più in basso -, prometto che farò di tutto per portarvi a un livello di serenità e di dignità come tutte le altre forze dell’ordine”.
L’iter allo studio – governo e A.N.G.G.I. – prevedeva la trasformazione delle guardie in un corpo di polizia civile. Ma non se ne è fatto nulla. Risultato: adesso arriva la settimana di sciopero. Un’azione forte che ha anche un significato politico: per ammissione stessa del presidente dell’associazione nazionale, la categoria ha sostenuto la Lega. Si tratta dunque di un bacino elettorale, anche abbastanza consistente, che si rivolta contro il capo leghista. Un altro fronte aperto dopo quello degli imprenditori del Nord delusi dalle politiche del governo e, anche in questo caso, dalle promesse mancate. Lo sciopero delle guardie giurate si annuncia come il primo vero voltafaccia al capo del Viminale: da parte, per altro, di operatori della sicurezza privata. Chi ha proclamato l’agitazione spiega che non si piegherà alle eventuali pressioni o precetti imposti da prefetture e magistrature: “Tireremo dritto in nome dei nostri diritti e per denunciare la presa in giro di questo governo”
(da agenzie)
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Gennaio 9th, 2019 Riccardo Fucile
SI TRATTA DELLA BELLEZZA DI 4 MILIARDI PRESI DALLE TASCHE DEGLI ITALIANI
È di appena quattro miliardi di euro lo stanziamento iniziale per Banca Carige effettuato
dal governo di quelli che non danno soldi alle banche.
Una sciocchezzuola, cosa volete che sia, altro che “quelli là ”.
Tre miliardi serviranno come garanzia per l’emissione delle nuove obbligazioni con cui l’istituto di credito genovese conta di ricapitalizzarsi (e destinate agli investitori istituzionali), mentre 1,3 miliardi sono stati messi in un fondo per i costi. Tecnicamente, quei soldi (di tutti) serviranno a mettere a posto i conti di una banca (privata).
Il decreto varato nella serata di lunedì 7 dal governo muove dalla «straordinaria necessità ed urgenza di emanare disposizioni volte a garantire a Carige misure di sostegno pubblico, al fine di garantire la stabilità finanziaria e assicurare la protezione del risparmio», si legge nel testo del provvedimento bollinato per la GU di 23 articoli e di cui parla oggi Il Messaggero in un articolo a firma di Rosario Dimito.
Il Mef entro il 30 giugno 2019 potrà «concedere la garanzia dello Stato su passività di nuova emissione di Banca Carige nel rispetto della disciplina europea in materia di aiuti di Stato, fino a un valore nominale di 3.000 milioni di euro».
In base a quanto scritto nel decreto è previsto un corrispettivo intorno al 2-3% a favore dello Stato, mentre il ministero dell’Economia e delle Finanze potrà rilasciare entro sei mesi una garanzia statale ed è autorizzato a sottoscrivere entro il 30 giugno 2019 fino a un miliardo di azioni Carige.
Nello stato di previsione del Mef è istituito un Fondo con una dotazione di 1,3 miliardi per il 2019, destinato alla copertura degli oneri derivanti dalle operazioni di sottoscrizione e acquisto di azioni per il rafforzamento patrimoniale e garanzie concesse dallo Stato su passività di nuova emissione e sull’erogazione di liquidità di emergenza a favore di Carige.
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 9th, 2019 Riccardo Fucile
LEGA E M5S HANNO FATTO PRECIPITARE IL PAESE DAL 21° AL 33° POSTO DELLA CLASSIFICA “DEMOCRACY INDEX”
L’Economist boccia il Governo italiano che, secondo i suoi analisti, ha fatto scendere nel 2018 l’Italia dal 21/o al 33/o posto nella classifica globale del ‘Democracy Index’ (Indice della Democrazia).
In ribasso anche il voto complessivo, da 7,98 a 7,71 punti: voto complessivo che vede in testa la Norvegia (9,87 punti).
Seguono l’Islanda (9,58) e la Svezia (9,39), mentre la Nuova Zelanda (9,26) soffia la quarta posizione alla Danimarca (9,22), che diventa quinta.
Si conferma sesto il Canada (9,15), a pari merito con l’Irlanda (9,15), seguita da Finlandia (9,14) e Australia (9,09).
Gli Usa (7,96) sono venticinquesimi e la Corea del Nord ultima (167/a a 1,08 punti).
In Europa Occidentale l’Italia scende dal 15/o al 18/o posto, superata da Malta (13/a), Spagna (14/a), Portogallo (15/o) Francia (16/a) e Belgio (17/o).
Fino alla Spagna la democrazia è ‘compiuta’, dal Portogallo alla Grecia (20/a) è ‘imperfetta’, mentre la Turchia, fanalino di coda in Europa, è un ‘regime ibrido’.
(da agenzie)
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Gennaio 9th, 2019 Riccardo Fucile
“IL PROBLEMA NON SI RISOLVE CHIUDENDOCI”
“Siamo un po’ alla farsa. Non si può risolvere il problema di milioni di persone in
movimento bloccando lo sbarco di 15 persone. O dicendo: due li prendi tu e cinque io”. Lo ha detto Claudio Baglioni durante la presentazione del festival di Sanremo.
“Credo che le misure che sono state messe in campo dal governo non siano all’altezza. Non lo sono state neanche quelle precedenti ma ora il problema è più grande. Tutti guardano con sospetto il diverso da sè. Siamo vicini all’anniversario della caduta del Muro di Berlino e noi invece ne stiamo alzando altri”, ha aggiunto Baglioni, per anni animatore sull’isola di Lampedusa della manifestazione ‘O Scia, nata proprio come forma di sensibilizzazione sull’immigrazione clandestina.
“Io sono stato sempre contrario ai viaggi clandestini perchè provocano morti. Ma il problema non si può risolvere chiudendoci”, ha concluso Baglioni.
(da agenzie)
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