Gennaio 22nd, 2019 Riccardo Fucile
SPARITI I SOLDI DELLE DONAZIONI, COINVOLTO ANCHE IL SUO ASSISTENTE PARLAMENTARE… PRIMA RUBIAMO AGLI ITALIANI
Si chiama Giuliano Pazzaglini, è il sindaco di Visso in provincia di Macerata e grazie alle
denunce sulla ricostruzione lenta e lacunosa è diventato senatore della Repubblica a furor di popolo.
«Per prima cosa cercherò di rispondere alla richiesta d’aiuto di un territorio martoriato dal sisma e dalle inefficienze burocratiche», diceva appena eletto.
E infatti, fa sapere oggi Sandra Amurri sul Fatto, Pazzaglini è stato iscritto nel registro degli indagati dalla Procura di Macerata per vari reati contro la Pubblica amministrazione legati a donazioni post sisma 2016 per un ammontare di decine di migliaia di euro che mancherebbero all’appello.
Mancherebbero all’appello anche due consistenti donazioni di Emil Banca di Bologna.
In questo primo filone gli viene contestato il reato di peculato. Riguarda la somma di 11.800 euro di una iniziativa di beneficenza organizzata da Moto Nardi “In moto per ricostruire”a favore dei commercianti, di cui non vi è traccia.
Soldi in contanti consegnati al sindaco in Comune dal titolare, Vincenzo Cittadini.
Il senatore, alcuni mesi fa, ha reso dichiarazioni spontanee in presenza dell’avvocato Giuseppe Villa che lo difende con l’avvocato Giancarlo Giulianelli di Macerata, legale anche di Luca Traini, il simpatizzante di CasaPound e di Forza Nuova, candidato della Lega alle Amministrative 2017, condannato a dodici anni per strage con l’aggravante razzista per aver sparato a Macerata ferendo sei immigrati per “vendicare l’omicidio di Pamela Mastropietro”, del quale sono accusati alcuni spacciatori nigeriani.
Ma entrambi gli avvocati, da noi sentiti, negano di difendere il senatore Pazzaglini a cui, dopo le dichiarazioni spontanee ritenute evidentemente non credibili, il 14 gennaio scorso è stato notificato l’atto di sequestro preventivo del conto corrente.
“Non ho percepito la somma in qualità di sindaco, di pubblico ufficiale, bensì come privato cittadino, come custode della somma — si è difeso Pazzaglini — e l’ho utilizzata alla bisogna per lavori in economia alle casette nell’area Laghetto di Visso”.
E la rendicontazione? “È in un file che al momento non trovo”.
Al senatore è stata anche notificata la proroga delle indagini riguardanti gli altri reati contestati, i cui termini scadranno fra un mese.
Indagato anche Giovanni Casoni che Pazzaglini ha portato con sè in Senato come assistente dopo che era stato costretto a dimettersi da presidente della Croce Rossa locale a seguito dell’inchiesta del Fatto che aveva rivelato che Pazzaglini era socio di Casoni nella Sibyl Project per il confezionamento di cesti con prodotti tipici acquistati dai produttori locali da rivendere sul mercato conla scritta “Ripartiamo daqui… Pacco solidaleSisma”.
Una normale attività commerciale, finalizzata al profitto, certamente, se non fosse che la scritta sui pacchi lasciava intendere che acquistarli equivalesse ad aiutare i terremotati oltre al fatto che i soggetti interessati all’affare erano il sindaco e il presidente della Croce Rossa.
Il Fatto aveva anche rivelato la storia di sei casette di legno donate a Visso dai Comuni di Meolo (Venezia) e Taino (Varese) transitate nelle società del senatore e di Casoni attraverso operazioni opache a cui si è aggiunto un corposo esposto di cittadini sulle donazioni.
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 22nd, 2019 Riccardo Fucile
LA RAGGI DENUNCIA: “DOVEVA FARLA SORVEGLIARE DOPO LO SGOMBERO”
Quaranta giorni come da calendario è durata la quaresima, ora è tornato il carnevale. Nessuna confusione di date e di scadenze. Alla Leo-Icar sono rientrati i buttati fuori. Lo sgombero? Una sceneggiata, come gli avveduti cronisti sottolinearono. A beneficio dello stuolo di telecamere di servizio. Privato e pubblico.
A rafforzare la tesi, una conferma, un lancio di agenzia di ieri mattina: la retata dei carabinieri a San Basilio, proprio di fronte alla Leo Icar (o «penicillina» che dir si voglia).
Il ministro Matteo Salvini, non agghindato da buttafuori, quando si presentò da queste parti disse «è tornata la legalità ». Sapendo come sarebbe andata a finire, c’è chi titolò «panico tra gli spacciatori».
Difatti… i venditori di droga continuano a percorrere le solite strade, a occupare le solite piazze (ieri ne sono stati arrestati 10).
Contemporaneamente, i senzatetto sono rientrati alla Leo Icar. Una quarantina. Al numero 1040 della via Tiburtina, periferia est di Roma, in quella che una volta era la porta di ingresso alla Tiburtina Valley. Della quale la Leo era capofila.
Come scrivono le agenzie, non è bastata 40 giorni fa la presenza del ministro dell’Interno, Matteo Salvini in persona. Nè, aggiungono le stesse fonti, l’ordinanza della sindaca Virginia Raggi
Non si parli di mancato rispetto. Questione lontana mille miglia dalla condizione di chi non ha un tetto per ripararsi, un alloggio nel quale vivere.
Condizione difficile di per sè che diventa drammatica quando investe una famiglia. Che non ha un rubinetto con l’acqua per potersi lavare il viso o un giaciglio dove dormire. E la sorte dei minori, dei bambini… Molto più che sgradevole doversi sistemare in un luogo come la Leo
Secondo una guardia giurata, «il presidio — un’auto delle forze dell’ordine —, davanti al principale cancello della fabbrica, è durato fino a Natale poi non si è visto più nessuno», così come, secondo un uomo in attesa del bus, «non ci sono più poliziotti da un pezzo»
Ma gli occupanti, molti di origine nordafricana, non usano solo la facciata principale per entrare e uscire nella ex fabbrica. La recinzione che delimita il perimetro è di fatto un colabrodo e basta fare pochi passi e costeggiare il lato sinistro del perimetro per arrivare in un nuovo punto di accesso. Dove il muro è poco più alto di 2 metri, alcune aste in ferro sono state piantate tra i mattoni per formare una comoda scaletta dalla quale si può entrare e uscire indisturbati.
La quarantina di senzatetto di ieri potrebbe lievitare rapidamente a causa degli sgomberi di via Raffaele Costi e via Cesare Tallone nel limitrofo quartiere di Tor Sapienza. Che si andranno ad aggiungere alla graduatoria degli sgomberi stilata in prefettura. A Roma sono 88 edifici da «liberare».
Ne è consapevole Virginia Raggi, che ha pubblicato su Twitter (il media più frequentato dai senzatetto) un «inaccettabile ex Penicillina di nuovo occupata. Sono stati spesi soldi pubblici, impegnati uomini e risorse. E ora c’è il rischio di dover ricominciare da capo. Dopo sgomberi occorre sorveglianza».
Chissà con chi ce l’aveva.
(da Globalist)
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Gennaio 22nd, 2019 Riccardo Fucile
LA DENUNCIA DELL’OIM: “VIOLATE LE NORME INTERNAZIONALI, LA LIBIA NON E’ UN PORTO SICURO E IL NAUFRAGIO E’ AVVENUTO IN ACQUE INTERNAZIONALI”
Il portavoce dellʼOrganizzazione internazionale per le migrazioni ribadisce che “la Libia non è
un porto sicuro dove dovrebbero essere condotte persone soccorse in acque internazionali”
“I 144 migrati, comprese donne incinte e bambini, che erano stati salvati domenica pomeriggio nel Mediterraneo dal cargo Lady Sham, sono stati trasferiti in un centro di detenzione in Libia”.
Lo scrive su Twitter il portavoce dell’Oim in Italia, Flavio di Giacomo, ricordando che molti di loro “erano in cattive condizioni fisiche” e ribadendo che “la Libia non è un porto sicuro dove dovrebbero essere portate persone salvate in acque internazionali”.
L’Italia ha violato le norme internazionali sul soccorso rifiutandosi di intervenire.
(da Globalist)
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