Gennaio 23rd, 2019 Riccardo Fucile
IL DOCENTE DELLA BOCCONI: “LA FRANCIA NON HA VANTAGGI ECONOMICI DAL FRANCO AFRICANO E NON C’E’ ALCUN RAPPORTO CON LA PARTENZA DEI MIGRANTI” … QUOTIDIANA FIGURA DI MERDA DI DI MAIO E DELLA MELONI
Massimo Amato insegna “Storia, istituzioni e crisi del sistema finanziario globale”
all’Università Bocconi di Milano.
Conosce l’Africa, in particolare le ex colonie francesi in cui la moneta è il Cfa, per ragioni di studio e personali. E collabora con vari economisti africani, “quelli seri – dice – come Kako Nubukpo, ex dirigente della Banca centrale africana, non gli agitatori panafricanisti”.
Professore, lei è al corrente di essere diventato il guru del Movimento 5 stelle e di esponenti di governo come Luigi Di Maio su Africa e migrazioni?
“Sono al corrente del fatto che il mio nome viene fatto e non sempre in un modo che mi convince”.
In una trasmissione televisiva le sue tesi sono state citate dal sottosegretario M5S agli Esteri Manlio Di Stefano. Ancor prima, lo aveva fatto Gianluigi Paragone, che ha detto di essere stato il primo. Anche se pare l’abbia preceduto Giorgia Meloni, almeno con la storia del franco.
“Guardi, questa vicenda è cominciata dopo una mia intervista alla trasmissione di Rai2 Night Tabloid che mi è costata quindici giorni di rettifiche”.
È stato travisato?
“Diamine, direi di sì. Paragone riprendendo le mie parole aveva detto una cosa che non sta nè in cielo nè in terra, e cioè che quando doniamo 10 euro agli africani poveri 5 se li pappano i francesi. È più che una bufala. Per questo, per chiarirlo, ho dato un’intervista ad Altraeconomia”.
E quindi non è tutta colpa della Francia e del Cfa, se le persone partono dall’Africa per fuggire da guerre, carestie, persecuzioni?
“Non c’è nessun vantaggio strettamente economico della Francia a gestire il franco Cfa. Anzi, ci sono un po’ di costi. E non c’è un rapporto diretto con l’immigrazione. Le statistiche che sono state fatte vedere, per quanto opinabili, hanno dimostrato che la maggior parte dei migranti che arrivano da noi non provengono da quei Paesi. Quindi, non possiamo inferire che se non ci fosse il franco cfa non ci sarebbero gli immigrati”.
E non possiamo neanche dire che è l’unica ragione della povertà in Africa, o sbaglio?
“E chiaro che non ci sono una monocausa e un unico effetto”.
Mi scusi, è chiaro per lei, ma non per chi ha sentito parlare il vicepremier Luigi Di Maio negli ultimi giorni.
“Ho sentito, ma già Di Battista a Che tempo che fa ha usato espressioni più sfumate, e anche Di Stefano. Quel che voglio dire è che se anche queste forzature non mi appartengono, il problema del Cfa per quei Paesi esiste. Affermare che gli immigrati muoiono perchè la Francia è cattiva è come minimo un cortocircuito, se c’è la buona fede. Sennò è anche peggio”.
Sinceramente sembra un modo per non pronunciarsi sui porti chiusi da Matteo Salvini e sulle conseguenze nefaste del decreto sicurezza, come dimostrano gli sgomberi di questi giorni.
“Questo però non c’entra con i miei studi. Che sposano quelli di molti economisti africani, della parte più illuminata e volenterosa nel promuovere il cambiamento, secondo cui il franco cfa va superato. Perchè è vero che è un sistema che preserva dall’inflazione, fa arrivare capitali e protegge dall’instabilità . Ma è anche vero che così facilita i ricchi, chi può permettersi di aprire conti all’estero e comprare case a Parigi, e gli investitori stranieri come la Cina. Non certo un povero africano che vuole metter su una sua attività . Ci sono dei benefici e dei costi, e in economia si deve fare un bilanciamento”.
I costi superano i benefici?
“Se a Paesi sottosviluppati diamo una moneta forte, questo rende certa la loro permanenza del limbo dei non sviluppati. L’economista del Togo Kako Nubukpo ha intitolato il suo libro ‘La servitù volontaria’, perchè non sempre i tiranni hanno bisogno di usare la forza”.
Quindi secondo lei la Francia fa politiche neocoloniali in Africa?
“Dipende da cosa intendiamo per colonialismo e da quanto vogliamo essere formalisti”.
E a sfruttare l’Africa sarebbe solo Parigi?
“Certo che no, l’Africa in questo momento è oggetto di una lotta per la spartizione estremamente sotterranea che rischia di diventare feroce. La Russia è in Centr’Africa e lo abbiamo scoperto perchè tre giornalisti russi sono stati trovati morti. I cinesi ci sono da vent’anni e hanno ormai il monopolio su alcune materie prime per i prossimi trenta. Gli americani hanno fatto e disfatto. Gli europei si sono difesi benissimo tra belgi e francesi anche dopo le indipendenze dei Paesi che controllavano. Possiamo aggiungere i canadesi”.
E gli italiani?
“Ah bè, hanno fatto anche loro quello che potevano. Mi sembra ci siano anche delle inchieste sull’Eni al riguardo”.
Allora che senso ha dare tutta la colpa alla Francia?
“Guardi, io sono per smettere di fare del moralismo. Serve un new deal, un nuovo patto con l’Africa, dove ci sono dinamiche demografiche che vedono il raddoppio della popolazione ogni 25 anni. Se non raddoppiano anche i posti di lavoro, raddoppiano i disoccupati. Serve sviluppo, e non può farlo la Francia con il passato che ha. I vecchi Stati non possono essere il soggetto di questo new deal”.
E chi può esserlo?
“Parafrasando Kissinger, se ci fosse un telefono, il numero da chiamare sarebbe quello del ministro degli Esteri europeo. Che purtroppo non c’è”.
(da “La Repubblica”)
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Gennaio 23rd, 2019 Riccardo Fucile
ALLA COMUNITA’ EBRAICA NON BASTANO LE SCUSE TARDIVE DI DI MAIO
Ruth Dureghello, 51 anni,è la presidente, la prima donna nella storia, della Comunità ebraica di Roma, la più antica d’Italia.
In un’intervista rilasciata oggi al Corriere della Sera Dureghello fa sapere che la Comunità sta per denunciare Elio Lannutti per istigazione all’odio razziale dopo la citazione dei Protocolli dei Savi di Sion da parte del senatore M5S.
«E’ stato varcato un confine inaudito, in una maniera difficile da contrastare se non ci sono chiarissime e nettissime prese di posizione».
I vertici del Movimento 5 Stelle però si sono dissociati: il vicepresidente del Consiglio Luigi Di Maio ha rilasciato una durissima dichiarazione, a nome suo e di tutto il Movimento, in cui ha preso le distanze da Lannutti.
«Lo so. E ho apprezzato anche i toni usati con me dal vicepresidente Di Maio durante un nostro scambio di messaggi notturno, lunedì sera: era in una situazione in cui non poteva parlarmi al telefono. Ma non può bastare una semplice dichiarazione. Nè un dialogo fatto di messaggi, anche se dai toni molto significativi. Così come per me stessa non è sufficiente spiegare la gravità di ciò che è accaduto con un tweet o con una semplice frase. Per quanto mi riguarda non è sufficiente…».
Pensa insomma che il Movimento 5 Stelle dovrebbe espellere il senatore Elio Lannutti?
«Io so che il Movimento ha espulso diversi suoi membri per motivi assai meno gravi di questo… L’espulsione sarebbe una scelta trasparente ed eloquente. Siamo a ridosso della Giornata della Memoria. Ma certe manifestazioni non possono e non devono essere formali. Inutile parlare di lotta all’antisemitismo se non seguono atti concreti in una situazione gravissima come questa. Il Movimento 5 Stelle, proprio perchè forza con grandi responsabilità di governo, deve fare chiarezza su cosa è tollerato, al proprio interno, e cosa non lo è in materia di antisemitismo. Altrimenti si offende la memoria dei milioni di ebrei che hanno pagato con la vita per quegli stereotipi: ma anche chi si è battuto per l’Italia in cui viviamo. Penso al retaggio della Resistenza, ai tanti militari che hanno sacrificato la loro vita, alle istituzioni che hanno consolidato la democrazia in Italia negli anni».
(da agenzie)
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Gennaio 23rd, 2019 Riccardo Fucile
SOTTOTITOLO: “C’E’ POCO DA STARE ALLEGRI”… SE LA STAMPA E’ QUESTA, IN EFFETTI C’E’ POCO DA STARE ALLEGRI
Libero oggi dà il buongiorno al popolo con un articolo di Filippo Facci in cui si collegano,
per poi fingere di dubitare di un collegamento, stagnazione economica e presunto aumento degli omosessuali.
Nelle statistiche citate da Facci, è importante segnalarlo, non aumentano i gay ma chi si dichiara gay:
Numeri ufficiali non ce ne saranno mai, ma le statistiche anglosassoni — che su questo tema sono maniacali e frequenti — proprio ieri registravano gli ultimi dati dell’Office for National Statistics(Ons) destinati come sempre a riverberarsi oltremanica: le persone tra i 16 e i 24 anni che affermano di essere gay o bisessuali sono il doppio rispetto agli over 35 e ai 50enni e agli over 65; i giovani sono più propensi a «esplorare la loro sessualità , è aumentata l’accettazione sociale delle identità sessuali così come la possibilità di esprimerla».
La popolazione che si identifica come lesbica, gay o bisessuale era l’1,5 per cento nel 2012 e il 2 per cento nel 2017.
A questi numeri si aggiungono quelli del sondaggio Ipsos Mori (secondo il quale il dieci per cento dei giovani britannici si identifica come bisessuale) mentre un sondaggio Ipsos ha rilevato che i giovani si stanno allontanando progressivamente dall’idea che la sessualità possa essere binaria.
Un sondaggio mondiale del settembre scorso, infine, rileva che solo due terzi dei giovani si definiscono eterosessuali. E lo specifico italiano?
Nel 2012 l’Istat contraddisse i propri stessi dati (giudicandoli vecchi: aveva stimato solo in un milione le persone lgbt) mentre oggi si è abbassata l’età del coming out e sono cambiati gli stili di vita.
Stime ufficiose avvicinano gli orientamenti dei millennials allo storico e contestato rapporto Kinsey che negli anni Cinquanta stimava gli omosessuali attorno al 10 per cento.
Anche qui, domanda: c’è un link tra il calo del Pil, l’elusione delle fatture elettroniche e l’aumento dei gay dichiarati?
Non lo sappiamo, ma la fotografia è quella. Anche quella. Spiega l’Italia che cambia e quella che non cambia per niente.
“Provo disgusto per il titolo del giornale Libero. Un giornale che riceve soldi pubblici che prima pubblica titoli razzisti, poi oggi anche omofobi. Avviero’ immediatamente una procedura interna per vagliare la possibilita’ di bloccare l’erogazione dei fondi residui spettanti ad un giornale che offende la dignita’ di tutti gli italiani e ferisce la democrazia. Mi aspetto che il giornalismo che tanto vede in noi il nemico, faccia sentire la sua voce. Probabilmente chi distrugge la credibilita’ della stampa sono proprio alcuni giornalisti”, fa sapere Vito Crimi.
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 23rd, 2019 Riccardo Fucile
NEL MIRINO IL CLAN NIRTA-SCALZONE… MARCO SORBARA E’ STATO ANCHE ASSESSORE AL COMUNE DI AOSTA
Blitz dei carabinieri contro il clan Nirta-Scalzone, considerata una delle ‘ndrine più potenti d’Italia. Nell’ambito dell’operazione ‘Geenna, ‘finalizzata a contrastare infiltrazioni della ‘ndrangheta in Valle d’Aosta”, i carabinieri hanno arrestato anche il consigliere regionale Marco Sorbara, eletto nelle fila dell’Union Valdotaine.
I carabinieri hanno preso in consegna altri due politici valdostani: Monica Carcea, assessore comunale di Saint-Pierre (Aosta) e Nicola Prettico, consigliere comunale di Aosta.
Dopo l’arresto di Sorbara, i lavori dell’assemblea regionale sono stati sospesi.
“Vista la gravità dei fatti di cui siamo venuti a conoscenza – ha detto la presidente del Consiglio Valle, Emily Rini – la conferenza dei capigruppo ha deciso di sospendere i lavori al fine di consentire di avere ulteriori informazioni in merito”.
Fra gli indagati anche un noto avvocato enalista torinese, Carlo Maria Romeo,comparso come difensore in quasi tutti i più importanti processi di criminalità organizzata celebrati a Torino.
I componenti del sodalizio Nirta-Scalzone, riconducibile alla famiglia originaria di San Luca dei fratelli Giuseppe, Antonio, Francesco, Sebastiano e Domenico, sono arrivati da tempo in Piemonte e Valle d’Aosta.
Le indagini, hanno dato il via a un’operazione che sta portando a diversi arresti, anche nel Torinese, è condotta dai carabinieri del Ros del gruppo di Aosta, coordinati dalla direzione distrettuale antimafia della procura di Torino.
I Nirta-Scalzone sono un nome di primo piano nel mondo del narcotraffico internazionale, soprattutto cocaina ed eroina in arrivo da est e e importata nel nord Europa.
Le indagini del Ros hanno consentito di ricostruire uno scenario di pervasiva infiltrazione nel tessuto economico-imprenditoriale nonchè di documentare l’esistenza di un’associazione finalizzata al narcotraffico transnazionale tra Spagna e Italia.
(da agenzie)
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Gennaio 23rd, 2019 Riccardo Fucile
LA MANOVRA ACROBATICA GRILLINA CHE SMENTISCE SE STESSO
F35 delle mie brame, qual è l’aereo più bello del reame? Il governo Lega-M5S darà a breve il
via libera all’acquisto di 90 F35 anche se non c’è ancora l’ufficialità .
Lo racconta oggi Il Messaggero in un articolo a firma di Emilio Pucci in cui racconta della manovra acrobatica grillina:
Insomma l’esecutivo rallenterà la spesa ma confermerà il programma. Lo farà in via informale nella missione che il sottosegretario alla Difesa Tofalo — è lui ad aver ricevuto da parte del ministro Trenta la delega sulla pratica F35 — avvierà oggi negli Stati Uniti. In agenda incontri al Pentagono e con la Lockheed Martin, l’azienda attiva nei settori dell’ingegneria aerospaziale e della difesa.
Ad insistere sulla necessità di mantenere i patti con gli Stati Uniti sarebbe stato lo stesso premier Conte.
Tofalo a dicembre aveva sottolineato l’importanza degli F35 per la nostra Aeronautica attirandosi l’ira dell’ala movimentista del Movimento Cinquestelle. «Gli Stati Uniti sanno di poter fare affidamento sulla nostra parola»,aveva spiegato citando anche l’articolo 52 della Costituzione secondo il quale «la difesa della Patria» è «un sacro dovere del cittadino». E precisando poi la sua linea: il programma va rivisto, è in corso una valutazione tecnica.
Lo stesso Di Maio ha espresso piu’ volte perplessita’ sugli F35. L’Italia ha acquistato 90 F-35: trenta nella versione B (15 previsti per la Marina ed altri 15 per l’Aeronautica). I novanta F-35 sono destinati a sostituire gli AV-8 Harrier, i Tornado Panavia e gli AMX in dotazione all’Aeronautica e alla Marina italiana.
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 23rd, 2019 Riccardo Fucile
“FARE 200 KM PER UNO STIPENDIO DA 700 EURO SAREBBE UNA SOLUZIONE ALLA DISOCCUPAZIONE?”… “SE AVETE TRE PROPOSTE DI LAVORO PERCHE’ NON LE FATE SUBITO, ANCHE SENZA REDDITO? ALLORA E’ UNA PRESA PER IL CULO”
Il Reddito di Cittadinanza è legge, ma per poterlo vedere dal vivo si dovrà attendere l’inizio di aprile. Fra poco più di due mesi sapremo quindi chi saranno coloro che avranno diritto alla misura di sostegno al reddito fortemente voluta dal MoVimento 5 Stelle e soprattutto inizieremo a capire se davvero il sistema che sarà messo in piedi da qui ad aprile sarà in grado davvero di far incontrare domanda e offerta di posti di lavoro.
Per il momento il M5S fa sapere di aver già pensato a come evitare che furbetti e approfittatori vari possano in qualche modo abusare del Reddito di Cittadinanza.
Ad esempio il RdC farà presumibilmente nascere una simpatica rete di delatori, alimentando così sentimenti di invidia sociale, mentre Luigi Di Maio ha già fatto sapere che la storia delle tre proposte di lavoro che saranno geograficamente sempre più distanti dal luogo di residenza è un modo per obbligare i lavoratori ad accettare la prima offerta, quella entro i 100 chilometri da casa.
E ci sarebbe da chiedersi come mai i navigator precari debbano per forza trovare una sola proposta nel raggio dei 100 km, quasi ci fosse un unico posto di lavoro per fascia geografica e poi si sia costretti ad allargare i criteri di ricerca.
Quello che è a tutti gli effetti una sorta di ricatto per obbligare i disoccupati ad accettare la prima offerta “congrua” e creare così una sacca di forza lavoro a basso costo, altamente ricattabile e a disposizione delle aziende viene presentata come una “norma anti-divano“.
Nonostante le polemiche dei giorni scorsi sul tweet di Maria Elena Boschi — che avevano provocato anche l’intervento di Alessandro Di Battista — sui vacanzieri del reddito anche il MoVimento 5 Stelle abbraccia la narrazione secondo la quale i disoccupati sarebbero gente che se ne sta sul divano tutto il giorno a grattarsi la pancia.
Il sistema delle offerte per fascia geografica viene raccontato come un meccanismo di sicurezza, ma il M5S dimentica che già nei mesi scorsi sia il ministro Di Maio che la viceministra Castelli avevano spiegato a più riprese che gli aventi diritto al Reddito di Cittadinanza non sarebbero rimasti a casa perchè impegnati quotidianamente in lavori socialmente utili per il proprio comune e in attività di formazione presso i centri per l’impiego.
Nessun potrà restare sul divano, ha annunciato ieri la pagina Facebook ufficiale del MoVimento 5 Stelle. Ma ai simpatizzanti e agli elettori del MoVimento 5 Stelle la retorica anti-divanista non piace.
E non piace soprattutto per il modo con cui è stato concepito il provvedimento simbolo della campagna elettorale del M5S.
Secondo alcuni elettori pentastellati “solo un idiota” può pensare una norma del genere che finisce per diventare “una presa per il culo”. Molti infatti non accettano che il MoVimento abbia deciso che fare “duecento chilometri al giorno per lavorare, magari a 700 euro al mese” possa essere una proposta giusta che viene incontro alle necessità dei disoccupati.
Se da un lato è indubitabile che per le persone che rientreranno nei rigidi requisiti del RdC la possibilità di avere un lavoro è sicuramente positiva tra i grillini c’è già chi inizia a farsi i conti in tasca.
Con le spese di viaggio (per i mezzi pubblici o per l’auto) alla fine resterebbe poco in tasca al lavoratore e il gioco non varrebbe la candela.
C’è addirittura chi sostiene che “non credo che sono così stupidi da dire di fare 50 o 60 km al giorno per andare a lavorare”, dimostrando in realtà di non avere idea che in Italia milioni di persone fanno un tragitto casa-lavoro anche più lungo e magari per uno stipendio che non è poi così diverso dai 780 euro del Reddito di Cittadinanza.
Ma il nostro appassionato del M5S è convinto che si tratti di “una cosa estrema” per convincere il disoccupato a pensarci “perchè la seconda è ancora peggio”.
Molti sono arrabbiati perchè con quel post il M5S ha dimostrato di pensarla esattamente come quelli del PD: ovvero che i disoccupati sono potenzialmente tutti dei furbetti pronti a tutti pur di non lavorare.
Altri elettori si chiedono invece come mai le famose tre offerte di lavoro che ci sono per ogni disoccupato con Reddito di Cittadinanza (in realtà non ci sono ancora, è quello il bello) non le possono dare già ora, senza dover pagare il reddito.
Sono offerte “speciali” e dedicate ai RdC o possono essere fatte anche a coloro che sono iscritti ai centri per l’impiego?
La proposta per evitare le deportazioni forzate è quella di “aprire aziende e fabbriche nel Sud, non fare emigrare al Nord i meridionali peggio degli anni 60“. Forse qualcuno si sta rendendo conto dare il voto al M5S non è servito poi a risolvere i problemi endemici di certe zone del Paese.
Ci sono poi quegli elettori pentastellati che spiegano che hanno votato per il partito di Di Maio nella speranza che creasse magicamente dei posti di lavoro.
Tra i tanti “divanisti” (che tali non sono) ci sono infatti molte persone che il lavoro, un lavoro, lo vanno cercando da anni senza alcun successo. Il solo fatto che ora il governo prometta di riuscire a generare tre offerte di lavoro “congrue” suona a molti come una presa per i fondelli.
C’è poi il problema dei disoccupati, e sono soprattutto giovani, che non potranno avere diritto al Reddito perchè vivono ancora con i genitori (che magari lavorano o percepiscono una pensione). Per loro niente RdC.
Sono i cosiddetti “mantenuti” (che non significa sempre bamboccioni). Disoccupati che hanno la fortuna di avere una famiglia che li sostiene e che quindi hanno un ISEE superiore ai novemila euro.
Lo stesso vale ad esempio per quelle coppie dove uno dei due coniugi lavora ed ha un reddito tale da far sì che l’ISEE familiare sfori i requisiti per accedere al Reddito di Cittadinanza. Per loro la situazione è ancora peggiore.
Come spiega il MoVimento 5 Stelle rispondendo ad una domanda di un utente infatti «chi supera i requisiti patrimoniali che danno accesso all’integrazione del reddito ma è disoccupato accederà in ogni caso a tutto il programma fatto di corsi di formazione, navigator e proposte di lavoro», senza avere però il Reddito di Cittadinanza e magari dovendo anche impegnarsi in lavori socialmente utili. Da un lato è senz’altro importante che un disoccupato possa accedere ai servizi del RdC, dall’altro questo significa che i navigator dovranno trovare molti più posti di lavoro di quelli dedicati ai precettori del RdC. E se i centri per l’impiego non sono riusciti a farlo fino ad ora come faranno a sbrogliare il bandolo della matassa entro 18 mesi?
(da “NextQuotidiano”)
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