Gennaio 18th, 2019 Riccardo Fucile
NEL TRAPANESE LE FORZE DELL’ORDINE IMPEGNATE NELL’EMERGENZA IMMIGRATI SONO ALLOGGIATI IN LOCALI INDECENTI
Un bene confiscato, un residence turistico, oggi chiuso al pubblico e utilizzato per fare alloggiare gli agenti impegnati nel fronteggiare l’emergenza immigrazione, ma tenuto in condizioni decadenti ben oltre il limite delle più decenti condizioni igienico sanitarie.
La denuncia arriva dal sindacato della Uil comparto Sicurezza. La struttura si trova in provincia di Trapani, a Valderice.
Il residence denominato Torre Xiare, confiscato ad un imprenditore condannato per mafia e ritenuto il “regista” nelle aggiudicazioni pilotate di appalti, da tempo è impiegato per dare accoglienza tra i 50 e gli 80 poliziotti, a secondo delle necessità , aggregati alla Questura di Trapani.
Le foto diffuse dal sindacato sono eloquenti circa le gravissime e pessime condizioni igienico sanitarie nelle quali sono costretti ad alloggiare e a consumare i pasti i poliziotti.
I responsabili del sindacato parlano di struttura fatiscente e con evidenti problemi igienico sanitari, con muffa alle pareti, umidità e soprattutto insetti e scarafaggi all’assalto della struttura.
La Uil Sicurezza ha inviato una lettera al Questore di Trapani Claudio Sanfilippo e al dirigente del reparto mobile.
«Per quanto apprezzabile è da parte degli organi preposti utilizzare una struttura sequestrata alla Mafia per farvi alloggiare i poliziotti impegnati temporaneamente nello scenario trapanese e provenienti da altre provincie è poco lodevole che si calpesti la dignità di quegli stessi operatori facendoli dormire e mangiare in locali in privi delle più elementari condizioni igienico sanitarie. È giusto sottolineare che queste e altre problematiche erano state rappresentate mesi addietro e sono rimaste inascoltate. Chiediamo pertanto a chi ne ha le responsabilità un intervento tempestivo che porti a trovare un’altra struttura idonea ad ospitare e far consumare i pasti al personale aggregato nei delicati servizi del territorio trapanese».
(da agenzie)
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Gennaio 18th, 2019 Riccardo Fucile
“MA CHE TRE OFFERTE DI LAVORO, QUA NEL SULCIS NON NE ARRIVA UNA DA ANNI”
Si fa presto a dire Reddito di Cittadinanza e a magnificare le capacità dei navigator precari
che dovranno aiutare i disoccupati a trovare un lavoro.
Di Maio ha spiegato che “conviene accettare” la prima offerta di lavoro che arriverà , perchè le successive saranno per posti di lavoro oltre i 100 km di distanza da casa.
Ma cosa ne pensano quelli che il lavoro non ce l’hanno oggi?
Perchè sulla carta l’idea di ricevere tre proposte di lavoro è sicuramente allettante, soprattutto se si ha la possibilità di essere assunti vicino a casa, ma in certe zone del Paese anche ricevere una sola offerta di lavoro è considerato un miracolo.
Ad esempio ieri a Piazza Pulita Salvatore Gulisano ha intervistato gli operai dell’ex Alcoa di Portovesme ora di proprietà del gruppo svizzero Sider Alloys.
La settimana scorsa Di Maio è andato in Sardegna per il tour elettorale delle elezioni regionali e per i lavoratori che da anni sono in cassa integrazione il Reddito di Cittadinanza e la promessa di un nuovo posto di lavoro rimane un miraggio.
Non solo perchè non ci sono posti di lavoro ma soprattutto perchè stiamo parlando di persone che magari hanno superato i 50 anni. Troppo giovani per andare in pensione, troppo “anziani” per poter essere presi in considerazione altrove, magari dopo un processo di “riqualificazione”.
«Non è che noi siamo contrari al Reddito di Cittadinanza — ha spiegato uno dei lavoratori del presidio — siccome noi siamo da tempo senza posto di lavoro, io dico: dove sono le tre proposte di lavoro? Non ne abbiamo nemmeno una».
Non è certo colpa di Di Maio o del governo se nel Sulcis non c’è lavoro, ma davvero si può pensare di risolvere il problema di queste persone, uomini con famiglie a carico, minacciandoli di dover accettare una qualsiasi offerta di lavoro pena la deportazione in aree più ricche del Paese?
Che al Nord o all’estero ci sia più lavoro non è una scoperta, ma in che modo questo trasferimento di forza lavoro aiuta aree come quella del Sulcis a rialzarsi?
Se Alessandro Di Battista si fida ciecamente di Luigi gli operai non sono così propensi a dare fiducia.
Ricordano che quando Di Battista in campagna elettorale andò nel Sulcis disse che si poteva fare a meno dell’industria «anzi secondo lui bisognava raderle al suolo e metterci a fare quei mestieri antichi per attrarre i turisti, io credo che abbia una visione un po’ distorta della realtà » chiosa uno degli operai del presidio ex Alcoa.
Una dichiarazione in linea con le visioni profetiche dei Casaleggio (padre e figlio) sul futuro del lavoro.
A febbraio 2018 Di Battista disse che la Sardegna era «un’isola che potrebbe campare di turismo, enogastronomia ed energia rinnovabili tutto l’anno», nessuna parola per l’industria ma invece discorsi su posti di lavoro come camerieri in pizzerie.
Ma quante pizzerie ci possono mai essere ad Iglesias? Su queste premesse non sembra che il Reddito di Cittadinanza possa creare nuovi posti di lavoro.
Un altro lavoratore, operaio della EurAllumina altra azienda in crisi, è arrabbiato non tanto per i no al carbone del M5S quanto per la mancanza di soluzioni e proposte alternative.
Non è una lotta per l’uso del carbone, è una battaglia per la sopravvivenza dell’industria sarda. In fondo non è poi così strano che i lavoratori non vogliano diventare figuranti “di lavori antichi” in una sorta di parco a tema per turisti.
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 18th, 2019 Riccardo Fucile
“UNA CONTRORIFORMA FURBESCA”
“Dedico quota 100 a Monti e Fornero” aveva detto Matteo Salvini durante il Cdm per presentare il decretone.
Proprio l’ex ministro del Lavoro risponde al vice premier dalle pagine de Il Foglio dove spiega come le pagine del Dl che interessano le pensioni sono una “controriforma furbesca”, un modo di estendere e ricercare il consenso facendo passi che sembrano cambiare tutto ma rimangono ancorati a qualcosa che “sa di antico”. Secondo Fornero sono tre i principi sui quali si regge il sistema pensionistico italiano, dettati dalla riforma Dini del 1995: Il “finanziamento”, dato dalla ripartizione dei contributi versati dai lavoratori; il “calcolo della pensione”, che consiste nel rapporto di interdipendenza tra età e pensione (a parità di contributi maggiore è l’età maggiore è la pensione); la “solidarietà “, contributi a carico generale per salvaguardare i lavoratori impiegati in attività usuranti.
I tre punti della riforma Dini si manifestarono “Coraggiosi nei principi ma timorosi nei fatti”. L’excursus storico della professoressa di economia arriva poi alla riforma del 2011 “Quella che porta il mio nome”
La riforma non era perfetta ma affrontava i problemi di lungo termine del nostro sistema previdenziale in modo coerente con la riforma del 1995, che venne infatti estesa a tutti i lavoratori, per le anzianità future.
§La riforma avrebbe dovuto essere comunicata in modo corretto , mettendo in evidenza i suoi principali punti strutturali, ossia la riduzione degli oneri caricati sulle spalle delle generazioni giovani e future(…) E non presentata soltanto in termini di austerità fine a se stessa e di blocco all’occupazione.
Elsa Fornero parla di una riforma perfettibile, qualcosa che poteva e doveva essere corretta e monitorata soprattutto per quello che lei stessa riconosce come “il problema pur grave degli esodati”, spiegando come la semplificazione della narrazione attorno alla riforma abbia creato un “capro espiatorio” facile e sia diventato soltanto un pretesto per fare campagna elettorale.
Era nell’interesse della politica, che pure approvò la riforma a larga maggioranza, parlarne male quasi subito dopo l’approvazione. E non era nelle possibilità di un ministro tecnico, senza l’appoggio di partiti o di sindacati, far arrivare una lettura con almeno qualche positività .
La nuova riforma è dunque figlia di quella strumentalizzazione e in quest’ottica si pone il quadro di “quota 100” in quanto secondo Fornero è “il ritorno della politica nella determinazione delle regole pensionistiche”.
Difendendo il suo operato, l’ex Ministro del lavoro ricorda come non è utile attaccare l’economia scindendola dalla politica pensando che il benessere sociale sia proprio solo della seconda piuttosto che della prima. “Ragionevole dare un po’ di flessibilità – dice la professoressa – ma si poteva continuare sulla strada dell’APE”
La controriforma è furbesca perchè viene offerta come grande opportunità mentre è contornata di condizioni che ne riducono fortemente la convenienza ma scalfiscono di poco il messaggio mediatico.
Intanto, essendo il metodo contributivo di calcolo delle pensioni in vigore dal primo gennaio 2012 ogni anno di anticipo del pensionamento rispetto alle regole della riforma Fornero comporta una perdita del 3-5 per cento anno
Inoltre, spiega Fornero, il blocco per le pensioni superiori a 1524 euro lordi faceva parte anche della precedente riforma, con la differenza che nel 2011 l’Italia versava in una situazione economica peggiore ed erano richiesti sacrifici alle classi più abbienti. Il ritorno al passato denunciato da Fornero termina con la definizione di “propaganda slegata da ogni visione strategica del futuro” per quella che è un’innovazione che “sa molto di antico”.
(da agenzie)
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Gennaio 18th, 2019 Riccardo Fucile
“NON E’ PIU’ UNA PRIORITA’, ORA POSSIAMO CAMBIARE L’EUROPA DALL’INTERNO”… GIRAVOLTA DOPO LA SCONFITTA ALLE POLITICHE
Lei la svolta l’ha fatta prima di Salvini. E gli antieuro nostrani predissero un futuro grigio
per Marine Le Pen che non vedeva più l’uscita dall’euro tra le sue priorità sostenendo che lei sarebbe stata rovinata da quella scelta politica che qualche mese dopo anche il leader della Lega ha fatto.
E oggi la leader del Rassemblement National (che non è più un Front) spiega al Corriere le ragioni di questa scelta:
Alla prova dei fatti, l’interesse nazionale di un Paese sembra non poter coincidere con quello di un altro, difficile arrivare ad accordi concreti dove ci guadagnano tutti, «win-win», come direbbe Donald Trump. Ma questa è una questione successiva, da affrontare magari una volta raggiunta quell’Europa «dei popoli» dove «ogni Stato recupera sovranità e controllo del territorio». Intanto, sul modo per arrivare a quell’obiettivo, l’intesa con Salvini è totale.
A cominciare dalla questione dell’euro e della permanenza nell’Unione europea. Leader di lotta e (nelle sue speranze) di governo, Marine Le Pen dice che «siamo un partito pragmatico, non ideologico. Eravamo per l’uscita dall’euro e dall’Unione europea quando l’unica alternativa era tra la totale sottomissione a Bruxelles e l’abbandono della Ue».
La minaccia di un ritorno al franco, pur con molte ambiguità , alle presidenziali del 2017 è costata a Marine Le Pen i voti di molti francesi spaventati da una mossa che sembrava pericolosa.
E adesso? «Oggi le condizioni politiche sono totalmente cambiate. Le nostre idee avanzano ovunque in Europa, e in Italia sono al governo».
§E come ci ha rinunciato Salvini, che partecipò al congresso FN di Lione 2011 esibendo sul palco la maglietta «no euro», pure Marine Le Pen accantona il sogno di uscire dalla moneta unica e dall’Unione.
«Ora possiamo cambiare l’Europa dall’interno, uscire e adottare una nuova moneta non sono più le priorità . I trattati sono interpretabili a piacere, basti guardare cosa ha fatto la Bce con il quantitative easing. Quando il presidente della Commissione non sarà più Juncker ma una personalità espressione delle idee mie e di Salvini, la vita dei cittadini migliorerà ».
(da “NextQuotidiano“)
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Gennaio 17th, 2019 Riccardo Fucile
LA BALLA DEI 780 EURO: IN REALTA’ LA MEDIA SARA’ DI 390 EURO A PERSONA, NON POTRA’ SUPERARE 500 EURO PER UN SINGOLO, DURERA’ APPENA 12 MESI, IL LAVORO NON C’E’, QUINDI QUASI NESSUNO TROVERA’ UN’OCCUPAZIONE E SE LA TROVI I SOLDI ANDRANNO ALL’AZIENDA… GLI STRANIERI UE LO PRENDERANNO COME GLI ITALIANI, ALTRA BALLA DEL GOVERNO
Nel 2019 sono previsti circa 4,68 miliardi di euro di coperture (oltre ai 2 miliardi assorbiti dal Rei). Ecco in cosa consiste la misura.
Che cos’è il reddito di cittadinanza
Il reddito di cittadinanza è un sussidio destinato alla fascia di popolazione che si trova sotto la soglia della povertà assoluta. Quella, definita dall’Istat, di chi può contare su meno di 780 euro al mese.
In questa fascia, stranieri inclusi, si trovano circa 5 milioni di persone, e circa 1 milione e 700 mila famiglie, il 47% al Centro Nord e il 53% tra Sud e Isole
Il reddito di cittadinanza, e la pensione di cittadinanza destinata agli over 65, è un’integrazione al reddito che dovrebbe permettere di raggiungere questa soglia. Significa che, tra i beneficiari, chi vanta ad esempio un reddito di 200 euro mensili nel migliore dei casi può ottenere i 580 euro che gli mancano per raggiungere “quota 780”. Il reddito di cittadinanza viene versato su una apposita carta, una normale PostePay, chiama Carta Reddito di Cittadinanza.
A quanto ammonta il reddito di cittadinanza
Nel caso di un cittadino single l’importo massimo è di 780 euro, ma si tratta di una cifra da dividere in due parti.
L’importo massimo del Reddito di cittadinanza in quanto tale arriva fino a 500 euro.
A questa cifra si somma un importo di 280 euro se si è titolari di un contratto di affitto o 150 se si vive in una casa di cui si sta pagando un mutuo.
Solo in questo modo l’importo massimo totale può raggiungere i 780 euro. Diversamente, se ad esempio si vive in una casa di proprietà , la cifra massima arriva a 500 euro.
Dividendo a spanne l’ammontare del fondo previsto in manovra per il numero stimato dei beneficiari e per gli interi potenziali nove mesi di percezione del sostegno si ottengono poco meno di 400 euro medi a famiglia e poco meno di 140 persona.
Il beneficio economico andrà comunque da un minimo di 40 a un massimo di 780 euro mensili.
Quando parte il reddito di cittadinanza
Le domande per il reddito di cittadinanza potranno essere presentate da marzo. Il sito Internet che informerà della documentazione necessaria sarà in linea a febbraio, mentre il mese dopo sarà attrezzato per la compilazione delle domande. Il sussidio verrà erogato a partire dal mese successivo alla domanda.
Chi può prendere il reddito di cittadinanza
Per accedere al Reddito di cittadinanza bisogna essere cittadini italiani (o europei) o stranieri residenti nel Paese da almeno 10 anni di cui gli ultimi due in modo continuativo.
I beneficiari devono avere un Isee inferiore ai 9.360 euro annui oppure, se non si possiedono immobili e liquidità , un reddito familiare inferiore ai 6000 euro, pari a 500 euro al mese. Oltre ad altri requisiti su immobili di proprietà e patrimonio mobiliare, nessun membro del nucleo famigliare deve possedere un’auto immatricolata nei sei mesi precedenti di oltre 1600cc di cilindrata (250cc per le moto), nè una barca.
Chi non può prendere il reddito di cittadinanza
Oltre a chi non soddisfa i requisiti, sono esclusi dal reddito di cittadinanza chi si trova in carcere, i ricoverati in lunga degenza o altre strutture assistenziali a carico dello Stato, e le famiglie che hanno all’interno del proprio nucleo chi si è dimesso dal proprio lavoro nei dodici mesi precedenti. Chi non spenderà per intero il reddito di cittadinanza, nel mese di ricezione, perderà l’importo.
Cosa bisogna fare per avere il reddito di cittadinanza
Il reddito di cittadinanza potrà essere richiesto ai Caf, alle Poste, a uno sportello Inps presentando un modulo predisposto dallo stesso Inps. La richiesta potrà essere fatta anche via Internet, sul sito dedicato che sarà pronto a marzo. Per ottenerlo però tutti i membri del nucleo dovranno siglare aderire a un “percorso personalizzato di accompagnamento all’inserimento lavorativo e all’inclusione sociale”. In particolare, per quanto riguarda il Patto per il lavoro, i beneficiari dovranno iscriversi alla piattaforma dedicata alla ricerca di lavoro, svolgere una ricerca attiva del lavoro, accettare i percorsi di formazione (suggeriti da enti di formazione bilaterale, entiinterprofessionali o aziende). I beneficiari sono obbligati ad accettare almeno una delle tre proposte di lavoro suggerite, mentre dopo 12 mesi di fruizione del sussidio bisognerà accettare la prima offerta.
Il sostegno alla imprenditorialità
Un’impresa che assume chi prende il reddito di cittadinanza otterrà fino a 18 mesi di sgravi fiscali. Se chi prende il reddito di cittadinanza avvia una sua impresa, ottiene il reddito fino a 16 mesi.
La revoca del Reddito di cittadinanza
Chi dovesse mentire sui requisiti per potere accedere al Reddito di Cittadinanza rischia una condanna da 2 a 6 anni e, a condanna definitiva, è obbligato a restituire quanto incassato. Inoltre gli è inibita la possibilità di richiedere il sussidio per i successivi 10 anni. In ogni caso il minimo della pena a 2 anni vuol dire che in galera non ci andra’ nessuno.
La pensione di cittadinanza
Questa integrazione aumenterà le attuali pensioni che sono sotto il livello di povertà . Un pensionato, se vive da solo, avrà 630 euro (solo se in affitto arrivi a 780 euro) al mese mentre un nucleo arriverà fino a un massimo di 1032 euro, meno ovviamente quello che già percepisce di pensione. Se ha una pensione di 500 euro prenderà appena 130 euro.
Il lavoro
Chi ha diritto al Reddito potrà rifiutare fino a due offerte, accettando la terza. Tuttavia, dopo 12 mesi di fruizione del beneficio, non si potrà più rifiutare alcuna offerta ‘congrua’ (dunque entro 250 chilometri dalla residenza), pena la decadenza del sostegno.
Alle aziende che assumono un beneficiario del Reddito viene indirizzato l’importo percepito dal neo-assunto per i mesi rimanenti fino alla fine del ciclo di 18 mesi (in pratica i soldi li prende l’azienda e non più il richiedente il reddito)
Le aziende percepiscono invece metà dell’importo del Reddito (sempre fino a fine ciclo) nel caso in cui il beneficiario usufruisca di un corso di formazione per l’impiego o dell’ausilio delle agenzie per il lavoro (a cui andrà il restante 50%). Quindi come inizi a seguire un corso di formazione, l’assegno si dimezza.
(da agenzie)
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Gennaio 17th, 2019 Riccardo Fucile
ANDANDO IN PENSIONE PRIMA L’ASSEGNO PENSIONISTICO SI RIDURRA’ PER UNA PERCENTUALE TRA IL 5% E IL 34% (AD ES UNA PENSIONE DI 2000 EURO POTREBBE RIDURSI A 1400 EURO)… NON SI POTRANNO SVOLGERE ALTRI LAVORI, SE NON IN NERO… LA PLATEA E’ DI 350.000 POTENZIALI FRUITORI, MA SE LO POTRANNO PERMETTERE SOLO I PIU’ BENESTANTI
Che cos’è quota 100
Per quota 100 si intende un meccanismo di pensionamento anticipato che consente di lasciare il lavoro prima di avere maturato i requisiti attualmente in vigore dal primo gennaio (67 anni di età per gli uomini e 66 anni e 7 mesi per le donne con 20 anni di contributi, oppure in base alla contribuzione con 43 anni e 5 mesi di contributi per gli uomini e 42 anni e 5 mesi per le donne indipendetemente dall’età ).
Quota 100 prevede invece almeno 62 anni di età e 38 anni di contributi. Lo stesso decreto prevede un abbassamento del requisito contirbutivo attualmente in vigore dal primo gennaio, ripristinandolo a 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne.
Quando si può andare in pensione con quota 100
Nel settore privato, chi ha maturato i diritti a quota 100 entro il 31 dicembre 2018 potrà andare in pensione dal primo aprile 2019; chi li matura dal primo gennaio 2019 avrà diritto alla pensione tre mesi dopo.
Quando possono andare in pensione con quota 100 i dipendenti pubblici
I dipendenti pubblici seguono regole diverse. I lavoratori che maturano i requisiti entro il 31 dicembre 2018 avranno accesso alla pensione dal primo agosto, per gli altri la decorrenza partirà sei mesi dopo la maturazione dei requisiti con l’obbligo di preavviso di sei mesi. Se un lavoratore ad esempio raggiungesse i requisiti dal primo maggio, potrebbe andare in pensione dal primo novembre. I lavoratori della scuola possono andare via a inizio anno scolastico, a settembre.
Lavoro e quota 100
Coloro che decidono di andare in pensione con quota 100 non possono, fino al raggiungimento dei requisiti anagrafici per la pensione di vecchiaia, cumulare altri redditi, quindi lavorare.
Quanto si riduce la pensione con quota 100
Andare in pensione prima siginifica però inevitabilmente versare meno contributi rispetto a quanto sarebbe accaduto se si fosse atteso il raggiungimento dell’età per il pensionamento di vecchia. Versando di meno si incassa di meno.
Quanto? L’Upb ha condotto delle simulazioni prima di conoscere il testo definitivo del provvedimento, ipotizzando tagli dal 5 al 34%.
(da agenzie)
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Gennaio 17th, 2019 Riccardo Fucile
GLI ULTIMI SONDAGGI DANNO LA LEGA AL 30-32%, IL M5S AL 26%, IL PD AL 17,6-18,5%
I dati sono chiari e in linea con le rilevazioni precedenti: il governo M5s-Lega non piace (la maggioranza non è convinta della manovra economica), ma la totale mancanza di offerta politica alternativa fa sì che, se pur in flessione, Lega e M5s siano sempre in testa nei sondaggi: secondo gli ultimi rilevamenti la Lega è ancora il primo partito del paese con percentuali tra il 30 e il 32 per cento, seguito da M5s intorno al 26 per cento.
E’ quanto emerge da due sondaggi, effettuati dall’istituto Demopolis e da Emg Acqua per Agorà
Secondo Demopolis, che ha condotto il 14 e 15 gennaio l’indagine su un campione stratificato di 1.500 intervistati, rappresentativo della popolazione italiana maggiorenne, il partito del vicepremier Matteo Salvini è con il 32% il primo partito nel Paese, con il Movimento 5 Stelle attestato al 26,5%.
Molto distanti appaiono i partiti di opposizione: il Partito Democratico al 17,6% e Forza Italia al 9%; Fratelli d’Italia avrebbe il 3,4%, mentre rimarrebbero sotto il 3% Più Europa, LeU, Potere al Popolo e le altre liste minori.
Secondo un sondaggio Emg Acqua presentato la Lega sarebbe il primo partito con il 30,6% con un calo dello 0,4% rispetto alla scorsa settimana, seguito dal Movimento Cinque Stelle al 26,6%. In totale le intenzioni di voto dei partiti di governo raggiungono il 57,2%.
In risalita le opposizioni di centrodestra: Forza Italia 8,8% (+0,5% rispetto a una settimana fa), Fratelli d’Italia 4,4% (+0,3%
Oggi il Pd raggiungerebbe il 18,5% delle preferenze, percentuale in calo dello 0,6% rispetto alla settimana scorsa.
Stabili le opposizioni di centrosinistra: Più Europa-CD con Bonino 2,1% (+0,1%). Altri partiti fra cui Mdp, Si, Verdi raggiungono il 4,2% (-0,2%). Potere al popolo è al 1,8%% (-0,2%).
(da Globalist)
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Gennaio 17th, 2019 Riccardo Fucile
“DI MAIO? CASO UNICO AL MONDO: E’ PASSATO DA ZERO LAVORI A QUATTRO”
Il lavoro per come lo conosciamo sparirà entro il 2054: questa è stata la recente previsione
fatta da Davide Casaleggio sulle pagine de Il Corriere della Sera.
Oggi, dalle pagine de Il Giornale, a commentare quelle parole giunge il sociologo Domenico De Masi – ex punto di riferimento dei pentastellati in tema welfare.
De Masi fa ipotesi a più breve termine rispetto a quelle di Casaleggio, al quale lancia anche qualche frecciata:
Io che studio questi temi, faccio previsioni che si fermano ai prossimi anni. Lui si spinge addirittura al 2054. Mah. Prima di parlare bisogna andare sul campo. Io non smetto di andarci. […] Per conoscere occorre studiare. Casaleggio che basi ha? A quali ricerche si riferisce?
Negli anni passati, De Masi aveva parlato di “reddito di cittadinanza”, ma rispetto a quello voluto dal governo gialloverde ha le idee chiare:
Ma quale reddito di cittadinanza? Questo è un reddito per i poveri non per i lavoratori […] Questo reddito non c’entra nulla con la disoccupazione […] Il reddito di cittadinanza che sta per essere varato non è altro che il Rei introdotto dal governo Gentiloni.
Il sociologo, che in passato era stato vicino al Movimento 5 Stelle, non sembra soddisfatto da questa nuova misura di Welfare e, anzi, mette in guardia dagli effetti negativi che potrebbe avere al Sud.
Conoscete i disoccupati meridionali? Faranno altri lavori. Il disoccupato meridionale è un artista. Non sta mai fermo […] E poi che deve fare con 300 euro di reddito di cittadinanza. Fa ridere […] Quota 100 per le pensioni? Ma chi vuole andare in pensione a 65 anni? Posso capire i minatori, ma a 65 anni la mente è attiva.
Insomma, a De Masi il governo gialloverde sembra proprio non piacere. Lo studioso, infatti, arriva a sottolineare “l’inadeguatezza” della preparazione e della pregressa esperienza dei membri dell’esecutivo:
In questo governo nessuno ha mai fatto il mestiere che oggi è chiamato a fare […] Di Maio è un caso unico al mondo. Un uomo che a 32 anni è passato da non avere un lavoro ad averne quattro: vicepremier, due ministeri e capo politico.
Infine, il sociologo usa una metafora eloquente per definire il lavoro portato avanti dai due vicepremier:
“Di Maio e Salvini vanno avanti per prove ed errori. Stanno facendo stage. Ma con l’Italia.”
(da “Huffingtonpost”)
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Gennaio 17th, 2019 Riccardo Fucile
L’AUTOLESIONISTICA RINCORSA ALLA NARRAZIONE SECURITARIA LEGHISTA
Due giorni fa a Di Martedì Giovanni Floris ha chiesto al ministro del Lavoro Luigi Di Maio se stava in qualche modo “soffrendo” la competizione con Matteo Salvini.
Da quando è partito il Governo del Cambiamento infatti la Lega ha continuato a macinare consensi nei sondaggi mentre il M5S è rimasto al palo.
Il vicepremier ha farfugliato una risposta dicendo che i rapporti con l’alleato leghista non sono affatto tesi e che in ogni caso quella tra lui e il ministro dell’Interno non è una gara perchè c’è un contratto.
Ma la competizione c’è eccome.
Basti guardare il fatto che da qualche tempo lo stile comunicativo del MoVimento 5 Stelle è cambiato. Da un lato si tratta di un cambiamento “naturale” dovuto al fatto che i pentastellati ora sono al governo e non più all’opposizione ma è innegabile come il M5S stia cercando di seguire le orme della Bestia di Salvini cavalcando certe notizie e certi sentimenti popolari che ben poco hanno a che fare con l’azione di governo in senso stretto per il semplice motivo che sono frutto non tanto del lavoro dei ministri quanto quello di magistrati, poliziotti, carabinieri e forze dell’ordine.
Ad esempio ieri il vicepremier e Capo Politico del MoVimento ha deciso di sfruttare la spinta della narrazione securitaria già ampiamente utilizzata da Salvini.
Ma se il Segretario della Lega quando dà i quotidiani aggiornamenti su arresti e operazioni di Polizia — che nei fatti non dipendono dal suo operato — ha almeno la giustificazione di essere ministro dell’Interno la scelta di Di Maio mostra come il M5S sia alla rincorsa della Lega.
Il ragionamento è semplice: i cittadini chiedono maggiore sicurezza e soprattutto vogliono vedere in azione uno Stato che funziona. Cosa c’è di meglio quindi di dare in pasto al pubblico di Facebook le notizie di arresti, perquisizioni, mandati di cattura?
Sono tutte azioni che non dipendono dal potere esecutivo e che non sono agevolate da particolari normative introdotte dal governo. Come tutti sanno dalle elementari il potere giudiziario (la magistratura) opera in maniera indipendente dal governo. Eppure è facile prendersene i meriti.
Un altro esempio sono il blitz di Virginia Raggi in occasione della demolizione delle villette abusive dei Casamonica (decisa dalla magistratura) o la passerella ad Ostia per l’abbattimento di uno stabilimento balneare abusivo (mentre il TMB Salario andava a fuoco).
Un paio di giorni fa la sindaca di Roma ha dato su Facebook notizia dell’operazione “Tellus” portata a termine dai Carabinieri della Sezione di Polizia Giudiziaria della Procura di Roma e dei Forestali di Roma, Rieti e Latina che ha portato all’arresto di quindici persone per traffico illecito di rifiuti.
Dal momento che risultano coinvolti due autodemolitori che operano a Roma la notizia è stata usata come pretesto per affermare la lotta per la legalità .
Poi magari succede che un emendamento presentato da senatori M5S finisca per diventare una sanatoria per i balneari di Ostia che hanno un contenzioso aperto con lo Stato, ma sono dettagli.
Culmine di questa continua rincorsa a Salvini e ai suoi post bomberistici è sicuramente il video-gogna pubblicato dal Ministro Bonafede sulla cattura, o meglio sull’incarcerazione di Cesare Battisti. Il video arriva dopo che i pentastellati — parlamentari e ministri — hanno condiviso a tambur battente post entusiastici e trionfanti che più o meno recitavano “La giustizia finalmente può fare il suo corso. È un risultato che aspettavamo da un quarto di secolo. Grazie al ministro Bonafede“.
E il Guardasigilli non ha perso tempo (c’era da battere Salvini) e ha pubblicato un disgustoso video presentandolo come «Il racconto di una giornata che difficilmente dimenticheremo!».
L’arrivo di Battisti in Italia è stato salutato come se ad essere catturato fosse stato il padrino della mafia globale o, per gli appassionati di complotti messi in giro da questo governo, il finanziatore dei taxi del mare delle ONG che procuratore Zuccaro va cercando da anni senza successo.
Battisti non è stato che un personaggio secondario del periodo degli Anni di Piombo e l’entusiasmo dei pentastellati di governo nella sua cattura non si spiega se non con la volontà di avere un trofeo da esibire proprio come fa Salvini sulla sua pagina Facebook quando arrestano l’immigrato stupratore (che poi magari viene scagionato, come è successo).
Bonafede, con la sua bella divisa della Polizia Penitenziaria certifica il desiderio del MoVimento 5 Stelle di essere come la Lega, almeno dal punto di vista della comunicazione.
La dimostrazione che, come ha sempre detto Grillo, il M5S non è un partito politico: un movimento d’opinione.
Nel senso che le sue scelte sono orientate dall’analisi dei “sentimenti” popolari e dirottate dalla consapevole scelta di assecondarli.
(da “NextQuotidiano”)
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