Gennaio 16th, 2019 Riccardo Fucile
DECISIVO IL VOTO DEGLI UNIONISTI NORDIRLANDESI, ORA TUTTO TORNA IN ALTO MARE
Dopo la disfatta epica di ieri sul suo accordo con l’Ue sulla Brexit (oramai sepolto), Theresa May oggi ha superato un altro voto cruciale: con 325 a 306 è stata respinta la mozione di sfiducia contro di lei, o meglio del suo governo, che il leader laburista Jeremy Corbyn ha presentato alla Camera dei Comuni.
Decisivo, per la tenuta dell’esecutivo, ancora una volta il voto dei deputati del Democratic Unionist Party, i lealisti nordirlandesi, determinati a impedire che Corbyn formi un nuovo governo.
Ora che ce l’ha fatta, ricomincerà tutto daccapo, un po’ come nel Giorno della Marmotta: la premier britannica riprenderà a tessere la tela con i suoi per un nuovo, irrealistico accordo, per allontanare lo spauracchio del 29 marzo, quando il Regno Unito, senza un’uscita concordata con l’Ue, verrebbe brutalmente sbalzata fuori dall’Unione, con conseguenze economiche e commerciali potenzialmente gravissime.
Il punto è che May non ha un Piano B dopo che Boris Johnson & Co. le hanno “ammazzato” (parole loro) l’accordo raggiunto con enorme fatica con l’Europa lo scorso novembre dopo due anni di negoziati.
E May non ha le caratteristiche politiche per riunire un partito dilaniato tra correnti diversissime, dai brexiters agli europeisti.
Inoltre, il nodo fondamentale del backstop (cioè una sorta di assicurazione concordata con l’Unione Europea per preservare la fluidità e l’invisibilità del confine tra Irlanda del Nord e Repubblica di Irlanda, pilastro fondamentale della pace del Venerdi Santo nel 1998) pare tuttora irrisolvibile: i conservatori ribelli e gli unionisti nordirlandesi (che forniscono appoggio esterno a May in Parlamento) lo vogliono sradicare da un nuovo accordo, per l’Europa invece è imprescindibile.
Insomma, anche se May è rimasta a galla, lo stallo rimane esattamente lo stesso.
Per questo si pensa innanzitutto a rinviare la scadenza del 29 marzo, cosa che Londra può richiedere ai 27 paesi membri Ue, i quali devono approvare.
Nei corridoi europei oramai si discute realmente di questa possibilità , ma che senso avrebbe prolungare l’agonia se il Regno Unito non offrirà nulla più di quanto offerto sinora? Il capo negoziatore europeo Barnier, difatti, oggi ha ricordato che il “no deal è sempre più vicino”.
Angela Merkel esclude la possibilità di un nuovo accordo, anche se si dice possibilista sui tempi da dare alla Gran Bretagna per trovare una soluzione interna, su cui – specifica la cancelliera intervenendo oggi al Bundestag – non ci saranno pressioni europee di alcun tipo.
Non infierire su May, ma difendere gli interessi europei. È la linea anche dell’Eliseo: “Abbiamo già raggiunto il limite di quello che potevamo fare nel contesto dell’accordo. Per risolvere un problema di politica interna britannica non possiamo non difendere gli interessi degli europei”.
(da “La Stampa”)
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Gennaio 16th, 2019 Riccardo Fucile
L’AGENZIA DI INTELLIGENCE DELLA DIFESA STA MONITORANDO IL GRUPPO CON IL FINE DI RENDERLO INCOSTITUZIONALE
L’Ufficio per la difesa della Costituzione vuole verificare se le posizioni politiche e le
dichiarazioni dei suoi leader giustifichino l’apertura di una indagine a tappeto sul partito di estrema destra ‘Alternative fà¼r Deutschland’, con uso di intercettazioni telefoniche, raccolta di dati personali e agenti sotto copertura
Dopo un’osservazione durata alcuni mesi, annunciato ieri il capo dell’intelligence Thomas Haldenweg ha annunciato che il monitoraggio di AfD da parte del BfV è il primo di passo verso un’eventuale procedura di incostituzionalità , al termine della quale potrebbe anche esserci la messa fuori legge del partito.
«Abbiamo prime indicazioni che le politiche di AfD violino l’ordine costituzionale democratico», ha spiegato Haldenweg, secondo il quale tuttavia «non ci sono ancora elementi sufficienti» a far scattare un’inchiesta approfondita.
Dichiarando l’intero partito come Prueffall, caso da verificare, il BfV valuterà ora in modo sistematico tutte le esternazioni e i discorsi degli esponenti di AfD, nonchè i documenti ufficiali.
Più stretta e invasiva invece sarà la sorveglianza su Junge Alternative, l’organizzazione giovanile e su Bjoern Hoecke, leader del partito in Turingia e capo dell’ala più estremista, che l’intelligence considera entrambi già come Verdachtsfaelle, casi sospetti.
Fra le «perle» di Hoecke è aver definito il memoriale dell’Olocausto di Berlino un «monumento della vergogna».
Proprio ieri uno dei sodali di Hoecke, il deputato Jens Maier, è stato condannato a pagare i danni al figlio di Boris Becker, Noah, per averlo chiamato «piccolo mezzo negro» su Twitter
«Consideriamo questa decisione sbagliata», ha detto il co-presidente del gruppo parlamentare di AfD, Alexander Gauland, annunciando che farà ricorso per vie legali contro la decisione. L’altra capogruppo, Alice Weidel, ha parlato di «pressione politica» esercitata sul BfV, notando che con il precedente capo dei servizi, Hans George Maassen, questo non sarebbe stato possibile. Maassen era stato costretto a dimettersi, per aver ridimensionato le violenze della destra estremista a Chemnitz e intrattenuto rapporti privilegiati con i capi di AfD.
La decisione è stata salutata come «giusta e necessaria» da esponenti di tutti i partiti politici.
Tuttavia il leader liberale, Christian Lindner, ha ammonito a «non dare l’impressione di volersi liberare di un concorrente politico attraverso la scorciatoia dei servizi», aggiungendo che «il confronto con AfD dev’essere sui contenuti»
E a proposito di contenuti, AfD potrebbe aver fatto un grosso passo falso nella convenzione nazionale di domenica scorsa, votando una mozione in cui si chiede «l’abolizione del Parlamento europeo» e nel caso in cui questa non venisse approvata in tempi ragionevoli, l’uscita della Germania dalla Ue e la dissoluzione di quest’ultima.
Perfino Gauland era contrario alla risoluzione, cosciente che la prospettiva di una «Dexit» sia tabù in Germania, dove l’80% della popolazione si dichiara fortemente in favore dell’appartenenza tedesca all’Unione europea.
Molto più della decisione del BfV sembra questo il vero regalo fatto ai partiti tradizionali proprio da AfD.
(da Globalist)
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Gennaio 16th, 2019 Riccardo Fucile
JACEK JASKOWIAK: “IL GOVERNO USA METODI NAZISTI, LI RITENGO RESPONSABILI DELLA MORTE DEL SINDACO DI DANZICA”
Parole gravissime che ci fanno vedere i rischi che si corrono andando dietro ai sovranisti che sanno solo spacciare odio: “La causa di quanto e’ accaduto sono odio, nazionalismo, lo spauracchio dei profughi”
E’ l’opinione di Jacek Jaskowiak, sindaco-presidente di Poznan, tra i principali primi cittadini europeisti e liberal, in opposizione al governo sovranista, dopo l’assassinio del sindaco di Danzica.
“Sono convinto – spiega Jaskowiak – che è dovuto all’atmosfera dopo le elezioni del 2015: sono stati attivati odio, nazionalismo, paura dei profughi per far paura alla gente. Cinicamente, per vincere le elezioni. Aggressività e linguaggio d’odio sono stati permessi. Ai media pubblici e’ stato dato l’ordine di calunniarci. Ne parlai molte volte con Pawel Adamowicz. Lui prendeva il problema molto sul serio. Sono stati usati metodi di propaganda alla Goebbels”.
“Abbiamo visto – aggiunge – la menzogna sulla catastrofe aerea di Smolensk (la morte del presidente Lech Kaczynski, ndr) definita come complotto di Putin, l’uso di media e servizi per scopi politici, lo smantellamento del modello dello Stato democratico. Per tutto ciò e per aver portato alla tragedia di ieri ritengo Jaroslaw Kaczynski responsabile”.
Su che cosa possono fare governo e opposizione per il futuro, Jaskowiak indica: “Prima di tutto occorre conoscere i limiti. I media pubblici devono informare i cittadini, non per diffamare l’opposizione. Invece solo pochi giorni fa la tv pubblica mi ha diffamato. Tra poche ore sarò interrogato in procura su un uomo arrestato per minacce contro di me e il sindaco di Wroclaw. Adamowicz il 9 gennaio aveva preannunciato che avrebbe sporto appello contro l’archiviazione dell’inchiesta sui ‘certificati di morte politica’ ricevuti da lui e ora anche da me dalla ‘Gioventù pan-polacca’. Archiviano anche simili minacce contro di me”.
(da Globalist)
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Gennaio 16th, 2019 Riccardo Fucile
COME AVEVAMO ANTICIPATO: LE IMMAGINI RIVELANO L’IDENTITA’ DI UN AGENTE SOTTO COPERTURA CHE COSI’ E’ STATO “BRUCIATO”… IMBARAZZO DELLE FORZE DELL’ORDINE
Il video con lo sbarco show a Ciampino dell’ex latitante in fuga Cesare Battisti, divulgato dal
trionfante ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, sta creando notevole imbarazzo tra i poliziotti perchè mostra in volto anche agenti che non dovrebbero mai apparire.
Osservando il video, diversi siti di informazione hanno messo in evidenza il comportamento in particolare di un agente che, accorgendosi della telecamera che si gira verso di lui, si copre il volto con una sciarpa, ipotizzando si trattasse di un agente sotto copertura.
La Camera Penale di Roma ha annunciato che presenterà un esposto in procura. Il video, pubblicato ieri dal profilo Facebook del ministro, riprende infatti le varie fasi dell’arrivo di Cesare Battisti comprese le procedure di fotosegnalamento effettuato negli uffici della Questura della Capitale, e quelle relative alle impronte digitali.
“Per il ministro della Giustizia è stato uno show, per gli agenti un danno. Il video – dice Andrea Maestri di Possibile – è davvero al di là di ogni umana decenza, sarà necessario presentare un’interrogazione parlamentare per chiedere spiegazioni al Guardagisilli. Il ministro ha messo a repentaglio la sicurezza di agenti sotto copertura, ironia della sorte quelli che il Movimento 5 Stelle dice di voler adeguatamente tutelare”.
Quel video è un errore indipendentemente dal fatto che riprendesse o meno un agente sotto copertura: è un danno anche se rivela semplicemente l’identità di chi lavora sulla strada, perchè ne compromette la sicurezza e il possibile impiego in attività come i pedinamenti.
(da agenzie)
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Gennaio 16th, 2019 Riccardo Fucile
COME SI CAMBIA IDEA QUANDO NON SI HANNO VALORI DI RIFERIMENTO MA SI PENSA SOLO AL TORNACONTO ELETTORALE
Il palchetto all’aeroporto di Ciampino per la conferenza stampa, il sorriso alla telecamera in divisa della Polizia e le decine di tweet sulla cattura di Cesare Battisti in sole ventiquattro ore.
Eppure c’è stato un tempo in cui Matteo Salvini si diceva fermamente contrario alla “spettacolarizzazione” degli arresti, come ricorda l’AdnKronos.
“Non la sopporto”, tuonava infatti il ministro nel 2015 dalle pagine di Panorama in un’intervista dal titolo ‘Da Yara a Loris: la cronaca nera secondo Matteo (Salvini)’, la stessa in cui attaccava Alfano per aver twittato “a indagini in corso”.
Allora, il ministro dell’Interno sembrava avere le idee piuttosto chiare sul tema: conversando di cronaca nera e delle immagini dell’ingresso in carcere di Veronica Panarello, poi condannata per l’omicidio del figlioletto Loris, il leader del Carroccio giudicava “raccapriccianti, da far vergognare” le riprese con tanto di insulti della folla davanti alla prigione.
La colpa? Per Salvini della “spettacolarizzazione” degli eventi.
Problema cui il leghista avrebbe così posto rimedio: “Chiederei agli inquirenti, agli avvocati, ai magistrati, di fare tutto nel massimo riserbo e nel massimo silenzio. Non dovrebbe trapelare – spiegava a Panorama – nessuna notizia, fino al processo non dovrebbe uscire nulla sui giornali. Poi non bisogna mai esibire un catturato. Se devi portare via uno, lo porti via di nascosto, la notte. Vedi Bossetti, per esempio”, sosteneva.
Poi la stoccata all’allora ministro Angelino Alfano, ‘reo’ insieme alla stampa di aver in qualche modo alimentato il ‘circo mediatico’ intorno al caso Bossetti fra “notizie e indiscrezioni sui giornali che investono la moglie, i parenti, le sorelle. Valanghe di fango per tutti. Una porcheria.
Anche la politica – spiegava – ci ha messo del suo in questo caso, il ministro dell’interno Angelino Alfano che un minuto dopo l’arresto twitta abbiamo preso l’assassino”.
E ancora: “Un ministro dell’Interno che twitta su indagini in corso non merita neppure un commento. Il fatto in sè la dice tutta sul quel personaggio lì”.
Tre anni dopo, diventato a sua volta titolare del Viminale, un ‘cinguettio’ su dei fermi a blitz ancora in corso costerà a Salvini una durissima polemica con la procura di Torino e i vertici del Csm.
(da “Huffingtonpost”)
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Gennaio 16th, 2019 Riccardo Fucile
LA FAMIGLIA NON HA GRANDI POSSIBILITA’, LANCIATA UNA COLLETTA ONLINE PER PAGARE LE SPESE MEDICHE: RACCOLTI GIA’ 14.000 DOLLARI… MA IL GOVERNO E LE ISTITUZIONI ITALIANE DOVE SONO? PRIMA GLI ITALIANI E POI SE NE FOTTONO
Da tutto il mondo stanno arrivando sostegno e messaggi di solidarietà per Angela
Grignano, la 24enne originaria del Trapanese e ferita nell’esplosione che sabato 12 gennaio ha distrutto una panetteria nel quartiere parigino dell’Opèra, per una fuga di gas.
La raccolta fondi lanciata sulla piattaforma Go Fund me dal fratello della giovane ha già raccolto oltre 14mila dollari in tre giorni.
“Angela avrà bisogno di tante cure e la sua ripresa richiederà mesi di lavoro, fisioterapia, cure mediche e risorse. Vi chiediamo di aiutare come meglio potete, ogni tipo di donazione farà la differenza! Aiutateci a far tornare Angela a ballare!
Oltre al padre Vincenzo, elettricista, a mamma Pina e al fratello sacerdote don Giuseppe, per Angela si è mosso anche Salvatore, il fratello che vive in Texas, a Houston, e che ha scelto di mobilitare la Rete per sostenere la famiglia non certo agiata.
La sua speranza è quella di rivedere presto la sorella sulle punte e l’hashtag scelto è proprio #HelpAngelaDanceAgain: amante della danza, la ragazza era nella capitale francese anche per cercare opportunità di lavoro nel settore dello spettacolo
L’esplosione l’ha colpita proprio a una gamba.
Scongiurato il pericolo iniziale di una amputazione grazie a diversi interventi chirurgici andati fortunatamente benissimo, serviranno altre costose cure mediche e fisioterapiche per permetterle un pieno recupero della mobilità .
I fondi raccolti serviranno anche per consentire ai familiari di restare a Parigi al suo fianco e di acquistare i voli da e per la Francia.
(da agenzie)
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Gennaio 16th, 2019 Riccardo Fucile
PRIMA GLI ITALIANI? MA TUTTI TUTTI? ANCHE I MAFIOSI, GLI EVASORI FISCALI, I CORRUTTORI, CHI FREGA I SOLDI AI DISABILI E CHI NON RESTITUISCE 49 MILIONI?
Sempre sia lodato lo chef Rubio.
L’unico cuoco che non abbia solo farina in testa, e granchi e sgombri e filetti, e tagliate con l’ananas e frutti di bosco, ma anche idee e una dignità .
Tra i pochi professionisti che fatturano esattamente e completamente.
Rubio si domanda: prima gli italiani? Dobbiamo fare posto a tavola a tutti, ma proprio a tutti gli italiani?
Anche a quelli che ieri notte hanno messo una bomba nella storica pizzeria di Gino Sorbillo di via dei Tribunali a Napoli?
Anche a quelli come Flavio Briatore, che è dovuto scappare a Montecarlo dove ha portato anche il suo 730?
Prima gli italiani, dunque? Tutti gli italiani?
Anche quelli che ieri si abbuffavano di provvidenze dello Stato e oggi protestano perchè la legge finanziaria non prevede investimenti per la crescita?
Anche quelli che fregano i disabili fottendosi l’indennità prevista dalla legge 104? Anche quelli che vedono scialare 49 milioni di euro di finanziamenti pubblici in spese pazze e poi fanno finta di non sapere, non ricordare? E dicono: prima gli italiani.
Prima gli italiani? Tutti tutti?
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Gennaio 16th, 2019 Riccardo Fucile
“LINGUAGGIO ESTRANEO A QUELLO COSTITUZIONALE”
Il video postato dal ministro della giustizia Alfonso Bonafede su Cesare Battisti e
“pubblicato sulla rivista online ministeriale purtroppo si aggiunge a quel riferimento al ‘marcire’ che il ministro dell’interno ha più volte espresso in suoi video”.
Lo rileva Mauro Palma, Garante dei detenuti, confidando che “si provvederà a rimuovere tali video”.
“Frasi e immagini che puntano ad acquisire consenso attraverso un linguaggio estraneo a quello del Costituente, finiscono per consolidare una cultura di disgregazione sociale”.
Il video aveva suscitato commenti negativi su Facebook e su Twitter i. “Il racconto di una giornata che difficilmente dimenticheremo!”, si legge a mò di titolo sul video postato.
Nelle immagini del video, tre minuti e mezzo montati con musica di sottofondo, si vedono in apertura una serie di foto di Battisti ritratto negli anni scorsi, in una mentre brinda con un bicchiere alzato, poi la scena passa a Ciampino con gli agenti di polizia e della penitenziaria che ieri attendevano il Falcon che ha riportato Battisti in Italia e l’arrivo dello stesso Bonafede sul posto. Le immagini ritraggono poi la folla di telecamere, fotografi e cronisti riunita a Ciampino, quindi l’arrivo dell’aereo da cui scende Battisti.
Il video prosegue con il punto stampa organizzato a Ciampino e il discorso fatto da Bonafede. Poi i riflettori tornano su Battisti, con le auto che lo scortano in questura, dove si vedono poi le fasi del fotosegnalamento e delle impronte digitali. Poi gli agenti prendono Battisti e lo caricano nuovamente in macchina per portarlo a Pratica di Mare dove lo attende l’aereo che lo porterà in Sardegna.
Oltre 230mila le visualizzazioni. Ma sono numerosissime le critiche degli utenti. “Che squallore davvero. Uno dei punti più bassi della Repubblica”, si legge in un commento.
Dello stesso tenore anche le parole di altri: “Rispetto per la dignità pari a zero”, “mi sembra il trailer di un poliziesco TV senza qualità . Una pagliacciata che offende le persone e le istituzioni”.
Fortemente critica anche la vicepresidente della Camera Mara Carfagna (FI), secondo la quale “il Guardasigilli trasforma la giustizia in un b-movie. Questo video squalifica le istituzioni e il ruolo – delicatissimo – del ministro della Giustizia”.
Duro anche il giudizio dell’Unione delle camere penali, che ritiene “sconcertante che il Ministro della Giustizia abbia diffuso un video, con sinistro commento musicale, titolando ‘una giornata indimenticabile'”.
Critico sul video postato anche Walter Verini, responsabile Pd per la Giustizia, che parla di “repubblica delle banane, non di un Paese civile”.
(da agenzie)
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Gennaio 16th, 2019 Riccardo Fucile
IL MINISTRO: “NIENTE DIKTAT, I PARTITI STIANO FUORI DALLE NOMINE”
Il governo si divide in commissione Ambiente a Palazzo Madama sul nome per la presidenza del parco del Circeo.
La Lega ha votato contro la proposta del ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, che aveva messo in votazione il nome del generale Andrea Ricciardi. In 13 hanno votato contro, 7 sono invece stati i voti favorevoli e 2 gli astenuti.
Per il questore leghista e componente della commissione Ambiente, Paolo Arrigoni, il no è dovuto a una “questione di metodo” ma il Carroccio chiederà chiarimenti, durante il question time, al ministro per l’Ambiente.
Costa però si è sfogato dopo la bocciatura del generale, a capo dei Forestali, lo stesso corpo al quale apparteneva il ministro: “Non accetteremo diktat e respingeremo i tentativi di far nominare persone non adeguate a questo ruolo così importante e delicato — ha detto — La politica ha il compito di nominare i migliori presidenti per la loro gestione e i partiti devono restarne fuori“.
La vicenda non si limita al solo Circeo, insomma: “Stiamo procedendo alle nuove nomine dei presidenti, come ampiamente annunciato — ha proseguito Costa — Stiamo valutando decine di curricula, e la logica per la scelta e per procedere alla nomina è una sola: la massima competenza, unita al massimo rigore”.
Arrigoni aveva spiegato che “prima della seduta è stato anticipato in modo informale la non condivisone del metodo sulla proposta di candidatura” precisando di non avere “nulla da dire sulla persona del candidato del ministro Costa” ma, aggiunge, “di fronte all’alternativa di rinviare o mantenere la seduta è stata optato per la seconda e noi abbiamo confermato quanto avevamo anticipato. Il risultato della votazione è stato una conseguenza“.
“Stupita” si dice la senatrice pentastellata Patty L’Abbate, capogruppo della commissione Ambiente. “Si è votato contro una personalità di altissima caratura professionale e con un curriculum dal valore indiscutibile. Francamente non vediamo il senso di questo dietrofront da parte della Lega che resta per noi inspiegabile“, spiega.
“Stiamo parlando — aggiunge la senatrice M5s — di un generale di corpo d’armata, insignito commendatore della Repubblica e che ha ricevuto dalla regina Elisabetta uno dei più alti riconoscimenti in ambito militare”. Il Movimento 5 Stelle, conclude, “sceglie con meritocrazia, competenze e background”.
“La Lega ha votato contro la proposta del ministro dell’Ambiente Sergio Costa. Nonostante l’indiscutibile profilo del candidato, ancora una volta la maggioranza si conferma spaccata su tutto”, dice il capogruppo del Pd in commissione, Andrea Ferrazzi. “È ormai evidente — aggiunge — che ogni qualvolta si tratta di definire una linea politica su temi delicati come l’ambiente e lo sviluppo, la maggioranza non regge”.
(da agenzie)
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