Gennaio 11th, 2019 Riccardo Fucile
MA NE HA ANCHE PER DI MAIO CHE HA STRUMENTALIZZATO LA VICENDA PER GIUSTIFICARE IL TAGLIO DEI FONDI ALL’EDITORIA
“Per il titolo di #Libero di oggi avviata segnalazione disciplinare”. Lo scrive sul suo profilo Twitter l’Ordine nazionale dei giornalisti, che riporta una nota del suo presidente Carlo Verna.
Il riferimento è al titolo del quotidiano diretto da Vittorio Feltri che oggi in edicola ha dedicato la sua apertura al fatto che le principali cariche istituzionali siano occupati da politici del Sud, chiamando in causa il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, siciliano, il premier Conte, pugliese e i campani Lugi Di Maio (vicepremier) e Roberto Fico (presidente della Camera).
Ma, prosegue il tweet “è inaccettabile la strumentalizzazione nel commento del vicepremier Di Maio, La nota del presidente dell’Ordine dei #Giornalisti”.
Il riferimento al vicepremier è perchè in mattinata Di Maio era partito all’attacco del quotidiano via Twitter, definendolo il “giornale finanziato con soldi pubblici, anche quelli dei terroni”.
“Ecco – prosegue il vicepremier e capo politico M5s – la preziosa informazione da tutelare con i vostri soldi! Tranquilli abbiamo già iniziato a togliergliene da quest’anno e nel giro di 3 anni arriveranno a zero”, assicura. “P.S. – aggiunge – l’Odg rimarrà di nuovo in silenzio?”.
Odg che stavolta non è rimasto in silenzio.
“Il titolo odierno di apertura del quotidiano Libero, dedicato ai “terroni” ai vertici delle istituzioni, non può essere considerato una provocazione e neanche un divertissement. Senza voler invadere le competenze dell’Ordine dei giornalisti in materia deontologica, è semplicemente inaccettabile perchè in contrasto con l’articolo 3 della Costituzione e anche con i principi della Carta di Roma, alla quale la Federazione nazionale della Stampa italiana ha aderito”.
Lo affermano, in una nota, Raffaele Lorusso e Giuseppe Giulietti, segretario generale e presidente della Fnsi (Federazione nazionale stampa italiana), che definiscono però “altrettanto inaccettabile l’esultanza del vicepremier Luigi Di Maio per il taglio del fondo per l’editoria, che non colpira’ soltanto Libero, ma anche tante altre testate, assestando un colpo mortale al pluralismo dell’informazione e al mercato del lavoro.
(da agenzie)
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Gennaio 11th, 2019 Riccardo Fucile
IL COMMISSARIO GRILLINO RINVIATO A GIUDIZIO PER DIFFAMAZIONE, CALUNNIA E MINACCE NEI CONFRONTI DELL’EX DIRETTORE DELL’AZIENDA CHE GESTISCE LE FARMACIE COMUNALI
Angelo Stefanori, il commissario straordinario di Farmacap, ieri è stato rinviato a giudizio
con la triplice accusa di diffamazione, calunnia e minacce nei confronti di Simona Laing, ex direttore generale dell’azienda che gestisce le farmacie comunali.
La storia di questo rinvio a giudizio, che non è una condanna, è fondamentale per riuscire a comprendere l’assoluta incompetenza con cui il MoVimento 5 Stelle sceglie i manager che devono amministrare le aziende del Campidoglio, cioè dei cittadini romani.
Stefanori, nominato dal MoVimento 5 Stelle commissario straordinario (i grillini non lo hanno ancora rimosso nonostante il rinvio a giudizio…), ha licenziato la Laing accusandola con una serie di denunce, di aver favorito nell’assegnazione di un appalto della municipalizzata alcune case farmaceutiche.
Inoltre, sempre secondo Stefanori, la dg avrebbe apportato alcune modifiche nel bilancio di Farmacap per farlo figurare in attivo.
Tra i due volano gli stracci e alla fine Stefanori dirà : «Quando vedo qualcuno che compie atti illegali, lo asfalto». E l’affermazione, agli occhi del rinvio a giudizio di oggi, non può che suonare come amaramente ironica.
Simona Laing era infatti diventata direttrice generale di Farmacap nel 2015 su input della Giunta Marino, con l’intenzione di risanare l’azienda denominata Farmacap Azienda Speciale Farmasociosanitaria Capitolina per poi poterla vendere. L’intenzione dichiarata di Marino era infatti quella di far uscire gradualmente il Comune da tutte quelle attività imprenditoriali che non costituivano l’erogazione di servizi pubblici. Farmacap era uno dei tanti “carrozzoni” che il Comune di Roma foraggiava con i soldi pubblici magari in ossequio a qualche logica clientelare.
La questione però era che non solo non aveva senso che il Comune “facesse il farmacista” ma anche non era concepibile che per farlo accumulasse debiti che poi finivano per gravare sulle tasche di tutti i cittadini romani. Questo perchè l’azienda non guadagnava e il suo bilancio era costantemente in rosso. Grazie all’azione di risanamento guidata dalla Laing Farmacap ha chiuso il bilancio 2016 con un attivo di 530 mila euro.
A prescindere da come finirà il processo di Stefanori, è oggi appurato che le accuse di malagestione del commissario grillino nei confronti della direttrice generale nominata da Marino erano false.
Nella migliore delle ipotesi, quella della buonafede, Stefanori non si è accorto che il dossier che ha preparato per i giudici conteneva accuse che non stavano in piedi, e questo ci dice tantissimo sulla sua competenza.
Ma la procura non la pensa così, visto che ha chiesto il rinvio a giudizio. Le indagini non solo hanno escluso ombre di mazzette, ma hanno ricostruito incassi aziendali per 800mila euro. Anche le gare sono risultate regolari.
Per il pm le denunce sono calunniose perchè provengono da un«denunciante qualificato in quanto avvocato e commissario straordinario che dunque non poteva ignorare il contenuto dello statuto Farmacap per un verso e le conseguenze delle proprie accuse dall’altro».
Ma quello che stupisce in questa incredibile vicenda in cui un giustiziere va in Procura e finisce giustiziato è che il MoVimento 5 Stelle, dopo aver appoggiato Stefanori contro Laing, sia letteralmente scomparso dai radar quando le cose hanno cominciato a mettersi male.
Nessuna dichiarazione in favore del commissario da quando è indagato ma nemmeno nessun atto per rimuoverlo.
Non solo: una delibera della giunta capitolina del 28 dicembre avvia la razionalizzazione delle società partecipate da Roma Capitale di primo e secondo livello, tra le quali rientra anche l’azienda speciale socio-sanitaria che gestisce le farmacie comunali di Roma. Secondo i sindacati è una privatizzazione, secondo lo stesso Stefanori no.
“C’è il precedente di Aboca, che ha costituito una società benefit per le farmacie comunali di Firenze, delle quali detiene l’80% delle quote” spiega Feuli della Filcams Cgil a RifDaily.
“E sappiamo tutti cosa succede quando capitali privati entrano nella proprietà , in termini di riorganizzazione e di personale”. Durante un’intervista rilasciata al Messaggero chiesero a Simona Laing se si sentiva vittima dello spoil system: «No,della mediocrità », rispose.
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 11th, 2019 Riccardo Fucile
“HO PAGATO LA MULTA E NON FARO’ RICORSO”
Nei giorni scorsi ha fatto una bella figura su scala nazionale per aver gettato le povere cose del clochard di nazionalità rumena Mesej Mihaj in via Carducci a Trieste.
Ieri si è portato a casa anche una multa da cento euro: il vicesindaco Paolo Polidori il 7 gennaio scorso aveva detto di non aver ricevuto nessuna multa per “smaltimento irregolare di rifiuti” dopo il post con video poi scomparso da Facebook.
“Sono andato personalmente alla Polizia locale — ha spiegato il vicesindaco al quotidiano Il Piccolo — e mi sono messo a disposizione affinchè si verificasse la fotografia e venisse deciso se elevare contravvenzione o meno”.
Lo scatto è quello che lo stesso Polidori aveva pubblicato sul social in cui veniva ritratto il contenuto del cassonetto in cui il vicesindaco aveva gettato gli effetti personali — compreso un contenitore di plastica — del clochard.
L’ipotesi ravvisava dalla Polizia locale, dice, “è quella del conferimento indebito: un’ipotesi che mi convince fino a un certo punto e che approfondirò”.
Nessun ricorso, però, sottolinea, “per evitare altre polemiche e ulteriori strumentalizzazioni, ho infatti chiesto il verbale e pagato”.
(da agenzie)
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Gennaio 11th, 2019 Riccardo Fucile
L’AZIENDA DELLA RACCOLTA RIFIUTI AVEVA LICENZIATO LA DONNA ACCUSANDOLA DI APPROPRIAZIONE INDEBITA
Aicha Elisabethe Ounnadi può ufficialmente tornare a lavoro. 
La 41enne era stata licenziata dalla Cidiu, azienda torinese che si occupa della raccolta dei rifiuti, per aver preso dalla spazzatura un monopattino, per regalarlo al figlio.
I giudici della sezione lavoro della Corte d’appello hanno annullato il licenziamento, disponendo un risarcimento di 12 mensilità .
“Giustizia è stata fatta – commentano gli avvocati della donna, Paola Bencich e Mara Artioli -. Siamo soddisfatte soprattutto dal punto di vista umano: la Corte ha riconosciuto che non si è trattato di furto”.
La 41enne aveva recuperato da una collega il monopattino che qualcuno aveva portato nello stabilimento della Cidiu di Savonera, a Collegno, per darlo in regalo a suo figlio. “Si è appropriata di un bene non di sua proprietà “, aveva spiegato l’azienda prima di licenziarla.
(da agenzie)
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Gennaio 11th, 2019 Riccardo Fucile
DOPO LA RACCOLTA FONDI IN FAVORE DEL PUGILE CHE HA COLPITO AGENTI DI POLIZIA, IL POPOLO FRANCESE SOLIDARIZZA CON LE FORZE DELL’ORDINE… MENTRE IN ITALIA DI MAIO E SALVINI STANNO CON I GILET GIALLI SENZA ESSERE CORRISPOSTI
In Francia la situazione è complicata e anche molti simpatizzanti della protesta dei Gilet Gialli non condividono le violenze.
Senza considerare che le devastazioni di tante manifestazioni hanno danneggiato semplici cittadini che si sono visti le macchine incendiate, commercianti con i negozi distrutti, camerieri e baristi che rischiano di restare senza lavoro con la chiusura forzata delle loro attività .
Insomma non tutti coloro che sono contro Macron approvano quello che sta accadendo.
E adesso sono più di un milione di euro i fondi raccolti in solidarietà alle forze di polizia francesi, attaccate nel corso delle proteste dei gilet gialli.
L’iniziativa, lanciata lunedì scorso dall’ex ministro Renaud Muselier, ha lo scopo di sostenere i poliziotti e i pompieri feriti durante le manifestazioni: “Questo dimostra che molta gente in questo Paese non appoggia gli atti di violenza” ha commentato Muselier.
La raccolta fondi è una risposta alla colletta partita sulla piattaforma web Leetchi.com a favore dell’ex pugile Christophe Dettinger, arrestato per violenze contro la polizia. Per l’uomo, immortalato mentre prende a calci e pugni due agenti, sono stati raccolti 117 mila euro, cifra nettamente inferiore a quella raggiunta a favore delle forze dell’ordine. Colletta questa che chiuderà tra 28 giorni.
(da Globalist)
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Gennaio 11th, 2019 Riccardo Fucile
DALLA MEDIA DEI SONDAGGI EMERGE UN CALO DELL’1% DELLA LEGA E DEL M5S, UN AUMENTO DI PD E FORZA ITALIA… POPOLARITA’ DI SALVINI IN CALO DI 12 PUNTI, SALE CONTE… SULLA SEA WATCH D’ACCORDO CON SALVINI SOLO IL 26% DEGLI ITALIANI, SULLA CARIGE D’ACCORDO CON DI MAIO SOLO IL 32%
I protagonisti della politica italiana, con l’inizio del nuovo anno, si trovano a dover affrontare
le conseguenze delle questioni affrontate — e magari rimaste aperte — nel 2018, ma anche questioni del tutto nuove emerse al rientro dalle festività .
Anche i sondaggisti si sono presi un periodo di vacanza nel periodo delle festività , e alla riapertura delle “ostilità ” si sono subito cimentati a misurare l’opinione pubblica sulle vecchie e sulle nuove questioni.
Prima di vedere cosa dicono queste misurazioni, partiamo però dallo “stato di salute” dei partiti (e cioè le intenzioni di voto).
Da questo punto di vista, la prima Supermedia dell’anno è un po’ anomala, dal momento che per ora solo tre istituti hanno pubblicato le loro prime stime del 2019. Più che una media ragionata, quindi, è utile analizzare le tendenze che emergono da queste tre distinte rilevazioni, nell’attesa di avere — presumibilmente dalla prossima settimana — un “campione” più ampio su cui calcolare la nostra consueta Supermedia.
Primi sondaggi del 2019
La Lega è il primo partito, con un consenso tra il 31 e il 32 per cento. In seconda posizione il Movimento 5 Stelle, staccato mediamente di circa 6 punti: il consenso dei pentastellati si situa tra il 24,9% di Tecnè e il 26,3% di SWG.
Anche il Partito Democratico ha una forbice di oscillazione piuttosto ampia: se SWG stima i democratici al 17,3 per cento, per EMG sono addirittura di poco sopra il 19. Forza Italia è all’8,3% per SWG ed EMG, ma sopra il 10% per Tecnè.
Infine, Fratelli d’Italia si situa — su questo le stime concordano — poco sotto al 4%, cifra che peraltro costituisce la soglia di sbarramento in vigore per le elezioni europee, previste per fine maggio.
Cosa è cambiato rispetto a prima di Natale?
La “classifica” odierna dei partiti racconta solo una parte della storia. Più interessante è capire quale sia stata la tendenza delle ultime settimane.
E su questo, nonostante delle differenze più o meno marcate nelle cifre finali, i tre istituti concordano: Lega e M5S hanno perso terreno, il PD è leggermente cresciuto, FI e FDI sono sostanzialmente stabili.
I sondaggi di gennaio, variazioni con dicembre
In particolare, il partito di Matteo Salvini ha sì conservato il primato, ma lo ha fatto perdendo fino a un punto in tre settimane.
Il movimento guidato da Luigi Di Maio ha perso invece pochi decimali secondo SWG e Tecnè, ma quasi due punti (-1,8%) per EMG.
Quest’ultimo è l’istituto che rileva la variazione più netta (ma stavolta in positivo) anche per il PD, che avrebbe guadagnato più di un punto, mentre per gli altri due istituti il guadagno dei democratici sarebbe più contenuto (intorno al mezzo punto o poco più).
Qualunque cosa abbia influito sugli orientamenti di voto degli italiani nelle ultime settimane, quindi, è andata a danneggiare — sia pur lievemente — i partiti di governo e a beneficiare — altrettanto lievemente — il principale partito di opposizione
E non c’è dubbio che il principale “indiziato”, ossia l’argomento principale delle ultime settimane del 2018, sia stata l’approvazione della Legge di Bilancio, avvenuta in extremis poco prima di Capodanno per evitare l’esercizio provvisorio, sia pure a costo di un sostanziale azzeramento del dibattito parlamentare sulla più importante legge dello Stato.
Ma quali sono le opinioni degli italiani su questa legge?
Secondo il sondaggio EMG solo il 24% degli intervistati pensa che la Legge di Bilancio 2019 aiuterà la ripresa economica del nostro Paese, contro un 55% di risposte negative.
Degno di nota è il fatto che le opinioni siano contrastanti anche tra gli elettori dei due partiti di governo, dove ottimisti e pessimisti si equivalgono (mentre, poco sorprendentemente, i pessimisti sono nettamente prevalenti tra gli elettori del PD).
Italiani scettici sulla manovra del popolo
Sui contenuti della manovra, in effetti, i giudizi non sono certo entusiastici.
Come mostrato dal sondaggio Ipsos presentato da Nando Pagnoncelli nel corso della trasmissione “Di Martedì”, sulle due misure “simbolo” di Lega e M5S — reddito di cittadinanza e quota 100 — prevale l’insoddisfazione (rispettivamente, 40% e 38% di soddisfatti contro 56% e 45% di insoddisfatti).
In particolare, in previsione di un — possibile, per non dire probabile — aumento della pressione fiscale allo scopo di finanziare queste due misure, gli italiani si spaccano esattamente a metà : il 43% ritiene che ne valga la pena, mentre il 44% pensa il contrario (in tutti questi casi, la somma non fa 100 perchè il resto degli intervistati risponde “non so”).
Fin qui le conseguenze di ciò che ci portiamo “in eredità ” dal 2018 e che può aver influito sulle opinioni attuali degli italiani.
Ma i primissimi giorni del 2019 hanno portato in dote per il Governo nuove spinose questioni con cui misurarsi, e che potrebbero — in un modo o nell’altro — influire sul suo consenso.
Partiamo dalla più “scottante”, quella dei migranti. Nelle ultime ore, l’esecutivo è stato costretto ad un vertice di emergenza per trovare una risposta al caso dei migranti bloccati da settimane nelle acque maltesi.
E la soluzione che alla fine è stata trovata, e cioè di distribuire i 49 migranti nei diversi stati europei, è quella che incontra il maggior favore da parte degli italiani secondo il sondaggio dell’istituto Noto diffuso mercoledì sera durante la trasmissione “Cartabianca”.
La linea dura interpretata dal Ministro dell’Interno Salvini, in questo caso, non si è rivelata vincente: la condivide solo il 26% degli intervistati.
Complessivamente, in questo caso il partito dell’accoglienza (che si trattasse di accoglierli tutti o solo alcuni, o ancora — come poi è stato — di dividerseli con l’Europa) è risultato nettamente maggioritario.
Non direttamente legata a questo episodio, ma comunque connessa al tema dei migranti, è la querelle legata alle misure del decreto sicurezza che intervengono sullo status dei richiedenti asilo e sul sistema degli SPRAR.
Misure fortemente contestate da alcuni sindaci, che hanno dichiarato che non faranno applicare le nuove norme (primo fra tutti quello di Palermo, Leoluca Orlando), e la cui legittimità sarà contestata da alcune Regioni (tutte guidate dal centrosinistra) di fronte alla Corte Costituzionale.
Con chi stanno gli italiani su questa materia? Qui, come in altri casi, dipende da come viene posta la questione.
Ad una generica domanda su chi abbia ragione tra Salvini e i sindaci, gli intervistati sembrano dividersi quasi a metà (43% contro 38%) con una lieve preferenza per la posizione di Salvini.
Lo stesso sondaggio, però (SWG), rivela che meno di 4 italiani su 10 ha seguito la vicenda “con attenzione” — e dunque conosce i termini della questione — mentre una buona metà lo ha fatto ma solo “vagamente”.
Ma non c’è solo il tema dell’immigrazione e non c’è solo Salvini al centro della scena. Nel corso dell’ultima settimana, anche Di Maio ha dovuto confrontarsi con diverse questioni scottanti.
La più importante è certamente quella del salvataggio di banca Carige: salvataggio avvenuto tramite un decreto approvato nottetempo dal Governo Conte e che ha ripreso — quasi alla lettera — quello adottato dal Governo Gentiloni nel dicembre 2016 per salvare un’altra banca in crisi (MPS).
Quel salvataggio all’epoca fu duramente contestato dalle opposizioni, in primis proprio dal M5S, e in molti oggi accusano i pentastellati di essersi contraddetti.
Sul tema, peraltro, gli elettori sono piuttosto netti: secondo l’istituto EMG, meno di un terzo (32%) ritiene che sia giusto che lo Stato salvi le banche, e la percentuale crolla all’8% se si considerano solo gli elettori del M5S.
Elettori M5S contrari a salvare le banche
Ma non c’è solo il caso Carige: Di Maio è stato oggetto di polemiche anche per aver offerto pubblicamente il sostegno del M5S (e della piattaforma Rousseau) al movimento dei “gilet gialli” che da settimane fa una feroce opposizione nelle piazze al Presidente francese Emmanuel Macron.
Una “ingerenza” nella politica interna di un altro paese che gli italiani non sembrano aver apprezzato particolarmente: è ancora EMG a dirci che solo il 37% pensa che Di Maio abbia fatto bene, contro il 46% che la pensa diversamente.
Da notare come anche tra gli elettori di Lega e M5S vi sia una quota non irrilevante (20-25%) che non approva quanto fatto dal Ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico.
In chiusura, un passaggio d’obbligo riguarda il premier Giuseppe Conte.
Sono sempre più numerosi gli osservatori e gli analisti che guardano proprio a Conte — per molto tempo giudicato un “vaso di coccio” schiacciato dal protagonismo dei suoi due vicepremier — come la vera risorsa del M5S in chiave “anti-Salvini”.
In effetti, nell’ultimo mese il premier ha dato prova di un certo protagonismo: prima in materia economica, con la trattativa condotta sulla Legge di Bilancio italiana con il presidente della Commissione UE Jean-Claude Juncker.
E poi, da ultimo, con la decisione — aspramente contestata da Salvini, ma infine presa a nome di tutto il Governo — di accettare una soluzione al caso dei 49 migranti che prevedesse un’azione di accoglienza anche da parte dell’Italia.
Tutto questo ha avuto delle conseguenze misurabili.
Secondo EMG, è ancora Salvini il membro dell’esecutivo ritenuto più influente: ma la percentuale di italiani che la pensa così è calata di ben 12 punti in un mese (da 66 a 54) mentre è cresciuta la quota di chi vede proprio in Conte il premier “de iure ma anche de facto” (dal 15 al 24 per cento).
(da Globalist)
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Gennaio 11th, 2019 Riccardo Fucile
IL LEGHISTA TRAVOLTO DALLE CRITICHE: “FABRIZIO ERA IL POETA DEGLI ULTIMI: MIGRANTI, MINORANZE, PROSTITUTE, TOSSICODIPENDENTI. CON TE NULLA DA SPARTIRE”
Matteo Salvini è un fan di Fabrizio De Andrè, è risaputo, ammesso che ne abbia mai capito i testi delle canzoni
Per questo motivo il vicepremier lo ha ricordato sui social anche oggi, 11 gennaio, giorno in cui il cantautore genovese morì 20 anni fa.
Salvini ha citato un verso de Il pescatore, brano appartenente al Volume III, album del 1968. “All’ombra dell’ultimo sole/S’era assopito un pescatore. Ciao Fabrizio, grazie poeta!”, ha scritto il ministro su Twitter.
Un ricordo che, tuttavia, si è trasformato in un boomerang visto che molti utenti hanno replicato citando i versi successivi de Il pescatore e quelli di altre canzoni di De Andrè
“Gli occhi dischiuse il vecchio al giorno/Non si guardò neppure intorno/Ma versò il vino spezzò il pane/Per chi diceva ho sete ho fame”, replica un altro utente, a sottolineare il senso di quell’incontro tra un assassino e il pescatore, raccontato nel brano. “Tra l’altro l’assassino arriva a una spiaggia”, aggiunge un altro.
Il “poeta degli ultimi”, come è stato definito De Andrè, ha dedicato la sua poetica alle minoranze: dai rom ai migranti, fino ad arrivare alle prostitute, ai tossicodipendenti. Ed è per questo che ogni volta che Salvini cita o ricorda Faber, molti gli fanno notare la diversità di vedute tra lui e il poeta su molti temi. “Fabrizio appartiene a tutti, ma sarebbe meglio ascoltarlo”, aveva consigliato la compagna Dori Gezzi in un’intervista HuffPost.
Un consiglio che gli è stato rinnovato dagli utenti anche nel giorno del 20esimo anniversario dalla morte di De Andrè.
(da agenzie)
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Gennaio 11th, 2019 Riccardo Fucile
MELISSA ORGOGLIO ITALIANO: “GRANDE SOLIDARIETA’ IN UN MOMENTO DOVE LA SPECULAZIONE POLITICA PREVALE SULLA RESPONSABILITA'”
Mentre il governo pentaleghista cerca di nascondere la solidarietà dei calabresi di Torre
Melissa, l’Unhcr, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, ha elogiato la comunità per aver soccorso un gruppo di rifugiati, 48 dei quali provenienti dal Kurdistan iracheno, la cui imbarcazione aveva naufragato davanti alla costa crotonese ieri mattina
“In un momento in cui la logica della politica spesso prevale sulla responsabilità verso il prossimo, la solidarietà e lo spirito di accoglienza dimostrate dal sindaco, dalle forze dell’ordine e da molti privati cittadini restituiscono il dovuto senso di umanità “.
L’Unhcr esprime inoltre dolore per la persona che risulterebbe ancora dispersa. “L’episodio – spiega l’Unhcr – evidenzia ancora una volta la pericolosità dei viaggi che i rifugiati intraprendono per cercare protezione da persecuzioni, guerre e violazioni dei diritti umani”.
L’Iraq è uno dei Paesi con il più alto numero di persone in fuga al mondo, con quasi 7 milioni che necessitano di assistenza umanitaria.
(da Globalist)
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Gennaio 11th, 2019 Riccardo Fucile
I TG PAGATI DAGLI ITALIANI NON RACCONTANO LA STORIA DI SOLIDARIETA’ DEL POPOLO CALABRESE… GUAI A DISTURBARE I RAZZISTI
Onore al Corriere. La versione on line del giornale il giorno dopo ha giustamente tenuto in aperura la straordinaria catena di solidarietà della gente di Calabria: un paese intero, Melissa, che non ci ha pensato un attimo, tutti in acqua, sindaco in testa, per salvare uomini, donne, bambini e un neonato, profughi curdi arrivati in Italia su una barca a vela di due scafisti russi, arrestati.
Onore al Corriere, dunque.
A fronte, la scandalosa censura di uno dei Tg del servizio pubblico che nell’edizione centrale, quello della sera, ignora la straordinaria catena di solidarietà .
Lo ha fatto il Tg2 che ha depennato l’emozionante slancio della gente di Calabria, aprendo il Tg con la cronaca nera della Magliana, a Roma (dove si era fiondato Salvini con codazzo) e sostituendo il gesto di umanità di Melissa con una massiccia dose di “Salvini pensiero”. Su tutto e di più.
Come ogni sera, come ogni giorno, a scapito del racconto delle cose che a Salvini non piacciono, come appunto quel che di bello è accaduto a Melissa.
Scandalo a parte, quel che è emerso da una rapida rilettura dei Tg e dei Gr Rai di ieri in rapporto alla piccola, “magica” umanità della gente di Melissa, è la sostanziale timidezza, se non paura, a raccontare e documentare la bontà
Siamo arrivati a questo, anche perchè Tg e Gr ancor prima di conoscere la censura, conoscono bene e applicano l’autocensura. “Per prudenza…”. “Non si sa mai…”. “Sono tempi difficili…”. “Basta poco…”. “Se quelli vedono e sentono…”.”Via Mazzini…”.
E così, un fatto come quello di Melissa, se non si ha rossore si cestina, se resiste rossore, lo si da, ma con prudenza, “senza enfasi”.
Con queste linee guida, il Tg1 delle 20 ne parla dopo 20 minuti, puntando soprattutto sull’arresto degli scafisti
Di seguito, e solo di seguito, le parole del sindaco di Melissa che racconta quel che ha fatto la gente del paese. Cronaca stretta sulla cronaca, guai a raccogliere i sentimenti. La gente che è scesa in spiaggia e si è buttata in acqua, probabilmente salvando la vita a parecchi dei profughi, non l’abbiamo vista e sentita
Al Tg3 Melissa arriva dopo 6 minuti e 30 secondi. Il servizio è realizzato in redazione sfruttando il racconto del sindaco. Con tutta la buona volontà di chi realizza il servizio, oltre non si può andare, oltre non si è andati. La gente di Melissa non l’ha cercata nessuno. “Teniamoci sul prudente, mala tempora currunt…”
Stessa linea di misura al Giornale Radio Rai Per sapere del bel gesto della gente di Melissa si devono attendere 10 minuti. Anche in questo caso, il sindaco sembra il primo cittadino di un paese fantasma.
Se così è, chi si è buttato in acqua? Ah, saperlo…
L’avremmo voluto sapere dai Tg e dai Gr del servizio pubblico, magari inviando loro qualcuno a Melissa.
Ma Melissa è distante, è più vicina Dubai dove, per una recente, discutibile passerella di campioni, lo Sport del Giornale Radio ha mandato un inviato.
Trasferta di diversi giorni. Non male.
(da Globalist)
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