Febbraio 9th, 2019 Riccardo Fucile
“PREOCCUPATI ALLO STESSO MODO”…”IL GOVERNO HA SOLO INCREMENTATO LA PAURA, FANNO SOLO ANNUNCI, SI SONO DIMENTICATI LE RISORSE”
Industriali al fianco dei sindacati, alla manifestazione nazionale di Cgil Cisl e Uil perchè,
sottolineano, “siamo tutti insieme, siamo tutti preoccupati allo stesso modo”. Tra gli imprenditori è forte la preoccupazione per lo stop alle trivelle inserito dal Governo nel Dl Semplificazioni.
Gli imprenditori arrivati da Ravenna per sfilare in corteo sono una trentina, altri arrivano dalla Basilicata, da aziende del settore dell’Oil & Gas.
Hanno portato un manifesto: “Investiamo nel gas naturale italiano, meno inquinamento, meno spesa, più lavoro. Sì al gas naturale italiano”
Sono accanto ai sindacati, sottolineano – a parlare è Ermanno Bellettini, responsabile delle risorse umane della Rosetti Marino – perchè “se non c’è crescita non c’è lavoro, e se soffrono i lavoratori soffrono anche le imprese. Siamo insieme, siamo tutti preoccupati”.
Sono un centinaio anche gli agenti che sfilano a Roma: “L’esecutivo ha incrementato la paura. Sentiamo la necessità di far sentire la nostra voce”
“Siamo in piazza – spiega una nota della Segreteria Nazionale Silp – perchè crediamo fermamente che per ridare lavoro, sviluppo e futuro a questo paese siano assolutamente inadeguate le misure previste dalla legge di bilancio. Così come sono inadeguate le risorse per le forze dell’ordine, inferiori rispetto anche al recente passato per quel che riguarda il contratto e il riordino delle carriere”.
Al corteo i poliziotti – un centinaio, liberi dal servizio – sfilano con uno striscione.
“Un governo che fino ad oggi ha vissuto di annunci e promesse, che sulla sicurezza non ha immesso le necessarie risorse per gli operatori e che ha incrementato la paura”
(da agenzie)
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Febbraio 9th, 2019 Riccardo Fucile
IL GOVERNO FAREBBE BENE A FARSI DUE CONTI PRIMA DI ROMPERE LE PALLE AL PROSSIMO
Prima di dichiarare guerra alla Francia bisognerebbe farsi un po’ di conti.
Un po’ come quelli che oggi Il Sole 24 Ore offre in prima pagina: incrociando i dati di Eba, Bloomberg e Aibe, emerge infatti che le banche d’Oltralpe sono quelle che più di tutte in Europa finanziano lo Stato italiano, gli Enti locali, le imprese e le famiglie nel nostro Paese.
La loro esposizione totale sull’Italia (considerando i crediti al settore pubblico e a quello privato) ammonta infatti a 285,5 miliardi di euro secondo i dati di Bloomberg ed Eba. Molto più dei 58 miliardi delle banche tedesche e dei 21 di quelle spagnole.
Anche escludendo l’interscambio commerciale tra Francia e Italia e le tante partite industriali-finanziarie incrociate (tra le quali il salvataggio dell’Alitalia), è insomma sufficiente guardare il ruolo delle banche francesi nella nostra Penisola per capire che non è auspicabile incrinare il rapporto tra i due Paesi.
Anche perchè già c’è il rallentamento economico italiano a frenare gli investimenti e l’appetibilità del nostro Paese.
Le banche francesi hanno acquisito due importanti gruppi italiani (Bnl da parte di Bnp Paribas e CariParma da parte di Credit Agricole), ma soprattutto circa il 30% del nostro debito pubblico è in mani estere.
Di questo 30% (secondo i dati dell’Aibe, che però sono aggiornati a fine 2017) quasi un terzo è nelle mani di istituti finanziari francesi.
Questo fa di loro — ammesso che dal 2017 i dati non siano cambiati — i maggiori detentori di debito pubblico italiano all’estero. Lo sono da molti anni.
Tre banche francesi (Bnp, Credit Agricole e SocGen) sono anche nella lista degli “specialisti” in titoli di Stato, cioè nella lista di quei soggetti che hanno specifici obblighi a sostegno del nostro debito pubblico sia sul mercato primario che secondario.
Il loro ruolo è dunque rilevante. Soprattutto quest’anno, che lo Stato italiano dovrà emettere 251 miliardi di titoli di Stato a medio-lungo termine.
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 9th, 2019 Riccardo Fucile
MA CAZZO, ALMENO COMPRATI UN VOCABOLARIO: REFUSO E’ UN ERRORE DI BATTITURA, QUA AL MASSIMO PUOI PARLARE DI LAPSUS
Quando ieri molti giornali hanno preso in giro la ‘democrazia millenaria’ francese inventata da
Di Maio nella lettera al direttore di Le Monde, i fan grillini si sono scatenati per difendere il loro vicepremier: “vi attaccate alle virgole” dicono alcuni, mentre altri, con notevole sforzo di fantasia, hanno cercato di decifrare il pensiero del Giggino nazionale: “ovviamente Di Maio intendeva dire che i francesi sono tradizionalmente di carattere democratico”.
Stiamo anche parlando del Paese con una delle monarchie storiche più assolutiste della storia d’Europa (“L’Etat c’est moi”, Lo Stato sono io, era solito dire il Re Sole Luigi XIV) e che ha risolto molti dei suoi problemi ghigliottinando senza distinzione chiunque si frapponesse sulla via della ‘democrazia’.
Ma non stiamo qui a fare le pulci alla storia medievale di Francia
Tanto più che lo stesso Di Maio ha tenuto a mettere la pezza sulla pezza, giustificandosi così: “millenaria era ovviamente un refuso”.
Peccato che refuso non significhi questo
Refuso è una parola composta, re-fuso, “fuso di nuovo”.
Si riferisce ai tempi della stampa a caratteri mobili, quando un errore di battitura lì rimaneva, in quanto il tasto cancella non esisteva ancora.
Insomma, refuso significa questo, ‘scritto male’.
Un refuso sarebbe stato, per esempio, scrivere ‘millenaria’ con una ‘l’ sola. L’uso dell’aggettivo ‘millenaria’ è semplicemente un errore. Al massimo, potremmo dire che si tratti di un ‘lapsus’.
Le parole sono importanti. È importante conoscerne il significato, per usarle con cognizione di causa.
In questo preciso istante, tutta la Francia sghignazza dietro il nostro vicepremier, che ha scritto una castroneria su uno dei quotidiani più letti del Paese.
Sono errori evitabili, basterebbe conoscere il significato di ciò che si dice. E rileggere ciò che si scrive, come pretendevano le maestre alle elementari.
(da Globalist)
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Febbraio 9th, 2019 Riccardo Fucile
NE HA DI MENO PERSINO TAIANI CHE E’ IL PRESIDENTE… “COSI’ ACCONTENTANO PIU’ PERSONE ANCHE SE LE PAGANO POCO”
Il Giornale va oggi all’attacco dei grillini dell’europarlamento per il numero di collaboratori che hanno assunto tra Bruxelles e Strasburgo. Il quotidiano dice che in media sono otto a testa:
Il gruppo del M5s conta 11 «portavoce» e 85 collaborazioni, 8 portaborse per ogni eurodeputato.
«Io ho sempre avuto solo quattro collaboratori — dice al Giornale Marco Affronte, ex parlamentare europeo dei 5s transitato a gennaio 2017 nel gruppo dei Verdi — ma molti miei colleghi del Movimento ne avevano e ne hanno di più».
E spiega che è molto difficile restare sotto il budget dei 24.526 euro se, ad esempio, si assumono dieci collaboratori: «Io sono stato sempre sotto, ora ho alzato gli stipendi e arrivo al massimo».
Dunque, dice una fonte nel Parlamento Europeo, «la soluzione consiste nell’accontentare più persone possibili, mantenendole però con stipendi bassi e facendo ricorso all’utilizzo di stagisti».
Quindi se gli undici parlamentari del Movimento spendessero tutti i fondi disponibili, si arriverebbe a una cifra complessiva di 269.786 euro mensili, che fa tre milioni e 237mila euro all’anno.
A parlare con il Giornale è Marco Affronte, il deputato uscito dal gruppo a cui Grillo, dopo averlo minacciato, non ha mai fatto pagare la penale:
Di fronte alla ciurma dei portaborse a Cinque Stelle, Affronte non si meraviglia più di tanto: «Il M5s è da molto tempo che si comporta come gli altri, soprattutto in Europa dove c’è sempre stata più libertà e meno controllo da parte della stampa».
I grillini dalla squadra più scarna si fermano a sei assistenti. mentre i campioni sono Piernicola Pedicini e Dario Tamburrano, a quota 12 e 11 collaboratori.
Addirittura Antonio Tajani, presidente del Parlamento europeo, non è andato oltre gli otto assistenti personali.
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 9th, 2019 Riccardo Fucile
IERI SERA IL COLLOQUIO CON IL PATRIOTA OSCAR CAMPS, ACCOMPAGNATO DALLE SINDACHE DI MADRID E BARCELLONA
Un segnale chiarissimo, che più chiaro non si può: il direttore ad interim della Sala Stampa
della Santa Sede, Alessandro Gisotti, informa che papa Francesco ha incontrato ieri sera in Vaticano, in forma privata, la sindaca di Madrid, Manuela Carmena, e la sindaca di Barcellona, Ada Colau, con il fondatore di Open Arms, Oscar Camps. “Durante il cordiale colloquio si è parlato in particolare del tema dell’accoglienza dei migranti”, riferisce Gisotti.
“L’Africa è il continente dove i confini sono aperti per i profughi. Dove i profughi sono protetti. E’ un esempio per il mondo. Un esempio di solidarietà per il resto del mondo, soprattutto per la parte più ricca del mondo, che dovrebbe seguirlo”: lo ha detto oggi il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, citato dal quotidiano New Business Ethiopia. Guterres ha incontrato oggi ad Addis Abeba il presidente della Commissione dell’Unione africana, Moussa Faki, alla vigilia del 32esimo vertice dell’Ua che sarà dedicato anche al tema di profughi e migranti
Oggi nel mondo sono oltre 68 milioni le persone costrette ad abbandonare le proprie case, stando ai dati Onu. Molti di loro arrivano dall’Africa, ma è anche l’Africa ad ospitare la maggioranza di migranti e profughi.
“I migranti africani vanno in altri Paesi africani dove possono integrarsi più facilmente – ha detto ieri Guterres a Voice of America – e dove incontrano meno problemi di xenofobia e razzismo rispetto a quando si spostano in altri continenti”
(da Globalist)
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Febbraio 9th, 2019 Riccardo Fucile
DILLO AL TUO CAPO CHE NON E’ RIUSCITO A PRENDERSI UNA LAUREA IN 14 ANNI DI FUORICORSO… PRESIDI INSORGONO: “AFFERMAZIONI RAZZISTE E OFFENSIVI”… SDEGNO TRASVERSALE, FOGNA RAZZISTA A PARTE
Più fondi alle scuole del Sud per colmare il divario con quelle settentrionali? No, più impegno e lavoro da parte di dirigenti scolastici, studenti e insegnanti.
È la risposta fornita ieri ad un giornalista che lo intervistava dal ministro dell’Istruzione, Marco Bussetti, in visita ad alcune scuole di Afragola e Caivano, in Campania. “Cosa arriverà qui al sud per recuperare il gap con le scuole del nord. Più fondi?”, chiede l’intervistatore. “No. Più sacrificio, più lavoro, più impegno. Vi dovete impegnare forte”.
E la scuola meridionale insorge.
“Il ministro Bussetti – dichiara la palermitana Mila Spicola, della segreteria nazionale del Partito democratico – dice agli studenti del Sud che non servono più risorse ma più impegno da parte loro. Trovo profondamente offensiva e razzista questa affermazione, oltre che fuori dalla realtà ”.
Più articolata la stroncatura che arriva dall’Associazione nazionale presidi, guidata da Antonello Giannelli. “Le parole del ministro Bussetti contro le scuole del sud sono inaccettabili”.
“Forse il ministro ignora – continuano dall’Anp – che, in molte aree “del Sud”, le scuole sono l’unico avamposto dello Stato e che gli edifici scolastici (spesso malridotti, ma non certo per loro responsabilità ) sono gli unici su cui sventola con orgoglio il tricolore. Quelle scuole — o meglio, tutte le persone che vi lavorano: dirigenti, docenti, ata — evitano ogni giorno che tanti ragazzi cadano preda della criminalità e consentono loro di coltivare la speranza di un avvenire onesto. Delegittimarle significa screditare tutto questo ed è inaccettabile”.
Gli indici di povertà , di disoccupazione giovanile e di dispersione scolastica delle regioni meridionali descrivono una realtà ben diversa da qualsiasi altra area del paese. “Le scuole del sud – incalza Lena Gissi, leader della Cisl scuola – lavorano con impegno e sacrificio ogni giorno nonostante le condizioni di contesto non siano favorevoli. Le eccellenze esistono in tutta Italia ci aspettiamo dal ministro il rispetto di tutte le eccellenze italiane. E ci aspettiamo anche – conclude Gissi – interventi per quei territori svantaggiati, in qualunque luogo essi siano”.
Un coro di sdegno si è levato anche dalla politica, primi tra tutti gli alleati di governo del M5s: “Il ministro Bussetti invita le scuole del Sud a impegnarsi di più per recuperare il gap con quelle del Nord. Secondo lui non servono altro che impegno, lavoro e sacrificio per raggiungere l’obiettivo. Al ministro vorrei rispondere da insegnante del Sud prima ancora che da portavoce del Movimento 5 Stelle”, attacca la senatrice Bianca Laura Granato, capogruppo in Commissione Cultura, secondo cui “liquidare il grave problema del divario tra scuole del Nord e scuole del Sud con un presunto atteggiamento da lavativi dei docenti meridionali è scorretto oltre che grave”. E i consiglieri M5s della Campania chiedono le scuse del ministro.
“Il compito dei governi è di rimuovere gli ostacoli che non permettono la crescita e lo sviluppo del Sud e dell’intero Paese. Purtroppo c’è ancora un evidente gap da eliminare, che riguarda il contesto in cui operano le scuole. Agli studenti del Sud bisognerebbe offrire esempi e una prospettiva, considerando che i giovani non hanno alcuna responsabilità in questo”. Lo affermano i senatori e i deputati del MoVimento 5 Stelle in commissione Cultura
Critico nei confronti del ministro anche il deputato del Pd Francesco Boccia: “Presenterò un’interpellanza urgente in Parlamento così il ministro, invece di offendere i cittadini del Sud, verrà in Aula a dirci cosa intende fare lui per la scuola italiana e per la scuola a tempo pieno al Sud che deve raggiungere gli stessi standard del resto d’Italia”.
Mara Carfagna, di Forza Italia, chiede che Bussetti si scusi: “Impegno e sacrificio invece di risorse e investimenti sull’edilizia scolastica e sul capitale umano, cioè gli insegnanti? Le dichiarazioni del ministro dell’Istruzione, Marco Bussetti, sono offensive per l’intero Sud e, pertanto, irricevibili. Non le accetteremmo da nessuno, men che meno dall’esponente di un governo che col suo progetto – sbagliato, scritto male – di autonomia per le Regioni del Nord impoverirà ulteriormente di servizi quelle aree del Paese, come la Campania, dove già ce ne sono meno. Ci aspettiamo immediatamente le sue scuse e una decisa presa di distanza da parte dei due partiti che compongono la maggioranza”.
(da agenzie)
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Febbraio 9th, 2019 Riccardo Fucile
“AGLI ESULI PRECLUSO PERFINO IL CONFORTO DELLA MEMORIA”
Il silenzio che c’è stato sull’orrore delle foibe non può essere giustificato. 
Lo ha sostenuto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, parlando al Quirinale alla cerimonia del Giorno del ricordo delle vittime delle foibe.
“La guerra fredda, con le sue durissime contrapposizioni ideologiche e militari, fece prevalere, in quegli anni, la real-politik – ha affermato il capo dello Stato – L’Occidente finì per guardare con un certo favore al regime del maresciallo Tito, considerato come un contenimento alla aggressività della Russia sovietica. Per una serie di coincidenti circostanze, interne ed esterne, sugli orrori commessi contro gli italiani istriani, dalmati e fiumani cadde una ingiustificabile cortina di silenzio, aumentando le sofferenze degli esuli, cui veniva così precluso perfino il conforto della memoria”.
Il presidente ha ricordato il momento storico in cui è stata fatta luce su questa tragedia che nei decenni precedenti era stata quasi dimenticata: “Solo dopo la caduta del muro di Berlino, il più vistoso, ma purtroppo non l’unico simbolo della divisione europea una paziente e coraggiosa opera di ricerca storiografica, non senza vani e inaccettabili tentativi di delegittimazione, ha fatto piena luce sulla tragedia delle foibe e del successivo esodo, restituendo questa pagina strappata alla storia e all’identità della nazione”.
Poi un riferimento all’Unione europea: “L’ideale europeo, e la sua realizzazione nell’Unione, è stato ed è tuttora, per tutto il mondo, un faro del diritto, delle libertà , del dialogo, della pace. Un modo di vivere e di concepire la democrazia che va incoraggiato, rafforzato e protetto dalle numerose insidie contemporanee”.
(da agenzie)
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Febbraio 9th, 2019 Riccardo Fucile
L’ITALIA RISCOPRE IL RUOLO DEL SINDACATO UNITARIO, IN CORTEO ANCHE RAPPRESENTANTI DEGLI IMPRENDITORI
I sindacati tornano in piazza per dare una scossa al governo sui temi del lavoro. Le organizzazioni sindacali confederali si sono date appuntamento a Roma in una grande manifestazione per sostenere proposte unitarie su crescita e sviluppo ma sprattutto per chiedere all’esecutio di aprire un confronto. L’imponente corteo, partito da piazza della Repubblica, si è spostato a piazza San Giovanni dove sono intervenuti i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, Maurizio Landini, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo. Un appuntamento che ha radunato oltre 200 mila persone.
Landini: “Governo ascolti questa piazza”
L’ex segretario della Fiom, alla sua prima “uscita” in piazza come nuovo numero uno della Cgil al posto di Susanna Camusso, ha aperto il suo intervento spiegando di non volere fornire numeri sulla partecipazione: “Ci sono troppi che danno i numeri in questo Paese, e a loro dico a questo punto, contateci voi”.
Landini si è quindi rivolto al governo: “Se hanno un briciolo di intelligenza ascoltino questa piazza e aprano il confronto. Noi siamo il cambiamento”.
A proposito del reddito di cittadinanza Landini ha quindi sottolineato: “Dicono che assumeranno 6mila navigator con un contratto a termine per collocare altri precari. È un capolavoro di intelligenza”.
“Io credo che dopo questa giornata se il governo ha un minimo di saggezza dovrebbe aprire un tavolo di trattativa, ma se non dovesse succedere sappia che noi non ci fermeremo e andremo avanti finchè non porteremo a casa quello che abbiamo chiesto”, ha detto in conclusione.
Landini aveva parlato anche a margine del corteo: “Fin da settembre-ottobre, appena abbiamo visto le prime proposte del governo dichiarammo che questa manovra era miope e recessiva perchè non affrontava i nodi di fondo è non interveniva sulle cause che hanno determinato la crisi. In Italia ci sono nodi strutturali che questo governo non sta affrontando purtroppo come i governi precedenti”, aveva detto.
Furlan: “Governo esca dalla realtà virtuale”
A piazza san Giovanni alla manifestazione di Cgil, Cisl e Uil “c’è l’Italia reale, lavoratori in carne ed ossa, persone che hanno fatto crescere e mandano avanti concretamente questo paese passo dopo passo”, detto la segretaria generale della Cisl Annamaria Furlan.
“Niente a che vedere con gli slogan lanciati con i tweet e le dirette Facebook – ha proseguito – e ai professionisti della realtà virtuale diciamo: uscite dalla finzione, guardate queste bandiere”.
“Dopo tanti anni di una crisi tremenda avevamo iniziato a rialzare la testa e ad avere una speranza nel futuro. Oggi invece si parla di recessione tecnica, cala la produzione industriale. Solo lo spread sale abbattendo salari e pensioni, alzando i mutui italiani”, ha aggiunto.
Barbagallo “Governo del cambiamento in peggio”
“Dico al governo: mandateci una foto, vediamo se riescono a contarci. Non siamo opposizione politica, siamo il sindacato con una piattaforma. Chiediamo che si siedano al tavolo di trattativa, i tavoli si devono fare”, ha detto invece il segretario Uil Carmelo Barbagallo.
“Il governo non può essere autoreferenziale perchè l’economia sta andando male e un governo del cambiamento non può cambiare il paese in peggio. Si confronti con i sindacati, noi siamo pronti a fare la nostra parte”, aveva spiegato poco prima a margine del corteo.
Tra i manifestanti anche una folta delegazione di imprenditori, fra cui quelli di Confindustria Romagna spinti alla protesta dopo la decisione del governo di bloccare le trivellazioni nel Mar Adriatico.
L’ultima manifestazione unitaria confluita in piazza San Giovanni a Roma risale al 22 giugno del 2013, sempre di sabato, quando Cgil, Cisl e Uil scesero in piazza con lo slogan ‘Lavoro è democrazia’.
(da agenzie)
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