Destra di Popolo.net

SONDAGGIO SWG LA7: SORPASSO PD SUL M5S, AI SERVI DI SALVINI NON RESTERA’ NEANCHE LA POLTRONA IN SIMILPELLE

Marzo 18th, 2019 Riccardo Fucile

DIETRO LA LEGA ORA C’E’ IL PD CON 21,1%, M5S 21%, FORZA ITALIA 8,6%, FDI 4,4%, +EUROPA 3%

Il sondaggio dell’istituto Swg per La7 certifica la sensazione che ormai è diffusa in Italia: il M5S crolla al 21% (perdendo in un anno il 12%), mentre Zingaretti rivitalizza il Pd che sale al 21,1%.
In una settimana i grillini perdono un altro 0,8% e il Pd ne guadagna altrettanto. mentre la Lega è stabile al 33,9%.
Dietro si attestano Forza Italia all’8,6% , Fdi al 4,4% e +Europa al 3%.
A due mesi dalle elezioni Europee   si profila quindi il sorpasso che molti vedevano possibile ma non in tempi così brevi.
Quello che fa specie è che il M5S sia incapace di analizzare le cause della crisi e continui ad appiattirsi sulla politica della Lega con decisioni deliranti: l’ultima, di pochi minuti fa, è quella di minacciare chi vota per processare Salvini di espulsione dal partito, come se fosse diventato un reato essere fedeli ai principi del M5s.
In altri tempi un partito che in anno avesse perso il 12% di voti avrebbe congedato il segretario e cambiato linea, qui si continua con un poltronista che non garantisce ormai neppure poltroncine in similpelle.
Ognuno è libero di suicidarsi come crede.

(da agenzie)

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LA MAR IONIO SOCCORRE UN BARCONE IN AVARIA E SALVA 50 MIGRANTI, TENSIONE CON MOTOVEDETTA LIBICA

Marzo 18th, 2019 Riccardo Fucile

SI PROFILA UN BRACCIO DI FERRO, LA ONG ITALIANA GIUSTAMENTE NON INTENDE CONSEGNARE I PROFUGHI AI CRIMINALI LIBICI

La nave umanitaria italiana, che batte bandiera italiana, ha incrociato l’imbarcazione in difficoltà  ad una quarantina di miglia dalle coste libiche e ha subito informato la sala operativa della Guardia costiera di Roma e a quella di Tripoli.
I volontari hanno lanciato i giubbotti di salvataggio e preso a bordo i migranti ma adesso sul luogo del soccorso è arrivata una motovedetta libica.
Come accade da mesi l’indicazione arrivata da Roma è stata quella di attendere l’arrivo dei libici nella cui zona Sar ricade l’area del soccorso.
Si profila un nuovo braccio di ferro che, però, per la prima volta vede coinvolta una nave umanitaria italiana.
Sembra difficile che l’equipaggio della Mare Jonio accetti di consegnare i migranti alla Guardia costiera libica.
Se non lo farà  sarà  costretta a chiedere un porto di sbarco alla sala operativa di Roma. che, seguendo le direttive del Viminale sui porti chiusi alle Ong, probabilmente non lo concederà .
Ma, per la prima volta, il braccio di ferro potrebbe essere con una nave di una Ong italiana, battende bandiera italiana con equipaggio italiano, che porta le bandiere anche dei Comuni di Palermo e Napoli.
l gommone era partito dalle coste libiche, dimostrazione di come – a fronte dell’ormai minimo numero di persone che riescono a sbarcare in Italia – le imbarcazioni continuano comunque a partire.

(da agenzie)

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IL TESTAMENTO DI LORENZO: “ME NE SONO ANDATO CON IL SORRISO SULLE LABBRA”

Marzo 18th, 2019 Riccardo Fucile

IL MESSAGGIO DEL COMBATTENTE ITALIANO: “NON RATTRISTATEVI, MI STA BENE COSI’, NON AVREI POTUTO CHIEDERE DI MEGLIO, SONO MORTO DIFENDENDO I PIU’ DEBOLI, SOLO COSI’ SI CAMBIA IL MONDO”

Si chiude con “Serkeftin”, la parola curda che significa vittoria il testamento di Lorenzo Orsetti. Il volontario italiano ucciso dall’Isis a Baghuz, in Siria, ha lasciato un messaggio testamento che è stato diffuso su Facebook da un suo amico, Davide Grasso.
Il testo, firmato insieme ad altri due combattenti, è una consuetudine per i volontari che si uniscono alle forze curde in Siria e descrive gli ideali che hanno portato il fiorentino a unirsi alla battaglia contro l’Isis.
“Ciao, se state leggendo questo messaggio è segno che non sono più a questo mondo. – comincia la lettera –   Beh non rattristatevi più di tanto, mi sta bene così; non ho rimpianti, sono morto facendo quello che ritenevo più giusto, difendendo i più deboli e rimanendo fedele ai miei ideali di giustizia, uguaglianza e libertà . Quindi nonostante questa prematura dipartita, la mia vita resta comunque un successo e sono quasi certo che me ne sono andato con il sorriso sulle labbra. Non avrei potuto chiedere di meglio”.
“Vi auguro tutto il bene possibile e spero che anche voi un giorno (se non l’avete già  fatto) decidiate di dare la vita per il prossimo, – continua il messaggio – perchè solo così si cambia il mondo. Solo sconfiggendo l’individualismo e l’egoismo in ciascuno di noi si può fare la differenza. Sono tempi difficili, lo so, ma non cedete alla rassegnazione, non abbandonate la speranza; mai! neppure un attimo.
Anche quando tutto sembra perduto, e i mali che affliggono l’uomo e la terra sembrano insormontabili, cercate di trovare la forza, di infonderla nei vostri compagni.
È proprio nei momenti più bui che la vostra luce serve.
E ricordate sempre che ‘ogni tempesta comincia con una singola goccia’. Cercate di essere voi quella goccia.
Vi amo tutti spero farete tesoro di queste parole. Serkeftin!
Orso,
Tekoser,
Lorenzo”

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LA BALLA DI SALVINI SUI PROFUGHI MORTI IN MARE SUL TRATTO LIBIA-ITALIA: SONO 153 E NON UNO COME SOSTIENE

Marzo 18th, 2019 Riccardo Fucile

NON SOLO: LA PERCENTUALE DEI MORTI AFFOGATI RISPETTO AI PARTENTI E’ PASSATA DAL 3,4% ALL’11,5%… E 15.000 SONO STATI RIPORTATI NEI LAGER LIBICI GESTITI DAI CRIMINALI CHE L’ITALIA FINANZIA

Secondo il ministro dell’Interno Matteo Salvini è diminuit il numero di persone che sono morte durante la traversata.
Ieri ospite da Barbara d’Urso a Domenica Live Salvini ha dichiarato che «nel 2019 è stato recuperato un solo morto nel Mediterraneo».
E tutto grazie alla strategia dei “porti chiusi” e alla lotta senza quartiere nei confronti delle ONG.
Peccato però che le cose non stiano affatto così. Ed infatti Salvini dice “recuperato un solo morto”. L’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM) riferisce che nel Mediterraneo sono morti 234 migranti (che per la cronaca è la zona del mondo dove muoiono più migranti).
Di questi 153 persone sono morte lungo la rotta del Mediterraneo Centrale, ovvero quella che dalle coste della Libia e del Nordafrica punta prevalentemente verso l’Italia.
Nello stesso periodo del 2018 nella stessa zona del Mediterraneo sono morte 527 persone (a fronte di oltre 5mila sbarcate sane e salve).
Anche se in termini assoluti il numero dei morti in mare è inferiore nel 2019 rispetto al 2018, in proporzione al numero dei migranti sbarcati in Italia il numero di morti del 2019 è aumentato.
Secondo il progetto dell’IOM “Missing Migrants” anche in rapporto al numero dei tentativi di traversata (anche quello ridotto nel 2019) il numero di morti è in aumento. Se nel 2018 il 3,4% dei tentativi si concludeva con la morte dei migranti nel 2019 questa percentuale è salita all’11,5%.
Si parte di meno, si arriva di meno ma si muore di più.
E questo è anche perchè i governi italiani (prima con Minniti e poi in maniera ancora più decisa con Salvini) hanno fatto in modo da rendere più difficile se non impossibile l’attività  di salvataggio da parte delle ONG che in gran parte si sono viste costrette ad abbandonare il tratto di mare tra Italia e Libia.
Ma c’è un’altra cosa che Salvini non dice, ovvero la ragione per cui sono diminuite le partenze (e gli sbarchi): gli accordi con la Libia (firmati nel 2017 da Gentiloni). I “barconi che tornano indietro” tornano proprio lì, 15mila quelli intercettati e riportati indietro dalla guardia costiera libica nel 2018.
E la Libia è un paese dove i migranti “salvati” vengono rinchiusi in centri di detenzione dove si assiste ad una sistematica violazione dei diritti umani che i politici italiani spesso e volentieri fingono di non conoscere non vedere.
Quelle persone forse non sono morte in   mare, ma la loro sorte non è delle migliori. Ma questo è il prezzo da pagare per la propaganda sicuritaria della Lega e del MoVimento 5 Stelle.

(da “NextQuotidiano”)

argomento: denuncia | Commenta »

IL SUV DIESEL NUOVO DI ZECCA DEL MINISTRO TONINELLI CHE PAGA L’ECOTASSA

Marzo 18th, 2019 Riccardo Fucile

INVECE CHE UNA IBRIDA A BASSA EMISSIONE, IL MINISTRO DELLE GAFFES HA ACQUISTATO UNA JEEP COMPASS

Il ministro delle infrastrutture e dei trasporti, non al massimo della popolarità  ultimamente, ha fatto sapere di aver comprato una Jeep Compass, che dovrebbe rientrare nei modelli che hanno un’ecotassa da 1100 euro.
Il meno popolare tra i ministri, grazie a frequenti svarioni e tragiche gaffe, ne ha combinata un’altra delle sue.
Persino nei pochi minuti di un giro in automobile per registrare un’innocua intervista con Tg2 Motori, Toninelli è riuscito a incasinarsi la vita.
Dopo aver sbandierato la scelta green del suo ministero che ha sostituito l’auto blu di Toninelli con una elettrica, l’ex liquidatore sinistri di Soresina si è ritrovato di fronte alla prevedibile domanda della giornalista Maria Leitner: «Ma lei che auto ha?».
Toninelli ha così raccontato, con un certo orgoglio, i progressi della sua famiglia in campo automobilistico.
Non solo ha appena comprato un nuovo impianto Gpl per la sua vecchia Golf del 2007 (spesa non indifferente già  questa), ma già  che il nuovo reddito lo consente ne ha comprata pure un’altra.
E non un’utilitaria o un’ibrida a basse emissioni, ma un bel Suv: «Abbiamo appena comprato una Jeep Compass, che è bellissima». «Ma…ehm…motorizzazione?» chiede la giornalista con un brivido per la gaffe che si sta concretizzando nell’abitacolo. Risposta ferma di Toninelli: «Diesel». «Ihhh, ministro! Qui finiamo su tutti i giornali» si allarma l’intervistatrice, poichè il Suv diesel della Jeep acquistato da Toninelli potrebbe addirittura rientrare nell’elenco delle auto che pagano l’ecotassa (dipende dall’allestimento, non specificato dal ministro) introdotta proprio dal suo governo per penalizzare chi sceglie macchine meno ecologiche nei consumi.
«So che non rimedierò più a questo errore,però…ha emissioni non così impattanti…» si è arrampicato poi sugli specchi, anzi sul parabrezza.
Insomma, Toninelli prima ha approvato una tassa su alcune auto e poi ha comprato proprio quelle auto. Ovvero quelle tassate perchè più inquinanti. Non male, no?

(da “NextQuotidiano“)

argomento: Costume | Commenta »

CHI ERA LORENZO, L’ITALIANO UCCISO IN COMBATTIMENTO DALL’ISIS

Marzo 18th, 2019 Riccardo Fucile

FIORENTINO, 33 ANNI, COMBATTEVA IN SIRIA A FIANCO DEI CURDI DA UN ANNO E MEZZO… “STO FACENDO LA COSA GIUSTA PER I MIEI IDEALI”… SI RENDA ONORE A UN ITALIANO CHE LA LOTTA ALL’ISIS NON LA FACEVA   A PAROLE SUI SOCIAL COME I SOVRANISTI

“A quanto pare diverse case-trincee-tunnel sono rimaste. Non me lo faccio dire due volte, se tutto va bene domani riparto”. È l’ultimo post, datato 12 marzo, postato sul suo profilo Facebook, da Lorenzo Orsetti.
Fiorentino, 33 anni, sarebbe lui il cittadino italiano che l’Isis ha annunciato di avere ucciso nei combattimenti a Baghuz, l’ultima roccaforte degli estremisti in Siria.
A lui, infatti, riconducono i documenti pubblicati su Telegram, tra cui la tessera sanitaria e la carta di credito.
Orsetti, nome di battaglia “Tekoser”, combatteva a fianco dei curdi dell’Ypg, le Unità  di protezione del popolo.
“Si mangia capra alla brace e si beve tè, mentre il sole si spegne sui crinali delle colline di Afrin”, raccontava l’anno scorso a Repubblica.
“I motivi che mi hanno spinto nel nord della Siria sono molteplici, non starò qui ad elencarli. Vi basti sapere che a mille parole ho sempre preferito i fatti”.
All’epoca Orsetti si trovava schiacciato tra due eserciti, quello dello Stato Islamico e quello turco di Erdogan. “Attendo da giorni nel centro di Afrin. Alcuni abitanti ci ospitano e le nostre squadre si danno il cambio continuamente. Quando viene il mio turno non so bene cosa aspettarmi, non è più la lotta porta a porta di Kobane, e il supporto aereo non è più dalla nostra parte come a Raqqa: è uno scontro diverso, contro un nemico molto forte”.
Qualche settimana dopo si era raccontato in un’intervista al Corriere Fiorentino: “Ho lavorato per 13 anni nell’alta ristorazione: ho fatto il cameriere, il sommelier, il cuoco”, spiegava   mentre era impegnato a difendere la città  di Afrin dall’assedio di jihadisti e turchi.
“Mi sono avvicinato alla causa curda perchè mi convincevano gli ideali che la ispirano, vogliono costruire una società  più giusta più equa”, diceva.
“L’emancipazione della donna, la cooperazione sociale, l’ecologia sociale e, naturalmente, la democrazia. Per questi ideali sarei stato pronto a combattere anche altrove, in altri contesti. Poi è scoppiato il caos a Afrin e ho deciso di venire qui per aiutare la popolazione civile a difendersi”, aggiungeva Orsetti.
E a chi gli chiedeva che cosa avrebbe fatto una volta tornato in italia rispondeva: “Non mi preoccuperei troppo delle conseguenze (la legge Alfano punisce i foreign fighters, ndr). Io non ho nessuna remora morale, sto facendo la cosa giusta, sono a posto con la mia coscienza. Siamo qua e qua resteremo fino all’ultimo. Un po’ perchè non c’è nient’altro da fare, un pò perchè è la cosa giusta da fare. Combattiamo”.

(da “La Repubblica”)

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L’ULTIMA BUFALA DI SALVINI, LA FLAT TAX PER TUTTI CHE COSTA 60 MILIARDI

Marzo 18th, 2019 Riccardo Fucile

IL GOVERNO CHE FA CONDONI AGLI EVASORI, INVECE DI RECUPERARE 120 MILIARDI EVASI OGNI ANNO, ORA VUOLE LA BANCAROTTA FRAUDOLENTA DELL’ITALIA

La flat tax per le famiglie è la proposta della Lega che serve a rispondere all’ansia di investimenti del ministro Tria.
Via XX Settembre nei giorni scorsi ha fatto trapelare l’intenzione di stimolare l’economia attraverso gli investimenti e le agevolazioni fiscali.
Ieri il Carroccio ha rilanciato — dalle colonne de La Stampa — la proposta di una flat tax al 15% fino a 80mila euro e una seconda aliquota al 20% per i redditi superiori agli 80 mila euro, avrebbe un costo di 59,3 miliardi di euro.
Se invece la soglia delle aliquote fosse abbassata a 50mila euro — come proponeva ieri il leghista Armando Siri sulle pagine di questo giornale — il costo si aggirerebbe intorno ai 25 miliardi di euro.
Stiamo quindi parlando di una riforma dalla portata eccezionale anche in un paese che non deve fronteggiare 24 miliardi di clausole di salvaguardia entro nove mesi.
E già  questo fornisce l’esatta dimensione della credibilità  della proposta, non a caso “ricicciata” mentre si avvicinano le elezioni europee e c’è bisogno di dare un segnale nel Documento Economico Finanziario.
E qui sta il punto della questione: l’idea è proseguire sulla strada già  avviata quest’anno con le partite Iva, a cui è riservato un prelievo del 15% in caso di ricavi non superiori a 65 mila euro.
La stessa aliquota sarebbe riservata alle famiglie con un reddito fino a 50 mila euro, mentre tutti gli altri continuerebbero ad essere sottoposti all’Irpef ordinaria.
Resta da chiarire (ed è un punto rilevante anche ai fini del finanziamento dell’operazione) a quali delle attuali detrazioni, incluso eventualmente il bonus 80 euro, i nuclei interessati dovrebbero rinunciare.
La progressività  di questo nuovo meccanismo sarebbe assicurata, pur se in misura minore rispetto ad oggi, dall’applicazione di una deduzione per carichi familiari che avrebbe un effetto decrescente al crescere del reddito: dunque chi ha introiti più bassi dovrebbe conservare un relativo vantaggio.
Uno dei problemi, segnalato da Luca Cifoni sul Messaggero, è che la proposta prevede che si sposti il carico fiscale dal singolo contribuente al nucleo familiare: una possibilità  esclusa da una sentenza della Corte Costituzionale che risale al 1976.
Il MoVimento 5 Stelle dal canto suo boccia senza appello la proposta della Lega perchè costa troppo ma ne tira in compenso fuori un’altra, illustrata da Federico Capurso sulla Stampa, che però avrebbe a sua volta costi esorbitanti:
Si può però semplificare, immaginando di sommare i redditi dei coniugi e di dividerli per il numero dei componenti della famiglia, applicando un coefficiente che aumenta tanto più è numeroso il nucleo familiare. Rispetto alla proposta leghista, gli scaglioni diventerebbero tre (e non più due), in modo da spalmare le spese per le casse dello Stato.
Si partirebbe con una “No tax area” da allargare dagli attuali 8 mila euro ad «almeno 9360 euro». Fino a raggiungere, quindi, l’asticella di un anno di reddito di cittadinanza. Il primo scaglione dovrebbe invece riguardare i redditi dai 9360 euro ai 25 mila euro, con un’aliquota tra il 24 e il 25%. Il successivo scaglione arriverebbe fino ai 100 mila euro, con un’aliquota al 38%, da alzare al 43% per i redditi superiori ai 100 mila euro.
I Cinque stelle ipotizzano di poter accorpare alcune voci di spesa ed eliminare delle detrazioni come quella per il familiare a carico (che verrebbe conteggiato già  nel quoziente di base). Ma anche qui si rischiano costi simili a quelli della proposta “piccola” della Lega. Il punto però non è nemmeno questo.
Il punto è che Di Maio & Co. avevano assicurato durante la campagna elettorale che avrebbe coperto le loro proposte tagliando sprechi e spese improduttive, ma quando si è trattato di finanziare reddito di cittadinanza e quota 100 hanno deciso di fare più deficit, caricando così il costo delle loro promesse elettorali sulle generazioni successive.
Adesso entrambi tornano a promettere riforme epocali mentre dovrebbero stare a testa bassa a cacciare i 24 miliardi di clausole di salvaguardia perchè è quello il primo problema da affrontare nel DEF.
Il rischio è che ci si balocchi su proposte impossibili da realizzare fino ad urne chiuse, come ha fatto Salvini con la proposta del taglio delle accise, per poi trovarsi con il cerino acceso in mano e il ravanello che finisce nel solito posto.
In quello del contribuente, per essere precisi.

(da “NextQuotidiano”)

argomento: criminalità | Commenta »

PERSINO BARBARA D’URSO ASFALTA SALVINI: “FAMIGLIA E’ DOVE C’E’ AMORE”

Marzo 18th, 2019 Riccardo Fucile

A DOMENICA LIVE SALVINI NON SA CHE RISPONDERE ALL’ATTACCO DELLA CONDUTTRICE SULLE FAMIGLIE ARCOBALENO E RIMEDIA UNA FIGURA BARBINA… EVITA I CONFRONTI PER QUELLO, E’ SOLO SLOGAN E ARROGANZA, SOTTO LA DIVISA ABUSIVA IL NULLA

Nella puntata di Domenica Live del 17 marzo, Barbara D’Urso ospita Matteo Salvini ma si scontra con lui sul tema delle famiglie arcobaleno, in relazione alla sua presenza all’imminente convegno conservatore dedicato alla famiglia tradizionale: “I bambini con due papà  non devono essere discriminati”.
Matteo Salvini è intervenuto come ospite nell’ormai consueto spazio politico di Domenica Live, nella puntata del 17 marzo.
Il politico della Lega è stato protagonista di un battibecco con Barbara D’Urso, intorno al tema delle famiglie arcobaleno.
Da anni la conduttrice si professa paladina dei diritti dei gay e sostiene le adozioni da parte di coppie dello stesso sesso.
L’intervista è stata l’occasione per un appello in diretta ai partiti di governo e allo stesso Salvini, facendo riferimento, in particolare, al Congresso mondiale delle famiglie in programma a Verona dal 19 al 31 marzo.
“C’è una cosa a cui tengo molto. Ho letto che sarai al congresso mondiale della famiglia tradizionale. Sai che è promosso dal Ministro Fontana… Tu sai che esistono le famiglie arcobaleno, esistono bambini che vivono, per vari motivi, con due papà . Questi bambini vanno a scuola e non possono sentirsi dire che quella non è una famiglia. Non deve essere discriminato nessuno. Se voi dite papà  mamma e un figlio allora discriminate, l’hai detto tu. Scusa se io porto avanti le mie idee. Esistono dei bambini che vivono per vari motivi in queste famiglie. Anche fuori dall’utero in affitto. Magari il papà  naturale aveva una relazione con una madre e adesso lui sta con un uomo. Non potete dire che questa non è una famiglia. Capisci? Questa è una realtà  e il ministro Fontana nega questa realtà ! Tu sai bene che c’è un ragazzo gay che ha adottato un bambino down, che nessuna famiglia etero voleva. E allora quel bambino? Quella per te non è una famiglia?
“Ognuno in camera da letto fa quello che vuole”, è stato il timido e imbarazzato tentativo Salvini di replicare alle affermazioni della D’Urso, “però ogni bambino ha diritto di avere una mamma e un papà , perchè questo è quello che ha voluto il buon Dio”.

La conduttrice ha quindi rincarato la dose: “Tu non sei d’accordo con me. Ma vorrei si facesse qualcosa. A quel congresso   c’è una dottoressa, Silvana De Mari, secondo cui l’atto sessuale tra due gay è una forma di violenza usata anche come pratica di iniziazione al satanismo. Per me le famiglie sono quelle dove c’è amore. Su questa cosa non siamo d’accordo”.
Salvini incassa la “sconfitta” ma la sua apparizione a Domenica Live conferma come il leader leghista sia il politico più attivo in televisione.
Per lo meno lo è stato nel periodo di tempo va dal 1 al 31 gennaio 2019, come ha svelato un report dell’Agcom. Analizzando i ranking dei 20 soggetti politici e istituzionali che parlano di più nei tg e negli altri programmi, Salvini domina sostanzialmente le classifiche. Probabilmente, però, in futuro eviterà  gli inviti della D’Urso.
Lui è capace di fare solo monologhi destinati agli ignoranti, dai confronti uscirebbe a pezzi.

(da agenzie)

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BELARDINELLI SI’, ALDROVANDI NO: ORA SALVINI DECIDE ANCHE GLI STRISCIONI CHE POSSONO ENTRARE ALLO STADIO

Marzo 18th, 2019 Riccardo Fucile

CONSENTITO IL RICORDO DEL PREGIUDICATO NEONAZISTA, NON QUELLO DEL GIOVANE UCCISO DALLA POLIZIA A FERRARA

Sta facendo rumore la coreografia della Curva Nord dell’Inter dedicata a Daniele Belardinelli.
Durante il derby di Milano, infatti, nel settore destinato ai tifosi nerazzurri è comparso uno striscione in memoria del tifoso del Varese morto durante gli scontri prima del match di San Siro con il Napoli dello scorso 26 dicembre.
Una decisione che ha provocato grande indignazione dato che, come noto, il 39enne faceva parte del gruppo neonazista Blood&Honour.
E, oltre al volto di Belardinelli, la coreografia dei supporters nerazzurri ‘citava’ anche quel gemellaggio.
A dare il via libera per l’esposizione di quello striscione è stato il Gos (Gruppo operativo di sicurezza) che ha l’onere di autorizzare quali coreografie possono entrare negli stadi italiani e quali no.
E all’inizio il parere era stato negativo, proprio per evitare malumori e polemiche.
Poi, però, dal Viminale (che controlla il Gos) è arrivato il via libera e lo striscione dedicato a Daniele Belardinelli è stato esposto durante il derby di Milano.
Una scelta che fa riflettere dato che, ogni tanto, lo stesso Gos non ha dato autorizzazioni a striscioni dedicati a personaggi meno ‘eversivi’ rispetto a Belardinelli.
L’ultimo episodio risale proprio a sabato pomeriggio quando a Ferrara, in occasione del match di campionato tra Spal e Roma, la polizia penitenziaria e gli steward hanno sequestrato uno striscione dei tifosi giallorossi dedicato a Federico Aldrovandi, il giovane ferrarese morto il 25 settembre 2005 durante un controllo di polizia.
E non è la prima volta che una coreografia dedicata ad Aldrovandi non viene fatta entrare nello stadio e, quando riesce a varcare i cancelli, porta a multe salate da parte del giudice sportivo.
In particolare la tifoserie della Spal è sempre stata molto vicino al caso del giovane ferrarese ucciso nel 2005. Non ultimo il caso del dicembre 2017, quando è stato bloccato l’ingresso dello Stadio Olimpico di Roma della bandiera con il suo volto.
Oppure, qualche settimana dopo, la multa ai sostenitori del Siena per aver esposto uno striscione ritenuto «provocatorio nei confronti delle forze dell’ordine» (questo recita il comunicato del Giudice sportivo).
E quella provocazione era il volto di Federico Aldrovandi, non quello di Daniele Belardinelli.

(da Tpi)

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