Marzo 22nd, 2019 Riccardo Fucile
SOLO GLI ITALIANI POSSONO ESSERE EROI (RIAPRITE I MANICOMI)
Ci siamo già occupati del curioso caso di Francesca Donato, la sovranista euroscettica dal
tweet facile che paragona i vaccini agli esperimenti dei nazisti nei campi di concentramento.
Ieri la Donato ha scoperto la manipolazione messa in atto dalle forze filoimmigrazioniste e turbosorosiane per invertire il segno della narrazione sul dirottamento, il sequestro e la strage (ovvero l’aver messo in pericolo la vita di più persone) da parte di Ousseynou Sy, il cittadino italiano di origine senegalese alla guida del pullman dove si trovavano gli alunni della scuola media di San Donato Milanese.
I sovranisti non accettano il fatto che venga passato “sotto silenzio” il fatto che l’uomo che ha tentato di uccidere 51 persone, per la maggior parte ragazzini minorenni, sia “uno straniero”. Questo anche se ha la cittadinanza italiana da quattordici anni.
Ma si sa, come dicono in questi casi “se un topo nasce in una stalla non per questo diventa un cavallo” e quindi Sy in realtà non è mai stato davvero italiano. Si arriva al paradosso che il vero crimine di Ousseynou Sy è quello di aver in qualche modo demeritato la cittadinanza italiana, disonorandola, e non quello di aver sequestrato una cinquantina di esseri umani.
C’è però un’altra storia, quella dei ragazzini eroi che hanno salvato i loro compagni di classe.
I loro nomi sono Rahmi (o Rami, o Ramy, i giornali non si sono messi d’accordo), Adam e Riccardo. Due sono di origine straniera (egiziana e marocchina) e l’altro è italiano.
Assieme i tre ragazzi sono riusciti ad avvertire i genitori e i Carabinieri, nonostante avessero le mani legate dalle fascette di plastica, nonostante il sequestratore avesse intimato loro di consegnare tutti i telefonini.
Uno di loro, Rahmi (che in alcuni resoconti viene chiamato Samir) ha fatto cadere il telefono sotto sedile, un altro — Riccardo o Ricky — l’ha raccolto e ha provato a chiamare una prima volta.
Poi il cellulare è passato ad Adam che è riuscito a comporre il 112 e poi il numero dei genitori.
Il primo ad essere intervistato è un ragazzino con la maglietta bianca e i capelli biondi, che ha raccontato la vicenda e che è stato identificato come il primo eroe.
Per i sovranisti rimane anche l’unico, nonostante le successive e numerose interviste dove i ragazzini hanno avuto modo di spiegare nel dettaglio cosa è successo all’interno di quell’autobus e come sono riusciti a scappare grazie all’arrivo dei Carabinieri.
Addirittura Adam è stato intervistato da Myrta Merlino a L’aria che tira, che ha ricordato come sia stato uno sforzo di gruppo quello che ha consentito la liberazione degli ostaggi. Ma non basta. Perchè, scrive la Donato, «manipolano l’informazione anche qui, attribuendo il merito del salvataggio a bimbi immigrati per compensare l’effetto negativo dell’attentato? Sono senza ritegno».
E ancora: «il ragazzino che ha chiamato la polizia intervistato ieri era biondo e di pelle bianca. Se oggi un giornale tenta di propinarci un eroe per forza musulmano e immigrato, questa è manipolazione dell’informazione».
«Chi non vuole capire sta bene nel dorato mondo del politically correct», sentenzia la fondatrice del progetto Eurexit in un altro tweet. E cosa ci sarebbe da capire? Probabilmente che i giornali, i programmi televisivi di approfondimento e i buonisti stanno cercando di farci credere che esistono anche immigrati buoni. Come quei due ragazzini di origine straniera ad esempio.
«Il marocchino o l’egiziano eroi rendono l’idea che l’integrazione può funzionare, tutto per celare la più scomoda realtà » scrive nelle risposte un utente con un tripudio di bandiere italiane nel profilo.
Ma il tutto si riduce ad una domanda.
È vero o falso che tra gli eroi di quella giornata ci sono anche due ragazzini di origine straniera, di cui uno ha la cittadinanza italiana e l’altro no? Se la risposta fosse “no” allora avrebbero ragione Francesca Donato e tutti i sovranisti.
Ma le cose stanno diversamente e la risposta è sì: tra quegli eroi, Riccardo, Rahmi e Adam, ci sono due ragazzi di origine straniera. E non potrebbe essere diversamente.
Non solo perchè ci sono testimonianze e interviste. Ma anche perchè sia Luigi Di Maio che Matteo Salvini hanno fatto sapere di voler concedere la cittadinanza a Rahmi per ringraziarlo del suo gesto coraggioso che ha contribuito a salvare i suoi compagni.
Ed è davvero difficile sostenere che Salvini sia un sorosiano immigrazionista vero?
Ma il capolavoro arriva quando un utente spiega che “i bimbi immigrati non sono immigrati! Sono nati a Crema!” e la Donato conferma: “Ma infatti è proprio così! Sono alcuni giornali che distorcono la notizia”.
Incredibile: per Francesca Donato chi nasce in Italia è cittadino italiano. Viva lo Ius Soli!
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 22nd, 2019 Riccardo Fucile
“ANDIAMO ALLA SCUOLA PUBBLICA, ALL’UNIVERSITA’ E LAVORIAMO: SIAMO ITALIANI SENZA UN DOCUMENTO CHE LO DIMOSTRI”
“Nel Paese siamo un milione di “italiani senza cittadinanza”, soprattutto bambini e i politici di professione ci dicono che non contiamo niente. A meno che non rischi la pelle e salvi altri 50 bambini”. Le parole del vicepremier Luigi Di Maio non vanno giù ai figli di immigrati nati e cresciuti in Italia. Per il capo politico del M5S infatti lo ius soli “non è nel contratto, nè nell’agenda di governo”.
Gli “italiani senza cittadinanza”. Il movimento degli “Italiani senza cittadinanza” è nato per sostenere la riforma dello ius soli. Nella scorsa legislatura ha organizzato manifestazioni, ha scritto lettere a tutti i parlamentari, ha promosso una campagna permanente per sostenere una nuova legge sulla cittadinanza, ma senza alcun esito. Oggi sono una community su Facebook di oltre 22mila persone.
“Siamo figli invisibili”.
Così si descrivono su internet: “Abbiamo età diverse, nati nelle città italiane o all’estero, ma tutti cresciuti nel Belpaese. La maggioranza di noi va ancora alla scuola pubblica italiana, ma una parte è all’università o lavora. Siamo tutti italiani con una sola particolarità : non abbiamo un documento che lo possa testimoniare. Siamo figli di una patria che non ci riconosce. L’obsoleta legge 91 del 1992 non rispecchia l’attualità della nostra Italia, ci rende difficile e talvolta impossibile acquisire la cittadinanza italiana e molti di noi vengono considerati stranieri nel proprio Paese, liquidati come “italiani col permesso di soggiorno”. Ma non siamo stranieri, nè straniere. Siamo gli “italiani e italiane senza cittadinanza”, uniti nel chiedere una legge 91/92 più aperta verso noi “figli invisibili””.
Di Maio e lo ius soli. Al vicepremier Luigi Di Maio, che ricorda come lo ius soli non sia nel programma di governo, il movimento replica con un post pubblico: “Nel Paese siamo un milione di “italiani senza cittadinanza”, soprattutto bambini e i politici di professione ci dicono che non contiamo niente. A meno che non rischi la pelle e salvi altri 50 bambini. Noi invece vogliamo la cittadinanza per tutti quelli che in Italia crescono”.
(da agenzie)
argomento: Diritti civili | Commenta »
Marzo 22nd, 2019 Riccardo Fucile
“QUALCUNO HA PRESO LE COSE CON SUFFICIENZA”
Monica Guerzoni sul Corriere della Sera oggi racconta che Daniele Frongia, assessore allo
Sport della Città di Roma, attualmente indagato per corruzione, ha “dimenticato” di avvisare il MoVimento 5 Stelle dell’indagine che lo riguardava. La cosa ha innervosito molto Di Maio:
Di Maio però non ride. Il capo, raccontano, «è molto arrabbiato per quello che accade a Roma». Nonostante l’archiviazione per Frongia sia attesa a giorni, il ministro ha chiamato più volte Virginia Raggi e ha dovuto alzare i toni, per farle capire come la sua pazienza sia all’ultima goccia.
«Qualcuno ha preso le cose con sufficienza», ha lamentato Di Maio, furioso perchè Frongia non ha informato i vertici di essere sotto indagine. Lo avrebbe fatto «furbescamente» solo alle due del pomeriggio, ben oltre la zona Cesarini, inviando una mail ai probiviri quando ha capito che la notizia stava per piombare sui giornali
«Non ci si comporta così», ha minacciato Di Maio. Adesso la giunta è in bilico. Nel M5S molti temono che la macchia nera si allarghi
«Adesso bisogna governare bene e non fare errori – la ricetta di Carelli –Sia a Roma che al governo centrale». Pochi metri più in là Silvestri blinda a parole la sindaca, «persona eccezionale, con una ossatura incredibile». Poi incrocia le dita: «Spero che la cosa rimanga circoscritta a Marcello».
Anche il Fatto racconta che Di Maio è molto arrabbiato e per questo lo ha fatto sospendere dal M5S:
Di Maio — che, ricordiamolo, finì nei guai per non aver condiviso la mail che lo avvertiva dell’inchiesta su un altro membro della giunta Raggi, l’ex assessore all’Ambiente Paola Muraro- non ha gradito tanta riservatezza. Fonti vicine al capo politico fanno sapere che solo ieri alle 14 Frongia avrebbe “furbescamente” scritto ai probiviri, consapevole che la notizia sarebbe stata pubblicata on line, come poi del resto è avvenuto. “Non ci si comporta così”: al di là dell’esito giudiziario della vicenda, insistono dal M5S, l’atteggiamento del braccio destro della Raggi “ha un peso”. E non è passato per nulla inosservato.
Frongia era finito nel mirino del M5S all’epoca della vicenda Marra, quando fu detronizzato da vicesindaco da Grillo in persona.
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 22nd, 2019 Riccardo Fucile
PD 20,7%-21%, M5S 19,8%-19,9%… CRESCE FORZA ITALIA 11,4%-11,7%
Nelle ultime ore sono stati diffusi i risultati di due sondaggi elettorali che confermano il sorpasso del Pd ai danni del M5S
Sondaggio Euromedia
Durante l’ultima puntata del programma tv Porta a Porta, in onda su RaiUno, sono stati presentati i risultati di una rilevazione sulle intenzioni di voto degli italiani condotta dall’istituto Euromedia Research.
Secondo l’indagine, il Partito democratico ha superato nei consensi il Movimento Cinque Stelle: i dem, guidati dal neo-segretario Nicola Zingaretti, sono stimati al 20,7 per cento, a fronte del 19,8 per cento del movimento capeggiato da Luigi Di Maio. La distanza tra le due forze è dunque maggiore di quella fotografata pochi giorni fa dal sondaggio Swg del TgLa7.
I dati di Euromedia:
Lega: 33,1 per cento
Pd: 20,7 per cento
M5S: 19,8 per cento
Forza Italia: 11,4 per cento
Fratelli d’Italia: 4,7 per cento
PiùEuropa: 3,6 per cento
Sondaggio Tecnè
Anche il sondaggio commissionato da Mediaset all’istituto Tecnè conferma il sorpasso del Pd sul M5S: in questo caso si stima un divario tra le due forze superiore a un punto percentuale, con i democratici al 21 per cento e i pentastellati al 19,9 per cento.
I dati di Tecnè:
Lega: 33,1 per cento
Pd: 21 per cent
M5S: 19,9 per cento
Forza Italia: 11,7 per cento
Fratelli d’Italia: 4,5 per cento
(da agenzie)
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Marzo 22nd, 2019 Riccardo Fucile
DOMENICO PARISI, NEOPRESIDENTE DI ANPAL, E LA SUA BATTAGLIA SUI RIMBORSI DEGLI AEREI PER TORNARE A CASA, NEGLI USA
Il rimborso viaggi è stato uno dei temi all’ordine del giorno del primo incontro fra Domenico
Parisi, nuovo presidente di Anpal, Agenzia nazionale per le Politiche Attive per il Lavoro, e il suo consiglio d’amministrazione.
Certo, poi si è parlato anche di navigator e di come trovare uno straccio di lavoro agli attesi 1,3 milioni di italiani che riceveranno il reddito di cittadinanza.
Ma intanto Parisi sta portando avanti la battaglia sui biglietti aerei.
Perchè il professore italoamericano, 53 anni, origini pugliesi, da trent’anni vive in Mississippi, dove insegna sociologia all’università , e per tornare a casa deve sobbarcarsi un viaggio intercontinentale. Il regolamento Anpal prevede un rimborso spese in classe economica, Parisi punta alla business.
I due membri del cda, Gianna Pentenero e Bruno Busacca, hanno avanzato obiezioni.
Interpellata dall’Espresso sul tema sollevato dal nuovo presidente, Anpal ha risposto che «le modalità di rimborso spese degli organi di vertice sono in via di definizione da parte dell’Agenzia, nel rispetto della normativa vigente».
È quindi possibile che Parisi la spunti e possa tornare negli Stati Uniti viaggiando in business class. Chissà come la prenderà Luigi Di Maio, che si era fatto un selfie fra gli scomodi sedili dell’economy di un volo diretto in Cina, per dimostrare che il governo del cambiamento non sperpera soldi pubblici.
Il professor Parisi si occupa di data science ed è fra i creatori di un software capace di incrociare domanda e offerta di lavoro in Mississippi, dove la disoccupazione è al 4,6 per cento, come in Germania. Parisi è arrivato in Italia su invito dell’università pugliese Lum per mostrare come il data science possa risolvere il problema della disoccupazione.
E se l’obiettivo iniziale del professore era vendere al governo il software ideato in Mississippi – magari passando dall’Università , oppure dalle società della moglie (la Camgian, di cui è direttore finanza, o la Valentz Inc, fondata la scorsa primavera dallo stesso Parisi e amministrata dalla moglie) – è poi riuscito a farsi nominare presidente di Anpal.
Ma come farà ora a vendere il suo software all’Italia senza inciampare nel conflitto d’interessi? Si vedrà . Nel frattempo, Parisi ha ottenuto un’aspettativa di un solo anno dall’Università del Mississippi, mentre l’incarico in Anpal ha una durata di tre anni.
Il problema maggiore del software del professore-presidente è la delicata gestione dei dati personali degli italiani che hanno chiesto il reddito di cittadinanza: dal patrimonio mobiliare e immobiliare, all’istruzione fino alle spese correnti.
Le informazioni acquisite dall’Inps, verranno elaborate dall’applicazione inventata da Parisi, che però deve ancora passare al vaglio del Garante della Privacy. C’è infine la questione della precaria assunzione dei navigator, coloro che dovranno assistere i senza lavoro nella ricerca di un impiego. Dapprima Parisi ha tentato di imporne l’assunzione alle Regioni.
Poi è stato trovato un accordo: i navigator saranno tremila (e non più seimila) e terminati i due anni di contratto di collaborazione potranno partecipare a un bando di concorso per la stabilizzazione nelle stesse Regioni. Ma è anche possibile che in un prossimo futuro i navigator si rivolgano a un giudice per essere assunti in pianta stabile, provocando un considerevole danno erariale.
È il timore di Parisi, che in un’audizione alla Camera si è lasciato andare a un’infelice battuta. Secondo lui sarebbe un’eccellente soluzione se i navigator si tenessero le offerte di lavoro destinate ai percettori di rdc: «Così li stabilizziamo tutti», ha concluso.
(da “L’Espresso”)
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Marzo 22nd, 2019 Riccardo Fucile
TRE SOSTENGONO IL CANDIDATO DI CENTROSINISTRA, DUE QUELLO DI CENTRODESTRA (UNO E’ IN LISTA CON FDI)
Tre condannati in primo grado e due imputati, uno dei quali ha rinunciato alla prescrizione in un processo per corruzione.
Per la commissione Antimafia sono cinque gli “impresentabili” candidati alle elezioni Regionali in Basilicata. Tre di loro compaiono nelle liste che sostengono il candidato di centrosinistra Carlo Trerotola , due corrono invece a supporto del candidato del centrodestra Vito Bardi, il generale dei carabinieri scelto da Silvio Berlusconi e Matteo Salvini per strappare al Pd la regione governata fino alla scorsa estate da Marcello Pittella, poi finito agli arresti domiciliari e sospeso dalla carica di governatore per effetto della legge Severino.
I cinque “impresentabili”
Nella lista della commissione presieduta dal pentastellato Nicola Morra sono finiti Sergio Claudio Cantiani (Lista Comunità democratiche-Pd), Massimo Maria Molinari (Presidente Trerotola-Centro Democratico), Paolo Galante (Psi), Vincenzo Clemente (lista Bardi presidente di Basilicata positiva) e Rocco Sarli (Fratelli d’Italia).
Cantiani, Clemente e Molinari sono imputati in processi in corso davanti al Tribunale di Potenza, mentre Galante e Sarli sono stati condannati in primo grado per reati previsti dalla legge Severino e aspettano il giudizio di appello.
Tutti hanno contestato la scelta della commissione, chi ripercorrendo le proprie vicissitudini giudiziarie e chi postando il casellario giudiziario.
I due condannati per peculato
Galante, già consigliere e vice-presidente del Consiglio regionale, è stato condannato in primo grado il 6 giugno 2016 a 3 anni e sei mesi di reclusione, perchè ritenuto colpevole del reato di peculato in relazione alla vicenda del Consorzio per lo sviluppo di Potenza di cui era vice-presidente del consiglio di amministrazione. Per questo motivo, era già stato sospeso per 18 mesi dalla presidenza del Consiglio dei ministri a causa dell’applicazione della Severino.
Stessa identica pena e per medesima vicenda aveva colpito anche Sarli, che del cda del Consorzio per lo sviluppo era consigliere di amministrazione. L’inchiesta — per la quale sono state condannate in tutto dieci persone — riguardava l’affidamento di incarichi tecnici, le procedure per l’aggiudicazione di alcuni lotti e l’uso improprio di risorse pubbliche tra il 2007 e il 2008. Il processo d’appello è in corso e la prossima udienza è fissata per il 16 maggio. Galante, avendo già ‘scontato’ i 18 mesi di sospensione, rischia un nuovo stop di 12 mesi solo in caso di conferma della condanna. Per Sarli scatterebbe immediatamente salvo un ribaltamento del giudizio in appello.
Il sindaco a processo per concussione
Cantiani, invece, risulta imputato per concussione per una vicenda che risale a più di 5 anni fa. Secondo l’accusa, il sindaco di Marsicotevere, quando era in corsa per la poltrona da primo cittadino e assessore, ha “costretto” la ditta aggiudicataria dell’appalto alla raccolta dei rifiuti ad assumere il fratello della sua segretaria e, una volta eletto, avrebbe “minacciato” di revocare l’appalto in caso di licenziamento dell’operaio, “malgrado le reiterate inadempienze” di quest’ultimo.
Gli accusati di corruzione
Più gravi le accuse nei confronti di Clemente e Molinari, entrambi imputati per corruzione. Il primo è a processo per una vicenda che risale al 2014 ed è legata alla rateizzazione dei canoni di locazione di una casa di riposo gestita da una società a Corleto Perticara. Anche Molinari, in corsa con il centrosinistra, è accusato di corruzione per fatti che risalgono a quando era vicesindaco di Potenza: l’attuale candidato — secondo i pm — ha facilitato l’iter autorizzativo relativo alla gestione di alcuni parcheggi ed esercitato pressioni per l’acquisto di spazi pubblicitari su un settimanale locale, il cui editore è un suo parente. “Una questione — dice lui — che si trascina da 9 anni. Siamo alle prime udienze e ho già rinunciato alla prescrizione. Sono candidabilissimo ed eleggibile”.
Lo scontro tra Morra e Giarrusso
Gli impresentabili, giovedì, hanno provocato lo scontro in commissione Antimafia tra il presidente Nicola Morra e il senatore pentastellato Michele Giarrusso. I due hanno avuto un’accesa discussione sulla necessità o meno di rendere noti i nomi dei cinque impresentabili inseriti nelle liste.
Il primo a lanciare “una provocazione” è stato Giarrusso: “Non rendiamo noti i nomi dei cosiddetti impresentabili — ha detto — dal momento che l’aver reso noti questi nomi, nelle passate elezioni, non ha sortito alcun effetto”.
Giarrusso, inoltre, ha proposto “un meccanismo più forte per bloccare le incandidabilità ”. Per Morra la provocazione era accettabile “ma fino ad un certo punto”. E ha aggiunto che la commissione Antimafia i nomi li avrebbe fatti, come poi accaduto, perchè, proprio nel giorno in cui “si commemorano le vittime innocenti di mafia, il silenzio è mafia”. Morra ha anche accusato le forze politiche di aver firmato un codice di autoregolamentazione delle candidature “per poi fregarsene”.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Marzo 22nd, 2019 Riccardo Fucile
A PIAZZA PULITA IL PROFESSORE OTTIENE PIU’ SHARE DEI DUE VICEPREMIER A DRITTO E ROVESCIO
La sfida degli ascolti tv nel giovedì dei talk show la vince il Professore. La serata televisiva
vedeva Romano Prodi a “PiazzaPulita”, condotto da Corrado Formigli su La7, e in contemporanea Luigi Di Maio prima e Matteo Salvini poi a “Dritto e Rovescio”, condotto da Paolo Del Debbio su Rete4.
Nella serata dominata dalla fiction di Raiuno “Che Dio ci aiuti” con 5,7 milioni di telespettatori e il 25,5% di share, la partita dei talk show vede nel prime time su La7 ‘PiazzaPulita’ con 879.000 telespettatori (share 5%), su Rete4 ‘Dritto e Rovescio’ con 795.000 telespettatori (share 4,5%), su Rai2 ‘Popolo Sovrano’ con 475.000 telespettatori (share 2,4%).
Interessante seguire la curva dello share nel momento clou delle interviste. Romano Prodi su La7, Luigi Di Maio e Matteo Salvini l’uno dopo l’altro su Rete4. Il grafico mostra che Prodi entra alle 21.50 ed esce alle 22.35: i primi 5 minuti (dalle 21.50 alle 21.55) sono il pezzo sui gilet gialli. Prodi è fisso sul 6% di share e Di Maio (prima parte di Del Debbio) e Salvini (che entra all’incirca alle 22.10) sono sempre sotto il Professore.
Stesso discorso sulla curva degli assoluti. Prodi fisso sopra il milione e mezzo di telespettatori e Di Maio e Salvini sotto. Dalla curva si vede che Dritto e Rovescio supera Piazzapulita solo quando La7 va in pubblicità .
(da “Huffingtonpost”)
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Marzo 22nd, 2019 Riccardo Fucile
IL “CRITICAL MASS” DEGENERATO IERI SERA A TORINO E UN INTERVENTO DELLA POLIZIA NEANCHE FOSSERO DEI TERRORISTI
Torino è ripiombata ieri sera in un tempo che si sperava dimenticato per sempre. Il tempo dei manganelli, della legge sospesa.
Un gruppo di ciclisti di diversa provenienza, che fanno capo perlopiù a Bike Pride – lottano per pedalare in città senza essere investiti, certo non sono pericolosi terroristi – è tornata in strada per un “Critical mass”, dopo che per tanti anni se ne erano perse le tracce.
Un corteo a due ruote ampiamente pubblicizzato da settimane.
Una manifestazione fastidiosa per gli automobilisti, se vogliamo, che li obbliga a procedere al ritmo lento della pedivella anzichè a quello veloce del pedale dell’acceleratore.
Ci può stare che, con il traffico in tilt – ma quanto poteva essere andato in tilt il traffico alle 21, all’angolo tra corso Vittorio e corso Re Umberto? – le forze dell’ordine intervengano per invitare i ciclisti a proseguire la marcia e liberare l’incrocio.
Ma ieri sera non è successo questo. Ieri sera i poliziotti hanno fatto calare i manganelli addosso ai manifestanti, pur fastidiosi.
Di fronte a reati che non ci sono stati c’è stata una reazione violenta delle forze dellìordine che non si è vista ad esempio due settimane fa, in occasione del corteo degli anarchici che ostentavano una testa di cartapesta sanguinolenta della sindaca.
Due fatti, oltretutto, avrebbero suggerito di procedere senza esagerare, ieri sera.
Uno è il cambio della guardia ai vertici della questura, che sembra quasi suggerire un “liberi tutti”, almeno fino all’arrivo del nuovo questore.
L’altro è la vicinanza con l’annunciata manifestazione del prossimo 30 marzo di anarchici e affini contro la chiusura dell’ex Asilo. Quanto è successo ieri rischia di versare nuova benzina su un fuoco che non si è spento.
(da agenzia)
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Marzo 22nd, 2019 Riccardo Fucile
SULLA DICIOTTI NESSUNA DECISIONE COLLEGIALE, L’UNICO RESPONSABILE DEL SEQUESTRO DI PERSONA E’ SALVINI, INUTILE AUTODENUNCIARSI
Giuseppe Conte, Luigi Di Maio e Danilo Toninelli sono stati ritenuti inattendibili dal
Tribunale dei ministri di Catania. I tre, infatti, per meglio salvare (e quindi servire) Salvini, si erano autodenunciati sostenendo che la decisione di tener fuori la nave Diciotti dal porto di Catania fosse stata collegiale. E quindi, era il ragionamento dei tre, a dover essere indagato per sequestro di persona nell’occasione doveva essere l’intero governo.
Si tratta della famosa tesi della “decisione collegiale” sulla Diciotti che per qualche tempo è servita a Lega e M5S per fare propaganda.
Il Tribunale dei ministri di Catania che, per gli stessi fatti, aveva invece chiesto il processo per Matteo Salvini, ipotizzando a suo carico il reato di sequestro aggravato di persona, ossia dei 177 naufraghi trattenuti a bordo della nave della Guardia Costiera già attraccata al porto del capoluogo etneo, ha deciso di archiviare la posizione dei tre autodenunciati.
Il piano di Conte, Toninelli e Salvini poteva finire molto male: all’epoca lo ipotizzò Marco Lillo sul Fatto:
Il tempo però può svolgere un ruolo beffardo. Lunedì gli attivisti del M5S dovranno votare sulla piattaforma Rousseau per decidere la posizione del Movimento su Salvini. Martedì poi la Giunta (con il voto del M5s, immaginiamo coerente alla deliberazione del voto online) potrebbe salvare il ministro dell’Interno ovvero concedere il via libera all’autorizzazione a procedere.
Se Zuccaro trasmettesse la sua richiesta di archiviazione su Conte, Di Maio e Toninelli dopo il voto contrario al processo per Salvini si potrebbe realizzare uno scenario da incubo per il Movimento: Salvini potrebbe salvarsi grazie al voto dei grillini mentre Conte, Di Maio e Toninelli potrebbero essere assoggettati al medesimo giudizio con un esito non del tutto scontato.
Il tribunale dei ministri dopo il salvataggio di Salvini avrebbe potuto ostinarsi a chiedere a questo punto solo per i restanti membri del governo autodenunciatisi l’autorizzazione a procedere. Si sarebbe così arrivati al paradosso di un processo separato ai membri del governo del M5S mentre Salvini si sarebbe goduto lo spettacolo in tv forte dello scudo dell’immunità .
Invece il tribunale ha archiviato Conte, Toninelli e Di Maio con ciò dimostrando che la loro autodenuncia era una bufala: sulla Diciotti non c’è stata nessuna decisione collegiale e ha considerato carta straccia le lettere con cui si autoaccusavano:
Quest’ultimo, disponendo l’archiviazione nei confronti dei tre,ha respinto in radice la tesi sostenuta non solo da Salvini, ma pure nell’autodenuncia dei suoi colleghi di governo. A partire dal presidente del Consiglio che, peraltro, solo poche settimane prima del caso Diciotti aveva d’autorità ordinato lo sbarco di migranti dalla stessa nave, con il palese dissenso del ministro leghista.
Il provvedimento di archiviazione nei confronti di Conte, Di Maio e Toninelli è definitivo perchè non è impugnabile. Quanto alla posizione di Salvini invece la magistratura potrebbe anche decidere di sollevare un conflitto di attribuzione rispetto a Palazzo Madama. Secondo il presidente della Corte costituzionale, Giorgio Lattanzi “se l’autorità giudiziaria ritiene che quella non autorizzazione non sia giustificata, può sollevare il conflitto di attribuzione di poteri contro il Parlamento. Poi —ha precisato — si tratterà di stabilire se è ammissibile o meno”.E anche oggi sulla Diciotti facciamo giustizia domani.
(da agenzie)
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