Marzo 26th, 2019 Riccardo Fucile
COSI’ PARIGI DIVENTA PARTNER DI PECHINO SENZA DIVENTARNE SUDDITO
Avevamo lasciato Luigi Di Maio a postare emoji di arance per festeggiare in occasione della visita del
Presidente cinese Xi Jinping un accordo che non è merito del suo governo.
Ci aveva pensato poi Virginia Raggi a rincarare la dose della propaganda quotidiana spiegandoci — senza che Giletti accennasse ad una minima reazione — che proprio grazie al bisministro dello Sviluppo Economico per la prima volta dai tempi di Marco Polo gli imprenditori italiani potranno finalmente esportare le proprie merci in Cina.
Questo succedeva in Italia.
In Francia invece Emmanuel Macron e Xi Jinping firmavano un accordo commerciale da 30 miliardi di euro.
Mentre Di Maio ci spiegava l’importanza di poter finalmente esportare per via aerea le arance siciliane in Cina i francesi siglavano un accordo commerciale per la vendita di 300 Airbus a Pechino.
Si tratta di 290 Airbus A320 e 10 Airbus A350. Una commessa che forse non varrà quanto gli agrumi Made in Italy ma che senza dubbio ha il suo peso, soprattutto dal punto di vista economico.
Provate a pensare quante tonnellate di arance bisogna vendere ai cinesi per raggiungere la cifra di 30 miliardi di euro, e avrete con buona approssimazione l’idea della differenza tra lo “storico” accordo siglato da Di Maio e il misero accordicchio dei francesi.
Se proprio volete farvi male tenete presente un’altra cosa: la Cina è uno dei principali produttori di arance sul mercato mondiale, non così per quanto riguarda il settore aerospaziale.
Ma non finisce qui, perchè dopo l’incontro all’Eliseo sono stati siglati accordi bilaterali Francia-Cina per la costruzione di un impianto eolico da un miliardo di euro a Dongtai (a realizzarlo sarà la EDF, l’azienda elettrica pubblica); i francesi di Cma-Cgm e China Sete Shipbuilding hanno firmato un accordo da 1,2 miliardi di euro per la costruzione di 10 navi container.
Nel 2018 China General Nuclear (Cgn) ed Edf avevano costruito in Cina a Taishan il primo reattore nucleare Epr (European Pressurized Reactor).
Da noi invece Centinaio si vanta dell’accordo per l’esportazione di arance rosse e carne suina (i francesi hanno ottenuto l’abolizione dell’embargo cinese sul pollame transalpino). Francia e Cina hanno infine stipulato accordi di cooperazione e partenariato nei mercati dei paesi africani.
Come a dire: mentre da noi ci si indigna per il Franco CFA che ci riempie di immigrati Parigi e Pechino si danno da fare per fare i soldi veri. Alla faccia del neocolonialismo cinese.
Il ministro delle politiche agricole Gian Marco Centinaio al Messaggero ieri diceva che«Macron dovrebbe rilassarsi ed essere forse meno invidioso».
Eppure mentre l’Italia per ottenere tutto questo ben di Dio ha dovuto sottoscrivere il memorandum sulla Belt and Road Initiative di Pechino la Francia dell’invidioso Macron non ha dovuto nemmeno aderire al progetto della Nuova via della Seta.
Anche questo per Di Maio è un “traguardo storico” perchè consente di tracciare nuovamente la Via della Seta tra Italia e Cina.
«Gli accordi firmati oggi valgono 2,5 miliari di euro», scriveva il ministro dello Sviluppo Economico tre giorni fa. Una cifra che impallidisce a confronto dell’entità dell’accordo sulla vendita degli Airbus di cui beneficeranno anche i tedeschi visto che fanno parte del consorzio europeo (anche se gli A320 e gli A350 vengono assemblati a Tolosa).
E la storia di Airbus dovrebbe essere un monito per il nostro Paese, visto che all’epoca di Craxi ci rifiutammo di entrarne a far parte preferendo le aziende statunitensi a quelle europee.
L’Italia sovranista e populista del 2019 dovrebbe imparare a guardare al Continente Europeo come un’opportunità strategica e commerciale invece che puntare a dividere l’Unione Europea.
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 26th, 2019 Riccardo Fucile
ANCHE CASALEGGIO ESCE ALLO SCOPERTO: “IL GRUPPO PARLAMENTARE E’ DIVENTATO UNA CASTA, RITORNARE ALL’UNO VALE UNO, STOP ALL’AUTONOMIA REGIONALE”
Grillo è sempre più spazientito nei confronti di Luigi Di Maio. Il fondatore del M5s era già furioso per i sondaggi in calo e per le pessime performance elettorali in Abruzzo e Sardegna.
Il tonfo in Basilicata ha rappresentato la classica goccia che fa traboccare il vaso. Grillo è convinto che il calo di voti sia imputabile alla subalternità del Movimento alla Lega.
Il Carroccio, infatti, finora ha dettato l’agenda di governo, imponendo all’alleato una serie di scelte sgradite e facendogli digerire molti bocconi amari.
La salvinizzazione dei pentastellati ha prodotto pessimi risultati in termini di consensi, mentre la Lega viaggia con il vento in poppa verso le europee.
Secondo un retroscena pubblicato da Il Giornale, Beppe Grillo avrebbe imposto un vero e proprio diktat al capo politico del Movimento, Luigi Di Maio. Il comico e fondatore del M5s vuole un cambio di passo nel rapporto con Salvini.
Basta subalternità , più coraggio su temi decisivi per l’identità pentastellata, a partire da quelli etici, con il Congresso delle Famiglie di Verona che si avvicina.
“Grillo, dopo una breve pace armata, è tornato a esprimere perplessità sulla leadership di Di Maio e critica la subalternità alla Lega — scrive Il Giornale — evidenziata anche dalla timidezza del capo politico nel marcare le differenze con l’alleato per quanto riguarda i temi etici. Ultimo fronte, il congresso pro-family di Verona”.
Ma i malumori non sarebbero solo di Grillo.
Anche Davide Casaleggio pretende una svolta da Di Maio: “Le rilevazioni del guru aziendale, invece, sono ancora più ortodosse. Esplicitate nelle critiche al gruppo parlamentare fagocitato dalle consuetudini dei Palazzi romani, nell’allergia all’archiviazione definitiva dell’uno vale uno caro a Casaleggio senior, nella procrastinazione del varo delle nuove regole sugli apparentamenti con le liste civiche e la deroga alla regola del doppio mandato a livello comunale”.
Il prossimo terreno su cui Di Maio è chiamato a dare un segnale è quello delle autonomie regionali.
Il M5s, molto forte nel Sud Italia, è chiamato se non a opporsi alle richieste delle regioni del Nord (molte delle quali a guida leghista), quantomeno a rintuzzarle, in modo da produrre una legge equa che non penalizzi il Mezzogiorno.
(da TPI)
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Marzo 26th, 2019 Riccardo Fucile
LA SCRITTA “NEURONICS” E LE CINQUE STELLE AFFISSA IN CENTRO A ROMA
Uno schermo televisivo da cui appare il volto del ministro delle Infrastrutture, Danilo Toninelli, con
una la scritta “pubblicitaria” di “neuronics”, che ricorda il brand di un nota catena di negozi di elettrodomestici, contornata da 5 stelle gialle.
E’ il manifesto apparso questa mattina nelle strade del centro di Roma, proprio sotto il Quirinale.
Il manifesto è firmato Andrea Villa, artista non nuovo a questo tipo di lavori.
In un’intervista a La Stampa, il “Banksy di Torino” aveva spiegato la scelta dei fotomontaggi: “È la cultura del remix. Oggi è inutile creare immagini nuove con Instagram. Mi ispiro ai dadaisti di Aiz. Le finte locandine creano un dubbio in una società dove è facile falsare se tutto è una bufala. Poi, ci sono gli inserti culturali”.
(da agenzie)
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Marzo 26th, 2019 Riccardo Fucile
IN RAPPORTO ALLA POPOLAZIONE STRANIERA PRESENTE SUL TERRITORIO L’ITALIA E’ SOLO AL NONO POSTO CON 2,9 CITTADINANZE OGNI 100 RESIDENTI STRANIERI… E PER I BAMBINI VA ANCORA PEGGIO
“Se un ragazzino di 13 anni fa un gesto importante, in via eccezionale si può dare un riconoscimento. Ma l’Italia è già il Paese che dà più cittadinanze di tutta Europa” (Matteo Salvini in un comizio del 24 marzo)
Ma le cose non stanno così.
Solo in termini assoluti l’Italia è il primo Paese Ue per concessioni di cittadinanze: oltre 146mila nel 2017. Seguono Regno Unito (123mila), Germania (115mila) e Francia (114mila).
In questi quattro Paesi si concentrano ben 500mila naturalizzazioni, il 60% del totale europeo.
Ma in rapporto alla popolazione straniera presente nel Paese(il dato reale che conta) l’Italia scivola al nono posto, con 2,9 nuove cittadinanze ogni 100 residenti stranieri nel 2017.
Al primo posto troviamo la Svezia con un tasso dell’8,2%, seguita da Romania (5,9%) e Finlandia (5,1%).
I tassi più alti si registrano nei Paesi del Nord (Svezia e Finlandia) e in quelli Mediterranei (Portogallo, Grecia, Cipro e Malta). Non solo.
Come dimostra uno studio della Fondazione Leone Moressa, per i bambini nati in Italia le cose vanno ancora peggio.
Ben il 63,1% dei nuovi passaporti tricolori concessi nel 2017 è finito infatti nelle mani di stranieri adulti.
Tradotto: oggi è più facile che diventi cittadino italiano un immigrato adulto che un bambino che nasce qui, cresce qui, studia qui.
È uno dei paradossi della vecchia legge sulla cittadinanza, datata 1992.
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 26th, 2019 Riccardo Fucile
A SECONDA DI COME GIRA IL VENTO, LA CITTADINANZA SI CONCEDE O NO… FINO A IERI FACEVA GIRARE LA VOCE CHE QUALCHE CONGIUNTO AVESSE PRECEDENTI PENALI, MA E’ STATO SMENTITO DAI CARABINIERI: “SOLO INFRAZIONI AMMINISTRATIVE, NULLA DI CHE”.. E ORA SALVINI CHIEDE ANCHE L’AUTOGRAFO A MAHMOOD, CHE SCENA PENOSA
“Sì alla cittadinanza a Ramy perchè è come se fosse mio figlio e ha dimostrato di aver capito i valori
di questo paese, ma il ministro è tenuto a far rispettare le leggi. Per atti di bravura o coraggio le leggi si possono superare”.
Lo ha detto il ministro dell’Interno Matteo Salvini, nel corso della registrazione della puntata del Maurizio Costanzo Show in onda giovedì sera, a proposito del ragazzino che ha dato l’allarme ai carabinieri dal bus sequestrato a San Donato Milanese.
Il vice premier ha inoltre invitato al Viminale 5 ragazzi della scuola Media ‘Vailati’ – compresi Ramy e Adam – e 12 carabinieri, che sono stati coinvolti nel dirottamento del bus.
Ramy e suo padre, Kaled Shehata, hanno appreso la notizia della cittadinanza in diretta su Radio Uno, ospiti del programma “Un giorno da pecora”. “Io non ne so ancora niente”, ha dichiarato il signor Shehata, “se fosse così sarei contentissimo, e sarà contento anche mio figlio Rami, che è qui con me, ha una faccia felice ed è contentissimo”. Rami invece ha commentato così la notizia: “Sono contento, ringrazio Matteo Salvini e Luigi di Maio”.
Il padre del ragazzo – di nazionalità egiziana, ma nato in Italia – aveva chiesto per lui la cittadinanza per meriti speciali, visto il valore dimostrato. Luigi Di Maio si era dichiarato favorevole, al contrario Salvini aveva dimostrato un’iniziale reticenza – “Valuteremo” – ribadendo poi il suo “no” perchè “non ci sono le condizioni al momento”.
Diversa, sin da subito, la posizione dei 5 stelle. Il ministro della Giustizia Bonafede si era accodato alla linea del leader pentastellato: “Credo si debba riconoscere un merito e dare un riconoscimento importante a un bambino che è stato capace di essere forte e di evitare una tragedia. Bisogna dare la cittadinanza a Ramy”.
Il vicepremier, sempre nel salotto di Costanzo, ha stretto poi la mano al vincitore del Festival Mahmood. “Nessuna polemica, qualcuno ha strumentalizzato – le parole di Salvini – poi mio figlio è un super fan e vuole l’autografo, io sono un po’ più vecchio”.
La frenata di ieri pare dipendesse dalle voci sui precedenti di Khaled, il padre del ragazzo che diede l’allarme al 112. Voci amplificate dall’intervento di Matteo Salvini, titolare del Viminale.
Precedenti che, a una verifica negli archivi dei carabinieri, esistono. Niente reati di spaccio, rapina, nessuna crimine contro persone o cose nel passato dell’operaio, in Italia dal 1996. Solo qualche illecito amministrativo. Tutto “molto datato e di poco conto”, garantisce una fonte investigativa.
Alla Stampa però il signor Khaled nega ogni addebito: «Chi ha la fedina penale sporca? Io? Io sono pulito ti do i miei documenti controlla. Se non vogliono dare la cittadinanza a mio figlio lo dicano chiaramente ma non infanghino la gente».
Se ad avere precedenti fosse uno zio o un altro parente di Ramy perchè non concedergli la cittadinanza?
E alla fine, probabilmente dopo aver consultato i sondaggisti su come la pensano gli Italiani al riguardo, ecco che per Salvini “Ramy è come un figlio”.
La farsa indegna è finita.
(da agenzie)
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Marzo 26th, 2019 Riccardo Fucile
NEL M5S ORMAI HANNO PERSO LA PAZIENZA, SE ALLE EUROPEE SI SCENDE SOTTO IL 20% IL SUO DESTINO E’ SEGNATO… IL VICEPREMIER LE STA PROVANDO TUTTE PER NON PERDERE LA POLTRONA
Luigi Di Maio rischia di andare a casa. Nel MoVimento 5 Stelle i risultati delle elezioni in Basilicata non sono stati letti come nel discorso su Facebook del vicepremier, dove sembrava che il M5S avesse vinto anche se aveva perso.
E cominciano a perdere la pazienza, come racconta oggi Repubblica in un retroscena di Annalisa Cuzzocrea e Matteo Pucciarelli:
Alle europee il vicepremier M5S si gioca il futuro. Se il Movimento scendesse sotto il 20 per cento, diventerebbe impossibile continuare a dire che i numeri non sono paragonabili a quelli delle politiche, per giustificare la sconfitta.
A entrare in crisi sarebbero il governo guidato da Giuseppe Conte e la leadership del suo vice.
Di Maio lo sa e sta tentando il tutto per tutto: ha frenato sulle nuove regole, già decise in un pranzo a base di pesce all’hotel Forum con Beppe Grillo e Davide Casaleggio, per aprire all’ala ortodossa guidata da Roberto Fico e cercare di placare i gruppi parlamentari
La poltrona di Luigi comincia a farsi traballante, per questo lui ha cominciato ad attaccare Di Battista e l’altro ha fatto sapere di essere profondamente offeso. C’è poi il problema Conte.
Il presidente del Consiglio non manca occasione per rincuorare: al prossimo giro non ci sarà , il suo è puro spirito di servizio. Vorrebbe tornare a fare l’avvocato e il professore, fa sapere. Ma i fatti dicono che il suo gradimento è oggi 12 punti sopra a chi lo ha designato.
«È la Lega che sta mettendo in giro la voce di un suo possibile e nuovo protagonismo, per metterci in difficoltà », si difendono i “lealisti” dimaiani.
Ma il gradimento è una cosa che dalle parti del Movimento e della Casaleggio Associati ha sempre contato molto. E anche per questo Di Maio ha bisogno di costruire una strategia diversa: le nuove regole, che non saranno varate prima di un mese, dovrebbero aiutare. L’arrivo del reddito di cittadinanze sulle tesserine dedicate anche, salvo gli intoppi di una misura così complessa.
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 26th, 2019 Riccardo Fucile
PER ORA NON PARLA “PER IL BENE DEL MOVIMENTO”
Alessandro Di Battista è offeso e la battuta su chi va in viaggio abbandonando la lotta da parte di Di
Maio ha peggiorato la situazione.
Le appassionanti peripezie (ronf ronf) dell’ex onorevole oggi barricadero a ondate e viaggiatore in servizio permanente effettivo sono raccontate oggi dal Messaggero nella miliardesima puntata dell’appassionante giallo:
Ecco perchè per la prima volta Di Maio sferza pubblicamente Alessandro Di Battista, scomparso dai riflettori ormai da un mese, dopo una serie di performance non proprio brillanti in tv.
«Non è il momento di fare viaggi ma di combattere», è il riferimento del leader pentastellato nei confronti del gemello (ormai ex?) con la valigia già pronta per l’India, dopo i mesi passati in America.
Dibba tra poco parlerà , annuncia a chi lo cerca in questi giorni chiedendogli di tornare in campo.
Ma allo stesso tempo, il re delle invettive pentastellate, dice di aver preso una decisione: «La mia strada è segnata».
In verità , molto più semplicemente, sarebbe offeso. In quanto non abbastanza difeso dai vertici del Movimento quando, appena tornato, non ha funzionato come megafono ed è stato attaccato un po’ da tutti.
Di Maio lo vorrebbe in campo. Magari capolista al Nord dove il Movimento non ha nomi forti da contrapporre in territori con una forte egemonia leghista.
Quindi siamo arrivati ormai alla penultima puntata, quella conclusiva:
Ma questo divorzio all’italiana, in cui Dibba sembra non voler parlare «per il bene del Movimento» è destinato ad arricchirsi di nuove puntate.
Fra due week-end ci sarà l’evento di Ivrea dedicato a Gianroberto Casaleggio e prima di quella data l’ex parlamentare avrà sciolto la riserva
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 26th, 2019 Riccardo Fucile
ANALISI SWG SU FLUSSO VOTI: IL 39% SI E’ ASTENUTO, IL 17% HA OPTATO PER IL CANDIDATO DEL CENTRODESTRA, IL 12% PER QUELLO DI CENTROSINISTRA
I flussi di voto dicono che la Lega in Basilicata si è portata a casa il voto del 17% dei cittadini che avevano votato MoVimento 5 Stelle alle elezioni politiche del 2018.
A fornire le tracce della nuova mappa elettorale lucana sono gli analisti della SWG di Trieste che hanno fotografato i flussi dei voti rispetto alle politiche 2018, riportati oggi dal Messaggero.
Il dato più clamoroso sta nella transumanza dell’elettorato grillino più che dimezzato rispetto al 44,4% delle politiche di un anno fa.
Che fine hanno fatto quei voti? Solo un elettore grillino della Lucania su tre — per l’esattezza il 31% — ha confermato il suo voto ai pentastellati, il 39% è rifluito nel non voto; il 17% ha votato per il centrodestra, il 12% per il centrosinistra e solo l’1% per la Lista Tramutoli, il candidato indipendente di sinistra.
In altre parole: nell’astensione al momento ci sono più elettori grillini di quelli che hanno votarono nel 2018 per la lista pentastellata.
Fra i molti, pesanti segnali di debolezza ieri i 5 Stelle ne hanno raccolto anche una di forza: fra i giovanissimi lucani sono nettamente la prima forza raccogliendo il 44% dei consensi contro il 26% del centrosinistra e il 22% del centrodestra.
Lo schieramento che ha portato alla vittoria l’ex generale della Guardia di Finanza, Vito Bardi, ha ottenuto il 38% dei consensi fra gli operai (30% per i 5 Stelle e 29% per il centrosinistra) e ha raggiunto il 44% dei voti dei ceti bassi e lo stesso livello nella classe media.
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 26th, 2019 Riccardo Fucile
IL FEDELISSIMO DELLA RAGGI POTREBBE OTTENERE L’ARCHIVIAZIONE PERCHE’ L’ASSUNZIONE NON E’ ANDATA IN PORTO, CAUSA ARRESTO DI PARNASI POCHI GIORNI DOPO
Daniele Frongia è stato intercettato mentre chiedeva a Luca di assumere una sua amica. Lo scrive
oggi Repubblica Roma parlando dell’indagine per corruzione nei confronti dell’assessore allo Sport:
Il fedelissimo di Virginia Raggi, Daniele Frongia, è stato intercettato dai carabinieri mentre, nell’ufficio del costruttore, gli chiedeva di assumere un’amica in una delle sue società .
Cosa che poi, come ammesso dallo stesso Parnasi in un verbale, non andò in porto perchè, poco dopo quella conversazione, lui fu arrestato (giugno 2018).
Versione che, poi, nel corso di uno dei suoi tanti interrogatori con i magistrati, Parnasi ha minimizzato: ha chiarito di essere stato lui a chiedere a Frongia di segnalargli una persona da mettere a capo delle relazioni istituzionali di Ampersand.
Ma le cose non starebbero cosi. Tanto che il procuratore aggiunto Paolo Ielo e il pubblico ministero Barbara Zuin si convinsero a contestargli la corruzione, seguendo uno schema già utilizzato: lo stesso che aveva portato ai domiciliari, per l’inchiesta sullo stadio, anche l’ex assessore regionale all’Urbanistica, Michele Civita che a Parnasi aveva chiesto di assumere il figlio.
I legali di Frongia si sono affrettati a far sapere che la procura chiederà l’archiviazione per l’inchiesta. Cosa che non sarebbe piaciuta ai magistrati:
La dichiarazione dei legali, peraltro, non era stata accolta con favore a piazzale Clodio dove i pm ancora non hanno deciso.
A quanto filtra, però, l’orientamento della procura sarebbe quello. Nonostante quell’intercettazione ambientale, infatti, con la richiesta di un’assunzione per un’amica trentenne non andata in porto, in questi mesi non è stato trovato nulla per rafforzare l’ipotesi di corruzione a carico dell’ex vice di Virginia Raggi.
Il quale, a sua volta, potrebbe essere costretto ad attendere tempi più lunghi del previsto per rientrare in partita.
(da “NextQuotidiano”)
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