Marzo 28th, 2019 Riccardo Fucile
VOMITEVOLI: LEGA E M5S STRALCIANO DAL NUOVO CODICE ANTIMAFIA I REATI SU DISCRIMINAZIONE RAZZIALE, ETNICA E RELIGIOSA
Buttare a calci e con gran clamore fuori dalla porta quel che si fa rientrare nottetempo dalla finestra.
È il paradosso dell’intransigenza del Movimento 5 stelle, che mentre si faceva carico di asta e bandiera e sventolava una stretta al Codice Antimafia – quello degli impresentabili, per capirci — presentava un emendamento, spinto dall’alleato leghista, per stralciarne i reati più odiosi: quelli legati alla legge Mancino, la discriminazione razziale, etnica e religiosa, e alla diffamazione.
È successo che nella nuova riformulazione del Codice voluta dalla Commissione bicamerale sia stata inserita una nuova soglia di impresentabilità .
Chiunque abbia accumulato pene per complessivi quattro anni di condanna non è candidabile alle elezioni.
Una stretta dura, che riguarda pene anche minori, se sommate tra loro. Ma poco prima dell’approvazione del testo, nella serata di mercoledì, i capigruppo di Lega e 5 stelle, rispettivamente Gianluca Cantalamessa e Michele Giarrusso, hanno presentato e fatto approvare un emendamento che stralcia dalla somma delle condanne i reati di cui sopra.
Il testo è piuttosto chiaro.
Si legge infatti: “Nel cumulo, comunque inteso ai sensi del periodo precedente, non si tiene conto delle condanne riportate per i seguenti reati”. Ed ecco l’elenco: “Art. 595 c.p. (diffamazione) artt. 2 e 3 del decreto legge 26 aprile 1993, n. 122, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 giugno 1993, n. 205 (legge Mancino — misure urgenti in materia di discriminazione razziale, etnica e religiosa); artt. 604-bis (propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale etnica e religiosa)”.
Insomma, mentre il confine del reato di diffamazione spesso, per chi fa politica, è labile e scivoloso, a essere preoccupante è la depenalizzazione ai fini della partecipazione alla vita pubblica di chi ha commesso reati ben più odiosi, quali sono quelli contro la razza, l’orientamento sessuale e la religione. “Una scelta che sdogana chi ha commesso colpe gravissime— commenta all’Huffpost il capogruppo del Partito democratico Franco Mirabelli — fatta in un momento in cui sono evidenti questo tipo di rigurgiti nel paese si connota come particolarmente preoccupante”.
“Si potrà sempre migliorare il codice — ha detto il presidente della Commissione, il pentastellato Nicola Morra – ma non si può essere in dissenso con la volontà di impedire l’accesso alla candidatura ai condannati per reati di mafia e non solo alle elezioni politiche”.
Scriveva Robert Musil, un intelletto che travalica tempi e contingenze: “Sui margini di miglioramento ogni generazione intenta a distruggere i buoni risultati di un’epoca precedente è convinta di migliorarli”.
(da “Huffingtonpost”)
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Marzo 28th, 2019 Riccardo Fucile
FIUMI DI DENARO SIA DA ORGANIZZAZIONI INTEGRALISTE USA CHE DA AMBIENTI RUSSI… MENO MALE CHE SI DEFINISCONO SOVRANISTI (AL SERVIZIO DEGLI STRANIERI, CERTO)
Il costante piagnisteo dei patridioti ci ha abituati a capire che se un gruppo, un partito o anche
solo un individuo è “finanziato da Soros” allora è automaticamente il male assoluto.
Il che se non altro solleva qualche dubbio sull’autenticità degli sforzi populisti di Viktor Orbà¡n.
Ma chi finanzia i sovranisti?
E chi finanzia quella particolare categoria di conservatori di ultradestra rappresentata dai difensori della “famiglia naturale” fondata sul matrimonio che lottano per proteggere i nostri figli dal gender e dalle temibiliLobby LGBT?
Sorprendentemente non sono le fondazioni di Soros ma network assai meno trasparenti e democratici.
Lo ha scoperto OpenDemocracy (sì, è un sito che in passato è stato finanziato anche dalla Open Society Foundation di Soros) che ha tracciato l’enorme flusso di denaro proveniente dagli Stati Uniti e diretto nelle casse di associazioni di cristiani conservatori che hanno forti e solidi legami con i partiti e movimenti di destra europea.
Le autrici dell’inchiesta — Claire Provost e Mary Fitzgerald — parlano esplicitamente di “dark money” denaro la cui provenienza non è dichiarata ed è difficile da tracciare.
Perchè se si è riusciti a scoprire quali sono le associazioni conservatrici che hanno fatto piovere dollari sul Vecchio Continente non si sa chi siano i donatori negli Stati Uniti.
Stiamo parlando di oltre cinquanta milioni di dollari che sono piovuti dall’altra sponda dell’Atlantico nel periodo che va dal 2008 al 2017.
Una cosa però è chiara ed evidente: il consolidamento dei legami tra i gruppi ultra-conservatori cristiani statunitensi e quelli europei.
Una sorta di internazionale dell’integralismo cristiano che è finanziata, in maniera massiccia, con denaro proveniente dagli USA sul quale poco (o pochissimo) si sa.
A cosa serve questo fiume di denaro? A sostenere quei partiti e quei movimenti che in Europa predicano la necessità di difendere i “valori della famiglia”.
Ad esempio alcuni dei gruppi religiosi cristiani finanziati dall’Alt Right statunitense si sono dati da fare in Europa con azioni anti LGBT in Repubblica Ceca e in Romania.
C’è stato chi ha promosso azioni legali per far abrogare le leggi sull’hate speech contro le discriminazioni. E quei milioni di dollari sono serviti anche per finanziare “dal basso” campagne contro l’aborto in Spagna e in Italia.
Secondo Open Democracy cinque della dozzina di gruppi conservatori che stanno finanziando i bigotti europei sono stati anche tra gli sponsor di alcune edizioni del WCF, il World Congress of Families che si terrà a Verona questo fine settimana e che vedrà la partecipazione di tre ministri del governo Conte e di altri autorevoli esponenti dell’ultradestra italiana (da Fratelli d’Italia a Forza Nuova).
Due associazioni statunitensi — la Alliance Defending Freedom (ADF) e l’American Center for Law and Justice — hanno contribuito assieme dal 2008 al 2017 con donazioni per complessivi 20 milioni di dollari.
Il caso di ADF è interessante perchè risulta essere controllata dalla famiglia di Betsy DeVos, il segretario all’Istruzione di Donald Trump, e dal fondatore della Blackwater, una delle più importanti compagnie private di mercenari, di fatto l’esercito privato più potente al mondo. Tra i cofondatori d
ADF figura Alan Sears che si batte contro la cosiddetta “gay agenda” e che ha sostenuto una proposta di legge in Belize che rendeva il sesso omosessuale un reato punibile con dieci anni di carcere. ADF inoltre ha partecipato come organizzatore ad un evento della Manif pour Tous la versione francese delle nostre Sentinelle in Piedi.
Ci sono poi gruppi come la Billy Graham Evangelistic Association.
Il figlio di Billy Graham, Franklin Graham, è un famoso predicatore che sosteneva che dietro l’idea del matrimonio omosessuale ci fosse Satana in persona e che è uno dei sostenitori di Donald Trump.
Tra le altre cose Graham padre ha solidi legami con la Russia e proprio qualche tempo fa ha incontrato a Mosca alcuni esponenti del Cremlino che attualmente sono colpiti dalle sanzioni statunitensi.
Lo stesso genere di sanzioni che il governo Conte e la Lega in particolar modo si sono impegnati a far togliere da parte dell’Unione Europea.
Questa e altre associazioni stando, secondo Open Democracy, preparando il terreno per combattere la battaglia culturale che si combatterà in Europa su aborto, matrimoni tra persone dello stesso sesso e diritti delle persone transessuali.
E la questione dei finanziamenti da USA e Russia al WCF ritorna anche nell’inchiesta dell’Espresso che ha scoperto come attorno al Congresso delle Famiglie di Verona si muova un giro di denaro che passa per i paradisi fiscali e che proverrebbe proprio dalla Russia di Putin.
Due anni fa su Politico Casey Michel descriveva il network WCF (che è nato all’interno dell’Howard Center for Family, Religion and Society, un’associazione USA che finanzia il partito spagnolo di ultradestra VOX) come un prodotto non solo statunitense ma anche russo (alcuni degli ispiratori delle teorie sulla ripresa demografica sono degli accademici russi che davano colpa ai gay per il calo delle nascite).
Ed è proprio la Russia che ultimamente — grazie al suo nazionalismo machista ma soprattutto al denaro — avrebbe assunto il ruolo di alfiere e paladino dei sani valori tradizionali, quelli dell’unica vera famiglia. Ricordatevelo quando un qualsiasi pro-life omofobo chiederà di fronte all’ennesimo Gay Pride o allarme gender: ki vi paka?
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 28th, 2019 Riccardo Fucile
RISPETTO AGLI ESECUTIVI PRECEDENTI IL TASSO MEDIO E’ AUMENTATO DALL’1,35% AL 2,27%
Su Bot e Btp l’Italia paga un miliardo di interessi in più rispetto all’anno scorso.
Nel trimestre il tasso medio dei BTp è stato 2,27%: quasi un punto in più rispetto all’1,35% dello stesso periodo 2018.
Spiega oggi Il Sole 24 Ore che anche se il Tesoro riesce ad emettere BoT a tassi negativi (ieri ne ha collocati 6 miliardi a un rendimento di -0,062%), il nostro debito pubblico continua a costare di più rispetto al periodo preGoverno Conte.
I dati del primo trimestre parlano chiaro: i 76 miliardi di titoli di Stato a medio-lungo termine (BTp, CcT e CTz) emessi dal Tesoro fino ad oggi costano, in termini di interessi annualizzati, circa 700 milioni di euro in più rispetto ai titoli analoghi collocati nel primo trimestre dell’anno scorso.
E se si sommano anche i BoT collocati da gennaio (anche se il calcolo in questo caso è molto più spannometrico perchè i BoT vengono rinnovati due volte l’anno), si può dire che le emissioni del solo primo trimestre 2019 costeranno in totale allo Stato quest’anno circa 900 milioni di interessi in più rispetto a quelle dello stesso periodo dell’anno scorso.
Secondo i calcoli di UniCredit, nel primo trimestre del 2019 il tasso medio ponderato dei titoli a medio-lungo termine in emissione è stato infatti del 2,27% (cioè quasi un punto in più rispetto all’1,35% del primo trimestre 2018) e il tasso medio ponderato dei BoT è stato dello 0,10% inclusa l’asta di ieri (cioè circa mezzo punto in più rispetto al -0,42% dello stesso periodo dell’anno scorso). In cifre, come detto, si tratta di circa 700 milioni di euro in più per i BTp e di 200 in più per i BoT (annualizzati) rispetto ad emissioni analoghe dello stesso periodo dello scorso anno
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 28th, 2019 Riccardo Fucile
ARRIVA LA GIUSTIZIA FAI DA TE, I “CITTADINI PERBENE” CHIAMANO LE FORZE DELL’ORDINE, NON SPARANO ALLE SPALLE… AL PRIMO RICORSO SARA’ DICHIARATA INCOSTITUZIONALE
Con 201 voti favorevoli, 38 contrari e 6 astenuti in Italia è legge la legittima difesa. 
Le reazioni sono state uno scrosciante applauso da parte della Lega e del Movimento 5 stelle.
In Aula presenti il ministro dell’interno Matteo Salvini, il ministro per la Pubblica amministrazione Giulia Bongiorno e quello per l’Agricoltura Gianmarco Centinaio.
Assenti i rappresentanti di governo del Movimento 5 stelle.
Avanza dubbi di incostituzionalità , invece, l’associazione nazionale magistrati.
“La nuova legge – rileva il presidente dell’Anm Francesco Minisci – non tutelerà i cittadini più di quanto erano già tutelati fino ad oggi; al contrario introduce concetti che poco hanno a che fare con il diritto, prevede pericolosi automatismi e restringe gli spazi di valutazione dei magistrati, oltre a portare con sè grandi difficoltà di interpretazione: tutto ciò significa che tutti saranno meno garantiti”.
Per non parlare – aggiunge commentando il via libera – “dei numerosi dubbi di incostituzionalità che la nuova legge comporta.
Evvai con la propaganda.
Una legge venduta con una maglietta blu, esibita da Salvini davanti alle telecamere. Con su scritto in bianco “la difesa è sempre legittima”. Lui, e dietro quella che chiama “la sua squadra”. Il sottosegretario Molteni. Il capogruppo in commissione Giustizia Ostellari, relatore della legge a palazzo Madama. Si sottrae ai flash dei fotografi il ministro Giulia Bongiorno, che però tuitta subito lo slogan della ditta “la difesa è sempre legittima”.
I 5stelle votano ma non si siedono ai banchi del governo? Salvini minimizza e porta a casa una legge che, dice, “stavamo aspettando da 15 anni”.
Una legge “inutile, dannosa, incostituzionale” su cui le toghe dell’Anm preannunciano battaglia in direzione della Consulta. In compenso una legge per cui Salvini si fa fotografare e riprendere in aula a fine seduta contornato da tutti suoi senatori.
Anche oggi, come ormai dalla nascita del governo, Lega e M5S si presentano divisi, quasi non fossero i partner della stessa coalizione, pronti a tirare ognuno dalla sua parte provvedimenti marcatamente elettorali. Come la battaglia in corso sulle donne.
Perchè, mentre al Senato si vota la legittima difesa, alla Camera il Carroccio presenta un emendamento al cosiddetto “codice rosso” – nuove norme per rafforzare la tutela delle donne aggredite – sulla castrazione chimica. Su “base volontaria” dichiara Bongiorno, se si vuole evitare la galera.
Insorge M5S che dice subito no. Ma proprio sulle donne e sul “codice rosso” si gioca un balletto di “appropriazione”, prima Bongiorno presenta un testo, poi il Guardasigilli fa delle aggiunte rafforzando le pene e lanciando il carcere a 14 anni per chi sfregia con l’acido. Ma la Lega rilancia subito con la castrazione, una vecchia ossessione delle camicie verdi.
Funziona così nel governo, ognuno porta a casa quello che gli interessa di più. La legittima difesa può essere considerato l’ultimo emblema.
Le europee sono vicine e tutto serve per acchiappare voti. Anche sulla pelle dei cittadini, illusi dalla possibilità di autodifendersi armi in lungo, mentre dovrebbe essere lo Stato, e in particolare il ministro dell’Interno, a occuparsene.
(da agenzie)
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Marzo 28th, 2019 Riccardo Fucile
AL RISTORANTE “IN GALERA” DEL CARCERE DI BOLLATE, GESTITO DAI DETENUTI… LA GIORNALISTA CHIRICO: “IL MINISTRO SIA’ PIU’ GARANTISTA, AI POLITICI FAREBBE BENE QUALCHE GIORNO DIETRO LE SBARRE”
Metti una sera a cena. Al ristorante “InGalera”. Con Annalisa Chirico, il cappellano del carcere e la presidente del Tribunale di Sorveglianza di Milano e altri fra cui Paolo Scaroni e Urbano Cairo.
Per Matteo Salvini sarà una serata speciale quella di stasera: il ministro dell’Interno ha accettato l’invito e cenerà tra i tavoli del carcere di Bollate, gustando le pietanze che saranno preparate e servite dai detenuti.
L’evento – scrive La Stampa – è stato organizzato dall’associazione “Fino a prova contraria” di Annalisa Chirico. “Lo farò diventare più garantista”, spiega la giornalista in un’intervista a Libero.
“Quello di Bollate è un carcere-comunità modello. Qui gli ergastolani stanno in camere singole, si fa l’ortocultura e c’è appunto un ristorante affidato a una cooperativa di detenuti, aperto al pubblico e con camerieri assunti e pagati”.
L’obiettivo dichiarato è sensibilizzare Matteo Salvini sull’utilità di imparare un mestiere anche dietro le sbarre, durante la detenzione, nella prospettiva di tornare liberi e ricominciare. Annalisa Chirico spiega di voler strappare al ministro una promessa: quella di non dire mai più frasi come “marcire in galera”, neanche a casi estremi come quello di Cesare Battisti, perchè, continua, “non si addicono a un uomo di Stato”.
“La soluzione, nell’immediato, non è costruire più carceri. È occuparsi di quelli attuali”.
Annalisa Chirico ricorda i problemi dei processi infiniti e del sovraffollamento nelle carceri.
“Leonardo Sciascia suggeriva ai magistrati freschi di concorso di trascorrere almeno tre notti in galera, tra i comuni detenuti, un’esperienza necessaria per comprendere l’onore e l’onere insiti nella loro funzione. Penso che anche ai politici farebbe bene qualche giorno dietro le sbarre”
(da “Huffingtonpost“)
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Marzo 28th, 2019 Riccardo Fucile
NEL SUO SHOW A SAN MARINO NE HA PER TUTTI: “SALVINI E’ UN BLUFF”
Beppe Grillo è arrivato ieri al teatro di San Marino pronto alle contestazioni, tanto che ha
distribuito al pubblico arance da tirare e ha fatto scendere sul palco una rete di protezione.
Ha attaccato il ministro dell’interno Matteo Salvini definendolo “un bluff”, ma anche Luigi Di Maio è stato apostrofato come “una garanzia, ancora senza avviso” e Danilo Toninelli come una persona con “una leggera sindrome di Asperger”.
“Se qualcosa non vi va bene del governo, potete prendervela con me che sono qui, se vi sentite traditi — ha detto al termine dello spettacolo “Insomnia” — noi siamo contrari all’obbligo vaccinale, ma c’è una legge ferma in parlamento. Abbiamo la Giulia Grillo che fa quello che può”. In realtà il pubblico è stato più freddo che rumoroso e lo nota lo stesso comico. “Qui in mezzo ci sono delle poltrone vuote — dice guardando la platea — io una volta riempivo il palazzetto di Rimini”.
Grillo non ha nessun tabù: parla di Danilo Toninelli come di una persona “con una leggera sindrome di Asperger” e quando dalla platea si lamentano aggiunge: “Ma un po’ l’abbiamo tutti”. Dice che suo padre ha fatto la guerra e non ne ha mai voluto parlare, “altro che giorno della memoria, mi ha insegnato che certe cose vanno dimenticate”. Soprattutto non risparmia frecciatine a Salvini e ironizza sulla concessione della cittadinanza a Rami, il bambino di Crema che ha messo in salvo i suoi compagni.
“Questi ragazzi delle medie, quello dice che è figlio suo e ci vogliamo dare la cittadinanza — dice ironicamente — ma io il primo gendarme che ho visto stasera, pensavo fosse Salvini travestito. Io non riesco a capire, Salvini è una specie di mago di Oz, ma lo sapete tutti come finisce il mago di Oz, si scopre che è un bluff. Lo scoprono i personaggi durante il percorso”.
Salvini è uno dei bersagli principali di uno show “senza rete”. “Salvini l’ho incontrato una volta sola in aeroporto, forse l’unica volta che è andato al Parlamento Europeo, era al telefono con sua mamma e me l’ha passata. Come fa a essere un figlio di puttana uno che ti passa sua madre al telefono? Io ho chiesto alla signora perchè non ha preso la pillola e lui non ha capito la battuta”.
Ma Grillo non risparmia neanche i Cinque Stelle: “Luigi Di Maio è una garanzia senza ancora l’avviso – ha detto – l’ho conosciuto nel paesino dove abitava, mi ha presentato suo papà che voleva vendermi due carriole in nero, ma adesso non so con chi prendermela, non so che tipo di satira devo fare. Posso fare satira su Toninelli? Gli direi solo: evita per favore di dire che tua moglie si è comprata un diesel. È ingenuo, una persona straordinaria, solo ha una leggera sindrome di Asperger”.
La sinistra per Grillo è sempre “morta, senza il senso dell’umorismo”, i giornali restano oggetti da evitare (“godo la mattina a non leggerli, è come non avere un cane peloso in casa quando piove”) e soprattutto il reddito di cittadinanza è giusto.
“Non è un ricattino — rivendica Grillo — e non è vero che ti siedi sul divano, ci sono perone povere che fanno 3 lavori, si meritano di fare una cosa che gli importi, siamoi migliori in creatività . Poi io ho 6 figli, tutti e 6 con il redito di cittadinanza”.
Grillo ne ha per tutti, forse anche il teatro con alcuni posti vuoti lo sprona.
Grillo è contro la Tav, contro la legittima difesa (“quando hai una pistola in mano, non vedi persone ma solo bersagli, l’oggetto ti condiziona all’uso, se entra un leghista basta tenere un libro e tirarglielo in testa”).
Si augura il ritorno di Berlusconi per poter “rispolverare tutto il repertorio” e si prepara ad affrontare un processo per vilipendio all’allora presidente Giorgio Napolitano. “Se devo andare in carcere — chiosa- spero almeno di andare con Roberto Formigoni”.
(da agenzie)
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Marzo 28th, 2019 Riccardo Fucile
CHI NON ADERISCE ALL’INTERNAZIONALE DEI DELINQUENTI RAZZISTI DETERMINA REAZIONI PSICOPATICHE DEI FUTURI OSPITI DELLE PATRIE GALERE
“Criminale, socio della mafia, portali a casa tua, comunista di merda”. E’ solo una delle ultime lettere piene di insulti, e altre ancora con minacce, ricevute dal sindaco di Lampedusa Salvatore Martello
“Mi scrivono sia privatamente su Messenger oppure mi inviano lettere. Ne ricevo a decine”, confida Martello all’agenzia Adnkronos. L’ultima cartolina arriva dall’isola di Burano, dove campeggiano casette colorate e, ovviamente, non è firmata.
Martello viene accusato di avere aperto le porte ai migranti, soprattutto dopo avere detto di recente che i porti “di Lampedusa sono aperti” riferendosi alla nave “Mare Jonio”, con a bordo 49 migranti, tra cui 15 minori.
“Ma è la verità – dice sconsolato Martello – non mi risulta che ci sia un’ordinanza che prevede la chiusura dei porti in Italia e neppure a Lampedusa. E lo dimostra il fatto che negli ultimi giorni ci sono stati due sbarchi, con decine di persone, tra cui bambini e donne, arrivati al porto direttamente sui barchini. Anche se nessuno ne parla e non si fanno tweet…”.
La frase che echeggia su molte delle lettere arrivate recita: “Portali a casa tua”. “Queste missive arrivano da tutta Italia – spiega Martello – oppure mi scrivono direttamente. Uno mi ha scritto che non tornerà più a Lampedusa”.
“Io li vorrei incontrare di persona – dice ancora il sindaco di Lampedusa – mi piacerebbe vedere da vicino questi vigliacchi che si nascondono dietro l’anonimato. Abbiano il coraggio di farsi vedere. Ma non lo fanno”.
“Brutto asino – scrive un altro anonimo a Martello – invece di pensare agli immigrati, dove hai degli interessi economici, cerca di pensare alla tua isola”. E un altro: “Lampedusa è ormai provincia di Addis Abeba?”. Finora Martello non ha presentato alcuna querela. “Che senso ha…?”, dice. Poi aggiunge: “Queste cose vengono alimentate da una cattiva informazione che viene fatta anche da qualche esponente del governo…”.
(da agenzie)
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Marzo 28th, 2019 Riccardo Fucile
UN CRONISTA E UN FOTOGRAFO DE “L’ESPRESSO”! VENNERO COLPITI E MINACCIATI
Arrestati dalla polizia Giuliano Castellino, leader romano di Forza Nuova, e Vincenzo Nardulli,
esponente di spicco di Avanguardia Nazionale.
Sono ritenuti tra i responsabili dell’aggressione a un cronista e a un fotografo dell’Espresso avvenuta al cimitero del Verano lo scorso 7 gennaio mentre documentavano la celebrazione per l’anniversario dei morti di Acca Larentia. Ad occuparsi delle indagini la Digos di Roma.
“Ti sparo in testa”, “A me delle guardie non me ne frega un cazzo, io te sparo in testa” queste le frasi rivolte al giornalista Federico Marconi e al fotografo Paolo Marchetti in un frammento di video in cui si vede la parte finale dell’aggressione con le minacce. Poco prima il cronista dell’Espresso era stato colpito con calci e schiaffi.
Nel video si vede Marconi accerchiato da persone che gli intimano prima di cancellare le foto dal suo cellulare e poi pretendono di controllare: “Damme sto telefono. Devo vedere io se le hai cancellate”. E poi la minaccia esplicita.
Secondo quanto era stato poi ricostruito dagli agenti intervenuti sul posto, otto persone, tra le quali Castellino e Nardulli, stavano discutendo animatamente con un giornalista dell’Espresso perchè stava riprendendo le fasi della cerimonia.
I poliziotti, dopo aver calmato gli animi, hanno quindi accompagnato il giornalista all’esterno del cimitero, per evitare che la situazione potesse ulteriormente degenerare. In serata Federico Marconi si presentò poi alla Digos, insieme ad un collega, denunciando l’aggressione e i danni subiti.
Inoltre, lo stesso giornalista è stato refertato con tre giorni di prognosi per contusioni. E la Procura aveva aperto l’inchiesta.
Castellino, uomo con una fedina penale piena di illeciti di ogni tipo, dallo scorso giugno era sottoposto a una sorveglianza speciale per un Daspo emesso dalla questura per una somma di vari reati tra i quali resistenza a pubblico ufficiale durante uno sfratto, minacce a manifestazioni anti-migranti, tafferugli durante una manifestazione con i tassisti e aveva anche l’obbligo di firma per una maxi-truffa sugli alimenti per i celiaci ai danni del Servizio sanitario, per la quale è stato anche arrestato.
Nel dicembre 2014 Castellino, che per un periodo fece parte del «Popolo di Roma» a sostegno di Alemanno prima di passare con La Destra, fu fermato alla guida di uno scooter senza patente con un etto di cocaina in tasca e 30 bombe carta. Fu rilasciato perchè la droga era “per uso personale”, così come i bomboni che “servivano per festeggiare il capodanno”. A dicembre 2016 Castellino fu condannato a 4 mesi per resistenza a pubblico ufficiale. Successivamente ha preso parte alle manifestazioni contro lo Ius Soli.
(da agenzie)
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Marzo 28th, 2019 Riccardo Fucile
TRE SCESI IN MANETTE PER IL PRESUNTO “DIROTTAMENTO”… MA NON SAREBBE SUCCESSO NULLA SE IL COMANDANTE NON AVESSE VIOLATO LA LEGGE: E’ UN REATO RIPORTARE I PROFUGHI IN LIBIA, FICCATEVELO IN TESTA
Risolto il caso del mercantile El Hiblu 1 che da ieri mattina era nelle mani dei migranti che, dopo essere stati soccorsi in zona Sar libica, avevano dirottato la petroliera quando si erano resi conto che stavano per essere riportati a Tripoli.
La marina militare maltese, che ha abbordato la nave e ne ha preso il controllo poco dopo il suo ingresso nelle acque territoriali, ora l’ha fatta attraccare al Boiler Wharf, lo stesso molo dove sbarcarono i migranti della nave Aquarius a settembre dell’anno scorso.
Alle 9.30 sono cominciate le operazioni di sbarco dei migranti, alcuni si sono inchinati a baciare la terra. Il primo a scendere è stato un bimbo di pochissimi mesi in braccio a una donna. Secondo le informazioni ottenute a bordo ci sarebbero 19 donne e 12 bambini. I migranti che stanno sbarcando vengono accompagnati a bordo dei furgoni della polizia che li porteranno all’Initial Reception center a Marsa, la cittadina portuale di Malta.
Almeno tre uomini, individuati come i presunti dirottatori, sono scesi con i polsi legati da fascette di plastica e sono stati caricati nella parte posteriore e senza finestrini di un furgone grigio della polizia maltese. La maggior parte delle persone sbarcate dalla nave dirottata è scesa invece liberamente ed è salita a bordo di piccoli bus delle forze dell’ordine per essere trasferiti nei centri di accoglienza dove si ritiene che faranno domanda di asilo.
Già ieri sera, seguendo il tracciato, era apparso chiaro che l’El Hiblu stava puntando dritto su Malta. Nel Mediterraneo, ormai privo di qualsiasi dispositivo di soccorso ma anche di sicurezza dopo il ritiro delle navi dell’operazione Sophia, è stata una notte di grande tensione per il nuovo braccio di ferro che ha avuto connotazioni inedite e che ha rischiato di avere un esito imprevedibile visto che Malta ha schierato le sue navi militari a difesa delle acque territoriali.
All’alba, quando il mercantile turco ha superato le acque maltesi, la Marina maltese è riuscita a mettersi in contatto con il comandante turco che ha confermato di non avere più il controllo della nave e di essere sotto la minaccia di un piccolo gruppo dei 108 migranti che aveva soccorso il giorno prima in zona Sar libica, 77 uomini e31 donne, la maggior parte dei quali hanno l’intenzione di chiedere asilo.
Poco dopo l’abbordaggio della nave da parte della Marina militare sotto il controllo di un elicottero è avvenuto senza che i migranti opponessero resistenza.
Il loro obiettivo era infatti quello di non essere riportati in Libia e l’inchiesta e probabilmente l’arresto per quelli di loro che saranno individuati come i responsabili del dirottamento è, evidentemente, una soluzione comunque ritenuta preferibile al ritorno in Libia.
La situazione nel Mediterraneo, con una sola nave Ong e dopo il ritiro dei mezzi militari dell’operazione Sophia, sembra fuori controllo. Per altro in ore in cui i trafficanti hanno ripreso a mettere in mare un gommone dietro l’altro.
Circa 120 i migranti riportati indietro ieri da una motovedetta libica mentre la nave umanitaria Alan Kurdi, della ong tedesca Sea eye (tornata in mare) dà notizia di tre gommoni intercettati dai libici, di un altro ritrovato da loro vuoto a venti miglia dalla costa e di un quinto gommone segnalato che non si trova.
“Non ci sottrarremo alle nostre responsabilità nonostante le nostre ridotte dimensioni. Seguiremo di conseguenza tutte le regole internazionali” annuncia da La Valletta il premier Joseph Musquat mentre dal team di Mediterranea parte un appello: ” Chiediamo che le 108 persone a bordo siano considerati profughi da accogliere e proteggere”.
Giorgia Linardi, portavoce della Sea Watch, intervenuta a Circo Massimo, la trasmissione di Radio Capital dice: “Ci stiamo macchiando di crimini pazzeschi, che ricordano l’olocausto”.
(da agenzie)
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