Aprile 11th, 2019 Riccardo Fucile
SALVINI SPARA LA SUA BALLA GIORNALIERA: “LI ESPELLEREMO IN POCHE ORE”… SOLO I COGLIONI NON SANNO CHE NON E’ POSSIBILE
Erano in 90, a bordo di un barcone diretto a Lampedusa. E nell’isola sono arrivati senza
problemi. L’imbarcazione è stata intercettata mentre si dirigeva verso le coste siciliane da una motovedetta della Guardia di Finanza e una della Guardia costiera, che hanno trasbordato i migranti sulle due unità e li hanno poi trasferiti a Lampedusa.
Uno sbarco anomalo visto che i porti italiani, a detta del governo, sono chiusi. L’operazione non viene considerata di soccorso. Quando l’imbarcazione è stata intercettata era già in acque italiane e, evidentemente, le forze dell’ordine non hanno avuto alternativa che prendere i migranti a bordo e portarli nell’hotspot dell’isola.
Preso in contropiede dallo sbarco, il ministro Salvini annuncia: ” Il Viminale è al lavoro per espellere i 90 migranti a bordo del barcone intercettato dalla Guardia di Finanza e dalla Guardia Costiera al largo della Sicilia. Siamo già al lavoro affinchè i 90 clandestini arrivati a Lampedusa vengano rispediti a casa loro nelle prossime ore”.
Impegno difficile da mantenere, innanzitutto perchè non si conosce la nazionalità dei migranti e dunque non è dato sapere se con i paesi d’origine vi siano accordi di rimpatrio.
Anche se fossero tutti tunisini ( uno dei pochi paesi con cui l’Italia ha un accordo attivo) le procedure di espulsione e rimpatrio, per legge, richiedono diversi mesi.
Con buona pace dei razzistelli psicopatici.
(da agenzie)
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Aprile 11th, 2019 Riccardo Fucile
IN SEDE CIVILE VERRA’ STABILITO UN ULTERIORE RISARCIMENTO DEL DANNO
Trentamila euro di provvisionale a Omphalos, l’associazione aderente ad Arcigay, e Michele Mommi, responsabile del gruppo giovani per averli diffamati con una campagna di omofobia in diverse sedi distorcendo l’attività di sensibilizzazione condotta dall’associazione nelle scuole e additandoli come adescatori di ragazzi
Si è conclusa così oggi pomeriggio, al tribunale di Perugia, la causa che vedeva sul banco degli imputati il senatore leghista Simone Pillon, primo firmatario del contestato disegno di legge sulla riforma dell’avviso condiviso.
Il senatore, oggi presente in aula, è stato condannato dal giudice Michele Cavedoni che ha accolto la richiesta della pubblica accusa e delle parti civili condannando Pillon per diffamazione e disponendo, oltre a 1500 euro di multa, la sospensione della pena condizionata al pagamento di una provvisionale alle parti civili: ventimila euro alla Omphalos, rappresentata dall’avvocato saschia Soli, e diecimila euro a Mauro Monni.
Il risarcimento del danno ( le parti civili avevano chiesto 200.000 euro) dovrà essere stabilito in sede civile.
“Siamo soddisfatti per la sentenza del giudice che ha condannato per diffamazione l’avvocato Simone Pillon nel processo che lo vedeva imputato a seguito delle dichiarazioni contro le attività di Omphalos nelle scuole – dice il presidente di Omphalos Stefano Bucaioni – Giustizia è fatta nei confronti di un personaggio che ha fatto dell’odio nei confronti delle persone omosessuali e transessuali la sua ragione di battaglia politica. Annunciamo sin da ora che utilizzeremo ogni centesimo del risarcimento per incrementare le iniziative contro il bullismo omofobico nelle scuole. Piaga sociale che necessita di sempre maggiore attenzione”.
(da agenzie)
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Aprile 11th, 2019 Riccardo Fucile
SOVRANISTI IN ASCESA MA SCONFITTI… IN GRAN BRETAGNA SI RAFFORZANO I SOCIALISTI
L’asse tra Socialisti, Popolari e Liberali reggerà . 
Secondo un sondaggio condotto da Swg e da altri quattro istituti europei, nonostante l’ascesa dei partiti euroscettici a danno di quelli tradizionali, la coalizione europeista dovrebbe essere in grado di raggiungere una salda maggioranza.
Ferma restando la soglia di maggioranza fissata a 353 seggi, un eventuale accordo tra il Ppe, S&D e l’Alde sarà in grado di raccogliere circa 424 poltrone.
Tuttavia nessun esito è ancora scontato, e molto dipenderà dalle mosse post-elettorali dei Popolari guidati dal tedesco Manfred Weber. Perchè di fronte a lui si apriranno due strade, una già battuta, un’altra invece mai percorsa. Quella di un’alleanza di destra con i partiti oggi raccolti nei gruppi parlamentari euroscettici: l’Enf di Matteo Salvini e Marine Le Pen, l’Ecr a guida Kaczynski e l’Efdd dove attualmente risiede il Movimento 5 Stelle.
Questa coalizione ad oggi avrebbe 347 seggi, a un soffio dalla maggioranza di 353.
Partiamo dai numeri.
Il Partito Popolare dovrebbe confermarsi primo gruppo parlamentare con 185 seggi, ben 32 in meno rispetto alla composizione attuale.
Ne perdono di più i Socialisti, che passano dagli attuali 186 a 141 (45 in meno).
Il gruppo attualmente guidato da Guy Verhofstadt dei liberali dell’Alde dovrebbe guadagnare circa 30 seggi in più rispetto ad ora, grazie soprattutto all’adesione del partito del presidente francese Emmanuel Macron.
Stessa quantità di seggi guadagnati dall’Enf, l’Europa delle Nazioni e della Libertà (che arriverebbe così a 67 seggi).
I Conservatori e Riformisti, secondo le proiezioni dei cinque istituti, perdono 19 seggi, fermandosi a 56. Questi ultimi, però, insieme ai Socialisti sono i principali gruppi che risentiranno di una eventuale assenza del Regno Unito alle elezioni europee di maggio.
Le stime dei sondaggi partono infatti dal presupposto che la Brexit sarà stata attuata prima del voto. In questo senso, la partecipazione della Gran Bretagna alle elezioni può avere un ruolo determinante nella distribuzione dei seggi del prossimo Parlamento Ue, offrendo un implicito assist alle forze europeiste a danno dei partiti euroscettici.
(da “Huffingtonpost”)
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Aprile 11th, 2019 Riccardo Fucile
LE RILEVAZIONI CONDOTTE IN SEI PAESI, ISTANTANEA DELL’INSODDISFAZIONE E DEL MALESSERE
Sfiducia verso la classe politica, paura per la minaccia rappresentata da multinazionali e grandi banche, adesione ideale alle violente proteste dei gilet gialli, disinganno e sospetto nei confronti del modello capitalista.
In sintesi: la grande rabbia che monta e attraversa tutti i Paesi dell’Ue.
E come una livella, appiana per una volta le differenze sociali, economiche e culturali di una unione politica disfunzionale. È quanto emerge da una macro-indagine condotta da Swg in Italia e da altri quattro istituti di ricerca in Germania, Austria, Polonia, Spagna e Francia.
Stesse domande a cittadini di sei Stati, utili a fotografare il sentiment elettorale alla vigilia del voto europeo del 23-26 maggio.
Al di là dei risultati che usciranno dalle urne, su cui influiscono fattori molteplici – come la collocazione spesso scoordinata di partiti affini in gruppi diversi per meri calcoli politici, il numero di seggi assegnati ai Paesi in base al loro “peso”, o l’esito ancora incerto del processo Brexit – il maxi-sondaggio è un’istantanea dell’insoddisfazione e del malessere di colui che per primo avrebbe dovuto beneficiare del sogno comunitario: il cittadino europeo.
Si vede quindi che la metà degli elettori di Germania, Austria e Spagna crede che tutti i politici, o comunque la maggior parte di essi, siano disonesti.
Una tale sfiducia nell’integrità della classe politica è superiore solo in Francia (55%). A ben vedere, sono l’Italia (44%) e la Polonia (43%) i Paesi dove la diffidenza è minore.
E dove – coincidenza – governano partiti di vena euroscettica.
Al sospetto si unisce poi la paura per lo strapotere di multinazionali e grandi banche d’affari sulle vite dei singoli.
In Spagna il 72% dei cittadini si dice preoccupato, in Austria il 70%, in Germania il 67%, in Italia il 61%, in Francia il 60% e in Polonia il 52%. A dimostrazione che il grande ombrello istituzionale di Bruxelles appare incapace, agli occhi dei popoli europei, di dare quella protezione sociale che pure l’unione avrebbe dovuto garantire.
Serve quindi un cambiamento, è convinzione unanime. Stupisce però un dato che emerge dall’indagine dei cinque istituti demoscopici: il consenso che in alcuni Paesi, anche in quelli che guidano le classifiche macroeconomiche dell’Ue, viene attribuito a forme di protesta prossime alla violenza.
Più di un francese su due (53%) si dice d’accordo sulla necessità di arrivare a un cambiamento attraverso la rivolta. Non a caso i gilet gialli da settimane scendono in strada per manifestare contro il caro vita continuando a godere di una discreta approvazione sociale, nonostante tanti episodi di aggressioni e vandalismo.
Nell’Italia che ancora stenta a tornare ai livelli pre-crisi è il 43% dei cittadini a dirsi favorevole all’idea di ricorrere anche alla violenza per attuare un cambiamento sempre più necessario.
Sorprende la Germania, dove ben quattro elettori su dieci condividono l’approccio dei gilet gialli. La (fu?) locomotiva dell’economia europea oggi è alle prese con l’avanzata dell’estrema destra, in ascesa negli ultimi anni nei consensi soprattutto nella area orientale del Paese dove è più alto il prezzo pagato alla globalizzazione.
Basti pensare che ormai un po’ ovunque, anche in Germania, il capitalismo è considerato sorpassato. Si solleva anzi la richiesta di un sistema economico nuovo, o totalmente differente rispetto al modello capitalista o misto, che ne allevi gli effetti nefasti.
In Germania solo il 15% dei cittadini lo “difende”, riporta l’indagine. E non si fatica a capirne le ragioni.
Come mostra un recente studio del Diw di Berlino, dal 1995 nonostante il boom del mercato del lavoro e la forte crescita economica, la quota dei bassi salari tra le retribuzioni dei lavoratori tedeschi si è ampliata, invece di diminuire.
La famosa “forbice” delle diseguaglianze si è allargata e a pagare il prezzo maggiore sono state le donne e i cittadini dell’ex Germania dell’Est (circa il 30%). Naturale, quindi, che l’insoddisfazione investa il modello economico in vigore. Solo in Polonia resiste una certa dose di fiducia nel capitalismo mentre in tutti gli altri Paesi si avverte l’esigenza di un cambiamento radicale.
L’analisi Swg svela in tutta la sua amarezza lo stato d’animo dell’elettore europeo, a poche settimane da quello che molti osservatori non esitano a definire un voto cruciale, uno spartiacque nella storia dell’Ue. Racconta di un cittadino sopraffatto e indifeso di fronte a un modello economico oppressivo e a una classe politica inadeguata al ruolo che lei stessa si è ritagliata senza avere le capacità necessarie ad onorarlo.
Se a più di un quarto di secolo da Maastricht ci si interroga sulla effettiva convenienza dello stare insieme, è chiaro che qualcosa è andato storto.
(da “Huffingtonpost”)
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Aprile 11th, 2019 Riccardo Fucile
I COSTI DA AFFRONTARE E I TAGLI DI SPESA INSUFFICIENTI
Nel DEF il governo non si è spinto a dettagliare i costi e la struttura della flat tax per i lavoratori dipendenti.
Il Corriere però pronostica oggi un costo di almeno una dozzina di miliardi, ai quali si aggiungono i 23 che serviranno l’anno prossimo per scongiurare l’aumento dell’imposta sui consumi.
Si arriva così a 35 miliardi da recuperare per il solo 2020, con tagli di spesa e revisione dei bonus fiscali: tutte promesse di cui erano pieni i Documenti di Economia e Finanza dei governi precedenti.
I tagli di spesa reali per il 2020, si limitano a 2-3 miliardi, un ventesimo di quello che servirebbe.
Ed è così che tornano in campo le «tax expenditures», cioè gli oltre 70 miliardi annui di bonus fiscali concessi ai contribuenti e alle imprese con detrazioni, deduzioni, regimi agevolati.
Il primo a inserire in bilancio un loro taglio, nel 2011, fu il ministro Giulio Tremonti. Poi Mario Monti lo sostituì con l’aumento dell’Iva. Che ora si ripresentano insieme.
Ma c’è di più: il Sole 24 Ore dice invece che il percorso di discesa del deficit, dal 2,4% di quest’anno all’1,8% del 2021, è identico alla strada tracciata in autunno.
Ma il punto di partenza del debito è più alto di 2,8 punti di Pil rispetto al piano della Nadef 2018.
E soprattutto i numeri sono agganciati a una serie di misure extra che fra quest’anno e il prossimo devono portare la bellezza di 46,6 miliardi alla causa di deficit e debito.
Senza questi aiuti, tutti i parametri punterebbero decisamente in alto aprendo rischi ulteriori per l’accoglienza dei nostri conti pubblici in Europa e soprattutto sui mercati.
(da agenzie)
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Aprile 11th, 2019 Riccardo Fucile
I DELIRI LEGHISTI ORMAI SONO MATERIA DA PSICHIATRIA O DA CAMPI DI RIEDUCAZIONE
Polemiche, nel Lecchese, per un piano regolatore comunale dove i centri di accoglienza
per immigrati sono vietati in alcune aree cittadine ritenute “sensibili”, e in altre soggetti a nulla osta.
L’opposizione è insorta annunciando ricorso al Tar. Lo riporta oggi il Corriere della Sera, edizione di Milano.
È accaduto a Calolziocorte (Lecco), dove la giunta di centrodestra ha varato un piano regolatore che limita la possibilità di aprire centri di accoglienza o l’accoglienza diffusa, per i profughi.
In particolare sarebbero state individuate nove “zone rosse” vicino a scuole e stazioni, dove tali insediamenti sono vietati, e cinque “zone blu”, biblioteche e oratori, dove servirà un nulla osta caso per caso.
“L’obbiettivo – ha detto il sindaco, Marco Ghezzi – è salvaguardare le zone sensibili come si fa con le sale slot”.
Si legge sul Corriere della sera:
A Calolziocorte sono una trentina i migranti attualmente ospitati, tutti in centri proprio vicino alla chiesa e alle elementari. Esprimono dubbi sulla legittimità del regolamento le opposizioni che si preparano a dare battaglia. “Il pericolo reale delle sale slot, viene equiparato alla presenza di immigrati. Come se fossero delinquenti e spacciatori. Se non è discriminante questo non so cosa possa esserlo. Stiamo pensando di fare ricorso al Tar”, annuncia Diego Colosimo di Cambia Calolzio
“Siamo di fronte ad una vergognosa ghettizzazione. Presenterò subito un’interrogazione al ministro Salvini”, commenta su Facebook il senatore del Pd Eugenio Comincini.
“È tornata l’apartheid, in Italia, nel 2019. Quello che è accaduto a Calolziocorte, in provincia di Lecco, è solo un terribile esempio di come ormai le leggi consentano misure innegabilmente discriminatorie. Il provvedimento è stato varato da una giunta leghista, che lascia intendere come si vogliono gestire le politiche migratorie”, gli fa eco Andrea Maestri della segreteria nazionale di Possibile, che sarà presente alle prossime Europee con la Lista Europa Verde.
(da “Huffingtonpost”)
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Aprile 11th, 2019 Riccardo Fucile
LA STRANA TEORIA PER CUI SE SALVINI NON VA DA FAZIO NON DEVE ANDARCI NEANCHE IL GRILLINO
Il Fatto Quotidiano racconta oggi che dietro l’ospitata di domenica sera di Luigi Di Maio da Fabio Fazio c’è un retroscena curioso, che parte da una telefonata ricevuta dal conduttore per cercare di dissuaderlo dall’invitare il leader M5S:
A non essere tanto normale è invece una telefonata partita dai piani alti di Viale Mazzini qualche giorno prima, tra venerdì e sabato, proprio a Fazio e anche al direttore del Tg1 Carboni, dopo che è stata resa nota la scaletta del programma. Un colloquio in cui un alto dirigente Rai, come riportava ieri anche il sito Dagospia, avrebbe tentato di convincere il conduttore a declinare l’invito al ministro del Lavoro.
Una conversazione dove si è fatto notare se fosse proprio il caso, a un mese e mezzo dalle Europee, di avere ospite Di Maio e se, nel caso, si fosse pensato a un riequilibrio nella settimana successiva con un ospite leghista. E, dato che Salvini da Fazio non ci va, se non fosse il caso comunque di evitare l’ospitata di Di Maio. Non una telefonata di censura, nemmeno un ordine perentorio, ma una sorta di moral suasion anche assai educata
Secondo il Fatto il dirigente che si è mosso è Fabrizio Ferragni, capo delle relazioni istituzionali, vicino al presidente Foa:
Nella nuova Rai gialloverde, infatti,di lui si dice che sia molto apprezzato dalla Lega e dal presidente Marcello Foa. Quando Foa ha un impegno istituzionale, spesso ad accompagnarlo c’è Ferragni. Ed è farina del sacco di Foa la decisione di spacchettare la comunicazione, con la conferma di Ferragni. Con chi non aveva buoni rapporti, invece, è Mario Orfeo, di cui era vicedirettore al Tg1. E quando quest’ultimo passa alla direzione generale, gli preferisce, come suo successore, Andrea Montanari.
(da “NextQuotidiano”)
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Aprile 11th, 2019 Riccardo Fucile
NON C’E’ NULLA DI SCANDALOSO, FORSE DIMENTICA LA GOGNA MEDIATICA DEI GRILLINI SULLA BOSCHI E LA CARFAGNA
Augusto Minzolini fa sapere oggi che quando Luigi Di Maio ha visto campeggiare sulle
pagine del Giornale, di Chi e del Tempo le foto in costume un pochino, ma proprio un pochino, sexy della compagna Virginia Saba, è andato su tutte le furie.
E si è arrabbiato anche per altro:
Poi il vicepremier ha inviato un giudizio sprezzante su Whatsapp ad uno dei direttori incriminati, colpevole di un commento inequivocabilmente e innocentemente satirico che collegava con una battuta la foto di lady Di Maio a Giulia Sarti, la parlamentare grillina vittima del caso delle porno-foto sul web: «Questa non è satira, è uno schifo. Mettere in mezzo la Sarti come quelle merde delle Iene è veramente di pessimo gusto»
Sicuramente un punto di vista legittimo, meno se si pensa dell’uso fatto in passato delle foto, chessò della Boschi o della Carfagna, sempre per satira, dalla comunicazione grillina o dai giornali fiancheggiatori.
Al Giggino versione «proto-democristiana» ora piacciono solo le foto mano nella mano. Tant’è che pure Rocco Casalino non ci si è raccapezzato più e ha chiesto consiglio ad un amico: «Ma davvero sono scandalose? Io non ne ho idea, non ho una sensibilità eterosessuale».
Segni di nervosismo gialloverde. Al Senato, si sa, il governo Conte ha un problema di numeri. Addirittura per avere la maggioranza deve affidarsi a grillini dissidenti come la Fattori e la Nugnes: i numeri ballano e un seggio può essere decisivo.
(da “NextQuotidiano”)
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Aprile 11th, 2019 Riccardo Fucile
“NEI BANCHI DELLA LEGA CI SONO QUELLI CHE PRIMA STAVANO CON BERLUSCONI E LA MELONI”
Il rapporto della Lega con la città di Roma è sempre stato complesso: quei “Roma ladrona” gridati dai leghisti della prima ora (quelli con i caschi da vichingo, per intenderci) risuonano ancora nonostante l’opera di bonifica di Matteo Salvini, che è riuscito a farsi votare a Napoli dopo i cori da stadio.
Ma più che magia, a Roma la Lega appare come un trucco da prestigiatore, di quelli fin troppo facili da scoprire.
È quanto racconta Paolo Ferrara, ex capogruppo M5s della Capitale, che sul suo profilo Facebook scrive: “Oggi vi spiego il bluff della Lega nella Capitale. Il modo è sempre quello che abbiamo visto in questi anni e riguarda l’abbandono della nave che affonda. Chi rappresenta la Lega in Campidoglio? Un certo Politi militante di Fratelli d’Italia entrato in Consiglio comunale con il consenso di Giorgia Meloni. Passato da alcuni mesi alla Lega ha costituito in Campidoglio il gruppo di Salvini. In tutti i Municipi troviamo la stessa storia con quelli che piangono Berlusconi e si consolano tra le braccia di Salvini”.
“Dietro i pochi banchetti territoriali dove sventolano le bandiere verdi di quelli che urlavano Roma ladrona si vedono sorridere le facce di quelli che cantavano fino a poco fa Forza Italia – prosegue Ferrara – . Dunque a che serve lottare per il consenso quando basta abbandonare una barca per salire a bordo dell’altra? E come li vogliamo chiamare? Voltagabbana, traditori del popolo, opportunisti, trasformisti, quelli che fanno il salto della quaglia o semplicemente ipocriti. Questa è la Lega a Roma”, conclude.
(da Globalist)
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