Destra di Popolo.net

ORA PER ALITALIA IL GOVERNO VA CON IL PIATTINO IN MANO A CHIEDERE AIUTO A BENETTON

Aprile 17th, 2019 Riccardo Fucile

DOPO LA VALANGA DI MINACCE DI ESPROPRIO SU AUTOSTRADE, HANNO LA FACCIA DI CHIEDERE AI BENETTON DI CACCIARE SOLDI DALLA FINESTRA PER LA COMPAGNIA AEREA

L’affaire Alitalia si ingrossa. Nonostante il no dei Benetton, il governo torna in pressing su Atlantia per trovare un partner per via della Magliana, mentre si spezza la cordata messa insieme dalle Ferrovie dello Stato perchè nessuno sembra entusiasta di buttare soldi su un vettore in perdita da trent’anni.
Il salvataggio di Alitalia, un plot narrativo in cui si impegnano tutti i governi che durano più di qualche mese, ha previsto da qualche settimana l’entrata in scena della famiglia Benetton, a cui l’esecutivo Conte voleva espropriare le concessioni all’epoca del crollo del Ponte Morandi ma a cui oggi chiede il favore di cacciare i soldi per Alitalia.
Scrive oggi il Messaggero che è sceso in campo direttamente il presidente del Consiglio:
Da un lato deve convincere Atlantia a rientrate nella partita, offrendo garanzie industriali sull’operazione; dall’altro deve superare le perplessità , anzi l’ostilità , dei 5 Stelle che ben sapendo che la società  del gruppo Benetton è l’ultima carta spendibile, non cederanno facilmente.
Anche perchè negli ultimi mesi, pur con toni sempre più deboli, hanno continuato a minacciare di voler togliere la concessione autostradale, facendo così pagare a caro prezzo il crollo del Ponte Morandi.
Al momento il premier può contare quindi solo sulla sponda della Lega, che però ha già  fatto capire che Atlantia, in assenza di alternative valide, sarebbe ben accetta.
Se non altro perchè Cdp e le altre società  che sono articolazioni della Cassa fino ad oggi hanno fatto muro. Così come Poste, Leonardo e Fincantieri: tutte scomparse dai radar non appena il dossier è diventato pubblico.
Secondo il quotidiano però Conte sa benissimo che in gioco ci sono migliaia di posti di lavoro e che senza un partner privato Fs, regista dell’operazione, sarà  costretta a fare un passo indietro. Per questo a Palazzo Chigi si starebbe pensando di spostare di un mese la data ultima entro cui chiudere l’operazione: da fine aprile a fine maggio.
E di farlo mettendo a punto un escamotage tecnico, un po’ come accaduto con la Tav, per «comprare» altro tempo e dare ad Atlantia la possibilità  di riflettere ancora se vale la pena mettere sul tavolo 300 milioni per rilevare il 35% della NewCo.

(da “NextQuotidiano”)

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BIMBO TROVA 150 EURO PER TERRA E LI RESTITUISCE: “COSI’ MI HANNO INSEGNATO I MIEI GENITORI”

Aprile 17th, 2019 Riccardo Fucile

AMIN, 12 ANNI, NATO IN ITALIA DA FAMIGLIA MAROCCHINA, RICEVUTO DAL SINDACO DI RHO: “BRAVO, ABBIAMO BISOGNO DI CITTADINI COME TE”… E I POLIZIOTTI GLI OFFRONO UN GELATO

Si chiama Amin ed è un bambino di 12 anni. Lo scorso luglio a Rho, comune dell’hinterland di Milano in cui abita assieme ai genitori, ha trovato 150 euro per terra: dopo essersi guardato intorno per vedere se fossero caduti a qualche passante, ha portato i soldi al più vicino commissariato di polizia e li ha restituiti.
Di fronte alle lodi e alle attenzioni dei poliziotti lui si è sorpreso e ha spiegato di essersi comportato semplicemente come i suoi genitori gli avevano insegnato.
Ieri il piccolo Mohamed Amin Machrouhi, questo il suo nome completo, è stato ricevuto dal sindaco di Rho Pietro Romano che si è voluto personalmente congratulare con il bambino: “Onestà  e spirito civico sono valori importanti, che non devono essere dati per scontati e che, anzi, devono essere rinforzati e sostenuti — ha detto il primo cittadino rhodense in una nota apparsa sul sito del Comune — Per questo il gesto compiuto da Amin assume una rilevanza particolare e deve essere valorizzato e premiato: ha fatto una cosa giusta ma non scontata. Bravo Amir, Rho ha bisogno di cittadini come te”.
Ad accompagnare il bambino dal sindaco ieri c’era la madre, Lahlou Nezha.
La famiglia di Amir è di origini marocchine, ma il bambino è nato e cresciuto in Italia: è uno dei tanti italiani di fatto, ma non di diritto.
Amin era già  stato premiato per il suo gesto, ricevendo il riconoscimento “Cittadini meritevoli” dal Rotary club di Milano.
La nota del Comune racconta nel dettaglio il gesto “giusto ma non scontato” del bimbo: lo scorso 9 luglio Amin stava tornando a casa dopo aver trascorso la giornata trascorsa all’Oratorio San Giovanni Bosco, quando ha visto sul marciapiede una cartellina con dei foglietti che fuoriuscivano dal suo interno.
Il bambino li ha raccolti perchè sembravano soldi: “All’inizio pensavo si trattasse di repliche fac-simile — ha spiegato — ma quando li ho guardati meglio ho capito che erano soldi veri”. Dopo qualche minuto di attesa per vedere se il legittimo proprietario si sarebbe palesato, Amin si è incamminato verso il commissariato di Rho-Pero, dove ha consegnato i soldi spiegando quanto accaduto.
La naturalezza con cui ha fatto questo gesto ha sorpreso i poliziotti: Amin ha continuato a spiegare di non aver fatto nulla di speciale, ma gli agenti sono riusciti, quasi obbligandolo, a offrirgli almeno un gelato dal bar più vicino.

(da agenzie)

argomento: Costume | Commenta »

FORZA ITALIA NON CANDIDA MARA CARFAGNA ALLE EUROPEE

Aprile 17th, 2019 Riccardo Fucile

LA LOGICA DEL MEGLIO PERDERE CHE DARE UN SEGNALE DI CAMBIAMENTO

Non ci sarà  Mara Carfagna a supportare Forza Italia al centro-sud in queste elezioni europee. Il partito di Silvio Berlusconi sempre più preda di liti interne che hanno portato all’addio anche di Elisabetta Gardini nei giorni scorsi e che si prepara ad affrontare la defezione di Giovanni Toti, deve far i conti con la mancata candidatura di una delle sue rappresentanti che più si era distinta in questo primo anno di legislatura.
Il secondo nome in lista, dopo quello di Silvio Berlusconi, è quello di Barbara Matera.
Mara Carfagna, al momento, è vicepresidente della Camera ed è stata ministro per le Pari Opportunità  del governo Berlusconi. Nei giorni scorsi si era detta disponibile a una sua candidatura, in nome dell’unità  del partito e per evitare un tracollo che, al momento, si intravede soltanto nei sondaggi elettorali prima della tornata che sceglierà  gli europarlamentari che l’Italia manderà  a Strasburgo e a Bruxelles.
La sua candidatura, tuttavia, era stata vista dai big del partito come una sorta di attacco alla leadership indiscussa di Silvio Berlusconi. Qualcuno aveva addirittura parlato di un tentativo di sfilargli il partito, a meno di 24 ore dalla consegna in Corte d’Appello delle liste che sono state già  compilate.
Forza Italia, a quanto pare, ha scelto la linea dura. E adesso si attende una reazione di Mara Carfagna, una delle esponenti del partito che è stata più incisiva nella sua opposizione al governo della Lega e del Movimento 5 Stelle.
Questo suo protagonismo, quindi, non deve essere piaciuto ai senatori del partito che, con questa mancata candidatura, hanno voluto lanciarle una sorta di segnale.
Forza Italia non cambia, restando patriarcale e ancorata al nome del suo leader.
L’ultimo treno perso per cercare di ridare respiro a un progetto partito ormai 25 anni fa.

(da agenzie)

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IMPRENDITORI FRANCESI, ALTRO STILE: PINAULT RINUNCIA ALLO SCONTO FISCALE DEL 60% SULLA DONAZIONE DI 100 MILIONI PER NOTRE DAME

Aprile 17th, 2019 Riccardo Fucile

IL NUMERO UNO DI KERING ANNUNCIA CHE NON SFRUTTERA’ LA NORMA CHE GLI PERMETTEREBBE DI SCONTARE DALLE TASSE UNA PARTE DI QUANTO DONATO

Per il fisco francese poteva rivelarsi una beffa, ma il caso si è spento prima ancora di nascere.  
La famiglia Pinault, azionista di maggioranza del gruppo Kering, ha annunciato oggi che rinuncerà  agli sgravi fiscali legati alla donazione di 100 milioni di euro annunciata nei giorni scorsi dalla famiglia per la ricostruzione di Notre-Dame.
“La donazione per Notre-Dame de Paris non porterà  nessuno sgravio fiscale. La famiglia Pinault ritiene che sia fuori discussione fare portare il peso ai contribuenti francesi”, ha spiegato Franà§ois-Henri Pinault, presidente della holding e ceo del gruppo Kering.
Una legge approvata nel 2003 consente alle imprese francesi di detrarre dalle tasse il 60% di quanto donato al patrimonio artistico, nel limite dello 0,5% del fatturato.
La percentuale sale invece al 66% nel caso in cui la donazione sia fatta da un privato, nei limiti in questo caso del 20% del reddito imponibile.
Lo sgravio sale fino al 90% in caso di finanziamento all’acquisto di un bene culturale riconosciuto “tesoro nazionale” o “opera di grande interesse patrimoniale” a vantaggio di una collezione pubblica.
Nel caso a donare fosse stato il gruppo Kering, che nel 2018 ha fatturato 13,6 miliardi di euro, la cifra massima “scontabile” sarebbe stata pari a 68 milioni di euro e Pinault ha annunciato una donazione da 100 milioni, con una detrazione da 60 milioni, entro quindi la soglia massima.
Qualora invece la donazione fosse effettuata in qualità  di privato cittadino il beneficio fiscale sarebbe salito a 66 milioni di euro. Risparmi comunque tutti virtuali visto che il numero uno di Kering ha scelto di rinunciarvi.
Tra i big nei giorni scorsi si sono fatte avanti annunciando importanti donazioni altre grandi aziende. Dall’altro gigante del lusso Lvmh, con il patron Arnault che ha annunciato un contributo da 200 milioni, fino a Total (100 milioni), mentre L’Orèal, insieme alla famiglia Bettencourt Meyers e alla Fondazione Bettencourt Schueller, ha messo sul piatto altri 200 milioni.

(da agenzie)

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LA MAGGIORANZA DEGLI ITALIANI VUOLE CHE VENGANO ACCOLTI I RIFUGIATI DALLA LIBIA

Aprile 17th, 2019 Riccardo Fucile

IL SONDAGGIO PAGNONCELLI DIMOSTRA CHE SALVINI ORMAI E’ UN CADAVERE CHE CAMMINA

E se Matteo Salvini per la campagna elettorale delle Europee stesse sbagliando strategia?
Dall’ultimo sondaggio di Nando Pagnoncelli a DiMartedì,   il programma condotto da Giovanni Floris su La7 si capisce che con la crisi libica sempre più grave, la minaccia di una nuova ondata di immigrati in fuga dalla guerra verso l’Italia si fa sempre più concreta
Secondo la maggioranza degli italiani, riporta la rilevazione di Pagnoncelli, i migranti in fuga dovrebbero essere accolti.
Maggioranza risicata, certo, ma pari al 51% degli intervistati (contro il 45% di chi invece pensa che non devono essere accolti per forza).
Un dato che per la prima volta segna una controtendenza importante, segno che Salvini ha stancato gli italiani
La posizione che emerge dal sondaggio spiega per esempio la strana sterzata degli ultimi giorni di Luigi Di Maio e, a seguire, di buona parte del M5s, sempre contraria alla linea dura sull’immigrazione volta dal vicepremier leghista.
Salvini rischia così di restare con il cerino in mano.

(da Globalist)

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QUOTA 100, ROM, DISOCCUPAZIONE: LE BALLE DI UN SALVINI PICCOLO PICCOLO

Aprile 17th, 2019 Riccardo Fucile

A “DI MARTEDI’” SOLO SLOGAN COME UN DISCO ROTTO, MA INCAPACE DI RISPONDERE ALLE DOMANDE NEL MERITO E SENZA SOLUZIONI REALI AI PROBLEMI

Da qualche tempo Matteo Salvini sembra un disco rotto che ripete sempre le stesse cose senza poi mettere in pratica quasi nulla di ciò che predica.
La ragione principale è che da quando è andato al governo il leader della Lega non ha mai smesso di fare campagna elettorale. E giustamente in campagna elettorale si fanno promesse e non si lavora alle soluzioni.
Il problema è che da quasi un anno Salvini è anche vicepremier e ministro dell’Interno, ovvero ha a sua disposizione tutti gli strumenti necessari per dare una risposta concreta alle esigenze degli italiani.
Fino ad ora però the answer, my friend, is blowing in the wind. Ci tocca quindi aspettare l’esito delle europee ed accontentarci di cose come lo show di ieri sera a Di Martedì.
Si inizia subito con i problemi della Capitale.
Ieri il ministro aveva detto che «per Roma, come ministro, manca solo che mi metto il mantello di Batman». Un concetto che Salvini ha ribadito pure ieri quando ha detto che non può pensare a tutto lui. A cosa può pensare? «Di mio posso mandare poliziotti, accendere telecamere, dare soldi per le scuole sicure, beccare gli spacciatori, sgomberare le case popolari occupate abusivamente, liberare i campi Rom, sgomberare i palazzi dei Casamonica..».
Ma proprio sulla questione dei campi Rom, in passato ampiamente finanziati dalla Lega di governo (ma è tutta roba passata, secondo Salvini) in che modo intende “liberarli”?
Salvini “scopre” che il 90% dei Rom in Italia vive proprio come gli italiani: in una casa. Ne è passata di acqua sotto i ponti da quando il ministro parlava di censimenti su base etnica.
Dopo aver circoscritto il “problema” (finalmente!) rimane quindi da trovare una sistemazione per quei «circa ventimila che vivono nei campi».
Dove li vuole mettere Salvini? Prima risposta: «io di mantenere gente che educa i figli al furto sono stufo».
Floris prova a riformulare la domanda, dove andranno i Rom una volta che verranno chiusi i campi Rom?
Seconda risposta: «tanti sindaci i campi Rom li hanno chiusi, a chi ha diritto è stata data una casa a chi non ha diritto è stata data una pacca sulla spalla».
Certo, c’è il problema che quando i Rom (italiani o meno) ottengono una casa popolare c’è chi non li vuole in ogni caso.
Ecco che arriva la risposta numero tre: «ci sono cinque milioni di italiani poveri e devo dare la casa ai Rom?».
Ma come,   non avevano abolito la povertà ? Che soluzione ha in mente per quelli che dopo la chiusura dei campi rimangono in giro?
Salvini ricorda che tanti comuni hanno già  chiuso i campi ma al momento la situazione più problematica è quella di Roma.
Che intende fare? Si sgombera un campo e i residenti si spostano magari di un centinaio di metri «ci vuole pazienza», dice Salvini prima di proporre la sua ultima soluzione: «aumentare le pene per chi spaccia cocaina».
Un’idea bellissima che però non ha niente a che fare con la questione dei campi Rom. «Io questi campi li vado chiudere e gli altri tanti saluti» propone alla fine il ministro che spera che così il “problema
Rom” sparisca da solo.
«Mafia, Camorra e ‘Ndrangheta sono un po’ più impegnativi dei Rom» dice Salvini. E non si capisce se è per rassicurare gli italiani sul “pericolo” rappresentato dai Rom (un pericolo in gran parte ingigantito proprio dalla Lega) o è un modo di dire che siccome non si riesce a risolvere il problemuccio dei Rom figuriamoci se sarà  possibile affrontare i veri problemi della criminalità .
Il tutto dopo aver detto che nei campi la Polizia trova ingenti quantità  di droga, oro, argento, orologi e armi.
Parliamo di cose serie allora. «Ci sono 119mila persone che si sono liberate dalla gabbia della Legge Fornero» grazie a Quota 100, annuncia trionfante Salvini.
Secondo il vicepremier Quota 100 «creerà  lavoro per centomila giovani». Ma non è così.
Perchè non solo c’è uno studio che dice che la percentuale di turnover sarà  del 37% ma è addirittura il Documento di Economia e Finanza del Ministero dell’Economia a dire che «a fronte di una cessazione nel 2019 di 100 mila dipendenti pubblici, concentrata negli ultimi cinque mesi dell’anno, l’ipotesi di turn-over sarebbe pari 35 per cento».
Il che significa circa 35mila assunzioni. E questo riguarda solo la Pubblica Amministrazione. E se lo Stato non riesce a raggiungere un turnover del 100% come si può pensare che lo facciano le aziende private?
Anche il combinato disposto di Reddito di Cittadinanza e Quota 100 non produrrebbe gli effetti promessi. Perchè la disoccupazione non diminuirà  ma aumenterà : «il tasso di disoccupazione nel 2020 aumenterebbe di 0,7 punti percentuali rispetto allo scenario base», scrive il MEF nel documento, precisando che «dopo un’iniziale riduzione dell’occupazione rispetto allo scenario base (pari a -0,2 punti percentuali nel 2019 e 2020), questa si accrescerebbe, risultando superiore di 0,8 punti percentuali nel 2022».
Significa avere nel 2019 una disoccupazione all’11% rispetto il 10,6% del 2018 (e all’11,2% nel 2020). A questo il MEF aggiunge un aumento del deficit e del debito ma Salvini è «sicuro che questi 120mila italiani che andranno in pensione liberano 120mila posti di lavoro, non occorre uno scienziato per capire che se 120mila italiani vanno in pensione non dico che 120mila giovani iniziano a lavorare ma che 120mila posti di lavoro verranno riempiti in parte da ventenni, trentenni che inizieranno a lavorare».
Insomma anche Salvini ammette che quei posti “liberati” dai Quota 100 non saranno tutti occupati. Come dice il MEF genererà  occupazione per appena un terzo del totale.
Ma a Salvini «le percentuali interessano fino ad un certo punto» anche se aumenterà  la disoccupazione. Secondo Salvini è perchè «grazie al Reddito di Cittadinanza aumenta la platea di quelli che cercano lavoro» ma il tasso di disoccupazione si ottiene come rapporto percentuale tra la popolazione di 15 anni e più in cerca di occupazione e le forze di lavoro.
Vero che grazie al Reddito di Cittadinanza aumenteranno coloro che si metteranno a cercare lavoro (e diminuirà  il numero degli “inattivi”) ma il DEF dice che parallelamente diminuirà  il numero degli occupati: «il calo del numero degli occupati a seguito del nuovo canale di accesso al trattamento pensionistico porterebbe a una corrispondente riduzione delle forze di lavoro».
Ma sappiamo cosa risponderebbe Salvini: quelle cose le hanno scritte per tenere buona la Commissione Europea. Che furbi!

(da “NextQuotidiano”)

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“NON OBBEDISCO”: L’ESERCITO SI RIVOLTA CONTRO IL SEQUESTRATORE DI PERSONE

Aprile 17th, 2019 Riccardo Fucile

SMARRITO IL SENSO DELLO STATO QUANDO TUTTO E’ RIDOTTO A PROPAGANDA E SI PERMETTE AGLI ISTIGATORI ALL’ODIO DI RESTARE A PIEDE LIBERO

Mai si era visto lo Stato Maggiore della Difesa rivoltarsi contro il ministro dell’Interno con parole di inusitata durezza paragonando la circolare sui migranti firmata da Salvini a un atto degno di un “regime”, perchè “un ministro non può alzarsi e ordinare qualcosa a un uomo dello Stato”.
Mai si era visto un ministro dell’Interno imporre prima una direttiva di quel tipo, senza coordinarla tra i ministeri competenti.
E rispondere poi, incurante, il suo vado avanti, che poi significa “comando io, punto”, pressochè un “me ne frego”. Della Difesa, delle critiche Di Maio, di tutto.
Al Quirinale, assicurano fonti “ufficiali”, non se ne è parlato nel corso dell’incontro tra Mattarella e Conte, dedicato alla necessità  di mettere ordine nell’approvazione dei tanti decreti da convertire, altro capitolo di un governo che ormai non governa, impegnato in una campagna permanente.
Però quello che si è materializzato agli occhi del capo dello Stato, che è anche il capo supremo delle forze armate, è uno “scontro istituzionale grave”.
E qualche contatto, sollecitato da palazzo Chigi c’è stato, nel tentativo anche di coinvolgere Mattarella in una situazione già  sfuggita di mano, e non da oggi.
Perchè, questo il punto, è almeno da metà  marzo che Salvini, con la prima direttiva in materia sul controllo delle frontiere marittime e il contrasto all’immigrazione clandestina, ha “scippato” i poteri del ministro Trenta invadendo il campo della Difesa.
E ora ha aggiornato il testo, rendendo quella misura di “chiusura del mare” in acque territoriali anche per le Ong operativa “costantemente” e non di volta in volta, come nella precedente versione.
Una misura che impatta sulle convenzioni internazionali.
Proprio la delicatezza del momento e della questione ha spinto il capo dello Stato a un approccio prudente e silenzioso. Sia perchè è necessario un approfondimento giuridico della norma sia perchè la questione è già  deflagrata politicamente, per cui palazzo Chigi chiede una sponda a pasticcio già  fatto. Lo scenario che si materializza di fronte ai vertici delle istituzioni è di uno “scontro” senza precedenti che rappresenta una dissoluzione del minimo senso dello Stato, in un clima da perdita di principio di realtà , per cui tutto è ridotto a esigenze “comunicative”, di propaganda per le Europee, in un contesto che richiederebbe grande capacità  di governo: l’isolamento dell’Italia in Europa, il caos libico, la possibile ripresa di flussi migratori.
Il problema di Salvini è far vedere che comanda, il problema di Di Maio è “rispondere colpo su colpo” per mostrare che non subisce, in una escalation che riguarda ogni dossier.
Nessuno trae le conseguenze su cosa significhi in termini di governo e dove porta questa dinamica sudamericana.
Perchè è evidente che una direttiva del genere avrebbe imposto, a rigor di logica, una condivisione tra ministeri dell’Interno e della Difesa, coinvolgendo entrambi.
Ma, al netto dello stupore che pure trapela da palazzo Chigi per tale brutalità  del ministro dell’Interno, il premier, finora, pare più spettatore che attore. Le crisi istituzionali si affrontano attraverso “atti”: consigli dei ministri, riunioni collegiali, mozioni parlamentari. Atti che riparino, correggano,
chiariscano, facciano sintesi. E ora invece, secondo fonti 5 stelle, l’atto non anche se, dicono, si è pronti a setacciare il testo per trovare un cavillo giuridico al fine di rendere la circolare impraticabile.
Finora, tutto il governo è impegnato in un luna park in cui vale tutto.
Salvini impegnato ad accedere le lucette nere che attestino il suo poderoso spostamento a destra in vista delle europee, Di Maio impegnato ad accendere qualche lucetta rossa che lo faccia recuperare a sinistra.
E, nel gioco ottico, il governo appare disarmato di fronte alla annunciata crisi libica, al netto della retorica sul contrasto al terrorismo che frana sulle modalità  del prolungamento della missione Sofia, unico caso al mondo di missione navale senza navi.
Ora è ipotizzabile, così spifferano i Cinque Stelle, che il gioco pericoloso iniziato con la Libia, e sfruttato da entrambi per riposizionarsi, uno a destra l’altro a sinistra e proseguito sulla direttiva anti-Ong proseguirà  anche domani con Di Maio che attaccherà  Salvini sulla sua ingerenza unilaterale, in coerenza col suo cambio di passo comunicativo inaugurato dopo la Basilicata, che prevede un atteggiamento più aggressivo verso Salvini, in particolare sui temi della sicurezza, dove c’è stata la grande emorragia.
E che poi il ministro dell’Interno, a sua volta, ribadirà  che sul tema non accetta invasioni di campo e che la linea dei “porti chiusi” non si discute. Il problema è che a un certo punto il gioco diventa insostenibile in termini di tenuta democratica e istituzionale.
Quel punto è arrivato. Per ora al Quirinale si constata, con preoccupazione e sgomento, che la situazione è di rara gravità .
Le situazioni gravi non possono rimanere statiche. O si riparano attraverso atti o esplodono.

(da “Huffingtonpost”)

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A TRIPOLI PIOVONO BOMBE MA PER SALVINI IN LIBIA NON C’E’ UNA GUERRA: ALLORA CI MANDI I SUOI FIGLI IN VACANZA

Aprile 17th, 2019 Riccardo Fucile

NELLA NOTTE SETTE ESPLOSIONI CON 4 MORTI E 23 FERITI

Spesso e volentieri si nega l’evidenza pur di non sconfessare una battaglia personale portata avanti da anni, come quella di Matteo Salvini che da sempre definisce il Tripoli come un porto sicuro.
Poi, però, a forza di guardare la realtà  dei fatti con i paraocchi si finisce per sminuire ciò che sta accadendo da qualche settimana — con le tensioni che vanno avanti da diversi mesi — in Libia.
Ed è così che mentre piovono bombe sulla capitale libica — anche se il portavoce del generale Haftar è corso a spiegare che l’ordine non sia partito da loro — il ministro dell’Interno italiano continua a non voler parlare di guerra in atto.
«Al momento non c’è guerra, ci sono scontri e noi stiamo lavorando affinchè non ci sia la guerra», ha spiegato Matteo Salvini ospite a Di Martedì, su La7. Una dichiarazione avventata dato che, nella notte, diverse bombe sono piovute su Tripoli, provocando almeno quattro morti e ferendo 23 persone.
Sono state ben sette le esplosioni nel centro della capitale della Libia e tra le vittime c’è un’intera famiglia spazzata via dagli ordigni.
È di almeno cinque soldati uccisi il bilancio di un raid aereo delle forze di Khalifa Haftar sull’area di Wadi Rabie, circa 35 km a est di Tripoli. Lo riferiscono all’Ansa fonti militari. Intanto, salgono a cinque i morti a causa del bombardamento di missili Grad – che hanno una gittata minima di 30 km – sul quartiere di Abu Slim, a ridosso del centro della capitale. Sono tutti civili. Lo riferiscono fonti mediche. L’area colpita si trova nel cuore del municipio, a circa 2 km dal Rixos, il celebre albergo di Muammar Gheddafi.
Come ha fatto notare il ministro Trenta, quella famosa ondata di esseri umani pronta a imbarcarsi dalla Libia in direzione Europa, non può essere etichettata come ‘immigrati’, ma profughi di guerra.
Perchè di quello si tratta, soprattutto dopo le azioni missilistiche che hanno iniziato a devastare Tripoli. Ma Salvini, anche nella sua direttiva, non cita mai la parola ‘guerra’, anche perchè solo così potrebbe portare avanti la sua propaganda.

(da Globalist)

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BORGHEZIO: “SALVINI MI HA FREGATO LO SLOGAN E MI HA MOLLATO”

Aprile 17th, 2019 Riccardo Fucile

DOPO L’ESCLUSIONE DALLE LISTE: “ROTTAMATO SENZA NEANCHE UNA TELEFONATA”… SI E’ ACCORTO ORA CON CHI AVEVA A CHE FARE?

Alla fin fine Mario Borghezio non ce l’ha fatta più. Quando ha scoperto di non essere stato ricandidato al Parlamento Europeo per decisione di Matteo Salvini, che nelle liste della Lega punta a un rinnovamento su scala nazionale portandoci sovraniste che vogliono uscire dall’euro, dopo una serie di dichiarazioni accomodanti rilasciate alle agenzie di stampa, si è finalmente sfogato con Gianluca Roselli del Fatto:
Il Senatur mi diceva sempre: tu sei un rivoluzionario, vai avanti così. In Europa credo di aver lavorato bene. L’emendamento Casimirri (la legge votata a Strasburgo per chiedere l’estradizione di Alessio Casimirri, ex brigatista rosso latitante in Nicaragua, ndr) è stato un grande successo. E poi sono sempre qui, tutte le settimane.
Al contrario di Salvini che da europarlamentare non si vedeva mai.
(Borghezio rimane in eloquente silenzio)
La Lega ha sterzato a destra come lei ha sempre predicato. Il successo di Salvini è anche una sua vittoria. Per primo alla fine degli anni Novanta aveva aperto al dialogo con i movimenti di destra in Italia e in Europa.
Che bisognasse parlare col Front National di Marine Le Pen sono stato il primo a dirlo. Ma ormai le definizioni destra e sinistra sono superate. Anche in Europa la contrapposizione è tra chi segue politiche mondialiste o identitarie. Le racconto una cosa.
Prego.
Lo slogan Prima gli italiani era quello della mia ultima campagna elettorale, nel 2014. Salvini se n’è impossessato. Buon per lui perchè funziona.
Borghezio è un modestone. Non ha solo inventato lo slogan “Prima gli italiani”, ma nel suo periodo d’oro al Parlamento Europeo ha anche detto che le idee di Anders Breivik, il terrorista stragista norvegese, sono condivisibili:
Anticipando così il manifesto di Brendon Tarrant, lo stragista della Nuova Zelanda, che aveva un sacco di cose in comune con i sovranisti italiani.

(da “NextQuotidiano”)

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