Aprile 18th, 2019 Riccardo Fucile
CONDANNATO A 20 ANNI PER CONCORSO IN STRAGE E OMICIDIO, RAIMONDO ETRO ORA BENEFICIA PURE DEL REDDITO DI CITTADINANZA, EVVIVA L’ITALIA SOVRANISTA… FORSE PER QUELLO SALVINI VUOLE CHE SIANO ESTRADATI GLI EX TERRORISTI DALLA FRANCIA, PER DARGLI POI IL CONTRIBUTO
Il Corriere oggi racconta che Raimondo Etro, 62 anni, brigatista rosso condannato in via definitiva nel ’99 a 20 anni e 6 mesi di carcere per concorso nella strage di via Fani e nell’omicidio del giudice Palma, ha ricevuto due giorni fa il messaggino dell’Inps: la sua domanda per il reddito di cittadinanza, la numero 2019-145344, è stata accolta.
Spiega Etro: «Stavolta sono andato a un Caf a chiedere informazioni. Il mio Isee è pari azero, non sono lavoratore dipendente nè autonomo, vivo vendendo libri su eBay, ho una Ford Fusion del 2004 comprata usata. Mia zia Valeria morì nel 2013 e mi lasciò 55 mila euro, la sua polizza sulla vita. Ma pian piano questi soldi sono finiti, perchè dopo la separazione nel 2011 vivo da solo in affitto a via della Pisana e pago 850 euro al mese, più le bollette. Sono anche invalido, operato di tumore al rene nel 2012 al San Carlo di Nancy: tra i chirurghi c’era un ex di Ordine Nuovo…».
Come è possibile che un condannato in via definitiva per reati così gravi percepisca il reddito? La spiegazione sta nel fatto che il decreto legge del governo che istituisce il reddito di cittadinanza aveva norme più lasche rispetto alla conversione in legge votata in Parlamento, dove sono stati esclusi coloro che hanno subito una “misura cautelare personale” o sono stati condannati per mafia o terrorismo.
«Al Caf mi hanno spiegato che solo chi ha avuto negli ultimi dieci anni una pena definitiva per mafia o terrorismo non può averlo. Infatti, ho parlato con Vito, il mio ex compagno di cella a Rebibbia dal 2002 al 2006, lui col 416 bis per camorra: anche Vito ha ricevuto l’sms dall’Inps. Ha avuto il reddito».
A breve gli arriverà la comunicazione per il ritiro della card alle Poste: «Prenderò 780 euro, 280 come contributo per l’affitto, il resto per la spesa, potrò prelevare 100 euro al mese, di certo andranno via tutti», conclude il brigatista che non nasconde su Facebook le sue simpatie per Matteo Salvini.
(da “NextQuotidiano”)
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Aprile 18th, 2019 Riccardo Fucile
“PUBBLICHIAMO I CURRICULUM: IO STUDENTESSA LAVORATRICE, INSEGNANTE PRECARIA, OPERAIA IN FABBRICA, CAMERIERA D’ALBERGO E OPERATRICE DI CALL CENTER PRIMA DI ARRIVARE AL SUCCESSO. LEI INVECE SIGNOR MINISTRO?”
Michela Murgia risponde per le rime all’ennesimo tweet offensivo di Matteo Salvini che ha definito
la scrittrice, autrice del bestseller “Accabadora” e vincitrice dei premi Campiello, Dessì e SuperMondello, una “intellettuale radical chic e snob”.
Murgia replica al ministro dell’Interno con un lungo post su Facebook proponendogli un gioco, la “sinossi dei curriculum”.
“Nel ’91, anno in cui mi diplomavo come perito aziendale – esordisce la scrittrice – mi pagavo l’ultimo anno di studi lavorando come cameriera stagionale in una pizzeria. Purtroppo feci quasi due mesi di assenza perchè la domenica finivo di lavorare troppo tardi e il lunedì mattina non sempre riuscivo ad alzarmi in tempo per prendere l’autobus alle 6,30 per andare a scuola. A causa di quelle assenze, alla maturità presi 58/60esimi”.
Ed ecco il passaggio successivo del gioco: “Nel ’92, mentre lavoravo in una società di assicurazioni per sostenermi gli studi all’istituto di scienze religiose, lei prendeva 48/60 alla maturità classica in uno dei licei di Milano frequentati dai figli della buona borghesia. Sono contenta che non abbia dovuto lavorare per finire il liceo. Nessuno dovrebbe. Nel ’93 iniziavo a insegnare nelle scuole da precaria, lavoro che ho fatto per sei anni. Nel frattempo lei veniva eletto consigliere comunale a Milano e iniziava la carriera di dirigente nella Lega Nord, diventando segretario cittadino e poi segretario provinciale. Non avendo mai svolto altra attività lavorativa, è lecito supporre che la pagasse il partito. Chissà se prendeva quanto me, che allora guadagnavo 900 mila lire al mese”.
Ed è ancora con il gioco della sinossi dei curriculum che la scrittrice rivela lati inediti della sua vita prima di arrivare al successo. “Nel 1999 – scrive – per vivere consegnavo cartelle esattoriali a domicilio con un contratto co.co.pro. Ero pagata 4mila lire a cartella e solo se il contribuente moroso accettava di firmarla. Lei invece prendeva la tessera giornalistica facendo pratica alla Padania e a radio Padania, testate di partito che si reggevano sui finanziamenti pubblici, ai quali io non ho nulla in contrario, ma contro i quali lei ha invece costruito la sua retorica. Nel 2000 ho iniziato a lavorare in una centrale termoelettrica, dove sono rimasta fino al 2004. Mi sono licenziata perchè ho scelto di testimoniare in tribunale contro il mio datore di lavoro per un grave caso di inquinamento ambientale. Mentre lasciavo per coscienza l’unico lavoro stabile che avessi trovato vicino a casa, lei era segretario provinciale della Lega Nord, suppongo sempre pagato dal partito, dato che anche allora non faceva mestieri. Nel 2004 ho lasciato la Sardegna per lavorare come cameriera in un albergo al passo dello Stelvio, in mezzo alla neve, con un contratto stagionale a poco più di mille euro. Mentre io da precaria rifacevo letti, lei si faceva eleggere al parlamento europeo a 19.000 euro al mese”.
“Nel 2005 – scrive ancora Michela Murgia – ho lavorato un mese e mezzo in un call center vendendo aspirapolveri al telefono ed ero pagata 230 euro lordi al mese più 8 euro per ogni appuntamento che riuscivo a fissare. Durante quella esperienza ho scritto un blog che ha attirato l’attenzione di un editore. Nello stesso periodo lei a Bruxelles bruciava un quarto delle sedute del parlamento ed era già lo zimbello dei parlamentari stranieri, che nelle legislature successive le avrebbero poi detto in faccia
quanto era fannullone. Io sono a favore della retribuzione dei politici, purchè facciano quello per cui li paghiamo. Nel 2006, mentre usciva il mio primo libro, io facevo la portiera notturna in un hotel, passando le notti in bianco per lavorare e riuscire anche a scrivere. Lei invece decadeva da deputato, ma atterrava in piedi come vicesegretario della Lega nord e teneva comizi contro i terroni e Roma ladrona. Non facendo ancora altro mestiere che la politica, immagino che la politica le passasse uno stipendio. Chissà se somigliava al mio, che per stare sveglia mentre gli altri dormivano prendevo appena più di mille euro al mese. Dal 2007 in poi ho vissuto delle mie parole, della fiducia degli editori e di quella dei lettori e delle lettrici. Negli stessi anni lei ha campato esclusivamente di rappresentanza politica e da dirigente in un partito da dove — tra il 2011 e il 2017 — sono spariti 49 milioni di soldi pubblici senza lasciare traccia”.
Il gioco dei curriculum finisce con la stoccata finale: “Se adesso le è chiaro con chi è che sta parlando quando virgoletta il mio nome nei suoi tweet, forse le sarà altrettanto chiaro che è lei, signor Ministro, quello distaccato dalla realtà .
Tra noi due è lei quello che non sa di cosa parla quando parla di vita vera, di problemi e di lavoro, dato che passa gran tempo a scaldare la sedia negli studi televisivi, travestirsi da esponente delle forze dell’ordine e far selfie per i social network a dispetto del delicatissimo incarico che ricopre a spese dei contribuenti. Lasci stare il telefonino e si metta finalmente a fare il ministro, invece che l’assaggiatore alle sagre.
Io lavoro da quando avevo 14 anni e non mi faccio dare lezioni di realtà da un uomo che è salito su una ruspa in vita sua solo quando ha avuto davanti una telecamera”.
(da agenzie)
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Aprile 18th, 2019 Riccardo Fucile
I BENEFICIARI SI SONO VISTI ARRIVARE MESSAGGI CHE CONFERMANO IL CONTRIBUTO MA CON IMPORTI IRRISORI, BEN SOTTO QUANTO ANNUNCIATO…E SUI SOCIAL VALANGA DI PROTESTE
Un esercito di delusi. Sono in migliaia i cittadini che stanno riversando sui social network il proprio scontento dopo aver avuto notizia delle somme destinategli dal reddito di cittadinanza.
I beneficiari hanno iniziato a ricevere i messaggi di conferma della domanda da parte dell’Istituto di previdenza sociale nelle scorse ore: delle circa 800mila richieste, al momento ne sono state accettate 487.677.
Sms ed email hanno dato speranza a molte famiglie italiane, almeno fino a quando non è stato noto l’importo.
Cifre inferiori alle aspettative e, in alcuni casi, irrisorie dato che c’è chi si è visto assegnare 40 euro. “Come si può vivere così?”, sembra essere la domanda ricorrente. Un caso nel caso sono diventati i commenti firmati dalla pagina Inps per la famiglia che in questi giorni è stata presa d’assalto.
Lo scontento è chiaro nei gruppi privati e pubblici dedicati al reddito di cittadinanza.
C’è chi scrive: “40 euro? Vergogna. Ragazza madre di due figli, disoccupata. Questo è l’aiuto che date”. O, ancora, “60 euro? È uno scherzo?”. C’è chi si mostra incredulo: “Com’è possibile! Siamo 3 adulti disoccupati, l’Isee è 2400 euro, pagando 410 di affitto, e di reddito di cittadinanza l’importo è 197 euro”.
La cifra spettante per il reddito o pensione di cittadinanza viene elaborata dall’Inps al netto delle prestazioni già spettanti e in applicazione della normativa del reddito di cittadinanza votata in parlamento e illustrata sul sito del Ministero del lavoro.
In pratica, come ha spiegato a Tpi un’operatrice del Contact Center Inps, non si tiene conto solo dell’Isee (l’indicatore della situazioni economica equivalente) ma anche di “redditi percepiti e dichiarati, delle pensioni sociali”, nonchè del “reddito dell’intero nucleo famigliare e non solo della persona, magari disoccupata, che l’ha richiesto”.
Eppure in molti sembrano essersi lasciati abbagliare dai 780 euro, cioè l’importo massimo previsto e sbandierato in campagna elettorale. E allora c’è chi assicura vendetta, scrivendo che “da adesso farà compagna contro i Cinque Stelle”.
Il reddito di cittadinanza è stato uno dei cavalli di battaglia della propaganda del Movimento. La protesta è appena cominciata e chissà quali saranno le ricadute politiche in vista delle europee di fine maggio.
Tra chi invece sembra soddisfatto c’è Raimondo Etro, ex brigatista rosso, condannato nel 1999 a 20 anni e sei mesi di carcere per concorso nell’omicidio del giudice Palma e nella strage di via Fani, in cui venne sequestrato Aldo Moro e furono uccisi gli uomini della sua scorta.
Etro ha mostrato l’sms che gli notificava l’accoglimento della richiesta al reddito di cittadinanza in una foto postata su Facebook
Di certo, i social media manager che curano Inps per la famiglia, uno dei canali social ufficiali dell’Istituto nazionale di previdenza sociale, non stanno avendo vita facile in questi giorni. Prima il profilo è stato preso d’assalto da cittadini desiderosi di ottenere maggiori informazioni e di sfogarsi dopo aver ricevuto l’esito della pratica.
Tra i tanti commenti assurdi, quelli di utenti che hanno dichiarato di lavorare in nero.
Poi le risposte fornite dall’account hanno iniziato a rimbalzare di bacheca in bacheca sulle reti sociali e c’è chi le ha definite arroganti e offensive. “Cogliamo l’occasione per scusarci con quanti possano essersi sentiti toccati od offesi da alcune nostre risposte”, hanno scritto qualche ora fa i gestori della pagina, travolti dalle polemiche.
(da agenzie)
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Aprile 18th, 2019 Riccardo Fucile
A TORINO SPUTI E MINACCE CONTRO L’UOMO TETRAPLEGICO, UNA PARTE DEI PASSEGGERI LO DIFENDE DALL’AGGRESSIONE DI LURIDI RIFIUTI UMANI
“Marocchino di m… tornatene al tuo paese. Se ci fai perdere ancora tempo ti tiro il collo”. 
Succede su un tram della linea 4 a Torino il più trafficato e multietnico della città . Abderrahim Belgaid, 62 anni è salito intorno alle 19 di martedi in via Sacchi, davanti alla stazione di Porta Nuova. L’uomo, di origine marocchina ma cittadino italiano, è tetraplegico da 13 anni, è rimasto paralizzato in seguito a un’aggressione. Nel 2006 il suo datore di lavoro lo aveva picchiato rompendogli una vertebra del collo. Da allora è costretto su una carrozzina elettrica.
“Fatico a muovere anche le mani – racconta – Per questo quando sono salito sul bus ho detto all’autista che non avrei potuto allacciarmi le cinture di sicurezza. E in ogni caso la cintura non sarebbe stata abbastanza lunga per fissare la mia carrozzina che ha le ruote grandi”.
Le norme per la sicurezza dei passeggeri,però, impongono all’autista di non accettare passeggeri disabili non legati dalle cinture di sicurezza. Per il regolamento – applicato alla lettera dal personale Gtt dopo un incidente costato la vita a un anziano disabile – Abderrahim avrebbe dovuto scendere. “L’autista si è rifiutato di partire e i passeggeri hanno iniziato a urlare contro di me. Uno si è avvicinato e ha tentato di picchiarmi. Per fortuna altri passeggeri lo hanno trattenuto e mi hanno difeso ma altri mi insultavano”, ha raccontato l’uomo ai carabinieri della stazione Falchera dove ha sporto denuncia. “Quell’uomo mi diceva di tornare al mio paese o mi avrebbe ammazzato. Mi ha anche sputato addosso”.
Alla fine, 20 minuti più tardi l’autista ha trovato il modo di assicurare la carrozzina e il tram è ripartito.
(da agenzie)
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Aprile 18th, 2019 Riccardo Fucile
“UN’INCHIESTA PER CORRUZIONE IMPONE MASSIMA CAUTELA”… ORA SI POTREBBE INNESCARE UNA REAZIONE A CATENA
Il Ministro dei Trasporti Danilo Toninelli ha disposto il ritiro delle deleghe di Armando Siri, il sottosegretario leghista sotto inchiesta per corruzione.
Si legge in una nota del Ministero: “Alla luce delle indagini delle procure di Roma e Palermo, con il coinvolgimento della Direzione investigativa antimafia di Trapani, il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Danilo Toninelli, ha disposto il ritiro delle deleghe al sottosegretario Armando Siri, in attesa che la vicenda giudiziaria assuma contorni di maggiore chiarezza. Secondo il Ministro, una inchiesta per corruzione impone infatti in queste ore massima attenzione e cautela”.
Di Maio:”Sarebbe opportuno che il sottosegretario Siri si dimetta. Gli auguro di risultare innocente e siamo pronti a riaccoglierlo nel governo quando la sua posizione sarà chiarita”. Così il vicepremier Luigi Di Maio, sulla vicenda che ha coinvolto il sottosegretario ai Trasporti indagato per corruzione dalla Procura di Roma nell’ambito di un’inchiesta nata a Palermo.
Il sottosegretario ai Trasporti della Lega Armando Siri è indagato per corruzione dalla Procura di Roma nell’ambito di un’inchiesta nata a Palermo.
Siri, tramite Paolo Arata, ex deputato di Forza Italia responsabile del programma della Lega sull’Ambiente, secondo l’accusa, avrebbe ricevuto denaro per modificare un norma da inserire nel Def 2018 che avrebbe favorito l’erogazione di contributi per le imprese che operano nelle energie rinnovabili
Fa quadrato la Lega. Prima in una nota, conferma la “piena fiducia nel sottosegretario Armando Siri, nella sua correttezza. L’auspicio – afferma – è che le indagini siano veloci per non lasciare nessuna ombra”.
Poi interviene il leader, Matteo Salvini: “L’ho sentito oggi, l’ha letto dai giornali, è assurdo. Lo conosco, lo stimo, non ho dubbio alcuno, peraltro stiamo parlando di qualcosa che non è finito neanche nel Def”. “Assolutamente si”, risponde ancora Salvini a chi gli chiede se ha piena fiducia in Siri.
“Siri non si deve dimettere. C’è solo un’iscrizione nel registro degli indagati e solo se sarà poi condannato dovrà mettersi da parte”. “Non ho mai chiesto – ha aggiunto Salvini – di far dimettere la Raggi o parlamentari dei Cinquestelle quando anch’essi sono stati indagati”.
“Stupisce il giustizialismo a intermittenza con il quale vengono valutate le diverse vicende giudiziarie a seconda dell’appartenenza del soggetto indagato a uno schieramento politico”. Così il ministro Giulia Bongiorno sulle richieste di dimissioni del sottosegretario Armando Siri, avanzata dal capo politico M5S Luigi Di Maio.
La linea di Di Maio viene sostenuta anche dal senatore M5s Nicola Morra e da Alessandro Di Battista che scrive su Facebook: “Ho sempre sostenuto questo governo, lo sosterrò ancor di più se il sottosegretario Siri si dimetterà il prima possibile. Nessun governo del cambiamento e nessun governo che si sta impegnando nella lotta alla corruzione può tollerare che vi sia un proprio esponente indagato per reati così gravi
Tagliente la deputata dem Anna Ascani che su Twitter attacca Salvini, definendolo giustizialista a fasi alterne: “Indagato per corruzione il sottosegretario leghista Siri, in passato condannato per bancarotta fraudolenta. Ora Salvini, dopo lo sciacalaggio in Umbria, vada a fare un comizio anche sotto il suo ufficio. O farà il giustizialista a corrente alternata, come i suoi amici M5s?”.
“Nessuno è colpevole fino a condanna ma attenzione alle patenti di purezza – incalza Ettore Rosato, vicepresidente dem della Camera – Tanto più se si appartiene a un partito che ha fatto sparire 49 milioni di finanziamento pubblico. Vero Salvini?”.
(da agenzie)
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Aprile 18th, 2019 Riccardo Fucile
LEGA IN IMBARAZZO: FIDUCIA IN SIRI MA NON E’ DETTO CHE PERMANGA
“Sarebbe opportuno che il sottosegretario Siri si dimetta. Gli auguro di risultare innocente e siamo
pronti a riaccoglierlo nel governo quando la sua posizione sarà chiarita”.
Luigi Di Maio chiede le dimissioni di Armando Siri, indagato per corruzione: “Va bene aspettare il terzo grado di giudizio ma c’è una questione morale e se c’è un sottosegretario coinvolto in un’indagine così grave non è più una questione tecnico-giuridica ma morale e politica. Non so se Salvini concorda con questa mia linea intransigente ma il mio dovere e tutelare il governo. Credo che anche a Salvini convenga tutelare l’immagine della Lega”.
A Di Maio fa da contraltare su Facebook Alessandro Di Battista che a Siri mette anche una certa fretta visto che dovrebbe dimmettersi “all’istante”:
Ho sempre sostenuto questo Governo, lo sosterrò ancor di più se il sottosegretario Siri si dimetterà il prima possibile. Nessun Governo del cambiamento e nessun Governo che si sta impegnando nella lotta alla corruzione può tollerare che vi sia un proprio esponente indagato per reati così gravi. Il sottosegretario Siri lavora nel ministero delle infrastrutture e dei trasporti, il ministero più delicato che c’è per via dei lavori e degli appalti che segue. È evidente che debba dimettersi all’istante perchè, come diceva Borsellino, «i politici non devono soltanto essere onesti, devono apparire onesti».
Dalle parti della Lega hanno risposto con una nota che appoggia il sottosegretario: “Piena fiducia nel sottosegretario Armando Siri, nella sua correttezza. L’auspicio e’ che le indagini siano veloci per non lasciare nessuna ombra”.
Chissà se la linea del Carroccio rimarrà la stessa ora che sta emergendo che Siri sarebbe coinvolto nell’indagine a Palermo per una mazzetta di 30mila euro la mazzetta intascata per introdurre una norma nel Def che avrebbe favorito alcuni imprenditori nel campo delle energie rinnovabili.
Siri è indagato per corruzione dai pm romani nell’ambito di una indagine nata a Palermo su un imprenditore dell’eolico, Vito Nicastri, ritenuto vicino a Cosa nostra. A consegnare il denaro a Siri sarebbe stato Paolo Arata, professore universitario, estensore del programma sull’energia della Lega e in affari, per i pm, con Nicastri.
Siri avrebbe ricevuto il denaro a casa del professore che sarebbe stato un suo grande sponsor nella politica. L’emendamento caldeggiato avrebbe dovuto fare retroagire i finanziamenti stanziati per le rinnovabili alla data di costituzione di una delle società di Nicastri che avrebbe potuto così beneficiarne.
Parallelamente all’indagine romana la procura di Palermo ha ricostruito un giro di tangenti alla Regione siciliana per favorire Nicastri nell’ottenimento di alcune concessioni.
(da “NextQuotidiano”)
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Aprile 18th, 2019 Riccardo Fucile
C’E’ CHE DIFENDE L’AMBIENTE E IL FUTURO DEI GIOVANI, CHI I CRIMINALI CHE INQUINANO IL MONDO TRAENDO PROFITTI
Momenti di grandissimo umorismo nella redazione di Libero: il quotidiano di Vittorio Feltri, che ama far parlare di sè per le prime pagine oggi ne partorisce generosamente una dedicata a Greta Thunberg che già si era purtroppo meritata Rita Pavone in occasione della Giornata Mondiale del Clima.
Oggi è la volta dei giochi di parole raffinati: “Vieni avanti Gretina” e, soprattutto, “La Rompiballe va dal Papa”.
In più, Libero annuncia con molta preoccupazione che il Pontefice per Pasqua farà un discorso tutto pro-immigrati e anti-Salvini.
Anche questa volta Libero se la prende con una donna in prima pagina. Si tratta di Greta Thunberg, la leader ambientalista svedese, 16 anni, coraggiosa e determinata, in questi giorni è in Italia per tenere alcune conferenze. Ieri ha incontrato il Papa. Sul ruolo che possono avere i giovani a difesa dell’ambiente, Greta ha detto: “Ci sono molte cose che i giovani possono fare per migliorare la situazione: soprattutto fare pressione sulle persone al potere e sugli adulti, perchè sono coloro che possono avere più influenza. Ma ci sono anche cose che si possono fare a livello individuale per cambiare le proprie abitudini, cercando di vivere nel modo più neutro possibile dal punto di vista delle emissioni di carbonio”. “La cosa più importante che possono fare è cercare di capire la portata della situazione, che cosa sta succedendo e il motivo per cui devono lottare per fermare ciò che sta avvenendo – ha aggiunto la 16enne – Non mi dispiace fare quello che faccio. Sul piano personale sono contenta di fare qualcosa che è importante, per cui mi sento necessaria”.
Oggi la ragazza parlerà al Senato Italiano.
Libero stamane le ha dato il buon giorno definendola “rompiballe”.
Per gli amici degli inquinatori sicuramente
(da agenzie)
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Aprile 18th, 2019 Riccardo Fucile
DOCUMENTI FALSI COMPILATI NON DAI LIBICI MA DAGLI ITALIANI PER ATTESTARE FALSI INTERVENTI DI SOCCORSO DELLA GUARDIA COSTIERA DI TRIPOLI… IL GOVERNO ITALIANO HA DICHIARATO IL FALSO SUL RUOLO DELLA NAVE CAPRI
C’è un modulo prestampato su carta intestata della Guardia Costiera Libica e datato “base navale di
Abu Sitta” in cui Tripoli si assume la responsabilità del salvataggio di 49 migranti a bordo di un gommone in avaria. Ma quel documento è stato compilato dagli italiani, non dai libici.
La storia la raccontano oggi Marco Mensurati e Fabio Tonacci su Repubblica oggi, e dimostra che non è vero che l’Italia non ha più alcun ruolo operativo nelle acque di fronte alla Libia. E non è vero che la Libia sia autosufficiente e capace di gestire il recupero dei naufraghi.
Quale sia davvero il ruolo giocato in questi mesi da Roma, nella cosiddetta zona Sar (Search and rescue) libica emerge dalle registrazioni contenute nell’inchiesta della procura di Agrigento sulla nave Mar Jonio dell’associazione Mediterranea Saving Humans, di cui Repubblica è venuta in possesso e di cui oggi pubblica online gli audio originali.
Ricevuto via mail dalla Mare Jonio l’allarme per un gommone in pericolo, il 18 marzo scorso alle ore 13 e 25 il centro di coordinamento dei soccorsi di Roma (Imrcc) contatta immediatamente il numero dell’operational center della guardia costiera libica. Risponde tale Mustaphà che si qualifica come “l’ufficiale di turno in servizio”.
Il racconto prosegue con la spiegazione: il libico non parla inglese o ha dei problemi e l’ufficiale italiano è costretto a chiamare il servizio di interprete per dare le coordinate dell’imbarcazione, ma evidentemente anche così le comunicazioni non sono efficaci visto che l’Imrcc Roma deve telefonare alla nave della marina militare italiana “Capri”.
Alle 14.17 la Capri chiama Roma e getta la maschera.
Di Mustaphà non c’è traccia, in compenso il fax è pronto: «Allora, vi stiamo mandando il fax, hanno assunto la responsabilità dell’evento, non c’è il numero dell’evento quindi ho messo evento del 18 marzo 2019…va bene, si capisce, hanno assunto, tra qualche minuto uscirà la motovedetta e dirigeranno sulla loro posizione».
Alle 14.31 Roma informa la Mare Jonio che alle 14.00 italiane, il Joint rescue coordination center di Tripoli ha assunto la responsabilità dell’evento precisando che una motovedetta libica, la Raz Al Jadar, si sta dirigendo in area per effettuare il soccorso. «Parlo in nome e per conto dell’autorità libica – aggiunge poi l’italiano – ci chiedono di riferire a tutte le navi in area di mantenersi a una distanza di sicurezza di 8 miglia».
Alla fine del racconto succede che i volontari di Mediterranea salvano i 49 migranti e rimediano così l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
Le intercettazioni tra Mrcc Roma e Tripoli, allegate all’inchiesta di Agrigento sulla Mare Jonio (il comandante e il capo missione sono accusati di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina), documentano come a compilare il foglio sia stato un ufficiale italiano in servizio sulla nave Capri, ormeggiata a Tripoli. Dimostrando, dunque, che la Capri non svolge solo “attività tecnico/logistica, supporto per il ripristino dell’efficienza di alcune imbarcazioni della Guardia costiera libica e consulenza”, come il governo italiano dichiarò nell’agosto scorso, rispondendo a una interrogazione del deputato Erasmo Palazzotto
Il governo ha dichiarato il falso.
(da “NextQuotidiano”)
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Aprile 18th, 2019 Riccardo Fucile
DI MAIO NE CHIEDE LE DIMISSIONI, SALVINI LO DIFENDE… NEL PASSATO DI SIRI UNA CONDANNA PER BANCAROTTA FRAUDOLENTA
Armando Siri, sottosegretario di Stato per le Infrastrutture e senatore della Lega, è indagato dalla procura di Roma per corruzione. Gli viene contestato di aver caldeggiato degli emendamenti in cambio di una mazzetta da 30 mila euro.
E avrebbe intrattenuto frequenti rapporti, tutti da chiarire, con un faccendiere impegnato nel settore dell’energia – Paolo Arata, docente universitario, genovese come Siri, ex deputato di Forza Italia – su cui indagano i magistrati della Direzione antimafia di Palermo e gli investigatori della Dia per i suoi contatti con l’imprenditore Vito Nicastri, il “re” dell’eolico ai domiciliari perchè ritenuto vicino all’entourage del superlatitante Matteo Messina Denaro
Proprio i pubblici ministeri siciliani hanno trasmesso ai colleghi della Capitale il filone dell’inchiesta riguardante le frequentazioni romane di Arata, che era sempre alla ricerca di sostegni politici — e anche legislativi — per la galassia delle sue attività , soprattutto nel settore delle energie alternative.
In un’intercettazione in auto, Arata parla col figlio della mazzetta da 30 mila euro – che progettava di passare o avrebbe passato, non è chiaro, l’intercettazione è disturbata – al sottosegretario, per inserire una norma nel Decreto di programmazione finanziaria, una norma che avrebbe consentito di ampliare i finanziamenti per il settore del mini eolico retrodatando la concessione al momento della costituzione di alcune società di Nicastri.
Le mosse di Arata sono state seguite passo passo, poi però la norma non fu inserita. L’inchiesta apre comunque uno scenario inquietante di infiltrazioni nei palazzi delle istituzioni.
Siri è il consigliere economico del ministro dell’Interno Matteo Salvini e l’ideologo della Flat Tax, quattro anni fa patteggiò una condanna per bancarotta. Negli anni scorsi, anche Arata era stato convocato da Salvini, con altri sei professori, per la stesura del programma di governo della Lega.
Scrive la procura di Palermo nel decreto di perquisizione: “Le investigazioni effettuate hanno svelato lo stretto collegamento tra Arata ed esponenti del partito della Lega, in particolare l’attuale sottosegretario alle infrastrutture Armando Siri, stimolato da Arata a promuovere una modifica regolamentare degli incentivi connessi al mini-eolico.
Si tratta di un vicenda emersa nel presente procedimento, i cui relativi atti sono stati trasmessi successivamente alla procura della repubblica di Roma, ufficio con il quale è stato attivato ed è in corso un coordinamento investigativo”.
Questa mattina, i procuratori aggiunti di Palermo e Roma, Paolo Guido e Paolo Ielo, hanno disposto una serie di perquisizioni.
In Sicilia, negli assessorati regionali Energia e Territorio, per acquisire atti e documenti riguardanti appalti, e soprattutto autorizzazioni in materia di impianti energetici, che rappresentano un giro d’affari da 10 miliardi di euro. A condurre l’inchiesta, il pm romano Mario Palazzi e il collega palermitano Gianluca De Leo.
Nel filone siciliano dell’inchiesta, gli indagati sono nove. In provincia di Trapani, Arata era in affari con Nicastri, che oggi è stato arrestato dalla Dia, per violazione degli arresti domiciliari. Non poteva incontrare nessuno, aveva peraltro subito una maxiconfisca da un miliardo di euro, ma avrebbe continuato a curare i suoi affari con sei società , frequentando il faccendiere e alcuni prestanome.
Così è emersa l’intera vicenda. Un’indagine che prosegue da sei mesi nel massimo riserbo, per la presenza di Siri, che è sottosegretario dal 13 giugno dell’anno scorso.
Armando Siri era finito al centro di un caso dopo che l’Espresso aveva rivelato il suo patteggiamento a un anno e otto mesi per il reato di bancarotta fraudolenta: la sua società , la Mediatalia, aveva lasciato un debito di un milione euro e 162 mila di tasse non pagate. Lui ha però sempre negato le accuse, durante una puntata di Report spiegò: “Non ho mai commesso alcuna bancarotta”. I giudici che hanno scritto la sentenza la pensavano però diversamente, chiamando in causa Siri e i suoi soci per aver svuotato la società e messo al sicuro un tesoretto in un paradiso fiscale. Siri ha continuato a difendersi, rilanciando anche sul tema del codice etico degli imprenditori. Di recente, si è detto pronto a spazzare via l’Anac, l’autorità anticorruzione: “Siamo l’unico Paese – ha dichiarato – che ha un ente ulteriore contro la corruzione, diamo per scontato che siamo tutti corrotti e dobbiamo curarci, io penso che sia il contrario: siamo tutti persone corrette fino a prova contraria”.
Adesso, è lui che deve difendersi dall’accusa di corruzione. E la nuova indagine fra Palermo e Roma apre scenari imprevedibili.
Al momento, l’unico documento reso noto dalle procure agli indagati è il decreto di perquisizione di alcuni uffici e aziende, in cui è contenuta una sintetica illustrazione delle risultanze dei due filoni di indagine: per mafia, corruzione e intestazione fittizia di beni a Palermo: per corruzione a Roma.
E’ indagato anche il figlio di Arata, Francesco, che si era trasferito in Sicilia per curare i rapporti con la famiglia Nicastri, in particolare con il figlio del manager arrestato, Manlio, indagato pure lui per intestazione fittizia.
Per corruzione è invece indagato l’ex dirigente dell’assessorato Energia, Alberto Tinnirello, di recente nominato capo del Genio civile di Palermo, e il suo ex collega di assessorato Paolo Causarano.
Anche Tinnirello e Causarano sono accusati di aver ricevuto delle mazzette, per portare avanti le pratiche interessavano ad Arata. Un’altra mazzetta viene contestata a un funzionario del Comune di Calatafimi (Trapani), Angelo Giuseppe Mistretta, anche lui impegnato nell’iter delle istruttorie per il via libero agli impianti eolici del gruppo Arata-Nicastri. Imprecisata la cifra consegnata a Tinnirello, Causarano avrenne invece ricevuto 11 mila euro, attraverso degli incarichi di consulenza professionale assegnati al figlio, 115 mila euro invece per Mistretta.
E’ un mezzo terremoto per la Regione siciliana. Nel decreto di perquisizione, la procura di Palermo accusa: “E’ emerso che Arata ha trovato interlocutori all’interno dell’Assessorato all’Energia, tra tutti l’assessore Pierobon, grazie all’intervento di Gianfranco Miccichè (attuale presidente dell’Assemblea regionale – ndr), a sua volta contattato da Alberto Dell’Utri (fratello di Marcello, condannato per concorso esterno in associazione mafiosa – ndr)”.
E ancora, annotano i pm: “Poi, quando l’epicentro della fase amministrativa diveniva l’assessorato al Territorio e Ambiente (per la verifica di assoggettabilità del progetto alla “VIA”, valutazione di impatto ambientale), Arata è riuscito ad interloquire direttamente con l’Assessore Cordaro e, tramite questi, con gli uffici amministrativi di detto assessorato, dopo aver chiesto un’intercessione per tale fine a Calogero Mannino”
(da agenzie)
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