Aprile 19th, 2019 Riccardo Fucile
RIVOLTA AI POLITICI: “CI GUARDATE E NON CAPITE, NON VOGLIAMO FARE SELFIE CON VOI MA DARE UN FUTURO AL PIANETA”
Il pubblico pedala sotto al palco. Bambini e ragazzi parlano sopra. Una manifestazione così originale Piazza del Popolo non l’aveva mai vista. –
Voci sottili e vocioni da post adolescenza: “Con Greta salviamo il pianeta” gridano mentre i microfoni succhiano l’elettricità prodotta da 120 bici con la dinamo, spinte da chi semplicemente vuole fare la sua parte, per non consumare troppa energia “sporca”.
L’arrivo di Greta Thunberg – la particella che ha catalizzato questo movimento dei ragazzi per l’ambiente – è accolto dall’urlo della piazza.
“Ciao Roma, siete tanti, dovete essere orgogliosi. Qui ci sono ragazzi di tutte le età , tanti piccoli e tanti anche intorno ai 20. È una bella età con tutta la vita davanti a noi. Ma il nostro futuro è stato venduto perchè poche persone possano fare molti soldi. Quando ci dicono che il cielo è l’unico limite ci dicono una bugia. L’unica cosa di cui abbiamo veramente bisogno è il futuro. Molti di noi lo capiranno quando sarà troppo tardi. Siamo a un bivio per l’umanità . È ora che dobbiamo scegliere il sentiero da prendere. Siamo qui ora per scegliere e per invitare gli altri a seguire il nostro esempio. È un problema che accomuna tutti i paesi. Ancora non c’è nessun cambiamento concreto in vista. Le emissioni continuano a crescere. Il nostro movimento deve continuare. Non basteranno le settimane o i mesi. Non protestiamo perchè gli adulti si facciano i selfie con noi. Noi bambini lo facciamo perchè si agisca in concreto. Non siamo noi ad aver causato questa crisi. Ci siamo solo nati in mezzo. E vediamo che le promesse che ci vengono fatte non vengono rispettate. Ma noi continueremo a combattere per il nostro futuro e il nostro pianeta”.
Il sole estivo fa sudare ancor di più i 30mila fra liceali arrivati col treno, come ha fatto Greta, adulti e famiglie di romani, centinaia di cartelli senza simboli di partiti, disegnati a mano con slogan fantasiosi e divertenti: “Piantalberi”, “Make earth cool again”, “Make earth Greta again”, “Ci avete rotto i polmoni”, “There is no plan(et)B”.
Alice, 9 anni, la più giovane attivista del movimento Fridays For Future di Roma, parla in inglese: “Siamo qui per salvare il pianeta” dice con semplicità .
Ma questa non è una festa. Questa manifestazione non è un gioco. Si attaccano Tav, Mose, inceneritori, capitalismo e infrastrutture in genere.
Ma è contro la politica che i ragazzi eruttano rabbia autentica. Il clima, è chiaro, è solo uno dei problemi: “Siamo giovani, la generazione precaria per eccellenza e siamo qui per riprenderci il futuro”.
Gli interventi di liceali, ragazzi delle medie, studenti universitari di ogni regione d’Italia si alternano a ritmo battente, ogni pochi secondi. “Siamo giovani, ma non per questo non capiamo cosa succede”.
Sanno che gli adulti non hanno fiducia in loro: “Siamo semplici studenti, ci hanno detto che siamo un po’ ignoranti non andiamo da nessuna parte. Dimostriamo il contrario”. Ragazzi senza esperienza hanno organizzato una delle manifestazioni più nuove e colorate di Piazza del Popolo, con la novità di un palco a pedali: “Greta ha fatto qualcosa che tutti credevano impossibile. Noi oggi abbiamo fatto qualcosa che sembrava impossibile”.
L’incontro del Senato con Greta, avvenuto giovedì, è l’episodio che scatena più rabbia. “L’avete chiamata solo per farvi i selfie con lei” ruggiscono gli interventi dal palco, contro i politici (Matteo Salvini è l’unico citato per nome, e scatena un ruggito) che hanno votato contro gli accordi di Parigi.
“I politici si divertono a prenderci in giro. Non capiscono che noi non vogliamo essere strumentalizzati, ma ascoltati”. Il clima “non è un problema del futuro. E’ un problema di oggi. E’ il nostro problema”.
“Una generazione si è alzata in piedi come non ha fatto mai, perchè stiamo andando a sbattere”. Miriam, 16 anni, parla della sua Milano: “La città della moda, una delle città più inquinate del mondo. Da bambina mi raccontavano della pianura padana che era verde. Oggi c’è la pianura cemento, la pianura deserto”.
Il caldo sfuma dietro a un discorso più generale: “Siamo di fronte a una delle più grandi crisi globali, che pongono in discussione il nostro stile di vita e noi stessi. Serve un cambiamento di pensiero, una società più equa, una politica svincolata dagli interessi”. “Il mondo è diviso in due parti, una che odia e una che ama. Basta con l’egoismo”. E alla fine: “Questa è una società che ci sta rendendo sempre più soli. L’unica cosa che ci viene chiesta è mandare avanti l’economia. Ma per chi soffre di carenza d’affetto, in fondo alla piazza c’è un gazebo con persone che si abbracciano gratuitamente. Per imparare a fidarci l’uno degli altri, per sentirci più amati e amare di più anche il pianeta”. No, il problema è più grande del clima.
Gino Bastianelli è l’ingegnere di Bolzano che insieme al gruppo musicale dei Tetes de Bois ha inventato il palco a pedali: “La gente che sta pedalando produce 5 o 6 kilowatt. Questo palco in realtà ne consuma il doppio. Il resto viene dalla rete”.
Oltre cento persone sono venute a Piazza del Popolo in bici (anche bici per bambini) e hanno collegato la ruota anteriore a una dinamo.
“Le usiamo per i nostri concerti dal 2011. È stata una nostra idea” racconta Andrea Satta, cantante dei Tetes de Bois”. “Sembrava un’idea folle, un sogno di quando eravamo bambini, accendevamo la luce della nostra Graziella e pensavamo: se fossimo in mille accenderemmo una città ” spiega Bastianelli.
“Invece la tecnologia ci ha aiutato. Queste dinamo generano 50-60 watt. Sono adatte a tutti, basta una pedalata leggera. Per far sentire un concerto a mille persone per una o due ore sono sufficienti. Per farci sentire in tutta Piazza del Popolo non ce la faremmo senza la rete elettrica. Ma per il futuro abbiamo nuovi progetti per il palco a pedali”.
(da agenzie)
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Aprile 19th, 2019 Riccardo Fucile
IL CAPOGRUPPO LEGHISTA LO AVEVA MANDATO A FRACCARO CHE LO AVEVA BOCCIATO: “E’ UNA SANATORIA SULL’EOLICO”… IL FACCENDIERE ARATA IN RAPPORTI CON LA MAFIA INVITATO DA SALVINI COME RELATORE A UN CONVEGNO
Armando Siri e l’imprenditore Paolo Arata, socio in affari di Vito Nicastri, il «re dell’eolico»
arrestato a Palermo con l’accusa di aver finanziato la latitanza del boss Matteo Messina Denaro hanno un rapporto di amicizia consolidato. Ed è proprio lui che, parlando con il figlio, dice: «Questa operazione ci è costata 30mila euro». Si riferisce ai compensi «destinati a Siri per modificare i provvedimenti legislativi».
Qualche settimana dopo, a settembre, ripete una frase simile: «Mi ci sono voluti 30mila euro». Racconta oggi Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera che una «cimice» piazzata dalla Dia registra la conversazione. E qualche mese dopo altre intercettazioni ambientali documentano i tentativi di far uscire quei soldi dai bilanci delle società .
Siri è accusato di aver «asservito a interessi privati la sua funzione di sottosegretario ai Trasporti e di senatore – tra l’altro proponendo e concordando con gli organi apicali dei ministeri competenti per materia (Trasporti, Sviluppo Economico e Ambiente) l’inserimento in provvedimenti normativi di competenza governativa emendamenti contenenti disposizioni in materia di incentivi per il «minieolico» – e riceveva indebitamente la promessa e/o dazione di 30 mila euro da parte di Paolo Arata, imprenditore che da tali provvedimenti avrebbe tratto benefici di carattere economico».
L’obiettivo è quello di «garantire tariffe incentivanti più alte anche ai proprietari degli impianti Fer che ne avrebbero avuto diritto, ma hanno perso tale agevolazione in quanto hanno trasmesso tardivamente la documentazione necessaria al Gse per la verifica dei requisiti». La norma sembra fatta appositamente per le aziende di Arata, ma il ministero rifiuta. Siri inserisce un emendamento simile nella legge di bilancio.
Manda il testo al senatore del Carroccio Massimiliano Romeo, che a sua volta lo gira al ministro per i Rapporti con il Parlamento, Riccardo Fraccaro, del M5S.
Il 14 dicembre 2018 Fraccaro manda una mail a tutti e per conoscenza la in via anche all’ufficio legislativo dei Trasporti per comunicare la bocciatura dell’emendamento.
Specifica che «l’orientamento tecnico è contrario in quanto si sposta in avanti un termine per l’applicazione agli impianti a fonti rinnovabili di tariffe incentivanti più vantaggiose. Così si registrerebbe un impatto negativo sulle bollette per riconoscere un vantaggio ad impianti comunque già entrati in esercizio».
Scrive ancora il Corriere che le indagini documentano gli incontri di Arata con i leader della Lega e in particolare Matteo Salvini che nel luglio 2017 lo invita come relatore al convegno del Carroccio elo sostiene su Twitter per i suoi progetti energetici con l’hashtag #facciamosquadra, ma anche i suoi contatti in Vaticano per sostenere Siri.
Maria Elena Vincenzi su Repubblica racconta che ci sono diverse evidenze, raccolte dalla Dia, che fanno pensare che il passaggio di denaro tra il prof e il senatore leghista si sia consumato nella casa romana dell’ex onorevole di Forza Italia. La Stampa racconta che il M5S è convinto di avere prove contro il sottosegretario:
In chiaro, Di Maio conferma che il M5S ha dato «parere negativo» perchè «era a tutti gli effetti una sanatoria sull’eolico». I 5 Stelle ricordano l’attivismo di Siri, gli altri e i molteplici emendamenti che il leghista avrebbe veicolato allo scopo di ottenere una norma favorevole, stoppato anche dall’intervento di Riccardo Fraccaro, ministro grillino dei Rapporti con il parlamento.
«Una marchetta» la definisce che prevedeva di far rientrare nei benefici anche impianti eolici risalenti al 2017. Ora però i 5 Stelle, documenti alla mano, dovranno spiegare ai magistrati cosa avvenne in quei giorni. Secondo fonti M5S, ci sarebbe già stato un contatto tra i pm e Crippa.
Il Fatto invece fa sapere che Di Maio darà alla procura le “prove” raccolte dal M5S:
Dicono di avere la prova. Quella che mancava: il riscontro inconfutabile che Armando Siri abbia davvero provato a incidere nella partita dell’eolico tanto cara al suo amico Paolo Arata, che gli è costata un’indagine per corruzione. E se fino a ieri la Procura di Roma non aveva in mano i testi precisi, ora sarà proprio il ministero dello Sviluppo Economico, quello guidato dal vicepremier Luigi Di Maio, a fornire gli elementi che possono appesantire la posizione del collega di governo leghista. La “massima collaborazione”con l’autorità giudiziaria è garantita, anche se ai piani alti del Mise tutti si trincerano dietro il riserbo, vista l’indagine in corso.
(da “NextQuotidiano”)
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Aprile 19th, 2019 Riccardo Fucile
LE CIMICI DELLA DIA, I TENTATIVI DI FAR USCIRE LA SOMMA DAI BILANCI, LA SPONSORIZZAZIONE DI ARATA PER FARLO DIVENTARE SOTTOSEGRETARIO
Un caso giudiziario ma che, al di là di quelle che saranno le responsabilità giudiziarie, dimostra come nel parlamento e nel governo ci siano lobbisti che intervengono non per provvedimenti a beneficio di tutti ma per favorire amici, amichettio e – forse – qualcosa di più, come personaggi legati a Cosa Nostra.
“Questa operazione ci è costata 30 mila euro”.
E’ l’intercettazione della telefonata (con il figlio) dell’imprenditore Paolo Arata, socio in affari di Vito Nicastri, il “re dell’eolico” arrestato a Palermo con l’accusa di aver finanziato la latitanza del boss Matteo Messina Denaro ad aver spinto la Procura di Roma ad indagare, per corruzione, sul sottosegretario alle Infrastrutture Armando Siri.
Le parole che hanno fatto finire nel mirino il sottosegretario della Lega – già condannato per bancarotta – sono state registrate da una cimice piazzata dalla Dia e si riferiscono ai compensi “destinati a Siri per modificare i provvedimenti legislativi”, parole che hanno fatto poi scattare i controlli qualche mese dopo attraverso altre intercettazioni ambientali che hanno documentano i tentativi di far uscire quei soldi dai bilanci delle società che si riconducono ad Arata.
Da qui l’accusa a Siri di essersi “asservito a interessi privati la sua funzione di sottosegretario ai Trasporti e di senatore, tra l’altro proponendo e concordando con gli organi apicali dei ministeri competenti per materia (Trasporti, Sviluppo Economico e Ambiente) l’inserimento in provvedimenti normativi di competenza governativa emendamenti contenenti disposizioni in materia di incentivi per il ‘minieolico’ , e riceveva indebitamente la promessa e/o dazione di 30 mila euro da parte di Paolo Arata, imprenditore che da tali provvedimenti avrebbe tratto benefici di carattere economico”.
Ma c’è di più: nell’indagine ci sono anche molte altre conversazioni tra i due Arata nelle quali Paolo Arata allude a quella mazzetta.
Arata, ex deputato di Forza Italia, spesso addirittura aiutava Siri e i suoi collaboratori scrivere materialmente il testo dei provvedimenti che gli interessavano
Essendo amico del bancarottiere leghista perchè tutti e due di Genova l’ex deputao di Forza Italia aveva messo in moto tutti i suoi contatti e le sue amicizie percheÌ Siri avesse un posto di rilievo nel governo. Tanto che aveva fatto pressioni per farlo diventare sottosegretario allo Sviluppo economico
Per questo la Procura parla di “stabile accordo tra il corruttore Arata, imprenditore nel settore eolico con trascorsa attivitaÌ€ politica da cui trae molteplici relazioni ancora in atto con i massimi livelli istituzionali, e il sottosegretario, di cui Arata eÌ€ stato anche sponsor per la nomina proprio in ragione delle relazioni intrattenute”.
(da Globalist)
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Aprile 19th, 2019 Riccardo Fucile
ACCUSE RECIPROCHE: “CONTATTI TRA LEGA E BERLUSCONI, SONO SBALORDITO”…”VANNO D’ACCORDO CON IL PD”… MA SE PERDONO LA POLTRONA GLI TOCCA TROVARSI UN LAVORO
All’indomani del fuoco incrociato tra alleati di governo gli animi non si placano. 
Luigi Di Maio, sul suo profilo Facebook sferza un durissimo attacco alla Lega accusandola, tra l’altro, di scarso senso di responsabilità e di minacciare di far cadere il governo.
Dal canto suo Matteo Salvini non si scompone e nega ogni ipotesi di crisi di governo.
“Anche oggi la Lega minaccia di far cadere il governo. Lo aveva già fatto con la Tav. Sembra ci siano persino contatti in corso con Berlusconi per fare un altro esecutivo. Sono pieni i giornali di queste ricostruzioni e lo trovo gravissimo – scrive Di Maio, che non nasconde il suo disappunto – Sono davvero sbalordito. Trovo grave che si prenda sempre la palla al balzo per minacciare di buttare via tutto. Ma dov’è il senso di responsabilità verso i cittadini? Dove è la voglia di cambiare davvero le cose, di continuare un percorso, di migliorare il Paese come abbiamo scritto nel contratto?”.
Poco dopo arriva la risposta del ministro dell’Interno, che prova a smontare il caso, ma non perde l’occasione per punzecchiare l’alleato di governo: “Macchè crisi di governo! La Lega vuole solo governare bene e a lungo nell’interesse degli Italiani, la crisi di governo è solo nella testa di Di Maio che farebbe bene a non parlare di porti aperti per gli immigrati e a controllare che il reddito di cittadinanza non finisca a furbetti, delinquenti ed ex terroristi”.
Il Carroccio nega di aver avuto contatti con il partito di Berlusconi in vista di un’eventuale futura alleanza. Fonti leghiste bollano come infondate ipotesi di costituzione di una maggioranza alternativa a quella M5s-Lega. E insinuano che a cercare altre alleanze siano invece gli alleati di governo: “Non c’è stato alcun contatto con Forza Italia – si insiste dal partito di via Bellerio – a differenza dei 5 stelle che spesso sembrano andare d’accordo con il Pd”.
Chiaro poi il riferimento di Di Maio ad Armando Siri, il sottosegretario leghista alle Infrastrutture, nonchè fedelissimo di Salvini, indagato per corruzione nell’ambito di un’inchiesta avviata dalla procura di Palermo: “L’Italia non è mica un gioco, l’Italia siamo noi e milioni di famiglie in difficoltà che vogliono un segnale – scrive ancora il ministro del Lavoro – L’Italia non è un trofeo e trovo gravissimo che la Lega con così tanta superficialità ogni volta che gli gira minacci di far cadere il governo. Ma poi per cosa? Per non mettere in panchina un loro sottosegretario indagato per corruzione (che potrà poi rientrare nel governo laddove, mi auguro, si risolvesse positivamente la questione) sono pronti a far saltare tutto e a tornare con Berlusconi? Questo è il valore che danno all’Italia?”.
Il caos tra gli alleati di governo è, infatti, scoppiato dopo che il ministro Toninelli ha revocato le deleghe a Siri senza avvisare nessuno. Dal canto suo il sottosegretario ha fatto sapere che non si sarebbe dimesso.
L’attacco continua: “Scusatemi, ma è stato proprio il MoVimento 5 Stelle a bloccare i tentativi del sottosegretario leghista Siri di introdurre alcune misure diciamo un po’ controverse. E anche i giornali oggi ne danno conto. Noi ce le ricordiamo: quando arrivarono sui nostri tavoli ci sembrarono strane e le bloccammo. Questo dimostra che gli anticorpi del Movimento ci sono e sono ancora forti. Senza di noi chissà cosa sarebbe accaduto. Abbiamo sempre agito rispettando un punto, un principio: la legalità ! Siamo sempre stati coerenti su questo. Lo abbiamo dimostrato anche recentemente a Roma. Siamo nati sulla questione morale e gli indagati per corruzione o per aver preso mazzette e tangenti no, non possiamo accettarli. Siamo entrati per cambiare le cose, non per lasciarle così come sono”.
(da “Huffingtonpost”)
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Aprile 19th, 2019 Riccardo Fucile
PICCOLI BARCHINI CHE NEL 2018 HANNO PORTATO IN ITALIA CIRCA 8.000 MIGRANTI, ALTRO CHE PORTI CHIUSI… VUOL DIRE CHE OGNI MESE ARRIVANO 650 PROFUGHI SOLO CON QUESTI MEZZI, DI PIU’ DI QUELLI RIMPATRIATI
La Guardia di Finanza ha salvato a circa 55 miglia da Capo Teulada, nel sud Sardegna, nove migranti partiti dall’Algeria. Erano a bordo di un barchino a remi, con il quale è improbabile abbiano compiuto tutta la traversata.
Tra le persone ora al centro di accoglienza di Monastir anche due minori. La foto della Guardia di Finanza è importante perchè documenta quelli che, se non fossero intervenute le Fiamme Gialle, vengono chiamati “sbarchi fantasma”.
Quello che Salvini ha dimenticato di dire nei suoi numerosi interventi sui porti da chiudere infatti è che mentre il governo fa la guerra alle ONG per ragioni di propaganda politica, in parallelo agli sbarchi «ufficiali», nel nostro Paese da mesi sono in aumento i cosiddetti «sbarchi fantasma», approdi illegali che avvengono con piccoli gommoni veloci con motore fuoribordo o barchini in vetroresina che trasportano 10-15 persone alla volta.
Queste imbarcazioni viaggiano dalle coste del Maghreb alla Sicilia in poche ore. Quando si tocca la costa italiana i pochi migranti vengono fatti scendere e gli scafisti di solito abbandonano i resti del natante lungo la costa.
Qualcuno viene rintracciato sulla terra ferma, altri fanno perdere le loro tracce. E ovviamente non finiscono nei conti del ministro ad usum delphini.
Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera ha citato qualche tempo fa i dati del Viminale (e quindi sarà difficile per il ministro smentirli) per raccontarci che al 31 dicembre 2018 risultano effettuati ben 341 sbarchi e arrivate 5.999 persone.
Di queste, 2.331 sono state trovate appena scese dai barchini e altre 3.668 sono state rintracciate a terra. Ma poi ci sono anche quelle che sono riuscite a non farsi individuare e che – dicono gli analisti – potrebbero essere almeno altre 2.000.
(da “NextQuotidiano”)
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Aprile 19th, 2019 Riccardo Fucile
IL RACCONTO DEL TETRAPLEGICO A “LA STAMPA”: “MI HA DIFESO UN GIOVANE, UN 70ENNE VOLEVA ANCHE PICCHIARMI”
Un tetraplegico italiano di origine marocchina è stato aggredito e insultato da alcuni
passeggeri sul tram della linea 4 a Torino perchè la sua sedia a rotelle non si agganciava alle cinture di sicurezza del mezzo. Come riporta La Stampa, le difficoltà del disabile con la sua sedia a rotelle hanno provocato le reazioni contro Abderrahim Belgaid:
“Mi hanno sputato addosso e umiliato. Stava per finire male. Un uomo voleva aggredirmi ma è stato fermato appena in tempo. Altrimenti non so cosa mi sarebbe successo. È stata dura”.
L’uomo, 62 anni, è diventato tetraplegico propria a causa di un’aggressione:
Tredici anni fa è stato pestato dal suo ex datore di lavoro. Spinto contro lo spigolo di un mobile, il suo collo si è spezzato. È diventato tetraplegico. Da allora la sfortuna non lo ha più abbandonato. Tre anni e mezzo fa è stato investito da un’auto in corso Vercelli. “La carrozzina ha attutito il colpo. Mi ha salvato la vita”.
Una vita da tetraplegico, che alcuni passeggeri del tram 4 hanno deriso infarcendo i loro insulti di razzismo. “Marocchino di m.. Disabile di m.. tornatene nel tuo paese”.
Abderrahim Belgaid racconta nel dettaglio cosa è successo all’interno del tram 4 dove si è consumata l’aggressione:
“L’autista è venuto a dirmi che dovevo mettermi la cintura di sicurezza. Sono tetraplegico, le mani le muovo appena: non avrei potuto allacciarmela nemmeno volendo. Però anche se ci fossi riuscito non si sarebbe chiusa, visto che la mia sedia a rotelle è troppo grande. L’autista mi ha consigliato di scendere”
L’autista è sceso dal tram per contattare la centrale e chiedere istruzioni e a quel punto gli altri passeggeri hanno iniziato un’aggressione non solo verbale:
“Hanno cominciato a insultarmi, dicendo che per colpa mia stavano facendo tardi. ‘Marocchino di m…’, ‘Disabile di m….’,’Tornatene al tuo paese’. Un uomo, sulla settantina d’anni, con i capelli bianchi, mi ha sputato addosso. E per di più mi ha detto che mi avrebbe rotto il collo se non fossi sceso”.
Fortunatamente per Abderrahim Belgaid, un ragazzo è intervenuto in sua difesa:
“Lui, più di tutti, mi ha difeso da chi mi stava minacciando e umiliando. L’autista, poi, ha risolto la situazione. Così siamo ripartiti. Non avrei mai potuto immaginarmi una cosa del genere. Mai. Non c’è solidarietà tra le persone. Ringrazio quelle poche persone che non sono rimaste indifferenti”.
(da agenzie)
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Aprile 19th, 2019 Riccardo Fucile
INCASSATI I SOLDI DEL PRESTITO-PONTE
Mentre si vanta perchè finalmente riesce a far arrivare gli aerei in orario (anche se con tutti i miliardi che ha incamerato a quest’ora avrebbe dovuto portarci sulla luna con tariffe low-cost), Alitalia incamera i 900 milioni di prestito-ponte.
Racconta oggi Gianni Trovati sul Sole 24 Ore che il governo ha cancellato il termine del 30 giugno prossimo per la restituzione del prestito di 900 milioni di euro concesso dal ministero dell’Economia ad Alitalia dopo il commissariamento.
Dopo tre proroghe, il governo ha deciso di abolire la scadenza che era stata fissata «non oltre il termine 30 giugno 2019», nel decreto semplificazioni del dicembre scorso.
La novità è prevista nelle prime bozze del decreto legge crescita, nell’articolo 38, la norma «volta a consentire l’eventuale ingresso del Mef nel capitale sociale della Newco Nuova Alitalia».
La norma prevede che il Mef possa usare i proventi degli interessi sul prestito, «stimati in 145 milioni», per sottoscrivere quote di capitale dell’ipotizzata «nuova Alitalia», la società che verrà costituita se avrà successo il progetto delle Ferrovie dello Stato con altri soci per comprare l’aviolinea commissariata (finora le adesioni sono insufficienti, limitate al 60% del capitale della «newco», incluso il 15% del Mef).
A meno di modifiche nel testo finale del decreto, che sarà esaminato il 24 aprile dal Consiglio dei ministri, non c’è più una data fissa entro la quale i 900 milioni devono essere restituiti allo Stato. La bozza stabilisce che i 900 milioni del «prestito ponte» saranno restituiti al Mef «nell’ambito della procedura di ripartizione dell’attivo dell’amministrazione straordinaria a valere e nei limiti dell’attivo disponibile di Alitalia Società aerea italiana Spa in amministrazione straordinaria». E c’è di più. Mentre Repubblica dice che i Benetton non hanno intenzione di entrare in Alitalia, secondo Carlo Di Foggia sul Fatto è vero il contrario:
Fonti finanziarie però spiegano al Fatto che la società si prepara a convocare un cda straordinario il 26 aprile prossimo per discutere dell’ingresso nella nuova Alitalia. L’investimento sarebbe intorno ai 300 milioni.
Se arriverà l’ok, le Fs chiederanno ai commissari che gestiscono la compagnia aerea in amministrazione straordinaria altre due settimane per chiudere l’operazione.
Bisognerà infatti trovare un altro investitore che copra la parte restante (intorno al 5-10%), anche perchè nessuno degli attori in causa vuole diventare l’azionista di controllo, che significherebbe consolidare a bilancio i conti della nuova Alitalia (e le eventuali nuove perdite).
Prima, però, a Palazzo Chigi il premier Giuseppe Conte convocherà i ministeri coinvolti, dallo Sviluppo economico, guidato da Di Maio, alle Infrastrutture e al Tesoro per dare il via libera politico.
Ma se i Benetton aiutano il governo per Alitalia, tutti quei discorsi sulla loro “inadeguatezza” che avrebbe portato al crollo del Ponte Morandi dove finiscono?
(da “NextQuotidiano”)
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