Destra di Popolo.net

SALVINI ASSENTEISTA AL SENATO: DA QUANDO NON E’ PIU’ MINISTRO NON HA PIU’ MESSO PIEDE IN PARLAMENTO

Ottobre 8th, 2019 Riccardo Fucile

GLI ITALIANI GLI PAGANO LO STIPENDIO DA SENATORE PER ANDARE A FARE COMIZI

Era l’11 settembre, poco meno di un mese fa, quando Matteo Salvini sedeva sul suo scranno di senatore a Palazzo Madama per l’ultima volta.
C’era da votare la fiducia al governo Conte bis. E in quell’occasione l’umile senatore della Lega se la prese «la casta della casta della casta». I senatori a vita Liliana Segre e Mario Monti che avevano annunciato il sì alla fiducia.
Secondo l’ex ministro dell’Interno quella del senatori a vita è una «figura assolutamente superata nella storia della nostra Repubblica» perchè «non si può lasciare in mano a dei senatori a vita pro tempore, che vengono quando hanno tempo».
E guardando i dati di OpenPolis sulle presenze di Salvini alle votazioni al Senato potrebbe venire il dubbio che anche Salvini sia un senatore “pro tempore” che va al Senato solo quando ha tempo.
Perchè mentre nelle sue numerose dirette Facebook il senatore leghista annuncia che il tal giorno o quello dopo ancora andrà  a lavorare al Senato la realtà  è che da quell’11 settembre Salvini non ha mai partecipato ad una votazione in Aula.
Non era assente: era in missione. Esattamente come i tanto vituperati (da lui) senatori Segre e Monti che hanno la medesima percentuale di presenza alle ultime votazioni.
Le missioni in questo caso sembrano essere le varie tappe del tour elettorale permanente di Salvini in giro per l’Italia.
Quando in Senato si sono tenute le ultime votazioni (il 25 settembre) lui era in giro per l’Umbria a Tavernelle, Passignano sul Trasimeno e San Feliciano. In Umbria si vota per le regionali, o meglio votano gli umbri, a palazzo Madama dovrebbe votare lui.
Questo non significa che Salvini in Parlamento non si faccia mai vedere ad esempio per presentare un disegno di legge o un’iniziativa della Lega o che non partecipi ai lavori di commissione.
Il capo del Carroccio risulta essere membro della 3 ª Commissione permanente (Affari esteri, emigrazione) che si riunisce questa mattina e che dal giorno della fiducia al nuovo esecutivo si è riunita in seduta plenaria solo una volta, il due ottobre.
In quei giorni Salvini era impegnato nel suo tour elettorale in Umbria: il 30 settembre ha visitato Stroncone (Terni), Norcia (Perugia), Cascia (Perugia) e Cerreto di Spoleto (Perugia); il 1 ottobre era ad Attigliano (Terni) e il 2 in visita al carcere di Perugia. Tecnicamente avrebbe potuto partecipare ai lavori e poi andare a Perugia, purtroppo il Senato non pubblica il registro delle presenze e delle assenze alle sedute delle commissioni.
A meno che Salvini non abbia il dono dell’ubiquità  è invece assai improbabile che questa mattina possa partecipare alla plenaria della Terza Commissione convocata oggi alle 11:30.
Il nostro infatti di buon mattino si è recato al carcere di Terni, per poi trasferirsi in Piazza Tacito e all’ora di pranzo sarà  a Ferentillo. Non è certo una novità .
Quando era ministro e aveva compiti e incarichi ben più importanti e gravosi il nostro si è fatto vedere poco al Viminale oppure ai vertici europei.
Qualcuno potrebbe dire che in questo ultimo mese abbiamo pagato lo stipendio a Salvini affinchè facesse campagna elettorale per la Lega in Umbria.
Per carità , è nelle sue prerogative e non c’è nulla di illegale. Se però pensate che è quello che diceva che i senatori a vita andavano in Aula solo quando avevano tempo allora forse qualcosa che non va c’è.
Ma in fondo è il solito Salvini: quello che si faceva eleggere in consiglio comunale a Milano ma non ci andava mai e che si faceva vedere poco pure a Bruxelles.

(da “NextQuotidiano”)

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CHI SONO I TRE MILITANTI DI CASAPOUND ACCUSATI DEL PESTAGGIO DEI RAGAZZI DI CINEMA AMERICA

Ottobre 8th, 2019 Riccardo Fucile

VARGIU, BORGESE E CIURLEO: DUE HANNO UNA LUNGA SERIE DI PRECEDENTI PENALI

Sono Matteo Vargiu, 23 anni, Stefano Borgese, 38 anni e Marco Ciurleo, 23 anni i tre accusati del pestaggio dei ragazzi del Cinema America. I tre   sono finiti agli arresti domiciliari.
Due in particolare hanno una lunga sfilza di precedenti penali, che dimostra come questi non fossero affatto nuovi a violenze del genere. Si tratta di militanti del movimento di CasaPound.
Ciurleo,   leader del Blocco Studentesco, costola giovanile del movimento, pochi giorni prima di essere arrestato, ha trascorso con altri sodali una serata a Trastevere, documentata sui social: perchè quel rione lo sentiva “suo”.
Spiega oggi Il Messaggero che nel provvedimento del gip Clementina Forleo vengono ricostruite le varie fasi dell’aggressione avvenuta intorno alle 3 di notte.
Un blitz immortalato da una serie di video di telecamere presenti in zona, acquisiti dagli uomini della Digos di Giampietro Lionetti. Non solo: la polizia ha trovato nelle abitazioni degli arrestati gli indumenti indossati la notte del pestaggio e riconosciuti dai giovani che hanno subito denunciato l’accaduto alle forze dell’ordine. «Abbiamo lavorato questi mesi per chiarire le precise responsabilità  di ogni singola persona, per non lasciare nulla di intentato», fa notare la Digos.
Le due vittime, David Habib e Valerio Colantoni, vennero avvicinate da un gruppo di giovani tra i 20 e i 30 anni: «Tu c’hai la maglietta del Cinema America — gridò Borgese — te la devi levare, fidati è meglio per te, levati quella maglietta». Il gruppo di aggressori è formato da 9 persone: gli altri sei, tra i quali spiccano anche giovani della destra estrema provenienti da piazza Cavour (sempre più presenti in questo rione), non hanno avuto alcun ruolo nel pestaggio.
Ad istigare l’aggressione è stato Borgese, mentre Ciurleo ha colpito con una testata al naso Habib (procurandogli la frattura delle ossa nasali, 20 giorni di prognosi), e Vargiu centrava Colantoni con una bottigliata sul sopracciglio (7 giorni di prognosi).
Ciurleo, secondo quanto riporta l’ordinanza, dopo aver svolto attività  politica nell’istituto Vittorio Gassman (dove ha partecipato alle occupazioni), è stato già  indagato per violenza privata, danneggiamento, invasione di edifici, resistenza a pubblico ufficiale e lesioni personali.
Nell’ottobre del 2016 era già  stato arrestato, durante lo sgombero di un immobile comunale, in via del Colosseo. Vargiu, anche lui militante di Casapound, era stato denunciato per resistenza a pubblico ufficiale, nel 2015, durante delle manifestazioni non autorizzate; nel 2016, invece, veniva denunciato durante l’occupazione di uno stabile. Borgese, invece, risulta indagato per guida in stato di ebbrezza.
Quella sera il gruppetto di estremisti stava festeggiando l’addio al celibato di Borgese. Nel gruppo erano in nove. «Gli esecutori materiali sono stati all’evidenza istigati, rassicurati e rinforzati nel loro proposito – scrive il gip – dalla presenza attiva del Borgese, che li ha fattivamente spalleggiati unitamente ad altri sei soggetti rimasti non identificati in un contesto da “branco” in assenza del quale tale reato non si sarebbe mai realizzato». Quanto agli indagati, «gli aggressori risultano stabilmente radicati in contesti della destra radicale connotati dall’estrinsecazione di tale ideologia in condotte violente».
In particolare «Vargiu e Ciurleo (entrambi esponenti di Blocco studentesco e poi Casapound ndr) risultano gravati da una lunga serie di precedenti di polizia legati alla loro appartenenza alla destra radicale». Parliamo di «condotte tenute in occasione delle attività  di detti movimenti politici»:
Ciurleo è stato indagato in passato per violenza privata, invasione di edifici e lesioni personali; Vargiu per resistenza a pubblico ufficiale e invasione di edifici.
«Il movente (dell’aggressione) – conclude il gip motivando le esigenze cautelari – può dar luogo alla reiterazione di fatti analoghi in ogni contesto spaziale e temporale e ai danni di chiunque sia inquadrabile, anche in astratto, come portatore di idee politiche differenti, mettendo a repentaglio l’incolumità  e la tranquillità  degli altri cittadini».

(da “NextQuotidiano”)

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PER I GIORNALI SOVRANISTI SE LA NAZIONALE GIOCHERA’ CONTRO LA GRECIA CON LA MAGLIA VERDE E’ COLPA DI GRETA

Ottobre 8th, 2019 Riccardo Fucile

OLTREPASSATO IL SENSO DEL RIDICOLO, NEANCHE LEGGONO IL COMUNICATO DELLA FEDERAZIONE CHE SPIEGA IL MOTIVO

Il nuovo kit della Nazionale italiana può piacere o non piacere. Gli integralisti della tradizione sono abbastanza contrari all’abbandono dell’azzurro per far spazio alla maglia verde — seppur solo per la partita contro la Grecia in programma allo Stadio Olimpico di Roma sabato 12 ottobre -altri, invece, hanno apprezzato questa nuova livrea e anche le motivazioni che hanno portato a questa decisione non nuova.
E poi c’è chi ha un’ossessione vera e propria nei confronti di une sedicenne svedese e incolpa lei (e i suoi giovani seguaci che chiedono solamente una maggior tutela dell’ambiente) per questa decisione da parte della Federcalcio.
Libero e Il Giornale, infatti, dedicano due articoli alla vicenda della maglia verde con cui scenderà  in campo la nostra Nazionale, con tanto di richiami in prima pagina. E in entrambi i pezzi si evidenzia un populismo condito anche da lassismo: il comunicato della Figc, consultabile anche sul sito ufficiale, spiega chiaramente (e senza possibilità  di travisare) i motivi dietro la scelta di scendere in campo con un kit diverso da quello a cui siamo abituati.
Si tratta di un omaggio al Rinascimento italiano (quello che gli stessi quotidiani sovranisti auspicano quotidianamente), con la magli verde scelta per celebrare la nuova gioventù del calcio italiano che conta 12 convocati su 24 sotto i 25 anni.
Una boccata di ossigeno per un movimento che per anni si è aggrappato su calciatori a fine carriera e senza un vero e proprio ricambio generazionale.
Insomma, tutto chiarissimo e alla luce del sole. Ma Libero e Il Giornale fanno finta (ce lo auguriamo perchè sarebbe deontologicamente grave, ma almeno avrebbe una parvenza di giornalismo condizionato) di non aver letto il comunicato stampa.
Ed ecco che vengono partoriti due articoli di questo calibro che campeggiano in prima pagina. La notizia che viene data nei titoli è una palese bufala.
L’Italia non ha scelto la maglia verde per celebrare la generazione del Friday For Future o Greta Thunberg, ma per ben altri motivi. A volte leggere è talmente semplice che si preferisce fare polemica e populismo per attaccare un nemico inesistente. E Greta, dopo gli insulti, le minacce e i manichini impiccati, dovrà  scusarci anche di questo.

(da “Giornalettismo”)

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QUARTA REPUBBLICA E LE BALLE SULLA DIMINUZIONE DEI MORTI CON I PORTI CHIUSI DI SALVINI

Ottobre 8th, 2019 Riccardo Fucile

I MORTI SONO PASSATI DA 1168 DI MINNITI A 1369 CON SALVINI (+ 17%) NONOSTANTE LE PARTENZE SIANO PASSATE DA 57.000 A 23.000: QUESTI SONO I DATI, CHI DICE IL FALSO, SAPENDO DI AFFERMARLO, E’ UN MENTITORE SERIALE

Nicola Porro ha aperto la puntata di Quarta Repubblica di ieri dicendo che quella di Lampedusa dell’altra notte sembra «una strage di serie B» perchè «non c’è più il nemico politico». Si chiede Porro: «dove sono finiti gli indignati, dove sono finiti quelli che facevano i tweet, dove sono finiti quelli che dicevano che manchiamo di umanità ?». Insomma visto che non c’è più Salvini al Viminale di quei naufraghi non interessa a nessuno.
Ovviamente non è così perchè di tweet e commenti di “indignati” ce ne sono.
Così come c’erano quando i migranti morivano annegati durante il governo precedente e quelli prima ancora. Perchè Porro dimentica che a parte la partentesi dei 14 mesi di governo gialloverde prima al governo c’era il centrosinistra e all’epoca le stragi non erano certo di serie B anche se il “nemico Salvini” non era al potere.
Anzi proprio all’epoca certi giornalisti si sono fatti imbambolare con le fregnacce sul pull factor costituito dalle navi delle ONG o con le bufale sui taxi del mare e degli accordi con gli scafisti. Si era rapidamente individuato il colpevole di tutti quei morti: la presenza delle navi umanitarie nel Mediterraneo Centrale.
Prima è arrivato il codice Minniti, poi i decreti sicurezza di Salvini. Dopo quattordici mesi di “porti chiusi” e di sostanziale silenzio sui morti nel Mediterraneo ieri anche il Giornale ha scoperto che i migranti continuano a morire.
Matteo Salvini non ha perso tempo e ha subito dichiarato che quelle donne morte sono vittime del buonismo che vuole i porti aperti. Ma per i barchini degli scafisti provenienti dalla Tunisia (come quello affondato a sei miglia da Lampedusa) i porti sono sempre stati aperti. Perchè come ha detto il sindaco di Lampedusa qualche settimana fa gli sbarchi ci sono sempre stati anche in presenza della strategia dei “porti chiusi”.
I dati degli ultimi due anni sono questi: con Minniti al Viminale si sono registrate 57.000 partenze e 1.168 morti.
Con Salvini al governo le partenze si sono ridotte del 60% (23.000) e i morti sono aumentati del 17% (1.369).
Difficile sostenere come ha fatto ieri sera il capogruppo della Lega alla Camera Riccardo Molinari che diminuendo le partenze diminuiscono i morti in mare. Anche perchè durante la gestione Salvini ci sono stati meno sbarchi ma le partenze non si sono ridotte in maniera proporzionale.
E forse sarebbe il caso di interrogarci su dove siano finiti quei migranti che sono partiti e non sono arrivati in Italia e non sono morti annegati. La risposta è nei centri di detenzione libici. Prima o poi bisognerà  spiegare agli spettatori e agli elettori cosa succede in Libia ai migranti.
Secondo Molinari «con la politica dei porti chiusi e con il decreto sicurezza agendo su due fronti diversi: da una parte rendendo più complicato l’ottenimento del permesso di soggiorno umanitario dall’altra cancellando di fatto il business delle cooperative abbiamo disincentivato di fatto le partenze».
Questo però non rileva con la strage dell’altra notte perchè tutte queste misure sono ancora in vigore dalla prima all’ultima.
Dal momento che non è cambiato nulla rispetto ad agosto significa che quelle leggi non servono a nulla. Perchè le partenze non sono state disincentivate in misura proporzionale alla diminuzione degli sbarchi.
L’abolizione della protezione   umanitaria ha comportato la fuoriuscita di numerosi migranti dai centri di accoglienza perchè non avevano più il diritto a rimanere. Il business da scardinare non è quello “dell’accoglienza” (per altro messo in piedi dalla Lega quando il ministro dell’Interno era Maroni) ma quello dei trafficanti e degli scafisti.
Però Salvini per 14 mesi si è preoccupato soprattutto di fermare le navi delle ONG raccontando che erano a vario titolo in combutta con i trafficanti di uomini e chiamandoli “vicescafisti”.
E Molinari sbaglia quando dice che l’accordo di Malta riguarda solo le ONG perchè riguarda tutti i migranti tratti in salvo nel Mediterraneo Centrale (guardia costiera, Marina Militare, navi mercantili o pescherecci).
Il punto è che — come ha ammesso lo stesso Salvini qualche tempo fa — il 90% dei migranti arriva autonomamente a bordo di barchini, barconi o gommoni. Ma la Lega si è concentrata solo su quel 10% scarso.
Le persone che sono morte l’altra notte, quelle che moriranno nelle prossime settimane o quelle che sbarcheranno non sono partite perchè è cambiato il governo o perchè hanno sentito che forse (ma forse eh) verranno modificati due decreti che nemmeno la maggior parte degli italiani sa esattamente cosa contengano.
Come ha detto Luca Telese ieri sera quei migranti sono partiti ben prima che Salvini pensasse di far cadere il Conte 1. Sono partiti a volte molto prima dell’approvazione del primo Decreto Sicurezza.
Perchè i viaggi durano mesi, non un paio di giorni. E quindi gli italiani dovrebbero mettersi in testa una cosa: nè a chi gestisce il traffico di esseri umani nè a chi vuole scappare dalla fame o dalla guerra interessa se Salvini o Minniti hanno cambiato le leggi.
E al contrario di quello che ha dichiarato Mario Giordano quando c’era Salvini al governo i morti non sono diminuiti: sono aumentati.
Diminuire le partenze (che significa tenere i migranti in Libia o nelle mani degli scafisti) non equivale a diminuire i morti. L’unico modo per fermare il traffico di esseri umani è modificare le modalità  di accesso legale nel nostro Paese, vale a dire il decreto flussi.
E guarda caso nessuno lo ha fatto.

(da “NextQuotidiano”)

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CARTELLO RAZZISTA A ROMA: “STANZA IN AFFITTO A 300 EURO: NO IMMIGRATI, GAY E ANIMALI”

Ottobre 8th, 2019 Riccardo Fucile

LA LEGGE VIETA DI FARE DISTINZIONI, CERTI SOGGETTI VANNO DENUNCIATI

Cartelli razzisti. Quanti ce ne sono in giro per Roma? Non pochi.
Ma non tutti vengono denunciati o diventano un caso mediatico. Dopo la signora al Nord che non affitta ai meridionali, adesso a Roma abbiamo il signor Marcello che non affitta a ‘immigrati (anche con regolare permesso di soggiorno), gay e animali’.
Sembra una frase di un film di serie C, e invece è tutto vero: accade nella capitale, nel quartiere di Cinquina in via Tesauro, ed è tutto scritto su un cartello affisso per strada, visibile a tutti.
Il cartello, che è iniziato a diventare virale sul web, sta raccogliendo lo sdegno di moltissime persone, che oltre a trovare quanto scritto profondamente vergognoso, si iniziano a chiedere se il signore si sia scordato di inserire ‘meridionali’ nella sua black list. E, dato che sull’annuncio c’è scritto che si affitta mediante regolare contratto, c’è chi ironizza dicendo: “Beh tanto regolare sto contratto nun pò esse'”.
L’appartamento farebbe parte del patrimonio residenziale pubblico del Comune di Roma perchè edificato all’interno dei Piani di Zona del Comune di Roma.
Ossia terreni espropriati da Roma Capitale che hanno poi usufruito di numerosi sgravi fiscali.
Insomma, oltre ai motivi ‘etici’ e umani per cui questo cartello è deprecabile, si aggiungono anche quelli legali. Non solo perchè è vietato in base alla legge fare distinzioni sulla base di sesso, etnia, orientamento sessuale e religione, ma anche perchè l’appartamento messo in affitto si trova in una zona che ha usufruito di numerosi benefici.

(da agenzie)

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DOPO I MORTI DI LAMPEDUSA, L’APPELLO DELLE ONG: “LIBERATE LE NAVI DI SOCCORSO DA SEQUESTRI ILLEGITTIMI”

Ottobre 8th, 2019 Riccardo Fucile

“SONO NECESSARI CORRIDOI UMANITARI E CANALI DI INGRESSO LEGALI NON ACCORDI VERGOGNOSI CON I CRIMINALI LIBICI”

Il bilancio dei corpi recuperati al largo di Lampedusa dopo il naufragio avvenuto nella notte tra domenica e lunedì, sale a 13 morti. Si cercano, senza sosta, altri dispersi. Tra questi anche otto bambini. Le vittime, al momento, son tutte donne.
A lanciare un accorato appello è la Ong Mediterranea. Le navi solidali sequestrate o inattive, al momento, sono undici. “Quanti morti vi servono ancora per decidere di cambiare rotta?”. Dicono i volontari di Mediterranea. Una lunga lettera pubblicata sui canali social di Saving Humans
“Ora la magistratura sarà  chiamata a fare luce su questa ennesima tragedia, a pochi giorni dalle commemorazioni del 3 ottobre. Intanto piangiamo altri 30 morti, mentre ancora nulla si muove sul tema dei corridoi umanitari, dei canali di ingresso legali che sono l’unica vera soluzione di fronte a ciò che accade tutti i giorni, anche quando nessuno lo rende pubblico. Intanto impera un silenzio imbarazzante del governo italiano sugli accordi vergognosi che hanno consegnato nelle mani dei trafficanti di uomini e dei mafiosi libico il destino di decine di migliaia di esseri umani. Le nostre navi sono ancora sotto sequestro, illegittimamente. Quanto ancora dovremo aspettare per poter tornare a prestare aiuto a chi ne ha bisogno?”.

(da agenzie)

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LAMPEDUSA, I SOCCORRITORI: “AVEVANO LA MORTE NEGLI OCCHI”

Ottobre 8th, 2019 Riccardo Fucile

SOLO 22 SU 50 I SUPERSTITI DEL NAUFRAGIO, OTTO BIMBI DISPERSI… LA GRANDE GENEROSITA’ DEGLI UOMINI DELLA GUARDIA COSTIERA: PER SALVARE VITE UMANE UN MILITARE SI E’ ANCHE TUFFATO IN MARE

Al momento, stando al racconto dei migranti, all’appello mancherebbero almeno una ventina di persone: tutti quelli sentiti hanno infatti detto che sul barcone c’erano più di 50 persone. Soltanto 22 i superstiti, che sono stati già  trasferiti in porto. Ci sarebbero 8 bambini dispersi.
Secondo il pm tutte le persone a bordo erano senza salvagente: «Se lo avessero avuto sarebbero tutti salvi», ha dichiarato il procuratore aggiunto di Agrigento Salvatore Vella
«È successo tutto in un attimo, c’erano delle condizioni di mare proibitive. È stato un capovolgimento repentino — racconta uno dei soccorritori della Guardia costiera — non c’è stato neanche il tempo di riprenderli, in molti non sapevano nuotare e sono andati giù immediatamente».
Uno degli uomini della Guardia costiera si è anche tuffato, per salvare quante più persone possibili e alla fine 18 migranti sono stati recuperati dalla Guardia costiera e 4 dalla Guardia di finanza, due uomini e due donne.
«Si sono aggrappati ai salvagente in preda alla disperazione. Avevano la morte negli occhi. E quando finalmente li abbiamo tirati fuori dall’acqua — dicono ancora i soccorritori — tremavano di paura, infreddoliti e disperati».
Una donna che è stata tratta in salvo, accompagnata all’hotspot dei contrada Imbriacola, ha riferito: «Fra i dispersi c’è anche mia sorella con la sua bambina di appena 8 mesi». La donna racconta e chiede, in continuazione, notizie della sorella e della nipotina.
Salvatore Martello, il sindaco di Lampedusa, ha voluto esprimere il suo sgomento e la sua rabbia per il naufragio, chiedendo alla politica di trovare una soluzione: «Non si può morire in questo modo. Occorre individuare canali, favorire azioni che rendano il Mediterraneo più sicuro. Servono scelte concordate per impedire queste tragedie. Una strage insensata e dolorosa».

(da agenzie)

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