Ottobre 9th, 2019 Riccardo Fucile
PRIMA SCAPPA DALLE DOMANDE SU SAVOINI A MOSCA, POI LA FARSA: MOSTRA UNA MAIL INVIATA DA NON SI SA CHI (QUALCHE PARENTE?) ALL’UFFICIO STAMPA DELLA LEGA DOVE SI DICE CHE L’IVA AUMENTERA’…E FLORIS, INVECE DI MANDARLO A FARE IN CULO, LA LEGGE PURE
«Io c’ho tutti i numerini e le tabelle» ha detto Matteo Salvini subito dopo essere entrato in studio a Di
Martedì. Ma quei numerini alla fine non c’erano.
E non ci sono state nemmeno le risposte alle domande di Giovanni Floris. Perchè Salvini è uno che preferisce cambiare argomento e non rispondere.
E così a due mesi dal giorno in cui il leader della Lega ha deciso di staccare la spina al suo governo nella speranza di tornare alle urne per aumentare i consensi siamo ancora qui a cercare di ottenere delle risposte a domande che sono state fatte decine di volte.
Salvini sa bene che il modo migliore per evitare di rispondere ad una domanda è spostare l’argomento.
Ad esempio quando Floris gli chiede dei suoi rapporti con Gianluca Savoini, l’uomo dell’audio della trattativa al Metropol, l’ex ministro dell’Interno attacca la solita tiritera sul fatto che lui non ha visto nessun rublo, euro, dollari eccetera.
Ma la domanda era un’altra: che ci faceva uno come Savoini nella delegazione del Ministero in Russia?
Di nuovo Salvini torna sulla questione dei soldi «ma se io avessi preso sessanta milioni di dollari io questa sera sarei ancora qui? Ma dove cazzo li nascondo sessanta milioni di dollari». Grandi risate in studio ma la risposta non c’è.
Forse tutti ridono perchè sanno che la Lega non ha ancora saputo spiegare dove sono finiti i famosi 49 milioni di euro.
Eppure il 16 luglio aveva promesso: andrò in Parlamento a riferire. Alla fine non ci è andato, forse aveva altri impegni.
Salvini ride, scherza, dice che non è mica quello che va in Russia col cappello in mano a chiedere i soldi. Anche se qualche anno fa i soldi di Putin li voleva eccome: «Non cerco regali, ma un prestito conveniente come quello concesso alla Le Pen lo accetterei volentieri», diceva nel 2014.
Ma il punto non sono i soldi (per l’ipotesi di reato di corruzione è sufficiente la promessa di denaro) il punto è la costante presenza di Savoini in Russia in compagnia di Salvini. Che ci faceva a Mosca? Con quale ruolo? Perchè Salvini non risponde in modo chiaro sul ruolo dell’Associazione Lombardia-Russia e sul fatto che un suo consigliere sia un esponente dell’associazione di Savoini?
Inutile chiedere queste cose al Capo del Carroccio. Lui la butta in caciara, evidentemente la cosa lo diverte molto. E quando smette di essere divertente decide di cambiare di nuovo argomento.
Per uscire dall’impiccio Salvini tira fuori il cellulare e chiede alle telecamere di inquadrarlo. Deve mostrare qualcosa di davvero importante che non c’entra nulla con l’affaire Savoini. È la foto dell’orecchio di un agente della Penitenziaria aggredito in carcere. Da un detenuto nordafricano, ovviamente.
«È un anno che andate avanti con sto pippone sulla Russia, io penso che gli italiani si interessino di tasse, lavoro e pensioni, punto» ribatte Salvini a Concita De Gregorio. Ma se davvero sono queste le priorità degli italiani come mai il ministro dell’Interno si è interessato e tanto speso per far togliere le sanzioni alla Russia?
E se davvero il problema delle sanzioni è così importante per Salvini come mai quando era al governo l’esecutivo di cui faceva parte ha sempre confermato le sanzioni?
Ma Salvini si annoia a parlare di Russia e di cose che non lo riguardano. Meglio parlare di numeri (fatti e logica signori).
Ed ecco che il nostro parla di uno dei suoi argomenti preferiti: l’aumento dell’IVA. «Stanno rimodulando l’IVA e hanno maggiori incassi per cinque miliardi. Tradotto per mia figlia di sei anni: se rimodulano l’IVA e incassano cinque miliardi in più significa che aumenta».
Per Salvini l’IVA aumenterà perchè «nel NADEF, nel documento di economia e finanza ci sono cinque miliardi in più di IVA».
Ma nella NADEF non è scritto dove e come esattamente dovranno essere recuperati quei 5 miliardi di euro (e questo è uno dei punti di scontro nella maggioranza) perchè non c’è scritto quali tasse aumentano.
Il leader della Lega è irremovibile e questa volta ha le prove. Eccolo esibire un foglio con stampata una email misteriosa inviata non si sa da chi al suo ufficio stampa che Floris legge in diretta: «5 miliardi in più di IVA, loro dicono per maggiori consumi ahi ahi noi diciamo perchè la aumentano».
Quindi è un’ipotesi della Lega l’aumento dell’IVA e lo stesso “documento” mostrato da Salvini smentisce l’affermazione precedente, quella dell’aumento dell’IVA scritto nella NADEF.
Si può naturalmente discutere del fatto che una ripresa dei consumi possa generare un maggior gettito IVA ma non c’è dubbio che l’aumento dell’IVA non sia scritto nemmeno tra le righe.
Ma Salvini è fatto così, è stato 14 mesi al governo senza abbassare le accise o fare la flat tax e ora se la prende con quelli che sono venuti dopo.
(da “NextQuotidiano“)
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Ottobre 9th, 2019 Riccardo Fucile
L’EX MINISTRO DELL’ECONOMIA SI TOGLIE QUALCHE SASSOLINO DALLA SCARPA E INCASTRA IL PAROLAIO
«Certo è che se uno ha in corso una trattativa, e non insulta la controparte, forse è meglio. Facilita la trattativa»: ieri l’ex ministro dell’Economia Giovanni Tria (scelto dalla Lega su suggerimento di Paolo Savona), parlando a margine della conferenza “Progressivism, Socialism, Nationalism” , organizzata dal Center on Capital and Society della Columbia University guidato dal Nobel Phelps, ha svelato un retroscena interessante sul modo in cui il governo Lega-M5S ha condotto le trattative con l’Europa.
Già che c’era, Tria ha anche raccontato un retroscena sulla Lega e sulla flat tax che farà molto felici gli elettori del NordEst:
Secondo l’ex ministro «c’è da ridurre la pressione fiscale, cambiarne la composizione. Una riforma fiscale credibile non si fa a deficit. Una famiglia si indebita per comprare una casa, non per pagare l’affitto».
Poi aggiunge: «Se vogliamo evitare l’aumento dell’Iva dobbiamo contenere la dinamica della spesa corrente e agire su tax expenditure, fare una manovra diffusa su tutte le voci di spesa in modo che non crei danni da nessuna parte».
Non significa tagliare: «Supponiamo che la spesa prevista per la sanità il prossimo anno sia di 2, 5 miliardi. Se invece spendessimo 2 miliardi, la sanità si fermerebbe? No, ma con i soldi risparmiati si potrebbero finanziare interventi per favorire la crescita». E perchè non si fa? «Perchè ci sono miti che non si possono toccare».
Tria rivela che «io volevo fare la flat tax l’anno scorso, ma è stata la Lega che ha deciso di non vararla, per fare invece quota 100.
“Stavo lavorando sulla riduzione delle aliquote, abbassare l’Irpef per i redditi medi e medio bassi, che è quello di cui si continua a parlare. Poi alcuni la chiamano riduzione del cuneo fiscale, altri flat tax, ma è un fatto nominalistico. Per flat tax si è sempre inteso questo: non ho mai visto sul tavolo altri progetti».
Anche sul reddito di cittadinanza avanza dei dubbi: «Forse è servito ad aiutare alcune persone più indigenti», ma non a rilanciare l’economia e la crescita. L’ex ministro parla anche del difficile rapporto con Bruxelles: «Il mio governo aveva ottenuto la flessibilità , il problema è che poi gli investimenti non sono stati fatti».
(da agenzie)
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Ottobre 9th, 2019 Riccardo Fucile
TRA 1,32 E 1,65 EURO: QUESTO IL RISPARMIO PRO-CAPITE ANNUO DELLA RIFORMA
Nelle ultime ore — giorni, settimane, mesi e anni — si è parlato tanto del taglio parlamentari e dei suoi
effetti sulle tasche degli italiani.
Ed ecco che, all’indomani del voto definitivo della Camera dei deputati su questa riforma costituzionale, i nodi vengono al pettine. Anzi, al portafoglio.
Sappiate che se questa mattina siete andati nel vostro solito bar a fare colazione con caffè (o cappuccino, o spremuta, o succo di frutta) e cornetto avete già speso la vostra quota parte di risparmio annuo che deriva da questa storica decisione della politica italiana di limitare il numero dei parlamentari. Anzi, in alcuni casi avete dovuto anche pagare un extra.
Sì, è un discorso populista (al contrario) e si basa su una teoria dell’assurdo dato che quei soldi risparmiati col taglio parlamentari non sarebbero mai finiti nei portafoglio dei 60 milioni e 590mila cittadini, ma dovrebbero tornare sotto forma di altri servizi.
Ma si tratta di una semplificazione che aiuta a far capire effettivamente quanto sia grande questo risparmio e quale sia il suo effettivo peso sui destini del Paese.
Luigi Di Maio ha parlato di un risparmio di circa un miliardo di euro in dieci anni, cioè 100 milioni annui, cioè 274 mila euro al giorno. Numeri molto alti ma che rappresentano la punta di uno spillo paragonato al numero di cittadini italiani.
Inoltre, confrontando gli ultimi bilanci di Camera e Senato, i numeri si ridurrebbero ancor di più: circa 80 milioni di euro l’anno risparmiati col taglio parlamentari.
In soldoni, considerando che in Italia ci sono poco più di 60 milioni e 500mila cittadini, il risparmio pro-capite si attesta tra 1,65 euro (nella versione pentastellata) e poco più di 1,32 euro (in quella sui bilanci).
Insomma, la colazione potrebbe esser andata di traverso, ma da domani tornerà a essere una spesa e non più ‘gratis’.
Almeno, però, non ci saranno più tutti quei senatori e deputati a degustare cappuccini e cornetti a prezzi ridotti nelle buvette di Montecitorio e Palazzo Madama.
(da “Giornalettismo”)
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Ottobre 9th, 2019 Riccardo Fucile
IL MILIARDO DI RISPARMIO ANNUNCIATO? IN VENTI ANNI
Si poteva usare il lanciafiamme, oppure la motosega o ancora una mitraglietta da Rambo 2 — La Vendetta.
Il MoVimento 5 Stelle invece è stato inaspettatamente sobrio e Luigi Di Maio si è accontentato di un paio di forbici di carta per annunciare e festeggiare il taglio dei parlamentari votato ieri alla Camera che riduce di un terzo la presenza di onorevoli e senatori in Parlamento per un pauroso risparmio dello 0,07 della spesa pubblica italiana secondo i conti di Carlo Cottarelli.
La descrizione dell’evento la lasciamo a Mario Ajello del Messaggero:
Arrivano i ministri Di Maio,Fraccaro e D’Incà con passo da Lenin, Zinoviev e Kamenev, e il capogrillino accarezza le forbici e poi con le mani platealmente strappa lo striscione. «Son finite le poltrone!», inneggiano i suoi. E dalla finestra del palazzo di Montecitorio, un gruppetto di dem — che hanno appena votato il taglio e se ne vergognano: «Per me è stato bere un calice amaro», «Per me è stato bere l’olio di ricino»: ma in nome della realpolitik e della subalternità al populismo non hanno avuto il coraggio di dire uno di quei no che aiutano a crescere-osserva la scena evorrebbe chiudere gli occhi. Anche davanti alla propria vergogna.
In questo malinconico corto circuito trapassato e presente (il futuro sarà la democrazia elettronica diretta o eterodiretta?) c’è finita perfino Nilde Iotti.
Scorre sui telefonini pentastellati l’intervista che diede a Raffaella Carrà , in cui diceva nel 1984 da presidente della Camera: «Nel ’48, quando è entrata in vigore la Costituzione, uscivamo dal Ventennio e c’era la necessità di ristabilire un rapporto del tutto democratico con la società . Ma adesso, siamo di fronte a una società e a una democrazia più articolate. Allora io ritengo che il numero dei parlamentari sia davvero molto alto». Ma mai nessuno ha messo in relazione la riforma del Parlamento con la propaganda del risparmio.
Ecco invece che cosa spunta da dietro allo striscione con le poltrone disegnate, che Di Maio ha appena strappato. C’è un lungo lenzuolo plastificato con su scritto: «Meno 345 parlamentari, 1 miliardo per i cittadini» (certo, ma in 19 anni)
Stando ai calcoli dell’Osservatorio sui conti pubblici italiani, diretto da Carlo Cottarelli, il risparmio sarà di 57 milioni annui, ossia lo 0,07 della spesa pubblica.
(da “NextQuotidiano”)
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