Destra di Popolo.net

SONDAGGI: IL PATTO M5S-PD PUO’ SBANCARE LE REGIONALI

Ottobre 12th, 2019 Riccardo Fucile

AL CENTRODESTRA RESTEREBBE SOLO IL VENETO

Insieme per risalire. «Proviamo a trasformare in alleanza l’accordo Pd-M5s», dice Nicola Zingaretti rivolgendosi agli alleati di governo del Movimento 5 Stelle.
Dopo l’Umbria, forse la Calabria, l’Emilia Romagna chissà . E i due partiti potrebbero davvero valutare di replicare l’alleanza di governo a livello regionale, per prendere in pochi mesi, fino alla primavera dell’anno prossimo, ben nove regioni che andranno alle elezioni e arrestare l’avanzata del centrodestra.
Certo, il risultato dipenderà  anche da come andrà  il primo test in Umbria, dove le elezioni del prossimo 27 ottobre. Ma è altrettanto certo che l’avanzata delle forze di centrodestra va, in ottica giallo-rossa, fermata. E non è un’ipotesi peregrina: lo dimostra Il Fatto Quotidiano, numeri alla mano regione per regione.
Umbria
In ordine cronologico, si comincia dall’Umbria. Dove tutti i sondaggi parlano, per il momento, di un testa a testa con un lieve vantaggio tra la candidata del centrodestra, Donatella Tesei, e quello Pd-M5S Vincenzo Bianconi.
Noto, Swg e YouTrend parlano di un margine per la leghista di quattro punti, decimale più, decimale meno. Ixè, dal canto suo, registra per il post Catiuscia Marini una percentuale di incerti pari al 43%: la traduzione sarebbe un testa a testa tra Tesei e Bianconi.
Calabria
Qui si vota tra novembre e gennaio e la porta, per un’alleanza dem-grillini, è ancora aperta la porta è ancora aperta. Il 7 ottobre, Nicola Zingaretti e Luigi Di Maio si sono incontrati per parlare proprio delle regionali in Umbria e di quelle in Calabria. Franceschini ci sta, tra i 5 Stelle non mancano le perplessità . Mentre sui candidati anche il centrodestra sta ancora cercando certezze, secondo FQ, GPF Inspiring Research parla di un 28,2% di intenzioni di voto per il centrodestra che scende a 18,7% per la coppia Pd-M5S. Ma gli indecisi sono tanti: il 53%
Emilia-Romagna
L’appuntamento è per il 26 gennaio, le decisioni arriveranno con il risultato dell’Umbria alla mano. Il Pd vuole riconfermare il presidente della Regione, Stefano Bonaccini. I grillini non sono convinti, ma sanno che il governatore ha chance concrete e consenso. Secondo la Dire, scrive ancora FQ, un sondaggio interno al Pd il centrosinistra avanti è in testa con il 44,5%, con il centrodestra al 43,6. I 5 Stelle avrebbero un decisivo 8,5%
In primavera
Protagoniste Liguria, Toscana, Campania, Marche e Veneto.
In Toscana l’alleanza giallorossa potrebbe davvero fare la differenza sul risultato finale, in Campania sarebbe certamente favorita (anche se in bilico c’è il destino del governatore Vincenzo De Luca). In Puglia, scrive Il Fatto, Michele Emiliano continua a ripetere di avere il “dovere” di ricandidarsi. Solo che l’amore di un tempo con i grillini oggi è finito, e chissà  che anche qui non ci sia un nodo candidato da sciogliere.
In Liguria e nelle Marche il centrodestra potrebbe effettivamente scommettere: ma nel primo caso l’equilibrio è in bilico a causa delle nuove avventure politiche dell’attuale presidente Giovanni Toti dopo il divorzio da Forza Italia.
Nel secondo caso il centrodestra è in vantaggio, ma l’alleanza Pd-5Stelle potrebbe proporre candidature in grado di competere.
Infine il Veneto: appare — e senza sorprese — l’unica regione in cui il centrodestra è in netto vantaggio. La legge regionale permette al leghista Luca Zaia di correre per la terza volta.

(da agenzie)

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SONDAGGIO IPSOS: CRESCE LA FIDUCIA NEL GOVERNO

Ottobre 12th, 2019 Riccardo Fucile

PER META’ DEGLI ITALIANI IL GOVERNO DURERA’ FINO ALLA FINE DELLA LEGISLATURA

Il governo Conte 2, accolto con una discreta freddezza da parte degli italiani, settimana dopo settimana fa segnare un aumento del gradimento, infatti se al suo insediamento i giudizi negativi (52%) prevalevano di 16 punti su quelli positivi (36%), oggi il divario si è ridotto a un solo punto percentuale: il 43% lo apprezza contro il 44% che non lo gradisce.
L’indice di gradimento è aumentato gradualmente dal 41 di inizio settembre al 49 odierno e tra gli elettori di Pd e M5S raggiunge picchi molto elevati, attestandosi rispettivamente a 88 e 90.
Ovviamente tra gli elettori dei partiti dell’opposizione prevalgono i giudizi negativi ma è interessante osservare che tra gli astensionisti e gli indecisi i giudizi positivi e negativi si equivalgono.
La crescita del consenso è confermata anche dall’aumento dei giudizi positivi sul premier, i leader e i capidelegazione delle 4 forze che sostengono il governo: Conte si attesta al 49%, un dato di poco inferiore a quello di luglio, quando era alla guida del governo gialloverde, ma in aumento di 3 punti rispetto a fine settembre.
A seguire Di Maio con il 26% di voti positivi (+3%), Zingaretti con il 23% (+4%), Franceschini con il 21% (+ 6%). Chiudono la graduatoria Renzi, stabile al 12%, Bellanova con il 12% (+2%) e Speranza 11% (+1%), gli ultimi due penalizzati dalla limitata notorietà , dato che poco meno di un intervistato su due dichiara di non conoscerli.
Le opinioni si dividono non solo riguardo al consenso per il governo, ma anche nelle previsioni della sua durata: il 42% è convinto che nei prossimi mesi l’esecutivo manterrà  la fiducia del Parlamento e continuerà  la sua azione mentre il 42% ritiene che sia destinato a perdere la fiducia interrompendo il proprio mandato.
Passando dai pronostici agli auspici di durata dell’esecutivo, pensando all’interesse del Paese, il 42% si augura che possa arrivare a fine legislatura, il 25% vorrebbe porre fine al Conte 2 andando subito ad elezioni anticipate e il 24% crede si debba approvare la Finanziaria per mettere in sicurezza i conti pubblici e poi tornare al voto in primavera.
Insomma, in uno scenario caratterizzato da una polarizzazione delle opinioni registriamo un aumento del livello di apprezzamento del governo che appare riconducibile a diversi aspetti, a partire dall’immagine personale di Conte che, dopo il presidente Mattarella, si conferma l’esponente politico più gradito.
Il premier è passato indenne dal cambio di governo ed è apprezzato soprattutto per lo stile comunicativo che intercetta una sorta di richiesta di «decantazione» del clima che negli ultimi tempi si era fatto rovente ed era caratterizzato da un’overdose di annunci. A questo proposito, non dobbiamo dimenticare che il nostro è un Paese non giovane (siamo il secondo Paese più vecchio al mondo dopo il Giappone e il primo in Europa) e le persone anziane spesso manifestano disagio con gli eccessi di aggressività  che determinano esasperazione e logorio.
Inoltre, come abbiamo visto nel sondaggio della scorsa settimana, la manovra ha fatto registrare un buon livello di gradimento.
E, ancora, la ritrovata sintonia con l’Europa è un elemento di rassicurazione dopo le preoccupazioni di isolamento dell’Italia espresse da molti italiani nei mesi scorsi. Infine, il taglio dei parlamentari – fortemente voluto dal M5s e reclamato dalla maggioranza degli italiani – potrebbe aver contribuito all’aumentato consenso dell’esecutivo, sebbene il provvedimento sia stato votato quasi all’unanimità  dal Parlamento, facendo registrare solo 14 voti contrari e 2 astenuti.
Non è detto che questa graduale apertura di credito nei confronti del governo si manterrà  all’infinito e neppure che si possa tradurre immediatamente in orientamenti di voto favorevoli ai partiti della maggioranza.
Molto dipenderà  dai risultati ottenuti ma anche dall’immagine di coesione che l’esecutivo sarà  in grado di dare: questo è il vero tallone d’Achille di tutti i governi e per il momento rappresenta un’incognita anche per il Conte 2, dato che la tentazione di mettersi in mostra per qualcuno della maggioranza è davvero irresistibile.

(da “il Corriere della Sera”)

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UN LEGAME TRA IL DELITTO MORO E LA STRAGE DI BOLOGNA? LO STRANO CASO DI VIA GRADOLI

Ottobre 12th, 2019 Riccardo Fucile

EMERGONO NUOVI INTRECCI TRA I NASCONDIGLI USATI SIA DALLE BR CHE DAI NAR E I SERVIZI SEGRETI

Il cadavere di Aldo Moro, presidente della Democrazia Cristiana, viene ritrovato nel pieno centro di Roma, in via Caetani, il maggio 1978. L’ordigno che semina la morte nello scalo ferroviario di Bologna esplode alle 10.25 del 2 agosto 1980.
Quei ventisette mesi segnano la vita del nostro paese, e molte ombre ancora li circondano.
Il sequestro Moro fu compiuto dalle Brigate Rosse, come confessato dai suoi componenti, l’attentato di Bologna sarebbe stato realizzato dai neofascisti dei Nar, secondo sentenze definitive, anche se nessuno di loro lo ha mai ammesso.
Oggi per la prima volta un elemento, esile ma non trascurabile, mette insieme i due atti terroristici.
Uno degli aspetti più controversi delle indagini sul sequestro Moro fu la scoperta tardiva del covo romano in cui l’uomo politico era tenuto prigioniero, in via Gradoli.
Quel nome, “Gradoli”, fu ufficialmente indicato agli inquirenti (incredibile ma vero) come il risultato di una seduta spiritica avvenuta in Emilia cui avrebbe partecipato anche una figura come Romano Prodi, poi divenuto premier.
§Probabile che in realtà  sia stata una soffiata dei servizi, incompleta: perchè per qualche giorno le ricerche si concentrano nella cittadina laziale di Gradoli e non nella omonima via romana.
Solo una perdita d’acqua, denunciata dopo che le Br avevano spostato Moro altrove, fece scoprire il covo. Ma già  negli anni successivi si appurò che molte delle abitazioni di quella via erano gestite dai nostri servizi segreti.
Oggi si scopre che nella stessa via anche i Nar, di cui faceva parte Gilberto Cavallini, imputato a 39 anni dall’attentato, avevano due covi, nel 1981.
E gli appartamenti in uso ai terroristi di estrema destra, così come quello delle Br, erano riconducibili a società  immobiliari e a personaggi legati ai ‘Servizi segreti deviati’, in particolare al Sisde.
L’ultimo sviluppo
Il collegamento è stato scoperto e viene messo in luce, apprende l’Ansa, dal collegio di parte civile, con la richiesta alla Corte di assise, nell’ambito del processo all’ex Nar Gilberto Cavallini, di acquisire atti e sentire alcuni nuovi testimoni, tra cui Domenico Catracchia, amministratore di condominio dell’immobile di via Gradoli 96, dove si nascondevano le Br oltre che amministratore della società  proprietaria dello stabile. Un nome che ritorna quando furono individuati i covi Nar, a lui riconsegnati in quanto titolare, di nuovo, dell’immobiliare di riferimento.
A partire dal febbraio del 1980, secondo i documenti prodotti dal collegio di parte civile — avvocati Andrea Speranzoni, Roberto Nasci, Antonella Micele, Alessandro Forti e Andrea Cecchieri — Catracchia era amministratore unico della Immobiliare Gradoli Spa e prima della Srl Caseroma. Da una comunicazione del Sisde emerge che Immobiliare Gradoli era controllata dalla Fidrev, definita una società  di consulenza dello stesso Servizio.
L’inchiesta parlamentare
I legali poi si rifanno a un volume dell’ex senatore Sergio Flamigni, membro della prima commissione d’inchiesta sul rapimento e l’omicidio Moro, dove si parla di un sistema di ‘scatole cinesi’, finanziarie a vario titolo legate al Servizio segreto civile, con nomi di soci o amministratori che già  nel 1978 erano presenti nelle società  immobiliari di via Gradoli 96, il palazzo delle Br.
I misteri sui covi
Il nome della strada romana legato ai covi dei Nuclei Armati Rivoluzionari viene fuori, tra l’altro, dagli interrogatori del pentito Walter Sordi e dalle sentenze del processo ‘Nar 2’, nella Capitale, dove si trattava anche dell’omicidio del capitano di Polizia Francesco Straullu e della guardia scelta Ciriaco Di Roma, impegnati nelle indagini sul 2 agosto 1980. Di uno dei due appartamenti si sa che si trovava al civico 65 e che era frequentato da Francesca Mambro (uno dei tre condannati in via definitiva per la Strage di Bologna), Stefano Soderini, Giorgio Vale e Gilberto Cavallini.
Catracchia, sentito dalla Polizia a novembre 1981 disse di aver riconosciuto i quattro terroristi, poi però, invitato a verbalizzare il riconoscimento, si rifiutò, dicendo di temere per la propria vita. Anche su questo i legali giudicano importante la sua testimonianza. E quella dei poliziotti che nello stesso periodo si appostarono proprio in via Gradoli 96: dopo aver individuato una Lancia Delta in uso a Vale e Mambro, decisero di tenere d’occhio la strada dove sospettavano si rifugiasse il gruppo. Gli agenti videro Mambro e Vale uscire, ma non si riuscì a bloccarli.
Tra l’altro il luogo dell’appostamento, nello stesso immobile del caso Moro, risultò essere stato scelto da un funzionario della Questura, Belisario, perchè in uso a una sua conoscente: anche del funzionario le parti civili chiedono l’audizione, così come dell’ex militante di Terza Posizione Enrico Tommasselli, che dichiarò anche lui domicilio nel medesimo stabile.
Secondo il collegio di parte civile è dunque importante approfondire questi legami tra una piccola via di Roma, che ospitò i brigatisti, prima e i Nar di Cavallini, in palazzi gestiti da società  direttamente o indirettamente riconducibili a uomini dei Servizi, nelle cui fila c’erano personaggi presenti nelle liste della loggia P2.

(da Open)

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FUSACCHIA LASCIA + EUROPA: “ABBIAMO PERSO L’80% DEGLI ISCRITTI, IL NO A CONTE E’ STATO UN ERRORE”

Ottobre 12th, 2019 Riccardo Fucile

“COME SI FA A STARE ALL’OPPOSIZIONE DI UN GOVERNO CHE RIAGGANCIA L’EUROPA?”

Onorevole Fusacchia, Lei, deputato di +Europa, annuncia che non parteciperà  più alle riunioni del partito e non rinnova la tessera…
“Ho preso atto che non ci sono più le condizioni per andare avanti con +Europa. Il partito si è allontanato dal progetto iniziale, diciamo anzi che non è mai riuscito a mantenere le promesse che avevamo fatto agli elettori e ai nostri militanti. Mica perchè non abbiamo raggiunto le soglie di sbarramento alle politiche e alle europee. Ma perchè non ci siamo presi cura come avremmo dovuto della nostra comunità  e di chi si avvicinava a noi. Invece di un piccolo partito nuovo, abbiamo finito per fare un nuovo partito piccolo”.
Lo sa che adesso tutti osservano le sue mosse per capire dove andrà …
“In Parlamento c’è grande fermento. Non sono chiaramente indifferente all’evoluzione del quadro politico. Osservo anzitutto quali altri colleghi con idee affini stiano vivendo un’insofferenza simile alla mia. Ma osservo pure quello che accade in tanti comuni da Milano a Brindisi, e la radicalità  che esprimono i nuovi protagonisti della società  civile come il Forum sulle disuguaglianze di Fabrizio Barca. Si sta alzando la posta: l’ambiente è diventato un’urgenza, le ricette per creare lavoro latitano, i diritti sono a rischio, troppi nostri giovani se ne scappano all’estero in mancanza di opportunità . Non stupisce che in tanti sentano il bisogno di metterci la faccia e di impegnarsi politicamente. Chi li intercetta? Poteva essere +Europa, ma su quel fronte abbiamo perso. So quanto sia difficile aggregare, e non mi faccio di certo illusioni. Anche per questo, però, bene concentrarsi su iniziative con obiettivi chiari e politiche concrete, e a partire da quelle capire chi ci sta. Io voglio anticipare l’obbligo scolastico a 3 anni, per esempio.
Quando Lei osserva possiamo dire che guarda a Matteo Renzi?
“Non mi faccia commentare Renzi o altri, se no parte un cinema. Parlo con tutti ma sono iscritto al Misto e direi che per adesso resto dove sto. Voglio dialogare e collaborare con chi ha gli stessi valori e metodi del gruppo con cui due anni fa abbiamo iniziato a fare politica. Mi creda, non lascio certo +Europa per andare a finire in un’altra realtà  dove si ripetono le stesse dinamiche. La decisione di uscire è stata molto sofferta, sono stato l’unico eletto sul simbolo del partito e grazie a questa elezione abbiamo potuto partecipare alle europee senza raccogliere le firme. Non fatico ad ammetterlo: uscire è stata una sconfitta anche per me”.
Diciamola tutta: Benedetto Della Vedova non le piaceva...
“I gusti non c’entrano. Ma se in pochi mesi ti perdi l’80 per cento degli iscritti e 3 deputati su 3 sul voto di fiducia, forse dovresti dimetterti. Sul voto, tra l’altro, non solo il Pd ma tutti i nostri alleati delle politiche del 2018 e delle europee del 2019 hanno deciso di sostenere il governo. Sono io che mi sono spostato al punto da ritrovarmi fuori da +Europa, o è +Europa che si è allontana da dove eravamo partiti tutti? Certo è più facile far passare il messaggio che la colpa è di chi ha votato contro una decisione del partito. Ma un buon segretario unisce, non divide”
Ha telefonato alla Bonino. Cosa vi siete detti?
“Conosco Emma Bonino da quasi quindici anni, ma solo da poco più di due ho interagito con lei su questioni politiche. Mi ha dato molta fiducia alle elezioni del 2018, e abbiamo messo in piedi una squadra e una campagna unica che nella circoscrizione europea ci ha permesso di fare l’8%. In quella occasione, grazie alla Bonino e perchè ognuno si era fatto carico di un pezzetto, ho avuto quasi completamente mano libera per scegliere gli altri candidati e tirare su i comitati in giro per l’Europa. Grazie al suo nome sul simbolo e allo sforzo corale realizzammo un’impresa. Quando l’ho chiamata era evidentemente amareggiata. Io so di aver ricambiato quella fiducia ogni giorno, in questi due anni. Ma evidentemente lei ha una lettura diversa”.
Se ne va dopo che ha lasciato Bruno Tabacci. E proprio in queste ore Emma Bonino cerca a Napoli convergenze con Calenda e Richetti, non era più semplice restare per un liberale?
“Tabacci è diventato il capro espiatorio di tutto. Io l’ho contestato in più di un’occasione, per certi modi che portava dentro +Europa, inservibili per costruire un progetto politico innovativo. Ma non è che possiamo attribuire ogni responsabilità  a Tabacci. A gennaio Della Vedova è finito segretario anche coi suoi voti. E non più di tre mesi fa coi voti di Della Vedova Tabacci è stato eletto presidente. Sul resto, non saprei. Spero solo non sia il tentativo di nascondere la polvere di +Europa sotto il tappeto di Calenda. In questo caso dubito funzionerebbe. I problemi vanno affrontati, non fatti scivolare addosso”.
Lei però votando la fiducia ha deciso di stare in un altro campo…
“Ho votato la fiducia perchè se qualcuno al 40% dei consensi chiede i pieni poteri, io non vado ad elezioni per scoprire troppo tardi che non stava scherzando. Non scommetto sul bluff, la democrazia non è una partita a poker. Ma se le cose stanno così, non puoi dire al Presidente della Repubblica che non vuoi votare – e +Europa non si sarebbe manco potuta candidare in caso di elezioni anticipate – e poi però ti aspetti che il governo lo faccia qualcun altro. Così dal giorno dopo tu puoi cominciare a sparare, dato che per crescere politicamente hai scommesso sui passi falsi che il governo farà . Questo non è il governo dei sogni, ma siamo anche distanti da dove stavamo prima dell’estate. Avrei voluto che +Europa si aprisse al confronto. Soprattutto adesso che stiamo riagganciando l’Europa e la sua nuova agenda dovremmo essere meno dogmatici”.

(da “Huffingtonpost”)

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FICO: “IL MOVIMENTO DEVE CAMBIARE, SERVE MAGGIORE COLLEGIALITA'”

Ottobre 12th, 2019 Riccardo Fucile

“L’ALLEANZA CON IL PD? LA NOVITA’ PIU’ GRANDE”

“La nostra organizzazione è sempre stata fluida. Ora deve cambiare ulteriormente, la maggiore collegialità  è importante”. Lo dice il presidente della Camera, Roberto Fico, in un’intervista al Corriere della Sera sulle prospettive di M5s.
Per Fico i pentastellati devono anticipare le tematiche del futuro: “La questione ambientale, quella delle emissioni, dobbiamo riconnetterci con tutte le piazze che abbiamo visto in Europa e in Italia”.
Per l’esponente M5s “vanno messi a sistema” i vari livelli di confronto nel Movimento come l’assemblea dei gruppi parlamentari e la piattaforma Rousseau: “Abbiamo bisogno di un luogo dove confrontarci in modo approfondito”.
La tenuta del governo (“non mi pare affatto traballi”), le misure nella manovra, gli attacchi turchi ai curdi in Siria e la necessità  che il M5s adotti una visione sempre più collegiale sono fra gli altri temi dell’intervista.
Secondo Fico, nella manovra “il primo obiettivo è quello di non aumentare l’ Iva”. L’economia va rilanciata “dando adeguate risposte a cittadini, imprese, lavoratori”. Nella lotta all’evasione vanno portate avanti “misure incisive verso i grandi evasori, a partire da pene più pesanti” e la web tax “va affrontata a livello europeo”.
Rispetto alla battaglia dei 5Stelle contro i cambi di casacca, per l’esponente M5s “la strada migliore è agire sui regolamenti delle Camere”.
Fico commenta poi gli attacchi turchi ai curdi in Siria: “l’ Italia deve dare una risposta forte, tutta l’ Europa deve condannare una violazione palese del diritto internazionale” spiega.
Fra i temi anche i 10 anni del M5s: un movimento che è cresciuto a tutti i livelli “e che ha dovuto fare i conti con la gestione delle istituzioni”. Le tensioni interne, per il presidente della Camera “non sono un problema quando sono gestite – spiega -. Serve trovare una chiave per rispondere all’esigenza di maggiore collegialità ”.
Fra le tematiche con cui confrontarsi la questione ambientale e quella delle emissioni. Sui rifiuti “la questione è nazionale”: servono impianti all’avanguardia, aumentare sempre più la raccolta differenziata e dire “definitivamente basta a nuove discariche e inceneritori”. Fico inoltre considera l’alleanza con il Pd anche alle Regionali in Umbria “la novità  più grande”.
Per ora “solo in Umbria, però”, perchè ogni territorio ha esigenze differenti. È escluso ad esempio un asse 5Stelle-De Luca in Campania: ”È un’ ipotesi che non esiste assolutamente”.

(da agenzie)

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LA PROF IN CLASSE: “I NEGRI CI RUBANO IL LAVORO”, CAOS IN CLASSE TRA PROTESTE E DEMENTI CHE FANNO IL SALUTO ROMANO PER MODA

Ottobre 12th, 2019 Riccardo Fucile

INSEGNANTE INQUALIFICABILE A RISCHIO SOSPENSIONE: NON E’ PAGATA PER ISTIGARE ALL’ODIO RAZZIALE

Doveva essere una lezione come un’altra sulle migrazioni, fenomeno epocale degli ultimi decenni, in una classe seconda del liceo scientifico Cecioni di Livorno. E invece, si è trasformata in un’accusa agli immigrati che, secondo la professoressa, “rubano il lavoro agli italiani” e “delinquono più degli altri”.
A quel punto, è la testimonianza della mamma di una alunna, tre studentesse si alzano in piedi per dissentire e alcuni compagni di classe partono con il saluto romano.
La prof però non li riprende: ride.
L’accaduto è stato denunciato con uno sdegnato post su Facebook da parte di una mamma (anche lei insegnante) che ha raccolto il racconto della figlia, una delle tre che si sono ribellate alle parole della propria insegnante. La scuola, il secondo liceo scientifico di Livorno, ha aperto un’indagine interna che adesso sarà  consegnata all’ex provveditorato.
E dopo le ricostruzioni, il preside Andrea Simoncini conferma a ilfattoquotidiano.it che la “la situazione è sfuggita di mano” alla professoressa. L’Ufficio scolastico provinciale, a cui sono stati trasmessi gli atti, invece, annuncia che “una sanzione disciplinare ci sarà ” e che potrebbe essere addirittura convocato un ispettore ministeriale: adesso la professoressa rischia oltre dieci giorni di sospensione.
Tutto succede a inizio ottobre quando una ragazza al secondo anno del liceo Cecioni di Livorno torna a casa da scuola molto scossa. La madre chiede cosa sia successo in classe, lei le racconta l’avvenuto e la storia finisce su facebook: “Ti massacri le corde vocali come mamma e insegnante per inculcare ai tuoi figli e a quelli degli altri che la razza umana è una sola, poi un bel giorno una professoressa dice a tua figlia e alla classe intera, una seconda liceo, che: ‘i negri che vengono in Italia ci vengono per rubare il lavoro, che hanno più soldi di noi tutti che è scientificamente provato che delinquono più degli altri (i bianchi)’”.
Non solo: “Tre ragazze si alzano in piedi per dissentire, il resto della classe le prende in giro, fa battutacce e facendo il saluto fascista inneggia al Duce. La prof ride. Sulla chat dei ragazzi della classe stanno girano indisturbate immagini di Hitler, svastiche e frasi vergognose. Livorno 2019”.
Alcuni genitori della classe il giorno dopo si presentano dalla vicepreside della scuola Cecilia Paladini per denunciare formalmente l’accaduto. La scuola apre un’indagine interna e dopo una settimana, raccolte le testimonianze di studenti e della stessa prof, consegna l’istruttoria finale all’ex provveditore che conferma i fatti: “Dal momento che il dirigente scolastico passa gli atti a noi — ha spiegato la dirigente scolastica provinciale Donatella Buonriposi — significa che qualcosa è stato accertato. Adesso toccherà  a noi valutare l’entità  del provvedimento”.
La professoressa non vuole replicare, chi la conosce bene la definisce “affranta umanamente e professionalmente” e ha risposto a caldo solo al Tirreno, negando tutto e parlando di “accuse infamanti”: “E’ impensabile per una persona come me, con tanti anni di carriera alle spalle, sentirsi attribuire queste parole. Sono turbata e provata”.
La prof, che ha una carriera decennale alle spalle ed è vicina alla pensione, ha spiegato al quotidiano che il tema della lezione era un testo argomentativo in cui si analizzavano “i pro e i contro della questione migrazione” ma negando di aver preso una posizione sulla vicenda.
E poi: “Nessuno studente ha fatto il saluto fascista in classe, non ho mai visto alunni farlo in tutta la mia carriera”. La professoressa ha consegnato al preside una lettera con la sua versione e adesso, con l’istruttoria passata all’ex provveditorato, ha dieci giorni di tempo per presentare le sue controdeduzioni.
Il preside Simoncini a ilfatto.it fa sapere che la professoressa avrebbe detto “qualcosa di grave”: “La docente non si è resa conto del contesto — spiega — e sicuramente la situazione è stata malgestita, sfuggendole di mano”. Poi però difende l’insegnante: “Una cosa che posso dire a sua discolpa però è che certo non è razzista”

(da “Il Fatto Quotidiano“)

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CANTANTE NEOMELODICA DENUNCIATA: CON I SOLDI DEL REDDITO DI CITTADINANZA INCIDE UN DISCO

Ottobre 12th, 2019 Riccardo Fucile

LA DONNA GESTIVA UN SUPERMARKET ABUSIVO A CATANIA IN UN PALAZZO OCCUPATO

Agatina Arena, cantante neomelodica di Librino, popoloso quartiere di Catania, è stata denunciata assieme a due dei suoi familiari per avere percepito indebitamente il reddito di cittadinanza.
Ma c’è di più: con parte di quei soldi avrebbe realizzato il sogno della sua vita, ovvero l’incisione di un cd con quattro brani già  pubblicati. E in cantiere ci sarebbe anche il quinto pezzo inedito di prossima pubblicazione.
Sono stati gli agenti del commissariato di Librino a fare irruzione in un minimarket, senza licenza, in uno stabile di viale San Teodoro all’interno di uno stabile, occupato abusivamente, di proprietà  del comune.
All’interno i cartelloni pubblicitari con il volto di Agatina che pubblicizza il suo primo lavoro discografico con un nuovo album di prossima uscita nei primi giorni di novembre.
La donna sentita dai poliziotti ha dichiarato di essere un’artista neomelodica e che aveva investito tremila euro per incidere, con una nota casa discografica, 4 brani, già  pubblicati, e un quinto inedito in uscita, e che aveva ancora bisogno di altri soldi per incidere l’intero album contenente 8 brani.
Dai controlli la polizia ha anche rilevato che nel nucleo famigliare di Agata Arena, tre persone lavoravano nel supermercato abusivo nonostante avessero dichiarato all’Inps di essere completamente disoccupati.
Una falsa dichiarazione che ha permesso ad uno dei tre, ad Agatina, di richiedere e ottenere il reddito di cittadinanza in una proiezione di 18 mensilità  a partire dal mese di luglio, per un importo mensile di euro 709,99.
Sempre la cantante ha dichiarato di essere residente presso una casa popolare assegnatagli dal comune di Belpasso mentre invece risultava essere domiciliata a Catania in viale San Teodoro.
Agata Arena è figlia Alessandro Arena (anche lui denunciato assieme alla figlia e alla moglie per truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche), quest’ultimo è fratello di Giovanni Arena, il super latitante catturato nel 2011 a Librino dopo 18 anni di latitanza.
In una sua canzone dal titolo ‘Quartiere Librino’, la video clip inizia con caduta per terra di proiettili e un uomo che imbraccia un mitra. Agatina Arena nel suo profilo facebook condivide diverse foto e frasi associate alla fiction “La Regina di Palermo”.

(da agenzie)

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CARABINIERE UBRIACO CONTROMANO SULLA LECCE-BRINDISI PROVOCA UN MORTO E DUE FERITI

Ottobre 12th, 2019 Riccardo Fucile

HA PERCORSO PER 10 KM LA STATALE 613 CAUSANDO L’INCIDENTE MORTALE… QUALCOSA NEL RECLUTAMENTO DELLE FORZE DELL’ORDINE NON VA

Percorre contromano per diversi chilometri la Statale 613 Lecce Brindisi sino a quando non si schianta contro un’auto: il bilancio è di un morto e due feriti. A provocare l’incidente è stato un carabiniere brindisino della forestale, (G.C.) di 34 anni, risultato positivo all’alcoltest.
L’incidente è avvenuto alle 4,30 all’altezza dello svincolo per Surbo. Il carabiniere era alla guida della sua Bmw quando ha impattato con una Renaul Clio con a bordo Desiderio Serio di 59 anni di San Donaci e un suo amico di 47 anni che stavano rientrando da Lecce. Per Serio non c’è stato nulla da fare, vani sono stati i soccorsi, mentre l’altro passeggero è stato trasportato all’ospedale Vito Fazzi di Lecce insieme al carabiniere.
Entrambi non sono in pericolo di vita. Il militare, ubriaco alla guida, avrebbe percorso contro mano la Statale per almeno 10 chilometri, già  all’altezza di Squinzano gli automobilisti aveva allertato la Stradale e i carabinieri della presenza di un’auto che viaggiava nel senso opposto di marcia. Ma all’arrivo della pattuglia la tragedia si era già  consumata. Il carabiniere è di Brindisi ma lavora a Matera

(da agenzie)

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