Ottobre 13th, 2019 Riccardo Fucile
IL GOVERNO POTREBBE SOSPENDERE LA VENDITA DI ARMI ALLA TURCHIA COME HA FATTO LA GERMANIA MA NON LO FA … SOLO CHIACCHIERE QUANDO SERVONO FATTI
Rilancia ma non decide. Chiama in causa l’Europa, invoca, anzi “pretende”, una posizione unitaria, che su
un tema così delicato è avvenuta una sola volta in passato, ma non accenna minimamente ad un “piano B” che pure dall’interno stesso del suo partito sono in molti a voler vedere già realizzato, seguendo la strada tracciata da Germania, Francia, Finlandia, Paesi Bassi, Norvegia, Finlandia: decidere lo stop immediato di armi alla Turchia dell’”invasore Erdogan”.
D’altro canto, è quanto lo stesso gruppo parlamentare dei 5 Stelle ha ribadito in una mozione presentata alla Camera: “Nel rispetto della legge 185 del 1990 che vieta la vendita di armi italiane a Paesi in guerra, della Posizione comune europea del 2008 e del Trattato Onu sul commercio di armi sottoscritto dall’Italia nel 2013, se la Turchia non fermerà subito l’invasione, chiediamo l’immediata sospensione delle forniture militari italiane alla Turchia, terzo Paese di destinazione del nostro export bellico”.
L’Europa va bene, ma l’Italia non deve attendere il via libera da Bruxelles per assumere una decisione del genere.
Decisione tanto più significativa visto che negli ultimi quattro anni l’Italia ha autorizzato forniture militari per 890 milioni di euro e consegnato materiale di armamento per 463 milioni di euro alla Turchia.
Nel 2018, quando erano già chiari i propositi di Erdogan contro i curdi siriani, il ministero degli Esteri ha autorizzato la vendita di armi alla Turchia per 360 milioni di euro, tra munizioni, bombe, siluri, razzi, missili e altre apparecchiature.
“Lunedì al consiglio Ue dei ministri degli Esteri, come governo, chiederemo che tutta l’Ue blocchi la vendita di armi alla Turchia”, ha annunciato ieri sera Di Maio dal palco di Italia 5 Stelle a Napoli.
“Basta armi alla Turchia lo diciamo a tutta Europa”, urla il capo dei pentastellati replicando ad un gruppo di manifestanti che aveva fatto irruzione nell’Arena Flegrea chiedendo che non siano più vendute armi al governo di Erdogan che ha lanciato da 4 giorni un’offensiva militare contro i curdi nel nord della Siria.
“Questi ragazzi chiedono lo stop alle armi alla Turchia: hanno ragione, lo diciamo anche noi”, insiste Di Maio. “Avete visto la Turchia cosa sta facendo, un’azione unilaterale nei confronti della Siria. Lunedì come ministro degli Esteri ho il primo Consiglio dei ministri degli Affari esteri e chiederemo che tutta l’Unione europea blocchi la vendita delle armi alla Turchia”.
Propositi nobili, se non fosse che una decisione di questa natura deve essere presa dal Consiglio europeo all’unanimità : basta che un Paese dei 28, si opponga perchè tutto si blocchi.
E poi, dicono ad HuffPost esperti in materia, è anche una questione di tempi: ammesso che si raggiunga l’unanimità , vi sono poi procedure particolari per la messa in attuazione che richiedono tempo.
E il tempo, nel nord della Siria, è scandito dalla morte e dall’esodo di centinaia di migliaia di civili dal nord della Siria attaccato dalle forze armate di Ankara.
“È positivo che il Ministro degli Esteri Luigi di Maio abbia dichiarato di voler proporre nel prossimo Consiglio dei Ministri degli Esteri UE di lunedì 14 ottobre un embargo alle forniture di armamenti verso la Turchia. Ma se la preoccupazione per l’impatto delle vendite di armi è vera occorre comunque iniziare da una sospensione immediata dei trasferimenti di natura militare da parte dell’Italia. Una decisione che possiamo prendere da soli e subito”.
E’ questo il commento a caldo della Rete italiana per il Disarmo alle affermazioni di Di Maio .“Certamente uno stop delle forniture di armi a livello di Unione Europea avrebbe molta più efficacia e rilevanza di iniziative dei singoli Paesi, ma visti i tempi anche tecnici che serviranno per implementare una simile decisione – che dovrà essere approvata unanimemente da tutti gli Stati Membri – è opportuno che, se la volontà politica è davvero quella di contribuire a fermare le azioni belliche iniziate dalla Turchia, ci sia anche una scelta immediata dell’Italia.
“Uno stop che richiediamo con forza già da qualche giorno e che per essere serio e concreto dovrà riguardare sia le spedizioni di forniture già autorizzate sia il blocco di qualsiasi nuova autorizzazione. In questo modo il nostro Paese si allineerebbe positivamente a quanto già deciso da Finlandia, Norvegia, Paesi Bassi, Germania tra gli altri” rimarca la nota di Rete Disarmo.
“Chiediamo inoltre che il Ministro Di Maio non si dimentichi della sanguinosa situazione in Yemen e si adoperi per realizzare quanto la Camera dei Deputati ha votato lo scorso giugno con l’approvazione della mozione che poi ha portato alla sospensione dell’export di bombe e missili verso Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. In quello stesso testo infatti si impegnava il Governo anche a valutare “l’avvio e la realizzazione di iniziative finalizzate alla futura adozione, da parte dell’Unione europea, di un embargo mirato sulla vendita di armamenti ad Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti” cioè i Paesi leader della coalizione che sta bombardando lo Yemen ormai da oltre quattro anni. Ci auguriamo ed aspettiamo che il Governo italiano assolva anche a questa parte dell’indirizzo politico votato dal Parlamento facendo gli opportuni passi in sede di Unione Europea”.
Dalla Farnesina e da Bruxelles emerge un moderato, in diplomazia è un aggettivo doveroso, ottimismo sulla possibilità che il “lodo di Maio” possa fare breccia domani a Lussemburgo.
L’Italia dovrebbe incassare il sostegno, pesante negli equilibri europei, della Germania di Angela Merkel (e della entrante presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen).
Quanto al precedente, potrebbe essere di buono auspicio: l’Ue decise lo stop di vendite di armi all’Egitto nel 2011, sull’onda della rivolta di Piazza Tahir contro il regime di Hosni Mubarak. Allora a perorare la causa era stata Emma Bonino, in qualità di ministro degli Esteri.
(da “Huffingtonpost”)
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Ottobre 13th, 2019 Riccardo Fucile
IN TUTTA ITALIA NUMEROSE MANIFESTAZIONI DI SOLIDARIETA’ AL POPOLO CURDO
â€³È giusto coinvolgere gli alleati e l’Europa sulla vicenda dell’aggressione contro i curdi. Ma a nome del Pd chiedo al Governo e agli altri partiti della maggioranza, oltre alle decisioni prese, di dare segnali ancora più netti a cominciare dallo stop immediato all’export di armi alla Turchia. Occorrono fatti e segnali. Subito”. Lo scrive in una nota il segretario del Pd Nicola Zingaretti.
Fiaccolate per il popolo curdo e per manifestare contro l’offensiva delle forze armate turche verranno promosse in Toscana nei prossimi giorni.
Il Pd della Versilia organizza una fiaccolata a favore del popolo curdo a Viareggio il 15 ottobre alle ore 19.30 in piazza Mazzini poichè, spiegano i promotori, “non si può rimanere in silenzio di fronte alla guerra insensata che il governo turco sta facendo al popolo curdo. Un popolo che da decenni subisce prevaricazioni, ma che è stato fondamentale alleato nella lotta all’Isis”.
Sempre il 15 ottobre a Empoli (Firenze) ci sarà un’altra fiaccolata di solidarietà (inizio ore 19, in piazza XXIV Luglio) promossa dal Pd area Empolese Valdelsa che aderisce all’iniziativa del Pd nazionale per chiedere lo stop all’offensiva turca contro il Kurdistan siriano. “E’ inaccettabile e rischia di far precipitare la Siria in una nuova spirale di violenza, che già sta causando morti e migliaia di profughi”, afferma Jacopo Mazzantini, segretario della federazione empolese.
È poi prevista per martedì 15 ottobre una fiaccolata, alle ore 19.30 al Pantheon a Roma, in solidarietà del popolo curdo hanno aderito fino ad ora PD, Articolo 1, Siamo Europei, +Europa, Italia Viva e Demos-Democrazia Solidale.
Intanto a Bologna si è tenuto un flash mob di solidarietà al popolo curdo organizzato dai giovani del Pd. “Curdi morti di serie b?”. Si leggeva sui volantini mostrati dai partecipanti. ‘Armati’ di computer portatili e altri dispositivi digitali hanno mostrato foto e immagini “delle atrocità ” che stanno succedendo in questi giorni in Siria.
(da “Huffingtonpost”)
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Ottobre 13th, 2019 Riccardo Fucile
ORA IL CONFLITTO SI ESTENDERA’… BOMBE DI ERDOGAN SU CONVOGLIO CON GIORNALISTI: DUE REPORTER UCCISI
La Turchia continua la sua avanzata in Siria: l’esercito di Ankara ha conquistato le città di Tel Abyad e di
Ras al-Ain, dove in uno dei suoi raid ha colpito anche un convoglio sul quale viaggiavano giornalisti stranieri.
Almeno due cronisti sono stati uccisi e altri sei sono rimasti feriti. Secondo le fonti, si trovavano a bordo di un pulmino lungo la strada tra Qamishli e la città frontaliera di Ras al Ayn/Serekaniye.
Le due vittime sono un giornalista curdo e un reporter straniero, ancora non identificato. L’Osservatorio siriano dei diritti umani parla in tutto di 26 civili morti.
Angela Merkel ha chiamato Recep Tayyip Erdogan e gli ha chiesto di interrompere “immediatamente” l’operazione militare nel nord della Siria.
La risposta? Non ci fanno paure l’embargo sulla vendita delle armi da parte di Francia e Germania.
Le autorità curdo-siriane hanno replicato confermando che è stato raggiunto un accordo col governo di Assad per l’ingresso entro le prossime 24-48 ore di truppe di Damasco “a protezione” di due città chiave a ovest e a est dell’Eufrate: rispettivamente Manbij e Ayn Arab (Kobane in curdo).
Una coalizioni in chiave anti-turca, mediata dalla Russia: la tv di Stato riferisce che truppe del governo si stanno già muovendo verso il nord del Paese.
Una svolta del genere era nell’aria e al momento le rivalità sono state messe da parte per far fronte al nemico comune: mentre i militari turchi avanzano sul confine siriano conquistando nuovo territorio ai curdi, Assad ha deciso di dispiegare le sue forze sul campo con i ribelli dell’Ypg per respingere l’offensiva di Erdogan.
(da agenzie)
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Ottobre 13th, 2019 Riccardo Fucile
NEL MIRINO FILIPPO ROMA DE LE IENE… MA SE LA RAGGI NON E’ CAPACE A RISOLVERE IL PROBLEMA DEI RIFIUTI NON E’ CERTO COLPA DEI CRONISTI CHE FANNO IL LORO LAVORO
La giornata conclusiva della kermesse “Italia a 5 Stelle” si è trasformata in rissa nel pomeriggio di domenica a Napoli.
Militanti grillini hanno insultato i giornalisti accanendosi su alcuni di loro e infine sarebbe scattata una vera propria caccia all’uomo con cronisti in fuga e militanti all’inseguimento tanto che sono dovute intervenire le forze dell’ordine per riportare la calma e scortare al sicuro alcuni giornalisti.
Tutto sarebbe nato con l’arrivo alla Mostra d’Oltremare della sindaca di Roma Virginia Raggi. Molti militanti M5s infatti hanno iniziato a inveire contro i giornalisti impedendo che venissero rivolte domande alla prima cittadina della Capitale.
La situazione però è precipitata quando alla Mostra d’Oltremare è apparso Filippo Roma, giornalista de Le Iene e autore di un’inchiesta sui rifiuti a Roma.
“Venduto, vattene via” ma anche “pezzo di merda”, sono alcune delle parole con le quali gli attivisti pentastellati si sono rivolti all’inviato de Le Iene. La sindaca Raggi alla fine è stata costretta a lasciare la Mostra d’Oltremare in auto così come Filippo Roma.
Diversi giornalisti sul posto riportano vere e proprie aggressioni fisiche e verbali ai danni dei cronisti che erano impegnati sul posto per documentare la seconda e ultima giornata della manifestazione del movimento Cinque Stelle.
La Raggi, accolta da cori di sostenitori, in realtà pare avesse dato disponibilità a parlare coni giornalisti in attesa ma in poco tempo la situazione è precipitata tanto che la sicurezza ha quindi scelto di portare la sindaca nel retropalco per evitare che la situazione peggiorasse
Quale sarebbe la colpa di Filippo Roma?
Il giornalista ha firmato l’inchiesta sulla truffa della raccolta differenziata: la trasmissione ha mostrato i dipendenti di RM che, su preciso ordine dei capi, “beggiano e scappano”, ovvero fanno passare la tesserina sul codice a barre presente davanti ai negozi ma non prendono poi l’immondizia che si trova nei simpatici “bidoncini” che ammorbano i marciapiedi dell’intera città perchè questo sistema permette loro di “strisciare” più spesso il badge (fino a 200 volte a notte) da cui dipende il pagamento del servizio da parte dell’AMA.
Nel servizio si vede anche Virginia Raggi che, messa di fronte ai filmati che mostrano gli operatori di Roma Multiservizi che non raccolgono i rifiuti, chiede ripetutamente alla Iena se è andato in procura a denunciare e poi gli dice che lo attende in Campidoglio con i video per farseli consegnare e fare un esposto in procura per truffa. La sindaca dice a Roma di contattare “i suoi” per definire un appuntamento in Comune per la consegna dei filmati.
Nel servizio i messaggi di Filippo Roma a Teodoro Fulgione, portavoce di Raggi in Campidoglio, per fissare un appuntamento con la sindaca, a differenza delle promesse di Raggi, che rimangono senza risposta.
Nel frattempo il Comune di Roma ha sospeso i pagamenti a Roma Multiservizi , che ha deciso per tutta risposta di tagliare del 70% gli stipendi dei dipendenti.
(da agenzie).
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Ottobre 13th, 2019 Riccardo Fucile
E’ UNA FELPA DI UNA SQUADRA DI CALCIO DI UNA FRAZIONE DI GIANO D’UMBRIA…”TI ASPETTIAMO A STRONZO, PROVINCIA DI CAGLIARI”…”VIENI A CAZZARO, PROVINCIA DI CATANIA”… “TI HANNO OFFERTO LA CITTADINANZA ONORARIA?”…”FINALMENTE CHI TI ACCETTA PER QUELLO CHE SEI”
Una foto che per qualcuno è diventata «il meme vivente» o, addirittura, «il meme perfetto». Tra hate
speech, insulti, e cieca devozione, qualche commento divertente c’è
Matteo Salvini, si sa, è un animale da comizio: in mezzo alla folla, gli abbracci lo fortificano, i selfie lo esaltano. In ogni luogo, in ogni occasione, è anche l’outfit a far parlare dell’ex ministro dell’Interno: una collezione di divise che manco il Museo Storico dell’Arma dei Carabinieri, rosari e santini rari che ogni devoto invidia.
Poi c’è l’assortimento di felpe e magliette per ogni latitudine: da “Salento” a “Pinzolo”, passando per l’iconica t-shirt “Basta €uro”.
L’ultimo capo che fa tendenza sui social è la felpa della S.S.D. Bastardo, squadra di calcio a 5 con sede nell’omonima frazione del Comune di Giano dell’Umbria.
Salvini l’ha indossata in occasione del comizio del 12 ottobre, in vista delle elezioni regionali umbre.
Dopo che il suo social media manager ha caricato l’immagine con l’hashtag #27ottobrevotolega, la vera tendenza è diventata commentare la foto. La gara, adesso, è per il commento più ironico.
C’è chi gli chiede direttamente: «Ti hanno offerto la cittadinanza onoraria?» e chi si domanda se Salvini non riesca più a nascondere un innato masochismo.
Sempre su Twitter, c’è chi invita il leader leghista nella propria (utopica) città : «Ti aspettiamo a Stronzo, provincia di Cagliari», «Vieni a Cazzaro, provincia di Catania». Poi c’è il filone di chi si complimenta con il senatore: «Finalmente una maglia che ti dona», oppure, «Un’ottima autocertificazione».
Sempre nel thread di Twitter, un utente si sofferma più sulla didascalia del post che sulla (facile, diciamocelo) ironia della felpa: «Si libera l’Umbria da chi? Dagli antichi Etruschi? Dagli amici di San Francesco? Ma va la…».
Su Facebook, tra i commenti che hanno incassato pià like, c’è quello di Alessandro che scrive: «Finalmente chi ti accetta per quello che sei… Casa dolce casa eh?».
«Ne hai cambiate tante, finalmente quella giusta», scrive un altro utente.
Alcuni difendono il segretario della Lega con frasi al limite della devozione, altri invece rievocano i 49 milioni di euro, critica delle critiche: «In provincia di Padova c’è il Comune di Rubano», e invita Salvini ad andarci.
«Manca la felpa 49 milioni e il dress code è perfetto».
Ai commentatori su Instagram non sfugge che la felpa della squadra di calcio è della marca Macron che, seguita da “Bastardo”, appare come «un binomio perfetto per Salvini».
E se per qualcuno la frazione di Giano dell’Umbria è «l’unico paese dove potrebbero governare Pd e 5 Stelle», un utente si complimenta perchè a Salvini è stata finalmente dedicata una città .
«Un meme vivente», chiosa un altro, mentre un account conclude rispondendo ai fan di Salvini che non vorrebbero si facesse ironia con la felpa: «Però non si può scrivere nulla. E Savoini no; e il Papeete no; i 49 milioni no. Che indossa la felpa giusta si può dire?».
(da agenzie)
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Ottobre 13th, 2019 Riccardo Fucile
NEI PROSSIMI SEI ANNI IL TURNOVER PORTERA’ A UN FABBISOGNO TRA 2,7 E 3 MILIONI DI NUOVI OCCUPATI… IN MOLTI SETTORI CI SARA’ CARENZA DI LAUREATI
Nei prossimi cinque anni in Italia mancheranno all’appello almeno 160mila laureati.
È la cifra citata da Mariano Berriola, presidente della fondazione Italia Education durante l’undicesima edizione dello Young International Forum, dedicato all’orientamento all’università e al lavoro.
Ed è uno dei numerosi dati contenuti nell’ultimo rapporto Unioncamere Anpal sulle previsioni dei fabbisogni occupazionali e professionali in Italia a medio termine, dal 2019 al 2023.
Spiega oggi La Stampa:
Dal rapporto emerge che nei prossimi cinque anni oltre i quattro quinti del fabbisogno occupazionale in Italia sarà collegato al naturale turnover non alla creazione di nuovi posti di lavoro mentre la crescita economica potrà determinare una quota di posti di lavoro molto più contenuta, a seconda della sua intensità e in maniera molto differenziata.
La somma del turnover e dei nuovi posti di lavoro creati dalla crescita economica porta a un fabbisogno totale di occupati di 2.725.500 persone in uno scenario più pessimistico, basato sulle previsioni formulate a gennaio 2019 dal Fondo Monetario di una crescita dello 0,6%. E sono 3.029.800 nel secondo scenario, basato sulle previsioni più ottimistiche formulate a dicembre 2018 dalla legge di Bilancio.
(da agenzie)
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Ottobre 13th, 2019 Riccardo Fucile
L’OPERAIO CHE RACCOGLIE LE STORIE DELLE VITTIME: “BASTA PARLARE DI NUMERI, SONO PERSONE”
“Basta parlare soltanto di numeri: quelle sono persone. Lavoratori con degli affetti, una moglie, dei figli,
che la mattina sono usciti per andare al lavoro e poi non sono più tornati a casa”.
Marco Bazzoni, operaio metalmeccanico di 45 anni della provincia di Firenze, alle statistiche preferisce le storie.
Ogni giorno passa al setaccio i mezzi di informazione per aggiornare l’elenco delle vittime sul posto di lavoro.
Più di 700 dall’inizio dell’anno, come viene ricordato oggi a Palermo nella giornata nazionale dedicata al tema e in occasione della quale anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha ribadito che “la sicurezza di chi lavora è una priorità sociale”.
Quello di Bazzoni però non è un freddo database di numeri, ma una sequenza di nomi e cognomi, di brevi ricostruzioni, piccoli frammenti per raccontare chi fossero le persone che non ci sono più.
“Lo faccio per restituire loro un po’ di dignità . A volte nemmeno si conosce il nome di chi è morto. Ma anche loro hanno delle storie, delle famiglie che hanno perso un proprio caro, è giusto che venga ricordato”.
Poche righe per trascrivere il nome di chi non c’è più, la sua età e, quando è possibile, le circostanze dell’incidente. Così, storia dopo storia, l’elenco dei morti diventa una lunghissima sequenza di frammenti di vite, restituendo con forza maggiore la portata della strage in corso.
“Ho cominciato a occuparmene dal 2006, ho visto che se ne parlava troppo poco e ho iniziato a scrivere ai mezzi di informazione perchè se ne occupassero di più”, racconta Bazzoni, che oggi è anche rappresentante per la sicurezza nelll’impresa in cui lavora, una fabbrica di macchine enologiche.
Con alcuni dei famigliari delle vittime si è anche messo in contatto. “Alcuni li ho aiutati, quando si perde un proprio caro, un fratello, un padre, succede che si resta soli, ci si sente abbandonati da tutti, soprattutto dalle istituzioni. Ci sono anche delle problematiche burocratiche da affrontare: ottenere la rendita Inail ad esempio non è semplice, quando posso cerco di dare loro una mano”.
Intanto però l’elenco delle vittime si allunga, da dove cominciare? “Innanzitutto dovremmo smetterla di chiamarle ‘morti bianche’, perchè così sembrano tragiche fatalità , come se non ci fosse nessun responsabile dietro. Sembra quasi un modo per sminuirle”.
I responsabili invece ci sono, così come è ancora troppo debole l’azione del governo in questo senso. “Sono stati presi degli impegni a ridurre gli infortuni, si continuano a fare tavoli qui e lì, vorrei che si passasse dalle parole ai fatti”.
Ad esempio rafforzando gli strumenti di prevenzione. “Gli ispettori del lavoro di cui si parla spesso, controllano solo la regolarità contributiva e sicurezza nei cantieri edili, ma devono sempre avvisare le Asl territorialmente competenti. I tecnici delle prevenzione sono circa 2000 in tutta Italia, con circa 4 milioni di aziende da controllare. Se le dovessero controllare tutte, ogni azienda riceverebbe un controllo ogni 20 anni”, sottolinea Bazzoni. “Avevo letto che il Ministro del Lavoro Catalfo voleva aumentare gli ispettori del lavoro di 150 unità , ma casomai bisogna aumentare i tecnici della prevenzione dell’Asl, che non dipendono dal Ministero del Lavoro ma dalle Regioni”.
La politica insomma non può più voltarsi dall’altra parte. Le leggi esistono, ma ancora restano inapplicate: “C’è il Testo Unico per la sicurezza, è stato approvato 11 anni fa, ma mancano i decreti attuativi. Quello lo devono fare loro che sono al governo, non io che sono in fabbrica”.
(da “La Repubblica”)
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Ottobre 13th, 2019 Riccardo Fucile
LA NAVE DI MEDICI SENZA FRONTIERE E SOS MEDITERRANEE
La Ocean Viking, nave di Sos Mediterranee e Medici senza frontiere, ha soccorso 74 migranti — tra di loro vi sono sei minori — che si trovavano su un gommone in difficoltà a circa 50 miglia dalle coste libiche.
“Esausti dal pericoloso viaggio, sembrano tutti in condizioni stabili”, fa sapere Sos Mediterranee in un tweet
Intanto, la ministra degli Interni, Luciana Lamorgese, chiede che la Ue non lasci sola l’Italia a gestire i flussi migratori.
La ministra, in un’intervista al Corriere della Sera, evidenzia la necessità di superare gli squilibri nella ripartizione dei migranti, con procedure di ricollocazione automatiche, proseguire nel sostegno alla stabilizzazione della Libia e avviare un confronto con le Ong, partendo dal codice di condotta già sottoscritto al Viminale. Non vanno lasciati soli i paesi più esposti, ma va promosso un approccio europeo solidale, chiede.
(da agenzie)
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Ottobre 13th, 2019 Riccardo Fucile
COLPITI I MONUMENTI CHE RICORDANO LE DIECI PERSONE ASSASSINATE DA UN GRUPPO NEONAZISTA TRA IL 200 E IL 2007
Sono stati profanati in Germania alcuni monumenti costruiti in memoria delle vittime di Nsu, la
Clandestinità neonazista.
Lo scrive il quotidiano tedesco Welt am Sonntag, che ha svolto una ricerca nelle otto città dove sono stati eretti memoriali per le vittime: alcuni di loro sono addirittura stati distrutti più di una volta.
Il gruppo neonazista e xenofobo ha ucciso nove persone di origini straniere e una poliziotta tra il 2000 e il 2007 per poi rimanere latitante per anni nella città di Zwickau.
In onore di uno di loro, Enver Simsek, venditore di fiori a Zwickau, era stata piantata una quercia, distrutta a inizio ottobre.
A un altro era stata dedicata una panca di legno con un’iscrizione, anche questa vittima di atti vandalici.
Le altre erano state profanate negli anni precedenti: nel 2014 a Kassel una targa commemorativa era stata coperta di spazzatura mentre su un’altra a Norimberga era stata disegnata una svastica.
Altri monumenti sono stati rubati, gettati nel fiume, a volte più di una volta nel corso degli anni. «La profanazione dei memoriali alle vittime dell’Nsu è uno schiaffo ai defunti e non può essere tollerata dalla società », ha dichiarato il ministro dell’Interno, Horst Seehofer al domenicale tedesco.
A pochi giorni dall’attentato neonazista di Halle che ha ucciso due persone, Seehofer ha aggiunto che è necessario intraprendere un’azione decisa contro tutte le forme di estremismo e di xenofobia, che in Germania stanno diventando sempre più violente.
«Il terribile crimine a Halle ha mostrato che dobbiamo agire ora. Le parole di dispiacere non sono sufficienti per fermare le minacce contro la sicurezza dei nostri cittadini».
(da agenzie)
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