Destra di Popolo.net

LA PAGLIACCIATA DI DI MAIO: LO PSEUDO-BLOCCO ALL’EXPORT DI ARMI ALLA TURCHIA (CHE CONTINUERANNO AD ARRIVARE)

Ottobre 14th, 2019 Riccardo Fucile

VARRA’ SOLO PER I FUTURI CONTRATTI, NESSUN EMBARGO PER QUELLI IN ESSERE

Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, durante le dichiarazioni alla stampa a margine del Consiglio Affari Esteri a Lussemburgo, annuncia un decreto ministeriale per bloccare l’export degli armamenti verso la Turchia.
Si tratta in realtà  di uno pseudo-blocco che non impedisce affatto all’Italia di continuare a esportare armi al paese di Erdogan.
«Nelle prossime ore anche l’Italia fermerà , con un decreto ministeriale che devo firmare come ministro degli Esteri, l’export di armamenti verso la Turchia per tutto quello che riguarda il futuro dei prossimi contratti e dei prossimi impegni» ha dichiarato Luigi Di Maio.
Alla domanda se il decreto ministeriale riguarderà  solamente le nuove commesse e non quelle in corso secondo Di Maio «è ovvio che riguarda quello che succede da domani in poi».
L’Europa ha lasciato ai singoli Stati di assumersi la responsabilità  dell’embargo, firmando i propri atti in casa senza dover attuare a livello comunitario.
Questo fa si che i Paesi come l’Italia, che hanno paura di danneggiare il proprio mercato delle armi, possano muoversi con le cautele che ritengono più opportune.
Così facendo, però, finisce che le commesse ancora in corso non si fermeranno e le armi continueranno ad arrivare.

(da Open)

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IL SEGRETARIO DELLA LEGA DI AVELLINO INDAGATO PER CAMORRA

Ottobre 14th, 2019 Riccardo Fucile

23 ARRESTI PER ASSOCIAZIONE CAMORRISTICA DEL “CLAN PARTENIO”

C’è anche il segretario provinciale della Lega, l’imprenditore Sabino Morano, tra le 17 persone indagate a piede libero nell’inchiesta della Dda di Napoli e della Procura di Avellino che all’alba ha portato all’arresto per associazione camorristica di 23 persone di Avellino, Mercogliano e Monteforte, del “Nuovo Clan Partenio”.
L’abitazione di Morano è stata perquisita dalle forze dell’Ordine.
Nello scorso mese di agosto, alcune auto in uso all’esponente politico, vennero incendiate nei pressi del suo domicilio avellinese. Nei suoi confronti vennero anche disposte alcune misure di tutela personale.
Secondo la Dda di Napoli, Morano e gli altri indagati sono considerati “ricollegabili, anche per interposta persona, al gruppo delinquenziale”. Nei loro confronti è stato emesso un sequestro preventivo-probatorio anche per turbata libertà  degli incanti, trasferimento fraudolento di valori e riciclaggio. Tra le perquisizioni effettuate anche quella presso lo studio di un avvocato avellinese.
L’indagine ha ricostruito atti intimidatori ed episodi che si sono verificate di recente ad Avellino, e che ha al centro il nuovo clan Partenio che si sta affermando nel capoluogo Irpino e in altri comuni della provincia.
I carabinieri di Avellino hanno arrestato all’alba 23 persone per associazione per delinquere di tipo mafioso. L’operazione è scattata dopo una serie di episodi avvenuti nelle scorse settimane nel capoluogo irpino: attentati a imprenditori culminati con l’aggressione all’assessore alla Sicurezza del Comune di Avellino, Giuseppe Giacobbe.
Sono in corso perquisizioni da parte dei carabinieri e della Guardia di Finanza di Napoli in abitazioni, uffici, sedi di società  e aziende che sarebbero collegate, per interposta persona, al gruppo criminale.

(da agenzie)

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INTERVISTA AL GEN. ANGIONI: “EFFETTO DOMINO IN SIRIA, LA RUSSIA DA’ LE CARTE”

Ottobre 14th, 2019 Riccardo Fucile

ASSENZA DI UNA VISIONE STRATEGICA DI TRUMP MENTRE L’EUROPA STA A GUARDARE

“La triste verità  è che la Turchia si è rivoltata contro gli altri Paesi dell’alleanza di cui, formalmente, continua a far parte: la Nato. E questa rottura di fatto può avere conseguenze nefaste oltre il fronte siriano”.
A sostenerlo in un colloquio con HuffPost è il generale Franco Angioni, già  comandante delle truppe terrestri Nato nel Sud Europa e del contingente italiano in Libano negli anni più duri della guerra civile che dilaniò il Paese dei Cedri.
Generale, l’esercito turco prepara l’offensiva su Kobane, mentre forze dell’esercito siriano, con il consenso russo, si schierano a difesa dei curdi. Cosa significa, sul piano strategico militare questa presenza siriana?
Il rischio è che l’operazione militare scatenata da Erdogan contro le milizie curde si trasformi in una guerra tra Stati, con tutto ciò che ne comporterebbe sul piano militare e anche geopolitico. D’altra parte, era inevitabile che Bashar al-Assad entrasse in azione. Il presidente siriano cerca la migliore via di scampo per la sua situazione che resta precaria. E quindi si rifugia nell’abbraccio russo, trovando in Putin un sostenitore completamente disponibile, e da ciò ne scaturisce una ‘terribile tragedia’ nell’ambito della Nato. Perchè la Turchia, che resta almeno formalmente parte dell’Alleanza Atlantica, si è, anch’essa, rifugiata nell’abbraccio del capo del Cremlino. Di conseguenza la Russia, che dopo secoli di aspettative e grazie alla benevolenza di questi Stati mediorientali, è fermamente collocata nel Mediterraneo, coronando il sogno degli zar e dei loro successori.
Quali scenari militari sono possibili?
Sono scenari caotici. Perchè il rischio di uno scontro diretto tra l’esercito turco e quello siriano è concreto, e se ciò dovesse accadere c’è la possibilità  che a fianco di Damasco possano schierarsi i Pasdaran iraniani e gli Hezbollah libanesi, grazie ai quali, oltre che al sostegno russo, Assad ha potuto riconquistare gran parte del territorio siriano. E tutto questo perchè il più importante Stato dell’Alleanza Atlantica, gli Stati Uniti, ha abbandonato la scena dopo aver agevolato l’inizio del caos. Se si indulge all’ottimismo si può dire che il futuro è molto nebuloso, ma il mio timore, purtroppo, è che questo futuro sia molto pericoloso. Può piacere o no, ma oggi a dare le ‘carte’ in Siria è Mosca non Washington.
C’è il rischio che le dinamiche militari in atto nel nord della Siria possano avere un effetto domino sull’interno scenario mediorientale?
Questo effetto domino c’è già  di fatto. Ed è per questo che i Paesi della Nato, con l’esclusione degli Usa, sono molto preoccupati. Qui siamo di fronte a un paradosso che dà  conto di un caos insostenibile: i Paesi della Nato, o una parte di essi, potrebbero ordinare lo stop al sostegno militare a un loro alleato, la Turchia. Ma l’amara verità  è che la Turchia si è rivoltata contro gli altri componenti della Nato.
Come si spiega l’atteggiamento americano?
L’unica spiegazione è dubitare sulle facoltà  ‘strategiche’, per usare un eufemismo, del presidente del Paese più importante della Nato.
E l’Europa?
L’Europa, come al solito, sta a guardare, tentata di volgere lo sguardo altrove. E lo dico con grande amarezza.
Lei ha conosciuto sul campo eserciti e milizie mediorientali, cosa pensa dei curdi siriani e della loro resistenza?
Vede, il sentimento che provo di fronte agli eventi di questi giorni, è di profonda amarezza nei riguardi di un popolo che meriterebbe rispetto e assoluto sostegno.
Sul piano militare che valutazione dà  delle forze curde del Rojava?
Hanno dimostrato di avere grandi capacità  organizzative, una buona catena di comando, ma certo la sproporzione negli armamenti con quello che è il secondo esercito della Nato è impari. I curdi siriani hanno combattuto con determinazione e pagando un prezzo molto elevato a favore dei Paesi europei nella lotta contro i jihadisti dell’Isis. E anche fosse solo per questo meriterebbero un grande sostegno e un profondo rispetto.
Dalla Siria allo Yemen, dall’Iraq alla Palestina: l’unica logica che presiede alla storia del Medio Oriente è quella della forza?
Siamo consapevoli, e non da oggi, dell’esistenza della polveriera mediorientale. Noi europei non ce ne possiamo disinteressare, ne vale della nostra stessa sicurezza, ma siamo consapevoli che non possiamo intervenire in maniera diretta. Siamo convinti che la soluzione sia l’Onu, ma siamo anche consapevoli che questa più che una speranza sia una illusione. Il dato sconfortante è che al momento, e non si sa per quanto tempo, la nostra speranza è che ancora una volta gli Stati Uniti si facciano carico, ovviamente col sostegno dell’Europa, di una sia pur precaria stabilizzazione del Medio Oriente. Ma con un presidente come Donald Trump è molto difficile crederci.

(da “Huffingtonpost”)

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L’ITALIA E IL BLOCCO CON IL TRUCCO ALLA VENDITA DI ARMI ALLA TURCHIA

Ottobre 14th, 2019 Riccardo Fucile

“PER I CONTRATTI A VENIRE”: LA SOLUZIONE IPOCRITA NASCONDE IL FAVORE ALLE AZIENDE CONTROLLATE DALLO STATO (AUGUSTA. ALENIA, LEONARDO)

L’Italia alla fine blocca la vendita di armi alla Turchia con il trucco.
A Lussemburgo il ministro degli Esteri Luigi Di Maio ha annunciato che Il governo italiano varerà  un decreto interministeriale per bloccare l’esportazioni di armi alla Turchia, ma si tratta dello stop “ai prossimi contratti e ai prossimi impegni”, come ha precisato lui stesso a margine del Consiglio Esteri
Stamattina avevamo parlato di come Conte, Di Maio e il Partito Democratico avessero chiesto a gran voce il blocco della vendita delle armi in Turchia in un modo abbastanza curioso: invece di agire come hanno fatto, tra gli altri, Francia e Germania le istituzioni italiane chiedevano ad altri (ovvero all’Europa) di muoversi.
Questo perchè l’Italia voleva in primo luogo ottenere un embargo totale che non avrebbe messo in pericolo gli interessi delle aziende italiane (se viene bloccato l’intero export, nessuno in Europa ci guadagna era il ragionamento — sbagliato, perchè nel mondo ci sono altre aziende concorrenti) e in secondo luogo tutelare i contratti in essere.
Non avendo ottenuto il primo obiettivo nel Consiglio Esteri, ha ripiegato sul secondo.
E, bisogna dirlo forte e chiaro, lo ha fatto perchè le aziende che vendono armi alla Turchia sono di fatto delle controllate dello Stato.
Quali sono le aziende italiane che vendono armi alla Turchia?
Secondo la Rete Italiana per il Disarmo le forze armate turche dispongono di diversi elicotteri T129 ATAK (61 gli esemplari venduti nel 2010) prodotti dalla TAI, la Turkish Aerospace Industry.
Si tratta di elicotteri da combattimento che sono di fatto una licenza di coproduzione degli elicotteri italiani di AW129 Mangusta di Agusta-Westland, una società  che fino al 2015 era controllata da Finmeccanica e che dal 2017 è entrata a far parte della divisione elicotteri di Leonardo. Il maggiore azionista di Leonardo è il Ministero dell’Economia e delle Finanze al cui interno oltre ad Agusta-Westland sono confluite anche altre società  specializzate nella produzione di armamenti come Alenia Aermacchi e la storica OTO Melara.
Alenia Aermacchi, sempre secondo i dati della Rete Disarmo, ha venduto alla Marina turca gli ATR72-600 TMUA (acronimo per Turkish Maritime Utility Aircraft). Si tratta di aerei multiruolo per il pattugliamento che nella versione turca è chiamato Meltem III. Il primo esemplare di TMUA è stato consegnato nel 2013.
La Marina Turca — si legge sul sito di Alenia Aermacchi «ha ordinato un totale di otto esemplari di ATR72, due in versione TMUA e sei in versione da pattugliamento marittimo e per la lotta antisommergibile, denominati ATR72-600 TMPA (Turkish Maritime Patrol Aircraft)». Alenia prevedeva di consegnare il primo TMPA nel febbraio del 2017 e di completare la fornitura entro il 2018.
Leonardo, che nel 2017 era il nono player a livello globale per la vendita di armamenti dopo i colossi americani, il consorzio Airbus e la francese Thales, in Turchia avrebbe dovuto vendere 30 F-35, il caccia multiruolo di quinta generazione che ha fatto tanto discutere il M5S. La commessa però si è interrotta quando nel luglio scorso Ankara ha deciso di acquistare il sistema di difesa antiaerea di fabbricazione russa S-400. Una decisione che ha spinto gli Stati Uniti a far uscire la Turchia dal programma F-35 (era previsto l’acquisto di almeno 70 velivoli) interrompendo l’addestramento dei piloti turchi.
La ragione è che integrando il sistema S-400 all’interno del sistema di difesa NATO i russi avrebbero potuto essere in grado di “leggere” i tracciati radar del F-35 che è dotato di tecnologia stealth. Sempre Leonardo partecipa ad una commessa militare che prevede la fornitura di 30 elicotteri T129 da parte di Turkish Aerospace al Pakistan.
Leonardo, che ha un ufficio ad Ankara, cita il T129 come uno dei principali esempi di partnership commerciale con la TAI. Altri sono lo sviluppo di sistemi integrati di sorveglianza marittima. la fornitura di radar alle forze aeree e la fornitura di trenta cannoni navali Otobreda 76/62 trentacinque Otobreda 40/70 alla guardia costiera e alla marina militare turca. Anche l’italiana Beretta ha rapporti con la Turchia.
La controllata Stoeger produce ad Istanbul fucili e pistole, nel 2005 ha ottenuto la licenza alla produzione di armi dal Ministero della Difesa mentre nel 2002 la Beretta ha vinto una commessa per la fornitura di 40.000 pistole modello 92 alla Polizia turca. Infine, c’è da ricordare che le commesse al nostro Paese dalla Turchia sono già  diminuite drasticamente dal 2018 — che contava 70 autorizzazioni per oltre 362 milioni di euro — al 2019: al 30 settembre sono in atto 57 autorizzazioni per poco più di 49 milioni di euro. Negli ultimi anni le importazioni di armi sono passate dall’80 al 35 per cento.

(da ”NextQuotidiano”)

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OCEAN VIKING CON 176 NAUFRAGHI A BORDO CHIEDE UN PORTO SICURO, ORA PERSINO LA LIBIA CHIEDE AIUTO ALLE ONG PER I SALVATAGGI

Ottobre 14th, 2019 Riccardo Fucile

CONTINUANO GLI SBARCHI AUTONOMI: 200 A LAMPEDUSA , 108 IN CALABRIA… ONU: “NEL 2019 20.000 I MINORI NON ACCOMPAGNATI”

L’equipaggio di Sos Mediterranee ha salvato 176 persone. Tutte sono attualmente al sicuro a bordo dell’Ocean Viking, la nave di salvataggio noleggiata da Sos Mediterranee e operata con Msf (Medici senza frontiere), che ora aspetta che le venga comunicato un porto sicuro in cui attraccare per far scendere i migranti.
E intanto nella notte la nave dell’ong ha ricevuto comunicazioni dalle autorità  marittime libiche con informazioni su una barca in pericolo, la posizione approssimativa e richiedendo alla nave di procedere alla ricerca e al salvataggio.
L’Ocean Viking ha seguito le istruzioni ma non ha trovato la barca in pericolo dopo più di 9 ore di ricerca. Non sono state fornite ulteriori informazioni dalle autorità  libiche su ulteriore richiesta del coordinatore per la ricerca e il salvataggio a bordo.
Era la prima volta che l’Ocean Viking riceveva una richiesta scritta dalle autorità  libiche di impegnarsi in un’operazione di ricerca e salvataggio.
La mattina del 13 ottobre, l’Ocean Viking è stata avvisata di un altro gommone in difficoltà  e si è mossa per raggiungerlo. Alle 13.50, i team hanno completato il salvataggio di 102 persone, tra cui 4 donne in gravidanza e 9 bambini di età  inferiore ai 16 anni. L’Ocean Viking, secondo la legge marittima, ha richiesto un porto sicuro (PoS) per sbarcare le 176 persone salvate, presso il Jrcc (Joint rescue coordination centre) libico. Dato che le autorità  libiche hanno indicato Tripoli come porto di sbarco, scrive la Ong, abbiamo rifiutato in base al diritto internazionale e alle convenzioni che nessun luogo in Libia può essere attualmente considerato sicuro.
“Mentre l’Ocean Viking si sta dirigendo a nord e la maggior parte delle persone in grado di assistere i Rcc (Rescue coordination centre) sono state informate, raccomandiamo vivamente agli Stati membri dell’Ue e alle autorità  competenti di assegnarci tempestivamente un porto sicuro in modo che le 176 persone salvate possano essere sbarcate. Questi, uomini, donne, bambini hanno attraversato un viaggio terribile e spaventoso in mare; averli sul ponte di poppa della Ocean Viking è una soluzione di emergenza, ma un salvataggio può considerarsi concluso solo quando raggiungono una riva quando possono essere curati”, afferma Frederic Penard, responsabile delle operazioni di Sos Mediterranee.
“Ora è la quarta volta da quando l’Ocean Viking ha iniziato le operazioni che stiamo aspettando che ci venga assegnato un porto sicuro per sbarcare le persone salvate. Finora i governi dell’Ue non sono riusciti a istituire un meccanismo di sbarco conformemente al diritto marittimo. Gli accordi ad hoc non possono essere la soluzione. Chiediamo ai governi di porre fine a questa situazione inaccettabile”, ha aggiunto Sophie Beau, cofondatrice e vicepresidente di Sos Mediterranee.
Sbarchi non stop a Lampedusa.
Tre barconi sono arrivati all’alba sull’isola e complessivamente sono sbarcate circa 200 persone che sono state portate all’hotspot di contrada Imbriacola dove ci sono circa 400 migranti a fronte di una capienza massima di 90. Altre due piccole imbarcazioni che trasportavano, complessivamente, 108 migranti di nazionalità  iraniana e irachena, sono state individuate stamani da motovedette della Guardia costiera e della sezione navale della Guardia di finanza di Roccella Ionica al largo di Brancaleone.
Per motivi di sicurezza, i migranti sono stati trasbordati sulle unità  militari e trasportati nel porto di Roccella.
Le due imbarcazioni sono state individuate a distanza di un’ora l’una dall’altra. Sulla prima, una piccola barca a motore di meno di 15 metri, c’erano 64 persone, tra le quali 5 donne e 4 bambini. Sulla seconda, una piccola barca a vela, erano in 44, tra cui una donna ed una bambina. Le loro condizioni sono buone. I migranti, giunti in porto, hanno ricevuto la prima assistenza e poi sono stati trasferiti temporaneamente in un centro messo a disposizione del Comune e gestito dalla locale sezione della Protezione civile.
L’Unhcr, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, ha intanto sollecitato gli Stati europei a intraprendere maggiori sforzi per proteggere i minori rifugiati e migranti che non solo hanno sopportato viaggi difficili e pericolosi, ma continuano ad affrontare rischi e avversità  una volta giunti in Europa, fra cui condizioni abitative insicure, essendo erroneamente registrati come adulti, e carenza di cure adeguate.
L’ultima edizione del rapporto dell’Unhcr ‘Viaggi Disperati’, pubblicato oggi, registra che da gennaio a settembre 2019 circa 80.800 persone sono arrivate in Europa lungo le rotte del Mediterraneo – cifra in calo rispetto alle 102.700 persone giunte nello stesso periodo del 2018. Di coloro che sono arrivati, oltre un quarto erano minori, molti senza genitori.   “Questi bambini sono fuggiti da conflitti, hanno perso i propri familiari, mancano da casa da mesi, perfino anni, e alcuni di loro hanno subito abusi orribili durante il viaggio, ma le loro sofferenze non terminano una volta giunti alla frontiera”, ha dichiarato Pascale Moreau, direttrice del Bureau per l’Europa dell’Unhcr. “In tutta Europa, i minori non accompagnati, in particolare, sono accolti di frequente in centri di grandi dimensioni privi della sorveglianza dovuta, carenza che li espone a ulteriori abusi, violenze e stress psichico e al rischio crescente di migrare nuovamente o scomparire”

(da agenzie)

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GILETTI VI SPIEGA PERCHE’ SUL PREMIER NON ELETTO HA RAGIONE LUI ANCHE SE HA TORTO

Ottobre 14th, 2019 Riccardo Fucile

NULLA GLI VIETA DI ESSERE PER L’ELEZIONE DIRETTA DEL PREMIER, MA NELLA NOSTRA COSTITUZIONE QUESTA POSSIBILITA’ NON ESISTE

«Ma quale gaffe sull’elezione del premier! Sono laureato in giurisprudenza con 110 e lode. Conosco molto bene la Costituzione».
Così Massimo Giletti risponde alle polemiche per la frase pronunciata ieri a Non è l’Arena durante l’intervista con Giorgia Meloni quando il giornalista de La 7 aveva detto che «sono anni che noi non eleggiamo… caso incredibile e unico nel sistema» il Presidente del Consiglio. Giletti che appunto la Costituzione la conosce molto bene ci tiene a spiegare cosa voleva dire davvero.
«È chiaro che mi riferivo ad un fatto: da molti anni succede che diventi premier qualcuno che non è stato chiaramente presentato come candidato premier durante la campagna elettorale. L’ultimo presidente del Consiglio indicato come candidato premier di una coalizione già  durante la campagna elettorale è stato Silvio Berlusconi, quindi dal 2008 al 2011», spiega Giletti.
Ma a Giletti sfugge ad esempio che in quell’occasione Berlusconi era il capo della coalizione di centrodestra. Poi che in caso di vittoria di una coalizione il leader di quel gruppo di partiti venga proposto come candidato Presidente del Consiglio è un altro discorso.
Per la cronaca in Italia non esiste costituzionalmente la figura del “premier”, un termine che i giornalisti usano più che altro come sinonimo per evitare fastidiose ripetizioni.
«Poi non è più successo, nè con Mario Monti, nè con Enrico Letta, nè con Matteo Renzi, nè con Paolo Gentiloni, nè con Giuseppe Conte. E secondo me non è un bene. È una cosa triste», continua Giletti, ed è curioso che non abbia detto nulla quando Conte è stato eletto Presidente del Consiglio per la prima volta, grazie ai voti della Lega, ma solo ora che è al governo con i voti del centrosinistra. Ma Giletti è uno che la Costituzione la conosce “molto bene” per questo non solo parla sempre di premier e mai di Presidente del Consiglio (che è il termine usato nella Costituzione) ma ci tiene a ribadire che il suo «non è un inno all’elezione diretta del premier» che appunto non è prevista dalla nostra Costituzione (quella che conosce molto bene).
Cos’è allora la sua? «È una constatazione amara sul fatto che da molti anni noi votiamo dei partiti rimanendo però ‘al buio’ su chi sarà  il premier e poi i palazzi decidono a posteriori. Lo so che costituzionalmente nulla osta. Ma a me, e credo anche a tanti altri elettori, questa cosa non piace. Se poi quelli che commentano vogliono aggrapparsi con le unghie ai vetri pur di polemizzare, lo facciano pure. Ma il senso delle mie parole era molto chiaro».
Ora dobbiamo ricordare che Giletti è laureato in Giurisprudenza con 110 e Lode e conosce molto bene la Costituzione (quella secondo la quale l’Italia è una repubblica parlamentare). Forse conosce meno bene la storia: perchè ad eccezione delle trovate di marketing elettorale di Berlusconi di presentarsi agli elettori come “candidato Presidente” la storia della nostra Repubblica ha funzionato sempre così: gli elettori hanno votato dei partiti senza “sapere” chi sarebbe stato il Presidente del Consiglio.
O forse Giletti si ricorda di quando gli italiani votarono per “eleggere” De Gasperi, Andreotti, Rumor, Fanfani, Cossiga, Scelba o Craxi (per citarne solo alcuni) come Presidenti del Consiglio? Non può ricordarselo perchè non è mai successo.
Noi invece ricordiamo a Giletti che ieri ha detto questo: «diciamo che non abbiam più scelto un presidente del Consiglio da una vita… lo dico per ricordarlo a tutti: sono anni che noi non eleggiamo… caso incredibile e unico nel sistema… il presidente del Consiglio» e che quando Giorgia Meloni ha detto «noi adesso non votiamo, che facciamo prima» alludendo al fatto che ci avrebbero tolto il diritto di voto perchè è cambiato il governo Giletti non ha detto nulla. Proprio a lei che venne eletta nel 2008 con Berlusconi “candidato premier” e poi finì per votare la fiducia a Mario Monti.
Possibile che a Giletti, così esperto e preparato, sia sfuggita quella piccola incongruenza?

(da “NextQuotidiano”)

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GRILLO E DI MAIO SI FANNO I DISPETTI A ITALIA 5 STELLE

Ottobre 14th, 2019 Riccardo Fucile

NESSUNO DEI DUE ASSISTE AL COMIZIO DELL’ALTRO

Paola Zanca sul Fatto racconta un retroscena che spiega come mai Beppe Grillo se ne sia andato da Italia 5 Stelle durante il discorso di Luigi Di Maio: tra i due c’è un po’ di maretta e allora ciascuno fa i dispetti all’altro.
Il ministro degli Esteri si è dato alla fuga dal retropalco dopo il discorso di Beppe e non è rimasto a chiacchierare con lui sabato
L’una del mattino è passata da un pezzo, ma nel piccolo cortile alle spalle della hall, Beppe Grillo tiene banco come al solito. Ci sono i ministri Stefano Patuanelli e Laura Castelli, c’è il socio di Rousseau Max Bugani e anche il patron Davide Casaleggio, silente come suo solito: proferisce parola solo per accennare un lamento sul dj set che ha chiuso la festa di Italia 5 Stelle.
Giuseppe Conte ha già  lasciato Napoli, Luigi Di Maio ha preferito andarsene a cena sul lungomare con la fidanzata e altri pochi intimi (Grillo ricambierà  la cortesia abbandonando la kermesse mentre il capo politico tiene il discorso di chiusura).

(da “NextQuotidiano”)

argomento: Costume | Commenta »

I CAZZARI SOVRANISTI CHE VOGLIONO FERMARE GLI SBARCHI CON LA NAVE (CHE NON HANNO) DELL’ESORCISTA CON ANNESSO CROCEFISSO GIGANTE

Ottobre 14th, 2019 Riccardo Fucile

E INFANGANO PURE IL NOME DEGLI INCURSORI DELLA X MAS, DANDO ALLA NAVE (CHE NON HANNO) IL NOME DELLA FAMOSA FLOTTIGLIA

Si fanno chiamare la Compagnia dei Sovrani GNO, dove “GNO” è il contrario di ONG, l’acronimo di organizzazione non governativa.
L’associazione, nata a Ravenna a fine agosto, ha infatti l’obiettivo di fermare fisicamente gli sbarchi di immigrati. Un vero e proprio blocco navale in mezzo al mare, per impedire a barchini, barconi, gommoni e pescherecci di far arrivare i migranti sulle nostre spiagge.
Tra i quattro promotori dell’associazione ci sono Paride Orfei, discendente dell’omonima famiglia circense che qualche tempo fa aveva tentato l’avventura politica come sindaco a Mira (Veneza) e David Fabbri il “diacono” esorcista che era in piazza a Montecitorio il giorno della manifestazione di Salvini e Meloni contro il Conte bis e che in questi   ultimi mesi è diventato famoso per le sue battaglie contro le statue “blasfeme” e in difesa delle vittime di Bibbiano.
Al Gazzettino Paride Orfei ha spiegato che i “Sovrani” saranno in mare «con i droni ma non porteremo i clandestini a bordo. Verranno soccorsi e trasportati esclusivamente in Germania, Francia e Olanda».
Come questo possa avvenire naturalmente è un mistero, perchè senza portare i migranti a bordo è alquanto difficile poterli “trasportare” in Germania o in Olanda.
E lasciarli in mare ad annegare potrebbe addirittura configurarsi come un’ipotesi di reato.
Il vero obiettivo pare essere quello di “filmare e documentare le verità  sugli sbarchi dei clandestini e delle ONG” per realizzare un documentario che “verrà  messo a disposizione della stampa”.
Ma i droni non bastano, serve anche un’imbarcazione. Che per ora non c’è ma della quale si sa già  il nome. «La nostra nave si chiamerà  “X-mas”, la decima mas, la nave di Babbo Natale» ha annunciato Orfei.
Il riferimento ovviamente non è tanto a X-Mas (Christmas, ovvero Natale) ma alla decima flottiglia MAS, il gruppo di incursori della Repubblica Sociale.
La strategia è tutta da ridere: «Cercheremo di fermare le Ong con un uomo in barchino armato di crocifisso».
Quell’uomo è proprio Davide Fabbri, che salderà  sulla prua della nave un crocifisso di ferro di due metri e e mezzo. C’è un piccolo particolare: la barca la devono ancora comprare.
Il gruppo spera di acquistarne una al prezzo di 130 mila euro, l’imbarcazione dovrà  essere armata (nel senso di arruolare un equipaggio e un capitano) e portata nell’area delle operazioni. Manco a dirlo per farlo servono soldi, parecchi.
E l’ultima volta che un gruppo sovranista-identitario ha noleggiato una nave per “documentare” i crimini delle Ong non è finita benissimo. Nel 2017 l’operazione Defend Europe di Generazione Identitaria fu un fiasco totale: non venne documentato nulla tranne il costo totale (140 mila euro) per otto giorni di navigazione.
E siccome l’equipaggio era cingalese e gli identitari non sapevano come fare a farli tornare a casa loro vennero abbandonati al porto di Barcellona.

(da “NextQuotidiano”)

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LE COMICHE: GILETTI E LA MELONI DICONO CHE “SONO ANNI CHE NON ELEGGIAMO UN PRESIDENTE DEL CONSIGLIO”

Ottobre 14th, 2019 Riccardo Fucile

MA FATE UN RIPASSO DI DIRITTO COSTITUZIONALE PRIMA DI DIRE CAZZATE IN TV

«Ricordo al pubblico da casa — dice Massimo Giletti nel corso di un’intervista con Giorgia Meloni a Non è l’Arena — che non abbiamo più scelto un presidente del Consiglio da una vita. Sono anni che non eleggiamo più un presidente del Consiglio, caso unico in questo sistema».
Ben lungi dal correggere l’errore clamoroso sul profilo del diritto costituzionale, Giorgia Meloni (a cui la frase del conduttore fa gioco per la sua propaganda) incalza: «Adesso non votiamo proprio più, eleggere è una parola grossa».
In poco meno di 30 secondi va in scena una brutta pagina di disinformazione.
È noto ormai anche ai muri che, nel sistema di repubblica parlamentare italiano, non c’è alcuna elezione del presidente del Consiglio, che viene scelto dal parlamento come espressione del voto politico o dell’instaurarsi di nuove maggioranze in aula.
In più a questo si aggiunge che Giorgia Meloni vuol far passare il principio che «ormai non votiamo più», come se le elezioni del 2018 fossero state soltanto un sogno (o un incubo, a seconda dei punti di vista) per tutti gli italiani.
La frase della leader di Fratelli d’Italia si configura all’interno di quella propaganda a trazione sovranista che, al momento della crisi di governo, aveva chiesto il ritorno alle urne.
Ricordiamo a Giorgia Meloni che la costituzione prevede che la legislatura duri 5 anni (quindi le prossime elezioni calendarizzate sarebbero nel 2022), anche in caso di caduta di un governo e della possibilità  che in Parlamento si trovi un’altra maggioranza.
Questa frase ricorda da molto vicino quella pronunciata da Lorella Cuccarini a Otto e Mezzo a marzo 2019.
In quella circostanza la show girl (anche lei votata alla causa sovranista) aveva detto che ormai in Italia non si vota più da dieci anni. Ma una cosa è quando una gaffe arriva da chi non è del campo. Un’altra è quando a farle sono conduttori navigati di talk-show o politici che siedono da anni in Parlamento.
E che, a quanto pare, piegano le sue regole alla propria propaganda

(da “NextQuotidiano”)

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