Destra di Popolo.net

CONTE ALZA LA VOCE SULLA MANOVRA: “E’ COSA FATTA, NON TORNA IN CDM, CHI NON FA SQUADRA E’ FUORI DAL GOVERNO”

Ottobre 19th, 2019 Riccardo Fucile

IL PREMIER DICE NO AL VERTICE DI MAGGIORANZA CHIESTO DA DI MAIO

Non si arrestano le polemiche interne al governo sulla manovra e i mal di pancia del M5s, che hanno portato il capo politico Luigi Di Maio a richiedere al premier Giuseppe Conte un vertice di maggioranza per trovare un’intesa su Pos e partite Iva. Oggi il presidente del Consiglio risponde picche e da Perugia, dove ha visitato Eurochocolate, respinge la richiesta al mittente con parole dure: “Vertice di maggioranza? La manovra è stata approvata e deliberata dai ministri di tutte le forze politiche, anche del M5S. Bisogna fare squadra, chi non la pensa così è fuori dal governo”.
Poi bacchetta il M5s: “Il piano anti-evasione non può essere nè smantellato nè toccato. Io ho iniziato con il M5S che gridava “onestà  onestà ” e tutte le forze politiche non devono tirarsi indietro”, conclude.
Conte però non vuole alzare il livello dello scontro e, vista la lettura data dai media alle dichiarazioni del premier, Palazzo Chigi lascia filtrare in serata una precisazione attribuita a fonti della presidenza del consiglio: “Nelle sue dichiarazioni Conte non ha inteso fare riferimento a singoli politici o forze politiche, ha fatto un discorso più generale, nella convinzione che un governo ha bisogno di unità  e coesione per lavorare e lavorare bene”.
A complicare il quadro c’è poi il braccio di ferro avviato dai renziani su Quota 100 e, da oggi, anche su altri punti della manovra, come la sugar tax sulla quale Renzi e compagni annunciano emendamenti in Parlamento.
Al punto che il vicesegretario del Pd Andrea Orlando dice chiaramente rivolto a Iv e 5S: “Si dica se la fiducia è venuta meno”.
E oggi sulla legge di bilancio interviene, nel tentativo di riappacificare gli alleati di governo, il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia. Che, dal convegno dei Giovani Imprenditori a Capri, afferma: “Le fibrillazioni interne al governo non aiutano in generale, noi abbiamo criticato nel maggio scorso l’idea di presentismo, la tattica e la continua sensazione in questo Paese di essere sempre in campagna elettorale. Preferiremmo che questo governo, invece che dibattere a mezzo stampa, dibattesse al suo interno e definisse una linea comune di direzione del Paese. Questo potrebbe aiutare la serenità  del mondo dell’economia”.
Parole alle quali fanno da contraltare quelle del segretario del Pd Nicola Zingaretti, che da Perugia dove ha visitato Eurochocolate, nega che ci sia “un asse” tra il Pd e il premier: “Asse con Giuseppe Conte? L’unico che ho è sugli interessi di questo nostro Paese che ora ha bisogno di uscire dall’incubo di una stagione nella quale hanno prevalso l’incertezza e la paura”.   Poi aggiunge: “Io difendo l’Italia, questo grande Paese può farcela. E questa manovra economica è l’inizio della svolta”.
Dalla Leopolda in corso a Firenze, invece, arrivano le critiche di Italia Viva al presidente del Consiglio e al Pd
Il coordinatore Ettore Rosato sottolinea la sintonia di intenti tra Iv e i cinquestelle: “Conte tenga conto delle voci che arrivano dalla maggioranza”, afferma. “Ci sono due forze delle maggioranza”, Italia Viva e M5S, “che pongono dei temi condivisi” sul no all’aumento delle tasse e sulle risorse per la famiglia, “vanno ascoltate”.
Il vicesegretario dem Andrea Orlando, ospite de L’Intervista di Maria Latella su Skytg24, controbatte: “Io non mi so spiegare questo atteggiamento che rischia di non raccontare una manovra tutt’ altro che scontata. Sono polemiche incomprensibili. Gli alleati ci dicano se è cambiato qualcosa, se non ci sono più le ragioni per una scommessa, per noi le ragioni ci sono, ci fidiamo di Conte e degli alleati. Ma se la fiducia è venuta meno lo si dica”.

(da agenzie)

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SCELTO IL SIMBOLO DI ITALIA VIVA: UN GABBIANO IN VOLO PER IL PARTITO DI RENZI

Ottobre 19th, 2019 Riccardo Fucile

TRA I TRE LOGHI SOTTOPOSTI AL VOTO, I SIMPATIZZANTI DELLA NUOVA CREATURA RENZIANA HANNO DECISO

Ecco il simbolo del nuovo partito di Matteo Renzi.
Alla Leopolda sono stati tutti in attesa del disvelamento ufficiale
Promesso alle 17.30, era ancora bloccato dagli interventi de palco. Ma dietro le quinte il mistero è stato svelato.
Il simbolo è quello con il gabbiano in volo e sotto la scritta Italia Viva. Il numero due nella lista di tre scelte.
I colori sono il viola, l’arancione e il giallo. Da questo momento il partito nasce e questo simbolo sarà  testato nei sondaggi.

(da agenzie)

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BOSCHI CHIAMA CARFAGNA: “LA STIMO MOLTO, MA SARA’ LEI A DECIDERE”

Ottobre 19th, 2019 Riccardo Fucile

LA SPERANZA CHE ADERISCA AD ITALIA VIVA: “MARA FARA’ LE SUE SCELTE, NON VA TIRATA PER LA GIACCHETTA”

Quello di Maria Elena Boschi è un chiaro invito a Mara Carfagna: le porte di Italia Viva per la deputata di Forza Italia sono aperte.
In un’intervista al Foglio, la capogruppo alla Camere di Italia Viva non nega la stima per la sua collega azzurra, però non vuole affrettare i tempi: “Mara non va tirata per la giacchetta. Però capisco benissimo il suo imbarazzo ad andare domani (oggi, ndr) a Roma con Casapound”.
Carfagna “farà  la sua scelta”, spiega Boschi parlando della possibile adesione al partito di Matteo Renzi.
Intanto, però, gli arrivi in casa renziana aumentano, anche se “il quadro completo ce l’ha Ettore Rosato”: “Io conosco alcune singole adesioni , quella del capogruppo del Pd regionale delle Marche, Fabio Urbinati, per esempio. Ieri si è aggiunto anche il sindaco di Ercolano, Ciro Buonajuto. E poi c’è Isabella Conti”.
Boschi non nasconde le critiche al Pd, rispondendo a una provocazione dell’intervistatore che le chiede se è vero che Iv abbia ribattezzato i dem come Pdt, il partito delle tasse: “No — replica — anche se talvolta viene da pensarlo. Persino nei 5 Stelle ci sono quelli preoccupati per la pressione fiscale, guardate Luigi Di Maio”.
Di Maio che ultimamente sembra andare molto d’accordo con Matteo Renzi: “Stanno al governo insieme, è normale che si parlino. Contro l’aumento dell’Iva abbiamo condiviso una battaglia. Ma per noi il rapporto con il M5s è a tempo determinato. È il Pd che è orientato ad allearcisi”.
Renzi è argomento frequente di discussione durante l’intervista, in cui si parla anche del dualismo con Salvini: “Renzi è l’unico leader che ha una vera visione contrapposta a quella di Salvini. E a differenza di Salvini parla a un mondo più ampio, che possiamo convincere: elettori della Lega, del Pd, ma anche dei Cinque Stelle”.
Inoltre, secondo la deputata di Iv, “non tutta la Lega si identifica completamente in Salvini. C’è una Lega produttivista che soffre: Salvini parla al ceto medio, sì, ma poi lo tradisce. L’italianità  si difende tornando protagonisti in Europa, facendo cose serie sulle partite Iva, sulle tasse, sul merito e le pari opportunità ”.
Gli ultimi scontri sulla manovra vengono confermati dalla deputata di Iv, che risponde sulla tenuta della maggioranza: “A questo governo crediamo. Il punto, però, è che bisogna fare cose buone per i cittadini. E non credo che quota 100 o mettere tasse sulle bevande zuccherate sia buono per i cittadini. Mancano le risorse? Le risorse si trovano negli sprechi pubblici. Non vanno cercate nelle tasche della gente”.
Poi Boschi conclude: “Non si sta al governo per fare ricatti. Ma è importante insistere sulle cose giuste”.

(da Fanpage)

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AMICI INGLESI, NON VI SOPPORTO PIU’

Ottobre 19th, 2019 Riccardo Fucile

LA BREXIT E’ UNA TRAGEDIA IN QUARANTA ATTI, UNO   PER OGNI MESE DA QUANDO E’ STATA VOTATA. E NON SE NE VEDE LA FINE

“Se vuoi volare, lascia andare via tutto ciò che ti pesa”. Quando anche nella frasetta dei Baci Perugina si legge un evidente riferimento ad una Brexit senza accordo, c’è da riconoscere che qualcosa nella testa ha smesso di funzionare.
Nel dubbio apro subito un altro cioccolatino, un po’ per consolarmi della giornata di sole freddo trascorsa a lavorare, un po’ per cercare di capire se sono io che non sto bene: niente, anche lui mi parla di «esuberante libertà », sarà  un segno?
Dal notiziario BBC giungono voci di velluto a commento della giornata, ma la verità  è che non riesco più ad appassionarmi al dettaglio delle singole opinioni, dietro il dibattito politico vedo una società  diventata come una ciambella — la mia voglia di dolci non si è placata — in cui manca il centro.
Sogno politici con gli occhiali spessi e il completo grigio che dicono parole fumose dall’effetto sedativo, pastori calmi in grado di riportare il gregge in ordine. Una sorta di democrazia cristiana un po’ zen. E invece vedo davanti a me primedonne che speravano di ottenere tutto con il loro approccio aggressivo e che, inevitabilmente, finiscono vittime di rappresaglie.
Tutta roba sofisticata da arsenico e vecchi merletti, niente a che vedere con certe scene sguaiate a Montecitorio, ma la sostanza non cambia: il Regno Unito è ingovernabile.
Oggi il Parlamento si è riunito per la prima volta di sabato dal 1982, epoca della guerra delle Falklands, per approvare l’accordo che Boris Johnson aveva riportato fresco fresco da Bruxelles.
Un abominio, rispetto alle condizioni vantaggiose di cui il Regno Unito gode rimanendo membro dell’Unione europea, ma anche una soluzione e potenzialmente l’inizio di una fase nuova, se si considera il fatto che la Brexit è stata votata e che neppure il Labour è riuscito a fare campagna per revocarla.
Solo i LibDem, guidati da una donna giovane, simpatica e leale, Jo Swinson, sono apertamente a favore dell’Europa.
Ma invece di elogiarla, i trolls laburisti le riservano attacchi misogini e violentissimi, veramente inquietanti in un paese in cui una deputata è stata uccisa nel 2016.
E poi i LibDem non hanno una grande forza in parlamento e anche se stanno crescendo, non saranno mai maggioranza. Con l’eccezione di qualche enorme manifestazione a Londra, il paese nel suo insieme non ha dato grandi segni di non volere la Brexit. Il problema è che non ha dato neppure grandi segnali di volerla.
La Brexit è una tragedia in quaranta atti, uno per ogni mese da quando è stata votata. E non se ne vede la fine. C’è la tragedia dell’insicurezza che ha tagliato le gambe al business.
Esco di casa e passo davanti al relitto di un grande ristorante francese un tempo sempre pieno, chiuso da poco: non ce l’hanno fatta e per me è un bel problema, perchè ci portavo a pranzo le fonti senza spendere troppo.
Un’amica mi parla al telefono della sua attività  in chiusura, sempre per via della Brexit, e di come la ristorazione sia in ginocchio: notizia devastante, il suo bar era la mia seconda casa. Il padre di un amichetto di mia figlia mi racconta di babysitter che chiedono 18 sterline all’ora, tanto ormai il mercato lo consente, non c’è più concorrenza come un tempo.
La sterlina è debole, il mercato immobiliare paralizzato, anche chi deve cambiare la cucina aspetta la fine del mese. Mica per la busta paga, ma per capire cosa ne sarà  di questa povera isola la notte di Hallow’een, quando scherzetto o dolcetto, si uscirà  o si rimarrà .
La tragedia è politica e ha già  fatto fuori due primi ministri. Il terzo, Boris Johnson, non ha nessuna intenzione di soccombere, ma i deputati hanno così poca fiducia in lui che hanno approvato un emendamento per costringerlo a far votare la legislazione secondaria dell’accordo raggiunto sulla Brexit prima di dare il via libera all’accordo stesso.
Per quanto io possa essere esasperata oggi — scarto un altro cioccolatino, prendo anche un paracetamolo per il mal di testa — ammetto che sono necessarie tutte le precauzioni possibili contro un premier che ha ingannato la regina, cercato di chiudere il parlamento per cinque settimane e che è circondato da politici assai infidi come quelli dello European Research Group, che detto così sembra un centro studi anche se in realtà  si sono limitati a teorizzare il no deal con la mannaia.
Con questa cricca al potere, neanche davanti a un accordo firmato con Bruxelles il Parlamento si è fidato che Johnson non avrebbe portato al no deal, e questo la dice lunga sullo stato delle cose. Inoltre anche nei giorni passati, quando intorno all’accordo spirava una brezza di ottimismo, non mi usciva dalla testa che prima o poi i deputati si sarebbero vendicati del trattamento subito (poi sarà  la volta dei giudici e, chissà , magari anche della regina): si sono vendicati oggi, in un sabato di sole, rompendo le uova nel paniere al biondo premier.
La Brexit è una tragedia sociale: in questi tre anni e mezzo le strade delle città  britanniche hanno visto aumentare tanto sia gli accoltellamenti tra bande rivali di giovanissimi che la presenza di senzatetto, spesso giovanissimi anche loro.
La settimana scorsa ho visto una ragazza che aveva appena compiuto 18 anni davanti alla metro, le ho parlato un po’ e le ho dato dei soldi, poi è arrivata una signora più preparata di me sul mondo delle charities e se n’è occupata lei. La ragazza era bianca, carina e così giovane da commuovere tutti.
Per gli altri deve essere ancora più difficile. Non basta abituarsi a quel modo tutto inglese di non guardare in faccia il prossimo per ignorare che a questa società  inizia a mancare un pezzo e che il tema dell’uscita dalla Ue sta occupando troppo spazio politico.
Tra gli amici giornalisti ci capiamo. Sono anni che saltiamo appuntamenti, feste, cene, giornate con i figli in attesa di una svolta che non arriva, di una storia che non sa trovare una parola fine.
Vorremmo un lieto evento finale, ma a questo punto ci basterebbe un finale qualunque. In tanti mi chiedono se voglio tornare in Italia e io rispondo sempre che no, che voglio seguire la mia storia fino in fondo, che da giornalista non posso lasciare un grande fatto storico a metà  e che anche da scrittrice, dopo aver fotografato la Londra pre-referendaria nel mio primo romanzo, Città  irreale, sono curiosa di vedere cosa ne verrà  fuori appena si passerà  al prossimo capitolo.
Soffrirei a vedere il paese raccontato da altri, l’amore per tutte le cose britanniche è intatto, la fiducia per il futuro assoluta, la voglia di vedere le evoluzioni di un paese che ha preso una strada così assurda incontenibile.
E’ solo che oggi, sabato 19 ottobre, giorno campale dell’ennesimo voto storico finito in un pugno di mosche, non li sopporto più.

Cristina Marconi
(da “Huffingtonpost”)

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SI AVVICINA IL MOMENTO DEL RINNOVO DEGLI ACCORDI CON I TRAFFICANTI LIBICI

Ottobre 19th, 2019 Riccardo Fucile

MENTRE LA GUARDIA COSTIERA LIBICA E’ INDAGATA DAL TRIBUNALE DELL’AJA PER CRIMINI CONTRO L’UMANITA’, IL GOVERNO VUOLE CONTINUARE A FINANZIARE DEI DELINQUENTI

Il 14 ottobre, dopo quasi tre mesi dagli annunci ufficiali di Fayez al-Serraj, le autorità  libiche hanno chiuso il centro di detenzione di Misurata. Più di cento rifugiati e migranti detenuti in questa struttura sono stati trasferiti in altri due centri di detenzione, quello di Zliten e Souq Al Khamees. Strutture che, come testimoniato dall’Unhcr e da Medici Senza Frontiere, presentano condizioni di soggiorno ugualmente critiche.
La decisione di chiudere i centri di detenzione era stata presa lo scorso 7 luglio, a seguito dei bombardamenti avvenuti 5 giorni prima sulla struttura di Tajoura (poi evacuata), vicino Tripoli, nel pieno della crisi libica tra le forze della Tripolitania e quelle della Cirenaica, guidate dal generale Khalifa Haftar.
Durante l’attacco (a cui era seguito quello di Qasr Ben Ghashir) avevano perso la vita almeno 40 persone ed erano rimaste ferite almeno 130, su un totale di 600 presenti nel centro.
Ma benchè la chiusura dei centri di detenzione, definiti «lager disumani» dagli organismi internazionali che li hanno visitati, sia un passo necessario nella risoluzione della crisi umanitaria nordafricana, da sola non basta.
Attualmente, a causa dell’instabilità  istituzionale e della guerra civile in corso, non esistono strutture sicure in Libia dove rifugiati e migranti liberati possono trovare protezione e assistenza.
L’unica struttura gestita dall’Onu, il Centro di Raccolta e Partenza a Tripoli, è ora satura, e l’Unhcr ha affermato che non è più in grado di accogliere persone vulnerabili.
«Chiudere un centro di detenzione sarebbe un passo avanti positivo se rifugiati e migranti avessero la libertà  di movimento, protezione e assistenza. Così sono passati da una condizione di detenzione a un’altra, vedendo le loro condizioni peggiorare ulteriormente», ha detto Sacha Petiot, capo missione di MSF in Libia
La creazione e il finanziamento dei centri di detenzione, e l’affidamento della loro gestione unicamente nelle mani della Libia, sono tre dei punti cruciali degli accordi siglati nel 2017 dall’allora presidente del consiglio Paolo Gentiloni e dal capo del governo di riconciliazione nazionale libico al-Serraj.
A questo si unisce la collaborazione e il supporto dell’operato della Guardia Costiera Libica, sulla quale il tribunale dell’Aia indaga per crimini contro l’umanità .
Le autorità  marittime libiche, infatti, sono state accusate dalle organizzazioni internazionali di riportare nei centri di detenzione i migranti e i rifugiati recuperati nelle barche in mezzo al Mediterraneo, oltre che di vendere all’asta come schiavi molti di loro.
E proprio del memorandum d’intesa tra Libia e Italia si è ricominciato a discutere in questi giorni. Il 2 novembre è previsto il rinnovo automatico degli accordi, una clausola prevista nell’Articolo 8 del testo, su cui ha messo l’accento il deputato dem Matteo Orfini. In un tweet pubblicato a poche ore dall’ultimo naufragio nel Mediterraneo, Orfini si è espresso ancora una volta in controtendenza con l’operato del governo e del suo partito:
«Altri 30 tra morti e dispersi al largo di #Lampedusa,tra loro 8 bambini», scrive l’ex presidente dem. «La colpa non è del buonismo, come dice Salvini, ma di chi ha scritto decreti che impediscono alle navi di salvare vite. E di chi ha paura di abrogarli. Quindi anche nostra, del nostro governo e del mio partito».
Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, in riunione il 18 ottobre con la ministra dell’Interno Luciana Lamorgese, non ha portato sul tavolo nessun piano di revisione degli accordi. Ma pur volendo fare marcia indietro prima della scadenza — intenzione negata anche dai dem che hanno parlato di un «lavoro da iniziare a gennaio» — al momento si sarebbe formalmente fuori tempo.
Come si legge nel testo, «il memorandum sarà  tacitamente rinnovato alla scadenza per un periodo equivalente, salvo notifica per iscritto di una delle due Parti contraenti, almeno tre mesi prima della scadenza del periodo di validità ».
In ogni caso, gli interessi in gioco sono molto più ampi: stando all’Articolo 7, il Memorandum «può essere modificato a richiesta di una delle Parti, con uno scambio di note, durante il periodo della sua validità ». A cambiare le carte in tavola, inoltre, ci sarebbe la fdegenerazione della situazione in Libia, attualmente Paese in guerra, che porterebbe le condizioni di stesura del contratto a mutare notevolmente. Le sponde libiche, come constatato anche dall’Onu e dalla Commissione europea, non possono più essere considerate un porto sicuro.
Le recenti inchieste del Tribunale internazionale dell’Aia sull’operato della Guardia Costiera libica hanno gettato ulteriori ombre sull’accordo e il ruolo dell’Italia nella cooperazione con chi è accusato di «crimini contro l’umanità ».
Come ha recentemente svelato Avvenire, in virtù dei patti bilaterali, le autorità  italiane hanno ospitato in due diversi incontri, uno a Mineo e uno a Roma, il capo della Guardia costiera Abd al-Rahman al-Milad, detto Bija, che si è rivelato essere, stando all’Onu, uno dei trafficanti libici più pericolosi.

(da agenzie)

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MINNITI SENZA VERGOGNA: SOSTIENE ANCORA CHE OCCORRE RINNOVARE GLI ACCORDI CON I TRAFFICANTI LIBICI

Ottobre 19th, 2019 Riccardo Fucile

SAREBBE MEGLIO DESSE SPIEGAZIONI SUL MOTIVO PER CUI HA FATTO ENTRARE IN ITALIA BIJA, IL RE DEI TRAFFICANTI

L’inchiesta di Nello Scavo su Avvenire sui rapporti che il governo italiano ha avuto con il trafficante di esseri umani Bijia, cui è stato permesso di entrare in Italia con il beneplacito del governo, è stata la prova che – come ha affermato Roberto Saviano a Propaganda Live – ‘Il governo si è seduto al tavolo con i criminali’.
Nonostante questo, Minniti (ex ministro dell’Interno e principale fautore degli accordi italiani con la Libia, accusati di essere una delle concause al traffico di migranti) insiste che gli accorid vadano rinnovati, in quanto altrimenti l’Italia sarebbe ‘a rischio terrorismo’.
Per l’ex Ministro, insomma, le testimonianze dei lager libici e delle condizioni disumane dei migranti in quelle prigioni valgono poco davanti al rischio terrorismo.
Da tempo si insiste perchè gli accordi con la Libia vengano rimodulati o annullati del tutto, perchè troppe sono state le testimonianze per permetterci di far finta di nulla.
Le parole di Minniti hanno infatti sollevato molto sdegno online.
Michela Murgia su twitter ha infatti scritto: “È sotto scorta da ieri Nello Scavo per la sua inchiesta sul criminale Bija entrato in Italia col beneplacito del governo. Anzichè spiegare come sia stato possibile, l’allora ministro interni Minniti insiste ancora sulla linea degli accordi con gli aguzzini. Niente vergogna?”.

(da agenzie)

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“IL REATO C’E’ MA E’ DI LIEVE ENTITA'”: LA PROCURA DI RAVENNA CHIEDE L’ARCHIVIAZIONE PER I TRE POLIZIOTTI CHE VOLEVANO ILLECITAMENTE IMPEDIRE AL GIORNALISTA DI FILMARE IL FIGLIO DI SALVINI SULLA MOTO D’ACQUA DELLA POLIZIA

Ottobre 19th, 2019 Riccardo Fucile

IL VIDEOMAKER: “SI SANCISCE CHE C’E’ STATA VIOLAZIONE DEL DIRITTO DI CRONACA”

Il reato c’è, ma non è grave. Lo dice la procura di Ravenna che ha chiesto l’archiviazione del fascicolo sui tre poliziotti accusati di aver tentato di impedire al giornalista di Repubblica, Valerio Lo Muzio, di svolgere il proprio lavoro esercitando il diritto di cronaca.
L’atto porta la firma del pm Antonio Vincenzo Bartolozzi e del procuratore Alessandro Mancini ed è indirizzata al Gip a cui si chiede di chiudere il caso per “tenuità  del fatto”.
L’episodio contestato ai tre esponenti delle forze dell’ordine risale al 30 luglio scorso, quando su una spiaggia di Milano Marittima, il figlio del leader della Lega Matteo Salvini fece un giro in mare con una moto d’acqua della Polizia guidata da un agente. Lo Muzio riprese la scena, ma mentre era a lavoro con la sua telecamera venne fermato da due poliziotti della scorta dell’allora ministro dell’Interno che gli impedirono di proseguire.
Dopo il clamore della vicenda la Procura di Ravenna aprì un fascicolo per “tentata violenza privata” che oggi ritiene che debba essere archiviato non perchè il reato non sia stato commesso, ma perchè ha ritenuto che il fatto sia lieve. Una richiesta alla quale i legali di Lo Muzio possono naturalmente opporsi e al quale possono opporsi, sempre in linea teorica, anche i legali dei poliziotti.
Lo Muzio, dal canto suo, ha intanto incassato un primo importante risultato: “Sono per ora soddisfatto:la richiesta sancisce infatti che un reato è stato commesso”. Circostanza di “non poco conto, a prescindere dal fatto che il giudice decida di archiviare o meno il fascicolo”. Per quanto riguarda l’opposizione a l’archiviazione “saranno i miei legali a stabilire cosa fare. Intanto sappiamo che una limitazione al diritto di cronaca c’è stata”.

(da agenzie)

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COLPO DI SCENA IN GRAN BRETAGNA: APPROVATO L’EMENDAMENTO LETWIN, WESTMINSTER RINVIA LA BREXIT, VERSO IL NO DEAL?

Ottobre 19th, 2019 Riccardo Fucile

UN MILIONE DI EUROPEISTI IN PIAZZA A LONDRA: CHIEDONO UN NUOVO REFERENDUM

È un clamoroso colpo di scena. L’emendamento del parlamentare conservatore moderato Sir Oliver Letwin, è passato. Piombando come un macigno su quello che sarebbe dovuto essere il giorno dell’ufficialità¡ dell’uscita Ue e della consacrazione politica per Boris Johnson, dopo il controverso accordo Brexit con l’Ue e dopo 24 ore di pressioni enormi sugli indecisi tory e laburisti che, in numero sufficiente per Boris, avevano ceduto per il voto di oggi.
Westminster ha quindi fermato il premier britannico: con il sostegno trasversale di altri ‘ribelli’ conservatori, degli unionisti nordirlandesi del Dup e della gran parte dei deputati dei partiti di opposizione l’emendamento ha ottenuto 322 sì contro 306 no.
Cosa provoca l’emendamento Letwin
L’emendamento mira a imporre una nuova proroga della Brexit: suggerendo la sospensione della ratifica del deal fino all’approvazione di tutta la legislazione connessa, se necessario anche oltre la scadenza del 31 ottobre, contro il volere di Johnson che ha già  annunciato di voler spostare l’accordo sul suo deal alla settimana prossima, allegato alla legislazione connessa. “Non negozierò un rinvio con l’Ue e la legge non mi obbliga a farlo”, ha spiegato il premier dopo il voto, “la cosa migliore per il Regno Unito e la Ue” è l’uscita in base ai termini dell’accordo negoziato tra Londra e Bruxelles. “La prossima settimana”, ha annunciato, il governo presenterà  ai Comuni la legislazione per l’uscita dalla Ue il 31 ottobre”.
Johnson, “ora deve rispettare la legge” che prevede un rinvio della Brexit, ha dichiarato il leader dei laburisti, Jeremy Corbyn sollecitando il premier conservatore a “riflettere molto attentamente” sul suo rifiuto di chiedere una proroga del periodo di negoziazione sulla base dell’articolo 50. “Riteniamo che alla fine il popolo debba avere l’ultima parola sulla Brexit”, ha aggiunto confermando l’intenzione di chiedere un referendum sull’accordo raggiunto tra Johnson e Bruxelles
La marcia per un nuovo referendum
L’emedamento sposta il voto decisivo sull’accordo Brexit a dopo l’approvazione di tutta la legislazione allegata e non prima, cioè oggi come è previsto, in una giornata ad alta tensione con centinaia di migliaia di manifestanti anti-Brexit attesi fuori dal Parlamento. Gli organizzatori della marcia in corso a Londra in favore di un secondo referendum sulla Brexit affermano di aver portato in piazza “un milione di persone”.
Le possibilità  di Johnson
Ora Johnson è costretto a chiedere preventivamente un rinvio alla Ue, anche se lui ha detto che non lo farà  mai (“meglio morto in un fosso”), aprendo così uno scontro costituzionale senza precedenti. Johnson non può tecnicamente ritirare la mozione ma molto probabilmente farà  uscire i deputati conservatori favorevoli alla Brexit e la farà  dunque cadere.
Lo scontro costituzionale
Letwin sostiene che il suo è un emendamento per scongiurare ogni possibilità  di No Deal e legare le mani ai brexiter estremisti e a loro eventuali follie. A Downing St invece credono che sia solo una mossa per far ritardare la Brexit, se non deragliarla.
In ogni caso, sembra – ma lo vedremo – che Johnson si sia convinto a inviare comunque all’Ue la lettera di rinvio, per evitare anche uno scontro costituzionale senza precedenti e magari rischiare il carcere.
Quindi perdono, al momento, significato le parole molto diplomatiche pronunciate dal premier nel discorso stamani che ha esortato a votare il piano per “portare a termine la Brexit dopo tanti anni di divisione: una vera Brexit, con cui riprenderemo il controllo dei confini, delle leggi, del commercio, agricoltura e pesca”.
E un significato relativo acquistano anche le parole del leader dell’opposizione Jeremy Corbyn, che ha definito l’accordo “peggiore di quello di Theresa May, pericoloso per l’unità  del Regno Unito” chiedendo pure, come fa da un po’ di tempo dopo lunghi mesi di ambiguità  sul tema, un secondo referendum sulla Brexit.
Insomma, il super-sabato che doveva timbrare l’uscita del Regno Unito dalla Ue è diventato un altro incredibile rinvio della Brexit, oramai diventata un thriller imprevedibile e una lunghissima, estenuante, forse infinita partita a scacchi.

(da agenzie)

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SOLIDARIETA’ AL GIORNALISTA DI “AVVENIRE” NELLO SCAVO, SOTTO PROTEZIONE PER LE MINACCE RICEVUTE PER LA SUA INCHIESTA SUI TRAFFICANTI LIBICI: “SONO SERENO, RIFAREI TUTTO SENZA ALCUN TIMORE”

Ottobre 19th, 2019 Riccardo Fucile

NELLA SUA INCHIESTA AVEVA SVELATO I RAPPORTI TRA IL CAPO DEI TRAFFICANTI LIBICI E CAPO DELLA GUARDIA COSTIERA BIJA CON FUNZIONARI DEL VIMINALE E LA SUA PRESENZA SU INVITO IN ITALIA

Nello Scavo, giornalista del quotidiano Avvenire, da ieri è sotto tutela della Polizia in seguito alle minacce ricevute in seguito alla pubblicazione — sulle pagine del quotidiano della Cei diretto da Marco Tarquinio — di un’inchiesta che ha svelato la presenza di Abd al-Rahman al-Milad, meglio conosciuto come Bija, un trafficante di essere umani all’incontro di Mineo nel 2007 tra le autorità  italiane e le autorità  libiche per arrivare ad un accordo e bloccare così le partenze di profughi da quel Paese verso l’Italia.
Il giornalista, come riportato da Avvenire, ha dichiarato di essere «sereno» e di essere pronto a rifare tutto il lavoro che ha fatto senza alcun timore. Anche Nancy Porsia, la cronista freelance che per prima ha indagato sul caso, è stata minacciata.
Sulla misura adottata è intervenuto il direttore del quotidiano: «Ho grande preoccupazione ma anche la consapevolezza dell’importanza del lavoro svolto dal collega e di tutta la redazione», ha detto Marco Tarquinio. «Quello che conta adesso è che le minacce non prevalgano sulla necessità  di fare informazione».
La solidarietà  di Fnsi a Nello Scavo
La Fnsi, Federazione nazionale della Stampa italiana e l’Associazione Lombarda dei Giornalisti, attraverso un comunicato pubblicato sul proprio sito internet, hanno voluto esprimere solidarietà  verso Nello Scavo e Nancy Porsia: «La Federazione nazionale della Stampa italiana e l’Associazione Lombarda dei Giornalisti, che già  nelle scorse ore avevano denunciato le minacce del trafficante libico Bija all’inviato di Avvenire Nello Scavo e alla giornalista freelance Nancy Porsia, prendono atto che l’allarme lanciato si è purtroppo rivelato fondato. Le forze dell’Ordine hanno già  predisposto la tutela per Nello Scavo. «Ora è ancora più necessario che tutti i media riprendano e approfondiscano le inchieste di Nancy Porsia e di Nello Scavo sui trafficanti di esseri umani, anche per fare da ‘scorta mediatica’ ai colleghi che, siamo certi, non si lasceranno intimidire e anzi dedicheranno ancora più passione e impegno alla ricerca della verità », commenta il sindacato.

(da agenzie)

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