Ottobre 22nd, 2019 Riccardo Fucile
ERA ASSOCIAZIONE A DELINQUERE MA NON MAFIOSA… CAMBIERANNO SOLO LE PENE CHE SARANNO PIU’ LIEVI
“Non fu mafia”. E’ arrivata a tarda sera la sentenza della Cassazione sul procedimento Mafia
Capitale. La procura generale della Suprema Corte aveva chiesto la conferma delle condanne di Appello, che riconobbero per Salvatore Buzzi, Massimo Carminati e i loro collaboratori le accuse di aggravante mafiosa ex articolo 416 bis, ma il verdetto è stato diverso.
La VI sezione penale della Cassazione ha riconosciuto sì la presenza di due associazioni distinte a carattere delinquenziale, ma non la loro “mafiosità “.
Erano 32 gli imputati giudicati dalla sesta sezione penale della Cassazione, 17 dei quali hanno condanne per reati di mafia. La pubblica accusa chiedeva la conferma per tutti, eccezion fatta per il caso del benzinaio di corso Francia, Roberto Lacopo, condannato a 8 anni in appello, per il quale si è chiesto un nuovo processo.
La sentenza di Appello dell’11 settembre 2018, aveva ribaltato il primo grado che non aveva riconosciuto le accuse di mafia: Salvatore Buzzi e Massimo Carminati e altre 16 persone, una delle quali morta di recente, erano state riconosciute colpevoli di reati di mafia.
L’imprenditore è stato condannato a 18 anni e quattro mesi, l’ex Nar a 14 anni e mezzo, e l’ammontare complessivo delle pene per i 43 imputati, otto dei quali assolti, aveva raggiunto quasi i 200 anni di carcere.
Nella requisitoria, il pg Luigi Birritteri aveva sottolineato come il gruppo dell’ex Nar e del re delle cooperative romane aveva “tutte le caratteristiche dell’associazione mafiosa e rientri perfettamente nel paradigma del 416 bis”.
Carminati, Buzzi e i loro collaboratori, secondo l’accusa, si muovevano “con un nuovo sistema anche con metodi criminali solitamente non violenti nei rapporti con la pubblica amministrazione perchè in quel contesto bastava corrompere”. “Usavano la violenza quando era necessario e grazie alla corruzione gestivano il potere politico con fini criminali” sosteneva la pubblica accusa. Gli ermellini di piazza Cavour non sono stati dello stesso avviso.
“Era una storia giuridicamente un pò forzata, per annullare senza rinvio vuol dire che la Cassazione l’ha ritenuta giuridicamente insostenibile”. Lo ha detto l’avvocato Cesare Placanica, difensore di Massimo Carminati al termine della lettura della sentenza dei giudici della Cassazione su mafia capitale.
“Con questa sentenza sicuramente la vita del mio assistito è cambiata”, così il difensore di Salvatore Buzzi, l’avvocato Alessandro Diddi. “Ora è troppo difficile fare dei calcoli, ma è stato annullato il capo di imputazione sulla mafia”, ha aggiunto Diddi sottolineando “la Cassazione ha riconosciuto quello che dicevamo sin dall’inizio e cioè che c’era un sistema di corruzione marcio ma non la mafia”.
“Questa sentenza conferma comunque il sodalizio criminale. È stato scritto un capitolo molto buio della storia nostra città . Stiamo lavorando insieme ai romani per risorgere dalle macerie che ci hanno lasciato, seguendo un percorso di legalità e rispetto dei diritti. Una cosa voglio dire ai romani: si va avanti a testa alta”, così la sindaca di Roma, Virginia Raggi che ha seguito l’udienza e il verdetto in aula.
(da agenzie)
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Ottobre 22nd, 2019 Riccardo Fucile
TRA I FERITI DUE GEMELLINI DI SETTE MESI … DUE BLOCCATI DOPO AVER APERTO IL FUOCO: SONO LEGATI A GRUPPI SOVRANISTI
Un uomo ha rubato un’ambulanza e si è lanciato sulla folla nel centro di Oslo ferendo diverse persone. Si tratta di un 32enne di nazionalità norvegese che dovrà rispondere di tentato omicidio.
La polizia ha aperto il fuoco, riuscendo a bloccarlo e lo ha arrestato. “Abbiamo il controllo dell’ambulanza”, ha twittato la polizia, che ha sparato alcuni colpi contro l’uomo, ferendolo non gravemente.
Dopo qualche ora di ricerca è stata arrestata anche una donna, complice dell’uomo. Anche lei è norvegese, ha 25 anni. Entrambi hanno legami con “ambienti di estrema destra”.
L’emittente pubblica Nrk ha riferito che varie persone sono state travolte dal mezzo. Tra loro due gemellini di 7 mesi che erano in un passeggino trasportato dalla madre. Anche la donna è stata portata in ospedale. Tra le persone colpite, una coppia di anziani.
Citando testimoni, l’emittente ha affermato che la polizia ha sparato contro gli pneumatici dell’ambulanza e l’uomo alla guida ha risposto al fuoco.
(da agenzie)
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Ottobre 22nd, 2019 Riccardo Fucile
AL NETTO DI CHI E’ IN MALAFEDE E PARTEGGIA PER UNA POTENZA STRANIERA, LA MAGGIORANZA E’ IGNORANTE E SA SOLO RIPETERE A MACCHINETTA POCHE PAROLE D’ORDINE
Durante la puntata di Report sulla Fabbrica della Paura e di come alcuni ultraconservatori russi come
Konstantin Malofeev e postnazisti italiani abbiano lavorato per plasmare la politica della Lega Nord e della Lega di Salvini ad un certo punto Maurizio Murelli pronuncia una frase emblematica.
Una frase che spiega come i neonazisti italiani abbiano infiltrato la Lega fino a prenderne il controllo dal punto di vista ideologico.
Murelli nel 1973 è stato condannato a 17 anni e sei mesi di carcere per il concorso nell’omicidio dell’agente di polizia Antonio Marino, ucciso dall’esplosione di una granata lanciata durante gli scontri del 12 aprile del 1973.
Dopo undici anni di prigione Murelli una volta libero ha fondato il gruppo Orion che Report descrive come un centro culturale «che mescola idee neonaziste e filosovietiche, e lavora per la nascita di un continente euroasiatico sotto l’egemonia della Russia».
Claudio Gatti nel suo libro I demoni di Salvini scrive che ad un certo punto all’inizio degli anni Novanta diversi aderenti al gruppo Orion hanno iniziato a transitare nella Lega.
A Giorgio Mottola di Report Murelli spiega che l’idea è stata sua: «io sono tra quelli che ha intuito la potenzialità di sviluppo della Lega. Quell’ambiente lì era culturalmente più debole ma con notevoli potenzialità di sviluppo».
Un’operazione di egemonia culturale per impiantare nella Lega i semi del nazismo. Semi che secondo Murelli ora hanno iniziato a germogliare.
Il ragionamento di per sè è molto semplice: la Lega era un partito ideologicamente vergine. Murelli, il gruppo Orion e personaggi come Gianluca Savoini lo hanno colonizzato impiantandovi quei concetti che faranno diventare la Lega da partito secessionista e anti Meridione alla formazione sovranista con contatti con l’estrema destra italiana che oggi conosciamo.
Lo stesso Murelli riconosce che «Salvini praticamente ha individuato in un linguaggio alcune parole d’ordine che hanno fascino e attecchiscono». Le stesse parole d’ordine che troviamo nei manifesti dei terroristi suprematisti bianchi come Brenton Tarrant e che circolano da decenni nel sottobosco neonazista.
Rimane da vedere se l’elettorato leghista, che con l’avvento di Salvini ha subito notevoli trasformazioni rispetto a quello “tradizionale” sia altrettanto culturalmente debole e portato a seguire un’ideologia solo perchè vengono portati in quella direzione dalla leadership del partito.
A leggere i commenti sulla pagina Facebook di Report, dove c’è sempre il solito che chiede di fare un’inchiesta su Bibbiano così come quello che ha assimilato la lezione del Tg2 e chiede conto dei rubli che Gramsci ha preso dalla Russia, il dubbio viene.
O meglio: viene il dubbio che nessuno abbia prestato attenzione a quello che ha raccontato Report.
E forse questa è la più grande vittoria del salvinismo quella forma di politica che consiste nel non ascoltare l’avversario, di ripetere a macchinetta poche parole d’ordine e di irridere i giornalisti invece che rispondere alle loro domande.
(da “NextQuotidiano”)
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Ottobre 22nd, 2019 Riccardo Fucile
SOLO IL 5% STA CON ERDOGAN
L’Italia condanna la guerra di Erdogan contro il popolo curdo. È questo quello che emerge da un sondaggio di Swg, che ha messo in mostra come il 62% dei cittadini italiani consideri un errore l’offensiva militare del presidente turco nel nord-est siriano.
Per il 62% degli intervistati, i curdi «non sono terroristi» e l’attacco della Turchia è «immorale». Solo il 5% degli intervistati è invece d’accordo con la visione di Erdogan, mente il 33% non saprebbe rispondere.
Idee chiare anche sul ritiro delle truppe statunitensi dal nord-est siriano, azione che ha dato il via libera all’operazione militare di Ankara.
Oltre la metà degli intervistati è dell’idea che Donaldo Trump abbia sbagliato, e che abbia «tradito i Curdi che si erano battuti contro l’Isis».
Il 67% degli intervistati non vorrebbe che l’Europa si piegasse al «ricatto» di Erdogan sull’apertura delle frontiere e l’arrivo in Ue di migliaia di migranti. Per il 12%, invece, è «meglio non rischiare una nuova crisi migratoria». Il 21% non ha un’opinione a riguardo.
Le posizioni contro Ankara e a favore del popolo curdo sembrano aver messo d’accordo tutto l’elettorato italiano: oltre la metà degli elettori della Lega e del Movimento 5 Stelle, e quasi la totalità di quelli del Pd, sono d’accordo sul fatto che l’Italia debba spendersi per frenare l’offensiva turca in Siria.
(da Open)
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Ottobre 22nd, 2019 Riccardo Fucile
I PRIMI FUNERALI DELLE VITTIME CURDE, SFILANO LE BARE TRA LE LACRIME: “AMERICANI TRADITORI, NON LO DIMENTICHEREMO MAI”
Le urla delle donne affrante sovrastano la musica. Nessuno riesce a trattenere le lacrime. “Ma perchè ancora
morti? Non abbiamo già pagato abbastanza?”, grida una donna vestita di nero e una sciarpa colorata al collo.
Sulla spianata otto bare avvolte da un drappo rosso. Sul lato la fotografia. Sei curdi e due arabi. Dietro di loro, sei linee di donne e uomini in divisa pronti a dare il loro ultimi saluto ai loro compagni. “Questo è il risultato del tradimento americano. Niente riuscirà a lavare questa macchia, non lo dimenticheremo mai”, dice l’uomo all’altoparlante.
“Sehid Namirin” ripete tre volte. I martiri non muoiono. Segue un lungo applauso. Poi la musica e quindi una lunga processione per interrare le bare.
Un migliaio di persone è arrivato al cimitero militare di Hasakah per i funerali di alcuni dei combattenti uccisi a Serekanye, la città capitolata domenica dopo una resistenza durata 12 giorni.
“Non è giusto”, scuote la testa un bambino con gli occhi rossi. La cerimonia è durata almeno un’ora e la rabbia si legge sul volto di tutti. La cerimonia si svolge nel giorno in cui gli americani hanno quasi completato il ritiro
In mattinata decine di persone hanno contestato la lunga carovana di mezzi blindati statunitensi che lasciava il nord est della Siria. Poi l’annuncio a sorpresa: “Rimarranno 200 soldati vicino ai pozzi di petrolio”, principalmente nella zona di Deirzzor, centinaia di chilometri dal confine preso d’assalto dalle milizie turche e dagli aerei di Ankara.
Hanno paura i curdi, molta. La cosiddetta tregua sta per finire. Martedì sera alle 7,30 sembra essere un appuntamento con il destino. La gente è divisa. Le opzioni sul tavolo non sembrano molte. O sarà guerra totale lungo tutto il confine, o si fermeranno nell’area tra Serekanye e Tal Abyad.
Un portavoce del governo di Ankara ha già fatto sapere che arriveranno due milioni di rifugiati siriani. “Loro non sono di questa zona. Arrivano da Ghouta, Homs, Aleppo”, spiega Khabat Abbas, una giornalista locale.
“E poi perchè noi dobbiamo andare via dalle nostre case per fare posto a loro? Non ha un senso”. Per tutta la giornata si sono rincorse notizie di scontri. La Turchia ha continuata ad attaccare nei villaggi intorno a Serekanye, Tal Abyad, Kobane, cercando di guadagnare sempre più terreno.
“Questa è una farsa, non una tregua”, ripetono i combattenti delle FDS. Intanto l’amministrazione autonoma del Rojava chiede una missione di pace sul confine. La situazione deve essere risolta al più presto, il tempo stringe.
E il memorandum con il regime sembra non abbia avuto l’effetto sperato. Infatti le forze di Bashar al-Assad si sono spinte non oltre Kobane, lasciando liberi quasi 700 chilometri di confine all’incursione turca.
In serata si sparge la notizia che i russi sono arrivati a Qamishli per trattare. “La verità è che non ci possiamo fidare di nessuno”.
(da TPI)
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Ottobre 22nd, 2019 Riccardo Fucile
O E’ COLPA DEL GOVERNO MONTI CHE LEI A SUO TEMPO VOTO’?
«Se un papà vorrà donare più di 1000€ al proprio figlio dovrà per forza farlo con bonifico, altrimenti multa salata». Giorgia Meloni ha deciso di difendere quei poveri padri di famiglia che non potranno regalare più di mille euro alla volta al figlio a causa del nuovo tetto al contante.
Lo fa con il coraggio tipico della destra asociale italiana, quella vicina alle istanze del Popolo e della povera gente e che si batte contro i soliti «governi servi delle banche».
«Abbassamento soglia contante ci riporta ai tempi di Monti», scriveva qualche giorno fa su Twitter la leader di Fratelli d’Italia.
E non si capisce se è una critica o un complimento, visto che lei la fiducia al governo Monti l’ha votata. E l’uscita della Meloni è ancora più eclatante se si pensa che nel 2011 votò a favore alla conversione in legge del decreto numero 201 del 6 dicembre 2011, quello con cui il governo Monti abbassò il limite dei pagamenti in contanti da tremila a mille euro.
Non si capisce come mai la Meloni del 2019 sia in disaccordo con la Meloni del 2011, ma nessuno dei suoi elettori si farà questa domanda.
La Meloni oggi ci vuole far riflettere sull’orrendo sopruso che i poveri padri di famiglia (chissà come mai le madri non sono menzionate, forse non lavorano e non hanno soldi?) sono costretti a subire. Perchè il governo ha deciso di abbassare di nuovo da tremila a mille euro il limite per i pagamenti in contanti.
A differenza di quello che scrive la Meloni però il tetto a mille euro entrerà in vigore a partire dal 2022. Per il prossimo anno e quello dopo ancora il limite per i pagamenti in contanti è fissato a duemila euro. Quindi almeno per due anni i poveri padri di famiglia potranno dare mille euro ai figli senza rischiare una multa salata.
Ora, a noi fa senz’altro piacere che la Meloni prenda a cuore le vicende dei padri che sono soliti regalare tremila euro ai figli.
Sappia che lo possono fare tranquillamente con un bonifico (che nella maggior parte dei casi è gratuito), così si risparmiano pure la fatica di andare al Bancomat a prelevare la paghetta.
E alle madri — ci sono anche loro! — non verrà l’ansia perchè il pupo se ne va in giro con tremila euro in saccoccia ma potrà pagare ovunque con la carta.
Ma se proprio un padre danaroso vuole regalare la sommetta al bimbo e non vuole che il pargolo abbia un conto corrente (non si sa mai cosa possono fare i giovani al giorno d’oggi) può sempre regalargli una prepagata.
Se il ragazzo è uno sveglio può farsi fare un assegno, anche per cifre superiori ai duemila euro, e poi andare in banca a farselo cambiare. Oppure il genitore previdente e rispettoso della legge può donare 999,99 euro.
Ai fini della legge inoltre nulla vieta al padre premuroso di regalare mille euro oggi (per la biciclettina nuova) e altri mille euro il giorno dopo. Perchè il tetto dei pagamenti in contanti vale per le singole “operazioni” non per un totale complessivo mensile o annuale.
Di fatto quindi papino può continuare a fare quello che vuole. E sappiamo bene che il problema del limite ai pagamenti dei contanti non sono certo i regali che si fanno ai figli ma i pagamenti non tracciabili per la compravendita di beni o servizi (quantunque anche le donazioni sono comprese nell’articolo 49 del decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231). Riguardo invece alle multe salate oggi l’ex viceministro dell’Economia Enrico Zanetti ricorda (e noi lo ricordiamo alla Meloni) che era stato il Governo Berlusconi ad abbassare nel 2011 a 50.000 euro la soglia di punibilità per dichiarazione infedele.
Manco a dirlo nel 2011 la Meloni sostenne anche quell’esecutivo.
(da “NextQuotidiano”)
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Ottobre 22nd, 2019 Riccardo Fucile
ESCLUSI DALLA TOP TEN ANCHE DE MICHELI, PATUANELLI E BOCCIA
Buone notizie per il governo giallorosso. Il responso del monitoraggio “Minister monitor”, realizzato su un
campione di 1000 persone in tutte le Regioni italiane da Euromedia Research, in collaborazione con Klaus Davi, ha restituito dati interessanti.
In testa alla classifica, tra i ministri con un elevato indice di fiducia, c’è Dario Franceschini, ai Beni e alle Attività culturali, che ottiene il 38,2%. A seguire Sergio Costa, ministro dell’Ambiente che si ferma al 33,1% guadagnando 3,6 punti rispetto alla precedente rilevazione.
Terza la ministra dell’Interno Luciana Lamorgese, a quota 32,8%.
Bene anche il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede al 29,3%; poco sotto la ministra alle Politiche agricole, alimentari e forestali Teresa Bellanova al 29%.
Resta fuori dalla top five Luigi Di Maio; non entrano nella top ten, invece, la ministra alle Infrastrutture e Trasporti Paola De Micheli, il ministro per gli Affari regionali e autonomie Francesco Boccia e il ministro allo Sviluppo Economico Stefano Patuanelli, con 20,3 punti di fiducia.
«Travolti dalle urgenze dell’agenda istituzionale, forse alcuni ministri hanno un po’ trascurato una comunicazione mainstream — dichiara il giornalista e massmediologo Klaus Davi — cosa che invece andava fatta per spiegare agli italiani la ratio di questa nuova alleanza, che ha anche delle ottime ragioni ma sono state spiegate male o sovrastate da risse. La contrapposizione poi non aiuta, anzi semina sfiducia e distacco […] Va detto anche che, in alcuni casi, come quello di una persona competente come il ministro per gli Affari Europei Enzo Amendola (18° con 17,3), gioca un ruolo importante l’impopolarità delle istituzioni europee che si riversano inevitabilmente sul percepito del dicastero di riferimento italiano».
«Questi dati dovrebbero suggerire più umiltà e un maggiore sforzo di trasparenza verso i cittadini» ha concluso Davi.
(da Open)
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Ottobre 22nd, 2019 Riccardo Fucile
IL FINANZIAMENTO ILLECITO DI ESSELUNGA ATTRAVERSO L’ASSOCIAZIONE “PIU’ VOCI” INGUAIA I VERTICI DEL CARROCCIO
Giulio Centemero, tesoriere della Lega, dal 2015 al 2016 ha concordato con l’allora patron di EsseLunga Bernardo Caprotti un finanziamento illecito che doveva essere di 150mila euro ma alla fine è stato solo di 40mila euro, arrivato formalmente all’associazione PiùVoci di cui Centemero era legale rappresentante.
Questa è l’accusa contenuta nell’avviso di conclusione indagini dai pubblici ministeri Stefano Civardi e Gianluca Prisco che racconta oggi il Corriere della Sera in un articolo a firma di Luigi Ferrarella:
Nell’avviso, notificato dai pm Stefano Civardi e Gianluca Prisco, per la conclusione delle indagini non compare alcun uomo di Esselunga perchè (da comunicazionii nterne e deposizioni)i manager del colosso distributivo, come l’amministratore delegato Carlo Salza, si sarebbero trovati di fronte a una volontà precisa e diretta di Caprotti di aiutare la radio della Lega, il quale anzi all’inizio avrebbe voluto stanziare 150.000 euro e solo dopo le perplessità del management (sull’entità del contributo a confronto con il volume totale di pubblicità di Esselunga sulle varie radio) ridimensionò la cifra (40.000) ma confermò ai manager l’indicazione del da farsi.
L’unico coimputato di Centemero, in questa ricostruzione, sarebbe potuto essere Caprotti, morto nel settembre 2016.
La tesi della difesa di Centemero è che il reato non sia comunque configurabile perchè «Più Voci» (che ha cessato di esistere) non era una articolazione del partito, ma una Onlus autonoma seppure di area culturale.
La Procura, per argomentare il contrario, valorizza il fatto che i conti di «PiùVoci» (come per primo ebbe a rilevare l’Espresso) avessero poi bonificato 265.000 euro a Radio Padania e 30.000 alla società editrice leghista Mc srl della testata online Il Populista; e che Centemero fosse simultaneamente tesoriere della Lega, presidente di «PiùVoci», e amministratore di Radio Padania e di Mc srl.
(da agenzie)
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Ottobre 22nd, 2019 Riccardo Fucile
L’AGENDA SOVRANISTA E PRO LIFE FINANZIATA CON I RUBLI DI MALOFEEV
Il servizio di Giorgio Mottola per Report andato in onda ieri sera su Rai 3 non ha solo ricostruito la scalata
dei postnazisti all’interno della Lega ma anche rivelato il piano russo per destabilizzare l’Unione Europea anche grazie ad un ritorno al cristianesimo più tradizionalista e oltranzista.
A finanziare i movimenti cristiani è Konstantin Malofeev, detto l’Oligarca di Dio, uno degli uomini più ricchi della Russia e molto vicino al Presidente Vladimir Putin.
Malofeev — che in passato ha finanziato il Front National di Jean-Marie Le Pen — conosce Matteo Salvini e la Lega. Nel 2013 era stato invitato al congresso federale dove Salvini venne eletto nuovo Segretario della Lega Nord. Ma, come ha spiegato a Mottola, non gli fu possibile andarci.
Al suo posto però mandò Alexey Komov, che oggi è il presidente onorario dell’Associazione Lombardia-Russia di Gianluca Savoini e Claudio D’Amico. E Komov è anche vicepresidente di un’altra associazione: il World Congress of Families (WCF), quelli che hanno organizzato il convegno di Verona di quest’anno.
Il WCF è un’associazione americana che è stata finanziata anche da Malofeev (il quale a sua volta è uno dei principali finanziatore della Fondazione San Basilio il Grande di Mosca).
Nel 2013, ha ricostruito Report, Malofeev e Komov volano negli Stati Uniti per incontrare esponenti repubblicani e rappresentanti delle maggiori associazioni e fondazioni pro vita statunitensi. Malofeev è un fervente cristiano, durante l’intervista con Mottola ha definito le persone omosessuali “sodomiti e pederasti“: «poichè sono cristiano pretendo di usare questa parola e credo che queste persone devono al più presto darsi una calmata. Perchè l’Europa deve diventare una terra di sodomiti?».
Secondo Malofeev i gay vogliono «promuovere la loro non normalità » e lo fanno anche grazie ai Gay Pride. Ma non sono solo gli omosessuali al centro dell’agenda dell’Oligarca di Dio. Anche le donne devono tornare al loro posto: in casa, a fare figli.
Non sorprende che queste dichiarazioni d’intenti siano simili a quelle sentite al World Congress of Families di Verona, cui intervenne anche l’allora Ministro dell’Interno Matteo Salvini.
Dopo il suo ritorno in Russia dagli USA l’oligarca russo sarà tra i principali finanziatori del convegno di Mosca del WCF nel 2014. A quell’edizione vennero invitati parecchi italiani e la delegazioni più folta fu quella dell’associazione Pro Vita presieduta da Toni Brandi.
Report ha scoperto che l’associazione di Brandi ha parecchi legami con Forza Nuova. A partire dal fatto che il figlio di Roberto Fiore, Alessandro, è il direttore delle campagne dell’Associazione. Brandi però ha negato di aver rapporti con Fiore, ma Mottola ha scovato un documentario (dal titolo: Sodoma) commissionato da un’associazione anti-gay russa proprio un’immagine di Brandi e Fiore intenti a pregare assieme.
A sua volta Fiore e Forza Nuova hanno solidi contatti sia con Malofeev che con Komov. Quest’ultimo in una mail definisce il leader del partito neofascista “il nostro amico italiano filorusso”.
Ma i rapporti tra la Russia e il mondo sovranista cattolico italiano non si esauriscono qui.
Report rivela che negli anni scorsi da tre conti dell’Est Europa legati a società dell’Azerbaijan e della Russia sono partiti oltre 2 milioni di euro, destinati alla Fondazione Novae Terrae presieduta dall’ex parlamentare dell’UDC Luca Volontè (che a sua volta è membro del direttivo della fondazione Howard
Center assieme a Komov). Dal 2015 del direttivo di Novae Terrae fa parte anche il senatore della Lega Simone Pillon che è uno dei più ferventi cattolici della nuova Lega di Salvini (perchè quella vecchia di Bossi era decisamente più pagana).
A sua volta la Novae Terreae ha finanziato decine di movimenti e associazioni provita come Citizen Go e i francesi della Manif pour Tous, quelli delle sentinelle in piedi.
Ma soprattutto il Dignitas Humanae Institute, la fondazione sovranista americana ispirata da Steve Bannon che si era insediata nella Certosa di Trisulti.
Secondo Report i legami tra associazioni italiane, fondazioni statunitense e oligarchi russi ha lo scopo e l’obiettivo di portare avanti un’agenda della paura, volta a minare le fondamenta europee: quella della parità di diritti dei cittadini. E non sembra essere un caso il fatto che con il progressivo intensificarsi dei rapporti tra la Lega e la Russia (favoriti anche da Savoini) il partito che fu di Bossi ha iniziato a mostrare sempre più interesse verso un certo cattolicesimo. A
d esempio quello dei sostenitori del papa emerito Benedetto XVI, quello dei pellegrinaggi a Medjugorje e soprattutto quello che fa grandi esibizioni di rosari, crocifissi e simboli mariani.
(da “NextQuotidiano”)
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