Ottobre 26th, 2019 Riccardo Fucile
GLI UOMINI DEL PESCHERECCIO AQUARIUS EVITARONO L’AFFONDAMENTO: “PERSI TRE GIORNI DI LAVORO, MA ABBIAMO FATTO IL NOSTRO DOVERE DI UOMINI”
Sono gli uomini dell’equipaggio Accursio, il peschereccio che lo scorso 26 luglio ha salvato dall’affondamento 50 migranti al largo delle coste siciliane
Pescatori e salvatori di uomini. È a loro che L’uomo Vogue ha deciso di dedicare la sua copertina nel numero in edicola dal 23 ottobre. Sono gli uomini dell’equipaggio Accursio, il peschereccio che lo scorso 26 luglio ha salvato dall’affondamento 50 migranti al largo delle coste siciliane.
La rivista ha deciso di ricordare il gesto umanitario dei pescatori, di omaggiare le storie di un gruppo di italiani che lontani dalle urla e dalle grida della politica hanno messo da parte il loro lavoro per il benessere dell’altro.
«Tre giorni di lavoro perduti, vero, ma abbiamo salvato vite umane: cosa c’è di più importante?», ha detto il capitano Carlo Giarratano, come riportato da RivistaStudio.
A immortalare gli uomini dell’Accursio ci ha pensato una conterranea, la fotografa di Gela Roselena Ramistella, vincitrice nel 2018 del Sony world photography award.
Il punto, a mio avviso, sta nel fatto che questi marinai non hanno fatto una scelta di vita radicale e di rottura: semplicemente si sono trovati un giorno nella condizione di prendere una decisione, e quel giorno hanno scelto di tirare su le reti, cambiare rotta e salvare vite umane, pagandone un prezzo di tasca propria — il mancato guadagno della giornata, a volte la propria sicurezza, o persino la libertà personale. È sempre quello cui rinunciamo che dà peso alle nostre scelte», ha spiegato il direttore de L’Uomo (e di Vogue Italia) Emanuele Farneti.
(da agenzie)
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Ottobre 26th, 2019 Riccardo Fucile
SOLO CHI HA PUBBLICO DI COGLIONI PUO’ BERSI DELLE CAZZATE DEL GENERE
A volte capita di comprare mozzarelle di bufala che sanno di acqua. Troppo poco il latte utilizzato, o
troppo mischiato con quello di mucca.
Sta di fatto che oggi c’è una bufala che ha la consistenza dell’acqua minerale ed è stata messa in giro dall’ex ministro dell’Interno, senatore della Repubblica Italiana e segretario della Lega: Matteo Salvini. In una nota ufficiale contro la manovra del governo, infatti, l’uomo dai mille ruoli ha scritto che il prezzo delle bottiglie al dettaglio, per colpa della plastic tax, raddoppierà .
«A proposito di tasse in manovra, solo quella sulla plastica farà aumentare del 10% i prezzi dei prodotti di larghissimo consumo — ha scritto in una nota ufficiale Matteo Salvini -. Significa, per esempio, pagare almeno il doppio l’acqua minerale, mica il caviale! Governo bugiardo: è questo l’aumento selettivo? Quello sull’acqua, la verdura e i biscotti? Vergogna».
Ovviamente non è così: ci sarà un aumento (fastidioso, come ovvio quando si va a toccare il portafoglio dei cittadini che già sono in difficoltà ), ma sarà molto circoscritto.
La Plastic Tax prevede (per il momento, se non sarà modificata con qualche emendamento) un supplemento di imposta di un euro per ogni chilogrammo di plastica utilizzata per gli imballaggi di qualsiasi tipo (quindi non solo bottiglie).
E il rincaro, su ogni singola bottiglia (che sicuramente non ha il peso superiore a una 20ina di grammi) non può portare a un raddoppio come detto erroneamente dal leader della Lega. E a smentirlo è arrivato anche il tweet del viceministro all’economia Misiani.
Insomma, l’aumento è per definizione una brutta cosa. Far passare, però, il messaggio che una bottiglia d’acqua da 30 centesimi costerà dal 1° gennaio 2020 60 centesimi è una bufala elettorale grande come una cisterna.
Una cisterna che contiene l’acqua fatta da tutte le parti nel discorso di Salvini. Non minerale, ma al latte di bufale.
(da “NextQuotidiano”)
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Ottobre 26th, 2019 Riccardo Fucile
E’ NOTORIO CHE LA PASCALE SIA VICINA ALLE ASSOCIAZIONI IN DIFESA DEI DIRITTI CIVILI, A DIFFERENZA DEI BECERODESTRI RAZZISTI E PUTTANIERI
L’amore per i suoi cani, la passione per il fitness, l’hobby per la pittura e anche qualche selfie in primo piano: sembrerebbe un profilo Instagram del tutto comune e insignificante, se non fosse che ad aprirlo è stato Francesca Pascale.
La fidanzata di Berlusconi è sbarcata sul social network da circa una settimana e ha già postato una dozzina di foto, che raccontano qualcosa di lei e della sua quotidianità , dentro e fuori le mura domestiche: dalla Villa Maria di Arcore, passando per la palestra di cui sembra assidua frequentatrice.
La Pascale ha già oltre 1000 follower e anche sbirciando tra i suoi profili preferiti si carpisce qualche informazione in più su di lei.
Sono appena 38 gli account Instagram che ha degnato del suo interesse e tra questi spiccano quelli di star del calibro di Lady Gaga, Madonna e Elthon John. Poi ci sono personaggi del mondo dello spettacolo italiano come Federica Panicucci e Simona Ventura.
Non manca, ovviamente, la pagina ufficiale di Silvio Berlusconi, ma spiccano anche diverse associazioni come AIRC, UNICEF, Emergency.
E il suo sguardo all’umanitario e al sociale passa anche attraverso una certa attenzione al mondo LGBT. Oltre a seguire i canali ufficiali Pride e LGBT, infatti, si è direttamente esposta sul tema con un post in particolare
“Questo è il mese delle famiglie. Di tutte famiglie!” scrive Francesca Pascale a corredo di una foto che la ritrae su una panchina colorata con le tinte arcobaleno. Spiccano hashtag a favore dell’amore in tutte le sue forme, come #loveislove #rainbow #gaylib #arcigay #uguaglianza.
La foto ha ricevuto solo commenti positivi e ci sono solo persone che lodano la bellezza della Pascale. Strano che nessuno abbia notato una certa discrepanza tra il pensiero esposto dalla Pascale e quello del suo fidanzato.
Silvio Berlusconi, insieme agli altri due leader del centrodestra Giorgia Meloni e Matteo Salvini, è tra i sostenitori del Manifestato valoriale per la vita, la famiglia e la libertà educativa promosso dalle associazioni del mondo cattolico pro life e no gender e ispirato ai valori della famiglia naturale. Un manifesto decisamente poco arcobaleno.
(da agenzie)
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Ottobre 26th, 2019 Riccardo Fucile
LA SOLIDARIETA’ DEL MONDO POLITICO E DELLA CULTURA…A COSA VOLETE CHE SERVA? APPLICATE LA LEGGE E ANDATELI A CERCARE A CASA
Duecento messaggi al giorno incitanti all’odio razziale. Tanti ne riceve, in media, Liliana Segre,
memoria storica della Shoah.
È quanto scrive oggi Repubblica e dell’argomento la senatrice a vita parlerà lunedì in un convegno a Milano dal titolo “Dal Binario 21 ad Auschwitz. Il linguaggio dell’odio: incontro con Liliana Segre”, che si terrà alle 14 allo Iulm.
Il quotidiano, oggi, anticipando l’argomento, ha riportato i dati dell’Osservatorio antisemitismo e alcuni esempi di insulto. “Questa (…) ebrea di m. si chiama Liliana Segre, chiedetevi che cazzo ha fatto (così è scritto, senza h, Ndr) per diventare senatrice a vita stipendiata da noi ed è pro invasione? Hitler non ai (ancora senza h) fatto bene il tuo mestiere”, cita il quotidiano.
Ma la Segre non è l’unico personaggio di spicco nel mirino degli odiatori: ci sono anche Gad Lerner, George Soros, Mark Zuckerberg e David Sassoli.
Liliana Segre, 89 anni, venne arrestata a 13 anni e deportata ad Auschwitz, sopravvisse e fu liberata a Malchow nel 1945 durante l’avanzata russa che portò anche alla liberazione di Auschwitz.
Sui social dal mondo della politica e della cultura arrivano messaggi di solidarietà . “Qui il livello di cretinismo/razzismo/antisemitismo cresce senza pausa. La miglior risposta è far capire che siamo tutti con #LilianaSegre”. Lo scrive su facebook Nicola Morra esprimendo solidarietà alla senatrice a vita Liliana Segre vittima di messaggi online di insulti.
“Non accetteremo mai che a prevalere sia una cultura basata sulla logica dell’odio. La rete è uno strumento fondamentale, non può e non deve diventare la casa dei leoni da tastiera che predicano razzismo e intolleranza. Un abbraccio alla Senatrice Liliana #Segre la cui testimonianza è preziosa per costruire il nostro futuro. A lei tutto il nostro sostegno”. Così il Senatore IV, Ernesto Magorno, in relazione ai risultati dell’osservatorio sull’antisemitismo.
(da agenzie)
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Ottobre 26th, 2019 Riccardo Fucile
DOPO LA RIVOLTA SOCIAL L’AZIENDA AMMETTE: “E’ STATO UN ERRORE”
Due figure stilizzate: un uomo e una donna. Discutono (si vede lei che parla animatamente). Poi lei precipita, evidentemente spinta da lui, che ha il braccio teso. Con l’incredibile scritta sotto in inglese: problem solved, problema risolto. Tutto questo su una maglietta azzurra in vendita nei supermercati Carrefour.
A far esplodere il caso – fin – sono alcune parlamentari del Partito democratico. Minica Cirinnà , incredula, posta la foto della maglietta. E twitta: “Ho appena visto questa maglietta in vendita al Carrefour. Se una donna parla troppo, meglio liberarsene? L’azienda sposa questo messaggio? Gravissimo, specie in un paese in cui la violenza contro le donne è notizia di ogni giorno. Chiariscano, o dovrò buttare la mia tessera”.
E interviene anche la senatrice dem Valeria Fedeli, capogruppo in commissione diritti umani. “È gravissimo che un’azienda produca magliette che incitano al femminicidio. Ancora più grave che una nota catena di supermercati si metta a disposizione per distribuirle”.
E ricorda: “In un Paese dove ogni 72 ore una donna viene uccisa, la mercificazione di una tragedia di queste dimensioni è un fatto intollerabile”. Infine chiede l’immediato stop alla vendita e alla produzione: “L’azienda Skytshirt fermi subito la produzione e Carrefour Italia ritiri immediatamente il prodotto dai propri negozi”.
La replica dell’azienda: “È stato un errore
Carrefour – contattata da Repubblica – fa sapere che erano state messe in vendita solo due di quelle magliette in un unico supermercato a Roma e per un errore, perchè quel prodotto era già stato ritirato mesi fa. E aggiunge che è stata avviata un’indagine interna per capire come mai siano state esposte quelle due t-shirt, comunque ritirate già ieri dopo una segnalazione sui social. “Per noi – si legge in una nota – l’impegno contro la violenza sulle donne è un valore centrale, come testimoniano numerose iniziative e sostegno di organizzazioni no profit impegnate su questi temi”.
(da agenzie)
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Ottobre 26th, 2019 Riccardo Fucile
E’ STATA LEI A DENUNCIARE IL FIGLIO ALLA POLIZIA
Valerio Del Grosso ha confessato all’amico e alla fidanzata di aver sparato a Luca Sacchi. L’amico lo
ha detto al fratello, il fratello alla madre, Giovanna Proietti, e la madre alla polizia: “Mio figlio ha fatto una cazzata”, le parole della donna, “meglio in cella che tra i pusher. È meglio saperlo nelle vostre mani che in quelle di spacciatori, delinquenti e criminali”.
Non lo vedeva da due giorni. Valerio non era tornato a dormire nella villetta a due piani in cui è cresciuto e vive con mamma e papà Gianni, con la sorellina 14enne, con l’altro fratello Simone e con la cognata Azzurra.
Dopo il delitto, Del Grosso non era tornato a casa ma si era presentato al lavoro, nella pasticceria all’angolo. È aiuto pasticcere. Lavora mezza giornata, poi va via, non si sente bene, non ce la fa. È la fidanzata invece a rivelare alla polizia dove potevano trovare Valerio: “Lo trovate nella camera 103” del Cervara Hotel Park, dove si era rifugiato.
“Volevo spaventarlo, non volevo ucciderlo” dirà Valerio agli agenti che lo catturano per aver ucciso il 24enne con un colpo secco di P38 alla nuca. Con lui c’era Paolo Pirino, anche lui portato in carcere. Davanti al pm Nadia Plastina, invece, Valerio si avvale della facoltà di non rispondere. Oggi in sede di convalida si capirà quale strategia difensiva verrà realmente adottata: gli vengono contestati i reati di concorso in omicidio, rapina aggravata e detenzione e porto abusivo di arma comune da sparo.
L’omicidio, secondo quanto emerge, sarebbe seguito a un tentativo di rapina legato ad una compravendita di droga, che Anastasia, la fidanzata di Sacchi, aveva chiesto ai due di procurarle. Ma la quantità di soldi che la ragazza aveva nello zaino ha spinto i due a scipparla. Poi il tentativo di difesa da parte di Luca finito nel sangue. Un teste, citato nel decreto di fermo, una sorta di ‘mediatore’ di Del Grosso dice alla polizia che la donna aveva nello zaino “soldi divisi in due mazzetti da 20 e da 50 euro”.
E racconta come, nelle fasi precedenti il delitto, si sia recato alla Caffarella con altre due persone “alle 21:30 del 23 ottobre incontrandone una terza, già a lui nota, al quale si presentava come inviato di Valerio”.
Doveva verificare, per conto di Del Grosso “se persone in zona Tuscolana avessero il denaro per acquistare come convenuto merce”. Insomma dalle testimonianze emerge che i due pusher avevano una ‘rete’, almeno tre emissari, ed erano organizzati. Emerge la possibilità che fossero stati ‘contattati’ per l’acquisto di droga. Ed emerge che i fermati avevano complici tali, secondo la procura, da poter consentire loro una fuga.
(da agenzie)
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Ottobre 26th, 2019 Riccardo Fucile
UNA BUONA RAGIONE PER NON ANDARCI, COSI’ LA FINISCONO DI SPECULARE SUL PROSSIMO
Il Consiglio comunale ha dato il via libera alla controversa misura. Il costo varierà tra i 3 e i 10 euro a seconda delle giornate
Dal primo luglio 2020 bisognerà pagare un contributo per accedere alla Città Antica del Comune di Venezia e alle altre isole minori della Laguna. La novità era stata introdotta dalla scorsa legge di Bilancio, e approvata dal Consiglio comunale.
Il costo del ticket d’ingresso varierà tra i 3 e i 10 euro. La tariffa minima di 3 euro verrà applicata nelle giornate con “bollino verde”, ossia con bassa affluenza. La tassa salirà dunque a quota 6 euro nelle giornate da “bollino rosso” e a 8 euro per le giornate da “bollino nero”. Per gli ingressi via mare (con navi e battelli) verrà applicata una tassa fissa da 5 euro.
Dal primo gennaio 2021 le tariffe aumenteranno. Si passerà dunque a 6 euro come quota base d’ingresso, passando a 8 euro per le giornate da “bollino rosso” e a 10 euro per le giornate da “bollino nero”. Anche la tassa per l’ingresso per mezzo navale.
Saranno presenti delle esenzioni per i residenti, per gli studenti, per i lavoratori e per chi dovesse partecipare a eventi patrocinati dal comune di Venezia. Tuttavia le esenzioni non riguarderanno i parenti che si recheranno in visita ai residenti di Mestre, e che dovranno dunque pagare la tassa d’ingresso.
Immediata è stata la risposta delle opposizioni. «Com’è possibile che un turista che dorme a Verona possa avere la tariffa dimezzata grazie a una convenzione dell’albergo e i parenti di un mestrino invece si trovino a pagare la tassa completa?», si chiede il dem Emanuele Rosteghin.
Anche dal fronte pentastellato piovono osservazioni dure e polemiche: «Si parla di città unica, poi però si fanno distinzioni tra Mestre e Venezia, una bella incoerenza».
(da agenzie)
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Ottobre 26th, 2019 Riccardo Fucile
“SEHID NAMIRIN”, “I MARTIRI NON MUOIONO” RIPETE, IN CORO, LA FOLLA AL FUNERALE
La madre dello sehid (martire in curdo) scende dal minibus sorretta dalle altre donne della famiglia.
Non si regge bene in piedi, ma non piange per il figlio morto. Al contrario, il suo sguardo è orgoglioso.
Sivan, Tolhildan e Cudi sono stati uccisi nella battaglia di Sere Kanye (Ras al Ayn in arabo), una delle cittadine in cui hanno avuto luogo gli scontri più cruenti di questi giorni.
Delil Saroxan, il cimitero dei caduti della città di Qamishlo, nel nord est della Siria è gremito. Militari, in divisa. Ma anche civili, venuti a rendere omaggio. Che attendono l’arrivo dei tre feretri.
La quiete è interrotta solo dalle grida di dolore dei parenti. Le bare entrano portate a spalla attraverso due ali di folla che le osserva passare. La cerimonia ufficiale dura circa un’ora e le orazioni per i caduti si concludono sempre allo stesso modo: “sehid namirin”, “i martiri non muoiono” ripetuto, in coro, da tutta la folla.
Dopo aver calato le casse nelle fosse appena scavate al margine del cimitero, gli uomini si inginocchiano e iniziano a coprirle di terra, alcuni con delle vanghe, la maggioranza a mani nude.
Le conseguenze della guerra si manifestano anche in questi giorni di apparente tranquillità dopo l’ultimatum di 150 ore concesso dal presidente turco Erdogan per il ritiro delle truppe curde dello YPG dall’area di confine.
E dopo che il presidente russo Putin e quello siriano Assad hanno riaffermato il principio dell’unità della Siria.
Nella periferia di Qamishlo ieri un uomo è stato colpito da un colpo di mortaio sparato dalle truppe turche. Camminava vicino il confine per raggiungere casa, portava latte e pane alla moglie.
Oggi è bloccato in ospedale, ha perso una gamba e fatica a respirare. A curarlo è Inan, chirurgo originario di Afrin, altra enclave strappata ai curdi. Inan ora è cardiologo in uno degli ospedali di Qamishlo. È dovuto scappare da Afrin dopo che i turchi l’hanno occupata l’anno scorso. “Ho una taglia sulla mia testa”, spiega, “i turchi hanno diffuso la mia foto e sono sulla loro lista nera ma non mi importa”.
Le scuole di Hassaka, una cittadina a circa due ore di auto da Qamishlo, si sono trasformate in dormitori. I banchi sono ammucchiati nel cortile per fare spazio alle famiglie scappate da Sere Kaniye. Molti di loro sono andati via prima dell’inizio dei combattimenti e hanno peregrinato alla ricerca di un luogo sicuro.
Salua ha 60 anni, è arrivata ad Hassaka non appena la battaglia è iniziata insieme a due dei suoi nove figli. Il marito, 72 anni, era troppo stanco per continuare a scappare. Salua e la sua famiglia sono originari di Kobane ma hanno trascorso gran parte della loro vita a Raqqa.
Da qui sono fuggiti nel 2015 per evitare che i propri figli venissero arruolati come jihadisti e per farli studiare all’università . Quindi hanno riparato ad Hassaka per poi spostarsi a Sere Kanye dove credevano di aver finalmente terminato il loro viaggio.
L’inizio dei combattimenti li ha obbligati però all’ennesima fuga. Adesso Salua vive in aula al piano terra, dorme su un materasso di gommapiuma e riceve tre pasti al giorno forniti da una ONG locale.
Gli altri figli sono sparsi per il mondo tra l’Europa e il Medio Oriente, le piacerebbe riabbracciarli. “E chissà che un giorno finalmente arabi e curdi possano vivere tutti insieme. In pace”. Ma, per ora, Salua aspetta. E con lei aspettano tutti i curdi del Rojava.
(da agenzie)
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