Agosto 24th, 2020 Riccardo Fucile
SEMMAI SONO LE PERSONE NORMALI CHE NON MANDEREBBERO MAI IL PROPRIO FIGLIO IN UNA CLASSE DOVE C’E’ SUA FIGLIA SENZA MASCHERINA, VISTO CHE IL PADRE NON LA USA E NON MANTIENE IL DISTANZIAMENTO
Matteo Salvini dice che non manderà la figlia a scuola se sarà obbligatorio portare la
mascherina: “Dal ministro Azzolina, che ieri mi ha definito troglodita e gaglioffo, aspetto di capire a settembre a mia figlia a che ora la porto a scuola, a che ora la vado a riprendere, per quanti giorni andrà a scuola, dove mangia, dove va in palestra, con quanti bimbi e con quanti insegnanti”, ha detto il leader della Lega ieri sera dal palco di piazza Teatro a Trani.
“Io l’ho detto — ha spiegato Salvini — se costringono mia figlia e i vostri figli ad andare a scuola chiusi nel plexiglass, con le mascherine e i banchi con le rotelle, a scuola così non ce la mando perchè i bimbi hanno bisogno di affetto, di amore, del sorriso della maestra, della mano dei compagni, non sono dei pacchetti postali”, ha aggiunto l’ex ministro dell’Interno continuando a propalare la bufala del plexiglass che aveva cominciato a diffondere all’epoca della sua visita a Codogno.
Salvini non si è ancora evidentemente accorto che nelle linee guida per la scuola che il governo ha presentato venerdì non c’è traccia di plexiglas.
È una strategia di comunicazione ben precisa quella del Capitano, che inventa e mette in giro fregnacce sugli avversari politici che non hanno alcun senso se non nell’ottica di fare terrorismo.
Il problema è che, a sentire l’ovazione che accoglie la presa di posizione a Codogno, c’è persino qualcuno che ci crede. Così quando il 14 settembre le scuole riapriranno senza plexiglas lui potrà dire che è tutto merito suo.
Da segnalare che a Cartabianca qualche tempo fa Bianca Berlinguer l’ha stoppato e gli ha fatto notare che stava dicendo fregnacce. Mentre faceva il suo solito numero dell’elenco, il Capitano ha detto: “Stanno litigando sul plexiglas dei nostri figli a scuola, stanno litigando su tutto”. E Berlinguer: “Quello l’hanno tolto, onorevole Salvini, non c’è più il plexiglas, non è previsto”. Il Capitano ha replicato: “Ma perchè, chi gliel’ha detto?”. E la conduttrice gli ha risposto che nelle direttive per il ritorno a scuola il plexiglas non è previsto.
(da “NextQuotidiano“)
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Agosto 24th, 2020 Riccardo Fucile
“COLPISCE MOLTI ORGANI E NON SAPPIAMO ANCORA QUALE EREDITA’ LASCI”
Anche a 20 anni ci si può ammalare di Covid. Perchè il virus non conosce età e infetta chi può. Quindi anche a 20 anni bisogna fare attenzione.
Da settimane ormai, Massimo Ciccozzi, responsabile dell’Unità di ricerca in Statistica medica ed Epidemiologia dell’Università Campus Biomedico di Roma, si sgola per mettere in guardia i più giovani.
Parecchi dei quali — non tutti, è chiaro – col coronavirus hanno un rapporto per così dire disinvolto. Soprattutto nei luoghi di vacanza e di movida, e in particolare in queste settimane di piena estate. Per tornare poi a casa qualche volta positivi, spesso asintomatici, e diffondere il virus in famiglia.
Abbiamo visto i nostri ragazzi fare lezione e sostenere esami universitari davanti a uno schermo. Fare la maturità in casa, laurearsi in casa. Poi la voglia di divertirsi è esplosa. E almeno inizialmente, i comportamenti a rischio dei giovani e degli adolescenti di fatto sono stati tollerati. Un errore?
“La voglia di divertirsi si può capire, ma ci si deve divertire con criterio e buon senso, sempre osservando le tre regole fondamentali: mascherina, adeguato distanziamento, lavaggio frequente e accurato delle mani. Si tratta di tre comportamenti in fondo banali e semplici da mettere in atto, ma che salvano tutti dall’infezione. Bisogna ricordare che questo virus è molto contagioso, bastano 10-15 minuti di contatto con un infetto a una distanza che non sia di sicurezza o senza mascherina per infettarsi a propria volta.
Ma se questo virus è contagioso e bastano pochi minuti di contatto con un positivo per infettarsi, perchè all’interno di uno stesso gruppo di amici che si comportano allo stesso modo e frequentano gli stessi luoghi c’è chi si ammala e chi no?
“Perchè si ammala chi ha un sistema immunitario che in quel momento non è capace di produrre anticorpi a sufficienza. O chi ha il diabete, o chi poco prima del contatto con un positivo ha sostenuto uno sforzo fisico importante, anche solo una partita di calcio, e il suo sistema immunitario non ha ancora recuperato”.
Anche ballare richiede un certo impegno fisico…
“Ballare richiede sforzo fisico, e aumentando lo sforzo aumenta la frequenza del respiro, e quindi anche l’emissione delle particelle che veicolano il virus. Per questo il rischio di contagio in discoteca è alto. E poi c’è la questione della distanza: ballare a distanza di sicurezza, come ballare con la mascherina, è praticamente impossibile. E comunque di fatto non accade, stando ai filmati e alle immagini che tutti abbiamo visto. Anche fuori dalle discoteche, nei luoghi di aggregazione e movida, mascherine e distanza non sono stati e non sono comportamenti diffusi. Avrebbero dovuto esserlo, dovrebbero esserlo”.
Chi deve fare il tampone?
“Chiunque sia stato a contatto con una persona risultata positiva, anche se la persona positiva è asintomatica e si è asintomatici a propria volta. E naturalmente chi sa di aver avuto comportamenti a rischio e presenta sintomi “strani”, che sono perdita del senso dell’olfatto e del gusto, febbre anche più bassa di 38 gradi, un po’ di tosse”.
Sebbene meno che nelle settimane passate, ancora oggi molti ragazzi dicono “tanto, pure se mi prendo il coronavirus, non mi succede niente”. Ma non è così…
“No, non è così. Un’infezione virale di questo tipo può lasciare strascichi per diverse settimane: per esempio una miastenia, ovvero un senso di intensa e costante stanchezza. Una infiammazione a livello cardiologico. Può durare a lungo anche l’assenza del senso di gusto e olfatto, che secondo uno studio irlandese è frequente soprattutto nei giovani. Parliamo di effetti transitori, ma comunque di disagi. E di disagi evitabili. Noi non sappiamo cosa questo virus lascia in eredità una volta passata l’infezione, anche se lo si incontra a 20 anni”.
Quindi le regole di comportamento vanno rispettate non soltanto per un senso di altruismo nei confronti di genitori e nonni (il che sarebbe per altro giusto, e anche sufficiente). Ma pure, più egoisticamente, per se stessi
“Mettere in atto i comportamenti adeguati di protezione dall’infezione da coronavirus significa proteggere anche se stessi. Certamente. In ogni caso essere davvero maturi vuol dire tenere in conto la propria salute e quella delle persone a cui si vuole bene: genitori, nonni, parenti anziani. Che col Sars-cov-2 rischiano di più”.
Torniamo al tampone: cosa fare in caso di sintomi o di contatto con un positivo al Covid, o se si ritorna da zone ritenute pericolose?
“Bisogna avvisare la Asl di competenza che indirizza al centro o al drive in dove recarsi per sottoporsi al test. Chi torna in aereo da zone a rischio può trovare in aeroporto personale che effettua il test, ma oggi non tutti gli aeroporti sono attrezzati per questo. Va detto che molti ragazzi stanno chiedendo il test, c’è una consapevolezza e maturità , anche se acquisita in ritardo”
Infine, cose fare se il tampone è positivo?
“Mettersi in quarantena per 14 giorni. Quarantena non significa prigione: non necessariamente bisogna stare chiusi in una stanza, ma indossare sempre la mascherina e naturalmente mettere in atto tutte le altre misure di protezione dal virus. Dopo due settimane si ripete il tampone: se è negativo si ripete dopo 48 ore, e se anche il secondo tampone è negativo si è liberi. Oggi ancora non sappiamo quanto dura l’immunità , ma certamente possiamo contare su uno-due mesi di mesi protezione”.
Se dovesse rivolgersi ai ragazzi direttamente cosa direbbe?
“Dimostrate di essere maturi, se a 18 anni si può votare e decidere chi ci governerà e amministrerà , anche voi direttamente potete decidere il vostro futuro e quello di chi avete intorno”.
(da “La Repubblica“)
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Agosto 24th, 2020 Riccardo Fucile
LA DENUNCIA DI GUERRA: “IL VIRUS CIRCOLA CON VELOCITA'”…. “TROPPA TOLLERANZA PER CHI VIOLA LE REGOLE E PER I NEGAZIONISTI”
L’aumento dei casi di Coronavirus negli ultimi giorni è sempre più evidente. E per Ranieri
Guerra, direttore aggiunto dell’Oms, il nostro Paese in questo modo rischia. Continuando di questo andazzo, spiega in un’intervista al Messaggero, si potrebbero toccare presto i 4mila casi al giorno.
Il problema, per Guerra, non è tanto la gravità dei nuovi positivi – per ora, come abbiamo visto, i ricoveri in più sono pochi e i malati in terapia intensiva sostanzialmente stabili – ma il fatto che il virus continui a circolare con grande velocità . Si legge sul Messaggero:
“Non sono preoccupato per la gravità clinica che deriverà da questi nuovi positivi che in questo momento non incidono in modo significativo sui ricoveri, ma osservo che sono ancora le persone a far circolare il virus, aumentando la probabilità di contagio sui soggetti più fragili. Tenete conto di una cosa: ci vuole tempo per arrivare a mille, ma poi si sale a duemila al giorno e infine a quattromila si fa in fretta, così funziona l’epidemia, l’abbiamo vista a marzo”.
Ma perchè ci troviamo di fronte a questa nuova impennata? Per Guerra la risposta è semplice: poche sanzioni hanno portato alcune persone a rilassarsi. E bastano pochi disattenti (o negazionisti) a far ripartire la malattia:
“Manca l’aspetto sanzionatorio, quello che invece, ad esempio in Campania, ha applicato il presidente De Luca. Consigliare comportamenti confidando nella buona volontà di tutti è utile. Ma poi per poche persone irresponsabili, per poche persone che non ci credono, per pochi negazionisti che non sono sanzionati e costretti al rispetto delle regole, perdiamo una situazione ottimale che abbiamo ereditato dal lockdown dopo tanti sacrifici da parte del Italiani”.
La catena del contagio può, però, essere interrotta. O, almeno, si possono fare azioni di prevenzione:
L’interruzione del possibile monte epidemico può essere ottenuta con una combinazione di tracciamento del contatto intensificato e isolamento dei microcluster identificati attraverso un aumento mirato dei tamponi”.
(da Globalist)
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Agosto 24th, 2020 Riccardo Fucile
IN BIANCO LE CICATRICI LASCIATE DAL COVID CHE RIDUCONO L’OSSIGENAZIONE
La differenza tra due tac: polmoni sani e polmoni di un paziente colpito da Covid-19. A postare l’immagine è il giornalista Gianluigi Nuzzi sul proprio profilo Facebook.
“A sinistra Tac di polmoni soggetto sano a destra tac di polmoni ed paziente Covid. In bianco le cicatrici lasciate dal Covid che riducono l’ossigenazione. Foto da mostrare a chi ancora fa il pi**a”, scrive Nuzzi a corredo delle immagini in 3D.
Le scansioni, inizialmente diffuse dal dottor Giuseppe Walter Antonucci, sono state poi ricondivise sui social proprio dal conduttore di “Quarto Grado”.
(da Globalist)
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Agosto 24th, 2020 Riccardo Fucile
A PERSONAGGI CHE ISTIGANO AL DIFFONDERSI DELL’EPIDEMIA SI PERMETTE DI RIMANERE A PIEDE LIBERO
In questo video che circola da ieri su Twitter possiamo ammirare cinque prestigiosi
candidati al Darwin Award mentre esclamano in coro “Noi rinunciamo alla mascherina” e poi buttano i dispositivi di protezione individuale in un falò improvvisato.
Poi, uno per volta, consigliano all’avventore di seguire l’esempio: “Fallo anche tu”.
Gli anziani sono la categoria che in questi mesi di epidemia è stata più falcidiata dal Coronavirus Sars-CoV-2 e da COVID-19.
Nei dati pubblicati nel maggio scorso l’Istat ha spiegato che l’eccesso di mortalità più consistente si riscontra per gli uomini di 70-79 anni, i decessi cumulati dal primo gennaio al trentuno marzo 2020 aumentano di circa 50 punti percentuali rispetto allo stesso periodo della media 2015-2019; segue la classe di età 80-89 (+ 44%).
L’incremento della mortalità nelle donne è invece più contenuto per tutte le classi di età ; raggiunge alla fine di marzo il 20% in più della media degli anni 2015-2019, tanto per la classe di età 70-79 che per la 90 e più.*Nell’ambito delle province definite ad alta diffusione, e considerando i decessi avvenuti in un’età superiore o uguale ai 50 anni, se si confrontano gli andamenti giornalieri dei decessi Covid-19 rispetto all’eccesso stimato, essi spiegano in media il 61,5 % dell’eccesso di mortalità negli uomini e il 42% nelle donne, con una proporzione che per i primi aumenta nel periodo di osservazione, mentre scende lievemente per le donne.
(da agenzie)
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