Agosto 27th, 2020 Riccardo Fucile
“SONO AUMENTATI ANCHE GLI OSPEDALIZZATI E I RICOVERI IN TERAPIA INTENSIVA”
Il report della Fondazione Gimbe per la settimana 19-25 agosto sul Coronavirus spiega che
rispetto alla precedente c’è stata un’impennata dei nuovi casi (+3.139) e un ulteriore aumento dei pazienti ospedalizzati con sintomi (+215) e in terapia intensiva (+8).
Salgono a 19.714 i casi attualmente positivi che per il 91,8% sono concentrati in 11 regioni: 29,4% in Lombardia, il 33,4% in lazio, Emilia-Romagna e Veneto e un ulteriore 29% in Campania, Piemonte, Toscana, Sicilia, Puglia, Sardegna e Liguria.
In poco più di un mese i nuovi casi per settimana sono aumentati da 1.408 a 6.538, con incremento del rapporto positivi/casi testati dallo 0,8% al 2,1%.
Il monitoraggio indipendente della Fondazione GIMBE registra nella settimana 19-25 agosto, rispetto alla precedente, un incremento del 92,4% dei nuovi casi (6.538 vs 3.399), grazie anche all’aumento dei casi testati (309.127 vs 180.300). Relativamente ai dati ospedalieri si conferma il trend in crescita dei pazienti ricoverati con sintomi (1.058 vs 843) e di quelli in terapia intensiva (66 vs 58). In dettaglio:
Decessi: +40 (+0,1%
Terapia intensiva: +8 (+13,8%
Ricoverati con sintomi: +215 (+25,5%
Nuovi casi totali: +6.538 (+2,6%)
Casi testati +128.827 (+71,5%
Tamponi totali: +158.692 (+48,8%)
«In soli 7 giorni — dichiara Nino Cartabellotta di GIMBE — si sfiora il raddoppio dei nuovi casi totali, non solo per l’incremento dell’attività di testing, ma anche per l’aumento del rapporto positivi/casi testati. Inoltre, si conferma il trend in crescita dei pazienti ospedalizzati con sintomi e, in misura minore, di quelli in terapia intensiva. Queste spie rosse, piuttosto che generare inutili allarmismi, devono infondere una comune consapevolezza sull’andamento dell’epidemia nel nostro paese al fine di mantenere alta la guardia, sia da parte delle Istituzioni che devono potenziare la sorveglianza epidemiologica, sia da parte dei cittadini chiamati ad attenersi a tutte le misure di sicurezza, senza minimizzazioni di sorta». Nel quadro di una circolazione endemica del virus si assiste ad un aumento progressivo dei focolai con crescita esponenziale dei nuovi casi, siano essi autoctoni, da rientro di italiani andati in vacanza all’estero, o di importazione da stranieri». Infatti, da 1.408 nuovi casi riportati nella settimana 15-21 luglio siamo passati a 6.538 nuovi casi della settimana 19-25 agosto, con un incremento del rapporto positivi/casi testati dallo 0,8% al 2,1%
«Questa rapida ascesa nella curva dei contagi — precisa il presidente — inizia a riflettersi gradualmente sull’aumento dei pazienti ricoverati con sintomi e in terapia intensiva». Si è infatti invertita la tendenza che dai primi di aprile ha visto la progressiva e imponente riduzione dei pazienti ospedalizzati e in terapia intensiva, che adesso iniziano lentamente a risalire
Confermate le ampie variabilità regionali, ma solo 4 Regioni fanno registrare una riduzione di nuovi casi, peraltro piuttosto esigua (-55).
Nelle altre 14 Regioni e 2 Province autonome si rileva un aumento complessivo di 3.194 nuovi casi, con un range che varia dai 677 del Lazio ai 4 della Valle d’Aosta. Stabile il numero di nuovi casi in Basilicata (+14). Dei 19.714 casi attivi al 25 agosto il 91,8% si concentra in 11 Regioni: 29,4% dei casi in Lombardia (5.787); il 33,4% si distribuisce tra Lazio (2.284), Emilia-Romagna (2.189) e Veneto (2.119); un ulteriore 29% tra Campania (1.164), Piemonte (1.142), Toscana (1.039), Sicilia (947), Puglia (548), Sardegna (463) e Liguria (413). I rimanenti 1.619 casi (8,2%) si collocano nelle restanti 7 Regioni e 2 Province autonome con un range che varia dai 13 della Valle d’Aosta ai 342 dell’Abruzzo
«Tutti questi numeri non possono essere confrontati con quelli dei primi mesi dell’epidemia perchè le dinamiche epidemiologiche sono completamente diverse. Dello tsunami che si è abbattuto sul nostro Paese non abbiamo mai conosciuto la fase iniziale: il coronavirus circolava insidiosamente sottotraccia con migliaia di asintomatici che infettavano senza saperlo parenti, amici e colleghi di lavoro. Il lockdown rigoroso e prolungato ha ridotto la mortalità , gli accessi in ospedale e il numero dei nuovi casi, ma dal 3 giugno siamo di fatto “ripartiti dal via”». «Se è legittimo chiedersi se i numeri attuali sono i segnali di una nuova ondata — conclude Cartabellotta — è ragionevolmente certo che non rivedremo le drammatiche scene di marzo/aprile perchè oggi la situazione epidemiologica è attentamente monitorata, il servizio sanitario è ben organizzato e, dunque, non potrà esserci alcun effetto sorpresa. Ma non bisogna concedere ulteriori vantaggi al coronavirus, tanto più che i numeri riflettono sempre comportamenti di 3-4 settimane fa».
(da agenzie)
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Agosto 27th, 2020 Riccardo Fucile
“TROPPA IGNORANZA, PENSANO DI SFIDARE LA SORTE”
“Mio figlio stagista è fuggito da una ditta “no mask”, gli dicevano: ‘chi mette la mascherina ha paura’. E infatti se ne è andato”.
Fabrizio Pregliasco, direttore sanitario dell’Irccs Galeazzi di Milano, ha raccontato l’aneddoto a ‘Radio Cusano Campus’. “Questa situazione di negazionismo è legata al fatto che le persone vogliono gettarsi alle spalle la paura sfidando la sorte”.
Quello del ragazzo, secondo il virologo, non è di certo un caso isolato. Non è raro vedere persone che non prendono precauzioni, convinte che il virus non le beccherà .
“L’aspetto altruistico va a farsi benedire in una situazione vissuta come l’attesa di un meteorite che è la seconda ondata. È una sorta di ‘vita mia mors tua’, togliamo la paura e andiamo avanti in modo spavaldo. Poi succedono le cose come al Billionaire”.
E che dire della scelta di aprire le discoteche?
“La scelta di dire ‘apriamo le discoteche’ e ‘balliamo con le mascherine’ si è visto che non è compatibile – ha aggiunto – bisogna sperimentare le cose. Non voglio dire che è stato sbagliato aprire le discoteche. Non c’è la certezza di fare procedure esatte in questa situazione. Si va avanti per tentativi ed errori per verificare cosa si può fare. Ci vedo un tentativo che non ha dato i risultati attesi”.
“La seconda ondata – ha puntualizzato il virologo – è ciò che la storia ci dice essere successo in pandemie del passato. Dobbiamo organizzarci per farci trovare pronti. In questo modo saremo in grado di gestire la convivenza con il virus che è passato da una diffusione epidemica a quella endemica”.
(da agenzie)
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Agosto 27th, 2020 Riccardo Fucile
A PROPOSITO DEI BANDI DELLE PREFETTURE: “SE CONTANO SOLOI QUATTRINI DIVENTIAMO AFFITTACAMERE, GLI IMMIGRATI DEVONO POTER SEGUIRE PERCORSI DI REALE INTEGRAZIONE”
Per capire i motivi della rivolta del mondo dell’accoglienza al bando della Prefettura di
Genova, basta salire alla collina di Coronata.
È qui, negli spazi dell’ex ospedale San Raffaele, che l’Ufficio diocesano Migrantes, attraverso la cooperativa Un’altra storia, aveva dato forma a un progetto di integrazione unico per i richiedenti asilo. Una via di mezzo tra un collegio e un campus universitario: aule e campi sportivi, laboratori di sartoria, di edilizia, di educazione civica
Oggi, sono tutti chiusi. Fine di un’utopia. «Stiamo continuando a portare avanti solo Agrilegalità , perchè abbiamo deciso di buttare il cuore oltre l’ostacolo — racconta monsignor Giacomo Martino, anima del campus di Coronata ecco, è questo che intendiamo quando parliamo delle ripercussioni dei tagli dei decreti sicurezza: l’accoglienza non può consistere solo nell’offrire il minimo indispensabile, ovvero da mangiare e da dormire. Non siamo un albergo. L’obiettivo deve essere costruire percorsi di integrazione per i migranti, e infatti io sono sempre stato severo, per esempio sulla partecipazione alle lezioni di Italiano, che considero imprescindibili. Senza un progetto, senza avere la possibilità di costruirsi un futuro, questi ragazzi si scoraggiano. Ed è allora che rischiano davvero di diventare degli assistiti».
Don Giacomo Martino, eppure avete deciso di partecipare al bando prefettizio comunque: perchè?
«Parteciperemo, facendo i salti mortali, come suggerisce il discorso evangelico del vescovo, che ho apprezzato molto. Anche se i costi da sostenere non lo consentirebbero: e infatti, saremo costretti ad attingere all’8 per mille. Questo si tradurrà nel sottrarre risorse alla carità , in un momento difficile come questo, con la pandemia che continua a moltiplicare il bisogno. Una guerra tra poveri, in pratica. In ogni caso, non potremo più coinvolgere le parrocchie nell’accoglienza dei migranti, perchè il progetto di integrazione che mettevano in campo consisteva in un pieno inserimento sociale, che sarebbe troppo oneroso, a queste condizioni»
Quanti ragazzi accogliete, ad oggi, a Coronata?
«Sono quasi trecento, in parte al campus e in parte nei vari alloggi.
Di questi, cinquanta avrebbero già terminato il percorso di accoglienza: con la fine del lockdown avrebbero dovuto uscire. E invece, li abbiamo tenuti qui. Ecco il nodo: lo Sprar ( il sistema di protezione richiedenti asilo e rifugiati, accoglienza di secondo livello, ndr) e gli scivoli per permettere un’uscita graduale dai percorsi, erano importanti: perchè dove andranno adesso questi ragazzi? Li aspetta un salto nel buio, se non vengono opportunamente preparati attraverso corsi di lingua, percorsi di formazione, borse lavoro. Si dibatte sul tema dei migranti con il covid: ma il punto non è il covid, perchè il virus colpisce tutti, migranti e italiani. La questione è gestire al meglio questi ragazzi».
A proposito di contagi, come state affrontando la situazione?
«Tutto è ricaduto su di noi, con una fatica e uno sforzo infinito: a nostre spese abbiamo realizzato le sanificazioni, acquistato mascherine, disinfettanti. Per evitare che tutti i migranti accolti negli appartamenti si recassero alla mensa di Coronata ci siamo organizzati con consegne a casa, e stiamo continuando a farlo. Ecco, per questo il bando della Prefettura ci fa ancora più rabbia: significa che non c’è stato alcun riconoscimento per il nostro impegno».
Oltre alla questione dei fondi insufficienti, cosa contesta nei testi del capitolato?
«Prima dei decreti Salvini, i bandi erano suddivisi in una scheda economica e in una tecnica: quest’ultima attribuiva punti utili a salire in graduatoria per chi fornisse servizi mirati all’integrazione. Adesso, invece, vengono premiati eventuali sconti da fare alla Prefettura. È svilente: così siamo considerati dei meri affittacamere. E per i ragazzi, lo scoraggiamento è totale».
(da “La Repubblica”)
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Agosto 27th, 2020 Riccardo Fucile
TRA I SETTE INDAGATI ANCHE LA “PERSONA PERBENE” TITOLARE DELL’AZIENDA, GUGLIELMO STAGNO D’ALCONTRES
Lavoravano sotto la costante minaccia di essere licenziati i quasi cento lavoratori della Cascina Pirola di Cassina de’ Pecchi sequestrata dai carabinieri che hanno portato alla luce un sistema di caporalato che andava avanti da anni.
Nell’azienda che fa capo alla società StraBerry di proprietà del 32enne messinese di nobili origini ed ex bocconiano Guglielmo Stagno d’Alcontres, le condizioni lavorative erano contro ogni norma e rispetto della dignità personale e lavorativa.
Una situazione che traspare anche dalle intercettazioni nelle quali è lo stesso d’Alcontres a definire il metodo di lavoro “di terrore”: “Con loro devi lavorare in maniera tribale — spiegava al suo interlocutore — tu devi fare il maschio dominante”.
Ed è per questo che secondo quanto testimoniato da alcuni dipendenti agli inquirenti, il 32enne fondatore dell’azienda premiata per bene due volte dal Coldiretti con l’Oscar Green, era soprannominato dai braccianti il “Capo grande”, con potere assoluto su di loro.
Ed effettivamente i lavoratori, quasi tutti extracomunitari, che venivano pagati 4.50 euro all’ora, quasi la metà di quanto spettava loro in realtà , non potevano protestare contro le decisioni “del capo”, poichè la risposta sarebbe stata per loro essere sottoposti alla punizione del “ban lavorativo”, ovvero una pausa forzata e non retribuita.
D’Alcontres però non è l’unico indagato nell’inchiesta della procura di Milano che fa capo al pm Gianfranco Gallo: nel registro degli indagati con le accuse di sfruttamento del lavoro e intermediazione illecita è stato iscritto anche Enrico Fadini, considerato il “Capo piccolo”: “Ogni giorno bisognava raccogliere almeno 25 cassette, il minimo consentito — spiega uno dei braccianti, un giovane proveniente dalla Sierra Leone — quando lo scorso 6 giugno mi sono allontanato dai campi per andare a bere, sono stato cacciato e costretto a firmare una lettera di dimissioni. Il “Grande Capo” ha iniziato a urlarmi in faccia che dovevo firmare la lettera, mi ha detto che siamo dei poveracci africani che non hanno niente e mi ha spintonato violentemente provando a buttarmi fuori dall’ufficio”.
(da Fanpage)
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Agosto 27th, 2020 Riccardo Fucile
MA ESSENDO ITALIANO NESSUN POST DI CONDANNA DEI SOVRANISTI, CHISSA’ COME MAI
Un uomo di 48 anni è stato arrestato con l’accusa di violenza sessuale aggravata su una
bambina di nove anni.
Le indagini sono state condotte dai carabinieri di Civitavecchia e di Santa Severa dopo che la madre della piccola aveva sporto denuncia in caserma. La violenza era avvenuta qualche giorno prima, in un pomeriggio dei primi giorni di luglio.
La bambina era scesa in strada per andare a fare una commissione, quando è stata avvicinata da un uomo che stava lavorando in una casa vicina. Con una scusa il 48enne ha iniziato a toccarle la coscia destra e ha provato ad attirarla a sè. La piccola è riuscita a divincolarsi ed è fuggita a casa, dove ha raccontato subito quanto accaduto alla madre, che è andata a sporgere denuncia ai carabinieri di Santa Severa.
Le indagini sono partite immediatamente: le prove raccolte contro l’uomo, tra l’altro già gravato da precedenti specifici, non lasciano dubbi sulla sua colpevolezza. Il 48enne, noto alle forze dell’ordine, è stato arrestato e portato nel carcere di Civitavecchia dopo un’indagine lampo condotta non appena la madre è andata a denunciare quanto accaduto alla figlia. Una vicenda agghiacciante quella raccontata dalla donna e dalla bambina, che sono riuscite a individuare il violentatore dalle foto mostrate dai carabinieri. Il 48enne è stato incastrato anche dalla testimonianza di una persona informata dei fatti, che ha permesso di identificarlo senza dubbio alcuno. L’uomo, non nuovo a reati di questo tipo nei confronti di bambini, è stato arrestato e portato nel carcere di Civitavecchia. Le accuse nei suoi confronti sono gravissime, dovrà rispondere di violenza sessuale aggravata.
(da Fanpage)
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Agosto 27th, 2020 Riccardo Fucile
IL DELIRIO DEI SUPREMATISTI BIANCHI IN UN PAESE DOVE IL MANDANTE MORALE DEI CRIMINALI E’ ALLA CASABIANCA
Per la seconda notte consecutiva Kenosha, cittadina dello Stato del Wisconsin in Usa, è diventato teatro di una vera e propria guerriglia a causa delle proteste che si sono scatenate dopo il ferimento dell’afroamericano Jacob Blake, colpito alla schiena da sette colpi di arma da fuoco sparati dalla polizia e rimasto paralizzato.
Ore e ore di scontri tra agenti e manifestanti, con tanto di lancio di sassi e di bottiglie da parte di questi ultimi, con la polizia che ha risposto con lacrimogeni e proiettili di gomma. Alla fine, il bilancio parla di due morti e una persona ferita gravemente. A sparare a tutti e tre è stata però un’unica persona, un ragazzo bianco di soli 17 anni: Kyle Rittenhouse.
Il giovane si è servito di un fucile semiautomatico, con cui ha sparato contro i manifestanti. A dimostrarlo anche dei video, girati da alcuni testimoni sul posto. Rittenhouse, dopo aver ucciso due persone e averne ferita una terza, si è dato alla fuga ed è stato poi arrestato ad Antioch, la sua città di residenza nel vicino Illinois. Adesso è accusato di omicidio volontario, mentre le forze dell’ordine cercano di capire se nella sparatoria sono stati coinvolti anche alcuni presunti complici del ragazzo.
Nei filmati, infatti, si vede un gruppo di persone armate di fucili, elmetti e pistole davanti a una stazione di servizio: come una ronda notturna, i protagonisti del video sembrano pronti a difendere le loro proprietà dai manifestanti.
Tra loro c’è anche il 17enne, con in mano un fucile semiautomatico AR-15
Poco dopo, viene inquadrato mentre scappa dai manifestanti, si volta e inizia a sparare. Colpisce una persona della folla alla testa, ma scappando inciampa e viene aggredito. Allora apre di nuovo il fuoco, colpendo altri due manifestanti.
Secondo quanto riporta il Guardian, Rittenhouse considerava se stesso un membro della milizia votata a proteggere le proprietà .
Un account Faceboook col suo nome, non più disponibile adesso, contiene foto del giovane che posa con un apparente fucile d’assalto. Il testo intorno all’immagine contiene lo slogan a sostegno della polizia “Blue lives matter”. Anche altre foto postate su TikTok mostrano un giovane che sembra essere Rittenhouse con armi da fuoco.
Il diciassettenne aveva assistito a un comizio di Donald Trump a gennaio. E’ quanto emergerebbe da un suo post su TikTok di cui ha dato notizia il sito BuzzFeed News, riguardante il comizio tenuto dal presidente a Des Moines, in Iowa.
(da agenzie)
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Agosto 26th, 2020 Riccardo Fucile
E IL SINDACO MASTELLA GLI FA NOTIFICARE LA MULTA PER NON AVER INDOSSATO LA MASCHERINA
Ieri Matteo Salvini durante la sua visita a Benevento si è fatto fotografare con la maglietta
della squadra di calcio della città che è neopromossa in serie A.
Oggi è arrivata la risposta dei tifosi della Curva Sud del Benevento:
La Curva Sud condanna ed esprime tutto il proprio dissenso nei confronti del turpe gesto che ha visto consegnare a Matteo Salvini la maglia del Benevento Calcio. Per noi non si tratta di un semplice pezzo di stoffa, ma il fulcro cardine della nostra passione che non può essere strumentalizzata per deliranti campagne elettorali. La nostra non è una presa di posizione politica: è un mondo dal quale siamo stati sempre alla larga.
Nel momento in cui, però, qualsiasi esponente esibisca i colori giallorossi in maniera propagandistica, troverà sempre la pronta opposizione di tutto il popolo sannita. Invitiamo gli artefici di questo triste episodio a fare mea culpa, consapevoli di aver infangato la nostra gloriosa maglia e il buon nome del Benevento Calcio.
Anche il sindaco di Benevento, storico esponente della Democrazia Cristiana, ha deciso di sanzionare il politico leghista.
«Il leader della Lega, Matteo Salvini, sarà multato per non aver indossato la mascherina in occasione dell’incontro che ieri ha avuto in via Traiano a Benevento» ha annunciato Mastella, chiarendo che «la manifestazione è avvenuta senza autorizzazione e in concomitanza con un’altra di protesta».
Salvini ha agito in modo illecito, «in totale spregio alla normativa, che obbliga tutti dalle ore 18 in poi a indossare le mascherine anche all’aperto e in circostanze di potenziali assembramenti», ha aggiunto il sindaco.
Su indicazioni del sindaco, la polizia municipale ha avviato l’identificazione delle persone che erano raggruppate intorno a Salvini, anche loro senza mascherina.
(da agenzie)
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Agosto 26th, 2020 Riccardo Fucile
INCHIESTA RICICLAGGIO 49 MILIONI… DOVEVA SVOLGERSI NOVE MESI FA, MA IL PARLAMENTARE VI AVEVA ELETTO DOMICILIO PER IMPEDIRLA, CI E’ VOLUTO UN VOTO DEL PARLAMENTO PER AVERE ACCESSO
Perquisizione in corso della guardia di finanza di Genova presso la sede della Boniardi Grafiche srl del deputato leghista Fabio Massimo Boniardi nell’ambito dell’inchiesta della procura di Genova sul presunto riciclaggio di parte dei 49 milioni di euro ottenuti dalla Lega come rimborsi elettorali grazie a bilanci non trasparenti all’epoca della gestione del leader Umberto Bossi e del tesoriere Francesco Belsito. I finanzieri del nucleo di polizia economico finanziaria, guidati dal colonnello Maurizio Cintura, stanno acquisendo documenti cartacei e informatici su disposizione del procuratore aggiunto Francesco Pinto e del sostituto Paola Calleri.
Boniardi, che non è indagato, aveva eletto domicilio presso la tipografia e quindi lo scorso dicembre non era stato possibile procedere con la perquisizione.
La procura aveva chiesto l’autorizzazione al parlamento che l’aveva concessa all’inizio di agosto.
(da agenzie)
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Agosto 26th, 2020 Riccardo Fucile
LA GESTIONE DEL FENOMENO MIGRATORIO E’ COMPETENZA DELLO STATO…PREFETTI CONTRO MUSUMECI: “CREA SOLO CONFUSIONE”… MUSUMECI: “LA TUTELA SANITARIA SPETTA A NOI”… BRAVO, PENSA A TUTELARLA PER I SICILIANI INVECE CHE ESSERE L’ULTIMA REGIONE PER NUMERO DI TAMPONI
Il Governo ha impugnato l’ordinanza del presidente della Sicilia Nello Musumeci che
prevede la chiusura degli hotspot e dei centri di accoglienza per migranti presenti sull’isola. Il ricorso sarebbe già stato notificato alla controparte e ne è in corso il deposito presso il Tar della Sicilia.
Alla base dell’impugnazione la considerazione che la gestione del fenomeno migratorio è competenza dello Stato, non delle Regioni
In precedenza erano stati prefetti a criticare l’iniziativa del governatore siciliano: “Suscita stupore l’iniziativa del Presidente della Regione Sicilia, stando a notizie di stampa, di sollecitare le prefetture di quel territorio – pena il possibile deferimento alla Autorità giudiziaria – a dare tempestiva esecuzione alla ordinanza con la quale ha disposto la chiusura di hot-spot e centri di accoglienza migranti”.
Lo scrivono in una nota i sindacati dei prefetti, Sinpref e Ap, i quali, “senza entrare minimamente nel merito della questione”, ricordano che “tali strutture sono operative per l’accoglienza di persone su specifiche disposizioni del Viminale, con il quale solamente vanno pertanto affrontati e risolti possibili motivi di confronto”.
“Quanto sta accadendo in queste ore – prosegue la nota – con ordinanze, di Presidenti di Regione e Sindaci, contrastanti con direttive e circolari ministeriali, sta ancor maggiormente agitando un quadro normativo complesso in tema di gestione dell’accoglienza degli immigrati, resa oltremodo difficile dalle altrettanto delicate procedure per prevenire la diffusione del Covid. Da sempre i prefetti, come ampiamente dimostrato lavorando in silenzio e sul campo anche in occasione dell’emergenza prodotta dell’epidemia in atto, garantiscono l’unità della Repubblica, raccordando la rete istituzionale a livello territoriale. Per questo, nello spirito di servizio che ne connota ruolo e stile operativo, essi continueranno ad assicurare l’operatività necessaria a superare il delicato momento che il Paese sta vivendo, nonostante le tante carenze in termini di risorse umane che restano da colmare con urgenza”.
“In questo contesto – conclude il comunicato dei sindacati dei prefetti – attendono che si definisca con chiarezza chi deve fare cosa, così da evitare, ora e come anche nel recente passato, di ‘pagare’ con avvisi di garanzia o con inviti a dedurre del Giudice contabile, l’operare per trovare, direttamente sul campo, soluzioni concrete a situazioni emergenziali o di non prevedibile sopravvenienza.
(da agenzie)
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