Agosto 24th, 2020 Riccardo Fucile
E’ LA QUOTA PIU’ ALTA SUL TOTALE DI 81,4 MILIARDI… L’AIUTO EUROPEO VUOL DIRE UN RISPARMIO DI 5,5 MILIARDI SUGLI INTERESSI (SOVRANISTI PRENDETE NOTA, SONO SOLDI CHE SENZA L’EUROPA DOVEVATE CACCIARE DI TASCA)
Prende concretezza il sostegno europeo per l’uscita dalla crisi economica del coronavirus,
almeno per quel che riguarda lo strumento (Sure) che costituisce la risposta alla crisi del lavoro. La Commissione europea ha presentato proposte al Consiglio Ue per l’attivazione di un sostegno finanziario complessivo di 81,4 miliardi di euro per 15 Paesi, tra cui l’Italia, per preservare l’occupazione (il meccanismo chiamato Sure).
Una volta che il Consiglio avrà dato il suo ok, gli aiuti saranno stanziati sotto forma di prestiti con interessi agevolati. Per l’Italia sono previsti 27,4 miliardi di euro, la quota più alta.
“Oggi la Commissione Ue propone il primo pacchetto di 81 miliardi per Sure, il sostegno ai meccanismi tipo cassa integrazione. Destinatari 15 Paesi, 27 miliardi per l’Italia. L’Europa per il lavoro”, il commento del commissario europeo all’Economia, Paolo Gentiloni, su Twitter. Nella nota di Bruxelles si ricorda che Sure “può fornire agli Stati membri fino a un totale di 100 miliardi di sostegno finanziario. Le proposte di decisioni relative alla concessione di un sostegno finanziario, presentate dalla Commissione al Consiglio, comportano finanziamenti per 81,4 miliardi e interessano 15 Stati membri. Il Portogallo e l’Ungheria hanno già presentato richieste formali, che sono attualmente in fase di valutazione. A breve è prevista la presentazione di una proposta della Commissione relativa alla concessione di un sostegno al Portogallo e all’Ungheria. Gli Stati membri che non hanno già presentato richieste formali possono ancora farlo”.Tra i 15 Stati membri figurano anche la Spagna (21,3 miliardi) ed il Belgio (7,8 miliardi). Sure è uno degli strumenti messi in campo a livello Ue per far fronte alle conseguenze socio-economiche del Covid-19.
Sure è considerato “un elemento fondamentale della strategia globale dell’Ue volta a tutelare i cittadini e attenuare le gravi ripercussioni socioeconomiche della pandemia di coronavirus. Si tratta di una delle tre reti di sicurezza concordate dal Consiglio europeo per proteggere i lavoratori, le imprese e i Paesi”.
All’inizio del mese, con una missiva firmata dal ministro del’Economia Roberto Gualtieri e dalla ministra del Lavoro Nunzia Catalfo l’Italia aveva presentato richiesta ufficiale ai fondi Sure, per un importo totale di 28,5 miliardi, definendo il programma “un esempio positivo di solidarietà fra gli stati a favore dei lavoratori europei”.
Oggi il titolare del Tesoro ha commentato il piano prospettato da Bruxelles rimarcando che “fa esplicito riferimento alle principali misure attuate dal Governo per sostenere il lavoro e l’occupazione: dalla Cassa integrazione per tutti i lavoratori dipendenti alle indennità per i lavoratori autonomi di vario tipo, i collaboratori sportivi, i lavoratori domestici e quelli intermittenti, dal fondo perduto per autonomi e imprese individuali al congedo parentale, dal voucher baby sitter alle misure per i disabili, dal credito di imposta sanificazione a quello ‘Adeguamento Covid’. È un apprezzamento alle politiche messe in campo in questi mesi dal Governo per la salvaguardia dei livelli occupazionali, che sono state ritenute importanti e degne di essere pienamente sostenute, e un riconoscimento della scelta che abbiamo fatto di varare misure molto ampie che sono pressochè integralmente finanziate”. Calcola Gualtieri che “grazie a questo finanziamento, realizzato attraverso l’emissione di titoli comuni europei, il risparmio per le casse dello Stato nell’arco dei 15 anni di maturità può essere stimato in oltre 5 miliardi e mezzo di euro. È l’Europa della solidarietà e del lavoro che prende forma”.
(da agenzie)
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Agosto 24th, 2020 Riccardo Fucile
INTOLLERABILE CHE POLIZIOTTI E CARABINIERI SIANO ACCERCHIATI E AGGREDITI SENZA MOTIVO DA UNA TEPPAGLIA
Numerose immagini sono al vaglio degli inquirenti di Massa per identificare tutte le persone che, nella notte tra sabato e domenica, si sono scagliate contro alcuni agenti di polizia e carabinieri, intervenuti per sedare una rissa a Marina di Carrara.
A riprendere la scena della folla che cerca di impedire ai poliziotti di salire sulle volanti, accerchiando gli agenti in netta minoranza, sono stati alcuni residenti della zona e le telecamere di video-sorveglianza presenti all’esterno di una farmacia e di una banca.
In un primo video si vedono gli agenti di polizia che cercano di identificare i protagonisti di una rissa e la gente che si scaglia contro i poliziotti per favorirne la fuga; volano offese “sbirri di m…”, cori da stadio contro polizia e carabinieri, calci e strattoni.
In un secondo video amatoriale si vedono gli agenti di polizia che tentano di far entrare su una volante un ragazzo, ma il gruppo glielo impedisce, tenendo aperti gli sportelli con la forza e lanciando oggetti.
Anche quando la polizia riesce ad isolare il giovane nei sedili posteriori, ad un agente viene impedito di salire in auto, viene circondato e gli sputano addosso: “Non ci fermerete” si sente dire “O tutti o nessuno”, “uomini di m…” continuano a gridare.
Un gruppo di ragazzi si è poi piazzato davanti alla volante, già a sirene accese, per impedirle di ripartire verso la Questura.
Al vaglio degli inquirenti ci sono decine e decine di volti: la Questura fa sapere che stanno lavorando a tutti i riconoscimenti e che nel giro di 24 ore verranno formalizzate le denunce.
(da agenzie)
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Agosto 24th, 2020 Riccardo Fucile
IL DISSIDENTE POTREBBE AVER SUBITO DANNI NEUROLOGICI PERMANENTI… I METODI SOVRANISTI PER ELIMINARE GLI AVVERSARI POLITICI
Alexej Navalnyj è stato avvelenato. La Charitè, l’ospedale dove l’oppositore anti-Putin è
ricoverato da venerdì, ha diffuso un comunicato dopo “approfondite analisi” e ha concluso che c’è stata un'”intossicazione” attraverso una sostanza “appartenente al gruppo degli inibitori da colinesterasi”.
Perciò Navalnyj viene curato al momento con l’atropina. Quale sostanza in particolare possa aver avvelenato l’oppositore russo non è stata ancora stato chiarito, dicono i medici della clinica universitaria berlinese.
Ma gli effetti sul suo organismo “son stati dimostrati più volte e da laboratori indipendenti”. Secondo la Charitè “non si possono escludere effetti di lungo periodo” sul paziente, “in particolare sul suo sistema nervoso”.
Navalnyj, fanno sapere i suoi medici tedeschi, è attualmente in terapia intensiva e in coma farmacologico. Le sue condizioni “sono serie ma al momento non è in grave pericolo di vita”.
Già in mattinata il portavoce del governo tedesco, Steffen Seibert, aveva definito “abbastanza probabile” l’ipotesi che Navalnyj fosse stato avvelenato. L’attivista era trasferito sabato a Berlino dall’ospedale di Omsk dove era ricoverato dopo essersi sentito male su un volo che lo riportava a Mosca.
I collaboratori di Navalnyj, noto critico del presidente russo Vladimir Putin, hanno sostenuto da subito la tesi del tentativo di avvelenamento, anche se i medici siberiani hanno sostenuto di non aver trovato tracce.
(da agenzie)
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Agosto 24th, 2020 Riccardo Fucile
A OMNIBUS L’EX GOVERNATORE DELLA LOMBARDIA: “IO MANTENGO LE TRADIZIONI DI UN GRANDE PARTITO CHE SI CHIAMA LEGA NORD, PER ORA FERMIAMOCI QUA”
Alla vigilia delle elezioni politiche del 4 marzo 2018 aveva fatto molto discutere l’improvviso cambio di nome della Lega, che perdeva il suo appellativo “Nord” e abbandonava la sua impronta secessionista per diventare un partito nazionalista.
Oggi, a distanza di due anni, la “vecchia” Lega Nord potrebbe tornare alla luce.
Ad annunciarlo, in diretta su La7 durante la trasmissione Omnibus, è stato l’ex segretario del Carroccio, Roberto Maroni.
Incalzato dal conduttore Andrea Pennacchioli, che gli chiedeva come mai alle sue spalle ci fosse il sole delle Alpi (celebre simbolo della Padania), l’ex governatore della Lombardia ha risposto così: “Io mantengo le tradizioni e la storia di un grande partito che si chiama Lega Nord. Il futuro riposa sulle ginocchia di Giove, vediamo cosa succederà . Come un fiume Carsico potrebbe riemergere, ma per ora fermiamoci qua”.
Maroni non ha voluto commentare oltre, nonostante le domande dei conduttori: “Novità a breve? Non vi sento bene…”, ha detto, trincerandosi dietro un sorriso.
(da agenzie)
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Agosto 24th, 2020 Riccardo Fucile
“SENZA UNA CONTESTUALE MODIFICA DEL SISTEMA ELETTORALE SI VERREBBE A CREARE UNO SQUILIBRIO”
“Le ragioni del nostro NO al referendum sulla riduzione del numero dei parlamentari”,
questa l’intestazione del documento firmato da 183 costituzionalisti
“Per molti osservatori la riforma della Carta prevista dal prossimo referendum è pericolosa senza il proporzionale. La Costituzione sarebbe dunque in balia di una legge ordinaria, che per di più ancora non c’è. Si può approvare una riforma del genere?”.
“Non può trascurarsi, – confermano i 183 -, lo squilibrio che si verrebbe a determinare qualora, entrata in vigore la modifica costituzionale, non si avesse anche una modifica della disciplina elettorale, con essa coerente, tale da assicurare — nei limiti del possibile — la rappresentatività delle Camere e, allo stesso tempo, agevolare la formazione di una maggioranza (sia pur relativamente) stabile di governo”.
Se da un lato, “la materia costituzionale non può essere svilita fino a diventare argomento di mera propaganda elettorale”, nel merito, “il taglio lineare prodotto dalla revisione incide sulla rappresentatività delle Camere e crea problemi al funzionamento dell’apparato statale”, si legge nel testo.
Il documento, promosso da Alessandro Morelli, Fiammetta Salmoni, Michele Della Morte, Marina Calamo Specchia e Vincenzo Casamassima, dettaglia in cinque punti le ragioni tecniche per le quali è necessario opporsi alla riforma, “illustrando i rischi per i principi fondamentali della Costituzione che la revisione comporta”. Revisione che “sembra essere espressione di un intento ‘punitivo’ nei confronti dei parlamentari — visti come esponenti di una ‘casta’ parassitaria da combattere con ogni mezzo” — ed “è il segno di una diffusa confusione del problema della la qualità dei rappresentanti con il ruolo stesso dell’istituzione rappresentativa”.
Tra le adesioni, negli atenei da Nord a Sud, si segnalano il presidente emerito della Corte Costituzionale Giuseppe Tesauro, e i professori emeriti Giuseppe Ugo Rescigno, Gianni Ferrara, Paolo Caretti, Pasquale Costanzo, Antonio D’Atena, Alfonso Di Giovine, Silvio Gambino, Aldo Loiodice, Antonio Ruggeri, Michele Scudiero, Luigi Ventura, Massimo Villone.
Ecco l’appello integrale e i 183 firmatari:
Le ragioni del nostro NO al referendum sulla riduzione del numero dei parlamentari In risposta all’appello del Direttore della testata online Huffington Post Mattia Feltri, pubblicato lo scorso 8 agosto, le sottoscritte e i sottoscritti, docenti, studiose e studiosi di diritto costituzionale, intendono spiegare le ragioni tecniche per le quali si oppongono alla riforma sulla riduzione del numero dei parlamentari, illustrando i rischi per i principi fondamentali della Costituzione che la revisione comporta. §
Si precisa che il presente documento scaturisce da un’iniziativa autonoma e totalmente indipendente sia dal Coordinamento per la democrazia costituzionale (CDC), sia dal Comitato nazionale per il No al taglio del Parlamento, così come da ogni altro ente, organismo e associazione, esprimendo considerazioni frutto esclusivamente dell’elaborazione collettiva dei sottoscrittori.
Il testo di legge costituzionale sottoposto alla consultazione referendaria, introducendo una riduzione drastica del numero dei parlamentari (da 945 componenti elettivi delle due Camere si passerebbe a 600), avrebbe un impatto notevole sulla forma di Stato e sulla forma di governo del nostro ordinamento. Tanti motivi inducono a un giudizio negativo sulla riforma: qui si illustrano i principali.
1) La riforma svilisce, innanzitutto, il ruolo del Parlamento e ne riduce la rappresentatività , senza offrire vantaggi apprezzabili nè sul piano dell’efficienza delle istituzioni democratiche nè su quello del risparmio della spesa pubblica.
I fautori della riforma adducono, a sostegno del «SàŒ» al referendum, la riduzione di spesa che la modifica della composizione delle Camere determinerebbe. Si tratta, però, di un argomento inaccettabile non soltanto per l’entità irrisoria dei tagli di cui si parla, ma anche perchè gli strumenti democratici basilari (come appunto l’istituzione parlamentare) non possono essere sacrificati o depotenziati in base a mere esigenze di risparmio.
La riduzione del numero dei parlamentari non deriverebbe, inoltre, da una riforma ragionata del bicameralismo perfetto (il vigente assetto parlamentare in base al quale le due Camere si trovano nella stessa posizione e svolgono le medesime funzioni). Tale sistema non sarebbe toccato dalla legge costituzionale oggetto del referendum.
Spesso si fa riferimento agli esempi di altri Stati ma non può correttamente compararsi il numero dei componenti delle Camere italiane con quello di altre assemblee parlamentari in termini astratti, senza tenere conto del numero degli elettori (e, dunque, del rapporto eletti/elettori). Si trascura, inoltre, che in molti degli ordinamenti assunti come termini di paragone si riscontrano forme di governo e tipi di Stato diversi dai nostri.
2) La riforma presuppone che la rappresentanza nazionale possa essere assorbita nella rappresentanza di altri organi elettivi (Parlamento europeo, Consigli regionali, Consigli comunali, ecc.), contro ogni evidenza storica e contro la giurisprudenza della Corte costituzionale.
I fautori della riforma sostengono ancora che la riduzione del numero dei parlamentari non arrecherebbe alcun danno alle esigenze della rappresentatività perchè sarebbero già tanti gli organi elettivi (Parlamento europeo, Consigli regionali, consigli comunali, ecc.) la cui formazione dipenderebbe dal voto dei cittadini. La rappresentanza nazionale, secondo questa tesi, potrebbe trovare un’espressione parcellizzata in altri luoghi istituzionali. A prescindere, però, da ogni altra considerazione sul ruolo e sulle competenze degli organi elettivi richiamati (ad esempio, i Consigli regionali italiani non sono paragonabili ai parlamenti degli Stati membri di una federazione), si può ricordare che la Corte costituzionale ha chiarito che «solo il Parlamento è sede della rappresentanza politica nazionale, la quale imprime alle sue funzioni una caratterizzazione tipica ed infungibile».
Basta leggere, del resto, le materie attribuite dalla Costituzione alla competenza esclusiva del legislatore statale (e considerare l’interpretazione estensiva che di molte di queste materie ha dato la stessa Corte costituzionale nella sua giurisprudenza) per avere un’idea dell’importanza delle Camere.
3) La riforma riduce in misura sproporzionata e irragionevole la rappresentanza di interi territori. Per quanto riguarda la nuova composizione del Senato, alcune Regioni finirebbero con l’essere sottorappresentate rispetto ad altre. Così, ad esempio, l’Abruzzo, con un milione e trecentomila abitanti, avrebbe diritto a quattro senatori, mentre il Trentino-Alto Adige, con le sue due province autonome e con una popolazione complessiva di un milione di abitanti, avrebbe in tutto sei senatori; e ancora la Liguria, con cinque seggi, avrebbe una rappresentanza al Senato, in sostanza, della sola area genovese.
4) La riforma non eliminerebbe ma, al contrario, aggraverebbe i problemi del bicameralismo perfetto (anche se è spesso presentata dai suoi sostenitori come un intervento volto a raggiungere gli stessi obiettivi di precedenti progetti di riforma, diretti a rendere più efficiente l’istituzione parlamentare).
Come si è già detto, l’attuale riforma non introduce alcuna differenziazione tra le due Camere ma si limita semplicemente a ridurne i componenti, il cui elevato numero costituisce una caratteristica del Parlamento e non del bicameralismo perfetto. Tale assetto, in teoria, potrebbe anche essere modificato senza alterare in modo così incisivo il numero dei parlamentari, anche solo per il tramite di una contestuale riforma dei regolamenti parlamentari di Camera e Senato. Al contrario, se si considerano i problemi di rappresentanza di alcuni territori regionali che la riforma comporterebbe, risulta che paradossalmente la legge in questione finirebbe con l’aggravare, anzichè ridurre, i problemi del bicameralismo perfetto.
5) La riforma appare ispirata da una logica “punitiva” nei confronti dei parlamentari, confondendo la qualità dei rappresentanti con il ruolo stesso dell’istituzione rappresentativa. La revisione costituzionale sembra essere espressione di un intento “punitivo” nei confronti dei parlamentari — visti come esponenti di una “casta” parassitaria da combattere con ogni mezzo — ed è il segno di una diffusa confusione del problema della qualità dei rappresentanti con il ruolo dell’organo parlamentare. Non è dato riscontrare, tuttavia, un rapporto inversamente proporzionale tra il numero dei parlamentari e il livello qualitativo degli stessi. Una simile riduzione dei componenti delle Camere penalizzerebbe soltanto la rappresentanza delle minoranze e il pluralismo politico e potrebbe paradossalmente produrre un potenziamento della capacità di controllo dei parlamentari da parte dei leader dei partiti di riferimento, facilitato dal numero ridotto degli stessi componenti delle Camere.
Non può trascurarsi, inoltre, lo squilibrio che si verrebbe a determinare qualora, entrata in vigore la modifica costituzionale, non si avesse anche una modifica della disciplina elettorale, con essa coerente, tale da assicurare — nei limiti del possibile — la rappresentatività delle Camere e, allo stesso tempo, agevolare la formazione di una maggioranza (sia pur relativamente) stabile di governo.
È illusorio, in conclusione, pensare alle riforme costituzionali come ad azioni dirette a causare shock a un sistema politico-partitico incapace di autoriformarsi, nella speranza che l’evento traumatico possa innescare reazioni benefiche. Una cattiva riforma non è meglio di nessuna riforma. Semmai è vero il contrario. Respingendo questa riforma perchè monca e destabilizzante, ci sarebbe spazio per proposte equilibrate che mantengano intatti i principi fondanti del nostro ordinamento costituzionale; al contrario sarebbe più difficile mettere in discussione una riforma appena avallata dal corpo elettorale. Occorrono, in definitiva, interventi idonei ad apportare miglioramenti al sistema nel rispetto della democraticità e della rappresentatività delle istituzioni.
Per queste ragioni i sottoscritti voteranno convintamente «NO»!
(da “Huffingtonpost”)
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Agosto 24th, 2020 Riccardo Fucile
OTTIMA IDEA, COSI’ VEDIAMO CHI NE ESCE INDAGATO
“Chiediamo alla gente di stare a un metro e con la mascherina, è mai possibile che in un salone stiano 700 migranti? Non mi importa se sono bianchi, neri o biondi, sono esseri umani sul territorio della mia regione e io sono soggetto attuatore per l’emergenza covid. Ho il dovere di guardare fuori e dentro gli hotspot. A meno che non siano zona franca”.
Giusto, la sanità dipende dalla Regione, quindi la responsabilità ricade su Musumeci, anche quella per cui la Sicilia è ultima in Italia per numero di tamponi in rapporto alla popolazione, è seconda per ricoverati in terapia intensiva e ultima per dimessi.
Musumeci è responsabile anche per i ritrovi dove non vengono fatte rispettare uso di mascherine e distanziamenti, per non aver messo a disposizione del Viminale aree da destinare a hotspot decorosi, per essersi opposto all’uso della ex caserma di Vizzini.
Ha solo ragione nel criticare il governo (leggi Di Maio) per non aver affrontato a tempo debito il prevedibile flusso di migranti tunisini sulle nostre coste (cosa che sosteniamo da tempo).
“Aspetteremo fino a mezzanotte. Se i soggetti chiamati a dare attuazione non dovessero farlo a noi rimane solo una strada: rivolgerci alla magistratura perchè ci troveremo di fronte a una palese omissione. Se il governo dovesse impugnare ordinanza, faremo valere le nostre ragioni. Se invece ci viene incontro, può chiederci alcuni giorni per ricollocare i migranti e mettere i sigilli in tutti i centri di accoglienza. Se non lo farà lo faremo noi”.
Ottima idea, meglio rivolgersi alla magistratura così avrà modo di verificare TUTTO, anche il comportamento di Musumeci.
Musumeci è però costretto ad ammettere di non avere poteri e competenze per applicare la sua ordinanza – “non posso dare ordini alla polizia” – e anche la minaccia di apporre i sigilli avverrà “solo quando le strutture saranno svuotate”.
Così l’approccio cambia. Il governatore dà ordine alle Asp del territorio di entrare negli hotspot e nei centri di accoglienza e verificare le condizioni igienico sanitarie. “Abbiamo preparato un’apposita circolare per consentire alle nostre strutture di operare – spiega Musumeci – Il Viminale eserciti le sue competenze, diteci se è vostra anche la competenza sanitaria. Se è così siete fuorilegge”.
Infatti la competenza sanitaria è di Musu,eci. è lui che deve trovare e mettere a disposizione del Viminale strutture adeguate per l’accoglienza in sicurezza
Dunque controlli sanitari, ma nessun potere di sgombero.
Poi la chicca esilarante finale: “su questa materia nessuno può pensare di fare campagna elettorale”
Messuno, salvo lui, ovvio
(da agenzie)
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Agosto 24th, 2020 Riccardo Fucile
QUANTI HOTSPOT DECOROSI HA MESSO A DISPOSIZIONE LA REGIONE SICILIA? CHI SI OPPONE OGNI QUALVOLTA SI INDIVIDUA UN SITO (VEDI VIZZINI)? … LE REGIONI AMMINISTRATE DAGLI AMICI DI MUSUMECI PERCHE’ NON ACCOLGONO UNA PARTE DI QUEI MIGRANTI CHE MUSUMECI VUOLE CACCIARE?… CONCLUSIONE: MA CHI VOLETE PRENDERE PER IL CULO?
In materia di psichedelica un grande classico è Interstellar Overdrive dei Pink Floyd. Un
altro pezzo molto importante è Lucy in the sky with Diamonds dei Beatles.
Ma al terzo posto non poteva non esserci l’ordinanza di Musumeci sui migranti via entro 48 ore dalla Sicilia.
E il governatore dello Stato Libero di Sicilia oggi in un’intervista al Corriere già che c’è annuncia pure che “da oggi le mutande vanno cambiate ogni trenta minuti”. O meglio, dice che cacciare i migranti è sua competenza, mentre trovargli un posto è materia dello Stato:
Lei firma una ordinanza per chiudere gli hotspot, i centri d’accoglienza, e dal Viminale fanno sapere che non ha alcun valore. Ha sbagliato?
«Il dubbio viene a chi è in malafede o è ignorante. Lo Stato ha competenza sui migranti. Il presidente della Regione ce l’ha in materia sanitaria. E in tempo di epidemia è chiaro che mi sto occupando di questo».
Ma lei chiude gli hotspot che sono dello Stato. Come fa senza disporre della polizia?
«Se c’è un contenitore che, secondo le autorità sanitarie, non ha i requisiti per ospitare persone in tempo di coronavirus io ho il dovere di intervenire, altrimenti compio una omissione».
E a chi dà l’ordine di eseguire il provvedimento?
«Io come organo dello Stato ho notificato l’ordinanza alle prefetture che rispondono al Viminale. Se chi ha l’obbligo non agisce se ne assume la responsabilità ».
Sta rimproverando omissioni al Viminale?
«Questo mio provvedimento arriva solo adesso, perchè abbiamo atteso per mesi che il governo nazionale si desse una strategia. Ma abbiamo capito che la risposta da Roma è fatta di silenzi e omissioni. E ho dovuto adottare l’ordinanza che tutela il diritto alla salute di chi si trova in Sicilia e degli stessi migranti».
Ma dove dovrebbero essere trasferiti?
«Questa è davvero materia dello Stato».
Si noti che ieri per tutto il giorno mentre la Lega e Forza Italia lo elogiavano, dal partito del governatore Fratelli d’Italia non era arrivata una sola parola di approvazione nei confronti dell’ordinanza.
Soltanto in serata Giorgia Meloni ha parlato elogiando apparentemente Musumeci ma in realtà essendo terrorizzata dalle conseguenze di quello che potrebbe accadere se l’ordinanza venisse rispettata (ovvero che i migranti dovrebbero essere trasportati in altre regioni): “Bene ha fatto il governatore della Sicilia Nello Musumeci a predisporre la chiusura degli hotspot sull’Isola. La Sicilia, come tutta l’Italia, non può trasformarsi nel campo profughi d’Europa. Musumeci ha ragione nel voler difendere il proprio territorio, ma la soluzione non sarebbe neanche spostare il problema in altre Regioni. L’unico modo per fermare una volta per tutte l’immigrazione clandestina, evitando le morti in mare e possibili problemi sanitari, è il blocco navale. Facciamolo subito: non c’è più tempo da perdere”, ha scritto su Facebook.
Cosa faccia il blocco navale a tutti quelli che sono già sbarcati è un mistero che soltanto chi è abituato a soluzioni psichedeliche potrebbe risolvere.
(da “NextQuotidiano”)
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Agosto 24th, 2020 Riccardo Fucile
LA SICILIA HA IL SECONDO MAGGIOR VALORE DI RICOVERATI IN TERAPIA INTENSIVA PER 100.000 ABITANTI E IL PIU’ BASSO RAPPORTO DI DIMESSI RISPETTO AI POSITIVI
Mentre il presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci pubblica ordinanze sui migranti da sgomberare in 48 ore che esulano dalle sue competenze, l’isola è ultima per tamponi in rapporto alla popolazione tra i territori italiani.
Lo dice un report dell’Ufficio Statistica del Comune di Palermo, dove si osserva anche che la Sicilia ha il secondo maggior valore di ricoverati in terapia intensiva per 100 mila abitanti (10 ieri, due in più rispetto al giorno precedente) e il più basso rapporto di guariti/dimessi rispetto ai positivi.
L’agenzia di stampa AGI fa sapere che al termine della settimana che va dal 17 al 23 agosto, i tecnici hanno confrontato gli indicatori della Sicilia con quelli delle altre regioni e delle province autonome.
Si conferma la sensibile risalita del numero di nuovi positivi in Sicilia e un po’ in tutte le regioni.
La Sicilia è, in rapporto alla popolazione residente, l’ultima regione per il numero di tamponi effettuati: 6570,6 ogni 100 mila abitanti, preceduta dalla Campania con 6643,2.
Il dato medio nazionale è pari a 13293,2 tamponi ogni 100 mila abitanti.
Il maggior numero di tamponi e’ stato effettuato nelle regioni del nord est e in Val d’Aosta: Provincia autonoma di Trento 32959,5 tamponi ogni 100 mila abitanti, Veneto 29612,6, Friuli Venezia Giulia 25197,0, Provincia autonoma di Bolzano 24335,9 e Val d’Aosta 19219,5.
L’isola è, in rapporto alla popolazione residente, la seconda regione con il minor numero di tamponi positivi: 80,6 ogni 100 mila abitanti, preceduta dalla Calabria con 72,3. Il dato medio nazionale è pari a 430,5 positivi ogni 100 mila abitanti, e nelle regioni più colpite si superano i 700 positivi ogni 100 mila abitanti: Valle d’Aosta 974,5; Lombardia 974,5; Provincia autonoma di Trento 927,1; Piemonte 744.
Nella settimana dal 17 al 23 agosto, inoltre, in Sicilia si sono registrati 4,75 nuovi positivi ogni 100 mila abitanti. Il valore medio nazionale e’ pari a 9,01, e i valori più elevati si sono registrati in Veneto (15,18), Sardegna (14,77), Lazio (13,98) e P.A. di Bolzano (12,56). I valori più bassi si sono registrati in Calabria (2,58), Basilicata (3,05) e Val d’Aosta (3,19). La Sicilia e’ la terza regione con il minor numero di deceduti per 100 mila abitanti: 5,8 (meglio la Calabria e la Basilicata con 5.
In questo caso il dato medio nazionale è pari a 58,8 deceduti ogni 100 mila abitanti, e in Lombardia, Valle d’Aosta e Liguria si superano i 100 deceduti ogni 100 mila abitanti: rispettivamente 167,1, 116,5 e 101,7.
Nell’ultima settimana in Sicilia la percentuale di guariti/dimessi sul totale dei positivi è passata dal 73,5% al 70,3%, valore più basso fra tutte le regioni e province autonome.
La media nazionale è pari a 90,6 guariti/dimessi per 100 positivi, e il valore più elevato si registra nella Provincia autonoma di Trento con il 91,1% dei positivi già guariti o dimessi, seguita dalla Val d’Aosta con l’87,1%.
Inoltre, i ricoverati in terapia intensiva sono l’1,1% degli attuali positivi, secondo valore più elevato dopo il 2,3% della Provincia autonoma di Trento. Il valore medio nazionale e’ pari allo 0,4%, e quattro regioni non hanno ricoverati in terapia intensiva: Basilicata, Molise, Sardegna e Val d’Aosta.
Gli attuali positivi (al netto cioè dei guariti e dei deceduti) in Sicilia sono pari a 18,2 ogni 100 mila abitanti. La media nazionale e’ pari a 30,6, e le regioni con i valori più elevati sono la Lombardia (57,3), l’Emilia Romagna (45,5) e il Veneto (40,5), mentre le regioni con i valori più bassi sono la P.A. di Trento (7,9), la Calabria (8,6) e la Val d’Aosta (8,8).
Intanto il ministero dell’Interno fa sapere che da luglio scorso sono stati trasferiti in altre regioni circa 3.500 migranti sbarcati sulle coste siciliane e ospitati nei centri di accoglienza dell’isola.
(da “NextQuotidiano”)
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Agosto 24th, 2020 Riccardo Fucile
SCARICA IL GOVERNATORE DELLA SICILIA E LA SUA ORDINANZA SPOT ELETTORALE
E Musumeci?
«Provoca anche lui. È palese che la materia dell’immigrazione è nazionale e non regionale. Lo sa anche Musumeci. Ma alza la voce perchè la situazione in Sicilia è davvero pesante”
Anche lei, moderata di Forza Italia, se la prende con i migranti?
«Pure in Calabria ci sono stati diversi sbarchi. E’ comprensibile che la popolazione abbia paura. Non è paura dello straniero ma del contagio che ti possono portare”
Il suo omologo siciliano è in rotta con la ministra dell’Interno Luciana Lamorgese. E lei?
«Abbiamo un buon rapporto. Io ascolto i suoi problemi, che non nego. Lei ascolta i miei. È importante che il ministero dell’Interno abbia preso una nave in più per tenere in quarantena chi sbarca in Calabria. Però il governo deve fare di più».
Scusi, non ha appena detto che il contagio al momento viene dai giovani di ritorno dalle vacanze?
«Guardi, ci vuole un sano pragmatismo. Nessuno può negare che il contagio avviene per più vie: i giovani che si stringono in discoteca, quelli che tornano dalle vacanze all’estero, chi non rispetta il distanziamento, i lavoratori stranieri che rientrano, e anche, certo, i migranti clandestini».
Con una differenza: che i migranti vengono subito sottoposti a tamponi, gli altri circolano liberamente, siciliani in primis
(da “NextQuotidiano”)
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