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IL RADUNO VIP DI FORZA NUOVA “CONTRO LA DITTATURA DELL’OMS”: DIFFONDONO I NOMI DI ILARIA CUCCHI, RENATO ZERO E NOVAK DJOKOVIC COME OSPITI, PECCATO CHE GLI INTERESSATI NON NE SAPPIANO NULLA

Agosto 22nd, 2020 Riccardo Fucile

FORZA NUOVA SI GIUSTIFICA: “LI ABBIAMO SOLO INVITATI”, MA LA FIGURA E’ BARBINA

«È iniziato il conto alla rovescia per quella che si annuncia ormai come una data destinata a rimanere nella storia». Il prossimo 5 settembre Forza Nuova annuncia che scenderà  in piazza a Roma contro la “dittatura” dell’Oms, l’Organizzazione mondiale della sanità .
Per Forza Nuova sembra che la manifestazione avrà  personaggi di spicco, tanti i volti noti. Sul sito di un quotidiano no profit Korazym.org, come riporta il Fatto quotidiano, si leggono i nomi di personaggi come Renato Zero, Lewis Hamilton, e anche Ilaria Cucchi. Perfino il tennista Novak Djokovic.
Peccato che tutti loro abbiano dichiarato di non sapere niente dell’evento e di essere anche contrari: «Li abbiamo solo invitati», spiega al Fatto Giuliano Castellino, volto romano del movimento. Anche se i nomi vengono riportati in calce e presentati come ospiti.
Chi ci sarà  è invece Carlo Maria Viganò, esponente del clero anti-Bergoglio la cui presenza è stata annunciata da uno dei fondatori di Forza Nuova Roberto Fiore. «Ma gli endorsement significativi non finiscono qui, di questi giorni quelli di Meluzzi, Belli e Galloni, e sembrano sostenere gli obiettivi della piazza anche Sgarbi, in parte Taormina, Povia e Fusaro», ha scritto Castellino online.

(da agenzie)

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SI POSSONO PARAGONARE I DATI DI OGGI E QUELLI DEL LOCKDOWN?

Agosto 22nd, 2020 Riccardo Fucile

TRE MESI FA CON 1000 CONTAGI AVEVAMO 262 VITTIME CON PIU’ DI 60 ANNI… OGGI I POSITIVI HANNO IN MEDIA 34 ANNI E SPESSO STANNO BENE, MA E’ PROPRIO DAI GIOVANI ASITOMATICI CHE IL VIRUS RISCHIA DI RIPARTIRE

Oggi come l’inizio di maggio: mille casi allora, mille oggi. Ancora quasi tutti confinati in casa tre mesi fa, liberi di scatenarci ora, in un ferragosto che sa di frenesia liberatoria. Ma le due situazioni possono davvero essere confrontate? Da un lato sì: mille persone positive sono mille persone contagiose. Isolamento e quarantena oggi dimostrano di fare acqua da tutte le parti. Anche il virus è in vacanza e viaggia liberamente da un luogo di villeggiatura all’altro, in Italia e in Europa, in auto, traghetto e aereo.
Le differenze però sono grandi. Oggi rispetto ad allora siamo dall’altra parte della curva. A maggio scendevamo da una vetta che ci aveva atterrito, con 31mila morti in poco più di due mesi.
Il peso di 76mila persone che in quel momento erano positive si traduceva in 855 persone in terapia intensiva e 262 vittime solo nelle 24 ore del 13 maggio. L’età  media dei contagiati era di 64 anni.
I tamponi — 71 mila allora come oggi — erano riservati a chi già  respirava molto male. E non certo a tutti: l’indagine sierologica nazionale ha calcolato che un infetto su 6 non è stato scoperto dai test. La letalità , complice anche il numero insufficiente di diagnosi, era in Italia al 13%: dieci punti percentuali in più rispetto ai dati che arrivavano dalla Cina.
Oggi invece con i dati stiamo risalendo: infetti totali, ricoverati e, sia pur lentamente, persone in terapia intensiva. Quel che è peggio, abbiamo la sensazione di aver dilapidato il vantaggio accumulato sul virus durante il confinamento.
Eravamo scesi sotto ai 200 contagi quotidiani prima di agosto. I servizi di tracciamento riuscivano a spegnere nel giro di pochi giorni focolai anche complicati, come quello della casa di cura San Raffaele a Roma o dei voli di ritorno dal Bangladesh.
Le infezioni dalla movida o dai luoghi di villeggiatura hanno disfatto la tela creata con tanta fatica. I rientri dal Ferragosto riverseranno per settimane ancora test positivi, visti i tempi di maturazione dei contagi e gli arretrati dei test da smaltire. Difficilmente i focolai delle vacanze saranno spenti prima della riapertura delle scuole e ci scrolleremo da dosso l’idea che a forza di ballare abbiamo messo a rischio l’istruzione.
Ci restano certo dei vantaggi importanti.
Il bacino dei contagiati oggi è più giovane: 34 anni la media dei nuovi positivi. Due casi su tre non vengono scoperti perchè sono senza respiro, ma grazie a campagne di screening: sono positivi a un test sierologico, vengono testati prima di entrare in ospedale, fanno il tampone perchè tornano da paesi a rischio.
La situazione negli ospedali resta buona, le persone positive sono circa 17 mila (anche se eravamo scesi a 12mila) molti reparti aperti di fretta per il Covid oggi sono vuoti, le terapie intensive ospitano 69 pazienti con il coronavirus e da settimane restiamo quasi sempre sotto alle dieci vittime al giorno.
Qualcuno è arrivato a ipotizzare che il virus sia diventato più buono. Una mutazione, in Sars-Cov-2, è stata effettivamente trovata: si chiama D614G, lo rende probabilmente più contagioso ma meno virulento.
E’ presente però in Italia da febbraio, difficilmente può giustificare uno scenario così diverso dal punto di vista clinico. E sul fronte dei farmaci non abbiamo fatto nessun progresso importante.
E il futuro? All’Italia sotto shock di maggio fa da contraltare quella quasi spensierata di oggi.
Negli ospedali e nelle Asl abbiamo a disposizione più respiratori e più tamponi (oggi possiamo farne fino a 90mila al giorno). Al virus non verrebbe mai permesso di circolare indisturbato per due mesi, come era avvenuto prima del 21 febbraio.
Ma la cattiva abitudine delle Regioni di marciare ognuna con le sue regole, del governo di mandare i test rapidi a Roma sì ma a Milano no, dei governatori di preferire i battibecchi alla collaborazione, resta intatta.
E se avere dei contagiati giovani e sani è una buona notizia per noi, lo è anche per il virus. Abitare in esseri umani in buona forma, desiderosi di andarsene in giro e mescolarsi agli altri, sottoposti a controlli pari a zero, è quello che lui desidera di più. E noi lo stiamo accontentando.

(da “La Repubblica”)

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L’INVASIONE DI TURISTI ALLE EOLIE CHE VANNO A BALLARE AMMASSATI A COVID STREET

Agosto 22nd, 2020 Riccardo Fucile

LE STRADE DEL CENTRO DI LIPARI LA SERA DIVENTANO UN SERPENTONE DI MUSICA DAL VIVO CON CENTINAIA DI GIOVANI SENZA MASCHERINA

Carmelo Lopapa su Repubblica oggi racconta che quando scende la sera, le strade del centro di Lipari nelle isole Eolie diventano un serpentone di musica dal vivo   e dj session. Lungo la centrale Corso Vittorio Emanuele è tutta movida.
Via Maurolico, il budello che conduce a Marina Corta, è presto un muro ondeggiante di gente al ritmo di musica. Si canta assiepati attorno ai   gruppi live, canzoni di Vasco e Ligabue, Nannini e Ferro.
Effetto stadio e giù le mascherine che tanto «qui non ce n’è contagio», ridono i ragazzi mezzi brilli con spritz in mano. La chiamano con ironia “Covid street”, quasi a voler esorcizzare la paura.
La settimana scorsa due turisti sono rientrati da Panarea con contagio. Ieri il Comune di Lipari, competente su tutte le isole (con eccezione di Salina, amministrazione autonoma) ha festeggiato i 70 tamponi senza neanche un positivo sull’isola da cui provenivano le due persone ora in isolamento. Ma non è solo col buio che le Eolie fanno paura a chi era sbarcato sulle isole vulcaniche per una vacanza tranquilla e si ritrova al centro di un assalto fuori controllo.
Ore 20.30. Molo di Stromboli. Ci sono 500 persone ammassate in attesa di salire sui barconi delle gite mordi e fuggi, 40-60 euro e tutti calorosamente incollati a bordo. Non c’è regola e non c’è limite per navigare sotto la sciara del fuoco e assistere allo spettacolo delle mini esplosioni. Non solo turisti che navigano da un’isola all’altra, ma anche quelli che con le imbarcazioni arrivano da Tropea e Reggio Calabria, da Milazzo, Messina e dalla costa tirrenica della Sicilia.
«Vi invitiamo a indossare la mascherina se non è possibile mantenere la distanza», ripetono dall’altoparlante. E suona come una beffa: almeno quattro persone per panca, due panche per fila, e via con   le cento persone sul tetto dell’imbarcazione, niente protezione perchè «tanto siamo all’aria aperta»,   risponde chi la tiene nello zaino.
Qui non ci sono sbarchi, non ci sono immigrati, non c’è nemmeno un vu cumprà , sarebbe l’arcipelago ideale di Matteo Salvini, se non preferisse il Papeete.
«Le isole sono strapiene, mai registrate tante presenze. Non c’è stato un solo posto letto libero» racconta non senza preoccupazione Marco Giorgianni, da 8 anni sindaco di Lipari. «Il 35% di   incremento solo per le barche da diporto. Questo ci crea non pochi problemi, soprattutto nelle aree portuali. Le forze dell’ordine fanno un lavoro di gran contenimento». Anche se le immagini e le situazioni in cui si sono ritrovati i turisti nelle varie isole racconterebbero altro.

(da “NextQuotidiano”)

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LA REGIONE LOMBARDIA AFFIDA I TEST DEL TAMPONE AI PRIVATI, PAGANDO 62,89 EURO A TAMPONE

Agosto 22nd, 2020 Riccardo Fucile

L’ENNESIMO FAVORE DEI SOVRANISTI ALLE SOCIETA’ CON FINI DI LUCRO… E SI VIENE A SAPERE CHE DA DIECI GIORNI 14.000 PASSEGGERI IN RIENTRO NON TESTATI CIRCOLANO LIBERAMENTE SUL TERRITORIO

Nei giorni scorsi abbiamo parlato della curiosa scelta di Regione Lombardia, che ha escluso i non residenti dai test del tampone a Malpensa e ha successivamente fatto marcia indietro visto che l’assessore al Welfare Giulio Gallera ha poi annunciato esami per tutti.
Il Fatto Quotidiano fa però sapere che l’assessore ha trovato un modo interessante per cambiare tutto:
E per ribaltare quel piano ha chiamato in aiuto il Gruppo San Donato, numero uno della sanità  privata lombarda che ha in mano il Policlinico San Donato, il San Raffaele e decine di strutture nella regione: saranno loro a farsi carico dei tamponi per i passeggeri in arrivo a Linate e Orio al Serio dai Paesi considerati a rischio. Come è noto, la famiglia Rotelli ha insediato ai vertici del Gruppo l’ex ministro Angelino Alfano e l’ex presidente lombardo Roberto Maroni. Non sarà  un favore gratuito, naturalmente: il Pirellone, infatti, rimborserà  al gruppo privato 62,89 euro per ogni tampone effettuato. La cifra, non dichiarata da Gallera, è contenuta nella   delibera regionale 3132 del12 maggio scorso, scaduta il 31 luglio e quindi prorogata   il 5 agosto scorso, a Regione già  semi-deserta. Un costo inferiore a quello praticato dal Gruppo ai privati, 92 euro, tuttavia, se si considera che solo a Linate arriveranno tra i 500 e i 700 passeggeri al giorno e si aggiungono quelli di Orio al Serio, l’importo finale non sarà  certo leggero per le casse pubbliche.
“Pensiamo che circa il 50% delle persone si sottoporrà  al tampone (a Linate, n d r), noi puntiamo al 100% —ha spiegato ieri l’ad del Gruppo San Donato, Francesco Galli —. I tamponi vengono fatti a tutti, non ci sono priorità , basta mettersi in coda. Chi non fa il tampone in aeroporto può farlo, prenotandosi a un apposito numero, ai Drive Through del Gruppo San Donato, rimanendo in auto. A Bergamo, invece, da domani (oggi, ndr) sarà  attivo un altro drive-in nei pressi dell’ospeda — le della Fiera”. A Bergamo si vivrà  così il paradosso di una struttura costruita da volontari (gli alpini) durante l’emergenza Covid, oggi gestita dall’ospedale Giovanni XXIII, che sarà  utilizzata da un gruppo privato per effettuare un servizio pubblico.
Eppure da mesi lo stesso Giovanni XXIII offre un servizio di tamponi drive-in che garantisce   100 test al giorno e, assicurano dalla struttura, potrebbe essere incrementato. Tuttavia l’intervento del Gruppo San Donato non ha risolto tutti i   problemi: oltre due terzi delle richieste di tamponi arrivate all’Ats di Milano rimangono tutt’oggi inevase, come ha confermato ieri il Dg della Ats Milano, Walter Bergamaschi: “In una settimana si sono registrate oltre 20 mila persone residenti nel nostro territorio” e di queste solo “6 mila richieste sono state evase”.
Quindi 14 mila passeggeri non testati circolano sul territorio dal 12 agosto, giorno in cui è stata emessa l’ordinanza dal ministero della Salute. Un vero azzardo, considerando che il tasso di positività  tra i provenienti dai paesi a rischio si aggira tra il 3,8 e il 4%.

(da “NextQuotidiano”)

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CRISANTI: “PER EVITARE IL DISASTRO SERVONO 300.000 TAMPONI AL GIORNO”

Agosto 22nd, 2020 Riccardo Fucile

“POSITIVI DALLE VACANZE? COLPA DELLE REGIONI”… “SERVE UN PIANO UNICO NAZIONALE PER MONITORARE I CONTAGI”

Non c’è più tempo da perdere secondo il prof. Andrea Crisanti per mettere in piedi un sistema di sorveglianza «attiva, capillare e omogenea su tutto il territorio», al massimo 30 giorni prima che riaprano le scuole, si torni al voto con le elezioni Regionali e il referendum sul taglio dei parlamentari e il pieno ritorno a lavoro dalle vacanze estive. Al Fatto quotidiano, il direttore di Microbiologia e virologia dell’Università  di Padova fissa alta l’asticella dei tamponi necessari perchè il sistema funzioni: «Tra i 250 e 300 mila al giorno», contro i 70 mila di oggi che rischiano di essere insufficienti per monitorare l’andamento della pandemia di Coronavirus.
Il problema è sulla eccessiva libertà  concessa alle Regioni, secondo Crisanti, che invoca un piano nazionale unico con un «massiccio investimento di attrezzature, in logistica e in personale». Altrimenti, il pericolo per il possibile aumento dei contagi in autunno è di andare incontro «a un drammatico fallimento»
Più casi, età  più bassa: cosa non torna a Crisanti
Viene spesso ripetuto negli ultimi giorni quanto si sia abbassata l’età  dei positivi al Coronavirus. Dietro questa teoria però ci sarebbe un equivoco, dice Crisanti, secondo il quale dalla fase più acuta della pandemia non sarebbe cambiato nulla: «I dati della sierologia sul Covid-19 pubblicati dall’Istat ci dicono che non esiste una grande differenza di distribuzione dei casi per età  dalla prima epidemia di fine febbraio, marzo e aprile».
I positivi di oggi sono certo giovani che «si ammalano in maniera molto lieve e sfuggono all’osservazione del sistema sanitario».
Dati Istat alla mano, Crisanti sottolinea che rispetto al milione e mezzo di italiani infettati, circa 1,3 milioni sono casi non diagnosticati: «Tutti asintomatici o poco asintomatici, c’erano allora come ci sono adesso, solo che adesso li vediamo», dal punto di vista statistico. E mentre è cresciuta l’attenzione per proteggere le categorie più sensibili, come i malati e gli anziani, il virus «corre grazie alla fascia di popolazione più attiva, i giovani che hanno fitte relazioni sociali».
I contagi in vacanza
Più che di turisti e giovani in discoteca, la responsabilità  dell’aumento dei contagi da chi è in vacanza va attribuita alla «frammentazione delle strategie delle Regioni», dice Crisanti. Ma il pericolo è dietro l’angolo: «Se una Regione sbaglia, l’errore si ripercuote per tutto il Paese».

(da agenzie)

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IL DIRETTORE DEL COTUGNO DI NAPOLI: “I VACANZIERI? MOLTI IN PRONTO SOCCORSO”

Agosto 22nd, 2020 Riccardo Fucile

“AI GIOVANI DICO DI NON FARE GLI STUPIDI, C’E’ TROPPO MENEFREGHISMO”

«Tra i ricoverati ci sono sia dei croati che vivono in Italia e che, forse, hanno avuto contatti con parenti tornati dalla Croazia sia un cittadino cinese. Anche in questo caso il contagio si sarà  verificato all’interno della loro comunità . La maggior parte dei contagiati, comunque, sono italiani di rientro dalle vacanze, specialmente da Malta, Grecia e Croazia. Molti di loro, arrivati al nostro pronto soccorso, sono asintomatici o comunque con sintomi blandi. Ai giovani dico di stare attenti, c’è il rischio di ripiombare nell’emergenza e noi dobbiamo evitare un nuovo lockdown. Vi prego, non fate gli stupidi».
A parlare a Open è Maurizio di Mauro, direttore generale dell’Azienda Ospedaliera dei Colli (Monaldi — Cotugno — CTO) da cui dipende, appunto, l’ospedale napoletano Cotugno, un’eccellenza nella lotta contro il Coronavirus.
«In vacanza non hanno rispettato le regole»
«La responsabilità  di questi ultimi contagi è dovuta principalmente a chi è stato fuori e non ha rispettato le regole. Sono molto preoccupato per la prossima settimana quando accoglieremo i contagiati dei primi 15 giorni di agosto. Il virus è ancora aggressivo, abbiamo avuto nel nostro ospedale anche ragazzi giovanissimi di 23-24 anni. Non avrei mai pensato di dover vivere una pandemia, pensavo di leggerla solo sui libri», ha aggiunto.
Poi si sfoga: «Ci vuole rispetto per medici e infermieri, ci fa rabbia dover tornare indietro dopo tutti i sacrifici fatti. La sera noto spesso assembramenti tra giovani che, ad esempio, si passano le bottiglie di birre come se nulla fosse. C’è menefreghismo, pensano di essere onnipotenti».
Età  media 40 anni
Al momento «la richiesta di posti letto in ospedale è aumentata» ma «non c’è emergenza», almeno a Napoli. 11 i pazienti in sub intensiva (su 8 posti previsti dal piano predisposto per il Covid), 16 in ricovero ordinario (su 16 previsti), 2 in terapia intensiva di cui 1 intubato (su 8). L’età  media dei ricoverati è di 40 anni, in terapia intensiva i pazienti ne hanno più di 80

(da agenzie)

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“ALTRO CHE DAR LORO DI PIU’, I GIOVANI IMPARINO IL SACRIFICIO”: INTERVISTA AL NEUROPSICHIATRA ANDREOLI

Agosto 22nd, 2020 Riccardo Fucile

“BASTA DIRE CHE DEVONO AVERE SPAZIO, DEVONO PIUTTOSTO IMPEGNARSI DI PIU’ E ASSUMERSI RESPONSABILITA’, LO SPAZIO SI CONQUISTA”

“Compiere 80 anni è una notizia piacevole, perchè la vita è sempre un’esperienza, per quanto difficile e qualche volta poco simpatica: è una grande avventura”.
Vittorino Andreoli ha raggiunto, come ci racconta, “la tappa non anagrafica, burocratica”, ma “personale” in cui “ognuno si chiede che cosa ha fatto, quale è il senso dell’essere stato faticosamente al mondo e quale è il senso che ha lasciato”.
Per questo ha scritto un libro “80 anni di follia. E ancora una gran voglia di vivere”, edito da Rizzoli, in cui ripercorre la sua esistenza, in maniera umile (“lei mi conosce, lo sa come sono fatto”), come “un nessuno che racconta i propri 80 anni. E mi raccomando scriva vecchio, non parli di terza età ”.
Professore, ci spiega nel suo libro che un “vecchio” non è solo memoria storica e racconto. Che a 80 anni non si esauriscono i propri compiti..
Ma scherziamo! Neanche per sogno! La vecchiaia è nuovo periodo dell’esistenza, un nuovo capitolo di un libro. Di solito se un libro è bello, è anche il capitolo migliore perchè ci sono delle risposte, si capisce meglio tutto quello che è accaduto prima. Difendo la vecchiaia e raccomando ai giovani di salvaguardarla. Una società  che considera i vecchi solo un grande peso economico è una società  che non ha capito nulla. Penso che il vecchio debba ritrovare la propria identità  in questa società  senza tempo, senza passato nè futuro. E mi sembra una domanda che non è tanto una risposta per me, ma che serva a capire quale è il significato della vita di qualunque uomo.
A proposito di giovani, permetta una domanda. Mario Draghi recentemente ha detto che il futuro delle giovani generazioni è a rischio, che bisogna dar loro di più e riportarli al centro dell’attenzione della società . Che cosa ne pensa?
Penso che Draghi sia un ottimo economista e una persona perbene, ma con questa frase abbia dimostrato voglia di giovanilismo. I giovani non hanno un ruolo diverso dai vecchi. Probabilmente si riferiva al debito che ricadrà  su di loro, ma i vecchi non hanno responsabilità : è una frase che può essere mal interpretata. Come a dire che i vecchi, 25% della popolazione, tolgono ossigeno ai giovani. Non è così, è ora di finirla.
E com’è?
I vecchi hanno una funzione sociale fondamentale e se si nega questo vuol dire che una società  è ridotta a lavoro, produttività  ed economia. E se questa è la percezione del dottor Draghi, ma non credo sia così, allora è in errore. Ma poi, mi permetta, le pare giusto questo tempo che mette in contrapposizione giovani e vecchi? Ha un senso secondo lei? A 80 anni c’è un capitolo nuovo dell’esistenza: una visione del mondo, una modalità  di rapportarsi agli altri diversa. Si ama la pace, non la lotta per la carriera. Pensi che bello: non ho da rendere conto a nessuno. Non c’è competizione con i giovani, non avrebbe senso. Non si fa del bene ai giovani dicendo loro che devono essere messi al primo posto e che vanno aiutati. Non mi fraintenda: amo profondamente i giovani, ho dedicato loro gran parte della mia vita e continuo anche oggi. Per questo parlo così, perchè voglio il loro bene.
Quale è allora il messaggio da lasciare loro?
E’ ora di finirla di dire che “devono avere spazio, poverini”! Devono impegnarsi, per fare in modo di avere una vita esemplare come quella di alcuni vecchi. Devono assumere forti responsabilità , perchè la società  è in grave pericolo. E’ una società  che ama ancora la guerra e ci sono venti di guerra, che distingue in maniera abissale i ricchi dai poveri. E’ una società  in cui esistono persone che non hanno nemmeno la possibilità  di crescere, non di arrivare ad essere vecchi. Devono assumersi la responsabilità  di guidare una società . E per farlo non basta avere le macchine e i soldi, ma una profonda preparazione, senso di responsabilità  e sacrificio, una parola che non si usa più.
In che modo il suo libro può aiutarli?
Non voglio essere un esempio, ma soltanto far loro vedere i sacrifici che ci sono stati nel corso di una vita di un uomo qualunque come sono io, di un vecchio di 80 anni come me. Pensi che i miei primi 5 anni di vita li ho passati in guerra, ad esempio.
Come possono imparare il sacrificio?
Abbiamo bisogno che questi ragazzi non guardino se possono avere il posto fisso e la macchina: devono porsi come protagonisti del futuro. Il problema è che non hanno più la percezione del futuro: finiamola di fare l’elogio della giovinezza, perchè è un periodo difficile, soprattutto oggi che devono governare una società  governata malissimo dagli adulti, però, non dai vecchi.
Durante l’emergenza Covid, questa contrapposizione fra giovani e vecchi è emersa con più prepotenza. Soprattutto, in certi casi, si è visto il disinteresse dei giovani che nei giorni più bui hanno manifestato anche egoismo. In molti non si preoccupavano di diffondere il contagio, perchè a morire erano per lo più i vecchi…
E’ stato una delle cose più spiacevoli, questa discriminazione anagrafica: vuol dire non avere ancora capito che il tempo non è quello misurato dall’orologio, ma c’è un tempo psicologico. Pensi ai grandi vecchi di cui noi raccontiamo ancora quello che hanno fatto. E’ possibile che in una società  scientifica si ritenga ancora la vita del vecchio una candela che lenta si spegne?
Come è la vita di un vecchio?
Il cervello di un vecchio produce neuroni! Siamo cioè capaci di rinnovare il nostro sistema del cervello. C’è una sessualità , è bello dire un eros, del vecchio, certamente con caratteristiche diverse. Quindi l’età  della vecchiaia è un’età  fondamentale per una società  anche se non è produttiva nel senso banale del termine. E’ uno scandalo che questa società  che nasce nella Grecia antica, una delle più grandi società , sia arrivata al punto di adesso. Io ho 80 anni e siccome non produco valgo meno di uno di 30? Le sembra possibile? Dovremmo dire che Socrate vale meno dei suoi allievi. Ma lo scandalo è stato anche un altro durante l’emergenza Covid.
Quale?
Non avere posto la vita al primo posto. Essersi domandati se privilegiare l’ossigeno polmonare o l’economia. L’essersi chiesti se è più importante la vita o quanto quella persona può produrre.
Alcuni potrebbero obiettare che se non c’è produzione, c’è povertà  e che se c’è povertà  è a rischio anche la vita…
Povertà  è ancora vita, questo per favore lo metta! Io non produco, allora non ho diritto all’ossigeno? Mi meraviglia un po’ la sua domanda, non si può fare un confronto fra ossigeno e denaro. La vita ha un tale significato…non faccio il poeta, so benissimo quali sono le difficoltà  dei giovani e li ho sempre difesi, ma non è possibile creare attorno a loro un’atmosfera ovattata. Questo non significa amare i giovani, ma considerarli dei consumatori, renderli vittime di un mondo che guarda solo al denaro. Mi faccia dire un’ultima cosa.
Prego.
Degli economisti non se ne può più, bisogna vedere l’umanesimo, non l’economia e l’economia è parte dell’umanesimo. Un’economia che non sia dentro a dei principi, non è un grande valore.

(da “Huffingtonpost”)

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UN ALBERGO A VISERBELLA OSPITERA’ GRATIS LA FAMIGLIA VITTIMA DI RAZZISMO NEI RISTORANTE A 300 METRI

Agosto 22nd, 2020 Riccardo Fucile

“IL NOSTRO TERRITORIO E’ FONDATO SULLA CONVIVENZA DI CULTURE DIVERSE. QUESTA E’ LA STORIA DELLA NOSTRA TERRA E IL PANE DI CUI MANGIAMO”

Un albergo a Viserbella ha deciso di regalare un weekend alla famiglia afroitaliana vittima di razzismo. L’annuncio su Facebook
«Non potevamo rimanere in silenzio quando in un esercizio commerciale della nostra piccola frazione avviene un episodio di razzismo e intolleranza. In primis perchè facciamo ospitalità  da oltre 70 anni e sapere che una famiglia di turisti è stata maltrattata e insultata solo per il colore della loro pelle ci indigna e ci fa arrabbiare.
Il minimo che possiamo fare è metterci una pezza, per questo abbiamo invitato a trascorrere un week end alla Conca d’oro la famiglia della piccola festeggiata che ha dovuto subire questa umiliazione.
Perchè Viserbella è un paese che ha da sempre fatto dell’ospitalità  e della convivenza fra culture diverse il suo vanto. Questa è la storia della nostra terra e anche il pane di cui mangiamo».
Con questo post, pubblicato su Facebook, un albergo che si trova a Viserbella, in provincia di Rimini, ha deciso di regalare un weekend alla famiglia che ha denunciato l’episodio di razzismo avvenuto all’interno di una pizzeria.
Un cameriere, dopo aver preso le ordinazioni a un tavolo dove era seduta una famiglia di origine afroitaliana, si è rivolto a una fotografia di Benito Mussolini e ha esclamato: «Scusa Benito se devo servire questi negri».

(da agenzie)

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IL PADRONE DEL RISTORANTE CHE “AVEVA CHIESTO SCUSA AL DUCE” PER AVER SERVITO DEI CLIENTI DI COLORE: “NON SONO FASCISTA”

Agosto 22nd, 2020 Riccardo Fucile

INFATTI SEI SOLO UN RAZZISTA DA AVANSPETTACOLO, I FASCISTI SERI DOVREBBERO CHIEDERE I DANNI A PERSONAGGI COME QUESTO

La Stampa oggi fa parlare il padrone del ristorante La Tana Marina, arrivato agli onori delle cronache nei giorni scorsi perchè una donna di colore ha raccontato che dopo aver preso l’ordinazione un cameriere ha chiesto scusa a un ritratto del duce che si trovava all’interno del locale
«Sono io. Non sono un cameriere, gestisco il locale dei miei genitori». Una donna imolese di origini nigeriane, Adjisam Mbengue, lo accusa di aver chiesto scusa al Duce dopo aver preso l’ordinazione per lei e i suoi familiari.
Ha sporto denuncia ai carabinieri di Imola e postato un video virale su Facebook. «Non era un quadro, solo l’immagine di una cassa di vini con il volto del Duce».
Quel che c’era non c’è più. Claudio è il prototipo del razzista da avanspettacolo, negazionista, timoroso e conformista.
«Non sono di destra. Per me va bene chi vince le elezioni. Lavoro diciotto ore al giorno, e non posso permettermi il lusso di perdere un tavolo con dodici persone». Davanti al locale un viavai di passeggini, risciò e a dolescenti. Il locale è pieno, abbastanza anonimo da confondersi fra le migliaia della Los Angeles romagnola.
«Avevo la mascherina, non possono aver sentito quel che ho detto». Quel che ha detto non vuole ripeterlo, a suo dire non sarebbe stato offensivo.
Gli chiedo se non crede in ogni caso di essere apparso razzista. «Ho lavorato in Germania, sulle navi da crociera in mezzo a cinesi, pakistani e filippini. Ma qui non si capisce più nulla, nessuno rispetta le regole. È per questo che tengo la bandiera italiana qui, vede? Non mi ritengo fascista, ma credo nella patria che non c’è più».
Claudio non vede la sottile linea rossa. Cerca punti di riferimento che sembrano sfuggirgli.
«Quella signora è del Pd, ha montato il caso per ragioni politiche. Mica le ho detto “brutta scimmia torna a mangiare le banane in Africa!”».
Ah ecco. Magari la prossima volta.
I fascisti seri dovrebbero chiedere i danni a personaggi da Bagaglino come questo soggetto

(da agenzie)

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