Agosto 18th, 2020 Riccardo Fucile
CON LAMORGESE SIAMO PASSATI DA 125 A 689
Alessandro Mantovani sul Fatto Quotidiano oggi fa i conti in tasca ai ricollocamenti dopo le
polemiche di Matteo Salvini e della Lega, “scoprendo un dato interessante”:
Dice Matteo Salvini che “mentre nel 2020 sono sbarcate più di 15 mila persone, il Viminale si vanta di averne ricollocate 878. Incapaci e pericolosi”, attacca il leader della Lega ed ex ministro dell’Interno.
È il commento alle dichiarazioni di Vito Crimi, reggente M5S e viceministro degli Interni, che aveva risposto a un’interrogazione del leghista Rossano Sasso, fornendo i dati sui ricollocamenti dei richiedenti asilo.
Sono le procedure del preaccordo di Malta del 23 settembre 2019, firmato dall’Italia con Malta, Francia, Germania e Spagna e al quale poi hanno aderito Portogallo, Irlanda e Lussemburgo. Secondo Salvini “un altro bluff del governo”.
I numeri, in realtà , non sono quelli. I richiedenti asilo ricollocati in Europa dopo Malta sono di meno: 689, di cui 189 dopo il 25 giugno quando i viaggi sono ripresi al termine del lockdown che li aveva bloccati.
Però prima di Malta, quando Salvini al Viminale e bloccava le navi delle Ong in mezzo al mare rischiando l’accusa (poi arrivata) di sequestro di persona finchè qualche governo europeo non accettava di accogliere poche decina di persone, erano stati solo 125 (l’82% di 689).
I 689 non vanno calcolati sui 15 mila, ora 16 mila sbarcati, numeri bassi (nel 2016 erano stati 180mila) e però preoccupanti per il Covid e anche perchè Salvini ha indebolito l’accoglienza.
Di questi infatti oltre 6.700 sono tunisini, oltre 2.300 bangladesi e tanti altri provengono da Paesi per i quali non c’è protezione internazionale. Sono migranti economici per i quali Malta non prevede ricollocamenti.
Oggi partono soprattutto dalla Tunisia che affronta una grave crisi economica e raccoglie migranti in fuga dalla Libia. Per questo ieri i ministri dell’Interno e degli Esteri, Luciana Lamorgese e Luigi Di Maio, sono andati a Tunisi.
(da agenzie)
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Agosto 18th, 2020 Riccardo Fucile
IL SINDACO VA DAI CARABINIERI E DENUNCIA “LIBERO”… ORDINA ANCHE LA DEMOLIZIONE DELLA STRUTTURA ABUSIVA DELLA SIGNORA E SEGNALA ALL’ORDINE DEI GIORNALISTI GLI INVIATI DI “LIBERO”
Abbiamo raccontato qualche giorno fa che Salvatore Dama su Libero ha pubblicato il reportage più smentito dell’estate sugli immigrati che mangiano i cani a Lampedusa: già nel primo pezzo si smentiva alla riga successiva quello che si affermava alla riga precedente, come sanno fare soltanto i veri eredi di Montanelli, mentre nel secondo si sosteneva che i presunti mangiatori di cani avessero lasciato stare i maiali perchè carne impura, mentre per il Corano “carne impura” è anche quella dei cani.
Già questo dovrebbe bastare per circoscrivere l’attendibilità di quanto scritto sul quotidiano più “allegrotto” d’Italia.
Oggi però Totò Martello, sindaco di Lampedusa, fa un passo avanti e dice che la storia dei migranti che mangiano i cani è proprio una bufala:
Nel sopralluogo del veterinario e dei vigili urbani sono stati trovati due cani con il microchip e un residuo di ossa mandibolari canine risalenti a sei-sette anni fa. La signora non è stata in grado di esibire la documentazione del cane e non è stato possibile identificarlo. Aveva un codice di allevamento per suini, e infatti sono state trovate anche tre scrofe.
Si è inventata tutto?
Risulta tutto non veritiero. La signora vuole risarcimenti, vuole ripagate le galline che le hanno rubato, i cani che le hanno mangiato, vuole soldi. Era lei a non essere in regola
Cioè?
Il sopralluogo ha accertato che sul suo terreno le costruzioni erano abusive. Ho firmato un’ordinanza di demolizione.
E gli inviati di Libero ci sono cascati…
Macchè. Sono venuti a Lampedusa per prendere spunto da alcuni problemi, denigrare l’isola e fare lotta politica.
Come fa a dirlo
Avevano un solo obbiettivo: testimoniare che Lampedusa è un bordello, che c’è promiscuità tra cittadini e migranti, e non c’è lo Stato. Ai lampedusani chiedevano: vuoi che ci sono gli sbarchi? Ovviamente no. Vuoi chiuso l’hotpot? Ovviamente sì. Lo sai che i tunisini sono tutti delinquenti? Fanno domande a trappola, poi tagliano i pezzi che non interessano e pubblicano quello che vogliono. Sono venuti per speculare sulla buona fede delle persone.
A lei cosa risulta?
Sono venuti a intervistare anche me e volevano cambiare le mie risposte tutte registrate, caricandomi di cose non dette.
E lei?
Li ho denunciati ai carabinieri e all’Ordine dei Giornalisti.
(da agenzie)
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Agosto 18th, 2020 Riccardo Fucile
L’ONCOLOGA DELL’OSPEDALE DI LUCCA: “C’E’ UN ASSEMBRAMENTO, USI LA MASCHERINA”… LA BATTUTA INFELICE DEL LEGHISTA: “VADA AD AUTO-ASSEMBRARE”
Giacomo Salvini sul Fatto di oggi racconta che un medico ha cazziato Matteo Salvini che non
indossava la mascherina mentre era al mercato di Forte dei Marmi:
Poi ci sono i comizi politici e le passerelle: sarà il periodo di ferie ma le piazze con Susanna Ceccardi sono mezze vuote (ci sono quasi solo gli storici militanti del partito), spesso interrotte da contestazioni. Poi c’è anche chi è arrivato a bacchettarlo per il mancato rispetto delle regole anti-covid. Pochi giorni fa, mentre il leader del Carroccio era con alcuni simpatizzanti al mercato di Forte dei Marmi senza mascherina, gli si è avvicinata Lucia Tanganelli, che fa l’oncologa all’ospedale San Luca di Lucca e nei mesi scorsi ha conosciuto in corsia il dramma del covid.
La dottoressa lo ha rimproverato: “Ma la mascherina dov’è?”. Lui, un po’ imbarazzato, ha tentato di spiegare: “Siamo all’aria aperta”.
Ma il distanziamento non era certo rispettato: “C’è un assembramento, il covid è una cosa seria” ha replicato lei.
A quel punto Salvini se n’è andato spazientito dopo aver pronunciato una battuta infelice: “Va bene, lei però si vada ad auto-assembrare”.
Il tutto mentre in Versilia è boom di richieste di tamponi dei giovani che sono stati in discoteca terrorizzati dall’aver contratto il virus. Ma per Matteo Salvini l’emergenza è finita e bisogna godersi le vacanze in spiaggia. Anche se solo e trascurato.
(da agenzie)
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Agosto 18th, 2020 Riccardo Fucile
A “IN ONDA” IL PROFESSORE DEVE SPIEGARE CHE LE TESI DEL LEGHISTA NON SONO SCIENTIFICAMENTE SOSTENIBILI
Vi pare normale che il professor Andrea Crisanti debba spiegare che le tesi di Salvini che dice sul coronavirus “non c’è nessun dato che ci deve far preoccupare, la chiusura delle discoteche danneggia un’attività importante, statisticamente quattro morti al giorno di covid non sono un dato allarmante” non siano scientificamente sostenibili?
Eppure è quello che è successo ieri a In onda.
Crisanti ricorda che i casi sono in aumento, e che il lieve calo di questi ultimi giorni è dovuto molto probabilmente al minor numero di tamponi effettuati.
“Il problema è che i giovani vanno in discoteca, la maggior parte dei casi si trova tra i giovani e la discoteca è un luogo dove è difficile tenere il distanziamento sociale”.
Non solo, l’aumentata respirazione e il contatto fisico sono due fattori che aumentano il rischio di contagio SCIENTIFICAMENTE. Il professore poi rammenta a chi sminuisce il numero di casi gravi che in questo momento a Padova in Veneto una bambina di appena 5 anni è ricoverata intubata in terapia intensiva.
E cosa risponde Salvini? Inizia con una bella supercazzola sulla Svizzera che nulla c’entra con quanto detto da Crisanti: “Non mi permetto di contestare, prendo solo atto del fatto che in Svizzera oggi tornano a scuola i bimbi senza obbligo di mascherina e senza distanza. Mentre noi abbiamo la Azzolina, i banchi con le ruote…”
Poi il Capitano che non voleva contestare contesta: “Per carità quattro morti oggi muoiono 1800 persone se mi si vuole far passare per emergenza sanitaria quella che stando a molti medici è una situazione da tenere sotto controllo ma…Checchè ne dica il governo non c’è emergenza”.
(da “NextQuotidiano”)
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Agosto 18th, 2020 Riccardo Fucile
L’AZIENDA HA RICEVUTO DAL FONDO GARANZIA DELLE PICCOLE E MEDIE IMPRESE UNA GARANZIA DI 25.000 EURO
La Casaleggio Associati ha ricevuto il 20 luglio scorso dal fondo garanzia delle piccole e medie
imprese una garanzia di 25mila euro su un prestito della Banca del Mezzogiorno-Mediocredito Centrale per porre «rimedio a un grave turbamento dell’economia».
Lo scrive oggi Repubblica in un articolo a firma di Annalisa Cuzzocrea ed Ettore Livini:
L’operazione — ovviamente totalmente legittima e che non prevede trattamenti discrezionali delle richieste — rientra nei piani di aiuti per le piccole e medie imprese varati con il Cura-Italia e il decreto liquidità dal governo giallorosso partecipato dal M5S, di cui Casaleggio controlla gli iscritti attraverso l’associazione Rousseau.
Uno schema destinato a mobilitare fino a 100 miliardi, cui — al 16 agosto — sono già arrivate 983mila domande per un totale di finanziamenti di circa 70 miliardi. L’iter per accedere alla garanzia sui prestiti fino a 25mila euro è semplice e in qualche modo automatico per consentire di far arrivare rapidamente liquidità alle imprese messe in difficoltà dalla pandemia: le aziende interessate devono solo presentare alla propria banca — così avrà fatto anche la Casaleggio — una autocertificazione sui danni subiti a causa del Covid-19.
Il Fondo non effettua alcun tipo di valutazione sul soggetto beneficiario della garanzia, mentre la banca si limita a tenere in considerazione il suo merito creditizio (in soldoni, la sua solidità finanziaria).
La concessione della garanzia ottenuta dalla Casaleggio Associati è stata quindi automatica e gratuita dopo la presentazione all’istituto di credito della relazione sui contraccolpi della pandemia sul bilancio dell’azienda.
E il Mediocredito Centrale — come previsto dai regolamenti di questo tipo di aiuti — ha potuto in teoria erogare subito il prestito dopo la verifica formale del possesso dei requisiti anche senza attendere l’esito dell’istruttoria del Fondo. Repubblica ha chiesto ieri a Casaleggio le ragioni della richiesta della garanzia — iscritta nella registrazione sull’albo alla voce “COVID-19: Fondo di garanzia PMI Aiuto di stato” — senza ricevere risposta.
(da agenzie)
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Agosto 18th, 2020 Riccardo Fucile
IL GOVERNATORE DEL VENETO D’ACCORDO CON LE MISURE DEL GOVERNO, DICE L’OPPOSTO DI SALVINI
Il Presidente del Veneto invita a non demonizzare le discoteche, ma sottolinea come la decisione del governo fosse inevitabile Troppe le violazioni, registrare anche nella sua Regione (alcune per colpa dei gestori, altre per responsabilità dei clienti)
Lunedì è stato il giorno in cui Matteo Salvini e Giorgia Meloni sono scesi sulla pista da ballo per attaccare il governo contro la decisione di vietare le attività del ballo. L’ordinanza, firmata da Roberto Speranza domenica pomeriggio, riguarda non solo le discoteche, ma anche gli altri tipi di locali (anche all’aperto, come lidi e stabilimenti) in cui sarà fatto divieto — fino al 7 settembre — di ballare.
Poi è arrivata la dichiarazione di Antonio Tajani, molto diversa rispetto a quelle rilasciate dai suoi colleghi di coalizione. E sulla stessa lunghezza d’onda si pone il leghista Luca Zaia sulle discoteche.
In un’intervista rilasciata a Il Corriere della Sera, il Presidente della Regione Veneto — che ricorda un passato da pr nelle discoteche — ritiene sia ingiusto demonizzare i locali da ballo, ma che fosse anche inevitabile prendere decisioni come quella presa dal governo con l’ultima ordinanza del ministero della Salute.
Insomma, le immagini che sono arrivate da molte zone d’Italia — in particolare dai luoghi di villeggiatura — hanno resto non criticabile (secondo Zaia) la mossa dell’esecutivo.
«È difficile essere contrari alla chiusura, perchè certe scene che abbiamo visto sono inaccettabili. Sicuramente per responsabilità di alcuni gestori che hanno voluto riempire oltre misura i loro locali — ha detto Luca Zaia sulle discoteche -. Ma, va detto, anche per l’irresponsabilità di chi non indossa la mascherina e non rispetta il distanziamento».
E lo stesso Zaia ha ricordato come, appoggiandosi sul dpcm del 14 luglio scorso, in Veneto fosse stata emanata un’ordinanza che prevedeva il taglio del 50% di ingressi all’interno delle discoteche e sale da ballo. Ma molti gestori, fin dal primo giorno, hanno violato quell’indicazione, arrivando anche a chiusure da parte delle forze dell’ordine.
(da agenzie)
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Agosto 18th, 2020 Riccardo Fucile
PRIMA IL BUSINESS E POI LA SALUTE: “IO TENGO APERTO PER FAR SOCIALIZZARE I GIOVANI”… PER QUEST’OPERA FILANTROPICA PER CASO FA PAGARE LA CONSUMAZIONE?
Un’altra virologa bolsonariana, per la quale prima il business e poi la salute, con tante parole in
libertà . Un governo di talebani”.
Questa l’accusa di Daniela Santanchè, proprietaria di una discoteca, riguardo l’ordinanza con cui l’Esecutivo ha deciso di chiudere i locali da ballo.
In un’intervista alla Stampa, la senatrice di Fratelli d’Italia ha precisato che ”le discoteche rimangono aperte come prima, con gli stessi orari e il dj. E’ il ballo che viene sospeso. Io tengo aperto per far socializzare i giovani e per consentire loro di bere qualcosa. Sono i talebani che vietavano il ballo perchè era sporco, consumistico e cattivo. Se gli italiani sono contenti che oggi tolgono il ballo, domani il canto, poi il voto, io non lo sono, non è normale, è pazzesco limitare le libertà personali senza evidenze scientifiche. Se gli italiani sono contenti – dice ancora Santanchè – e pensano che non ballando più finisce il virus benissimo. Se il problema sono le discoteche…”
(da Globalist)
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Agosto 18th, 2020 Riccardo Fucile
IL PROPRIETARIO LEGHISTA IERI SI ERA SCAGLIATO CONTRO IL GOVERNO PER IL DIVIETO DI BALLARE NELLE DISCOTECHE PARLANDO DI “COMPLOTTO”… FORSE AVREBBE FATTO MEGLIO A CONTROLLARE IL SUO LOCALE
Ieri Massimo Casanova, europarlamentare della Lega e proprietario del Papeete di Milano Marittima, intervistato dall’Adnkronos ha sostenuto che il governo ha chiuso le discoteche per rinviare le elezioni regionali:
“Credo che ci siano dietro doppi fini: vogliono partire dalle discoteche per poi vietare gli eventi nelle piazze”. “A settembre ci sono le regionali — ha aggiunto — non voglio pensare male ma da questo governo ci si deve aspettare di tutto”.
Ieri il Partito Democratico ha pubblicato sulla sua pagina Facebook un video “che risale ad appena due sere fa e il mega assembramento che potete ammirare non proviene da Palazzo Chigi ma da Villa Papeete, discoteca notturna di cui Massimo Casanova è proprietario. Nessun distanziamento, nessuna mascherina, nonostante le regole”.
Solo pochi giorni fa su Facebook, invece, Casanova condivideva foto del locale affollato: “Sono strafelice che la gente scelga di divertirsi e riesca a gioire di questi momenti, alla faccia di questo governo che, oltre ad averci svuotato le tasche, vorrebbe toglierci anche il sorriso!”.
(da agenzie)
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Agosto 18th, 2020 Riccardo Fucile
L’EX GOVERNATORE DELLA BANCA CENTRALE EUROPEA INTERVIENE AL MEETING DI RIMINI E INCALZA SU ISTRUZIONE E FORMAZIONE
“Ai giovani bisogna dare di più”: dopo la catastrofe della pandemia bisogna affrontare la fase difficile
e disseminata di insidie della ricostruzione, che dovrà essere improntata alla flessibilità , al pragmatismo, ma anche alla trasparenza. E i giovani vanno messi al centro di ogni riflessione per rimettere in moto i loro percorsi formativi: è questo il cuore del discorso che Mario Draghi ha dedicato all’apertura del Meeting di Rimini, proprio nei giorni in cui il governo sprofonda nell’ennesimo caos sulle riaperture delle scuole a settembre.
Già nelle sue prime Considerazioni finali da governatore della Banca d’Italia, ormai quindici anni fa, Draghi aveva voluto sottolineare il dramma dei quindicenni italiani che rimanevano indietro in matematica rispetto ai loro coetanei europei. L’importanza dell’istruzione è un filo rosso che l’ex presidente della Bce non ha mai abbandonato.
Senza mai accennare all’Italia per non farsi trascinare nelle speculazioni, ricorrenti quanto infondate, su un suo fantomatico arrivo a Palazzo Chigi, Draghi ha tracciato anche un percorso preciso per riemergere dalle secche della peggiore crisi del secolo. A partire dai sussidi che molti Paesi europei, tra cui la Germania, la Francia o l’Italia, hanno garantito a un’economia precipitata in un avvelenato letargo: “Servono a sopravvivere, a ripartire”, sottolinea.
Ma quando si esauriranno, il rischio è che ai giovani resti “la mancanza di una qualificazione professionale, che potrà sacrificare la loro libertà di scelta e i loro redditi futuri”. Il rischio reale è quello di una “distruzione di capitale umano di proporzioni senza precedenti dagli anni del conflitto mondiale”.
Il discorso di Draghi parte dalle macerie del coronavirus per elogiare keynesianamente la “flessibilità e il pragmatismo” con cui è stata affrontata, anche in Europa. E per formulare un “appello ad affrontare insieme le sfide che ci pone la ricostruzione”.
Da questa crisi l’Europa “può uscire rafforzata”. Ma “la responsabilità si accompagna e dà legittimità alla solidarietà . Perciò questo passo avanti dovrà essere cementato dalla credibilità delle politiche economiche a livello europeo e nazionale”. La situazione di oggi, osserva, “richiede un impegno speciale”.
L’emergenza ha richiesto “maggiore discrezionalità nella risposta dei governi, che non nei tempi ordinari: maggiore del solito dovrà allora essere la trasparenza delle loro azioni, la spiegazione della loro coerenza con il mandato che hanno ricevuto e con i principi che lo hanno ispirato”.
In un altro passaggio chiave, Draghi sottolinea che “la costruzione del futuro, perchè le sue fondazioni non poggino sulla sabbia, non può che vedere coinvolta tutta la società che deve riconoscersi nelle scelte fatte perchè non siano in futuro facilmente reversibili. Trasparenza e condivisione sono sempre state essenziali per la credibilità dell’azione di governo; lo sono specialmente oggi quando la discrezionalità che spesso caratterizza l’emergenza si accompagna a scelte destinate a proiettare i loro effetti negli anni a venire”.
L’Europa stava appena riemergendo dall’abisso della “più grande distruzione economica mai vista in periodo di pace”, la crisi economica e finanziaria degli anni ’10, quando la pandemia l’ha precipitata in un buco ancora più profondo, che “minaccia non solo l’economia, ma anche il tessuto della nostra società “, che “diffonde incertezza, penalizza l’occupazione, paralizza i consumi e gli investimenti”.
Il ritorno a una crescita “che rispetti l’ambiente e non umili le persone è un imperativo assoluto”, per Draghi. Ma “una vera ripresa dei consumi e degli investimenti si avrà solo col dissolversi dell’incertezza che oggi osserviamo e con politiche economiche che siano allo stesso tempo efficaci nell’assicurare il sostegno delle famiglie e delle imprese credibili, perchè sostenibili nel tempo”.
Quello dell’ex presidente della Bce è un invito a uno scatto di reni come fu l’accordo di Bretton Woods del 1944 o le riflessioni del 1943 di Alcide de Gasperi sull’Italia democratica. Prime pose di architetture post-belliche arrivate ben prima della fine del conflitto e dei fascismi.
Non sappiamo, ammonisce l’economista italiano, se torneremo mai a una normalità pre-coronavirus. Meglio prepararsi a un mondo in cui bisognerà fare in modo che i colossali debiti accumulati in questa fase restino “buoni” e non si trasformino mai nel veleno che potrebbe distruggere l’ordine costituito – e la grande crisi economica e finanziaria del 2008 ci ha insegnato che ciò può avvenire molto rapidamente.
Finchè non si troverà un rimedio all’epidemia dobbiamo adattarci; e “dalla politica economica ci si aspetta che non aggiunga incertezza a quella provocata dalla pandemia e dal cambiamento”. Di più – e Draghi echeggia la famosa esortazione rooseveltiana a non farsi attanagliare dalla paura: “finiremo per essere controllati dall’incertezza invece di essere noi a controllarla. Perderemmo la strada”.
L’ex allievo di Federico Caffè aveva già paragonato la peste del nuovo secolo alle guerre mondiali in un articolo sul Financial Times uscito nelle settimane più virulente dei contagi, che aveva fatto discutere soprattutto per l’esortazione esplicita ai Paesi europei a indebitarsi senza timidezze.
Citando John Maynard Keynes e la sua grande lezione sulla necessità di adattare il proprio pensiero alla realtà che cambia, Draghi torna su quell’immagine e su quell’esortazione, distinguendo il debito “buono” da quello “cattivo”.
Sarà “buono” se “sostenibile se utilizzato a fini produttivi ad esempio investimenti nel capitale umano, nelle infrastrutture cruciali per la produzione, nella ricerca”. Sarà debito “cattivo” se utilizzato “per fini improduttivi”.
I bassi tassi di interesse “non sono di per sè una garanzia di sostenibilità : la percezione della qualità del debito contratto è altrettanto importante. Quanto più questa percezione si deteriora tanto più incerto diviene in quadro di riferimento con effetti sull’occupazione, l’investimento e i consumi”.
Draghi consegna alla platea del Meeting un bilancio positivo degli accordi europei raggiunti nei mesi scorsi – anche se non senza qualche amarezza – ma avverte che le macerie della crisi rischiano di seppellire anzitutto i giovani.
Dopo gli smottamenti degli anni scorsi provocati dai rigurgiti populisti e anti-europei, ma anche da regole europee che avevano cominciato a mostrare la corda, l’ex governatore della Banca d’Italia sostiene che “dobbiamo pensare a riformare l’esistente senza abbandonare i principi generali che ci hanno guidati in questi anni”: la coesione europea, il multilateralismo nelle relazioni globali, l’adesione a un ordine giuridico mondiale. Quei cardini che ci hanno garantito un lunghissimo periodo di pace.
“Il futuro non è in una realtà senza più punti di riferimento che porterebbe, come è successo in passato, si pensi agli anni Settanta del secolo scorso, a politiche erratiche e certamente meno efficaci, a minor sicurezza interna ed esterna, a maggiore disoccupazione, ma è nelle riforme anche profonde dell’esistente”.
Tuttavia, è anzitutto la traiettoria interrotta della scuola, dell’università , dell’istruzione e della formazione angosciano Draghi, l’economista che studiò negli Stati Uniti ed ebbe il privilegio di cinque premi Nobel come professori.
Anche perchè non è chiaro se il virus ci consentirà mai di tornare a una vita normale, alla vita cui eravamo abituati prima dello scoppio della peste del nuovo secolo. “La situazione presente rende imperativo e urgente un massiccio investimento di intelligenza e risorse finanziarie” nell’istruzione, ammonisce.
Anche per una ragione morale: saranno i giovani a ereditare la nostra montagna di debiti, ereditata da decenni di scelte scriteriate, ingigantite dalla pandemia. “Per anni una forma di egoismo collettivo ha indotto i governi a distrarre capacità umane e altre risorse in favore di obiettivi con più certo e immediato ritorno politico: ciò non è più accettabile oggi. Privare un giovane del futuro è una delle forme più gravi di diseguaglianza”.
Quanto al Recovery Fund e al Bilancio pluriennale, insomma agli importanti accordi raggiunti a luglio, Draghi non entra nel merito.
Ma osserva che se il negoziato ha rischiato di spaccare nuovamente il continente, l’Europa ne può uscire comunque “rafforzata”. E l’azione dei governi poggia “su un terreno reso solido dalla politica monetaria”.
Le decisioni prese di recente, secondo Draghi, “sono importanti e possono diventare il principio di un disegno che porterà a un ministero del Tesoro comunitario”. Dopo decenni di prevalenza dell’intergovernativo, l’economista italiano vede la Commissione tornata “al centro dell’azione”.
Un sollievo, per Draghi: “non dobbiamo dimenticare le circostanze che sono state all’origine di questo passo avanti per l’Europa: la solidarietà che sarebbe dovuta essere spontanea, è stata frutto di negoziati”. Ma è anche vero che il passo in avanti “dovrà essere cementato dalla credibilità delle politiche economiche”. Allora “non si potrà più, come sostenuto da taluni, dire che i mutamenti avvenuti a causa della pandemia sono temporanei”.
La filosofia dei prossimi mesi e anni, secondo l’ex presidente della Bce, dovrà essere improntata alla famosa preghiera di Reinhold Niebuhr a Dio, perchè gli desse “la serenità per accettare le cose non può cambiare, il coraggio di cambiare quelle che può cambiare e la saggezza di capire la differenza”.
(da agenzie)
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