Marzo 15th, 2021 Riccardo Fucile
IL LEADER DEI SEDICENTI GILET ARANCIONI “CONDANNA, MA…”
Ha trascorso la sua estate ad aizzare la folla contro le decisioni del governo per tentare di limitare la diffusione della pandemia da Covid. Ha organizzato manifestazioni che hanno chiamato in piazza migliaia di italiani che protestavano contro l’uso della mascherina e il distanziamento sociale.
Antonio Pappalardo, ex generale dell’Arma dei Carabinieri (ora in congedo), è uno dei personaggi socio-politici che ha offerto il peggio del peggio durante questo difficile anno. Eppure, oggi, riesce a condannare quanto accaduto davanti alla sede dell’Istituto Superiore di Sanità , ma. Sì, perchè per lui c’è sempre un però.
“Condanniamo fermamente questo atto di violenza, perchè non è ammissibile che in un paese democratico come il nostro, o che almeno dovrebbe esserlo, per imporre le proprie ragioni e lamentele si vada ad incendiare la porta di un’istituzione pubblica”, ha detto Antonio Pappalardo raggiunto telefonicamente da AdnKronos.
Fino a qui tutto bene e, forse, l’ex generale poteva riagganciare la cornetta e salutare. Senza proseguire. E invece: “Non è accettabile, ma c’è un malessere enorme della società , una sofferenza di tante persone. E il premier Draghi non può continuare a tempestare con il solo monito ‘vaccinatevi’ ‘vaccinatevi, ‘vaccinatevi’. Il vaccino è facoltativo, non obbligatorio”.
Il vaccino, infatti, è facoltativo e non obbligatorio. Non vi è alcuna legge, se non quella regionale in Puglia (e si sta valutando anche in Liguria) per gli operatori sanitari, che obblighi gli italiani a immunizzarsi.
Lo Stato si limita a sensibilizzare i cittadini alla vaccinazione, unica soluzione per uscire dalla pandemia. Sicuramente un rimedio migliore rispetto alle manifestazioni senza mascherine e senza distanziamento sociale, vestiti di arancione.
Il bue che dice…
Mesi e mesi, prima di un silenzio dettato dalle evidenze scientifiche (numero di contagi, decessi, ricoveri e terapie intensive affollate), ma poi il ritorno ai vecchi motti arancioni: Pappalardo torna a parlare di “annientamento del cervello delle persone” che “spesso si sortisce l’effetto contrario”.
O, forse, è la propaganda antiscientifica sua e dei gilet arancioni ad aver dato adito a un pessimismo scettico nei confronti di dati — purtroppo — reali.
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 15th, 2021 Riccardo Fucile
ERRORI, FOIL, BARCHE DEL PUBBLICO: COME LUNA ROSSA HA PERSO LA REGATA PIU’ BIZZARRA DELLA STORIA
Quella che in Nuova Zelanda viene già definita la regata “più bizzarra della storia” lascia una serie di
interrogativi a cui è difficile rispondere.
Anche per i team, che si presentano nella conferenza stampa post-regate in un clima di apparente relax, che nasconde in realtà molta tensione. Francesco Bruni e Jimmy Spithill di Luna Rossa Prada Pirelli divisi tra rimpianto e motivazioni per ripartire, Peter Burling e Blair Tuke di Emirates Team New Zealand con l’espressione sollevata di chi ha visto il diavolo in faccia e ne è uscito vivo, anzi vincitore.
Ma l’inabissamento delle due “astronavi” super tecnologiche, prima New Zealand poi Luna Rossa, ridotte a barche dislocanti per fasi alterne dell’ottava regata, lascia in eredità emozioni e dubbi tecnici che chissà se saranno risolti in una notte dai due team. Nel frattempo, ecco alcuni elementi di una giornata che resterà negli annali.
I rimpianti
In un’America’s Cup in cui Luna Rossa ha spinto l’Italia dove non era mai arrivata (tre vittorie), Francesco Bruni, uno dei due timonieri, ammette che stavolta, dopo sei regate, i rimpianti ci sono eccome.
Le due partenze sprecate
Per la prima volta una barca è riuscita a vincere entrambe le partenze, una mossa che nelle giornate precedenti ha portato sempre alla vittoria. Questa barca è Luna Rossa, ma il vantaggio contro i fortissimi padroni di casa è stato dissipato per varie ragioni.
I problemi tecnici di Luna Rossa
Jimmy Spithill, timoniere di destra di Luna Rossa, sostiene che ci sono stati problemi tecnici sulla barca in entrambe le regate, e che bisognerà lavorarci. “Checco” Bruni promette che non si ripresenteranno più. Ma quali problemi? La minore velocità concessa a New Zealand nella prima regata “in cui la barca non andava al 100%” secondo Spithill, mentre Bruni parla di “una virata sbagliata nella parte alta della seconda regata”, e di “un regalo” ai neozelandesi.
Il fiocco sbagliato
La scelta errata, secondo l’australiano, nasce quando si prende la decisione sul fiocco (la vela anteriore) da issare su Luna Rossa. “Abbiamo sentito di avere il fiocco giusto per la nostra barca. Ma una volta che siamo partiti, avrei voluto poter schioccare le dita per averne uno nuovo”. Questo sembra il vero cruccio, per lui, non il dramma della seconda.
Lo scafo scagionato
Già , la seconda regata in cui Luna Rossa sembrava lanciata verso la vittoria, mentre Burling & C. annaspavano senza vento nel golfo di Hauraki. Al team italiano viene chiesto se ci siano problemi con lo scafo, vista la difficoltà di rimettersi sui foil di Prada rilanciando i padroni di casa, ma Bruni taglia corto: “Non sono un designer, ma la forma dello scafo è qualcosa di cui siamo molto soddisfatti e non fa parte di alcun problema nel tornare sui foil dopo che siamo caduti”. “Checco” se la cava poi con una battuta: “Avremmo avuto bisogno di ali extra intorno ai gomiti” per rimanere sui foil con quel vento leggero.
I foil di Te Rehutai e la fortuna
I foil della barca neozelandese, si sa, sono diversi da quelli montati su Luna Rossa, più piccoli con flap grandi, e si fa strada il sospetto che possano aver agevolato la manovra di recupero, molto più rapida ed efficace di quella degli italiani. Una teoria a cui il team Prada non ha mai creduto, sopratutto in queste condizioni di vento debole. Anche a sentire Peter Burling, sono ben altri i motivi, molto meno tecnologici: “Non ho mai visto il nostro team di grinder impegnarsi così tanto” ha spiegato. “Siamo migliorati molto rispetto alla giornate precedenti, ma la verità è che siamo stati fortunati a vincere la seconda regata. Meglio essere fortunati che bravi”.
Le barche degli spettatori
Sotto accusa, per il team italiano, finisce invece lo stadio semovente formato da millecinquecento barche di tifosi che assistono (poco) alla regate e fanno (molto) festa. Durante un pre-start una di queste imbarcazioni era entrata addirittura nel campo di regata nei giorni scorsi, costringendo a un rinvio nella partenza. “Le barche degli spettatori” attacca Bruni, “hanno provocato un calo della velocità del vento mentre passavamo la boa, che alla fine ha portato alla caduta dai foil di Luna Rossa”.
Tensioni sul giorno di riposo
Di fronte alle previsioni di una nuova giornata di vento debole per le prossime regate, Bruni ha sottolineato con ironia la domanda di un giornalista neozelandese che chiedeva se Luna Rossa volesse accordarsi per un giorno di riposo. “Vuoi un giorno libero forse?” si è rivolto a Peter Burling, idolo locale, smentendo poi la possibile esigenza dell’equipaggio di fermarsi per rifiatare.
Le motivazioni di Mister Rimonta
“Nessuno getterà la spugna” annuncia Spithill, che nel 2013 su Oracle fu protagonista della celebre rimonta da 1-8 a 9-8 proprio contro New Zealand. “Non vedo quella di oggi come una giornata di possibilità perse. Abbiamo imparato un sacco per tornare più forti e vincere le prossime regate”.
(da agenzie)
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