Marzo 17th, 2021 Riccardo Fucile
SONO DUE ECONOMISTI, PROVENZANO E’ STATO MINISTRO PER IL SUD NEL GOVERNO CONTE DUE
Due vicesegretari: una donna e un uomo. Enrico Letta ha scelto i suoi numeri due: Irene Tinagli e
Giuseppe Provenzano. La scelta dei due vicesegretari è arrivata a pochi giorni di distanza dalla nomina di Letta come segretario del Partito democratico. Le nomine saranno sottoposte, nei prossimi giorni, al voto dell’assemblea nazionale dem.
La scelta di Letta di due nomine di genere arriva dopo le tante richieste della conferenza delle donne del Pd di assegnare ruoli di vertice non solo a uomini.
Durante il suo discorso all’assemblea di domenica scorsa il segretario del partito aveva detto: “Lo stesso fatto che sia qui io e non una segretaria donna dimostra che esiste un problema sulla parità di genere. Metterò al centro il tema delle donne: è assurdo che sia un problema”.
Provenzano nominato numero 2 del Pd
Giuseppe Provenzano ha 39 anni ed è nato a San Cataldo, in provincia di Caltanissetta. Laureato e dottorato alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, èeconomista presso la Svimez. Oltre ad aver partecipato alla nascita del Pd, dal 2017 fa parte della direzione nazionale. Nel 2019 è stato nominato responsabile delle Politiche del lavoro nella segretaria del partito e tra il 2019 e il 2021 è stato ministro per il Sud durante il secondo governo Conte.
Tinagli: sarà vicesegretaria vicaria
Irene Tinagli, 46 anni, è nata ad Empoli. Letta l’ha nominata vicesegretaria vicaria del Pd. Economista, si è specializzata in sviluppo economico e innovazione all’Università Carnergie Mellon di Pittsburgh. Ha insegnato Management e Organizzazione all’ateneo Carlos III di Madrid. Tinaglia ha anche partecipato alla fondazione del Pd come componente dell’Assemblea costituente e della commissione che ha redatto lo Statuto. Tra il 2013 e il 2018 èstata deputata della Repubblica. Attualmente presiede la Commissione per i problemi economici e monetari del Parlamento europeo.
(da agenzie)
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Marzo 17th, 2021 Riccardo Fucile
NEL PAESE GUIDA DEI “FRUGALI” I SONDAGGI SONO FAVOREVOLI AL PREMIER USCENTE
Oggi si concludono le elezioni nei Paesi Bassi, un appuntamento elettorale che non attira l’attenzione che merita nonostante il ruolo crescente dell’Aia nelle dinamiche europee.
I seggi sono aperti da lunedì, tre giorni per alleggerire l’afflusso di elettori a causa della pandemia. Dalle urne uscirà un governo destinato a restare in carica dal 2021 al 2026, esattamente il periodo in cui saranno erogate le risorse del Next Generation EU.
In quanto leader dei frugali, il governo olandese sarà il più attento nel controllarne l’applicazione.
Il favorito è il premier uscente Mark Rutte, 54 anni, ex manager delle risorse umane, all’Aia dal 2010 con tre mandati consecutivi. Attualmente è in carica come reggente dopo le sue dimissioni causate da uno scandalo (lo Stato aveva accusato alcune famiglie di rubare sussidi condannandole a risarcimenti molto onerosi, ma il tribunale ha dimostrato che a sbagliare era stato il governo). Ciò nonostante, il suo partito liberale VVD domina le rilevazioni e Rutte è avviato verso la vittoria e il quarto mandato.
Secondo l’ultimo sondaggio di Peilingwijzer, il VVD dovrebbe vincere 36-40 seggi (su 150) rispetto ai 33 del 2017. I numeri sono scesi nelle ultime settimane, ma il premier resta popolare in un Paese stanco del Covid-19 e delle restrizioni.
Il coprifuoco notturno ha innescato rivolte in molte città , anche violente, e la polizia ha usato la forza. Tuttavia, la maggioranza degli olandesi sostiene le misure e Rutte ha avuto molto consenso durante la pandemia. L’incognita è su quanto tempo ci vorrà a formare la coalizione.
Il sistema proporzionale più puro del mondo
Quando di parla di politica nei Paesi Bassi è necessario soffermarsi sul sistema elettorale, il proporzionale più puro che si può immaginare. L’intera nazione corrisponde a un solo collegio, c’è il voto di preferenza e non c’è soglia di sbarramento. Per ottenere uno dei 150 seggi del parlamento è sufficiente conquistare lo 0.67% dei voti. Inevitabilmente, tanta apertura significa avere una scena politica estremamente affollata.
Nella scheda elettorale (grande come una tovaglia) sono presenti 37 partiti, con 12-15 di questi in grado di entrare in parlamento. Ci sono due partiti liberali (VVD, D66), tre democristiani (CDA, CU, SGP), tre di estrema destra (PVV, FvD, JA21), due di sinistra (PvdA, SP), uno ambientalista, uno per gli olandesi di origine non europea (Denk), uno per gli anziani (50+), uno animalista (PvdA) e uno ultra-europeista (Volt).
Nei sondaggi solo il VVD di Rutte ha il 21-23% dei consensi. L’estrema destra del PVV è al secondo posto con il 12-13%, seguito dal CDA, con il 11-12% e dal D66 con il 9-11%. A seguire tutti gli altri con percentuali a una cifra.
L’attuale coalizione del governo Rutte comprende VVD, CDA, D66 e CU, che nei sondaggi registrano il 45-51% dei consensi. I tre partiti di estrema destra — esclusi a priori da tutti gli altri, per principio — hanno il 16-18% dei voti.
In teoria una coalizione senza VVD e senza i partiti di estrema destra è possibile, ma le probabilità di mettere insieme 11 partiti è scarsa. Forse però Rutte sarà costretto a cercare l’appoggio di un altro partito per avere i 76 seggi necessari alla maggioranza.
Come di consueto, le consultazioni potrebbero richiedere mesi, la media storica è 94 giorni. Nel 2017 è stato proprio Rutte a segnare il record del dopoguerra: 225 giorni per formare il suo terzo governo.
Ma stavolta c’è la pandemia, e ci si aspetta che siano tutti più veloci. Lo stesso Rutte ha detto che, vista la situazione, la formazione della nuova coalizione dovrà essere rapida.
Un altro problema è che il governo deve aspettare la nuova coalizione prima di chiudere e presentare alla Commissione europea il suo Recovery Plan, il termine ultimo è il 30 aprile. Dal risultato di oggi si determineranno le priorità dei Paesi Bassi, e la posizione nell’Unione europea.
Il ruolo del più grande dei Paesi frugali
Dopo il voto per la Brexit nel 2016, nei vertici europei i Paesi Bassi hanno dovuto riempire il vuoto lasciato dal Regno Unito, diventando uno dei principali attori in campo. Rutte che ha trascorso gli ultimi quattro anni alla guida del gruppo di Stati membri contrari a una maggiore integrazione politica dell’Ue e alla condivisione del debito nell’eurozona. Prima con il format della Nuova Lega Anseatica, poi con il gruppo dei frugali. Ma anche se allargato o ristretto, il gruppo nordico degli anseatici-frugali è lo stesso.
Se confermato, dopo l’addio di Angela Merkel (settembre 2021), Rutte sarà il leader del Consiglio europeo con più esperienza dopo Viktor Orban, e il più navigato dell’eurozona. Da Rutte la Commissione si aspetta di trovarlo in prima linea nel fare pressioni a Polonia e l’Ungheria sullo stato di diritto, e di vederlo nelle vesti di poliziotto cattivo attento a controllare come vengono spesi i soldi del Recovery Fund nei Paesi beneficiari, a partire dall’Italia.
(da agenzie)
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Marzo 17th, 2021 Riccardo Fucile
IL SONDAGGIO DI PAGNONCELLI DIMOSTRA CHE IN DISCUSSIONE NON C’E’ LA VOLONTA’ DI VACCINARSI DEGLI ITALIANI, MA ESCLUSIVAMENTE IL VACCINO ANGLO-SVEDESE
Come andrà a finire lo sapremo ufficilamente domani quando EMA rilascerà il suo parere formale
dopo la sospensione temporanea del vaccino Astrazeneca, ma già si sa che prevarrà la ragion di Stato e si ricomincerà come se nulla fosse.
Ma come la pensano gli italiani sulla vicenda lo ha mostrato Nando Pagnoncelli ha stato mostrato ieri a DiMartedì.
La rilevazione chiede agli intervistati come si comporterebbero dopo le notizie relative alla sicurezza di Astrazeneca: ben il 44% degli italiani rifiuta l’idea di vaccinarsi con le dosi della casa farmaceutica interessata dalla sospensione.
Il 29% degli intervistati la pensa diversamente e correrebbe a farsi iniettare una fiala, indipendentemente dal marchio che c’è scritto sopra.
Infine il 13% non vuole farsi vaccinare in ogni caso.
Il che dimostra che gli Italiani non sono contrari al vaccino, visto che appena 13 italiani su 100 non intendono vaccinarsi, quota più bassa delle più pessimistiche previsioni, ma 44 su 100 non vogliono un vaccino che assicura un’efficacia contro la malattia di appena il 60% contro l’80% degli altri, a parte la vicenda dei morti presunti per trombosi connessi al vaccino e il mancato rispetto del contratto sulle dosi da cosegnare.
Poi ognuno è libero di fare il tifo per chi vuole, ma resta la domanda: “perchè dovrei vaccinarmi con Astrazenica che mi garantisce una copertura di appena il 60% e rischiare pure la pelle?”. Certo, i casi sono limitati, ma se fai parte di quella minima percentuale magari ti incazzeresti un po’.
(da agenzie)
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Marzo 17th, 2021 Riccardo Fucile
LA EX LEGHISTA CALENDA PRIMA FIRMA LA MOZIONE CONTRO IL GOVERNATORE, POI ACCETTA UN POSTO IN GIUNTA… UNA CONSIGLIERA DI FDI VOTA CONTRO UNA GIUNTA DOVE C’E’ UN ASSESSORE DEL SUO STESSO PARTITO
Nel caos sanitario e nel caos politico. Accade in Molise, dove il governatore Donato Toma, forzista, si ritrova con un avviso di sfratto sottoscritto da Pd, 5Stelle ma soprattutto da tre esponenti di centrodestra: l’ex governatore Michele Iorio e Aida Romagnuolo di Fratelli d’Italia e da Filomena Calenda, ex leghista.
Undici firme (su 21 consiglieri regionali) e il destino segnato per Toma. Ma a tarda sera ieri, la situazione si ribalta. Toma chiama l’assessore “esterno” alle politiche sociali, il leghista Michele Marone e gli dà il benservito.
Al suo posto entrerà una delle firmatarie della mozione di sfiducia, Filomena Calenda che infatti in un comunicato prontamente scrive: “Il presidente della giunta Donato Toma ha voluto fortemente la mia presenza in questo nuovo esecutivo…”.
La maggioranza sulla carta è salva. Ma il pasticciaccio brutto del Molise è ancora tutto da sbrogliare. Non solo perchè la Lega di Salvini, fatta brutalmente fuori dal governo regionale, dopo avere portato il 12% di consensi, difficilmente sarà disposta a soccombere.
Non solo perchè Giorgia Meloni si ritrova con un partito spaccato e che fa due parti in commedia: sfiducia una giunta in cui c’è pure un suo componente. Ma soprattutto perchè il Molise è al collasso dal punto di vista sanitario.
Vittorino Facciolla, consigliere regionale del Pd e anche segretario dem, dà i numeri drammatici della situazione: “La sanità regionale è al collasso, con la più alta percentuale d’Italia di terapie intensive impegnate, ben il 57%, con un numero spaventoso di deceduti, oltre 400, rispetto alla popolazione, con la più alta percentuale d’Italia di malati trasferiti in Rianimazione in ospedali di altre regioni, con un piano vaccinale in cui ci sono somministrazioni a soggetti che non si capisce quali diritti abbiano… e adesso il caos politico. Basta”.
Rincarano i 5Stelle: “Allo sfacelo della gestione della sanità regionale, alla totale assenza di programmazione, al clima di tensione crescente tra i cittadini ha contribuito anche l’inadeguatezza di Donato Toma. Inadeguatezza politica e tecnica visto il suo ruolo al vertice della Protezione civile”.
E fino a ieri l’ex governatore Iorio alla tv Telemolise dichiarava: “ La gestione della sanità è il motivo principale, se non esclusivo, che mi ha portato a firmare la mozione di sfiducia. C’è bisogno di cambiare passo, metodo e gestione di tutto quello che è avvenuto nell’emergenza Covid”.
Su questa stessa lunghezza d’onda anche la Calenda, che parlava in un post su Facebook: “Torniamo a casa prima che sia troppo tardi per guardarci allo specchio”.
Il Pd e i 5Stelle aspettano che la mozione di sfiducia a Toma sia mesa in calendario. La capogruppo dem in consiglio regionale aveva detto: “La disfatta politica del centrodestra è il primo barlume di speranza per il futuro del Molise. C’è ormai un cartellino rosso sulla gestione politica, amministrativa e sanitaria della maggioranza guidata da Toma”.
Rincara il leader di Sinistra italiana, Nicola Fratoianni: “Il Molise soffre pesantemente il dilagare della seconda ondata di contagi da Covid: la crescita di contagi, ricoveri e decessi a causa è aggravata dalla preesistente condizione di crisi, funzionale ed economica, del servizio sanitario regionale”.
Dalla giunta regionale intanto una laconica dichiarazione: crisi risolta, Filomena Calenda in giunta. Ma in realtà il caos molisano è servito.
(da agenzie)
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Marzo 17th, 2021 Riccardo Fucile
DA GIUGNO IL CERTIFICATO SARA’ DISPONIBILE IN FORMATO DIGITALE O CARTACEO E SARA’ VINCOLANTE PER TUTTI GLI STATI
I cittadini europei potranno tornare a viaggiare quest’estate fornendo la prova di essersi sottoposti
alla vaccinazione, oppure di essere risultati negativi a un test o di essere guariti dal Covid-19 ed avere sviluppato gli anticorpi. Sono i contenuti chiave del nuovo pass Covid presentato oggi dalla Commissione Ue per rilanciare i viaggi in Europa.
Il certificato, che dovrebbe essere disponibile da giugno in formato digitale o cartaceo, sarà legalmente vincolante per gli Stati membri e ammetterà tutti i vaccini disponibili sul mercato, ha spiegato il commissario europeo per la Giustizia, Didier Reynders.
“Col certificato vaccinale puntiamo ad aiutare gli Stati membri a ritornare alla mobilità in sicurezza e coordinata”, ha detto questa mattina la presidente della Commissione europea, Ursula Von der Leyen. E ancora: “L’obiettivo è quello di riaprire”.
Von der Leyen ha detto anche che “la situazione epidemiologica sta peggiorando”. La presidente della Commissione europea ha parlato della mancata consegna dei vaccini da parte di AstraZeneca: “AstraZeneca ha annunciato che purtroppo nel secondo trimestre consegnerà all’Unione europea 70 milioni di dosi rispetto ai 180 milioni che aveva contrattualmente promesso di fornire”.
Ma, “nonostante il mancato rispetto degli impegni di consegna delle dosi di vaccino da parte di AstraZeneca – ha detto – con l’arrivo delle prime dosi del vaccino Johnson&Johnson da aprile possiamo raggiungere l’obiettivo di avere il 70 per cento degli adulti vaccinati entro fine estate”.
Al contrario dell’azienda anglo-svedese, BionTech-Pfizer e Moderna hanno rispettato gli impegni. Von der Leyen ha spiegato che nel secondo trimestre arriveranno da Pfizer-BioNTech 200 mln di dosi, 55 da Johnson&Johnson e 35 da Moderna. Le prime vaccinazioni J&J sono attese per aprile.
“E’ importante accelerare la campagna di vaccinazioni. Mi fido di AstraZeneca” ha però detto ancora Von der Leyen. “Domani l’Agenzia europea del farmaco (Ema) farà un’altra dichiarazione e sono convinta che permetterà di chiarire la situazione” riguardo ai dubbi sorti in vari paesi riguardo al prearato.
(da agenzie)
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Marzo 17th, 2021 Riccardo Fucile
PROVATE NELLE ELEZIONI LE INTERFERENZE RUSSE A FAVORE DI TRUMP: “LA RUSSIA PAGHERA’ UN PREZZO”… LA REAZIONE DI MOSCA: “UN ATTACCO A TUTTA LA RUSSIA”
Joe Biden ha detto in un’intervista tv di ritenere che Vladimir Putin sia un assassino. “Lei conosce Vladimir Putin. Pensa che sia un assassino?”, gli ha chiesto George Stephanopoulos di Abc. “Lo penso”, ha risposto il presidente americano, promettendo che il leader del Cremlino “pagherà un prezzo” per aver tentato di influenzare le elezioni presidenziali del 2020.
I commenti del capo della Casa Bianca arrivano all’indomani della diffusione del rapporto dell’intelligence Usa, secondo cui Putin autorizzò le operazioni per denigrare Biden e aiutare Donald Trump, minando la fiducia nel processo elettorale ed esacerbando le divisioni socio-politiche degli Stati Uniti. Biden ha ricordato che nella sua telefonata a fine gennaio aveva ammonito Putin su una possibile risposta americana per le interferenze nel voto. “Abbiamo avuto una lunga conversazione, lui ed io. Lo conosco relativamente bene”, ha raccontato. “Io conosco te e tu conosci me. Se stabilisco che è successo, sii preparato”, ha aggiunto.
Biden, che non ha precisato quale sarà il prezzo che Mosca dovrebbe pagare, ha ricordato anche di aver detto in precedenza a Putin di non pensare che abbia un’anima. “Si è voltato verso di me e mi ha detto ‘ci capiamo reciprocamente'”, ha aggiunto. Nonostante il suo giudizio, il presidente Usa ritiene possibile lavorare con la Russia su questioni che interessano gli Stati Uniti, come gli accordi sugli armamenti.
Le parole di Biden sono “un attacco ai russi” e una reazione “isterica dovuta all’impotenza” degli Stati Uniti. Lo ha scritto sul suo canale Telegram il presidente dalla Duma di Stato, la Camera bassa del Parlamento russo, Vyacheslav Volodin. “Biden ha insultato i cittadini del nostro Paese con la sua dichiarazione. Si tratta di isteria dovuta all’impotenza”, si legge nel post, “Putin è il nostro presidente, gli attacchi contro di lui sono attacchi alla Russia”.
(da agenzie)
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Marzo 17th, 2021 Riccardo Fucile
L’ISTITUTO PAUL EHRLICH DIMOSTRA COSA VUOL DIRE TRASPARENZA: “EFFETTO COLLATERALE SUPERIORE ALLA NORMA, IL LEGAME CON IL VACCINO NON E’ IMPLAUSIBILE”
Perchè la Germania ha bloccato il vaccino di AstraZeneca? La decisione di Berlino è arrivata lunedì un
po’ a sorpresa. Fino al weekend la posizione tedesca era stata quella di continuare a somministrare le dosi senza preoccuparsi troppo degli allarmi.
Le segnalazioni di qualche morte sospetta erano in arrivo da vari paesi d’Europa, Italia inclusa, ma restavano ancora poco circostanziate.
In un documento pubblicato dall’ente regolatorio tedesco, il Paul Ehrlich Institut, si ricostruiscono oggi le motivazioni di quella scelta. Il testo ha il formato delle faq: domande e risposte ed è un esempio comunicazione del rischio limpida e sincera.
Il Paul Ehrlich ammette cosa sa e cosa non sa. Spiega perchè ha deciso di fermarsi e approfondire la questione delle rare forme di trombosi concentrate fra le donne vaccinate giovani. Nell’ammettere che un problema su cui soffermarsi esiste, e nello spiegarne i dettagli, finisce con il guadagnare fiducia, anzichè spaventare.
Perchè lo stop ad AstraZeneca?
La vaccinazione è stata sospesa — è la risposta alla domanda iniziale — perchè la Germania ha registrato sette casi di una forma di trombosi grave ma rara: “Una trombosi venosa cerebrale associata a carenza di piastrine ed emorragie, avvenuta in coincidenza temporale con la somministrazione del vaccino di AstraZeneca. E’ una malattia grave e difficile da trattare. Delle sette persone colpite, tre sono decedute. Le persone coinvolte avevano un’età compresa tra 20 e 50 anni”. Sei dei sette pazienti sono donne. “Tutti i problemi — prosegue la faq — sono stati registrati tra 4 e 16 giorni dopo l’iniezione”.
Se nel complesso i casi di tutte le forme di trombosi avvenuti nella popolazione vaccinata sono confrontabili con quelli della popolazione generale, questa particolare forma di trombosi associata a carenza di piastrine non è in linea con la norma, spiega il Paul Ehrlich: “Il numero di questi casi avvenuti dopo la vaccinazione con AstraZeneca è superiore, in un modo che è statisticamente significativo, rispetto al numero di trombosi venose cerebrali che avvengono normalmente nella popolazione non vaccinata”.ù
Le analisi e le statistiche
Il Paul Ehrlich spiega di aver proceduto in questo modo: “Abbiamo messo a confronto i numeri che ci saremmo aspettati senza la vaccinazione in un periodo di 14 giorni con il numero dei casi che sono avvenuti dopo 1,6 milioni di somministrazioni con AstraZeneca in Germania. Avremmo dovuto aspettarci un caso, invece ne abbiamo registrati sette”. L’Istituto si pone poi il problema dell’età più colpita da questa malattia: “Che è giovane o di mezza età , diversa da quella ad alto rischio per il Covid”.
Passo successivo: il Paul Ehrlich ha consultato degli esperti di ematologia e trombosi: “Tutti hanno confermato che c’era un segnale visibile e che un legame con il vaccino non poteva essere escluso a priori. Dopo una considerazione complessiva di questi elementi, l’Istituto ha raccomandato la sospensione della campagna vaccinale con AstraZeneca in Germania in via precauzionale”.
Il confronto con la pillola anticoncezionale
La domanda successiva, nel documento, porta al confronto con la pillola anticoncezionale. “Anche lei può causare trombosi. Perchè allora ci preoccupiamo tanto del vaccino di AstraZeneca?”. La risposta tira in ballo la questione della consapevolezza e della comunicazione del rischio. “La possibilità di questo effetto collaterale — risponde il Paul Ehrlich — è nota nel caso della pillola”. E viene indicata all’interno del bugiardino.
“La pillola può essere venduta solo con la prescrizione del medico e ogni donna che la assume viene informata da lui del rischio. Per il vaccino di AstraZeneca invece abbiamo solo un sospetto di rischio, che non è menzionato fra le caratteristiche del prodotto”.
Se una quota di pericolosità esiste, aggiunge l’Istituto tedesco, è opportuno che l’Ema — l’Agenzia europea dei medicinali — lo accerti, che i singoli stati che usano il vaccino ne siano consapevoli e che la probabilità degli effetti collaterali sia soppesata con i benefici. E’ poi molto probabile che l’utilità del vaccino continui a superare i rischi, di fronte a una malattia cattiva come il Covid. “Ma dovrà essere l’Ema a stabilirlo”.
I rarissimi sintomi cui prestare attenzione
“Cosa deve fare chi ha già ricevuto il vaccino?” è la domanda. Non ci si deve preoccupare, tranquillizza il Paul Ehrlich, perchè l’effetto indesiderato è veramente molto ma molto raro. I sintomi cui prestare attenzione sono: “Malessere che dura più di quattro giorni dopo la somministrazione, con mal di testa severo e persistente e sanguinamento puntiforme”. In questo caso si consiglia di contattare il medico. Il mal di testa potrebbe essere sintomo di un trombo nel cervello. Il livido sottopelle con tanti puntini vicini è invece uno dei possibili segni della carenza di piastrine, che causa piccole emorragie.
La decisione finale, comunque, è demandata all’Ema. “che farà una valutazione complessiva del profilo rischio-beneficio e deciderà se mantenere la sua autorizzazione al vaccino. Un primo pronunciamento è previsto questa settimana”. L’Ema, che ha sede ad Amsterdam, è in riunione da oggi e dovrebbe fornire una comunicazione ufficiale domani, giovedì.
(da agenzie)
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Marzo 17th, 2021 Riccardo Fucile
IPSOS: GOVERNO DRAGHI APPREZZATO DAL 48%, BOCCIATO DAL 38%
Secondo i sondaggi di Emg presentati a Cartabianca, il Pd a guida Letta conosce una grande crescita, anche se non sufficiente per scalzare Fratelli d’Italia dal terzo posto. Nel dettaglio, secondo le rivelazioni Emg la Lega è al primo posto con il 22%, (-1 rispetto alla scorsa settimana) segue il M5s è al 20% (-1,4), Fratelli d’Italia al 16,8% (+0,4) e il Pd al 16,1% (+2,1)
Forza Italia è al 6,5% (-0,3) e Italia Viva al 4% (anche la formazione di Renzi perde lo 0,3). Azione di Carlo Calenda è al 2,9% mentre i Verdi sono all’1,9%. Seguono Sinistra Italiana con l’1,8% (in crescita dello 0,1%), Articolo 1 – Mdp con l’1,6% e Più Europa con l’1,5% (perde lo 0,3% dopo le dimissioni di Bonino e il caos nel congresso).
Sondaggi Ipsos
Secondo i sondaggi Ipsos, illustrati da Nando Pagnoncelli a DiMartedì, l’elettorato del Pd è formato per il 34% pensionati, per il 20% impiegati o insegnanti, per il 13% casalinghe, per il 13% operai e affini. Per età il 35% ha oltre 65 anni.
Il giudizio su come il governo Draghi sta apprezzando la pandemia dice che prevale l’apprezzamento (48% contro 38%, il 14% non risponde). Il Partito Democratico raccoglie il 18,9%, un punto in più rispetto alla settimana precedente.
(da agenzie)
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Marzo 17th, 2021 Riccardo Fucile
OSPITE DI “FUORI DAL CORO” HA PERSO L’OCCASIONE DI NON CREARE ULTERIORE CONFUSIONE, ATTRIBUENDO A SPERANZA UNA FRASE CHE NON HA MAI DETTO
Giorgia Meloni ieri ospite di Fuori dal coro non ha perso occasione per creare ancora più confusione sulla
sospensione del vaccino Astrazeneca: la leader di Fratelli d’Italia infatti invece di ricordare quanto ribadito ieri da Ema, ovvero che i benefici della vaccinazione superano ampiamente gli svantaggi, ha preferito sobillare l’emotività di chi ha paura di vaccinarsi con Astrazeneca: “In tutta questa vicenda della campagna vaccinale c’è una grande assente, che è la trasparenza. Inutile dire alla gente che la costringi a vaccinarsi, che c’è l’obbligo vaccinale”. E qui già Meloni parte male. Non c’è nessun obbligo alla vaccinazione anti COVID.
Ma continuiamo: “Oggi mi sento dire da Roberto Speranza che adesso chi dovesse rifiutare Astrazeneca non avrà un altro vaccino” e ancora “Qui sfuggono le regole fondamentali del nostro ordinamento, le norme sul consenso informato dei medicinali dicono che se ti rifiuti di prendere un medicinale il medico TI DEVE DIRE quali sono gli altri che puoi prendere”.
Ti deve dire significa ti deve dare? Ecco. Giorgia gioca sul filo delle definizioni: tutto nasce da un retroscena de La Stampa che riporta una frase attribuita genericamente al ministero della Salute e mai ufficialmente confermata:
“Dopo la sospensiva decisa ieri dall’Aifa i «disertori» sono destinati ad aumentare. Per questo al ministero della Salute non intendono retrocedere di un millimetro dalla linea: «I vaccini non si scelgono, chi rifiuta quel tipo di antidoto si mette in coda alla fila»
Quella frase, che non trova riscontro in dichiarazioni ufficiali nelle agenzie, è però stata rapidamente abbinata da altri media a Speranza, che però non lo ha mai detto.
Quel concetto aveva in realtà un nome e cognome: lo aveva espresso il senatore alla Sanità del Lazio Alessio D’Amato qualche giorno fa ma in circostanze completamente diverse: l’assessore parlava quando ancora era stato bloccato un unico lotto. Ma nessuno, neanche all’epoca, diceva che chi rifiutava Astrazeneca non avrebbe avuto altro vaccino, ma che la sua lista d’attesa sarebbe cambiata.
Giorgia Meloni potrebbe evitare di generare altro panico ingiustificato?
(da “NextQuotidiano”)
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