Marzo 24th, 2021 Riccardo Fucile
LA CATALENT INFIALA SEMPLICEMENTE LE DOSI, NON PRODUCE IL VACCINO… 16 MILIONI DI DOSI DESTINATE AL CENTRO LOGISTICO IN BELGIO PER ESSERE DISTRIBUITE IN EUROPA, 13 MILIONI SONO PER PROGETTO COVAX DI AIUTO AI PAESI POVERI
Nella giornata di sabato 20 marzo, la Commissione europea ha chiesto al presidente del Consiglio
Mario Draghi di verificare alcuni lotti di vaccini presso uno stabilimento di produzione ad Anagni.
Lo riferisce una nota della presidenza del Consiglio. Il presidente del Consiglio ha informato il ministro della Salute, Roberto Speranza, il quale ha disposto un’ispezione che si è tenuta tra sabato e domenica grazie all’opera dei Nas. Dall’ispezione è risultato che i lotti erano destinati in Belgio. Tutti i lotti in uscita vengono controllati dai Nas.
Con questa comunicazione, Palazzo Chigi smorza sul nascere la polemica su 29 milioni di dosi del vaccino AstraZeneca ferme nello stabilimento Catalent di Anagni, come scritto oggi dalla Stampa.
Le dosi, secondo quanto si apprende, non sono bloccate e sono destinate al Belgio in qualità di base logistica, da dove verranno smistate solo fra gli Stati membri.
“Sta ad AstraZeneca commentare le intenzioni dell’azienda in merito alle quasi 30 milioni di dosi di vaccino che si trovano in Italia” ha affermato il vicepresidente della Commissione europea, Valdis Dombrovskis, in conferenza stampa.
“Al momento non sono previste esportazioni oltre ai paesi COVAX” dice AstraZeneca in una nota. “Ci sono 13 milioni di dosi di vaccino in attesa di rilascio del controllo qualità per essere inviate a COVAX come parte del nostro impegno a fornire milioni di dosi ai paesi a basso reddito: il vaccino è stato prodotto al di fuori dell’UE e portato nello stabilimento di Anagni per essere riempito in fiale”. Le altre 16 milioni di dosi sono per l’Europa. L’UE, rileva l’azienda, “sostiene pienamente la fornitura di paesi a basso e medio reddito attraverso lo strumento COVAX”.
(da “Huffingtonpost”)
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Marzo 24th, 2021 Riccardo Fucile
L’EXPORT DI PRODOTTI ALIMENTARI E BEVANDE CON L’ITALIA E’ CALATO DELL’81%
La Brexit sta creando non pochi problemi al mercato delle esportazioni inglese. Dopo l’annuncio di Boris Johnson durante il quale ha dichiarato che il Regno Unito avrebbe lasciato l’Ue all’inizio del 2020, e la formalizzazione degli accordi con l’Europa, l’economia del Paese ha accusato il primo effetto domino.
Prodotti alimentari, e non, come whisky, formaggio e cioccolato hanno subito le maggiori perdite di esportazioni.
I dati sono stati rivelati da un’analisi condotta dalla Food and Drink Federation (FDF): a gennaio, le esportazioni di formaggio dal Regno Unito sono crollate da 45 milioni di sterline a 7 milioni anno su anno, mentre le esportazioni di whisky sono crollate da 105 milioni a 40. Le esportazioni di cioccolato sono passate da 41,4 milioni di sterline a soli 13 milioni, con un calo del 68%.
Certo, non è solo colpa della Brexit: a incentivare il crollo c’è anche il fattore Coronavirus, che ha portato inevitabilmente a una domanda più debole in Europa, per via della chiusura di ristoranti, hotel e altri punti di ristoro. A pagare lo scotto maggiore sono poi le esportazioni di altri beni come il salmone e la carne bovina. Qui le esportazioni si sono quasi interrotte del tutto con cali rispettivamente del 98% e del 92%. Nel complesso il commercio del pesce è diminuito del 79%.
Secondo le cifre raccolte dall’Ufficio per le statistiche nazionali (ONS) e riportate dal Guardian, il commercio tra il Regno Unito e l’UE è stato duramente colpito a gennaio, con le esportazioni complessive in calo del 40,7% a gennaio rispetto a dicembre.
Si tratta del più grande calo mensile del commercio britannico da oltre 20 anni. La rotta commerciale più colpita, secondo le analisi di FDF, è stata quella verso l’Irlanda, da sempre punto di riferimento per la Gran Bretagna come il più grande mercato di esportazione.
Ora il suo valore, nell’intero mercato inglese, è del 5% rispetto al 18% nel gennaio 2020. In netto calo anche le esportazioni in Germania e Italia, rispettivamente dell’85% e dell’81%. I dati complessivi mostrano che le esportazioni di cibo e bevande sono precipitate a inizio 2021 complessivamente del 75,5% su base annua.
(da agenzie)
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Marzo 24th, 2021 Riccardo Fucile
UN CONSIGLIERE DIMISSIONARIO: “QUELLA DI FONTANA E’ SOLO UNA OPERAZIONE DI FACCIATA, CHI HA SBAGLIATO RESTA AL SUO POSTO”
Il caso Aria Lombardia continua a tenere banco. La moral suasion (come l’ha sarcasticamente
definita il consigliere lombardo del Pd Pietro Bussolati) operata da Attilio Fontana nei confronti del Consiglio d’amministrazione dell’azienda, interamente controllata dalla Regione, ha suscitato reazioni molto piccate.
Nessuno, però, può conoscere i fatti come chi li ha vissuti in prima persona e uno dei consiglieri dimissionari, Mario Mazzoleni, ha deciso di raccontarli a TPI.
“A 64 anni non avrei mai pensato di essere licenziato in conferenza stampa. Anzi: nemmeno mi hanno licenziato, ma mi hanno ‘caldamente consigliato’ di dare le dimissioni. Una cosa veramente incredibile, pensando oltretutto che il CdA di cui faccio parte era in scadenza e che comunque rimarrà in carica fino al cambio della guardia. Un’operazione di facciata, per mascherare quello che veramente non funziona”.
Mazzoleni, ci dica lei, allora, che cosa non funziona nella campagna vaccinale in Lombardia?
“Farei una premessa. I problemi di Aria Lombardia risalgono alla sua genesi, alla quale forse non si è prestata un’attenzione sufficiente. Eppure, già Lombardia Informatica (una delle aziende confluite in Aria, ndr) già necessitava di interventi. Credo che si sia sottovalutata la complessità dell’aggregazione. Poi è arrivato il Covid-19 e questo ha impedito di risolvere quei problemi ai quali forse, a voler essere buoni, si poteva ovviare in corsa. In fondo, credo che il mio coinvolgimento in Aria fosse legato proprio a questa esigenza”.
La sua è stata una nomina politica o tecnica?
“Il mio nome è stato indicato dalle minoranze del Consiglio regionale, che tuttavia hanno scelto di puntare su una figura tecnica con una certa esperienza nel settore. Sono stato manager e presidente di varie banche, sono membro di Confindustria, docente universitario e da 12 anni dirigo l’MBA della Bocconi. Insomma, forse avrei potuto dare un contributo utile, se ce ne fossero state le condizioni… Però non possiamo fare finta che il Covid-19 non ci sia stato e che il problema non sia la gestione dei vaccini, che si deve discutere senza banalizzazioni”.
Che cosa intende?
“Dare al CdA le responsabilità di quello che sta accadendo è come stendere un lenzuolo sul problema reale. Oltretutto nessuno dice che noi consiglieri siamo in scadenza: nonostante le dimissioni, resteremo comunque in carica fino al cambio della guardia e quindi nei fatti non cambia proprio niente! Per rinnovare il CdA sarebbe bastato convocare l’assemblea, invece si è voluto dare in pasto all’opinione pubblica il messaggio che anche in Lombardia chi sbaglia paga e che, così come a Roma si è deciso di avvicendare Arcuri, anche qui non si lasciava correre. Ma il CdA non c’entra assolutamente niente con questa situazione”.
E allora da chi nasce il problema?
“Beh, io vorrei tanto sapere chi ha deciso di fare una campagna vaccinale così accentrata! Tale scelta confligge con la complessità della Regione e con le diverse Ats che operano sul territorio. Aggiungo che qualcuno, fin da gennaio, aveva cercato di ricorrere al portale delle Poste: perchè poi si è deciso di fare diversamente? Si spieghi questo, prima di accusare chi sta utilizzando il portale di Aria!”.
Ma perchè il portale di Aria sta avendo tanti problemi?
“Ovviamente il portale di Aria non è nato per questo scopo specifico e oltretutto c’è un problema basilare: tuttora è in parte digitale e in parte manuale. Basta una conoscenza basica dell’informatica per capire che tale duplicità è foriera di disastri. Si è perso molto tempo nel tentativo di utilizzare il portale delle Poste, poi quando si è deciso di passare a quello di Aria lo si è fatto in tempi rapidissimi. Tuttavia, non sia sa chi ha deciso questo cambiamento e certamente non si è risolto questo problema”.
Ma qualcuno ha fatto presente che tale problema esisteva?
“Francamente non glielo so dire, ma non ce n’è traccia scritta da nessuna parte. Non posso dire se questa segnalazione ci sia stata o se si sia deciso di eseguire gli ordini senza discuterli. La cosa che non capisco è come chi abbia eseguito tali ordini poi rimanga alla testa dell’azienda, oltretutto promosso”.
Lei chiaramente si riferisce a Lorenzo Gubian, indicato dal presidente Fontana come nuova guida di Aria…
“Esatto. Fontana e Moratti si lamentano delle mancate risposte ricevute da Aria, ma non doveva essere proprio lui a dare riscontro? Invece hanno scelto di mandare via noi, che comunque siamo in scadenza di mandato. Una mossa ad effetto, chiaramente, ma nulla di più”.
(da TPI)
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Marzo 24th, 2021 Riccardo Fucile
CI SAREBBE DA RIDERE SE NON CI FOSSE DA PIANGERE
Per un attimo, quando ci venne sottratta anche l’ultima fonte di buonumore, cioè Gallera, tememmo il peggio. Uno così non lo troviamo più, pensavamo. Non avevamo previsto il Governo dei Migliori, che ci ha regalato il generale Figliuolo, prova vivente che i generali vengono scelti tra i colonnelli: infatti pare la reincarnazione del colonnello Buttiglione poi promosso a generale Damigiani (Mario Marenco in Alto Gradimento).
E avevamo sottovalutato la Lombardia, nota fucina di comici naturali.
Ieri, per esempio, Mestizia Moratti ha scritto al Corriere che c’è “una svolta in Lombardia”. Quale? La “vaccinazione reattiva”. Non inerte, passiva, mogia come nelle Regioni che riescono persino a farla: reattiva.
Purtroppo non se ne accorge nessuno. E neppure della “riduzione di 30 volte del tasso di incidenza dei casi a Viggiù”, per la gioia dei pompieri, nonchè “a Mede, Castrezzato, Bollate” ecc. Insomma “ci stiamo adoperando”. E non è una promessa: è una minaccia.
Due mesi fa il suo problema era avere più vaccini, “in base al Pil”. Ora non si riesce proprio a prenotarli, grazie all’agenzia regionale Aria, orgoglio e vanto della Lega, figlia di tre società che sembrano la matrigna e le sorellastre di Biancaneve (Arca, Lispa e Ilspa). Dunque invisa a Disguido Bertolaso, altro fuoriclasse dell’avanspettacolo, che si sfoga col Corriere: “Sono esausto per questo sforzo”. Sì, ma quale sforzo?
L’intervistatore lo sorprende “circondato da mappe: ogni centimetro di territorio lombardo colorato a seconda dell’incidenza del contagio”. Praticamente gioca a Risiko, anche perchè “qui non sono nessuno, senza poteri, non posso firmare un pezzo di carta nè stanziare un euro”.
Però “il piede è sull’acceleratore” e l’occhio è vigile: il supercoordinatore della campagna vaccinale, s’era subito “accorto che qualcosa non funzionava quando abbandonarono 300 anziani convocati per errore. Ma le pare possibile che qualcuno non venga chiamato e altri mandati a vaccinarsi a 60 km da casa?”.
E lo domanda lui a noi. Via, “siamo atterrati su Marte, non possiamo non gestire delle prenotazioni via sms”, dice sempre lui a noi, che lo vorremmo tanto su Marte ma si teme che non ci arrivi, malgrado il piede sull’acceleratore.
Insidiato nel suo ruolo di capocomico, Artiglio Fontana va di repertorio: “Le criticità di queste ore offrono un’immagine distorta dei nostri risultati”. E tutti lì ad attendere l’immagine raddrizzata.
Incluso Gallera, che si prende la sua bella rivincita: “Il tempo è galantuomo e mi ha restituito un po’ di giustizia. Aria si è rivelata inefficiente” e lui, da ex assessore alla Sanità , se ne vanta.
Appena riaprono i cabaret, se qualcuno sopravvive al Covid, sarà sold out assicurato.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Marzo 24th, 2021 Riccardo Fucile
LO SCATTO NEL REPARTO RIANIMAZIONE, IL BIMBO DI SETTE MESI ORA STA MEGLIO
A raccontare la storia che si cela dietro lo scatto è Il Resto del Carlino. Tutto è iniziato il 3 marzo
quando Matteo Maurizio, 7 mesi, è stato trasportato al Salesi a causa di un problema intestinale.
La madre racconta:
Quel giorno, il 3 marzo, l’ho vissuto come in trance. Verso le 20 il risultato del tampone è risultato positivo per me e mio figlio, ma non si capiva cosa gli dovesse accadere, fino a quando una dottoressa ha visto il mio stato d’animo e mi ha detto: ‘Suo figlio non lo lascio fino a che non risolviamo il problema’. Alle 2 di notte gli hanno fatto un’ecografia: il suo intestino era rovesciato.
Per il piccolo si è reso necessario un intervento chirurgico, perfettamente riuscito. Poi il trasporto nel reparto di terapia intensiva dove la madre, anche lei positiva, non è potuta entrare.
Così, da parte dei sanitari, l’invio alla donna della foto che immortala l’umanità e la professionalità degli operatori sanitari, che si sono presi cura del piccolo paziente. La mamma di Matteo Maurizio ricorda: ‘Stia tranquilla signora, di suo figlio ce ne occupiamo noi, lei non si deve preoccupare’ e così è stato. Nel momento più drammatico della mia vita sentirmi dire questo e poi vedere quella foto lontana da mio figlio, è stato un ritorno alla vita dopo un incubo durato giorni.
Ora il piccolo paziente è tornato a casa, dove sta affrontando la convalescenza.
(da “Huffingtonpost”)
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Marzo 24th, 2021 Riccardo Fucile
ALLA COLLEZIONE CI MANCAVA ANCORA QUESTO
Sbagliare un congiuntivo? Lucia Borgonzoni, sottosegretaria alla Cultura del governo Draghi, ha fatto anche questo. Sono ormai famosissime le gaffe della leghista in ambito geografico, per non parlare del suo amore per i libri.
Evidentemente Borgonzoni ha voluto provare ad ampliare la gamma e nell’occasione si è prodotta in una perfomance sulla lingua italiana. Ecco cosa è successo.
È il 22 marzo e Lucia Borgonzoni esalta l’arrivo di un milione di dosi di vaccino Pfizer annunciato dal commissario Figliuolo per avere l’occasione di dare colpe a Conte: “Bravissimo generale Figliuolo! Questo è il governo Draghi! Se c’erano ancora Conte e Arcuri oggi come saremmo conciati?”
Peccato che sia i leghisti delusi che i sostenitori di Conte si accorgano subito della frase scorretta: “Borgonzonii..se c’erano ancora conte e arcuri..impara prima la grammatica..volevi dire.”se ci fossero stati conte ed arcuri”..ma va bene dai..quello che invece è imperdonabile è il voltafaccia che tu e tt la lega avete fatto nei confronti dei vostri elettori…ora siete tt allineati per distruggere l’economia di questo paese..spero che vi abbiano pagato mlt bene..ma la pagherete..forse nn in questa vita..ma in quella divina..che nn credo vedrete mai..siete solo dei criminali..” scrive qualcuno.
Altri aggiungono: “Le consiglierei di approfittare dei suggerimenti che le stanno dando per scrivere correttamente una frase in italiano. Non mi è chiaro con quali meriti è diventata sottosegretario di Stato al Ministero della cultura nel governo Draghi detto “il governo dei migliori”.
In realtà l’errore all’inizio era doppio. Anche la cronologia delle modifiche del post rivela che prima al posto di “saremmo” c’era un inguardabile “eravamo”, poi corretto:
Non si capisce perchè non è stata corretta anche la prima parte della frase. Forse perchè è di uso comune nel parlato? Forse: ma la lingua scritta, e soprattutto la comunicazione di una esponente del governo, dovrebbe essere meno “disinvolta”.
E per qualcuno è un ottimo modo per rivelare chi è adatto e chi no a fare il sottosegretario alla cultura
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 24th, 2021 Riccardo Fucile
LETTA OTTIENE QUANTO RICHIESTO: DUE DONNE CAPOGRUPPO SIA ALLA CAMERA CHE AL SENATO
“Chiedo di sottoscrivere la candidatura non di Andrea Marcucci ma di Simona Malpezzi”. Lo ha detto
il capogruppo Pd al Senato, Andrea Marcucci, in una conferenza stampa al Senato, parlando della nuova capogruppo dem.
Parole che sanno di resa dopo la lunga assemblea di ieri dei senatori dem con il segretario del Pd, Enrico Letta. Proprio Letta aveva chiesto a Marcucci un passo indietro analogo a quello fatto dal capogruppo della Camera, Graziano Delrio, così da poter nominare come capogruppo dem a Palazzo Madama e Montecitorio due donne. Una richiesta su cui il senatore dem si era riservato di decidere, spiegando che avrebbe comunicato la sua scelta durante l’assemblea dem a Palazzo Madama di domani. Una riunione in cui sarà votato il nuovo capogruppo.
Dunque, domani all’assemblea dei dem a Palazzo Madama Marcucci si presenterà dimissionario e non si ricandiderò ma, con il gruppo riformista, proporrà ‘ la candidatura a capogruppo Pd in Senato di Simona Malpezzi.
“Abbiamo bisogno di qualità , di uomini e donne capaci, con esperienze e capacità necessarie a svolgere un ruolo così delicato. Mi auguro di votare Malpezzi all’unanimità , lo merita, la componente riformista del mio gruppo sostiene questa mia decisione, questa è la strada che abbiamo scelto”, ha spiegato Marcucci durante la conferenza stampa.
Il senatore ha poi aggiunto: “Vedrò fra poco Letta, accompagnandolo alla visita della presidente del Senato, gli ho già comunicato questa nostra scelta, nelle prossime ore raccoglieremo le firme, sono felice, orgoglioso di quello che abbiamo fatto in questi tre anni”.
Poi il senatore ha chiarito: “Non ho intenzione di lasciare il gruppo, nè il partito, nè di chiedere ruoli per me. Qualcuno anche di prestigio mi è stato offerto”.
(da agenzie)
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Marzo 24th, 2021 Riccardo Fucile
L’ENNESIME DIMISSIONI DI UNA CONSIGLIERE GRILLINA NON GARANTISCONO PIU’ UNA MAGGIORANZA IN CAMPIDOGLIO
Un giorno è la Parentopoli grillina a scuotere il Campidoglio. Quello dopo sono le dimissioni di Gemma Guerrini, ormai ex consigliera 5S, a far franare il terreno sotto i piedi della sindaca Virginia Raggi. Insomma, in questo finale di consiliatura, a palazzo Senatorio non c’è pace.
Tanto più all’interno della maggioranza, che da ieri non può più essere definita tale: con l’addio della pentastellata di Trastevere, gli eletti del Movimento in Assemblea capitolina sono diventati 24 e le opposizioni lavorano già alla mozione di sfiducia che potrebbe mandare gambe all’aria l’amministrazione 5 Stelle.
Pd, Fratelli d’Italia e Lega da ieri hanno preso a lavorare per capire se ci sono i numeri necessari a far cadere la prima cittadina. Il capogruppo del Carroccio, Maurizio Politi, lo dice apertamente: “Dobbiamo valutare questa mossa con chi è uscito dal M5S. Se non sono interessati alla poltrona, possono siglare con noi la mozione ” .
È partita la raccolta firme per far terminare in anticipo l’esperienza da sindaca di Virginia Raggi, adesso costretta a garantire costantemente la propria presenza in aula Giulio Cesare per evitare il tracollo immediato.
Prima verranno sondati i fuoriusciti dal Movimento, poi la fronda interna. Tra i 24 grillini superstiti la defezione è infatti un vizio. Nell’attuale maggioranza c’è l’ondivago presidente del consiglio comunale, quel Marcello De Vito a cui il capogruppo 5S, Giuliano Pacetti, due settimane fa ha rivolto un sonoro ” fai schifo ” per aver votato la mozione sulle licenze dei bancarellari con le opposizioni.
Poi ci sono gli scontenti: Enrico Stefà no, Angelo Sturni, Donatella Iorio e Marco Terranova. Nelle prossime ore partirà il corteggiamento ai quattro consiglieri grillini dissidenti, contrari al bis di Raggi e aperti al dialogo con il fronte del centrosinistra.
Poi, finito il giro di chiamate, si deciderà . “Farsi bocciare la mozione di sfiducia finirebbe solo per rafforzare la sindaca”, si ragiona tra gli scranni del Pd e Fratelli d’Italia.
“Ma Virginia si rafforzerebbe anche se venisse sfiduciata. I romani non capirebbero”, replica Paolo Ferrara, ex capogruppo 5S. E poi giù di nuovo a fare i conti.
Dall’inizio della consiliatura, il Movimento ha perso Cristina Grancio, ora con i socialisti, Monica Montella, Agnese Catini e Simona Ficcardi, appena passata ai Verdi. Ieri ha preso il volo verso il gruppo misto anche Gemma Guerrini: “Nel 2019 mi sono dimessa dalla vicepresidenza del consiglio della Città metropolitano – ricorda subito dopo aver lasciato i 5S – e nessuno mi ha cercato per un confronto. Non supporterò nessuna forza che supporti Virginia Raggi alle prossime Comunali. Oggi nessun partito esistente mi rappresenta. Il Movimento? È un sogno che non esiste più, finito con l’espulsione dei parlamentari che si sono rifiutati di votare la fiducia al governo Draghi. Poi è arrivato anche il placet della sindaca all’esecutivo. Un errore”.
Proprio come la delibera sui bilanci di Ama che approderà in aula domani: ” Non la voterò – anticipa Guerrini – non mi tornano diverse cose in quegli atti. Io sono una persona semplice. Per me due più due fa quattro. E uno vale uno? Sì. E uno più uno fa due e via di questo passo. La Parentopoli di Lemmetti e della fidanzata? Il parere va chiesto alla sindaca. Se va bene a lei, va bene a tutti. Ma resta una cosa di basso livello, da soap opera sudamericana”.
(da agenzie)
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Marzo 24th, 2021 Riccardo Fucile
QUANDO SI HA UN RUOLO PUBBLICO E’ UN DOVERE RISPONDERE
Oggi Guido Bertolaso è stato ospite di SkyTG24 dove ha parlato dell’ormai famigerata gestione della
campagna vaccinale in Lombardia. Ma dopo aver risposto ad alcune domande ha lasciato lo studio senza aspettare la fine dell’intervista.
“Stiamo vaccinando 33mila persone al giorno, stiamo aspettando le previsioni delle forniture dei vaccini” ma “a fine marzo saremo arrivati ben oltre le 50mila vaccinazioni al giorno, l’11 aprile arriveremo a 90mila vaccinazioni al giorno e alla fine del mese di aprile potremo vaccinare 130mila persone al giorno”. ha detto Guido Bertolaso.
Poi, replicando a chi gli chiedeva perchè la Lombardia rispetto alle altre Regioni risulta in ritardo sul numero di vaccini agli over 80, Bertolaso ha spiegato: “Oggi siamo già sopra il 16% con le doppie dosi. In Lombardia tutti gli anziani vaccinati nelle Rsa non sono inseriti nell’elenco degli over 80 che abbiamo vaccinato e quindi di fatto la Lombardia non ha indicato gli oltre 100mila anziani over 80 già vaccinati nelle Rsa. È sempre un problema informatico, è un’attività che esula da quelle di chi si occupa di vaccinare i lombardi”.
Poi qualcosa deve essere andato storto. Perchè la giornalista Tonia Cartolano ha continuato a fare domande sul numero dei vulnerabili vaccinati, ma Bertolaso non ha gradito, si è spazientito e ha abbandonato l’intervista. “Li stiamo già vaccinando i vulnerabili”, spiega mentre Tonia Cartolano lo incalza: “Dottore non ne ho trovato uno, verificheremo”. Lui continua alzando le mani: “Tanto poi dite che criticate Bertolaso, ormai è diventato uno sport”. E mentre la giornalista chiede se può fare ancora una domanda lui saluta e se ne va.
Bravissima la giornalista Tonia Cartolano che ha gestito con professionalità e senza riserve l’intervista a Bertolaso che non riuscendo a sostenere le domande incalzanti ha preferito abbandonare sfuggendo così ad ulteriori chiarimenti
(da agenzie)
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