Destra di Popolo.net

RENZI QUERELA LA GIORNALISTA SBAGLIATA, ORA DEVE PAGARE 4.700 EURO

Marzo 11th, 2021 Riccardo Fucile

PER L’ERRORE COMMESSO DOVRA’ RISARCIRE LE SPESE LEGALI

Colpito dalla querelite cronica nei confronti del Fatto Quotidiano e di chiunque nomini invano il suo nome, Matteo Renzi si sta aggravando. È infatti arrivato all’ultimo stadio: quello di non sapere più a chi sta chiedendo i danni. Confonde le persone. Non si districa tra le omonimie. Spara a casaccio. Sbaglia bersaglio. E il proiettile rimbalza come nei cartoni animati di Willy il Coyote e gli ritorna indietro.
È accaduto in una delle numerose azioni legali intentate contro di noi. Citazione civile nei confronti della società  editoriale, del direttore e di tre giornalisti del Fatto. Tra i quali la nostra valida Ilaria Proietti, cronista del settore politico.
Nata nel 1973 e non nel 1974 come l’omonima collega di altra testata che si è vista recapitare a casa la busta verde, gravido presagio di noie legali che tutti preferiremmo evitare. Immaginiamo la scena. Lo stupore. Poi magari la rabbia, chissà , noi ci saremmo arrabbiati di brutto al suo posto.
“Cosa c’entro io col Fatto e con gli articoli oggetto della causa”, si sarà  chiesta la signora Ilaria Proietti omonima. Che, correttamente, ha nominato degli avvocati che la traghettassero fuori da questo impiccio immeritato.
A questo punto va aperta una parentesi. L’equivoco non ci sarebbe stato se la citazione fosse stata notificata soltanto alla sede del giornale (e sarebbe stata valida comunque). Renzi però preferisce far notificare ai domicili privati dei giornalisti. Così forse i loro vicini di casa possono assistere alle procedure di consegna della citazione legale.
Parentesi chiusa. E chiuso anche il processo per l’Ilaria Proietti omonima: il giudice ha condannato Renzi a rimborsarle le spese legali sostenute, quantificate in 4.700 euro, da pagare subito.
Una bastonata alla quale i legali dell’ex premier hanno provato invano a sottrarlo con motivazioni davvero singolari: le Ilaria Proietti iscritte all’albo dei giornalisti sono quattro (vero), e quelle che lavorano al Fatto Quotidiano sono due (falso, ce n’è una sola). E allora? Anzi, secondo il giudice proprio le omonimie avrebbero dovuto indurre Renzi a verificare con scrupolo chi stava chiamando in causa. Se guarirà  dalla querelite, farà  più attenzione la prossima volta.

(da “Il Fatto Quotidiano”)

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L’EMA DA’ L’OK A JOHNSON & JOHNSON

Marzo 11th, 2021 Riccardo Fucile

COME FUNZIONERA’ E QUANDO ARRIVERA’ IL VACCINO MONODOSE

L’Agenzia europea per i medicinali ha dato il via libera al quarto vaccino anti Covid in Ue che, dalle prossime settimane, potrà  essere distribuito e utilizzato. Si tratta dello Janssen, il vaccino monodose sperimentato e prodotto dall’azienda statunitense Johnson&Johnson che lo scorso 17 febbraio aveva presentato a Ema i dati necessari alla valutazione del farmaco candidato.
Il Comitato per i medicinali per uso umano (Chmp) oggi ha espresso parere positivo sull’efficacia e la sicurezza del vaccino americano, il primo monodose di cui l’Europa potrà  servirsi per tentare di accelerare la campagna di vaccinazione
La fornitura che la Commissione europea si aspetta per i Paesi membri è pari a 200 milioni di dosi entro il 2021. Di queste, 27 milioni saranno destinate all’Italia. Già  nel secondo trimestre dell’anno, Johnson&Johnson dovrebbe consegnare 55 milioni di dosi per l’Europa, 7 milioni e 300 mila per l’Italia, ma tempistiche e dosi potrebbero non essere rispettate.
Quanto è efficace?
Il vaccino di J&J utilizza un comune virus del raffreddore, noto come adenovirus di tipo 26, per introdurre le proteine del Coronavirus nelle cellule del corpo e innescare una risposta immunitaria. Nella fase 3 di sperimentazione è stato testato su 43.783 soggetti appartenenti a diverse fasce d’età  e differenti Paesi del mondo. Il 44% dei partecipanti proveniva dagli Stati Uniti, il 41% dall’America centrale e meridionale e il 15% dal Sud Africa. L’efficacia media raccolta da questi test portati avanti in parallelo è stata del 66%. Una percentuale che invece è salita all’85% nei casi gravi di infezione, al 100% nella prevenzione dei casi di morte.
Come si somministra?
Il quarto vaccino autorizzato da Ema è un monodose. A differenza dunque degli altri tre vaccini approvati, per lo Janssen sarà  sufficiente una sola iniezione, senza la necessità  di un richiamo dopo un determinato arco di tempo. A 7 giorni dalla somministrazione della singola dose comincerà  la produzione di anticorpi, mentre la protezione completa contro le forme gravi di Covid, pari all’85%, sarà  garantita al 28esimo giorno di distanza.
Come si conserva?
Oltre alla singola somministrazione, il vaccino di Johnson&Johnson ha il vantaggio di poter essere conservato a normali temperature di frigorifero: dopo lo scongelamento, sarà  sufficiente tenere le dosi in un ambiente dai 2° agli 8°C per una durata di 3 mesi. Da congelate invece le fiale potranno essere conservate a — 20 gradi per 2 anni. Niente a che vedere con i limiti di conservazione a — 70° C del farmaco Pfizer. Proprio come per il vaccino di AstraZeneca, anche lo Janssen verrà  destinato all’utilizzo dei medici di base e di tutti gli ambienti non ospedalieri coinvolti nella sempre più urgente vaccinazione di massa.
È efficace contro le varianti?
Le sperimentazioni del vaccino Janssen sono state eseguite anche in Sudafrica e in Brasile nel periodo in cui le varianti del virus si erano già  diffuse. I dati dell’ultimo trial hanno registrato un’efficacia media del 66% sia su casi gravi che su forme moderate di contagio provocato dalle mutazioni di Covid-19.
Va bene per tutte le età ?
Il primo vaccino monodose a ricevere il via libera in Europa è stato sperimentato su 45 mila persone dai 18 agli oltre 60 anni di età . Il 41% di questi presentavano una o più patologie croniche come diabete, malattie cardiovascolari e obesità . Alla luce di questi dati e a differenza delle difficoltà  iniziali incontrate dal farmaco Astrazeneca per la fascia d’età  degli over 55, Janssen potrà  quindi essere somministrato senza alcuna limitazione rispetto alle categorie testate durante la sperimentazione. L’azienda ha anche annunciato di voler partire a breve con i test sugli under 18 su cui per ora non si hanno dati. Va da sè che il vaccino autorizzato non sarà  al momento utilizzabile su adolescenti e bambini.
Le consegne avverranno in tempo?
Poco meno di tre giorni fa l’agenzia americana Reuters ha diffuso la notizia di possibili difficoltà  di Johnson&Johnson nel garantire la fornitura di vaccino anti Covid promessa all’Ue. L’azienda americana avrebbe infatti comunicato alla Commissione di una problemi nella produzione e quindi nella consegna dei 55 milioni di dosi accordate. Mettendo così a rischio anche per l’Italia l’arrivo dei 7 milioni promessi entro giugno.
Subito dopo la fuga di notizie Johnson&Johnson si è preoccupata di smentire con tanto di nota ufficiale: «In linea con il nostro accordo con la Commissione Ue, manteniamo l’impegno a fornire 200 milioni di dosi del vaccino Janssen COVID-19 nel 2021, a partire dal secondo trimestre». La casa farmaceutica ha poi ribadito la complessità  della sfida garantendo però l’attivazione di nuovi siti di produzione «nei tempi più rapidi possibili».
Non sarà  una rassicurazione però a sciogliere il preoccupante nodo del rischio ritardi. Con un piano vaccinale vittima di continui ritardi da parte di tutte le aziende produttrici finora autorizzate, la notizia del via libera al farmaco Johnson&Johnson viene inevitabilmente già  macchiata da un’incertezza non di poco conto. L’elemento che tra tutti non rassicura è il fatto che l’azienda non abbia fornito dati precisi sui tempi di consegna dei diversi lotti, esponendosi nella garanzia dell’unico vincolo ad oggi riconosciuto e cioè quello di fornire il totale delle dosi promesse «entro il secondo trimestre 2021».
L’identico scenario, in buona sostanza, delle condizioni garantite settimane fa anche dalle stesse Pfizer, AstraZeneca e Moderna tutte e tre poi responsabili di grossi ritardi di produzione e consegna. Come se non bastasse, poche ore fa il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha annunciato di aver comprato altre 100 milioni di dosi da Johnson&Johnson, promettendo di condividere con il resto del mondo un eventuale disavanzo di dosi. Negli Usa, dove il vaccino Janssen è già  stato approvato dall’Fda il 27 febbraio scorso ad uso d’emergenza, dovrebbero dunque arrivare ulteriori dosi dalla stessa azienda che avrebbe comunicato all’Europa difficoltà  nella produzione.
Quanto è importante per il piano vaccinale italiano?
L’attuale obiettivo del governo Draghi è quello di vaccinare tutti gli italiani che lo vorranno entro l’estate. Uno scenario ottimistico che il ministro della Salute Roberto Speranza ha dichiarato di poter raggiungere con circa 50 milioni di dosi attese, entro giugno, da parte di tutte e quattro le aziende dei vaccini al momento autorizzati, più quello della tedesca Curevac e del russo Sputnik V, ancora in fase di approvazione. Tra le forniture su cui il Paese al momento conta di più c’è proprio quella del vaccino Janssen che, dopo l’ok dell’Ema, ora dovrà  attendere il via libera anche dall’Agenzia italiana del farmaco. Nel piano vaccini che Mario Draghi ha in mente, il farmaco di Johnson & Johnson verrebbe destinato, viste le caratteristiche vantaggiose di conservazione, ai medici di base per incentivare l’urgente accelerazione nella vaccinazione di massa.
Se la bozza del nuovo piano vaccinale venisse confermata, lo Janssen sarebbe centrale per garantire il nuovo criterio di fasce d’età  in ordine decrescente pensato dal governo. Escluse le poche categorie prioritarie riconosciute dalla nuova strategia (oltre agli over 80, docenti e forze armate già  in atto, solo quella degli estremamente vulnerabili) la vaccinazione di massa partirà  con i 79enni. Per arrivare alla copertura promessa di oltre 20 milioni di persone vaccinate entro l’estate e all’immunità  di gregge da raggiungere entro l’autunno, i 27 milioni di dosi Janssen saranno una delle principali risorse a cui il Paese si affiderà , nella speranza di vedere rispettati tempi e promesse.
L’altro punto, tutt’altro che secondario, sarà  quello di essere in grado di sostenere l’arrivo di una tale quantità  di carico. I frigoriferi, si spera, pieni di dosi dovranno essere svuotati in tempi brevi con una capacità  logistica finalmente potenziata. Hub, ritmi di somministrazione e personale dovranno concorrere a scongiurare quello che è già  successo con le dosi di Astrazeneca, arrivate (in ritardo) su territorio nazionale e, nonostante tutto, rimaste inutilizzate per settimane.

(da agenzie)

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ASTRAZENICA, TRE DECESSI DOPO LA SOMMINISTRAZIONE IN SICILIA

Marzo 11th, 2021 Riccardo Fucile

INDAGINE DI TRE PROCURE PER CAPIRE COSA E’ SUCCESSO… LE VITTIME SONO UN CARABINIERE, UN MILITARE DELLA MARINA E UN POLIZIOTTO

Un lotto di vaccino e tre decessi. Questo è successo in Sicilia dopo la somministrazione dell’Astrazeneca con numero di lotto Abv2856.
Il composto, sviluppato dall’Università  di Oxford e approvato dall’Agenzia europea del farmaco, è stato ricevuto da tutti e tre gli uomini deceduti dal 20 febbraio fino al 9 marzo. E sono tre le inchieste aperte dalle procure di Catania, Siracusa e Trapani.
Il primo caso è proprio quello di Trapani, dove la procura ha aperto un fascicolo dopo la morte del vice responsabile della sezione di polizia giudiziaria della, Giuseppe Maniscalco, di 54 anni, lo scorso 20 febbraio.
Il militare è morto tre giorni dopo la somministrazione del vaccino di Astrazeneca. Un nesso temporale che ha spinto i familiari a sporgere denuncia. La procura ha quindi aperto un’inchiesta ed è stata eseguita un’autopsia sul cadavere di cui si conosce già  l’esito.
Un primo risultato che non ha dato conferme sul nesso di causalità  tra il vaccino e il decesso: “L’unico esito da un’autopsia finora nei tre casi sembrerebbe evidenziare che il nesso non c’è”, ha sottolineato Ruggero Razza, assessore siciliano alla Salute che ha convocato una conferenza stampa d’urgenza nel pomeriggio di oggi, dopo la sospensione da parte dell’Aifa del lotto Abv2856.
Maniscalco aveva avuto la somministrazione del lotto incriminato. “Soltanto le attività  in corso dell’autorità  giudiziaria potranno stabilire se le morti sono avvenute in seguito alla somministrazione del vaccino”, ha continuato l’assessore siciliano.
Dopo Maniscalco, infatti, sono altri due i casi.
L’ultima morte solo tre giorni fa: si tratta di Stefano Paternò, 43enne in servizio alla Marina militare di Augusta, “allora in ottima salute come periodicamente accertato dall’Arma di appartenenza” hanno specificato i legali dei familiari, dello Studio Seminara di Catania, nell’esposto presentato in procura.
L’8 marzo Paternò ha dunque fatto il vaccino, una dose di Abv2856, tornato nella sua casa di Misterbianco (a Catania), già  “accusava in serata uno stato di malessere generale, caratterizzato in particolare da rialzo febbrile”.
Paternò prende a questo punto una tachipirina 1000 ma nella notte la situazione si aggrava, alle 3 del mattino la moglie Caterina lo ritrova in stato di incoscienza e chiama il 118. I sanitari impiegano 45 minuti per tentare di rianimarlo ma non c’è stato niente da fare. “C’è una relazione cronologica evidente”, sottolinea l’avvocato Dario Seminara.
Dopo l’esposto la procura di Siracusa ha aperto un’inchiesta indagando dieci persone, tra cui i vertici di Astrazeneca: “Al momento abbiamo solo un nesso temporale. Abbiamo iscritto dieci persone nel registro degli indagati come mero atto dovuto per procedere agli accertamenti risalendo tutta la filiera, dalla produzione alla somministrazione”, ha spiegato il capo della procura, Sabrina Gambino, al Fattoquotidiano.it.
Il 6 marzo è invece morto Davide Villa, 50 anni, agente dell’anticrimine, anche lui aveva ricevuto il lotto incriminato del vaccino di Astrazeneca. In questo caso il decesso è sopravvenuto 12 giorni dopo avere fatto il vaccino il poliziotto ma dopo pochi giorni aveva avuto una trombosi, curata con eparina e sfociata in emorragia cerebrale, come rivelato da Live Sicilia.
Anche la procura di Catania ha aperto un’inchiesta, mentre l’Asp prima ancora che arrivasse la sospensione dell’Aifa, si era mossa per capire quante dosi restavano da somministrare: “A Catania non ci sono più dosi. Se ci fossero state le avremmo bloccate. Il dato è ancora troppo incerto e aleatorio, ma c’è un dato certo che è la sospensione del lotto da parte dell’Aifa”, ha sottolineato Pino Liberti, commissario Covid a Catania.
“Il lotto incriminato è stato diffuso non solo in Sicilia, ma anche in altre regioni, come per esempio in Molise ed è stato sequestrato anche a Modena — ha chiarito Razza -. Da parte nostra c’è la massima attenzione per la prosecuzione della campagna di vaccinazione. Il nostro auspicio, per evitare contraccolpo, è che da parte di Aifa ed Ema vi siano al più presto delle parole ancora più chiare, perchè abbiamo bisogno di infondere il massimo della sicurezza”.

(da “Il Fatto Quotidiano”)

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I DATI DI GIMBE: SEMPRE PIU’ CONTAGI, TERAPIE INTENSIVE SOTTO PRESSIONE IN 11 REGIONI

Marzo 11th, 2021 Riccardo Fucile

VACCINO: NEL PRIMO TRIMESTRE CONSEGNATE MENO DEL 50% DELLE DOSI PREVISTE, SOLO IL 3% DELLA POPOLAZIONE HA COMPLETATO IL CICLO

Il contagio avanza, in undici regioni i reparti di terapia intensiva sono sotto pressione mentre la campagna vaccinale stenta a entrare nel vivo, rallentata dai tagli delle aziende farmaceutiche alle forniture pattuite.
Nel primo trimestre è stato consegnato meno del 50% delle dosi previste e al momento ha completato la vaccinazione solo il 2,9% degli italiani.
Lo rileva la Fondazione Gimbe nel monitoraggio settimanale, pubblicato come di consueto il giovedì mattina. Numeri in crescita nella settimana dal 3 al 9 marzo: sono saliti i contagi (i nuovi casi passano a 145.659 da 123.272) e, per la prima volta da 8 settimane, sono aumentati i morti (2.191 da 1.940).
Rilevato un incremento anche nel numero dei positivi (478.883 da 430.996), delle persone in isolamento domiciliare (453.734 da 409.099), dei ricoverati con sintomi (22.393 da 19.570) e nei reparti di terapia intensiva (2.756 da 2.327).
“Da tre settimane consecutive — spiega il presidente della Fondazione, Nino Cartabellotta –   si registra il progressivo incremento dei nuovi casi con inversione di tendenza di tutte le curve, che conferma l’inizio della terza ondata”.
Rispetto ai sette giorni precedenti, in 15 Regioni è aumentata l’incidenza del virus (ossia positivi per 100.000 abitanti, ndr) e in 15 si registra un incremento percentuale dei nuovi casi.
La situazione nei reparti di terapia intensiva, sotto pressione in 11 Regioni, rischia di diventare sempre più critica.   “Oltre al tasso di occupazione da parte di pazienti affetti da Covid – fa notare Marco Mosti, direttore operativo della Fondazione di Bologna – preoccupa il trend in continua ascesa dei nuovi ingressi giornalieri: in sole 3 settimane la media mobile a 7 giorni è aumentata del 66%, passando da 134 a 223”.
Insomma, il virus continua a correre e lo sforzo che si sta compiendo per la campagna vaccinale risulta ancora inadeguato. Mancano le dosi necessarie. Del carico pattuito per il primo trimestre, al 10 marzo ne risultano consegnate alle Regioni 7.207.990. Meno della metà  di quelle previste.
Negli ultimi 7 giorni sulla piattaforma ufficiale sono state registrate solo 665.730 dosi di Pfizer/BioNTech, mentre non risulta alcuna consegna per i vaccini Moderna e AstraZeneca, “anche se – si legge nel report di Gimbe – non si possono escludere ritardi di notifica”.
Al 10 marzo hanno completato il ciclo vaccinale con la seconda dose 1.747.516 milioni di persone (il 2,9% della popolazione), con marcate differenze regionali: dal 4,46% della Valle D’Aosta al 2,27% dell’Abruzzo.
E persistono notevoli differenze tra i diversi tipi di vaccino: se per Pfizer, infatti, sono state iniettate oltre il 90% delle dosi disponibili, questa percentuale scende per i vaccini AstraZeneca (52,2%) e Moderna (44,2%).
Rispetto alla protezione dei più fragili, degli oltre 4,4 milioni di over 80, 1.098.047 (24,8%) hanno ricevuto la prima dose di vaccino,   mentre solo 231.058 (5,2%) hanno completato il ciclo vaccinale con rilevanti differenze regionali, anche se nelle ultime due settimane si registra un netto cambio di marcia.
Intanto il Governo, dopo il Dpcm entrato in vigore sabato 6 marzo, ma risultato subito inadeguato per far fronte al peggioramento dello scenario epidemiologico, sta per varare un nuovo pacchetto di misure anti Covid.
Per il presidente di Gimbe “al di là  delle posizioni delle singole forze politiche, tre dati sono inconfutabili in questa fase della pandemia”.
L’andamento della curva dei contagi che documenta l’avvio della terza ondata, il sovraccarico delle terapie intensive e il fatto che   tutte le Regioni e Province che nelle scorse settimane hanno disposto le zone rosse per circoscrivere i focolai locali, siano riuscite ad arginare la crescita dei contagi, dimostrando l’efficacia delle misure restrittive nel piegare la curva dei contagi.
Dunque le restrizioni da fare scattare devono essere decise sulla base di analisi e valutazioni scientifiche. “Qualsiasi interpretazione opportunistica finalizzata ad ammorbidire le misure di contenimento in nome di un illusorio rilancio economico del Paese rappresenta una severa minaccia alla salute e alla vita delle persone – conclude Cartabellotta – in particolare se alimentata da evidenze scientifiche parziali o interpretate in maniera strumentale per legittimare decisioni politiche”.

(da agenzie)

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BOLOGNA: UN RAGAZZO DI 14 ANNI E’ STATO RICOVERATO IN TERAPIA INTENSIVA PER COVID: “E’ GRAVE”

Marzo 11th, 2021 Riccardo Fucile

NON AVREBBE PATOLOGIE PREGRESSE… ANCHE UNA BIMBA DI 11 ANNI E’ ANCORA IN TERAPIA INTENSIVA

Un ragazzo di 14 anni è stato ricoverato nella serata di ieri in una delle terapie intensive dell’ospedale Sant’Orsola di Bologna dopo aver sviluppato alcune complicazioni dovute al Covid-19.
È quanto riporta il quotidiano La Repubblica, che cita fonti ospedaliere. Le sue condizioni sarebbero gravi ma non sarebbe in pericolo di vita.
Il paziente è stato portato in ambulanza da Modena, dove era arrivato dopo essere risultato positivo al virus. Poi da qui è stato trasferito d’urgenza nel nosocomio bolognese in ambulanza. Apparentemente, riferiscono le stesse fonti, non ha importanti patologie pregresse ma su questo aspetto sono in corso degli approfondimenti.
La vicenda del 14enne arriva a pochi giorni di distanza da quella della bambina di 11 anni di origine pachistana e residente a Cona, che risulta ancora ricoverata in prognosi riservata nella rianimazione Covid del policlinico.
Un caso che gli esperti avevano definito più unico che raro, dal momento che la piccola non presentava patologie pregresse. Tuttavia, aveva spiegato il primario di pediatria, Marcello Lanari, “la paziente ha qualche fattore sottostante di una qualche patologia cronica, come i due precedenti che avevano anche loro una importante patologia cronica che probabilmente lo avrebbe portati al decesso anche per altri tipi di infezione. Su di lei stiamo indagando, il sospetto forte è che di sottostante ci sia qualcosa”.
Anche a Firenze era stata ricoverata in rianimazione una ragazzina di 14 anni per complicanze da Covid. Per fortuna, però, le sue condizioni sono migliorate, come ha sottolineato a Fanpage.it la direttrice sanitaria dell’ospedale Meyer Francesca Bellini. Anche in quel caso, la giovane paziente non presentava patologie pregresse, ma non è mai stata intubata anche se necessitava di ossigeno dopo essere risultata positiva al Coronavirus.
Il che conferma come siano sempre di più i minori che rischiano di essere infettati dal virus. Ma su questo, è intervenuto sempre Lanari a rassicurare, soprattutto sulla possibilità  che questo aumento di contagi tra i bambini in età  scolare c’entri in qualche modo la diffusione della variante inglese: “La sensazione — ha spiegato il primario bolognese — è che questo nuovo ceppo del virus sia più contagioso e nei grandi numeri ci cadono anche i bambini, ma non ritengo che sia aggressiva in particolare per quest’ultimi”.

(da Fanpage)

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APPELLO DELL’OSPEDALE CARDARELLI DI NAPOLI: “ABBIAMO CARENZA DI SANGUE, VENITE A DONARE”

Marzo 11th, 2021 Riccardo Fucile

IL DIRETTORE GENERALE: “LA SITUAZIONE E’ DRAMMATICA”

Una vera e propria emergenza sangue sta colpendo l’Ospedale Cardarelli di Napoli tanto da dover lanciare un appello per convincere i cittadini a donare.
“Se avete tra i 18 e i 60 anni e siete in buona salute, vi preghiamo, venite a donare il sangue”, è l’appello lanciato dal Centro trasfusionale dell’Azienda ospedaliera e rilanciato dalla Direzione strategica per voce del direttore generale Giuseppe Longo.
“Il timore del contagio – spiega – si è frapposto come un freno allo slancio di molti a donare. Purtroppo la carenza di sangue è già  di per sè un problema, al di là  della pandemia. Siamo però ora ad un punto oltre il quale l’allarme potrebbe diventare un dramma. Per questo facciamo appello alla generosità  dei cittadini, affinchè vengano a donare. Il gesto di ciascuno può fare la differenza”.
Il Cardarelli ricorda che “è possibile donare il sangue al Cardarelli in assoluta sicurezza e senza bisogno di accedere ad alcun reparto che ospiti o nel quale transitino pazienti Covid”.
“Il nostro Centro Trasfusionale – ricorda il direttore sanitario Giuseppe Russo – è distaccato da qualunque altro padiglione designato alla degenza Covid o all’emergenza. Ormai da tempo abbiamo messo a punto protocolli di sicurezza che rendono la donazione assolutamente sicura, meno rischiosa sotto il profilo di un possibile contagio Covid di tutte le attività  che svolgiamo quotidianamente, come andare a fare la spesa. Solo che, a differenza di tante altre attività  quotidiane donare il sangue, mai come in questo momento significa salvare delle vite”.
Chi sceglie di donare il sangue al Cardarelli, inoltre, potrà  richiedere in forma del tutto gratuita un test sierologico.
Il Centro trasfusionale del Cardarelli è aperto tutti i giorni dalle 8 alle 12, festivi esclusi.
E anche possibile prenotare la donazione chiamando il numero 331.6702222 dalle ore 8 alle 16. In questo modo si riceverà  un appuntamento preciso evitando ogni possibile attesa.

(da Fanpage)

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INSULTI E MINACCE A MATTARELLA: TRA GLI 11 INDAGATI CI SONO NEONAZISTI E NO VAX

Marzo 11th, 2021 Riccardo Fucile

ANTIEUROPEISTI, NEGAZIONISTI, EX FORZA NUOVA

Tutti o quasi accumunati da una simpatia per i sovranisti, qualcuno in passato impegnato anche in Forza Nuova, antieuropeisti e negazionisti.
Questo il profilo che va emergendo degli hater di Sergio Mattarella, gli undici indagati dal sostituto procuratore della Repubblica di Roma, Eugenio Albamonte, accusati di offesa all’onore e al prestigio del Capo dello Stato, per gli insulti e le minacce di morte al Presidente della Repubblica fatti tramite i social network.
“Armiamoci e andiamo ad ammazzare quel figlio di tr…”, “Ti auguro di morire male”, “Non vedo l’ora che ci sia il tuo funerale”, “Pezzo di me…, ti voglio vedere morto”, sono alcuni dei messaggi incriminati, lanciati sul web contestando i provvedimenti anti-Covid.
Odiatori di diverse estrazioni
Si va dall’elettricista al cardiologo, fino al blogger. Questa mattina ad essere stati perquisiti dagli investigatori della Polizia, squadre mobili, Digos e polizia postale, sono stati così Simone Gagliardone, di Penago, in provincia di Asti, Renè Nani, di Gonzaga, in provincia di Mantova, Arjan Karagjozi, di Genova, Alessandra Pioli, di Terni, Carlo Botta, di Grosseto, antieuropeista e fautore dei mini bot, Rosario Ricci, di Viterbo, Irena Salati, di Marino, in provincia di Roma, Alessio Pichi, di Aprilia, in provincia di Latina, Salvatore Giuseppe Ingrosso, di Sava, in provincia di Taranto, Alessandro Bellomo, di Acquaviva delle Fonti, in provincia di Bari, e Vito Contesi, di Bari
Nel mirino non solo contro Mattarella
La campagna d’odio non sarebbe stata rivolta solo contro Mattarella, anche se il Presidente della Repubblica sarebbe stato preso particolarmente di mira.
Secondo gli inquirenti offese e minacce sarebbero state indirizzate anche contro gli ex premier Giuseppe Conte e Mario Monti e l’ex ministro Elsa Fornero. Ad ogni Dpcm pubblicato, per ogni norma adottata per contenere la diffusione del coronavirus e in occasione di ogni comunicazione istituzionale gli insulti e le minacce sarebbero aumentati.

(da “La Repubblica”)

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BURIONI ATTACCA ASTRAZENICA: “NOTIZIE ALLARMANTI SUL VACCINO E L’AZIENDA TACE”

Marzo 11th, 2021 Riccardo Fucile

IL VIROLOGO: “POTREBBE DEGNARSI DI DESTINARE ALCUNE SUE RISORSE A SPIEGARE COSA E’ ACCADUTO”

“Giungono notizie allarmanti riguardo al vaccino AstraZeneca (un solo lotto?) di cui non posso dirvi niente. Spero che AstraZeneca, che ha 76mila dipendenti e 3miliardi di utili annui, possa degnarsi di destinare alcune delle sue risorse a spiegare quello che è accaduto”. L’attacco del virologo Roberto Burioni contro l’azienda farmaceutica AstraZeneca parte da Twitter.
Le notizie a cui fa riferimento il docente dell’università  Vita-Salute San Raffaele di Milano sono quelle relative al lotto ABV5300 del vaccino anti-Covid dell’azienda anglo-svedese, finito sotto esame per un decesso registrato in Austria (un caso di embolia polmonare e due segnalazioni di eventi tromboembolitici).
Invece, aggiunge lo scienziato postando le rassicurazioni diffuse dalla compagnia, “ecco la dichiarazione di AstraZeneca sulla sospensione del vaccino. Come potete vedere è esaustiva, completa, convincente e tranquillizzante (sono sarcastico). Non seguite il mio profilo per avere novità , perchè su questo argomento non dirò niente. Spetta a loro parlare. Perchè questo è il loro solito comportamento. Fregarsene dei pazienti che assumono i loro vaccini quando notizie preoccupanti vengono diffuse, tanto ci sono gli altri che si preoccupano lavorando gratuitamente per loro, prendendosi responsabilità ”, si sfoga Burioni.
Burioni continua scrivendo che “in questo momento dovrebbero essere già  online tutte le analisi di sicurezza del batch ABV5300 del vaccino AstraZeneca, tutti i luoghi dove è stato distribuito, i dati crudi che hanno portato alla approvazione del batch stesso. Invece niente, solo silenzio. E noi glielo consentiamo”.
In un ultimo post sull’argomento, il virologo sottolinea che è “appena uscita una comunicazione tranquillizzante di Ema”, (l’Agenzia europea del farmaco), “sulla questione vaccino AstraZeneca, nel silenzio vergognoso della casa farmaceutica che non è accettabile. Sono loro che dovrebbero dirci anche le virgole di cosa è successo”, ribadisce il virologo.

(da “Huffingtonpost”)

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MILITARE MORTO DOPO IL VACCINO ASTRAZENICA: L’AIFA SOSPENDE IL LOTTO DI DOSI, ALMENO DIECI INDAGATI

Marzo 11th, 2021 Riccardo Fucile

SUL DECESSO DI STEFANO PATERNO’ LA PROCURA DI SIRACUSA HA APERTO UN’INCHIESTA… UN ALTRO CASO DI MORTE SOSPETTA A CATANIA

Sono una decina gli indagati dalla procura di Siracusa che dovrà  accertare eventuali criticità  sulla corretta conservazione e sull’utilizzo della dose di vaccino AstraZeneca somministrata lunedì mattina al sottufficiale della Marina Stefano Paternò, morto per arresto cardiocircolatorio tra le mani dei medici rianimatori del 118 ventiquattr’ore dopo avere ricevuto l’immunizzazione.
Per tutti l’accusa è omicidio colposo. Su disposizione della procura, il Nas dei carabinieri sta sequestrando le fiale del lotto Abv 2856 in tutta Italia.
Un fascicolo al momento senza indagati in cui si ipotizza il reato di omicidio colposo è stato invece aperto dalla procura di Catania. Riguarda la morte di Davide Villa, 50 anni, agente della squadra mobile di Catania, deceduto 12 giorni fa.
Villa due settimane prima del decesso era stato sottoposto al vaccino AstraZeneca. Al poliziotto era stata somministrata una dose proveniente dallo stesso lotto (2856) di cui l’Agenzia italiana del farmaco ha deciso in via precauzionale di emettere un divieto di utilizzo su tutto il territorio nazionale.
L’inchiesta è stata aperta su notizie di stampa relative alle morti di un sottufficiale della Marina (Stefano Paternò) e di un carabiniere   il vicecomandante della sezione di Pg di Trapani (Giuseppe Maniscalco): tutti e due sono stati vaccinati con il siero AstraZeneca proveniente dal lotto 2856. Le indagini sono state delegate dal procuratore Carmelo Zuccaro ai carabinieri del Nas di Catania.
Sul caso si muove anche il ministero della Salute che invierà  i suoi ispettori. Visiteranno l’Asp di Siracusa, il reparto medico della base militare della Marina nel quale è stato somministrato il vaccino e sentiranno i medici del 118 che per 45 minuti sono intervenuti la notte tra lunedì e martedì nel momento in cui Stefano Paternò con la febbre alta ha iniziato ad avere le convulsioni, prima del decesso per arresto cardiocircolatorio.
Bisognerà  fare luce sulla conservazione delle dosi del vaccino nella sede Asp di Siracusa, sino alle fasi dell’inoculazione nella base militare di Augusta. Per tutto questo sarà  indispensabile l’esito dell’autopsia che verrà  effettuata domani pomeriggio nell’obitorio dell’ospedale Cannizzaro di Catania da un’equipe composta da un medico legale, un infettivologo, un tossicologo e uno specialista che dovrà  studiare l’anamnesi di Stefano Paternò.
A nominarli il pm della procura di Siracusa Gaetano Bono in stretta intesa con la procuratrice Sabrina Gambino. Risolto il giallo sulla competenza territoriale dell’inchiesta che è sempre stata quella di Siracusa che ha poi dato incarico per rogatoria alla procura di Catania di compiere gli atti, in quel momento irripetibili. Per i legali della famiglia Paternò che hanno nominato due loro consulenti medici, sotto “osservazione” c’è il vaccino in quanto, sottolineano, il marinaio non aveva patologie pregresse ed era in ottima forma.

(da agenzie)

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