Aprile 22nd, 2021 Riccardo Fucile
DI FRONTE A INDEGNE PRESSIONI E GAZZARRE POLITICHE, IL MAGISTRATO RICORDA COME CI SI DOVREBBE COMPORTARE
“Non passerà molto tempo, presto questa vicenda sarà definita”. A parlare è il procuratore capo di Tempio Pausania, Gregorio Capasso, che risponde indirettamente a Beppe Grillo e al suo video che ha messo nel mirino gli inquirenti che indagano sul caso di stupro di gruppo in cui sarebbe coinvolto il figlio Ciro, accusati dal garante M5S di eccessiva lentezza.
Capasso ha fatto sapere di essere ormai vicini alla conclusione delle indagini preliminari, il che significa che tra poco sapremo se Ciro Grillo e i tre ragazzi indagati saranno rinviati a giudizio oppure si procederà con l’archiviazione.
Quel selfie che mette in difficoltà la posizione di Ciro Grillo
Ma intanto si infittiscono i particolari sui contenuti video e fotografici rinvenuti nel telefonino dei presunti carnefici. In particolare, come riporta oggi “la Repubblica”, “gli investigatori avrebbero trovato nel telefonino del rampollo di casa Grillo un selfie considerato particolarmente incriminante per lui.
Poi ci sono le intercettazioni compiute dalla Compagnia dei carabinieri di Milano-Duomo prima delle perquisizioni e dei sequestri dei cellulari nel capoluogo ligure: ulteriori elementi di prova della notte folle del 17 luglio 2019.
Protagonisti quattro giovani della Genova bene, all’interno della villa del Guru dei grillini, a Porto Cervo. Con Ciro c’erano Edoardo Capitta, Francesco Corsiglia e Vittorio Lauria, tutti poco più che ventenni. Tutti indagati di violenza sessuale di gruppo per avere abusato della diciannovenne S.J. e dell’amica e coetanea R.M, “entrambe costrette prima a bere alcol”
Toninelli: “L’avvocata della ragazza è la stessa di Salvini”
Poi, inevitabilmente, accanto alla cronaca, c’è la politica, che in queste ore infiamma il dibattito, con l’ex ministro delle Infrastrutture e uno dei big del Movimento 5 Stelle, Danilo Toninelli, che va all’attacco sottolineando come le famiglie delle due ragazze abbiano scelto di farsi difendere dall’avvocato Giulia Bongiorno, ministro nel Primo Governo Conte.
“La senatrice della Lega è stata presa gratuitamente per strumentalizzare politicamente una roba del genere” affonda Toninelli a “Zona bianca” su Rete 4. Ma di tutto questo Capasso comprensibilmente non vuol sentire parlare, così come evita accuratamente di fornire ulteriori particolari sull’indagine in corso, limitandosi a sottolineare che è ormai in dirittura d’arrivo, provando a rassicurare in questo modo chi, come Beppe Grillo e parte dell’opinione pubblica a lui vicina, aveva sottolineato i tempi lenti per arrivare o meno al rinvio a giudizio. Ancora “la Repubblica”:
“Di questa indagine non posso e non voglio parlare: questo ufficio ha il dovere di tutelare i soggetti interessati a questa vicenda. Tutti» ripete il capo della Procura di Tempio Pausania. E sottolinea che ‘da quando è esploso questo caso, non ho mai parlato con alcun giornalista’. Adesso decide di farlo, ma in presenza di un ispettore di polizia e di un carabiniere. I testimoni. Poche parole di cortesia. Poi un caffè offerto alle macchinette, a tenuta distanza in zona rossa. Null’altro. ‘Ma non è sempre così: si parla quando ci sono notizie ostensibili, questa volta no’, ripete.”
Sempre “la Repubblica” traccia un breve profilo di Gregorio Capasso, il procuratore capo di Tempio Pausania che segue il caso di Ciro Grillo.
Il magistrato che da giovane faceva il chitarrista confessa: ‘È il canto del cigno’. A 57 anni. La sua “stelletta” al petto, e che ostenta, è l’indagine sulla massoneria in Italia, fatta a Palmi da pm insieme al procuratore Agostino Cordova. Nel ’94. Poi a Latina sempre come sostituto procuratore, nel 2018 passa a Tempio Pausania come capo. In Gallura, un territorio che dal punto di vista giudiziario copre tutta la Costa Smeralda fino a Nord della Sardegna. In questo triangolo di poche anime in inverno, che decuplica la sua popolazione in estate, gravitano nomi di spessore. Tant’è che per questa vicenda Capasso e il pm Laura Bassani sono stati attaccati duramente dall’ex comico, che dal suo blog ha chiesto “perché questi quattro c… se sono così pericolosi non li avete arrestati?”. Il procuratore non risponde: «Non è il momento, non mettetemi in difficoltà».
La controffensiva di Beppe Grillo
Intanto Beppe Grillo è pronto a dare battaglia fino in fondo, e per farlo ha già ingaggiato un medico legale: si tratta di Marco Salvi, che, nelle intenzioni della famiglia Grillo, dovrà dimostrare, attraverso le foto e i video, che la presunta vittima di stupro fosse in realtà consenziente. La battaglia giudiziaria è entrata nel vivo. Quella politica è appena cominciata, per quel vizio tutto italico di incrociare fatti personali e fatto pubblico senza soluzione di continuità.
Una degenerazione a cui Beppe Grillo, con quel video di un minuto e mezzo ormai notissimo, ha dato un contributo decisivo. Col risultato che una vicenda giudiziaria tutto sommato di secondo o terzo piano è diventato nel giro di qualche giorno il tema di apertura di tutti i principali giornali italiani.
Se si tratterà di una pessima mossa dal punto di vista giuridico lo sapremo nei prossimi mesi. Quel che è certo è che si tratta di una Waterloo dal punto di vista della comunicazione.
Ed è l’ultima cosa che ti aspetti da uno che sulla comunicazione ha costruito la sua intera carriera e un partito che da zero è arrivato al governo di un Paese.
(da agenzie)
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Aprile 22nd, 2021 Riccardo Fucile
“AMA NON DA’ TEMPI DI SEPOLTURA DEGNI DI UNA CITTA’ CIVILE”
“Oggi sono 2 mesi che mio figlio Dario non è più con la sua mamma, con i suoi
fratelli, con me. Due mesi che non riusciamo a seppellirlo: Ama non dà tempi di sepoltura degni di una città civile. Anzi, non dà alcun tempo. La tua vergogna non sarà mai abbastanza grande”. Lo scrive su Twitter il deputato del Pd Andrea Romano.
Il messaggio di Romano, che ha taggato la sindaca Virginia Raggi, ha suscitato immediatamente una serie di reazioni di solidarietà su Twitter.
Carlo Calenda ha subito rilanciato il messaggio, mentre il deputato di Iv Luciano Nobili ha commentato: “Un abbraccio ad Andrea e alle tante famiglie romane che si trovano nella medesima condizione. Dolore che si aggiunge a dolore. Virginia Raggi, non potevi finire cinque anni di disastri più indegnamente di così”.
Al post del deputato ha replicato l’Ama, dicendosi “vicina alla famiglia Romano e a tutte le famiglie che in questo periodo hanno perso un proprio parente, un proprio caro. Il giovane figlio della cui prematura scomparsa ha dato notizia oggi il deputato Andrea Romano, è stato cremato il 15 marzo scorso con autorizzazione pervenuta ad Ama il 9 marzo. La salma era giunta al cimitero di Prima Porta il 23 febbraio e la domanda, a cura dell’agenzia funebre incaricata dalla famiglia, è stata presentata entro 5 giorni dal decesso”.
Lo rende noto l’azienda municipalizzata in merito ai ritardi segnalati dal deputato Pd nella sepoltura del figlio, morto da due mesi.
“La circolare 818 dell′11 gennaio 2021 del Ministero della Salute relativa alla situazione connessa all’epidemia da Covid-19 e riguardante il settore funebre-cimiteriale – spiegano da Ama – dispone che in questa fase emergenziale venga data la priorità alle prime sepolture rinviando operazioni cimiteriali non urgenti. È quanto anche Ama Cimiteri Capitolini in questa fase straordinaria sta facendo. Nel caso specifico, l’operazione primaria di cremazione è stata effettuata nei tempi previsti da contratto di servizio, come la gran parte. Anche a fronte di oltre 5mila decessi in più da ottobre ad oggi e con un numero che resta purtroppo tuttora elevato è ferma volontà di Ama, di intesa con Roma Capitale, di riprendere anche le ‘seconde’ sepolture (operazioni cimiteriali non urgenti, come la tumulazione dell’urna cineraria di questo caso), a partire dal prossimo mese di maggio”.
(da agenzie)
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Aprile 22nd, 2021 Riccardo Fucile
CURE CHIRURGICHE GRATUITE PER I BAMBINI IN UN CONTESTO DOVE TUTTO E’ A PAGAMENTO
Oggi a Entebbe, in Uganda, si realizza un sogno: l’apertura del Centro di chirurgia pediatrica di Emergency, un progetto nato dall’incontro tra Gino Strada, chirurgo e fondatore della ong, e Renzo Piano, uno dei più importanti architetti al mondo.
Due uomini che hanno condiviso una visione: costruire un “ospedale scandalosamente bello” nel cuore dell’Africa che potesse unire la chirurgia pediatrica con il più alto livello di architettura per divenire un centro di riferimento per i bambini di tutto il continente.
Quel sogno è diventato realtà anche grazie al sostegno del ministero della Salute ugandese: sulle rive del Lago Vittoria, a 1.200 metri in una zona verde e salubre, il Centro di chirurgia pediatrica di Emergency è operativo da mercoledì.
I primi pazienti si chiamano Ramadhan, Topista, Justine, Katongole, Matovu e Jordan, hanno tra i 3 e gli 11 anni e sono stati ricoverati per problemi all’apparato genitale, gastro-intestinale ed ernie sovraombelicali.
L’ospedale di Entebbe curerà gratuitamente bambini e ragazzi di età inferiore ai 18 anni affetti da malformazioni congenite, problemi urologici e ginecologici, anomalie del tratto gastro-intestinale, patologie del sistema biliare, cheiloschisi.
“Il modo migliore per aiutare l’Africa è fare lì quelle stesse cose che vorremmo avere anche qui in Italia”, dichiara Gino Strada, chirurgo e fondatore di Emergency. “Siamo andati in Uganda con tutte le competenze, gli equipaggiamenti, le tecnologie necessarie a fare una chirurgia di alto livello e con una struttura straordinaria. Facciamo tutti parte della comunità umana: siamo ‘uguali in dignità e diritti’, come è scritto nella Dichiarazione universale dei diritti umani. Abbiamo la responsabilità di curare un bambino africano esattamente come faremmo con un bambino italiano.”
In Uganda, la mortalità infantile sotto i cinque anni è di 49 morti su 1.000 nati e il 30% di questi decessi è causato dalla mancanza di cure chirurgiche adeguate.
Il Centro di Entebbe triplica di fatto la disponibilità di posti letto chirurgici per i bambini in Uganda e diventerà un punto di riferimento per le necessità chirurgiche di tutto il continente africano.
Dopo il Centro Salam di cardiochirurgia di Emergency aperto a Khartoum, in Sudan, nel 2007, quello ugandese è il secondo centro dell’ANME, la Rete sanitaria di eccellenza in Africa nata nel 2010 su iniziativa della ong, a cui hanno aderito 11 Paesi africani per sviluppare una rete di strutture sanitarie di eccellenza e rispondere a bisogni sanitari specifici su base regionale.
La struttura si estende su 9.700 metri quadri e dispone di 3 sale operatorie, 72 posti letto, di cui sei di terapia intensiva e sedici di terapia sub-intensiva, una sala di osservazione e stabilizzazione, 6 ambulatori, una radiologia, un laboratorio con banca del sangue, una TAC, farmacia, amministrazione, servizi ausiliari, foresteria per i pazienti stranieri, area di accoglienza ed educazione sanitaria e una area gioco esterna
L’intero progetto è stato realizzato pro bono dallo studio Renzo Piano Building Workshop, in collaborazione con TAMassociati e la Building division di Emergency
“Mi piace pensare all’Africa come un laboratorio per il futuro e non solo come uno scenario di sofferenza e di guerre dimenticate”, afferma Renzo Piano. “Gino mi ha sempre chiesto di disegnare un ospedale ‘scandalosamente bello’. Parla dello scandalo della bellezza perché per certe persone è uno scandalo offrire bellezza ed eccellenza a tutti, in particolare ai più svantaggiati ed emarginati. D’altronde è risaputo che in tutte le lingue africane, lo swahili per primo, l’idea di bello è sempre accompagnata all’idea di buono: non c’è bellezza senza bontà”, spiega l’archistar.
La bellezza – nel progetto di Piano – va a braccetto con la sostenibilità ambientale, con una dotazione di circa 2.500 pannelli solari fotovoltaici in copertura di una parte del fabbisogno energetico del Centro. I muri dell’ospedale sono stati edificati in pisè, una tecnica di costruzione tradizionale che utilizza la terra cruda, garantendo un’inerzia termica che mantiene costanti la temperatura e l’umidità nell’edificio.
Tra gli obiettivi del Centro, la formazione di medici e infermieri che possano contribuire a migliorare la chirurgia pediatrica in Uganda. “Il Paese non è del tutto sprovvisto di strutture sanitarie, né di cultura medica, ma necessita della collaborazione internazionale per garantire a fasce più ampie della popolazione la continuità di cure mediche di secondo e terzo livello e la formazione di specialisti”, osserva Rossella Miccio, presidente di Emergency. “La scelta fatta per l’ospedale è stata di inserirlo nel contesto sanitario ugandese come centro di chirurgia elettiva pediatrica, generale e specialistica, al fine di permettere il trasferimento programmato dei piccoli pazienti da tutto il Paese e dall’estero”.
A regime, lo staff è composto da 385 addetti, di questi 179 sono personale sanitario. Chirurghi, pediatri, anestesisti, fisioterapisti, infermieri, farmacisti e tecnici sono per l′80% circa professionisti locali e per il 20% professionisti di provenienza internazionale. Lo staff non medico è costituito da internazionali per il 5% e da nazionali per il 95%.
“L’apertura dell’ospedale rappresenta un punto di svolta per i bambini dell’Uganda e dell’intera regione dell’Est Africa, grazie alla sua offerta di prestazioni di chirurgia pediatrica di alta qualità, senza alcun costo per i pazienti”, dichiara Ruth Aceng Ocero, ministro della sanità dell’Uganda. “Questa iniziativa è parte dello sforzo del governo volto a rafforzare il sistema sanitario nazionale, riducendo i trasferimenti medici all’estero e potenziando i servizi sanitari per i nostri bambini. Il Centro permetterà inoltre all’Uganda di diventare una destinazione di turismo sanitario per quanto concerne le prestazioni pediatriche e una istituzione centrale nella formazione del personale sanitario locale”.
Il ministero della Sanità ugandese ha partecipato da subito allo sviluppo del progetto, collaborando alla sua definizione, mettendo a disposizione il terreno su cui è stato costruito e finanziando, come previsto per tutti i progetti realizzati dalla rete ANME, il 20% dei lavori e dei costi di gestione.
“Questo Centro di chirurgia pediatrica curerà i bambini di tutta l’Africa, da diversi Paesi e con diversi problemi. Meritano un bellissimo ospedale, un luogo pieno di gioia e amore, qualcosa per ridare un po’ di speranza, un possibile futuro”, è il pensiero con cui Strada saluta il nuovo Centro. Da oggi quel posto è realtà, grazie all’incontro e alla determinazione di tutti quelli che ci hanno lavorato.
(da Huffingtonpost)
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Aprile 22nd, 2021 Riccardo Fucile
“LA LOMBARDIA? E’ UN CASO MONDIALE DI INEFFICIENZA”
Gino Strada, in un’intervista rilasciata al quotidiano La Stampa, ha parlato della
situazione Covid in Africa, in particolare in Sudan e in Uganda, dove ha aperto un ospedale pediatrico, “una goccia che vorremmo si facesse oceano”.
″Li abbiamo abbandonati a loro stessi. In Sudan hanno fatto i tamponi al personale sanitario. Su milletrecento medici ed infermieri i positivi erano il 70%. A Khartoum addirittura l′80%. L’Occidente è miope. Le mutazioni del virus rischiano di rendere obsoleti i vaccini. Se il virus non si ferma anche in Africa poi ce lo ritroviamo mutato in casa nostra”.
Il fondatore di Emergency parla della struttura, disegnata da Renzo Piano:
“Ci lavorano quasi quattrocento sanitari. Quaranta fanno riferimento allo staff internazionale di Emergency. Ma il grosso è composto da personale locale. Volevamo anche che fosse un ospedale confortevole per i bambini. Renzo Piano lo ha disegnato circondandolo di trecentocinquanta alberi. I muri sono stati edificati in pisé, una tecnica di costruzione tradizionale che utilizza la terra cruda, garantendo temperatura e umidità costante″.
Parlando della sanità italiana:
″A oggi è tutto da ricostruire a cominciare dalla sanità territoriale. Non c’è un politico che spieghi perché la sanità privata funziona coi soldi pubblici. È un controsenso. È un settore a profitto garantito, dunque se lo facciano coi soldi loro″.
La Lombardia, ″è un caso mondiale di inefficienza”.
“Attilio Fontana, Guido Bertolaso e Letizia Moratti sono il peggio dell’inefficienza. Ma non penso solo alla sanità. Con il progetto ‘Nessuno escluso’ distribuiamo generi alimentari. Non avrei mai immaginato la gente a Milano in coda per un pasto. Non i clochard, proprio i milanesi. Una cosa vergognosa. Ci prepariamo a un disastro sociale con dimensioni epocali″.
E sul caso legato alla sanità calabrese:
“Abbiamo dato la nostra disponibilità anche a prendere in mano la gestione di diciotto ospedali chiusi ma per ora non ci ha risposto nessuno. Ospedali chiusi ufficialmente per ragioni di budget – ha aggiunto – Ma al solito perché si è preferito sostenere la sanità privata. La gente ha perso la speranza di rivedere una sanità pubblica che funzioni. E poi ci sono le infiltrazioni della criminalità organizzata. Diciamo che sono strutturali più che infiltrazioni″.
(da Globalist)
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Aprile 22nd, 2021 Riccardo Fucile
NON SARA’ MAI TROPPO TARDI SE SI TOGLIE DAI COGLIONI, PIANGERANNO SOLO RAZZISTI ED EVASORI
Il gioco delle parti è iniziato ieri sera a Palazzo Chigi, dove la Lega ha deciso – per volontà di Salvini – di astenersi dal voto sul decreto riaperture (che prenderanno il via, gradualmente, da lunedì 26 aprile).
Una decisione per protestare contro la decisione di non modificare l’orario d’inizio del coprifuoco e la scelta di rimandare a giugno la possibilità di riaprire i ristoranti al chiuso. Un’opposizione interna che ha spiazzato anche Mario Draghi che si è detto sorpreso (se non irritato) per questa decisione del Carroccio su misure coordinate all’interno della maggioranza. Uno strappo che, se non sarà ricucito (ma i margini sono esigui, visto l’atteggiamento del leghista), potrebbe portare a un addio. Ma per il governo Draghi cambierebbe veramente qualcosa?
I numeri dicono di no. Partiamo da un punto fondamentale: all’interno dell’esecutivo ci sono alcuni ministri del Carroccio che – a differenza di quanto “imposto” dal loro segretario – a differenza di Salvini, hanno sempre mostrato un indole meno “propagandistica”.
Infatti, come riporta il quotidiano La Repubblica, il voto di ieri sera è stato contornato da una lunga telefonata tra il leader della Lega e i suoi tre ministri (Giorgetti, Stefani e Garavaglia). Prima di tutto ciò, il confronto a Palazzo Chigi viaggiava spedito e veloce, con l’accordo tra tutti gli esponenti e capi dei dicasteri. Poi, però, al momento di votare, Giancarlo Giorgetti è intervenuto dicendo: “Noi non possiamo dire sì, ci asteniamo. Non sto qui a spiegare le ragioni, che voi tutti conoscete”.
Le ragioni rispondono al nome di Matteo Salvini. Il passo indietro, obbligato, dei tre ministri è arrivato – infatti – dopo quella lunga telefonata con il segretario della Lega. E lo strappo arriva proprio in quegli istanti, con Mario Draghi che si è lasciato andare a un laconico commento: “Prendiamo atto, è un precedente grave”. Insomma, la vera sconfitta è per i tre ministri del Carroccio che, per colpe non loro, sono stati costretti ad arrovellarsi attorno a una decisione imposta dall’alto
Si sfila? I numeri dicono che cambierebbe poco o nulla
Il timore che Salvini si sfili – anzi, che faccia sfilare la Lega – dall’esecutivo è concreto. L’exploit sondaggistico di Giorgia Meloni sta condizionando le sue scelte politiche e anche quelle del suo partito. Ma l’eventuale addio del Carroccio al governo non muterebbe gli equilibri nella maggioranza. Neanche in Parlamento. Come sottolinea l’agenzia Dire, infatti, alla Camera un’opposizione composta da FdI e Lega sarebbe composta da 167 parlamentari (molti in meno rispetto alla maggioranza assoluta di 316). Al Senato, gli stessi due partiti si fermerebbero a quota 84, mentre la maggioranza assoluta è a quota 170. Insomma, Salvini potrebbe tranquillamente tornare a fare opposizione, perché per Mario Draghi e per il suo governo non cambierebbe nulla. Anzi, ci sarebbe la possibilità di evitare una polemica al giorno.
(da NextQuotidiano)
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Aprile 22nd, 2021 Riccardo Fucile
VENERDI SPIEGAVA CHE LE MISURE ERANO UNA SUA VITTORIA, IERI NON LE FA VOTARE: QUALCUNO NON HA ANCORA CAPITO CHE E’ INAFFIDABILE
Ieri sera i ministri della Lega si sono astenuti nel Cdm sul decreto riaperture d’intesa
con il leader Matteo Salvini e dopo un colloquio con il premier Mario Draghi al quale hanno spiegato le loro perplessità sul provvedimento. La cosa divertente è che le norme approvate in CdM erano le stesse che Salvini venerdì scorso spiegava essere una vittoria del Carroccio
Ma Salvini che si astiene in CdM è lo stesso che venerdi esultava per il decreto Covid e si intestava le riaperture?
Era il 16 aprile, appena venerdì scorso, e la canzone che il leader della Lega intonava era molto diversa: le riaperture “non sono vittorie della Lega, ma del buonsenso”, spiegava Salvini, a termine di una visita al centro vaccinale allestito alla Fabbrica del Vapore di Milano. Del resto “erano richieste dei sindaci e dei governatori di tutti i partiti”, aggiungeva sottolineando che “se tutto va come deve andare, il 26 aprile ci sarà un raddoppio della Liberazione”.
Peccato che quell’esultanza non era stata accolta con altrettanto entusiasmo sui social. In tanti avevano criticato il “Capitano” per la concessione per la riapertura dei ristoranti solo all’aperto e anche per il coprifuoco alle 22.
Bene ma non benissimo, si dice in questi casi. Non solo: la Lega ha provato a mediare non solo il coprifuoco ma anche sulla proroga dello stato di emergenza, che è stato poi rinnovato fino al 31 luglio.
Secondo il Carroccio sarebbe bastata una proroga più breve, e d’altra parte spiegare ai propri elettori perché quando era all’opposizione tuonava contro e ora che è al governo acconsente sarebbe potuta essere una fonte di imbarazzo.
Ora, senza che sostanzialmente sia cambiato niente rispetto alla cabina di regia, a parte la percentuale degli studenti delle superiori che faranno lezioni in presenza, Salvini si sfila mettendo anche in imbarazzo Giorgetti che ha dovuto spiegare in CdM l’astensione del Carroccio a un Draghi arrabbiatissimo. Salvini ci ha provato in tutti i modi, con sms al presidente del Consiglio, con avvertimenti preventivi, ma nulla è servito per far cedere SuperMario. Le carte ormai sono scoperte. Era ora, e Salvini presto dovrà decidere se essere o di lotta o di governo.
(da NextQuotidiano)
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Aprile 22nd, 2021 Riccardo Fucile
GIORGETTI E GARAVAGLIA SI DEVONO RIMANGIARE L’IMPEGNO PRESO CON DRAGHI
“La Lega fa quello che dice Salvini. Dobbiamo dare un segnale”. A dare la linea è via Bellerio, non la squadra di governo.
Lo “strappo del coprifuoco” si consuma in mezz’ora di teso consiglio dei ministri, preannunciato in una telefonata con Draghi a cui il leader ribadisce “fiducia”.
Di fronte all’irritazione del premier per la doppia veste del partito, che condivide i provvedimenti nelle riunioni preparatorie ma poi lascia spazio all’atteggiamento da “capopopolo” del leader, Salvini mostra i muscoli.
I ministri leghisti si astengono sul decreto aperture. L’ordine finale, arrivato sui telefonini, viene accolto dagli interessati in un imbarazzato silenzio. Giorgetti e Garavaglia sono colti in contropiede: appena venerdì, nella cabina di regia, avevano dato via libera, e per tutta la giornata hanno confidato nella mediazione. Ma non hanno margine di manovra.
Si diffonde la voce che il Capitano avrebbe voluto addirittura un voto contro le misure, che la “rigidità” del governo lo ha infastidito fino a quel punto, ma fonti del partito smentiscono.
Lo sconcerto è diffuso: lo scontro si è consumato sul rientro a casa che resta alle 22 anziché slittare alle 23. Un’ora di distanza che diventa un baratro. Più altri aspetti delle riaperture per palestre, piscine, ristoranti al chiuso. “Non si può andare alla guerra per il doppio turno serale dei ristoranti… – filtra da Palazzo Chigi – Non possono cercare ogni volta di strappare un pezzetto in più”.
Dietro quello che sembra un puntiglio, in realtà, c’è altro: l’ira di commercianti, baristi, ristoratori, gestori di locali – lo zoccolo duro dell’elettorato salviniano – che considerano le misure del tutto insufficienti, soprattutto per chi non ha i dehors e vede in bilico i ricavi estivi. Poi la necessità di togliere spazio al Pd e all’ala sinistra del governo; infine la feroce competizione con Giorgia Meloni, che erode consensi nei sondaggi.
A giochi fatti, Salvini si intesta la decisione: “Non potevamo votare un decreto che continua a imporre chiusure, coprifuoco, limitazioni. Voteremo il prossimo decreto se insieme a vaccini e tutela della salute prevederà il ritorno alla vita e al lavoro. La Lega chiede di dare fiducia agli italiani”.
E’ una dichiarazione di apertura di ostilità sulla “fase due”, quella delle aperture che premier e ministro della Salute vorrebbero “graduali e irreversibili”, senza forzature né stop and go.
Per quanto la reazione di Draghi sia un’incognita, i leghisti negano conseguenze politiche sulla tenuta della compagine. Poco prima il capogruppo al Senato Romeo ha preannunciato che “salveranno” Speranza dalla mozione di sfiducia di Fdi: “Il ministro deve cambiare linea, ma non vogliamo mettere in difficoltà la maggioranza”. Un colpo al cerchio e uno alla botte. La Lega è sempre più di lotta e di governo. Nello sconcerto dei ministri di Forza Italia, anche loro al buio su quanto stava per accadere.
Il cambio di linea della Lega è repentino, ma la tensione monta sin dal mattino. Salvini punta i piedi, vuole strappare di più, va in pressing già prima della riunione di governo. “Ce lo chiedono sindaci e governatori di tutti i colori, imprese e associazioni, sono misure di buonsenso – insiste – Non me l’ha detto il dottore di approvare cose che non mi convincono”.
Non è la prima volta che evoca questa minaccia, il premier però non ci sente. Salvini convoca i suoi, spiega che il tema è dirimente: all’avvio della stagione turistica bisogna dare “segnali chiari” oppure le prenotazioni languiranno e l’Italia non sarà competitiva con Grecia, Spagna e le altre mete rivali. Ricorda che i ristoratori hanno bloccato l’autostrada, sono arrivati sotto il Parlamento. “Dobbiamo far ripartire il Paese prima che sia troppo tardi” arringa.
La serata finisce con il leader collegato a una manifestazione online, dove promette che girerà i municipi di Roma uno per uno in vista delle amministrative. E con il rumoroso silenzio dei ministri. Fino alla prossima puntata.
(da “Huffingtonpost”)
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Aprile 22nd, 2021 Riccardo Fucile
“ATTENTI AL LIBERI TUTTI, DATI IN CALO MA OSPEDALI IN AFFANNO”
Riaprire è “una decisione politica, ma attenti al “liberi tutti” e alle criticità mai risolte”.
Per questo adesso serve un piano a medio-lungo termine condiviso da Regioni e Governo.
Avvertimento e invito arrivano dal presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, insieme al report settimanale al quale sono affidate le analisi e le valutazioni elaborate sui dati della settimana compresa tra il 14 e il 20 aprile.
Rispetto ai sette giorni precedenti si registra una diminuzione nel numero dei nuovi casi (90.030 da 106.326) e dei morti (2.545 da 3.083).
In calo anche i casi attualmente positivi (482.715 da 519.220), le persone in isolamento domiciliare (456.309 da 488.742), i ricoverati con sintomi (23.255 da 26.952) e nei reparti di terapie intensive (3.151 da 3.526).
Sul fronte della campagna vaccinale si registra un sensibile cambio di passi ma per raggiungere l’obiettivo fissato dal commissario Francesco Figliuolo a 500.000 al giorno mancano oltre 180.000 somministrazioni quotidiane.
“La circolazione del virus – spiega Cartabellotta – è ancora sostenuta. I casi attualmente positivi, raggiunto il picco della terza ondata il 5 aprile (570.096), sono scesi a 482 mila, numero molto elevato e sottostimato dall’insufficiente attività di tracciamento”.
E non mancano differenze tra i territori: in tre regioni la variazione percentuale dei nuovi casi aumenta, in sei cresce il numero dei positivi. Gradualmente si allenta la pressione sugli ospedali, ma in varie regioni, “ma il numero di posti letto occupati, sia in area medica che in terapia intensiva è ancora elevato”, fa notare Renata Gili, responsabile Ricerca sui Servizi Sanitari della Fondazione. L’occupazione da parte dei pazienti Covid supera il 40% in 4 Regioni. Più lenta la discesa nell’occupazione dei reparti di terapia intensiva, con una riduzione del 15,8% in 14 giorni. Restano occupati 3.151 posti letto e in 12 Regioni la soglia di saturazione supera il 30%. “Numeri ancora alti anche per i nuovi ingressi giornalieri – sottolinea il direttore operativo di Gimbe, Marco Mosti – con una media mobile a 7 giorni di 182 ingressi al giorno, seppure in diminuzione da un mese”.
Sul fronte della campagna vaccinale, al 21 aprile risultano consegnate 17.752.110 dosi, il 25,9% di quelle previste per i primi sei mesi dell’anno.
Il 18,8% della popolazione ha ricevuto almeno una dose di vaccino (11.240.182) e il 7,8% ha completato il ciclo vaccinale con la seconda dose (4.654.357), con notevoli differenze regionali.
Nonostante l’incremento del 35,5% delle dosi inoculate nelle ultime tre settimane. Degli oltre 4,4 milioni di over80, 2.282.611 (51,6%) hanno completato il ciclo vaccinale e 1.336.007 (30,2%) hanno ricevuto solo la prima dose. Dal 20 aprile nel database ufficiale è stata aggiunta una specifica categoria di rendicontazione per soggetti fragili e cargiver che riporta 1.847.928 dosi somministrate.
Degli oltre 5,9 milioni di over70, 284.113 (4,8%) hanno completato il ciclo vaccinale e 2.133.528 (35,7%) hanno ricevuto solo la prima dose, mentre degli oltre 7,3 milioni di anziani di età compresa tra i 60 e i 69 anni, 438.890 (6%) hanno completato il ciclo vaccinale e 965.448 (13,1%) hanno ricevuto solo la prima dose.
Lunedì 26 aprile l’Italia comincerà a riaprire sulla base del “decreto riaperture”. Per Cartabellotta “una decisione politica presa sul filo del rasoio se guardiamo ai dati della pandemia e alle coperture vaccinali, ma al tempo stesso un coraggioso atto di responsabilità del Governo per rilanciare numerose attività produttive e placare le tensioni sociali che affida ai cittadini una grande responsabilità”.
Dalla necessità che gli allentamenti delle restrizioni non siano interpretati come un “liberi tutti”, scrive la Fondazione, invitando Governo e Regioni a elaborare una strategia per arginare “la verosimile risalita dei contagi” e un piano di medio-lungo periodo per uscire dalla pandemia che tenga conto, oltre che delle coperture vaccinali, di scenari epidemiologici e criticità mai risolte in 14 mesi di pandemia. Partendo dal presupposto che gli effetti delle misure restrittive disposte da marzo si vedranno almeno fino a metà maggio e che il progressivo ritorno al giallo determinerà una risalita dei contagi, bisogna rivedere il sistema delle Regioni “a colori”: “servono nuovi parametri per attuare tempestive chiusure locali ed evitare la diffusione del contagio”, si legge nel report di “Gimbe”. E ancora: intervenire con investimenti adeguati, come ancora non si è fatto, per potenziare il tracciamento e il sequenziamento, l’adeguamento delle scuole e dei trasporti, uniformarele norme sulla mobilità interregionale a quelle per i viaggi all’estero, incentivare lo smart work e intensificare i controlli, progressivamente allentati dopo il primo lockdown
(da agenzie)
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