Destra di Popolo.net

DODICENNE DISABILE AGGREDITA A ROMA: IDENTIFICATE 4 MINORENNI, IN 16 HANNO ASSISTITO E FILMATO

Aprile 25th, 2021 Riccardo Fucile

CON QUESTA FOGNA NON CI DEVE ESSERE PIETA’

L’hanno aggredita almeno in 4. Altri invece assistevano preoccupandosi di filmare tutto e postare il video sui social network.
Le coetanee responsabili di atti violenti contro una ragazzina disabile di Roma sono state rintracciate e identificate dai carabinieri: si tratta di almeno 4 minorenni identificate, assieme a circa 16 ragazzini, tutti di minore età, che avrebbero assistito all’aggressione.
Il caso è stato segnalato dal Centro nazionale contro il bullismo che da vent’anni si occupa di sensibilizzare ragazzi e famiglie su un problema sempre più presente.
La 12enne affetta da disabilità è stata picchiata dalle sue coetane e ripresa mentre subiva il pestaggio in un parco sua zona, a Nord della Capitale.
«Il caso registrato a Roma ci è stato segnalato dalla preside della scuola frequentata dalla ragazza», ha raccontato ad Open giorni fa la presidente del Centro anti bullismo Giovanna Pini, «ed è stato denunciato a noi dalla mamma che non sapeva a chi rivolgersi».
(da agenzie)

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RENZI IMPRENDITORE, LA RETE E I SUOI VIAGGI: UNA SOCIETA’ AL CENTRO DEGLI AFFARI

Aprile 25th, 2021 Riccardo Fucile

LA ISS GLOBAL FORWARDING PORTA A CARRAI E AL PATTO TRA LE MONARCHIE SAUDITE E ISRAELE

C’è una società che collega gli ultimi viaggi di Matteo Renzi tra Africa e Golfo Persico. Si chiama Iss Global Forwarding, è una multinazionale che porta a Marco Carrai e al patto tra le monarchie sunnite della Penisola arabica e Israele, gli Accordi di Abramo.
Arabia Saudita, Bahrein, Dubai e Senegal sono i Paesi in cui si è recato, da gennaio a oggi, il senatore. Viaggi che nulla hanno a che fare con il suo ruolo di parlamentare, visto che il leader di Italia Viva fa parte della Commissione Igiene e Sanità.
Cos’è andato a fare allora Renzi in tutti questi Paesi? Non l’ha mai spiegato.
“I miei viaggi sono legittimi, la mia dichiarazione dei redditi è pubblica, i miei numerosi incarichi internazionali sono tutti rispettosi delle regole del nostro Paese”, ha dichiarato.
Vero, perché la legge italiana non gli impedisce di svolgere attività d’affari private, tant’è che il senatore di Rignano ha appena aperto, come rivelato dall’Espresso, una società di consulenza basata a Roma, la Ma.Re Consulting.
La sua stringata dichiarazione non è però sufficiente a spiegare il motivo del continuo girovagare.
Per capire perché Renzi da gennaio ad aprile si sia recato nello stesso numero di Paesi extraeuropei di Luigi Di Maio, ministro degli Esteri, si più partire da ciò che accomuna le nazioni visitate. Ed è qui che ci si imbatte in Carrai, da sempre grande amico dell’ex premier.
Il consigliere e amico
Console onorario di Israele in Toscana, Lombardia ed Emilia-Romagna, tra i tanti incarichi all’attivo, Marco Carrai ha anche quello di consigliere d’amministrazione della Iss Global Forwarding Italy, sede a Milano, attiva nel settore delle spedizioni. È la filiale italiana della multinazionale Iss Global Forwarding, gigante della logistica, energia in particolare.
Presente in oltre 100 nazioni, è controllata dalla Investment Corporation of Dubai, braccio finanziario dell’emirato. Lo stesso dove Renzi si è recato a marzo in compagnia di Carrai, ha rivelato La Stampa.
Non è la prima volta che l’imprenditore amico dell’ex premier si ritrova in imprese dove si uniscono interessi italiani e mediorientali. Succede anche nella Wadi Ventures, società d’investimento basata in Lussemburgo: accanto a manager e imprenditori nostrani come il costruttore Michele Pizzarotti, il finanziere Davide Serra e l’ex consigliere di Leonardo Fabrizio Landi, nel capitale spicca per quantità di denaro investito la Golden Landscape di Dubai.
Come raccontato dal Sole 24 Ore, a staccare l’assegno da 500 mila euro con cui l’anonima società emiratina è diventata il principale investitore del veicolo lussemburghese è stato in realtà il Kingdom Wealth Fund, fondo creato da Mohamad Al Akari, imprenditore nel settore petrolifero, consulente d’affari della famiglia reale saudita e di altre monarchie del Golfo.
Wadi Ventures fa capo a un’altra lussemburghese, la Wadi Ventures Management Company, ed è tra gli azionisti di quest’ultima che compare Carrai, o almeno compariva.
Poi, il 24 marzo scorso, ha ceduto tutte le sue quote all’israeliano Jonathan Pacifici, presidente del Jewish Economic Forum. Il risultato è che oggi i beneficiari della Wadi Ventures Management Company sono tre. Oltre a Pacifici c’è Vittorio Giaroli, socio anche della Cambridge Management Consulting, l’impresa fiorentina fondata dallo stesso Carrai, e c’è Marco Norberto Bernabè, figlio di Franco, l’uomo appena scelto dal governo Draghi come presidente di Ilva.
Coincidenza.
Anche Carrai è alle prese con vecchie acciaierie da far ripartire: è infatti nel cda della ex Lucchini di Piombino, oggi di proprietà della famiglia indiana Jindal, per il cui rilancio s’immagina un futuro fatto di idrogeno, gas e logistica. Proprio i settori in cui opera Iss Global Forwarding.
Gli accordi di Abramo
Dubai è al centro degli Accordi di Abramo e degli affari che ne conseguono. Firmati il 15 settembre scorso alla Casa Bianca, i patti hanno normalizzato i rapporti diplomatici tra Israele, Emirati Arabi Uniti (di cui fa parte Dubai) e Bahrein. Secondo il governo degli Emirati, gli accordi potrebbero portare fino a 500 milioni di dollari di nuovi scambi con Israele.
Sullo sfondo c’è l’Arabia Saudita, altra nazione dove Renzi si è recato ultimamente in virtù di due incarichi affidati direttamente dal principe Mohammed Bin Salman (come consigliere del Future Investment Institute e come e della Royal Commission for Al Ula, come rivelato di recente dal Domani). Capitale mondiale dell’islam sunnita e della produzione petrolifera, Riyad non ha firmato gli Accordi di Abramo ma ha benedetto l’intesa dando il permesso di attraversare il proprio spazio aereo agli aerei commerciali che fanno la spola tra Israele e Dubai.
Dubai e l’hub africano
Infine c’è il Senegal, altro Paese visitato da Renzi. In questo caso il motivo del viaggio l’ha spiegato il presidente della Repubblica africana, Malick Sall: Renzi è stato a Dakar in compagnia della famiglia Ferrari, titolare dell’azienda di trasporti bresciana Germani, per parlare di “un progetto per una piattaforma di trasporto e logistica nella zona economica speciale di Diass”, ha detto Sall.
Il Senegal punta a diventare l’hub africano del trasporto internazionale di merci gestito da Dubai. Lo dimostra l’accordo firmato lo scorso novembre dal governo di Dakar per aderire al “World Logistics Passport”, un progetto con cui l’emirato dice di voler aumentare il commercio tra le nazioni del sud del mondo. Obiettivo strategico: trasportare merci tra Americhe e Asia, attraverso Senegal e Dubai.
Negli ambienti renziani, nessuno vuol rilasciare commenti sugli eventuali interessi del senatore di Italia Viva. La multinazionale Iss Global Forwarding, nella cui filiale italiana è presente Carrai, potrebbe però essere la pedina costruita per partecipare a questa partita che unisce interessi politici ed economici. Un nuovo Grande Gioco.
(da “Il Fatto Quotidiano”)

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DRAGHI A GARANZIA DI DRAGHI PER SALVARE IL RECOVERY: PER LA UE IL PIANO E’ TROPPO GENERICO SULLE RIFORME

Aprile 25th, 2021 Riccardo Fucile

SENZA RIFORME NIENTE SOLDI: QUANDO DRAGHI SI SFILERA’ NESSUNO FARA’ LE RIFORME NECESSARIE PERCHE’ L’ITALIA E’ IN BALIA DI UNA MANICA DI SCAPPATI DI CASA

“Garantisco io”. Io, Mario Draghi, l’ex presidente della Bce che nel 2012, con l’Europa in fiamme, ha assicurato che sarebbe stato fatto tutto il necessario (“whatever it takes”) per salvare l’euro.
Con la certezza preventiva che sarebbe stato sufficiente. E la storia gli ha dato ragione: la speculazione non ha travolto la moneta unica. Io, Mario Draghi, l’uomo che ha inventato il quantitive easing, cioè miliardi di titoli di Stato acquistati dalla Bce per immettere una valanga di miliardi nell’economia e abbassare lo spread dei Paesi più vulnerabili.
Lo stabilizzatore politico dell’Europa insieme ad Angela Merkel negli ultimi 15 anni. Nessuno avrebbe mai pensato che fosse necessario ricordarlo, se non in qualche sparuto convegno di anti europeisti incalliti.
E invece a dover rispolverare il peso politico di un curriculum eccezionale è stato Draghi. Al telefono, due volte, con Ursula von der Leyen, la presidente della Commissione europea. Per salvare i soldi del Recovery che spettano all’Italia.
Quella di Draghi che chiama Bruxelles, nel mezzo di una trattativa tecnica sul testo del Recovery plan italiano lunga 48 ore, è l’immagine salvifica di un premier che si è speso in prima persona per portare a casa 221,5 miliardi.
Mai come questa volta c’è da chiedersi – e la risposta è ragionevolmente “un disastro” – cosa sarebbe successo se al posto di Draghi ci fosse stato un altro.
Perché se Draghi alla fine ha potuto incassare il disco verde dell’Ue è stato solo perché lui è Mario Draghi.
E quindi quando la trattativa con i tecnici della Commissione europea si è impallata sulla questione dei tempi delle riforme che accompagnano il Recovery, il premier ha detto a von der Leyen che ci avrebbe pensato lui a rimettere le cose in ordine.
La formula è la stessa che ha accompagnato il discorso del “whatever it takes” e cioè “credetemi, sarà sufficiente”.
Questa volta il messaggio politico è: credetemi, il piano italiano è in linea con lo spirito europeo del Recovery, non è il libro dei sogni, soprattutto assicura una discontinuità su quelle riforme che l’Italia ha sempre mal digerito e su cui la vecchia Europa, quella dell’austerità pre pandemia, a volte ha anche marciato, puntando sulla debolezza, anche politica, dell’Italia.
Draghi ha salvato il Recovery, il piano subirà qualche modifica sui tempi delle riforme, ma non sarà riscritto né tantomeno stravolto.
Ma in questa operazione di lifting esplode un’altra questione, l’altra faccia della medaglia delle due telefonate alla presidente della Commissione europea. Quel “garantisco io” contempla il fatto che Draghi ha dovuto ricordare chi è, soprattutto cosa è stato per l’Europa.
E l’ha dovuto fare, a volti con toni accesi, con quell’Europa che lui ha salvato e che lui, non solo da premier del Paese più colpito dalla pandemia, sta salvando nuovamente con la grande operazione del Recovery. Di più.
Lui che sta imponendo il suo ruolo di guida per un’Europa che a maggior ragione dopo il Covid dovrà farsi sempre più coesa, guardare sempre più agli Stati Uniti d’Europa e sempre meno alle diatribe tra falchi e colombe.
Lui che conta già oggi nella riscrittura delle regole europee e quindi nella definizione dei nuovi rapporti di forza tra i diversi Paesi (con il compito gravoso e aggiuntivo di riposizionare l’Italia del debito monstre).
È come un padre che assiste a un figlio che si fida più di un estraneo che di lui. Certo alla fine tutto si è risolto per il meglio perché nessuno in Europa pensa che sia solo ipotizzabile mettere in discussione una figura come quella di Draghi, ma la trattativa nervosa e spigolosa tra Roma e Bruxelles ha esposto il premier a una vulnerabilità inedita.
È la fatica di due giorni in cui i tecnici di palazzo Chigi e del Tesoro hanno dovuto spiegare e rispiegare perché la riforma del fisco era stata scritta in un modo e non in un altro, e via dicendo.
Il terreno si è fatto scivoloso quando invece tutti avevano ipotizzato che la missione al governo di Mario Draghi sarebbe stata lineare, senza intoppi, salvifica. Non scontata, vista anche la rissosità dei partiti, non facile vista la recrudescenza della pandemia.
Ma sul Recovery, il documento economico per eccellenza, nessuno nutriva dubbi sul fatto che tutto sarebbe filato liscio e al primo colpo. Insomma, se il tema lo scrive il primo della classe, l’imbarazzo non è dell’allievo ma del professore che si ritrova tra le mani l’ingrato compito del giudizio.
E invece il testo del Recovery cambierà. Matita blu, non rossa, ma pur sempre matita. Alla fine quel che conta è la garanzia di Draghi, il fatto che i 221,5 miliardi sono salvi. Ma la fatica e il fatto che il Recovery è stato confezionato con Bruxelles, passo dopo passo, non scritto a Roma in autonomia, sono elementi che destabilizzano.
Non oggi che c’è Draghi, ma negli anni a venire. I soldi del Recovery arriveranno pian piano, fino al 2026, e solo se si faranno le riforme.
Draghi ha assicurato che ci penserà lui a farle e farle veramente, ma tutte le riforme – a iniziare dal fisco – sono legate a una sfilza di decreti, a leggi delega, insomma al lavoro anche del Parlamento. Il che in una democrazia parlamentare è un elemento di pregio, ma per come sono andate le cose in Italia negli ultimi anni c’è più di una ragione per nutrire più di un dubbio e più di un timore.
Chi garantirà e chi salverà l’Italia?
(da “Huffingtonpost”)

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GRILLO DICE ADDIO AL M5S? SI RINCORRONO LE VOCI IN AMBIENTI GENOVESI

Aprile 25th, 2021 Riccardo Fucile

ALLA BASE MOTIVAZIONI PERSONALI, DOPO IL VIDEO IN DIFESA DEL FIGLIO… CONTE BLOCCATO SENZA IL VOTO ON LINE CHE CASALEGGIO NEGA SE PRIMA NON VIENE PAGATO

Beppe Grillo dice addio al MoVimento 5 Stelle? A scriverlo oggi è il Corriere della Sera, che racconta come dopo il video in difesa del figlio Ciro la posizione del Garante del M5s sia sempre più precaria. Anzi, prevale l’idea di limitare i suoi poteri.
Secondo il quotidiano il suo ruolo verrà ridimensionato: Grillo non avrà più possibilità di veto secondo le indiscrezioni. Una scelta che potrebbe portare a un’ulteriore clamorosa svolta.
In ambienti genovesi circola la voce che il garante (anche sulla scorta di motivazioni personali) potrebbe lasciare.
Voci per ora che rendono ancora più nebulosa la transizione verso la leadership di Giuseppe Conte. Che ieri ha scritto un post per difendere il Superbonus 100% dopo le brutte notizie dal Recovery Plan.
E poi ne ha scritto un altro per prendere posizione su Rousseau. “Personalmente auspicavo che si potesse trovare il modo di continuare ad andare avanti insieme, con la volontà comune di collaborare, ma nel segno della massima trasparenza e con una più chiara e netta distinzione di ruoli”. Poi però ha chiesto “il trasferimento dei dati degli iscritti da Rousseau al Movimento 5 Stelle, che è l’unico ed esclusivo titolare del trattamento di questi dati”. Assicurando che il M5s si farà carico di eventuali debiti da ripianare con la piattaforma.
Ma Rousseau, spiega ancora il quotidiano, consegnerà l’elenco degli iscritti solo al rappresentante legale: Crimi —e tantomeno Conte, in questo momento — non sono riconosciuti come tali.
Conte per diventarlo dovrebbe essere votato dalla piattaforma. Ma la piattaforma non fa più votare gli iscritti M5s finché deputati e senatori non pagano. Difficile uscire da questa impasse in tempi brevi. Anche se invece Conte spera di sì. Visto che sempre ieri ha annunciato il debutto del “suo” M5s «all’inizio di maggio nel corso di un grande evento online, aperto e partecipato».
(da La Notizia)

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CASO GRILLO, IL GESTORE DEL B&B: “DOPO QUELLA SERA LA RAGAZZA NON ERA PIU’ LA STESSA”

Aprile 25th, 2021 Riccardo Fucile

IL GESTORE DELL’APPARTAMENTO: “HO CAPITO DOPO CHE LE ERA SUCCESSO QUALCOSA DI GRAVE”

“Io non posso sapere se è vero o no quello che raccontano le ragazze e che ho sentito in questi giorni, ma so che quella notte di certo qualcosa è successo”.
Ad affermarlo al Corriere della Sera è Daniele Ambrosiani, gestore del B&B Surfhouse di Barrabisa, una località del Comune di Palau, in Gallura, dove alloggiavano le due ragazze che accusano Ciro Grillo, il figlio del garante del Movimento 5 Stelle, e il suo gruppo di amici di aver abusato di loro perchè ubriache.
“Quel giorno le abbiamo viste tornare verso le tre del pomeriggio”, continua il gestore. Sono scese dal taxi e la mia compagna ha notato che avevano gli stessi vestiti che indossavano la sera prima, quando sono uscite. Ci sembrava strano che avessero passato la notte fuori perché erano qui da parecchi giorni e non erano ragazze che uscivano tutte le sere, se non ricordo male non erano proprio mai uscite di sera e men che meno erano rimaste fuori a dormire. Sono passate veloci, occhiali scuri, testa bassa, e si sono infilate in camera. Da quel momento in poi il loro umore ci è sembrato più scuro, diverso. Non erano più serene come il giorno prima, erano silenziose e pensierose, soprattutto la ragazza italo-svedese. Noi ci siamo immaginati che probabilmente avevano litigato fra loro. Ci siamo dati quella spiegazione anche gli altri giorni che sono rimaste qui perché continuavano a sembrarci turbate. Poi un giorno dopo ferragosto sono arrivati due carabinieri in borghese a farci domande e abbiamo capito…”.
La Procura di Tempio Pausania ricostruisce la violenza, prima singola e poi di gruppo, ai danni della ragazza italo-svedese e gli atti sessuali rivolti all’altra ragazza e compiuti mentre lei dormiva sotto l’effetto dell’alcol. Ambrosiani, poi, commenta anche il video che Beppe Grillo ha pubblicato qualche giorno fa, non senza polemiche: “Penso che abbia fatto un danno a suo figlio e a se stesso”
(da agenzie)

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I POSITIVI AI BAR E SUPERMERCATI CHE HANNO PORTATO LA SARDEGNA DA ZONA BIANCA A ROSSA

Aprile 25th, 2021 Riccardo Fucile

DA 29 A 132 POSITIVI OGNI 100.000 ABITANTI, 157 FOCOLAI, DA 40 A 300 CONTAGI AL GIORNO

Il Corriere della Sera oggi racconta come la Sardegna è diventata zona rossa dopo essere stata la prima regione in zona bianca. La parabola dell’isola comincia con la proclamazione della zona bianca il primo marzo. Prosegue con la zona arancione il 22 marzo. E si chiude con la zona rossa a partire dal 12 aprile.
Da 40 contagi/giorno a febbraio a 444 il 31 marzo, a una media oltre i 300 al giorno nell’ultima settimana, con uno spiraglio: Rt in calo, da 1,54 a 0,97.
Ma ben 157 focolai, 132 positivi ogni 100 mila abitanti (erano 29 in zona bianca), vaccini ancora indietro, per quanto gli 11 mila di media negli ultimi giorni non siano lontani dai 17 mila, obiettivo per fine aprile del generale Figliuolo.
Poi ci sono i racconti di quello che è accaduto.
A Bono (Goceano) il sindaco è stato costretto in pochi giorni a ordinare due volte la zona rossa: quando ha allentato le restrizioni, giovani e vecchi hanno riaffollato i bar. E si è andati velocemente verso la crescita dei contagi. Che poi è diventata esponenziale
A Olbia con 600 positivi avrebbero dovuto esserci almeno 2 mila persone in isolamento volontario, invece ne risultavano meno di 300: gli altri «liberi» di contagiare.
Infine, c’è un racconto che viene da Sassari: un medico ha visto in un supermarket un suo paziente positivo e lo ha fatto chiamare: «Il signore che è positivo si presenti al box informazioni…». Si sono presentate sette persone.
A Cagliari il primo fine settimana bianco migliaia in movida. E in un b&b dell’Ogliastra irruzione dei carabinieri, 18 minorenni festeggiavano con alcol, uno ha dovuto essere ricoverato in ospedale. E alla fine questo è il risultato. Non è strano che poi si finisca in zona rossa.
(da La Notizia)

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DECRETO RIAPERTURE: PERCHE’ QUELLO DI DRAGHI NON E’ STATO UN RISCHIO CALCOLATO E RAGIONATO

Aprile 25th, 2021 Riccardo Fucile

IL FISICO SESTILI: “TROPPO BASSA LA PERCENTUALE DEL 10% DI PERSONE VACCINATE PER PERMETTERSI DI RIAPRIRE”

Il fisico Giorgio Sestili sul Fatto Quotidiano oggi spiega perché la zona gialla in tutta Italia dal 26 aprile con il decreto Riaperture non è stato un rischio “ragionato” o “calcolato”, come ha detto il presidente del Consiglio Draghi.
E se davvero c’è stato un calcolo, come ha detto anche Massimo Galli, i conti non tornano.
Secondo Sestili, che in questi mesi di emergenza coronavirus ha elaborato dati e statistiche sull’epidemia, quello del rischio calcolato è una definizione azzardata.
E questo perché finora qualunque modello predittivo ha quasi sempre fallito e già tre volte ci siamo fatti sorprendere dalle ondate di coronavirus.
“Meglio quindi parlare di rischio, e basta. Un rischio che il governo ha deciso di assumere sulla base di decisioni giustamente non soltanto scientifiche ma anche politiche, sociali ed economiche.
Che la situazione epidemiologica sia in miglioramento è vero, spiega Sestili: i casi positivi diminuiscono da sei settimane ma la discesa è lenta. I 10-15mila contagi al giorno rappresentano numeri troppo alti dopo un mese di restrizioni, mentre le terapie intensive sono in sofferenza in 11 regioni. In più, non c’è ancora una regione al di sotto della soglia di incidenza che permetterebbe di ricominciare a tracciare i contagi (50 casi ogni 100 mila abitanti).
La campagna di vaccinazione va a rilento
Sestili aggiunge che la campagna di vaccinazione ancora non è in grado di dare effetti sulla riduzione dei contagi: 10% di popolazione interamente vaccinata, 23% con una dose. Numeri ancora troppo bassi per arginare la trasmissione del virus.
Proprio sulla protezione delle persone più vulnerabili si basa la valutazione del rischio del governo.
Per effetto delle vaccinazioni sugli over 70, la letalità dovrebbe ridursi di circa il 62% a livello nazionale. E oltre al numero dei decessi, diminuirà finalmente la pressione sugli ospedali. Ecco, è proprio questo il punto: il numero dei contagi.
Difficile pensare che, a partire da lunedì possano continuare a scendere. D’altronde, se di fronte al dilagare della variante inglese abbiamo dovuto abolire le zone gialle un motivo c’è.
Per il fisico lo scenario più probabile dopo il Decreto Riaperture è quindi quello di una risalita del numero dei casi positivi che colpirà soprattutto i giovani, ma anche la fascia 35-60 anni, ancora troppo lontana da una vaccinazione di massa. Anche proteggendo i più anziani, il virus non può comunque essere lasciato libero di circolare
(da La Notizia)

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“QUI FAMIGLIE DECIMATE E REPARTI PIENI, LE RIAPERTURE ORA SONO PERICOLOSISSIME”

Aprile 25th, 2021 Riccardo Fucile

LA PRIMARIA DI MALATTIE INFETTIVE DI FROSINONE: “DOVE METTIAMO I PAZIENTI CHE ARRIVERANNO?”

La scia di morte che le varianti del virus hanno causato sul territorio ciociaro ha contato negli ultimi 3 mesi più decessi che in tutto il 2020. La dottoressa Katia Casinelli racconta la sua preoccupazione sulle riaperture: «Dove mettiamo i pazienti che arriveranno?»
La dottoressa Katia Casinelli è responsabile dell’unità operativa Malattie infettive ed Epatologia dell’ospedale “Fabrizio Spaziani” di Frosinone. Non un luogo qualsiasi quando si parla di varianti e dell’impatto devastante che le mutazioni del Covid-19 hanno avuto sulla popolazione.
La scia di morte in Ciociaria ha provocato nei primi tre mesi del 2021 più decessi di tutto l’intero 2020. La squadra della dottoressa Casinelli e della Direttrice Pierpaola D’alessandro ha combattuto contro un nemico ancora più forte e rialzato le sorti di una sanità locale da tempo vittima di lacune. «Famiglie decimate e reparti colmi», il bollettino di una guerra che la primaria racconta di dover ancora combattere. È per questo che le riaperture decise dal governo Draghi per il 26 aprile qui fanno tanta paura. «Abbiamo reagito con tutte le nostre forze e sostenuto situazioni devastanti per il corpo e per la mente, ma ora il timore è di non farcela più». Una richiesta di aiuto e comprensione da parte di chi vede le imminenti riaperture come un «liberi tutti senza coscienza».
«Dove metto i pazienti che arriveranno?»
«I letti sono pieni e anche se c’è un turn over vengono subito sostituiti da altri pazienti Covid. Io ho paura a pensare cosa potrà succedere con queste riaperture, dove metto i pazienti che arriveranno?». La preoccupazione è la stessa che la dottoressa Casinelli racconta di aver avuto per decine di notti passate a chiedersi come riuscire a fronteggiare un’emergenza che ha stravolto in modo tragico il territorio ciociaro. La sua squadra ha reagito con forza all’ondata «ma di fronte a un’ulteriore aumento di contagi temiamo di non riuscire a farcela».
«Appellarsi al buon senso non basta più»*
«È un anno e mezzo che si appellano al buon senso della popolazione ma ora non basta più». Il timore più grande per la dottoressa è quello di vedere altre persone morire. «Nonostante la voglia di aiutare la nostra gente non si sia mai spenta e i ringraziamenti da parte loro hanno riempito i nostri momenti più difficili, ora ci sentiamo stanchi e disperati». La sensazione di abbandono raccontata dalla primaria Casinelli è anche nei confronti di una tabella di marcia che sta andando troppo a rilento. «Se è vero che dovranno arrivare nuove forniture di vaccini tra aprile e maggio, sarebbe stato fondamentale lavorare duro per le somministrazioni: solo a quel punto sarebbe stata una vera ripartenza per tutti», aggiunge. «Le riaperture ora sono pericolosissime».
(da agenzie)

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AI SOVRANISTI NON BASTANO 120.000 VITTIME DA COVID, VOGLIONO TOGLIERE IL COPRIFUOCO PER FAR MORIRE ALTRI ITALIANI

Aprile 25th, 2021 Riccardo Fucile

IL VIMINALE SMENTISCE LA GELMINI: “ALLE 22 CHI VA AL RISTORANTE DEVE ESSERE A CASA”… NEI PAESI SERI CHI FAVORISCE LA DIFFUSIONE DELLA PANDEMIA DOVREBBE STARE IN GALERA

La legge e la circolare del Viminale è chiara e ora prevede il ritorno a casa proprio alle 22, anche per chi cena all’aperto: se c’è qualcosa da dire sugli aspetti di sicurezza non è il caso lo faccia il ministra degli Affari regionali.
Il sottosegretario all’Interno Carlo Sibilia è intervenuto per fare chiarezza dopo le parole di Mariastella Gelmini che ha affermato che si può restare seduti nei ristoranti per mangiare all’aperto fino alle 22 e poi tornare a casa.
“In Italia l’unica voce credibile e autorità competente in questo senso è quella del ministro dell’Interno. “Evitiamo pertanto interpretazioni personali che possano ingenerare confusione tra i cittadini e mettere in difficoltà le forze dell’ordine – ha ribadito – il coprifuoco al momento è alle 22”.
Nel decreto infatti resta specificato che il coprifuoco, cioè l’orario in cui uno deve essere a casa, è fissato alle ore 22. Concetto sottolineato anche ieri dalla circolare del Viminale inviata dal capo di gabinetto Bruno Frattasi ai prefetti con le indicazioni per l’applicazioni del decreto.
Pertanto, sorprendono le parole della ministra di Forza Italia. Il centrodestra d’altra parte con Matteo Salvini attacca, lanciando con una diretta sui social il sito ‘No Coprifuoco’: “Combattiamo questo pregiudizio per cui qualcuno vede solo rosso, per ideologia vede solo rosso. Oggi è il 25 aprile: parliamo di libertà”.
Le parole della Gelmini
“C’è stata qualche polemica sul coprifuoco e sulla difficoltà per i ristoratori ad erogare i propri servizi la sera”, ha detto Gelmini parlando al Messaggero. “Ma voglio chiarire un punto: chi va a cena fuori può stare tranquillamente seduto al tavolo fino alle 22 e poi, una volta uscito dal locale, far ritorno a casa senza alcun rischio di ricevere sanzioni”.
Matteo Salvini: “No coprifuoco”
“Almeno in quelle città dove la situazione è sotto controllo, diciamo no coprifuoco, no vincoli, no chiusure, no restrizioni. Nome, cognome e un click per dire no al coprifuoco”, spiega il leader della Lega.
Appello anche da Meloni
“La libertà, mentre la celebriamo, non è più scontata. A oltre 70 anni dall’inizio della nostra Repubblica democratica, e ad oltre un anno dall’inizio della pandemia, il governo ancora pensa di potersi arrogare il diritto di decidere se e quando gli italiani possano uscire di casa”. Lo scrive su Facebook il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni. “Appello a tutti coloro che credono nel valore della libertà: aiutateci ad abolire il coprifuoco”, aggiunge.
Le reazioni
“Salvini fa della propaganda il suo pane quotidiano. Questo governo fatto da forze politiche che non staranno più insieme si regge se tutti sono seri. Le nostre distanze dalla Lega sono siderali ed è evidente che sia strumentale parlare di un’ora in più per il coprifuoco. Il tema non è un’ora in più. Nessuno vuol tener chiuso il Paese, ma basta con la demagogia. Torneremo a fare propaganda politica, ma basta con la demagogia”. Lo ha detto il deputato Pd Francesco Boccia, della segreteria dem, intervistato alla trasmissione Agenda di Sky Tg 24.
(da agenzie)

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