Aprile 28th, 2021 Riccardo Fucile
E’ IN VIGORE NELL’80% DEL TERRITORIO EUROPEO, CON BUONA PACE DI SALVINI E DELLA MELONI (COMPRESI I GOVERNI SOVRANISTI)
L’Italia si divide dsul coprifuoco: dichiarare chiusa la movida alle 22? Ritardarla
alle 23 o abolire del tutto il limite?
Ma come si stanno comportando gli altri Paesi europei che hanno adottato restrizioni anti Covid?
Sono almeno 15 i governi che hanno introdotti limiti di orario per bar e ristoranti e l’Italia, va detto, «sta nel mezzo in quanto a severità delle restrizioni. ecco una rapida panoramica di quello che sta succedendo al di fuori dei confini italiani.
* La Francia impone lo stop ai locali pubblici dalle 19 alle 5 del mattino successivo: è lo Stato che ha adottato i limiti più rigidi
* La Svizzera consente i tavoli all’aperto fino alle 23. Il 12 maggio il governo deciderà se modificare la norma
* La Germania ha introdotto poche settimane fa il coprifuoco a partire dalle 21 in coincidenza con una nuova impennata di contagi
* La Spagna impone lo stop alla movida a partire dalle 23.
* L’Austria chiude tutto a partire dalle 20 ma il provvedimento è in fase di ridiscussione e varia da regione a regione
* Il Belgio e l’Olanda imitano l’Italia: stop alle 22 ma ordinanza destinata a essere rivista alla luce dei dati epidemiologici.
Gli altri governi che impongono limiti sono Romania (ore 20), Ungheria (21.30), Repubblica Ceca (22), Slovacchia (20), Lussemburgo, Grecia e Cipro.
* La Gran Bretagna ha invece abolito ogni restrizione puntando tutto sulla campagna vaccinale a tappeto
(da agenzie)
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Aprile 28th, 2021 Riccardo Fucile
“NON DITE CHE RIAPRIAMO IN SICUREZZA, E’ FALSO. DITE CHE SIETE DISPONIBILI A FAR SI’ CHE CI SARANNO MIGLIAIA DI MORTI IN PIU'”
Lo scontro tra il governatore della regione Emilia-Romagna Stefano Bonaccini e l’infettivologo dell’ospedale Sacco di Milano Massimo Galli va in scena in diretta su Rai Tre, nella trasmissione condotta da Bianca Berlinguer, Cartabianca.
Si parla dei temi caldi del giorno, quindi: riaperture e coprifuoco. Sul coprifuoco la conduttrice chiede un commento sull’odg di Giorgia Meloni che oggi è stato respinto alla Camera.
Bonaccini risponde dicendo di non essersi interessato della faccenda, perché oberato di lavoro. Però poi si esprime, e sostiene una tesi che è un po’ nel mezzo, e cioè, dice: non posso dire che sia una stupidaggine, perché se vediamo che ci saranno i margini e i miglioramenti sufficienti, sarà giusto far slittare oltre l’orario. Che, comunque, è un po’ quello che la maggioranza ha sempre sostenuto.
Ma poi lo scontro con Galli sulle riaperture. Perché a un certo punto il governatore cita il famoso “rischio calcolato. Diamo qualche segno di fiducia agli italiani”.
E lì il professore non ci vede più, si fa paonazzo e urla:
“I calcoli non sono stati fatti su base scientifica. Queste decisioni sono state decisioni di tipo politico, diciamo chiaramente che si vuole questo. Diciamo che siamo disponibili a vedere che ci saranno qualche centinaio o migliaio di morti in più.”
Bonaccini si sente colpito, e chiede: “Perché è così nervoso? Lasci parlare anche gli altri”.
E qui la situazione in studio peggiora, perché l’infettivologo non ci vede più, e continua a parlare: “Lei continua a confondere la politica con il Paese, e guardi che gli italiani se ne accorgono. Dovrebbe vergognarsi!”.
A questo punto interviene Bianca Berlinguer, che chiede al medico: “La politica si è presa questa responsabilità senza tenere conto del comitato tecnico scientifico?”. Ecco la risposta di Galli: “Mi sembra di capire che di tecnico in questa questione c’è stato pochissimo, è stata una decisione politica. Dovete accettare una serie di conseguenze, ma non cercate di dire che possiamo riaprire in sicurezza. Questo non è vero. Prima di riaprire avremmo avuto bisogno (almeno) di altre 15 milioni di dosi.
(da “NextQuotidiano”)
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Aprile 28th, 2021 Riccardo Fucile
LA MAGGIOR PARTE DELLE TRATTE SONO ROMA-VENEZIA-ROMA… PERCHE’ COSI TANTI? “PER LA PANDEMIA”
Una vacanza in Sardegna durante la scorsa estate e un andirivieni Venezia-
Roma/Roma-Venezia per tornare nella sua casa di Padova (poi alcune altre, ma rare, tappe). Il totale fa 124.
Si tratta dei voli di Stato utilizzati dalla Presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati nel corso dell’ultimo anno.
A riportare la notizia è stato il quotidiano La Repubblica che è entrata in possesso dei registri di volo del Falcon, il velivolo messo a disposizione della seconda carica dello Stato per i suoi spostamenti.
Come spiega il quotidiano di Largo Fochetti, la maggior parte delle tratte coperte dal Falcon (sigla IAM9003) ha coperto per 97 volte la tratta Roma-Venezia (e ritorno). Si tratta di un tragitto noto: il Marco Polo è il punto di approdo più vicino (a livello aereo) per poter arrivare a Padova, dove risiede la famiglia della Presidente di Palazzo Madama.
A questi viaggi si aggiungono le sei volte in cui – nel mese di agosto – il velivolo messo a disposizione della seconda carica dello Stato si è mosso dall’aeroporto romano di Ciampino a quello di Alghero. Si tratta del periodo in cui Maria Elisabetta Alberti Casellati si trovava in vacanza in Sardegna.
Spostamenti leciti? A differenza di quel che accade per chi utilizza i mezzi di Stato per gli spostamenti, chi ricopre il ruolo di Presidente del Senato ha una procedura molto più snella per quel che ne concerne l’utilizzo, come spiega La Repubblica:
Per l’incarico che ricopre, e a differenza dei ministri del governo, non ha bisogno di autorizzazione per prendere l’aereo blu.
Tutto lecito e tutto consentito, dunque. Fonti vicine alla Presidente del Senato hanno spiegato come – prima della pandemia – lei fosse solita utilizzare voli di linea (cosa nota, viste le precedenti polemiche) e treni diretti tra Roma e Padova.
Poi, con l’emergenza sanitaria, si è deciso di procedere con l’utilizzo del Falcon a sua disposizione. Inoltre, le stesse fonti citate da La Repubblica spiegano come Casellati abbia problemi alla schiena che non le permettono di effettuare lunghi viaggi in macchina. Sta di fatto che la seconda carica dello Stato non ha voluto rispondere alla domande del quotidiano.
(da “NextQuotidiano”)
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Aprile 28th, 2021 Riccardo Fucile
LE ACCUSE E LE CONDANNE NEI CONFRONTI DEI SETTE
Omicidi di giudici e di appartenenti alle forze di polizia, sequestri di esponenti politici, uccisioni di dirigenti d’azienda. È lungo e riporta alla luce alcuni dei momenti più bui degli anni di piombo l’elenco dei reati di cui sono accusati i sette ex terroristi fermati questa mattina in Francia. Ecco le accuse e le condanne nei confronti di ciascuno dei sette, così come indicato nelle sentenze.
GIOVANNI ALIMONTI – 66enne ex brigatista.
Tra i vari reati per i quali è condannato c’è anche il tentato omicidio del vice dirigente della Digos di Roma Nicola Simone, avvenuto il 6 gennaio del 1982 e durante il quale lui stesso rimase ferito al braccio destro. L’ordine di esecuzione della pena è stato emesso dalla procura generale presso la Corte d’appello di Roma a marzo del 2008: deve scontare 11 anni, 6 mesi e 9 giorni e la libertà vigilata per 4 anni per banda armata, associazione con finalità di terrorismo, concorso in violenza privata aggravata, concorso in falso in atti pubblici. Il mandato di cattura europeo emesso nei suoi confronti scade l′8 gennaio del 2022.
ENZO CALVITTI
anche lui 66enne ex brigatista, nato a Mafalda, in provincia di Campobasso. Deve scontare una pena di 18 anni, 7 mesi e 25 giorni e la misura della libertà vigilata per 4 anni per associazione sovversiva, banda armata, associazione con finalità di terrorismo, ricettazione di armi. La sentenza è divenuta esecutiva a settembre del 1992, il mandato di cattura europeo nei suoi confronti scade il 21 dicembre del 2021.
ROBERTA CAPPELLI
l’ex brigatista, 66enne, è responsabile di 3 omicidi avvenuti a Roma: quello del generale dei carabinieri Enrico Calvaligi, ucciso l’ultimo dell’anno del 1980, dell’agente di Polizia Michele Granato (9 settembre del 1979) e del vice questore Sebastiano Vinci (19 giugno 1981). A suo carico anche il ferimento di Domenico Gallucci (sempre a Roma il 17 maggio del 1980) e del vice questore Nicola Simone, il 6 gennaio del 1982, di cui è responsabile anche Alimonti.
Deve scontare l’ergastolo con un anno di isolamento diurno per associazione con finalità di terrorismo, concorso in rapina aggravata, concorso in omicidio aggravato. Il mandato d’arresto europeo scade il 30 luglio 2022.
NARCISO MANENTI
Il 64enne originario di Telgate, in provincia di Bergamo, è un ex dei ‘Nuclei armati contropotere territoriale’ e dal 1985 è sposato con la francese Christine Andrè Marie Hayotte. E’ stato condannato all’ergastolo per l’omicidio dell’appuntato dei carabinieri Giuseppe Guerrieri, ucciso a Bergamo il 13 marzo del 1979. Manenti ha anche una condanna a 2 anni e 6 mesi per ricettazione, detenzione e porto abusivo di armi e a 3 anni e 6 mesi per associazione sovversiva e banda armata. Il mandato di cattura europeo emesso dalle autorità italiane scade il 6 luglio del 2023
MARINA PETRELLA
la 67enne ex brigatista è responsabile, in base alle condanne, dell’omicidio del generale dei Carabinieri Enrico Galvaligi, di cui è accusata anche Roberta Cappelli, del sequestro del giudice Giovanni D’Urso, avvenuto a Roma il 12 dicembre del 1980, e dell’assessore regionale della Democrazia Cristiana Ciro Cirillo, avvenuto a Torre del Grego il 27 aprile del 1981 e nel quale furono uccisi due membri della scorta, dell’attentato al vice questore Nicola Simone (insieme a Cappelli e Alimonti). Il suo mandato di cattura europeo scade l′8 gennaio del 2022.
GIORGIO PIETROSTEFANI
il 78enne tra i fondatori di Lotta Continua e responsabile del servizio d’ordine del movimento deve scontare 14 anni, 2 mesi e 11 giorni per l’omicidio del commissario di Polizia Luigi Calabresi. L’ordine di esecuzione della pena è stato emesso il 15 luglio del 2008 dalla procura generale di Milano. il mandato di cattura europeo scade il 9 settembre 2023.
SERGIO TORNAGHI
Il 63enne, milanese, è anche lui un ex brigatista e tra i reati per i quali è stato condannato all’ergastolo c’è l’omicidio di Renato Briano, direttore generale della ‘Ercole Marelli’. Tra le accuse anche partecipazione a banda armata, propaganda e apologia sovversiva, attentato con finalità di terrorismo e eversione, detenzione e porto illegale di armi, violenza privata. Il mandato di cattura europeo scade il 5 maggio del 2023
(da Huffingtonpost)
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Aprile 28th, 2021 Riccardo Fucile
FERMATI SETTE EX TERRORISTI, DUE PER L’OMICIDIO MORO, ALTRI TRE IN FUGA
Sette ex terroristi italiani – condannati in Italia per atti di terrorismo commessi
negli anni ’70 e ’80 – sono stati arrestati questa mattina in Francia nell’ambito dell’operazione “Ombre rosse”, su richiesta dell’Italia. Altri tre sono ricercati.
Lo ha riferito l’Eliseo, secondo quanto riporta Le Figaro. Tra gli arrestati ci sono anche Giorgio Pietrostefani, cofondatore di Lotta Continua, condannato a 22 anni come mandante dell’omicidio Calabresi; Marina Petrella, condannata all’ergastolo per l’omicidio di un agente e condannata nel processo Moro-ter, in quanto coinvolta nel rapimento di Aldo Moro, e Giovanni Alimonti, anche lui condannato a 22 anni al processo Moro-ter.
Secondo quanto apprende l’Ansa da fonti investigative francesi, i sette arrestati sono: Enzo Calvitti, Giovanni Alimonti, Roberta Cappelli, Marina Petrella e Sergio Tornaghi (tutti delle Brigate Rosse); Giorgio Pietrostefani di Lotta Continua; Narciso Manenti dei Nuclei Armati contro il Potere territoriale. I tre in fuga sono Luigi Bergamin, Maurizio Di Marzio e Raffaele Ventura.
L’operazione, secondo quanto si apprende da fonti italiane, è stata condotta dall’Antiterrorismo della polizia nazionale francese (Sdat) in collaborazione con il Servizio di cooperazione internazionale della Criminalpol e con l’Antiterrorismo della Polizia italiana e con l’esperto per la sicurezza della polizia italiana nella capitale francese.
L’operazione, riporta l’Ansa, era stata preparata da diversi giorni ed è stata realizzata in cooperazione dagli ufficiali di collegamento della polizia italiana a Parigi, che hanno operato in stretto contatto con la direzione antiterrorismo francese. Gli arrestati sono in attesa di essere presentati al giudice per la comunicazione della richiesta di estradizione da parte dell’Italia.
Con gli arresti entra in forte crisi la ‘dottrina Mitterrand’, anche se dall’Eliseo precisano che la decisione del presidente Emmanuel Macron “si colloca strettamente nella logica della dottrina Mitterrand di accordare l’asilo agli ex brigatisti, eccetto ai responsabili di reati di sangue”.
La compilazione della lista dei 10 nomi (7 arrestati e 3 in fuga) è il frutto “di un importante lavoro preparatorio bilaterale, durato diversi mesi – sottolinea l’Eliseo – che ha portato a prendere in considerazione i reati più gravi”.
(da Huffingtonpost)
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Aprile 27th, 2021 Riccardo Fucile
LEGA, FORZA ITALIA E ITALIA VIVA “ESULTANO” PER LA VERIFICA A MAGGIO CHE DRAGHI AVEVA GIA’ ANNUNCIATO UNA SETTIMANA FA
Dice che è cambiato tutto, quando invece tutto prosegue come già stabilito, come già annunciato da Draghi.
Coprifuoco e illusionismo: ecco lo strano mix con cui Matteo Salvini ha condotto la sua battaglia sugli orari serali delle chiusure, adottando anche una tattica da in e out rispetto alla maggioranza di governo di cui fa parte.
Il ricorso all’illusionismo del leader della Lega ha funzionato così: celebrare quello che lui ritiene un proprio successo nella vicenda parlamentare di queste ore, cioè l’approvazione dell’ordine del giorno che impegna il governo a valutare nel mese di maggio, sulla base dell’andamento epidemiologico del Covid, l’orario di rientro a casa. La richiesta arrivata dall’ex ministro tuttavia era ben diversa e corrispondeva all’abolizione del coprifuoco dal 15 del mese prossimo.
Così Salvini aggirando, giocando e ribaltando i dati di fatto millanta una vittoria.
Il primo “tagliando” sul decreto riaperture era già fissato a metà maggio quindi ben poco è cambiato perché contestualmente sarebbe stato valutato anche il coprifuoco.
La scelta dunque era già stata condivisa prima della querelle che ha impegnato la Camera nella giornata di oggi. Nonostante questo ecco il proclama illusionista di Salvini: “L’ordine del giorno votato oggi dalla Camera significa che la Lega non fa i capricci ma rappresenta l’esigenza di milioni di italiani che vogliono tornare al lavoro e alla libertà”.
Tutto ciò arriva a conclusione di una giornata burrascosa per la maggioranza. “Oggi si è toccato un punto molto basso”, racconta chi era presente all’incontro tra il ministro dei Rapporti con il Parlamento, Federico D’Incà, e i capigruppo di maggioranza.
Il partito di Matteo Salvini, per rincorrere l’alleato di centrodestra Giorgia Meloni che sta conducendo la sua battaglia contro il coprifuoco, pretendeva che quest’ultimo venisse abolito da metà maggio.
Con lui si schierano Forza Italia e Matteo Renzi. Il gioco è nei fatti una guerra di nervi tutta all’interno del centrodestra, in cui Fratelli d’Italia prova a conquistare spazio e Salvini in difficoltà lo insegue per non lasciare al partito della Meloni quelle battaglie che nel Paese possono avere un seguito.
Da una parte quindi ci sono Lega, Fratelli d’Italia e Italia Viva, favorevoli all’abolizione del coprifuoco, e dall’altra Pd, Leu e M5s favorevoli a mantenerlo.
La maggioranza si mette a lavoro per riformare gli ordini del giorno che Lega e Forza Italia sono pronti a presentare, ma una soluzione per tante ore non si trova.
È stallo, gli animi si surriscaldano, le urla si sentono dai corridoi, fino a quando il ministro D’Incà sbotta contro la Lega: “Ora basta, parlo con Draghi”.
E si reca al Senato per discuterne personalmente con il premier.
La seduta in Aula alla Camera slitta di ore, prima un quarto d’ora, poi mezz’ora, infine un’ora e poi due. Alla fine viene scritto un nuovo testo sulla base di una proposta avanzata dalla capogruppo Pd Debora Serracchiani.
Tutti si dicono soddisfatti, compreso Salvini che in realtà ottiene come unico risultato quello di aver alzato la tensione per tutto il giorno nella speranza di mostrare all’esterno una certa autonomia rispetto al governo.
La seduta in Aula riprende. La maggioranza vota compatta l’ordine del giorno di cui si è discusso per tutto il pomeriggio, ma quando arriva il momento di votare l’ordine del giorno presentato da Fratelli d’Italia sull’abolizione del coprifuoco ecco che la Lega lascia gli scranni e non partecipa al voto mentre il resto della maggioranza si esprime in maniera contraria. Pd e M5s non ci stanno: “Chi fa queste scelte se ne deve andare”.
E tra i banchi della Camera la domanda che rimbalza è sempre la stessa: “Salvini quando lascerà la maggioranza? Cosa pensa di fare?”.
Tutto questo è il preludio di ciò che succederà domani, quando sarà discussa la mozione di sfiducia al ministro Roberto Speranza presentata da Fratelli d’Italia, altra mina sulla strada leghista.
“Come voterà la Lega? Non lo so ancora, ne parlerò con Sileri”, risponde Salvini. Con il sottosegretario alla Salute che negli ultimi giorni non risparmia critiche al titolare del dicastero. Ma con ogni probabilità il leader leghista si sta preparando a un altro gioco da illusionista, per arginare Giorgia Meloni ed essere sempre un po’ in e un po’ out rispetto alla maggioranza.
(da “Huffingtonpost”)
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Aprile 27th, 2021 Riccardo Fucile
INSORGONO TUTTE LE OPPOSIZIONI, DAL CENTRODESTRA AL CENTROSINISTRA: “CHI STABILISCE CHI E’ CONSONO E CHI NO?”
Scoppia la bufera a Cassina de’ Pecchi, paese della provincia di Milano, dove nel
nuovo regolamento della polizia municipale che verrà discusso il prossimo 30 aprile in consiglio comunale, si propone di vietare alle persone di vestirsi e atteggiarsi come prostitute.
Un divieto che limiterebbe ingiustificatamente la libertà personale di vestirsi e comportarsi come meglio si creda, pur – ovviamente – nel rispetto della legge.
Come riportato da Primamilanoovest.it e Milanotoday, all’articolo 23 – Comportamenti contrari all’igiene, al decoro e al quieto vivere – del nuovo regolamento in via di discussione, si legge: “In luogo pubblico è vietato contrarre ovvero concordare prestazioni sessuali oppure intrattenersi con soggetti che esercitano l’attività di meretricio su strada o che, per atteggiamento, ovvero per l’abbigliamento ovvero per le modalità comportamentali manifestino comunque l’intenzione di esercitare l’attività consistente in prestazioni sessuali”.
Subito sono insorte le opposizioni di centrodestra e centrosinistra contro il Comune a conduzione solo leghista con la sindaca Elisa Balconi.
Andrea Maggio di Uniti per Cassina, lista che tiene dentro gli esponenti di Fratelli d’Italia e Forza Italia, ha dichiarato: “Questa è una cosa assurda, chi stabilisce se è consono o no?”.
A fargli eco anche il Partito Democratico, che in una nota ha scritto: “Un attacco alla dignità della donna. Ci chiediamo quale atteggiamento e quale abbigliamento considerino una manifestazione o intenzione di attività di meretricio. Respingiamo qualsiasi forma di classificazione di una donna rispetto al suo modo di vestirsi o di atteggiarsi”.
(da Fanpage)
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Aprile 27th, 2021 Riccardo Fucile
“SABATO C’ERA, NEL TESTO ARRIVATO ALLA CAMERA E’ SPARITO”…. A CONFINDUSTRIA NON PIACEVA, DRAGHI ESEGUE
“Cucù, il salario minimo legale non c’è più…”. Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra italiana, spulcia le pagine del Recovery plan presentato da Mario Draghi ieri alla Camera e oggi al Senato e contesta che nella versione finale è stata eliminata la parte dove si prevedeva di introdurre in Italia un tetto minimo per le retribuzioni dei lavoratori.
Un provvedimento che sta molto a cuore al Movimento cinque stelle, che dopo la sconfitta sul superbonus edilizio, perde un’altra battaglia. Sconfitta che certamente non giova all’armonia all’interno della maggioranza. Dove anche Enrico Letta è però favorevole al provvedimento.
“Nella versione del Recovery di sabato scorso, nella parte delle riforme di accompagnamento al piano, c’era scritto chiaro che si prevedeva l’introduzione del salario minimo legale. Nella versione dataci in Parlamento, nell’ultima modifica, come per magia sparisce”, dice Fratoianni.
Il suo partito ha rotto con Articolo 21 sulla fiducia al governo di Mario Draghi, decretando la fine di Liberi e Uguali, e adesso sta all’opposizione insieme a Fratelli d’Italia e ad Alternativa c’è, composta da ex grillini.
Ieri hanno chiesto di rinviare la discussione sul Recovery plan perché arrivato in Parlamento poche ore prima della discussione.
Oggi Fratoianni punta l’indice contro la cancellazione del salario minimo legale. Argomento di cui si discute molto all’estero. “È chiaro perché dico che questo Recovery è un segreto di Stato? – chiede il segretario di Sinistra italiana – È chiaro perché è uno schiaffo al futuro? Perché soprattutto i più giovani, che campano di lavoro povero e sottopagato, non vedranno nessun cambiamento. Ma insieme a McKinsey – conclude – c’è stata pure Confindustria a scriverlo?”.
Fratoianni ha buon gioco a fare notare che fino a sabato nella bozza del Recovery plan si poteva leggere di una misura “per i lavoratori non coperti dalla contrattazione collettiva nazionale, a garanzia di una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del lavoro svolto e idonea ad assicurare un’esistenza libera e dignitosa” nell’ottica di un rafforzamento del sistema delle tutele del lavoro.
Una partita chi sta giocando in maniera intrecciata nelle aule parlamentari italiane e in quelle del Parlamento europeo, dove il 22 aprile è stata depositata una bozza di direttiva sul salario minimo legale elaborata dalla Commissione europea. Avversata dai paesi dell’Est e da Fratelli d’Italie e Lega.
La commissione Lavoro del Senato aveva dato il via libera a questo progetto europeo il 22 marzo. Un passo verso l’approvazione della legge sul salario minimo che è in discussione sempre a Palazzo Madama dal 2019.
L’idea di fondo è di fissare un tetto minimo di 9 euro come salario minimo per i lavoratori. Un po’ come negli Stati Uniti, dove proprio oggi il presidente Joe Biden, dopo la bocciatura del Senato della sua proposta valida per tutti, alza il salario minimo dei contrattisti federali a 15 dollari.
Nel nostro Paese una legge sul salario minimo non esiste. Nonostante fosse prevista come correttivo nel Jobs act di Matteo Renzi o nel decreto Dignità di Luigi Di Maio. Nel 2019, poco prima della caduta del governo Lega-M5S era stato trovato un accordo, saltato poi con la crisi di governo, fra leghisti e grillini
Adesso si discute su un progetto del M5S e uno del Pd dove la differenza di fondo è su come calcolare il salario minimo. O sul reddito medio, comunque superiore alla soglia di povertà, o sul reddito mediano. Un aumento che potrebbe essere di stimolo ai consumi e alla ripresa economica.
Niente di paragonabile al salario minimo stabilito con un referendum nel cantone svizzero di Ginevra dove è passata la proposta di 3400 euro come soglia minima.
Comunque il risultato finale dovrebbe attestarsi fra i 5 e i 7 euro l’ora, cifra più vicina ai dati europei.
Naturalmente in Italia è contraria Confindustria e una certa diffidenza circola anche nei sindacati che vedrebbero ridotti i margini di trattativa.
(da agenzie)
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Aprile 27th, 2021 Riccardo Fucile
“ME NE OCCUPERO’ DA LONTANO”… FONTANA CERCA DI TAMPONARE: “CONTINUERA’ A LAVORARE PER LA REGIONE”
Guido Bertolaso tornerà presto a Roma perché considera conclusa la sua
missione in Lombardia. Secondo quanto riporta il Corriere della Sera, il consulente della Regione avrebbe comunicato la sua decisione venerdì scorso ad Attilio Fontana.
“La macchina è organizzata, gli hub massivi funzionano. A un certo punto che credo che Bertolaso non serva più”, aveva detto ieri Bertolaso a Quarta Repubblica.
Questa la versione ufficiale. “Bertolaso è servito all’inizio per dare una mano. Finalmente potrà dedicarsi ad altro”, ha detto lui, sempre ieri sera, su Rete4.
La Lombardia “è assolutamente in grado da sola di andare avanti, io ho altro progetti che intendo portare avanti”.
Secondo quanto trapela, l’intenzione di Bertolaso sarebbe quella di riposare, insieme alla famiglia, dopo questi mesi di lavoro piuttosto intensi e stressanti. Quando si è parlato di lui come futuro sindaco di Roma, candidatura per cui il centrodestra non ha ancora trovato una sintesi, il medico ed ex capo della Protezione civile ha sempre declinato.
Bertolaso è stato chiamato per coordinare la campagna in Lombardia a fine gennaio.
“Il lavoro sta proseguendo, di Bertolaso abbiamo ancora bisogno, quindi sono assolutamente convinto che continueremo a lavorare perché è un progetto, quello della vaccinazione, assolutamente importante e rilevante”, ha detto a questo riguardo il presidente della Lombardia, Attilio Fontana.
(da agenzie)
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