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HAITI, LIBERATO L’IMPRENDITORE ITALIANO CALI, I RAPITORI AVEVANO CHIESTO 500.000 DOLLARI PER IL RISCATTO

Giugno 24th, 2021 Riccardo Fucile

PAGATO GIUSTAMENTE UN RISCATTO DALL’ITALIA, MA DOVE SONO I SOVRANISTI CHE STARNAZZAVANO INDIGNATI QUANDO IL RISCATTO ERA PAGATO PER UNA COOPERANTE?

L’incubo è finito. La brutta storia è alle spalle e adesso si conoscono anche i dettagli della vicenda; alcuni almeno. È stato liberato nella notte dopo ventidue giorni prigionia l’Ingegnere catanese Giovanni Calì, 74 anni, rapito il primo giugno scorso ad Haiti.
L’imprenditore siciliano era stato rapito con un vero e proprio blitz in stile paramilitare. Un blitz che aveva portato alla cattura dell’ingegnere e alla richiesta successiva di soldi per lasciarlo libero.
I sequestratori infatti, secondo quanto si apprende, avevano chiesto un riscatto di 500 mila dollari. A entrare in azione erano stati gli affiliati dei “400 Mawozo” una gang che da tempo semina il terrore tra residenti, funzionari stranieri e i volontari.
Calì, dipendente di una ditta di costruzioni con sede a Roma, si trova ad Haiti perché partecipa ai lavori per la costruzione di una strada che collega i dipartimenti del centro e del nord dell’isola.
Fa sapere la Farnesina in una nota: “Il nostro connazionale era stato prelevato presso il cantiere dove lavorava da un gruppo criminale locale. La liberazione, dopo soli 22 giorni, è stata possibile grazie al lavoro quotidiano della nostra intelligence e dell’Unità di Crisi della Farnesina, che ha mantenuto giorno dopo giorno i contatti con la famiglia in Sicilia”
L’ingegnere Giovanni “Vanni” Calì, 74enne di Catania, si trovava ad Haiti per conto della ditta di costruzioni Bonifica Spa, con sede a Roma, e si stava occupando della costruzione di una strada. Era stato prelevato, insieme a un suo collaboratore haitiano, dal cantiere dove si trovava per alcuni rilievi. Gli indizi avevano portato gli inquirenti nella direzione delle diverse violente bande criminali che si dedicano ai rapimenti a scopo di ricatto, in particolare di funzionari stranieri e anche sacerdoti.
Alla Provincia di Catania l’ingegnere siciliano era stato assessore ai Lavori pubblici, poi dirigente per un decennio.
(da agenzie)

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LEADER EUROPEI CONTRO ORBAN, IL PREMIER OLANDESE: “UNGHERIA FUORI DALLA UE”

Giugno 24th, 2021 Riccardo Fucile

“L’EUROPA NON E’ SOLO SOVVENZIONI E SOLDI, MA VALORI”… “CI SONO DIRITTI E DOVERI, SE A QUALCUNO NON VA BENE SI ACCOMODI ALLA PORTA”

Con questa legge anti-Lgbtq+ «l’Ungheria non ha posto nell’Ue», ha commentato il premier olandese Mark Rutte. «Non credo che Orbán ritirerà la legge. È spudorato e perciò penso che andrà avanti ma l’obiettivo a lungo termine è mettere l’Ungheria in ginocchio. Devono capire che, o sono membri dell’Unione europea, e perciò della nostra comunità di valori, dove nessuno può essere discriminato in base al colore della pelle, al genere, all’orientamento sessuale o qualsiasi altra cosa, o ne sono fuori», ha detto.
Anche il premier del Lussemburgo Xavier Bettel ha definito «inaccettabili» le leggi imposte dal leader ungherese: «L’Europa è un progetto di pace, di tolleranza e di diritti, è triste doverlo ricordare».
Il primo ministro, promotore della lettera firmata da 17 leader europei contro le discriminazioni Lgbtq+ in Europa, ha aggiunto che la scelta di votare alcune leggi appartiene al Parlamento nazionale ungherese, ma l’Europa ha «dei valori» e «non è solo denaro e sovvenzioni, ci sono anche diritti e doveri».
Ieri, 23 giugno, la condanna anche da parte della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, secondo la quale le norme adottate da Budapest sono «una vergogna». In conferenza stampa, la presidente dell’organo esecutivo europeo ha precisato che una legge che «discrimina persone sulla base dell’orientamento sessuale va contro i valori fondamentali della Ue. Noi non faremo compromessi su questi principi».
(da agenzie)

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SALA STANA SALVINI: “IL CENTRODESTRA NON TROVA UN CANDIDATO A MILANO? SI PRESENTI SALVINI, SAREBBE UN GRANDE CONFRONTO TRA DUE IDEE DI CITTA'”

Giugno 24th, 2021 Riccardo Fucile

MA CUOR DI LEONE HA PAURA DI PERDERE (NON SOLO LA FACCIA)

Matteo Salvini candidato sindaco di Milano per il centrodestra? Secondo il primo cittadino Beppe Sala “Sarebbe un grande confronto politico di idee della città: potrebbe essere una soluzione. In questo caso lo dico con assoluta sincerità”.
Così il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, ha risposto ai cronisti che gli hanno chiesto se il centrodestra potrebbe superare l’impasse per trovare il candidato sindaco a Milano proponendo la figura del leader della Lega, Matteo Salvini.
“E’ chiaro che abbiamo due visioni della città differenti, magari sarebbe un’occasione per chiamare i milanesi a esprimersi a favore dell’una o dell’altra. Potrebbe essere una soluzione”, ha aggiunto a margine della conferenza stampa di fine mandato della Città metropolitana.
Salvini ha detto che il nome del candidato arriverà entro questa settimana ma, ricorda Sala, “questo l’ha detto per tante settimane. Il punto è che Milano merita una competizione forte, io so che posso non essere creduto, ma non sono qua ad aspettare di non aver nessuno o di avere un debolissimo candidato, – ha concluso Sala -, perché non va bene per Milano”.
(da agenzie)

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LA MAFIA DEI RISTORI: 19 IMPRENDITORI HANNO INDEBITAMENTE PERCEPITO IL CONTRIBUTO COVID

Giugno 24th, 2021 Riccardo Fucile

ERANO STATI CONDANNATI IN VIA DEFINITIVA PER ASSOCIAZIONE A DELINQUERE DI STAMPO MAFIOSO

I finanzieri del Comando provinciale della Guardia di finanza di Catania, impegnati nel contrasto ai patrimoni della criminalità organizzata, hanno scoperto che diciannove imprenditori, già condannati per mafia o sottoposti a interdittiva antimafia, avrebbero indebitamente percepito il contributo Covid a sostegno delle imprese e dei lavoratori autonomi.
Gli accertamenti – curati dal Nucleo di Polizia Economico-finanziaria e dai Reparti territoriali coordinati dal I Gruppo di Catania – hanno riguardato oltre 20 persone che, nel corso del 2020 e del 2021, hanno chiesto e ottenuto il contributo a fondo perduto previsto dalla normativa nazionale per favorire la ripresa economica nel periodo dell’emergenza epidemiologica, in particolare le imprese e i lavoratori autonomi che hanno registrato un importante calo del fatturato.
Gli approfondimenti svolti dalle fiamme gialle hanno accertato che 19 imprenditori – attivi in tutta la provincia di Catania e in diversi settori economici (ristorazione, immobiliare, trasporti) – non potevano accedere al contributo in quanto condannati, con sentenza definitiva, per associazione a delinquere di tipo mafioso o, comunque, già colpiti da interdittiva antimafia.
Cinque imprenditori sono stati denunciati per indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato, mentre i restanti 14 imprenditori sono stati segnalati per il conseguente pagamento della sanzione amministrativa, in quanto il contributo indebitamente incassato è inferiore a 4 mila euro.
(da agenzie)

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FONDAZIONE GIMBE: “NON E’ ACCETTABILE QUESTA GESTIONE DELL VARINTE DELTA, IL GOVERNO DEVE AGIRE”

Giugno 24th, 2021 Riccardo Fucile

“OCCORRE POTENZIARE SEQUENZIAMENTO E CONTACT TRACING, ATTUARE STRATEGIE DI SCREENING PER CHI ARRIVA DLL’ESTERO E ACCELLERARE SULLA SECONDA DOSE PER GLI OVER 60”

La Fondazione Gimbe, alla luce dei risultati del nuovo monitoraggio relativo alla settimana dal 16 al 22 giugno, ha chiesto di mettere in campo azioni in modo deciso tali da contrastare la variante Delta del Covid
“Non è accettabile una gestione ‘attendista’ della variante Delta, contro la quale occorre attuare tempestivamente le misure raccomandate dall’Ecdc: potenziare sequenziamento e contact tracing, attuare strategie di screening per chi arriva dall’estero e accelerare la somministrazione della seconda dose negli over 60 e nei fragili”.
Secondo il report del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) pubblicato ieri, questa variante è del 40-60% più contagiosa di quella alfa (inglese) e determinerà il 70% delle nuove infezioni entro l’inizio di agosto ed il 90% entro la fine.
In Italia, stando al database internazionale Gisaid, sulla base dei campioni prelevati dal 9 al 23 giugno, su 218 sequenze depositate 71 (32,6%) sono da variante delta ma non tutte le Regioni condividono i sequenziamenti in questo database. Un dato piu’ accurato sulla prevalenza della variante delta in Italia, al 18 maggio la attestava all’1%.
“In assenza di dati affidabili sulla presenza della variante Delta in Italia – puntualizza il presidente Gimbe Nino Cartabellotta – tre sono le ragionevoli certezze: innanzitutto il numero di sequenziamenti effettuati è modesto e eterogeneo a livello regionale; in secondo luogo, il contact tracing non è stato ripreso, nonostante i numeri del contagio lo permettano.
Infine, preoccupa il confronto con quanto sta accadendo nel Regno Unito, dove la variante si diffonde velocemente: in Italia infatti poco piu’ 1 persona su 4 ha completato il ciclo vaccinale (rispetto al 46% nel Regno Unito), mentre il 26,5% della popolazione ha ricevuto solo una dose (rispetto al 17%) e il 46% e’ totalmente privo di copertura (rispetto al 37%). Percentuali preoccupanti considerando la minore efficacia di una sola dose nei confronti di questa variante”.
(da agenzie)

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VARIANTE DELTA, NUOVO PICCO DI CASI NEL REGNO UNITO, OLTRE 16.000

Giugno 24th, 2021 Riccardo Fucile

SERIA PREOCCUPAZIONE NEGLI ALTRI PAESI EUROPEI

La variante Delta si diffonde a ritmi preoccupanti nel Regno Unito. Stando ai dati che giungono dal governo britannico, infatti, la quota di nuovi contagi da Coronavirus rilevati nelle ultime 24 ore è pari a 16.135. La cifra è la più alta dallo scorso 2 febbraio, quando nel Paese era in corso una crisi sanitaria.
Salgono seppure in minor misura anche le ospedalizzazioni: oggi i ricoveri sono 1.508 con 27 morti contro i 19 registrati ieri 22 giugno.
La somministrazione dei vaccini all’interno della campagna vaccinale del Paese prosegue mettendo a segno 550mila inoculazioni nelle ultime 24 ore per un totale di 75 milioni di dosi distribuite.
Dunque, la popolazione che ha ricevuto almeno una dose di prodotto anti virus si attesta sui 43,4 milioni, di cui 31,7 con seconda dose e completamento del ciclo vaccinale.
Le reazioni tedesche
L’impennata di nuovi casi preoccupa molto gli altri Paesi Ue. Le precauzioni da intraprendere a proposito degli spostamenti nell’Unione Europea sono state rilanciate dalla cancelliera tedesca Angela Merkel, che ha sottolineato l’importanza dell’obbligo di quarantena in tutta Europa per i viaggiatori provenienti dal Regno Unito.
«In Germania, se vieni dalla Gran Bretagna, devi metterti in quarantena e non è così in tutti i Paesi europei», riporta il quotidiano britannico Guardian. «Mi auguro che venga applicato da tutti, vorrei che fosse così», ha detto la leader tedesca durante un intervento al Bundestag. Le dichiarazioni di Merkel arrivano dopo le critiche espresse nei giorni scorsi sulla scelta del Portogallo di consentire l’ingresso ai turisti britannici senza obbligo di quarantena.
Intanto a Londra il premier Boris Johnson torna a incontrare la regina Elisabetta II, nella tradizionale udienza del mercoledì tra la sovrana e il primo ministro.
L’incontro è il primo da oltre un anno, ovvero dall’inizio dell’emergenza Covid nel Paese. Dall’inizio della pandemia, infatti, i colloqui si erano svolti a distanza per ragioni di prevenzione, a partire dal 25 marzo 2020.
Il faccia a faccia in presenza tra il premier e la regnante è stato possibile grazie al fatto che entrambi sono stati vaccinati con doppia dose, a ridosso della notizia che emerge dai vertici sanitari britannici circa l’efficacia dei prodotti Pfizer e AstraZeneca contro la variante ex indiana superiore al 90 per cento.
L’incontro si è tenuto a Buckingham Palace, con Elisabetta che si è spostata nella capitale per l’occasione dalla residenza del Castello di Windsor, dove alloggia in sicurezza da mesi. La riunione tra i due è stata anche la prima dalla scomparsa del principe, avvenuta lo scorso marzo.
(da agenzie)

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GLI STRAPPI DI BEPPE GRILLO CHE NON PUO’ ACCETTARE UN MOVIMENTO “PERSONALE”

Giugno 24th, 2021 Riccardo Fucile

DA DUE DEBOLEZZE NON NASCE MAI UNA FORZA

La giusta distanza stava diventando un esilio. Beppe Grillo aveva detto alle persone a lui più vicine che per l’ennesima volta era giunto il momento di osservare le vicende del suo Movimento più da lontano. Come un vero padre nobile, e non come un «Elevato» che a norma di Statuto conserva il potere intangibile di decidere cosa è bene e cosa è male per la sua creatura.
Alla fine di febbraio, dopo l’incontro a Marina di Bibbona con Giuseppe Conte, era tornato nella sua casa di Genova ben contento di rivendicare la propria stanchezza e la liberazione dalle incombenze quotidiane della politica.
A sigillarlo tra le mura domestiche c’era stato poi il disastroso video con il quale difendeva il figlio Ciro dalle accuse di stupro, che oltre a rivelarsi un boomerang per le vicende giudiziarie dell’erede, aveva anche ridotto di molto la sua agibilità politica, trasformandolo per qualche tempo in una sorta di impresentabile.
Sembrava scomparso, il cofondatore del M5S. Ogni tanto affiorava, ma solo a livello di retroscena, il suo malcontento per la gestione della lite di condominio sulla piattaforma Rousseau. Lui avrebbe voluto una soluzione più conveniente e dignitosa per Davide Casaleggio, che al netto delle incomprensioni personali rimane pur sempre il figlio di Gianroberto, l’altra metà della storia.
Negli ultimi quindici giorni è cambiato tutto.
Prima, a sorpresa, un no secco alla deroga al secondo mandato, che ha destato molte perplessità nell’ex presidente del Consiglio, il quale con i suoi tortuosi giri di parole aveva appena detto che qualche deroga ad personam sarebbe comunque stata possibile. Neppure il tempo di catalogare l’uscita alla voce «borbottio dell’anziano leader», che Grillo annunciava la visita all’ambasciatore cinese, mettendo in difficoltà l’ala governista che sostiene Conte e al tempo stesso partecipa all’esecutivo del suo nemico Mario Draghi, in quei giorni alle prese con un G7 all’insegna di un ritrovato atlantismo.
A quel punto è apparso chiaro che la rifondazione del M5S non sarebbe stata una passeggiata. E le beghe sulle liste degli iscritti erano Disneyland in confronto allo scontro che si stava profilando all’orizzonte.
Perché il bersaglio del ritrovato attivismo di Grillo è proprio Conte. La battaglia sul nuovo Statuto sarà cruenta, sono in ballo principi fondamentali, ma è solo l’inizio.
Nel suo continuo andare e venire dalla politica pesano stati d’animo molto personali. A volte è inutile cercare un filo di razionalità laddove semplicemente ci sono gli umori di un leader che si considera unità di misura del Movimento che lui ha creato. Quel che va bene a lui, va bene al M5S. E il passare del tempo non ha mai scalfito questa sua intima convinzione, così forte da farlo tornare più volte sui propri passi, dopo aver annunciato «il passo di lato», «il ritorno sulle scene», «la vita da Cincinnato».
Grillo «sente» il Movimento come se fosse la sua linea d’ombra, come la vita mentre gli sembra di perderla. Più si isola, nell’ultimo caso da tutto, dal dibattito pubblico, dal palcoscenico, sempre di più rinchiuso in casa, più ritorna con rinnovata irruenza.
L’ex comico ha la destabilizzazione nel proprio codice genetico. Uno vale uno, ma solo per l’Elevato. Il problema è che adesso sono in due, ed entrambi hanno scoperto la vocazione autoritaria dell’altro.
L’investitura di Conte non è stata certo una decisione collegiale. Ha deciso Grillo da solo. Ma l’ex presidente del Consiglio non sembra aver capito cosa significasse quella mano calata dall’alto. Non esistono i pieni poteri, se non per una sola persona. Figurarsi quando l’Elevato ha cominciato a capire che i fini divergevano, e non di poco.
L’ex comico identifica la salvaguardia del Movimento nel mantenimento di una linea antisistema, di natura ribellistica. Se il filone giustizialista si è rinsecchito causa l’alleanza del M5S con pressoché l’intero arco parlamentare, non restano che le Cinque stelle, acqua, ambiente, trasporti, connettività e sviluppo.
Ma Grillo si è convinto che Conte sia più interessato a un semplice M5S governista che alla maieutica ecologista. E non può accettare un Movimento personale come era stato bi-personale quello suo e di Casaleggio padre, se svuotato di ogni antagonismo e trasformato in un piedistallo dove appoggiare quella popolarità che i sondaggi ancora consegnano all’ex premier.
Alla fine, sullo Statuto si troverà un accordo, perché entrambi i contendenti, che a diverso titolo si sentono in debito con la sorte, avrebbero troppo da perdere da una rottura definitiva. Ma da due debolezze non nasce mai alcuna forza. E neppure un nuovo Movimento con basi solide.
(da Il Corriere della Sera)

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CONTE: “SENZA ACCORDI CON GRILLO MI RITIRO E NON FACCIO UN MIO PARTITO”

Giugno 24th, 2021 Riccardo Fucile

LA POSIZIONE DELL’EX PREMIER PRIMA DEL FACCIA A FACCIA DI OGGI CON IL GARANTE

È il giorno della verità per il M5s. Il fondatore atteso a Roma per incontrare i gruppi parlamentari e poi l’ex premier: l’obiettivo è trovare un accordo sul ruolo di entrambi nel nuovo Movimento. Altrimenti il rischio sarà l’implosione
Ai senatori incontrati ieri e poi in serata a un gruppo ristretto di deputati, Giuseppe Conte ha ribadito quel che in pubblico cerca di ripetere da giorni: tra lui e Beppe Grillo non c’è nessuna rottura, nessuna vera tensione ed è ancora sicuro che un punto di incontro sulla riforma dello Statuto del M5s sia sempre possibile.
Rassicurazioni che poco convincono davanti ai quotidiani retroscena che riempiono le pagine dei giornali e che raccontano dei due ormai ai ferri corti, su posizioni apparentemente inconciliabili proprio sul ruolo che Beppe Grillo dovrebbe avere nel “nuovo” M5s che Conte immagina di guidare.
Come racconta il Fatto quotidiano, i due si sono già sentiti al telefono ieri. Oggi però potrebbe avvenire il faccia a faccia decisivo, visto che il Garante incontrerà i gruppi di Camera e Senato da giorni in subbuglio per i rumors su strappi e scissioni.
L’idea di un partito dell’ex premier non è mai scomparso dai retroscena. Un’ipotesi che ancora ieri Conte ha provato ad allontanare: «Il mio progetto è qui – avrebbe detto ai parlamentari ieri, scrive il Fatto – non ci penso proprio a fare altro: ma io sono venuto per cambiare e il garante deve essere convinto, altrimenti faccio un passo indietro».
È la condizione senza la quale Conte insomma potrebbe sfilarsi del tutto, lasciando il Movimento in mezzo al guado e senza un leader capace di tenere assieme le diverse anime grilline sempre più tormentate da quel che sarà dopo la fine della legislatura.
Il compromesso possibile
«Vada come vada, comunque oggi qualcosa si chiude» ha detto ieri Conte ai senatori grillini, confidando che incontrare di persona Grillo aiuterà a trovare un punto di conciliazione nell’interesse di tutti.
Il nodo sui poteri del Garante per l’ex premier non si potrà evitare. Stando allo Statuto oggi, Grillo in qualità di garante ha un potere larghissimo, che di fatto potrebbe neutralizzare qualsiasi decisione del capo politico del Movimento.
Una disparità che rischia di immobilizzare il M5s in uno stallo infinito. Conte è sicuro di una necessità su tutte: «Al capo politico spetta la titolarità della linea politica, il garante sarà invece il custode dei valori».
Conte sarebbe anche disposto a mantenere per il garante il potere di revoca del capo politico, aggiunge il Fatto, ma per Grillo non basterebbe. L’Elevato avrebbe anche chiesto poteri assoluti sulla gestione della comunicazione, riportando la trattativa in salita.
(da agenzie)

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CENTRODESTRA A PEZZI NEI COMUNI: SONDAGGI RISERVATI DANNO NUMERI PESSIMI A MILANO E NESSUNO SI VUOLE PIU’ CANDIDARE

Giugno 24th, 2021 Riccardo Fucile

ANCHE A NAPOLI I NUMERI NON SONO MIGLIORI E LA MELONI PENSA DI ANDARE PER CONTO SUO

In autostrada nei giorni da bollino rosso c’è meno traffico rispetto al via vai dei sondaggi sulle prossime amministrative. Nel mazzo c’è anche roba di dubbia provenienza, a uso e consumo dei candidati che commissionano (e pagano) le indagini. D’altra parte, un po’ d’ottimismo fa sempre bene alla base elettorale, e far sapere che le cose vanno a gonfie vele aiuta a spronare gli indecisi o chi aspetta un segno per scegliere il carro vincente su cui saltare.
Se però il responso è da incubo, meglio tenere le rilevazioni riservate, e se possibile cambiare cavallo prima di andarsi a schiantare.
Così gira voce di numeri miserrimi per il Centrodestra a Milano, tant’è vero che la coalizione non riesce a trovare né un politico né un civico da presentare per Palazzo Marino.
Ma come: persino a casa di Salvini e Berlusconi, dopo anni di spudorata onnipresenza sulle reti del Biscione, non c’è nessuno da contrapporre all’uscente Sala, pure lui peraltro senza la faccia di correre con la bandiera del Pd?
E che dire a Napoli, dove le previsioni sono nere per il magistrato Maresca scelto da Lega, Fratelli d’Italia e FI, tanto che il diretto interessato non vuole simboli di partito? Qui, a quanto pare, la situazione è così imbarazzante da far frullare in testa alla Meloni di puntare su un proprio uomo, lasciando al suo destino il candidato in condominio con i promessi sposi nel partito unico di Silvio & Matteo.
Segni di disfacimento per un’area tenuta insieme dalla facile demagogia dell’opposizione, ma che si sta sciogliendo come neve al sole una volta saltata in parte nella maggioranza del governo Draghi e in parte rimasta fuori per macinare consensi promettendo l’impossibile.
Un antipasto indigesto – di cui la stampa sovranista non fa cenno – di quanto i partiti di destra si romperanno le corna lì dove invece riusciranno a vincere, immobilizzando in poco tempo le amministrazioni, e riproponendoci il film già visto delle infinite faide di potere tra simili alleati.
A sinistra – si dirà – non è che le cose siano migliori, ma qui non si arriva a vedere un leader che raccoglie le firme per i referendum sulla Giustizia (Salvini) e un altro che se ne lava le mani (Meloni). E se il buongiorno si vede dal mattino…
(da La Notizia)

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