Giugno 21st, 2021 Riccardo Fucile
IL REALISMO PREVENTIVO DI MASSIMO FINI: “L’EUROPA E’ SUDDITA DEGLI USA, BASTA INSEGUIRE LA NATO, LA LINEA GIUSTA E’ L’EQUIDISTANZA”
“Al G7 non s’è fatto altro che parlare di multilateralismo, di stretta alleanza fra “le due
sponde dell’Atlantico”“, ma “il “multilateralismo” non è altro che la conferma della sudditanza europea nei confronti degli Stati Uniti. Sudditanza di cui la Nato è stata strumento essenziale per mantenere l’Europa in uno stato di minorità, militare, politica, economica e alla fine anche culturale”.
A scriverlo è il giornalista Massimo Fini, che sostiene che l’Europa dovrebbe smetterla di seguire le politiche dettate dalla Nato e dagli Usa.
Secondo quanto scrive Fini, al G7 è stata ventilata la candidatura di Mario Draghi a segretario della Nato. “Draghi andrebbe a fare la bella statuina perché la Nato è un organismo nelle piene mani degli americani che, per coprire in qualche modo questa realtà, fanno nominare segretario un norvegese, come l’attuale Jens Stoltenberg, o un danese o comunque il rappresentante di un paese che nell’ambito Nato non conta nulla”, scrive il giornalista.
“Il lato favorevole della faccenda”, prosegue, “è che ci libereremmo di Draghi come premier che è riuscito a far peggio del bistrattatissimo Conte. La confusione sui vaccini è stata massima. Ma la cosa più grave è di aver voluto, per accontentare il generale Figliuolo, esaurire a tutti i costi le scorte di Astrazeneca dandole ai giovani che, in quanto tali, col Covid non rischiavano nulla. Cioè per un motivo economico s’è messa a rischio, sia pur marginale, la salute di una parte della popolazione, mentre tutto lo sforzo di Conte è stato quello di mettere la salute in primo piano ai danni dell’economia”.
“Ma il problema non è questo”, aggiunge Fini. “Il problema è che cosa ci facciamo noi Italia nella Nato. È in forza della Nato che abbiamo seguito l’avventurismo americano in Afghanistan, in Iraq e in Libia
“Né si vede poi perché noi dovremmo essere vicini all’America, che come minimo è un competitor economico sleale, e invece avversi alla Russia e all’Iran”, prosegue il giornalista.
“Con i russi non abbiamo materia di contendere, ci sono utili a fini energetici, ci sono più vicini geograficamente e culturalmente perché Dostoevskij, Tolstoj, Gogol e gli altri appartengono all’Europa. Né materia di contendere c’è con l’Iran con cui abbiamo sempre avuto ottimi rapporti economici prima che gli americani ce lo impedissero”.
L’autore sposa piuttosto la linea di “equidistanza” dalle altre grandi potenze, promossa dalla cancelliera tedesca Angela Merkel, che comporterebbe però la creazione di un esercito europeo e la rimozione del divieto per la Germania di avere l’arma atomica.
“La mia formula è da sempre questa: un’Europa politicamente unita, neutrale, armata e nucleare, non per aggredire alcuno ma per avere, autonomamente, il deterrente necessario per impedire che altri aggrediscano noi”, conclude Fini.
(da agenzie)
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Giugno 20th, 2021 Riccardo Fucile
A ROMA GUALTIERI STRAVINCE CON OLTRE IL 60%
Il centrosinistra sceglie il proprio candidato sindaco. Si sfidano Matteo Lepore, assessore Pd alla Cultura e allo Sport del Comune di Bologna, e Isabella Conti, sindaca di San Lazzaro iscritta a Italia Viva e in campo con una propria lista.
Dai risultati parziali che arrivano da tutte le sezioni emerge un vantaggio abbastanza netto per Matteo Lepore. Nel voto online (l’unico dove lo spoglio si è già concluso) l’assessore alla Cultura di Bologna ha vinto 55-45, ottenendo 2.495 voti contro i 2.058 di Isabella Conti.
Il segretario del Pd bolgnese Tosiani conferma la tendenza: “SI profila una vittoria netta di Lepore. Grazie anche a Isabella (Conti, ndr), il suo contributo è stato e resta prezioso. Ora mettiamo tutti la stessa maglia per giocare la finale, le elezioni”.
E’ in corso lo spoglio, ma ormai Matteo Lepore, assessore alla Cultura uscente della giunta Merola, viene riconosciuto da tutti, con segretario nazionale Enrico Letta in testa, come vincitore. Lo scarto su Isabella Conti, sindaca di San Lazzaro di Savena, appare ormai molto netto: si parla di 61% contro il 39% circa.
Lepore: grazie Bologna
“Grazie Bologna, da domani si parte e sarà una bellissima storia. Da scrivere insieme, senza lasciare indietro nessuno”, è il primo commento sui social dell’ormai incoronato candidato del centro sinistra alle elezioni comunali dell’autunno.
I segg
Ecco i primi risultati ufficiosi: Lepore sarebbe in vantaggio ai seggi Savena, Caserme Rosse, Dossetti, Casteldebole e Borgo Reno attestandosi così intorno al 60%. Invece Isabella Conti sarebbe leggermente in testa al seggio Colli, nella zona del centro storico.
I dati parziali dello spoglio: alla Dozza ci sarebbe un 62,75% a favore di Matteo Lepore, mentre Isabella Conti sarebbe al 37,54%. A Reno invece l’assessore conquisterebbe il 77% contro il 23% di Conti. Lepore sarebbe in vantaggio anche al Pilastro e Borgo Panigale. Al circolo Dossetti, quello in zona Barca, Lepore ha conquistato 248 voti, doppiando Isabella Conti, ferma a 121.
ROMA : GUALTIERI OLTRE IL 60%
Il dato dell’affluenza, che a Roma ha raggiunto i 45mila votanti, se da un lato ha scongiurato il rischio flop mettendosi in linea con il risultato del 2016, dall’altro non ha niente a che vedere con i circa 100mila partecipanti alle primarie 2013, quando vinse Ignazio Marino.
“Stiamo dimostrando che il popolo del centrosinistra c’è”, ha detto soddisfatto il segretario dei democratici Enrico Letta prospettando, già a metà pomeriggio, una “grande affluenza”, tanto nella Capitale quanto a Bologna. “La prima scommessa è vinta. Le primarie a Roma e Bologna sono un successo di popolo e pur in epoca Covid hanno affluenza come preCovid”, scrive in serata.
Gualtieri: “Onorato per la fiducia”
Dopo una lunga riflessione interna al Pd – che in prima battuta avrebbe preferito Nicola Zingaretti – Gualtieri si è fatto avanti agli inizi di maggio. Ora è su di lui che punta forte il partito guidato da Letta: l’obiettivo è vincere il ballottaggio e, poi, guadagnare la prima poltrona di Palazzo Senatorio. “Come speravamo è stata una bellissima giornata di partecipazione e democrazia”, ha detto dopo la notizia della sua vittoria. Abbiamo ottenuto “una partecipazione alta e siamo contenti. Sono onorato della fiducia che mi è stata accordata. Siamo una grande squadra e da domani tutti uniti, si lavora per rilanciare Roma”.
(da agenzie)
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Giugno 20th, 2021 Riccardo Fucile
“LA LEGA RAPPRESENTA IL NORD RICCO E NON HA NULLA DA SPARTIRE CON IL SUD”
“Quando iniziammo nel ’94 la nostra esperienza col maggioritario, immaginavo che si
potesse fare un partito del Centrodestra che contrastasse quello del centrosinistra. Ma in questi 27 anni ci siamo resi conto che se le differenze di tipo ideologico erano venute meno, quasi tutte, ne erano emerse altre di tipo territoriale. L’Italia è malamente divisa in due. Il Nord ricco e il Sud povero. La Lega rappresenta il primo e non ha voglia di spartire alcunché con il Mezzogiorno”.
Lo ha detto, in un’intervista al quotidiano Repubblica, Gianfranco Miccichè, commissario regionale di Forza Italia in Sicilia e presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana. Salvini sta tentando la conquista del Sud…”Sì, ma poi, quando si devono fare le leggi, da parte loro sembra che ci sia una certa riluttanza nel farsi carico degli interessi del Meridione”. Partito unico? “Molto difficile da realizzare. Capisco che Forza Italia ha i voti quasi esclusivamente al Sud, e questo fa gola a Salvini. Dopo di che, dopo l’annessione, cosa otterrebbe? I parlamentari sono sempre quelli, passerebbero solo sotto una sigla diversa. Dico no: operazione pericolosa per tutti. Forza Italia è Silvio Berlusconi. Non esiste senza di lui. Dopo di lui, un giorno, bisognerà inventarsi qualcos’altro. E non è escluso che il presidente ci stia già lavorando. Ma a oggi io non riesco a immaginare niente che non preveda il presidente come coordinatore o leader…”.
(da agenzie)
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Giugno 20th, 2021 Riccardo Fucile
“I VACCINATI POSSONO DONARE SANGUE, FATELO”… IGNOBILE CHE SI PERMETTA DI DIFFONDERE NOTIZIE CHE POSSONO CAUSARE MORTE E SOFFERENZA SENZA MAI RISPONDERNE
I donatori di sangue contro Enrico Montesano. Sul suo profilo Facebook il comico ha detto di aver saputo da una fonte dell’Avis si è coagulato il sangue dei donatori vaccinati e pertanto le sacche sono state eliminate.
Secondo Montesano i non vaccinati sono quindi utili perché gli unici che potrebbero donaro.
Secca la risposta delle associazioni che si occupano di far fronte alla mancanza di sangue. “Le persone vaccinate possono tranquillamente donarlo e le sacche prelevate da chi è immunizzato sono utilizzate in questi mesi per le trasfusioni senza alcuna differenza con le altre”, ha ribadito il Centro nazionale sangue (Cns).
Per Gianpietro Briola dell’Avis si tratta di “affermazioni pericolose per la salute pubblica e lesive dell’impegno dell’associazione e dei donatori. Donare il sangue dopo aver ricevuto il vaccino anti Covid non comporta alcun rischio né per il donatore stesso né per i pazienti a cui trasfonderlo”.
E sottolinea, Vincenzo De Angelis direttore del Cns .”È molto grave diffondere false informazioni sulla donazione di sangue, specie alla vigilia di un periodo come quello estivo, in cui storicamente si registrano carenze”. “Non c’è nessuna differenza tra il sangue dei vaccinati e quello dei non vaccinati, entrambi – rileva – salvano vite ogni giorno, e anzi ci auguriamo che siano sempre di più i donatori immunizzati, sarebbe un segno ulteriore dei progressi nella lotta al virus”.
Le regole per i donatori vaccinati, ricorda il Cns, sono decise in accordo con le normative europee e con le indicazioni del Centro europeo per il controllo delle malattie (Ecdc). “I soggetti asintomatici vaccinati con virus inattivati, vaccini che non contengono agenti vivi o vaccini ricombinanti (ossia tutti i vaccini in uso in questo momento in Italia) possono essere accettati alla donazione di sangue ed emocomponenti dopo almeno 48 ore da ciascun episodio vaccinale”.
(da agenzie)
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Giugno 20th, 2021 Riccardo Fucile
SECONDO IL DELIRIO DEL COMICO NEO-SOVRANISTA SAREBBERO STATE GETTATE LE SACCHE DEI VACCINATI
Circola un video di Enrico Montesano, personaggio che nell’ultimo anno ha
abbracciato le teorie del complotto sulla pandemia, in cui sostiene che secondo una fonte «di rango» dell’AVIS il sangue dei vaccinati anti Covid19 si sarebbe coagulato, tanto che i centri avrebbero gettato via le sacche.
Già in passato a Open Fact-checking avevamo trattato una falsa notizia riguardo i donatori di sangue vaccinati, all’epoca condivisa dalla moglie di Stefano Montanari, la Dott.sa Antonietta Gatti.
Tutte fantomatiche notizie apprezzate proprio dagli ambienti NoVax e utilizzate per convincere la popolazione italiana a non vaccinarsi contro la Covid19.
Come riportavamo il 21 maggio 2021, non erano presenti contro indicazioni per la donazione del sangue da parte dei vaccinati. A tal proposito avevamo contattato l’AVIS ottenendo la seguente risposta: «Buongiorno. No, non è vero. Si può donare dopo essere stati vaccinati, basta che siano trascorse 48 ore dalla somministrazione. Se ci sono sintomi (febbre, dolore al braccio) occorre aspettare una settimana. Ma poi si può tranquillamente donare»
Nei confronti del video diffuso da Montesano, un estratto della sua diretta Facebook del 19 giugno 2021, è intervenuto direttamente il Centro Nazionale Sangue, contestando la bufala diffusa da Montesano:
Le persone vaccinate possono tranquillamente donare il sangue, e le sacche prelevate da chi è immunizzato sono utilizzate in questi mesi per le trasfusioni senza alcuna differenza con le altre.
Così prosegue il direttore del Cns, Vincenzo De Angelis:
È molto grave diffondere false informazioni sulla donazione di sangue, specie alla vigilia di un periodo come quello estivo, in cui storicamente si registrano carenze. Non c’è nessuna differenza tra il sangue dei vaccinati e quello dei non vaccinati, entrambi salvano vite ogni giorno, e anzi ci auguriamo che siano sempre di più i donatori immunizzati, sarebbe un segno ulteriore dei progressi nella lotta al virus.
(da Open)
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Giugno 20th, 2021 Riccardo Fucile
NEANCHE IN PROVENZA PASSANO I SOVRANISTI…. REPUBBLICANI INTORNO AL 29%, MARINE LE PEN AL 19%%, EN MARCHE ALL’ 11%, VARIE SIGLE DI SINISTRA AL 34%
Un risultato a sorpresa: per ora si tratta soltanto di exit poll, ma i Repubblicani sembrerebbero aver risalito, e di gran lunga, la china, risultando la formazione politica con il maggiore numero di voti in queste elezioni regionali transalpine.
Se questo scenario dovessere essere confermato, le carte in vista delle presidenziali (ma anche dell’imminente secondo turno) sarebbero rimescolate e non di poco.
Marine Le Pen, che contava molto su questo giro elettorale per sondare il terreno in vista della sfida per l’Eliseo con Emmanuel Macron, potrebbe andare incontro ad un’ inaspettata delusione. Il suo boom era decantato dai sondaggi che hanno preceduto questo appuntamento.
Questa sarà comunque ricordata come un’elezione poco partecipata, che ha però segnato una possibile svolta moderata: la tornata regionale francese è stata contraddistinta da una bassa percentuale di affluenza alle urne.
Mentre scriviamo, già si parla di un tasso davvero risicato, con soltanto il 35% degli aventi diritto recatosi alle urne.
Come riporta l’Agi, peraltro, il dato relativo alle ultime amministrative era invece pari al 43,01%. Un bel tonfo all’indietro rispetto all’andazzo, che non è mai un buon segnale in termini di democrazia.
L’attesa per questo primo turno era tutta centrata sulla performance di Marine Le Pen e del suo Rassemblement National: Il test di oggi era percepito come centrale.
Si ipotizzava che la Le Pen potesse sbancare, in specie al Sud, zona dove il RN è riuscito a costruire più di una roccaforte. Al contempo, la tornata è considerata un appuntamento per comprendere lo stato di salute del consenso di Emmanuel Macron, che si è misurato con la pandemia, dopo aver affrontato, nel corso di questo suo primo mandato, la protesta sociale dei gilet gialli.
Contro molte delle previsioni, però, i Repubblicani potrebbero aver tracciato una strada diversa.
Marine Le Pen – come sottolineato dalla Lapresse – potrebbe e anzi dovrebbe, almeno secondo gli exit poll, aver conseguito una sostanziale battuta d’arresto.Stando a quanto si apprende da Le Monde, inoltre, neppure i macroniani dovrebbero poter cantare vittoria, mentre la sinistra socialista avrebbe tenuto.
Secondo le prime stime dell’istituto Elabe per l’emittente “Bfm”, le liste dei Repubblicani sono in testa con il 29,3%, distanziando di molto quelle del Rassemblement National, al 19,1% e la maggioranza presidenziale, al 10,9%.
La sinistra, arrivata frammentata al voto, scopre un suo potenziale, con un 34,3 per cento complessivo che si sarebbe potuto raggiungere in caso di alleanza tra tutti i partiti. Dati che si confermeranno nelle prossime ore, e che al momento danno l’idea della tendenza nazionale.
A sorprendere di più è il risultato in Provenza-Alpi-Costa Azzurra, considerata dai sondaggi degli ultimi giorni già nelle mani della Le Pen grazie al suo candidato Thierry Mariani.
Le stime dell’istituto Elabe per “BfmTv” vedono Mariani primo al 35,7%, seguito da Muselier al 33,5%. Un testa a testa che ridimensiona notevolmente lo slancio del Rassemblement National in vista del ballottaggio di domenica.
Il partito di estrema destra incassa una cocente sconfitta anche nell’Hauts-de-France, dove, sempre secondo le prime stime, il presidente uscente e candidato alle prossime presidenziali, l’ex repubblicano Xavier Bertrand, raccoglie tra il 39 e il 46,9 per cento, schiacciando uno dei volti noti del partito di estrema destra, Sebastien Chenu, tra il 22,5 e il 24,4%.
Stesso scenario in Occitania, dove la Le Pen si vede superare dalla socialista Carole Delga, prima al 39,6 per cento, contro il 22,8% per cento di Jean-Paul Garraud.
La République en marche paga la sua giovane età e la conseguente scarsa presenza a livello locale. Il partito di maggioranza non deteneva nessuna regione, visto che alle precedenti elezioni del 2015 neanche esisteva. Il recente “tour” intrapreso a inizio giugno dal presidente in giro per il Paese non sembra aver dato i risultati sperati, così come gli annunci a sorpresa sulla cancellazione delle restrizioni anti-Covid, arrivati a pochi giorni dal primo turno.
In quest’ottica Macron spera nella formazione del “fronte repubblicano” che più volte ha arginato l’avanzata dell’estrema destra raccogliendo i voti provenienti da diversi schieramenti politici.
La settimana che si apre sarà cruciale per determinare il risultato finale di domenica prossima. Un “laboratorio” utile a testare la strategia politica delle prossime elezioni presidenziali.
(da agenzie)
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Giugno 20th, 2021 Riccardo Fucile
“TRA POCHI GIORNI SAREBBE TORNATO DA NOI IN MAROCCO, AVEVA GIA’ PRESO I BIGLIETTI”
“Si è sempre speso per aiutare e difendere gli altri. Mio marito era una persona
speciale, una persona buona, un papà, un marito, ma anche un amico e un fratello per i suoi colleghi. Quello che è successo è per me inspiegabile”.
Assia Lucia Marzocca, 33 anni, è la moglie di Adil Belakhdim: lo aspettava in Marocco per poterlo riabbracciare, dopo i mesi di distanza trascorsi per le limitazioni del covid. Ora aspetta l’esito di un’autopsia e che un magistrato dia il via libera per farlo tornare nella sua terra d’origine e potergli organizzare il funerale. Ed è una donna coraggiosa e lucida che chiede “giustizia” senza alcuna vendetta.
Adil è rimasto vittima di un gesto folle. Chi l’ha investito ha detto “ho fatto un casino”. Lei che spiegazioni si dà di quello che è successo?
“Non me lo spiego. Mi sembra ancora impossibile: non riesco a capire perché abbia fatto una cosa del genere. sapeva che c’era tanta gente, che avrebbe fatto male a qualcuno e sapeva anche le conseguenze, che sarebbe andato in carcere. Per me l’ha fatto apposta, per questo ha detto così in quella telefonata, ma non capisco perché. Anche lui è un papà, anche lui ha due bambini… è terribile”.
Come ha saputo quello che era accaduto?
“Me l’ha detto mia mamma che l’aveva visto su Facebook. È stato un shock per noi saperlo così, subito pensavo che magari potesse essere ancora vivo, che si fossero sbagliati, invece poi ho capito che era proprio così”
Voi lo stavate aspettando in Marocco vero?
“Aveva già preso i biglietti, sarebbe dovuto arrivare domenica. Era da mesi che voleva tornare da noi, dai suoi due bambini che hanno solo sei e quattro anni. Il Covid purtroppo aveva reso difficile gli spostamenti”
Lei ha già detto ai suoi figli che papà non tornerà?
“Gliel’ho detto, ovviamente sono piccoli per capire. Ho cercato il modo giusto per spiegare cosa fosse successo: gli ho detto che non lo vedremo più fisicamente ma lui sarà sempre con noi, perché è in cielo e ci guarderà sempre da lassù”.
Come mai suo marito aveva scelto di fare il sindacalista?
“Era già da cinque anni che era entrato nei Cobas. Gli piaceva tantissimo. Lui era stato magazziniere nella logistica e conosceva bene le difficoltà di questo lavoro, la prepotenza dei padroni, così aveva scelto di difendere i diritti degli altri. Faceva riunioni con tutti. Era carismatico e sapeva parlare con tutti”
Questa scelta era stata legata a difficoltà che lui stesso aveva subito nel lavoro?
“Certamente in passato aveva conosciuto il razzismo, i turni massacranti. I suoi colleghi lo stimavano molto: mi hanno detto tutti che era come un fratello per loro, so che non ci lasceranno soli”.
Lei resterà in Marocco?
“Resteremo qui, si. Ora sto aspettando che arrivi mio padre per avere un po’ di appoggio, ci sono tante cose da fare. Abbiamo già contattato un avvocato che ci seguirà in Italia”
Cosa si aspetta?
“Giustizia. Voglio solo che Abil abbia una giustizia vera. Per lui e per tutti noi. Non é giusto morire così”.
(da La Repubblica)
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Giugno 20th, 2021 Riccardo Fucile
SE TOCCHI UN LEGHISTA ARRIVA IL MAGISTRATO SOVRANISTA… LA RAI FARA’ RICORSO AL CONSIGLIO DI STATO CONTRO LA VERGOGNOSA SENTENZA
Secondo il Tar, la Rai ora “dovrà consentire al ricorrente, entro 30 giorni, l’accesso agli atti e ai documenti”. Non tutti, però, solo quelli che riguardano le richieste fatte dai cronisti di Report a soggetti della Pubblica amministrazione nell’ambito dell’inchiesta. Il servizio in questione è quello sulla Lega e su Mascetti andato in onda nella puntata Vassalli, valvassini e valvassori del 26 ottobre 2020.
“È una sentenza gravissima e anticostituzionale, con la quale si chiede di rivelare fonti giornalistiche”, la reazione di Sigfrido Ranucci, conduttore del programma di Rai3. “Cosa deve fare Mascetti con quegli atti? Vuol sapere chi ci ha rivelato le sue consulenze? Deve venire l’esercito a prendere quegli atti, noi non li daremo mai, tuteleremo le nostre fonti fino alla morte”, aggiunge il giornalista. Il quale poi osserva che “se dovesse passare il principio espresso dal Tar, quale fonte si affiderebbe più a Report o a un altro giornalista del servizio pubblico?”.
In serata, però, la Rai annuncia ricorso. E fa sapere di “aver dato mandato per impugnare davanti al Consiglio di Stato la decisione con la quale l’attività giornalistica, ove svolta dal servizio pubblico, è stata inopinatamente assimilata a un procedimento amministrativo”.
Viale Mazzini, inoltre, “si attiverà in ogni sede per garantire ai propri giornalisti il pieno esercizio della libertà d’informazione e la tutela delle fonti”.
A leggere la sentenza, infatti, l’assunto giuridico su cui si basa la decisione del Tar è che i giornalisti della tv di Stato siano equiparabili a funzionari della pubblica amministrazione e un’inchiesta giornalistica a un procedimento amministrativo. Quindi non sarebbero tenuti al basilare diritto della tutela delle fonti.
Tutto è partito dalla puntata di fine ottobre in cui Report presentò un’inchiesta assai dettagliata sulle molte consulenze che l’avvocato Mascetti ha ottenuto negli ultimi anni da parte della pubblica amministrazione lombarda e, in particolare, da numerosi Comuni della Regione. Secondo l’inchiesta, Mascetti, da sempre vicino alla Lega anche come presidente dell’associazione Terra Insubre, è riuscito ad avere consulenze ben pagate dagli enti locali lombardi proprio grazie alle sue entrature nel mondo leghista.
Numerose, ieri, le reazioni alla sentenza e in difesa di Report.
“Precedente pericolosissimo. Secondo questa sentenza quelli della Rai sarebbero giornalisti di serie B”, dicono in una nota Usigrai e Fnsi. “Grave precedente per la libertà di stampa”, osserva il pentastellato Primo Di Nicola.
E Ranucci incassa la solidarietà anche di Paolo Borrometi, cronista da tempo sotto scorta per le sue inchieste: “La sentenza è un precedente pericolosissimo. Le fonti dei giornalisti non si toccano!”.
(da agenzie)
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Giugno 20th, 2021 Riccardo Fucile
2.500 PERSONE SI SCALDANO SOLO PER DARE ADDOSSO A MAGISTRATURA E MIGRANTI… SALVINI: “POCA GENTE PERCHE’ FA CALDO”
C’è l’impatto della prima manifestazione politica post-restrizioni, e c’é lo sguardo su
una piazza che non regala certo una folla oceanica.
Che Matteo Salvini se lo aspettasse lo testimonia la scelta di piazza Bocca della verità, non di certo una delle più grandi di Roma. “Cinquemila persone in piazza”, spinge la comunicazione della Lega, a occhio forse arrivano alla metà.
Resta il fatto che il Carroccio è saldamente al Governo ed è costretto a una manifestazione di fatto governativa, anche se Mario Draghi non viene nominato mai e dal palco si ripete il mantra del “abbiamo fatto bene ad entrarci” quasi per autoconvincersi, si rilancia la federazione di centrodestra, si lanciano gli unici attacchi alla magistratura e sul tema evergreen dei migranti.
La colonna sonora è vintage, si passa da “Maledetta primavera” a “Un’estate italiana”, inno di Italia90, perché comunque ci sono gli Europei di calcio e viva la Nazionale.
Il leader dal palco batte un po’ stancamente su alcuni cavalli di battaglia. C’è Draghi, e quindi lo slogan “Prima gli italiani” pareva troppo spinto, si vira su un più inclusivo “Prima l’Italia”, ma il registro non cambia.
Non potendo attaccare Palazzo Chigi, con il quale anzi si professa grande unità d’intenti, i nemici tornano quelli dei Governi precedenti e le decisioni sulla pandemia, perché “il lavoro degli italiani viene prima di tutti”, mentre in piazza Guido spiega che “Speranza dovrebbe essere processato per la strage economica che ha fatto”.
Salvini poi attacca non si sa bene chi, se il Governo o l’Unione europea, tuonando: “Se chiedi il green pass agli italiani la smetti di far sbarcare migranti”. Non segue spiegazione sul nesso tra le due cose.
In piazza non sventolano vessilli di partito, in un angolo confabulano i triumviri della salvinomics, Alberto Bagnai, Claudio Borghi e Antonio Maria Rinaldi, a poca distanza garrisce lo striscione “Lega Anguillara Sabazia”, poco dietro “Zagarolo c’è”, mentre le prime fila se le è accaparrate Anzio, che se li vedesse Umberto Bossi chissà cosa direbbe
L’affluenza è simile a quella assai sgonfia che mise insieme il Movimento 5 stelle allorché proprio qui chiuse la campagna elettorale delle europee.
Salvini fa salire i fotografi per scattare dal palco e si preoccupa: “Voi laggiù che siete all’ombra, venite qui davanti per far vedere quanti siamo”, spiega che “qualcuno con questo caldo sarà rimasto a casa”.
Sarà la calura – si viaggia intorno ai 31 gradi, ma la coppia Michetti-Matone per il Campidoglio scalda assai poco gli animi, la magistrata candidato pro sindaco (qualunque cosa voglia dire), ci tiene a premettere che lei “non è razzista” e “non è omofoba”, nel caso qualcuno gli venisse in mente il contrario.
Un colpo di sole deve evidentemente aver colpito il governatore della Calabria Nino Spirlì, quando spiega convintamente che “non sono le percentuali di vaccinazione a fare la differenza, ma il crederci e stare uniti”, e in piazza devono averlo preso sul serio visto l’altissimo tasso di mascherine tirate giù sul mento.
Annalisa Minetti canta l’inno e poi lancia dal palco la sua filosofia hegeliana: “Se alimentiamo la volontà allora sì che possiamo tornare ad essere l’Impero romano, a essere italiani veri”. La alimentano i ministri che si susseguono sul palco, e poi i governatori, grandi assenti Giancarlo Giorgetti e Luca Zaia.
Parte un videomessaggio de Il Volo, il trio dei cantanti ringrazia Zaia per avergli permesso di tenere il primo concerto del dopo chiusure. La regia ha qualche difficoltà a sincronizzare i video a corredo degli ospiti, tra imprenditori, agricoltori, ristoratori che spiegano come Salvini abbia restituito loro libertà e lavoro.
La piazza si scalda paradossalmente quando sale l’unico esponente politico non leghista. È Maurizio Turco, segretario dei Radicali, compagni di strada con il Carroccio nella raccolta estiva delle firme dei referendum sulla giustizia, che per via Bellerio sono anche un’occasione di mobilitazione in vista delle amministrative d’autunno. Insomma, sale Turco e sgancia la bomba sull’Associazione nazionale magistrati, che ha criticato duramente i referendum: “È un attacco alla democrazia, intervenga Mattarella, il suo silenzio sulla giustizia è qualcosa di incomprensibile”. Ovviamente Salvini, che già dal mattino aveva iniziato a cannoneggiare, non vuole essere da meno, e lancia una specie di minaccioso monito: “Guai a chi minaccia le italiane e gli italiane che sono gli unici padroni di questa terra”.
Per convincere gli astanti a non mollare il leader leghista promette che “mi fermerò fino all’ultimo per fare selfie con tutti quelli che lo vorranno”, si intervalla con Hoara Borselli e Nicola Porro nella conduzione del palco, attentissimo a rinfilarsi la mascherina ogni qualvolta non ha la parola, mascherina che vuole togliere al più presto almeno all’aperto.
Si chiude con uno stentoreo appello alla federazione di centrodestra, all’unità del suo versante politico, superando gelosie e protagonismi, il suo entourage farà sapere che a brevissimo incontrerà Silvio Berlusconi. Poco dopo le 18 la manifestazione si scioglie, “gli insetti, il latte di piselli, l’Hamburger senza carne se li mangino i burocrati di Bruxelles”, tutti a prenotare una carbonara per la sera.
(da Huffingtonpost)
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