Giugno 17th, 2021 Riccardo Fucile
UNA MOSSA “PERFETTA” IN PIENA PANDEMIA
In piena pandemia c’è chi pensa di vendere le farmacie pubbliche.
Presidi fondamentali nella lotta al Covid, per le vaccinazioni e non solo, vengono ceduti al miglior offerente, rinunciando ai ricavi per minimizzare i rischi sulle spese.
Accade a Rieti, nell’alto Lazio, e a mettere il sigillo all’operazione è il candidato a sindaco di Roma per i sovranisti, l’avvocato Enrico Michetti.
L’INGAGGIO.
Mr. Wolf, come definisce Michetti la sua principale sponsor, Giorgia Meloni, sembra avere da tempo rapporti stretti con la destra reatina e in particolare con il primo cittadino Antonio Cicchetti, ex esponente del Movimento sociale italiano poi passato a Forza Italia.
Del resto l’aspirante sindaco romano da tempo colleziona una consulenza dietro l’altra, facendo affari con le pubbliche amministrazioni sia come avvocato che con la Gazzetta amministrativa, strumento utilizzato per offrire informazioni e servizi ai vari enti.
Aggiungendo poi i legami con l’Anci, Michetti riesce a vendere appunto servizi e a ottenere incarichi sia da destra che da sinistra, come emerso anche su quelli dati dalla Regione Lazio oggetto di indagini da parte della Corte dei Conti e dell’Anac.
A Rieti di recente, quando il legale era già in pole position per il Campidoglio, ha avuto l’incarico di fare ricorso, davanti proprio alla Corte dei Conti, nei confronti di Agenzia delle Entrate Riscossione. Ma è solo uno dei tanti nel capoluogo dell’alto Lazio. Un trend che si era interrotto soltanto durante la consiliatura di Simone Petrangeli, alla guida di una giunta di centrosinistra.
E proprio a Rieti l’attuale primo cittadino ha bussato nuovamente alla porta di Mr. Wolf per cercare di vendere le farmacie.
Antonio Cicchetti ha deciso di cedere tre farmacie pubbliche gestite dall’Azienda Servizi Municipali Rieti spa. Un’operazione non ancora conclusa, su cui le opposizioni, considerando anche l’importanza di tali presidi in tempi di pandemia, hanno dato e continuano a dare battaglia, specificando tra l’altro che gli stessi risultano in carico ancora al Comune e non può quindi procedere con l’asta pubblica l’Asm.
E a dare il via libera alla privatizzazione, con la Farma Acquisition srl che si prepara ad acquistare quelle farmacie dal fatturato medio annuo di 3,3 milioni di euro, è stato chiamato proprio Michetti. Un incarico da oltre 47mila euro, con Mr. Wolf advisor di gara, considerando la “chiara fama” del legale e la stima che aveva fatto in precedenza delle azioni di Asm.
In due pagine di parere l’attuale candidato sindaco del centrodestra a Roma ha dato il via libera: “L’ente locale e la società partecipata ASM hanno svolto i compiti richiesti”, la proposta di deliberazione “è esaustiva” e la parte dispositiva “assolutamente coerente con gli obiettivi raggiunti e l’iter logico seguito”.
Tutto formalmente in regola dunque e avanti con la vendita. Occorrerà ora vedere se anche a Roma sulle partecipate Michetti ha come obiettivo la strada della privatizzazione di quello che è un patrimonio pubblico, la più rapida per risolvere i problemi.
Su quella intrapresa a Rieti intanto l’opposizione avanza altri dubbi e lo fa con una diffida diretta al sindaco.
Nonostante il parere dell’avvocato Michetti, infatti, per la minoranza “alle condizioni e modalità risultanti dalla delibera consiliare” sulla vicenda, “non si perseguirebbe l’interesse del Comune di Rieti e della collettività di riferimento e, al contrario, si recherebbe un grave pregiudizio anche economico all’ente e, di conseguenza, ai suoi cittadini”.
(da La Notizia)
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Giugno 17th, 2021 Riccardo Fucile
LA LITE CONTINUA, NON C’E’ UN NOME CHE METTA D’ACCORDO TUTTI
Convocato per indicare i candidati sindaci di Milano e Bologna, ultimi nodi ancora
irrisolti, il vertice di centrodestra odierno sulle comunali si è concluso, invece, con una nuova fumata nera per le due città e l’annuncio del ticket Occhiuto-Spirlì per la presidenza della Regione Calabria. Ma quello che pure ha colpito è stata la mancata ufficializzazione del magistrato Catello Maresca per la corsa al comune di Napoli, che di fatto ha già iniziato la sua campagna elettorale.
A rivelare il particolare è la nota congiunta diffusa al termine del summit di coalizione: ”Per le città di Bologna, Milano e Napoli sono in corso approfondimenti che si concluderanno nel giro di pochi giorni”. Raccontano all’Adnkronos alcuni presenti al summit che d’intesa con Maresca si sarebbe deciso di non formalizzare ancora la sua candidatura.
L’ex pm antimafia, riferiscono, ci tiene alla sua forte ‘connotazione civica’ e per questo avrebbe chiesto di non essere ufficializzato dai partiti. “Per esaltare il profilo civico di Maresca, meglio che le forze politiche convergano su di lui e non ufficializzino la candidatura”, dice a mezza bocca un big del centrodestra che sta seguendo da vicino il dossier Napoli.
Da qui la scelta di Matteo Salvini di rinviare ancora di qualche giorno l’endorsement per Maresca.
Ancora una fumata nera quindi per il candidato sindaco di Milano del centrodestra. Il vertice di oggi dei leader si è concluso con un nulla di fatto e si aggiornerà la prossima settimana. Raccontano alcuni presenti che, nonostante il rinvio, il favorito per palazzo Marino resta il manager di Mediolanum, il ‘civico’ Oscar di Montigny, in tandem con Gabriele Albertini. Durante il summit, a quanto si apprende, Matteo Salvini avrebbe insistito su questo ticket ma si tratterebbe di vincere ancora le resistenze degli alleati della coalizione.
In particolare, Noi con l’Italia avrebbe puntato i piedi rivendicando la candidatura del ‘politico’ ed ex ministro Maurizio Lupi. Il leader della Lega si sarebbe riservato di incontrare nel week end di Montigny e Albertini. E non sarebbero esclusi contatti anche con gli altri profili civici.
(da agenzie)
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Giugno 17th, 2021 Riccardo Fucile
NEL LAZIO 1 SU 10 NON VUOLE IL MIX
I timori per le eventuali reazioni avverse e i cambiamenti della strategia vaccinale creano difficoltà nella campagna di immunizzazione
“Fra il 93 e il 95 per cento degli over 60 in Liguria ha rifiutato dopo il 9 giugno AstraZeneca nonostante le indicazioni del ministero e del Cts siano rassicuranti per questa fascia di età”.
A riportare i dati è il Corriere della Sera, che spiega come ad influire sulla scelta non ci sia solo il cambiamento di indicazioni da parte degli enti sanitari (“prima ‘raccomandato’ solo per i giovani, poi per gli anziani, poi aperto a tutti, infine vietato agli under 60”), ma anzitutto la vicenda di Camilla Canepa, 18enne genovese morta nove giorni dopo avere ricevuto il vaccino anglo-svedese.
Intanto i periti incaricati dalla Procura della Repubblica di Genova continuano il loro lavoro per accertare le circostanze della morte della ragazza e chiarire se davvero fosse portatrice di una patologia relativa alla carenza piastrinica e ne fosse a conoscenza. Ma “anche Johnson & Johnson che riscuoteva un certo successo per il vantaggio di essere somministrato con una sola dose segna il passo”, scrive il Corriere.
Nel Lazio, invece, sembra esserci diffidenza nei confronti della vaccinazione eterologa. Secondo i dati diffusi ieri, sono stati oltre 8mila le seconde dosi effettuate con Pfizer o Moderna ad under 60 vaccinati con una prima dose di Astrazeneca. C’è però chi vorrebbe completare il ciclo vaccinale con lo stesso vaccino. E così 1 cittadino laziale su 10 rifiuta il vaccino eterologo.
Intervistato dal Corriere della Sera l’assessore alla Sanità e Integrazione socio sanitaria Alessio D’Amato dice: “Vogliamo siano dissipati tutti i dubbi. Riceviamo fiumi di lettere da cittadini informati, di livello culturale medio alto, specie insegnanti e docenti universitari tra 50 e 60 anni, che vorrebbero non cambiare vaccino e mantenersi su Vaxzevria (AstraZeneca, ndr) in quanto non sono convinti che il mix sia sicuro. Non si possono trascurare le loro obiezioni, sono circa il 10 per cento dei vaccinandi. La maggior parte dei richiami è stata eseguita utilizzando PfizerBioNTech, come prescrive il ministero. Ma questi casi come li risolviamo?”.
D’Amato prosegue: “La circolare del ministero e la determina di Aifa sono discordanti. La prima è perentoria, la seconda è possibilista, basta leggere bene l’articolo 2: non esclude che il medico possa decidere in scienza e coscienza quale tipo di vaccino somministrare avvalendosi del meccanismo dell’off label (prescrizione non contenuta nel bugiardino). Oppure dobbiamo ricorrere all’obbligo? L’obbligo è un errore”.
“Meglio dare una doppia dose di Vaxzevria a chi la chiede, dietro la sottoscrizione di uno specifico consenso informato, che negare la seconda dose, azzardo oltretutto pericoloso visto che se la profilassi non viene completata c’è il rischio di essere infettati dalla variante Delta, la cosiddetta indiana”, sottolinea l’Assessore.
E poi ci sono i medici che chiedono come comportarsi: “Hanno paura di essere denunciati se dispensano un tipo di vaccino diverso da quello richiesto o viceversa. Anche loro devono poter lavorare in serenità”.
(da agenzie)
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Giugno 17th, 2021 Riccardo Fucile
“ALLARMA VOLONTA’ ITALIANA DI ABOLIRE CRITERI DEL DEBITO”
Vienna chiede il ritorno alle rigide regole di bilancio europee, dopo la sospensione del
Patto di stabilità e crescita per fronteggiare la pandemia di Covid-19.
“L’Europa non scivolerà in un’Unione del debito”, ha avvertito il ministro delle Finanze, Gernot Blumel, convinto che “creare debiti sia pericoloso, anche con bassi tassi di interesse”.
“Paesi come la Francia o l’Italia vorrebbero abolire i criteri di Maastricht. È allarmante da un punto di vista economico e morale”, ha affermato Blumel.
La Commissione europea vorrebbe rivedere le regole che impongono agli Stati un deficit che non superi il 3% del Pil e un debito pubblico sotto il 60% del Pil.
Ma l’Austria, tra i Paesi frugali, vorrebbe invece un ritorno alle vecchie norme, senza alcuna modifica. E conta di trovare alleati sia in Germania che nei Paesi Bassi.
In Germania il tema è già stato ampiamente sdoganato da Wolfgang Schäuble, presidente del Bundestag e ministro delle Finanze tedesco dal 2009 al 2017, che da settimane va ripetendo all’Ue – e a Mario Draghi in particolare – di prendere provvedimenti per evitare una “pandemia del debito”.
(da agenzie)
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Giugno 17th, 2021 Riccardo Fucile
PUTIN IN DIFFICOLTA’: “HO GIA’ RISPOSTO AI SUOI COLLEGHI” E CAMBIA DISCORSO
“Signor presidente, la lista dei suoi avversari politici morti o in carcere è lunga.
Chiedono libere elezioni, di cosa ha paura?”. Così Rachel Scott, giornalista Abc, ha incalzato (irritandolo) il presidente Russo Vladimir Putin durante la conferenza stampa successiva all’incontro con il presidente Usa Joe Biden.
Il presidente russo, che è apparso contrariato dalla domanda della cronista americana, ha replicato. “Ho già risposto ai suoi colleghi, lo ripeto. Gli Stati Uniti hanno pubblicamente dichiarato la Russia come nemica”.
Nessun ‘reset’, nessuna svolta nel primo vertice di ieri tra Joe Biden e Vladimir Putin, ma nella biblioteca di Villa La Grange a Ginevra è stata stabilita una linea di dialogo e concordato un inizio di collaborazione: dal ritorno dei rispettivi ambasciatori alle consultazioni contro i cyber attacchi sino all’avvio di negoziati sul disarmo.
Con tanto di dichiarazione comune sulla stabilità nucleare volta a scongiurare una guerra atomica. Resta invece un abisso sui diritti umani, su cui Putin non accetta lezioni.
(da agenzie)
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Giugno 17th, 2021 Riccardo Fucile
NON E’ L’UTOPISTA OBAMA, NE’ L’AMICO TRUMP: E SI DIMOSTRA UN BRUTTO CLIENTE PER PUTIN… A GINEVRA HA RIAFFERMATO I VALORI DELL’OCCIDENTE E PUTIN HA CAPITO CHE IL VENTO E’ CAMBIATO
I due presidenti che hanno preceduto l’amministrazione democratica di Joe Biden, con gli otto anni del cerebrale, algido, raziocinante Barack Obama e la sua utopistica visione di un mondo senza conflitti, la freddezza verso ogni impegno concreto in campo, vedi impotenza nel conflitto in Siria, e i quattro anni di nazionalista e populista politica di Donald Trump, nei fatti subalterna a Mosca, sono stati stagione felice per il presidente russo Vladimir Vladimirovic Putin.
Con Trump si intendeva alla perfezione, chi lo conosce bene dice che il presidente repubblicano sognava di governare Washington come Putin a Mosca, pugno di ferro pubblico e sfrenato lusso privato, senza dissensi e opposizione.
E Putin non temeva affatto il tono da giurista di Harvard di Obama, sempre perbene, sapendo che il mondo è rozzo, violento, aggressivo, le parole volano, il polonio ai dissidenti e le milizie schierate in Crimea, Donbass, al confine con l’Ucraina restano.
Ma l’anziano, esperto, cauto, moderato Joe Biden, che la rete conservatrice Fox News, e i suoi adepti in Europa, irridono come “vecchio demente”, è un brutto cliente per l’ex ufficiale dello spionaggio Kgb Putin.
Al vertice in Svizzera, Biden è arrivato con un’agenda precisa: dichiarare al leader russo, definito “killer”, assassino, nella recente intervista alla Abc, che non si sta affatto aprendo una nuova Guerra Fredda, che su clima e armi nucleari si continuerà a trattare, che le forniture di gas e petrolio alla Germania e agli altri paesi Ue possono continuare senza strappi, ma che l’idea degli Stati Uniti distratti come con Obama, o supini come con Trump, è chiusa.
Dal dissidente Navalny, alle continue scorribande informatiche che, progettate nei paesi dell’ex Unione Sovietica legati a Putin, investono infrastrutture occidentali, la carta bianca a Mosca è finita.
Putin è il più astuto ed esperto uomo di Stato all’opera nel XXI secolo, e ha subito capito la lezione: i raid cibernetici saranno “ripagati dalla stessa moneta”, esplicita minaccia di Biden a rappresaglie contro la non sempre formidabile rete informatica russa.
C’era, e in Italia non è stata rilevata a sufficienza, una seconda piega nelle indicazione strategiche di Biden: la Casa Bianca è persuasa che la Cina sia il vero rivale a venire, nell’economia e nello scontro militare, e quindi sia necessario, in qualche modo, staccare Putin, ormai vassallo di Xi Jinping, dal formidabile alleato.
Per il vanitoso presidente dell’ex Urss già il summit con Biden è un riconoscimento e, infatti, i media ufficiali russi sono stati istruiti con foga “dare risalto positivo al meeting in Svizzera!”. Come, ubbidienti, hanno subito fatto.
(da Huffingtonpost)
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Giugno 16th, 2021 Riccardo Fucile
LA PROCURA: “DIFFUSIONE INOPPORTUNA”
Il Tg3 nell’edizione di oggi ha mostrato, in esclusiva, le immagini degli ultimi istanti
del tragitto del funivia del Mottarone, precipitata il 23 maggio scorso causando la morte di 14 persone (leggi l’articolo).
La diffusione del video – acquisito dagli inquirenti della Procura di Verbania nell’ambito dell’inchiesta che al momento vede tre indagati – ha suscitato molte polemiche
“Al Tg3 un documento esclusivo della cabina della funivia del Mottarone – si legge nel tweet diffuso dalla redazione del tg della Rai -, prima della caduta, agli atti dell’inchiesta sul disastro costato la vita a 14 persone. Le immagini per il loro contenuto potrebbero urtare la sensibilità di alcuni”.
Nel video, registrato dai carabinieri riprendendo un monitor, si vede la cabina 3 della funivia che si avvicina lentamente alla stazione di arrivo di Mottarone, a bordo ci sono le 15 persone, tra cui il piccolo Eitan, il bambino unico sopravvissuto, il padre e due donne. Le altre facce non si distinguono.
All’improvviso La cabina si impenna. All’interno nessuno riesce a rimanere in piedi mentre scivola all’indietro. Fino al salto nel vuoto con l’impatto a terra.
Nell’inquadratura interna alla stazione del Mottarone, ripresa da una secondo telecamera, si vede l’addetto che attende l’arrivo della cabina alzare per un attimo la testa, come a guardare qualcosa che non va. Poi la fune si spezza, la cabina precipita e l’uomo corre a chiamare i soccorsi.
Il procuratore di Verbania: “Pubblicazione inopportuna”
“Ancor più del dato normativo, mi preme sottolineare la assoluta inopportunità della pubblicazione” delle immagini “che ritraggono gli ultimi drammatici istanti di vita dei passeggeri della funivia precipitata il 23 maggio scorso sul Mottarone, per il doveroso rispetto che tutti siamo tenuti a portare alle vittime, al dolore delle loro famiglie, al cordoglio di una intera comunità”. Commenta, in una nota, il procuratore di Verbania, Olimpia Bossi.
“Portare a conoscenza degli indagati e dei loro difensori gli atti del procedimento a loro carico nelle fasi processuali in cui ciò è previsto, non significa per ciò stesso autorizzare ed avallare l’indiscriminata divulgazione del loro contenuto agli organi di informazione”, aggiunge il procuratore Bossi, precisando che le immagini erano depositate insieme agli atti dell’indagine e che la loro pubblicazione è vietata.
“Soprattutto – ha detto ancora il magistrato -, come in questo caso, in cui si tratta di immagini dal fortissimo impatto emotivo oltretutto mai portate a conoscenza neppure dei famigliari delle vittime, la cui sofferenza, come è di intuitiva comprensione, non può e non deve essere ulteriormente acuita da iniziative come questa”.
“Sono basita dalla pubblicazione del video sulla tragedia del Mottarone” ha detto, invece, la sindaca di Stresa, Marcella Severino. “Io mi ero proposta un silenzio stampa rispettoso della famiglie e delle vittime – ha aggiunto – e lo stavo portando avanti da giorni, anche perché volevo che le indagini facessero il loro corso mentre il territorio era impegnato a dare un segnale di vicinanza. La vista di questo video mi ha lasciato basita e credo non fosse opportuna nel rispetto delle vittime e dei loro famigliari”.
“Sono profondamente colpito dalle immagini trasmesse dal Tg3 – ha commentato il presidente della Rai, Marcello Foa -. E’ doveroso per il servizio pubblico, in circostanze come questa, valutare attentamente tutte le implicazioni, a cominciare da quelle etiche e di rispetto per le vittime e per i loro familiari, nella consapevolezza del peso mediatico ed emotivo di ogni immagine e di ogni commento”.
(da agenzie)
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Giugno 16th, 2021 Riccardo Fucile
PUNTA A FAR CREDERE DI ESSERE UN CANDIDATO CIVICO, PROBABILMENTE SI VERGOGNA DELLA COMPAGNIA DI GIRO
Un giochino che non potrà durare a lungo: convocato per indicare i candidati sindaci di Milano e Bologna, ultimi nodi ancora irrisolti, il vertice di centrodestra odierno sulle comunali si è concluso, invece, con una nuova fumata nera per le due città e l’annuncio del ticket Occhiuto-Spirlì per la presidenza della Regione Calabria.
Ma quello che pure ha colpito è stata la mancata ufficializzazione del magistrato Catello Maresca per la corsa al comune di Napoli, che di fatto ha già iniziato la sua campagna elettorale.
A rivelare il particolare è la nota congiunta diffusa al termine del summit di coalizione: ”Per le città di Bologna, Milano e Napoli sono in corso approfondimenti che si concluderanno nel giro di pochi giorni”.
D’intesa con Maresca si sarebbe deciso di non formalizzare ancora la sua candidatura.
L’ex pm antimafia, riferiscono, ci tiene alla sua forte ‘connotazione civica’ e per questo avrebbe chiesto di non essere ufficializzato dai partiti.
“Per esaltare il profilo civico di Maresca, meglio che le forze politiche convergano su di lui e non ufficializzino la candidatura”, dice a mezza bocca un big del centrodestra che sta seguendo da vicino il dossier Napoli.
Da qui la scelta di Matteo Salvini di rinviare ancora di qualche giorno l’endorsement per Maresca.
(da agenzie)
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Giugno 16th, 2021 Riccardo Fucile
GALLERA: “SONO PRONTO PER UN INCARICO NAZIONALE”
L’ex assessore al Welfare della Lombardia, Giulio Gallera, ha intenzione di ricandidarsi,
magari per un incarico nazionale, e ne ha già parlato con il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi.
L’annuncio arriva in una lunga intervista all’Adnkronos Salute in cui l’attuale consigliere regionale lombardo e presidente della Commissione bilancio del Pirellone rivela che il proprio futuro potrebbe anche non essere più a Milano, ma addirittura a Roma.
“Per tutta la mia vita mi sono candidato e ho avuto il consenso dei cittadini. Finché i cittadini mi daranno il consenso per aiutarli a sostenerli e farmi carico dei loro problemi, lo farò”, spiega Gallera ad Adnkronos. “Quindi sicuramente considero di andare avanti. Che sia la Regione o il Parlamento o altro, lo vedremo”.
Tra le opzioni a disposizione dell’esponente di Forza Italia, che tra incertezze e memorabili gaffe ha guidato la sanità lombarda nel durissimo anno della pandemia di Covid, vi è anche la possibilità di una candidatura a livello nazionale, proprio su impulso del leader azzurro che sembra aver particolarmente apprezzato il lavoro di Gallera come assessore – almeno a quanto afferma il consigliere regionale lombardo.
(da agenzie)
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