Destra di Popolo.net

ALLUNGARE I TEMPI TRA LE DUE DOSI DI VACCINO E’ STATO UN ERRORE

Giugno 15th, 2021 Riccardo Fucile

COSI IL CTS E FIGLIUOLO HANNO RIDOTTO LE DIFESE DALLA VARIANTE INDIANA

Alla fiera dei vaccini è successo di tutto e di più. Sommateci la fiera delle Covid star tv che facevano a gara a contraddirsi a vicenda ed ecco servita la micidiale mistura demotivante, ad una opinione pubblica sempre più perplessa che non si fida più delle istituzioni e questo è particolarmente grave perché i vaccini sono l’unica arma che abbiamo per combattere il Covid-19.
Astrazeneca è un caso da manuale di come non comunicare istituzionalmente. La sua fascia di somministrazione d’età è ciclica, nel senso che oscilla a seconda del mese sopra i 60, sotto i 60, sopra i 50, sotto i 50, sopra i 40 e poi improvvisamente per tutti, compresi gli imberbi, e poi ci si ripensa e si cerca di fregare i poveri over 60 che rimandano il pacco al mittente. Questo perché, come noto, Astrazeneca protegge molto di meno di Pfizer e Moderna e in più i tempi tra prima e seconda dose sono biblici.
L’idea non sbagliata che la gente s’è fatta è che siano state comprate troppe dosi di questo vaccino e che poiché molti non le vogliono bisogna pur smerciarle.
Ed ecco qui inguacchi inenarrabili in cui ogni giorno ce n’è una nuova: l’ultima moda lanciata dal ministero della Sanità in combutta con i governatori è il “doppio misto” e cioè Astrazeneca prima dose e poi mrna come seconda dose con gli inevitabili “studi” che magicamente si accordano con l’ultima trovata politica.
Successe anche quando si cercò di far passare l’AstraZeneca per più sicuro del Pfizer “manipolando” i dati e cioè l’Agenzia Italiana del Farmaco presentò uno studio in cui Pfizer aveva più effetti collaterali per l’unico motivo che era stato il più utilizzato in valore assoluto, ma i dati percentuali, gli unici confrontabili scientificamente, in tutto il mondo davano più effetti avversi all’AstraZeneca.
Ma l’errore più clamoroso si è avuto quando il generale Francesco Paolo Figliuolo appoggiò l’idea, approvata dal Cts, di allungare i tempi tra la somministrazione della prima e della seconda dose per gli mrna, tra cui Pfizer.
Infatti dai canonici e raccomandati 21 giorni si passò fino ad un massimo di 42 giorni il tutto per vaccinare il maggior numero di persone possibili, ma lasciando scoperte le persone che avevano ricevuto solo la prima dose.
Da notare come Pfizer richiamò ufficialmente il governo al rispetto dei tempi di tre settimane. Naturalmente a certi governatori non parve vero e così, ad esempio nel Lazio, il duo Zingaretti-D’Amato (gli stessi degli Astraday ai maturandi, un’altra perla di faciloneria), dopo aver detto che loro non ci stavano, si rimangiarono tutto in 48 ore provocando le ire di chi aspettava la seconda dose che ha ricorso al Tar.
Peccato che negli stessi giorni in Inghilterra, che ha un vantaggio di qualche mese sul resto dell’Europa, scoppiava la variante delta, nome con cui un ottuso politically correct ha ribattezzato la variante indiana. La delta costrinse ad un rapido retromarcia il governo Johnson che riduceva i tempi tra le dosi proprio mentre l’Italia – come al solito – le allungava.
Ma il Cts, il governo, i governatori sapevano benissimo (o almeno lo speriamo, mascherine docet) che la variante indiana era in giro e chi aveva ricevuto solo la prima dose non era protetto, ma hanno rimandato uguale; naturalmente il giorno dopo è comparso il solito studio che magnificava gli effetti retrodatati e progressivi della seconda dose.
Una manovra fuori sincrono molto, ma molto pericolosa visto che la variante indiana già girava da noi e che ora è scoppiata nel focolaio pugliese dando prova di quanto sia pericolosa e speriamo che Pfizer da noi più utilizzato di Astrazeneca, protegga meglio anche da essa.
(da La Notizia)

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VARIANTE INDIANA SOTTOVALUTATA, IN ITALIA SIAMO IMPREPARATI

Giugno 15th, 2021 Riccardo Fucile

IL REGNO UNITO HA PROROGATO DI UN MESE LE RESTRIZIONI, IN ITALIA NON SAPPIAMO NEPPURE QUANTO SIA DIFFUSA

Dopo oltre un anno dall’inizio della pandemia SarsCoV2, nonostante l’arrivo dei vaccini ed una campagna di somministrazione a tappeto, non è ancora tempo di abbassare la guardia.
Ce lo ricorda la variante delta, nota anche come variante indiana, e conosciuta per la doppia mutazione: della californiana – spiegano gli esperti – e della brasiliana-sudafricana.
“Gli studi sono ancora in corso e non abbiamo nell’immediatezza una risposta a tutte le domande – ha detto il ministro della Salute, Roberto Speranza -. Ma le prime ricerche ci dicono che con due dosi di vaccino la variante indiana è contenibile con una percentuale importante. In questo momento chi viene dal Regno Unito deve fare il tampone, è chiaro che ci riserviamo di monitorare la situazione e se l’andamento della curva dovesse peggiorare in Gran Bretagna ci riserviamo di pensare ad altre misure, come la quarantena”, ha spiegato Speranza.
È chiaro che la situazione nel Regno Unito non lascia ben sperare. La sospensione delle misure restrittive, prevista per il prossimo 21 giugno, slitta di un altro mese, quindi per altre 4 settimane i locali notturni resteranno chiusi e la gente sarà incoraggiata a continuare il lavoro a distanza.
Nei giorni scorsi il ministro della Salute britannico Matt Hancock ha dichiarato che la variante indiana è “del 40 per cento più trasmissibile” rispetto a quella inglese, ma venerdì il dato è stato rivisto da Public Health England (Phe), che alza il tasso al 60 per cento. Lo stesso istituto conferma anche che il 90 per cento dei nuovi casi in Inghilterra sia dovuto alla mutazione. Anche la British Medical Association aveva lanciato un appello a ritardare l’allentamento delle ultime restrizioni ancora in vigore a causa del “rapido incremento” dei casi.
Una richiesta che è stata definitivamente accolta da Downing Street.
Ma tornando in Italia secondo il virologo Francesco Broccolo, dell’Università di Milano Bicocca, “servono nuovi criteri di analisi dei tamponi con un’alta carica virale per riuscire a individuare la variante Delta. Al momento non abbiamo una fotografia precisa della circolazione di questa variante, contrariamente a quanto avviene in Gran Bretagna, dove è attivo un programma nazionale per il sequenziamento”, ha detto. In effetti la procedura attuale consiste nel fare il tampone e, se positivo e con un’alta carica virale, si procede a un secondo test, studiato per verificare in modo specifico la presenza della variante Alfa, ossia la variante inglese secondo la vecchia terminologia.
“Questo andava bene mesi fa, quando era un’eccezione trovare la variante Alfa, ma oggi – osserva Broccolo – la variante Alfa è presente nel 95 per cento dei tamponi positivi”. Vale a dire che “Alfa è ormai il nuovo virus di base”.
C’è da dire poi che, oltre alla variante Delta, anche la Beta (ex Sudafricana) e la Gamma (ex Brasiliana) “sfuggono ai vaccini dopo la prima dose e in alcuni casi dopo la seconda”. Difficile dire se, come è accaduto in Gran Bretagna, anche in Italia la variante indiana possa sostituirsi alla variante Alfa, diventando dominante: la risposta, secondo Broccolo, dipende da numerosi fattori.
Il primo è nella stessa campagna di vaccinazione in quanto dati clinici sui vaccinati indicano che dopo la prima dose del vaccino di AstraZeneca la copertura contro la variante Delta è del 33,5 per cento contro il 51 per cento per la variante Alfa e valori analoghi si riscontrano per il vaccino di Pfizer-BioNTech.
“Fare il richiamo fornisce una marcata differenza nella protezione. In secondo luogo “sono necessari screening sui tamponi positivi ad alta carica prelevati in aeroporti, palestre, scuole e per gli eventi aperti a un grande numero di persone”.
Un altro elemento, evidente in Gran Bretagna, è che “la variante Delta si sta diffondendo molto tra i giovani, sia attraverso la presenza di due mutazioni, chiamate 452 e 478, sia attraverso le abitudini sociali dei giovani”.
Di conseguenza “il contagio è altissimo, ma i numeri sono sotto controllo in termini di ospedalizzazioni e terapie intensive”, osserva Broccolo.
“Nello stesso tempo – prosegue – gli adulti stanno mantenendo attenzioni maggiori, in genere la popolazione anziana è più attenta e già vaccinata con la seconda dose”. Per quanto riguarda l’Italia, per il virologo bisogna considerare che “i vaccinati con una doppia dose sono il 25 per cento e il 50 per cento hanno avuto solo la prima dose: questo significa che in estate il virus potrebbe trovare una via d’accesso e che la situazione potrebbe essere più grave che in Gran Bretagna perché siamo ancora indietro nella campagna vaccinale”.
C’è anche il rischio che durante l’estate viaggi e spostamenti possano favorire la comparsa di nuove varianti e “rendere necessario mettere a punto un nuovo vaccino”. Per questo, conclude, “è ancora molto importante continuare a usare le mascherine, rispettare il distanziamento, disinfettarsi e lavarsi le mani”.
(da agenzie)

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OMS: “COVID PIU’ VELOCE DEI VACCINI, NE SERVONO DI PIU’ E IN FRETTA”

Giugno 15th, 2021 Riccardo Fucile

FA PAURA LA VARIANTE DELTA

Il coronavirus circola più velocemente dei vaccini e il sostegno internazionale alla diffusione anche nei Paesi poveri è insufficiente.
L’Organizzazione mondiale della salute è tornata a chiedere ai Paesi produttori di aumentare l’impegno: la decisione di distribuire un milione di dosi presa dal G7 nei giorni scorsi non basta: “Ne servono di più – ha detto il direttore generale dell’Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus – e più in fretta. Ogni giorno muoiono più di 10 mila persone. Le comunità più povere hanno bisogno di vaccini, ma ora: non l’anno prossimo”.
In questo momento, ha aggiunto, “il virus si sposta più rapidamente della distribuzione mondiale dei vaccini”. Covax, il meccanismo internazionale promosso dall’Oms per diffondere i vaccini anche nei Paesi che non se li possono permettere, ne ha diffusi oltre 85 milioni di dosi in 131 Paesi, meno del previsto.
L’auspicio dell’Organizzazione è che almeno il 70% della popolazione mondiale sia vaccinata entro la prossima riunione del G7, in Germania l’anno prossimo. “Per riuscirci, servono 11 miliardi di dosi”, ha detto Tedros.
Fa paura la variante Delta. Gli scienziati sono stati molto chiari nel consigliare a Boris Johnson il rinvio delle riaperture: la mutazione del coronavirus arrivata dall’India è trasmissibile fino al 60% in più del ceppo cosiddetto inglese . Non solo: causa il doppio dei ricoveri in ospedale. E’ necessario, quindi, aspettare un altro mese per accrescere ulteriormente il numero di persone vaccinate con due dosi.
La sfida per l’Italia è riuscire a evitare quanto sta accadendo in Gran Bretagna, dove la variante Delta ha ormai soppiantato la vecchia variante Alfa (l’inglese nella vecchia terminologia).
Nuovi criteri per analizzare i tamponi, sequenziamento e un ritmo più serrato per le vaccinazioni: sono queste, accanto alle irrinunciabili mascherine, le armi più efficaci per riuscire a mettere all’angolo la variante Delta del virus SarsCoV2, quella che nella vecchia terminologia era indicata come la variante indiana.
“La variante indiana ci insegna che dobbiamo migliorare il sequenziamento”, ha osservato il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri. Ottenere le sequenze genetiche del virus significa infatti poter seguire in diretta le varianti in circolazione. In Italia questo sarebbe stato il compito di un consorzio che, ha detto Sileri, “non è partito”, ma “la rete di laboratori è stata creata e sappiamo che si stanno aggregando”, anche se “servono più fondi”: si tratta di raddoppiare i 15 milioni di euro previsti inizialmente. Per Sileri è poi chiaro che si deve “correre con le seconde dosi” dei vaccini.
In attesa che il programma nazionale di sequenziamento decolli, l’obiettivo è utilizzare al meglio gli strumenti già disponibili, come l’analisi dei tamponi: è il virologo Francesco Broccolo, dell’Università di Milano Bicocca, a lanciare un appello per promuovere nuovi criteri di analisi.
La procedura attuale consiste nel fare il tampone e, se positivo e con un’alta carica virale, si procede a un secondo test, specifico per verificare la presenza della variante Alfa. “Questo andava bene mesi fa, quando era un’eccezione trovare la variante Alfa, ma oggi la variante Alfa è presente nel 95% tamponi positivi”, osserva Broccolo. Vale a dire che “Alfa è ormai il nuovo virus di base”, che ha sostituito la versione del virus SarsCoV2 più diffusa fino a qualche mese fa.
Quanto ai vaccini, per il virologo si deve considerare che in Italia “i vaccinati con una doppia dose sono il 25% e il 50% ha avuto solo la prima dose: questo significa che in estate il virus potrebbe trovare una via d’accesso e che la situazione potrebbe essere più grave che in Gran Bretagna perché siamo ancora indietro nella campagna vaccinale”.
C’è anche il rischio che durante l’estate viaggi e spostamenti possano favorire la comparsa di nuove varianti e “rendere necessario mettere a punto un nuovo vaccino”. Per questo, ”è ancora molto importante continuare a usare le mascherine, rispettare il distanziamento, disinfettarsi e lavarsi le mani”.
Nel frattempo continuano ad arrivare nuovi dati sull’efficacia dei vaccini contro le varianti, anche se sono ancora pochi per avere un quadro preciso. Per esempio, l’azienda americana Novavax ha comunicato che il suo vaccino è efficace oltre il 90% contro il virus, incluse le sue varianti; la Pfizer ha fiducia nell’efficacia del proprio vaccino nei confronti della variante Delta (B.1. 617. 2), ma allo stesso vaccino potrebbero sfuggire le varianti Alfa e Beta (ex sudafricana) secondo la ricerca pubblicata sulla rivista Nature Medicine dall’Università israeliana di Tel Aviv.
(da agenzie)

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ANDREA SCANSI SU FINI: “NON MERITAVA NEANCHE UN DECIMO DELLA RUMENTA CHE GLI HANNO VOMITATO ADDOSSO”

Giugno 15th, 2021 Riccardo Fucile

“PARAGONATO A SALVINI, MELONI, SANTANCHE’ E’ QUASI UN CHURCHILL, AVREBBE RESO NORMALE LA DESTRA ITALIANA”… “LA CASA DI MONTECARLO E’ MILLE VOLTE MENO GRAVE DEI 49 MILIONI ALLA LEGA, DI RENZI IN ARABIA, DI CIO’ CHE HA FATTO BERLUSCONI E DELLE TRESCHE DI CERTI GAGLIOFFI DI FDI”

Qualche giorno fa è circolata sui social una foto di Gianfranco Fini. Era in compagnia di Francesco Storace, quindi il povero Fini non doveva passare un gran momento. Era da un po’ che non si vedeva una foto dell’ex leader di Alleanza Nazionale. In tivù non ci va quasi più e in Rete è diversamente attivo.
Nello scatto, veicolato sui social proprio dall’orgogliosamente (e comicamente) fascistissimo Storace, Fini appariva sorridente ma in qualche modo affaticato. Il viso un po’ smunto, i capelli brizzolati.
La Rete, bravissima nello scatenarsi in maniera belluina contro chi è – o anche solo sembra – in difficoltà, si è esibita in una serie di commenti feroci su Fini, quasi che invecchiare fosse un reato.
Come ebbe genialmente a dire una volta Jean-Paul Belmondo, e a dire il vero non solo lui: “Invecchiare è brutto, ma l’alternativa è parecchio peggio”. Sacrosanto. E sarebbe peraltro assai divertente, nonché illuminante, scoprire come stiano invecchiando quei carciofi che hanno insultato Fini.
Perché ne sto scrivendo? Perché quella foto mi ha messo una grande malinconia. Di più: mi ha addirittura generato una strana forma di nostalgia.
Non ho mai votato Fini, né mai potrei farlo. Incarna una storia lontanissima da me. Vent’anni fa, durante il G8 di Genova, disse e sostenne cose per me irricevibili. Per troppo tempo si è ridotto a vassallo di Silvio Berlusconi (Nanni Moretti glielo rinfacciò spesso). E ha sdoganato una classe dirigente non di rado imbarazzante, che ancora oggi vediamo in tivù e in Parlamento, e che ovviamente non ha poi avuto alcuna forma di riconoscenza nei confronti di Fini quando lo ha visto cadere.
Il suo tramonto politico è stato certo figlio di alcuni suoi errori, puntualmente ingigantiti da una stampa scorretta e incarognita. Se tutti pagassero le loro colpe come le ha pagate Fini, il Parlamento sarebbe pressoché vuoto e i talk-show risulterebbero sostanzialmente deserti. La “casa di Montecarlo” è un fatto mille volte meno grave dei 49 milioni della Lega, di Matteo Renzi da Bin Salman, di quasi tutto ciò che ha fatto Berlusconi e di non poche tresche di certi gaglioffi in quota Fratelli d’Italia, ma nel suo caso l’errore ha coinciso con “l’ergastolo”.
Non pochi suoi amici ritengono che Fini si sia suicidato politicamente da solo, lasciandosi irretire – semplifico – dal gentil sesso e comportandosi come un ingenuo adolescente. Se anche così fosse, non meritava comunque neanche un decimo della rumenta che gli hanno vomitato addosso.
E adesso? Adesso il contesto post-atomico della politica italiana contemporanea rende Fini quasi un Churchill. Paragonatelo a Salvini, a Meloni, a Borghi, a Santanchè, a Nobili e a Marcucci: in confronto pare un gigante.
Ecco perché quella foto mi ha messo nostalgia (e sono di sinistra!). Magari sbaglio, ma forse Fini – come scrisse secoli fa anche Fiorella Mannoia – avrebbe potuto rendere “normale” la destra italiana. Una destra finalmente liberale, conservatrice, mai populista e men che meno becera e xenofoba.
Qualcuno dirà che siamo messi così male da rimpiangere (da sinistra!) uno come Fini. È possibile. Resta il fatto che, dopo di lui, la destra italiana ha definitivamente sdoganato il peggio di sé. E adesso tira un’aria bruttissima, che può solo peggiorare.
Andrea Scansi
(da agenzie)

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IL RAID AEREO DI GUERINI SU RIETI, VOLO DI STATO PER 60 CHILOMETRI

Giugno 15th, 2021 Riccardo Fucile

LA GIUSTIFICAZIONE: “MOTIVI DI SICUREZZA”… QUALCUNO PENSA CHE GUERINI SIA UN PROBLEMA PER QUALCUNO?

Non è solo la Maria Elisabetta Alberti Casellati ad avere la passione per i voli di Stato. La presidente del Senato ha fatto ricorso per ben 124 volte in un anno ai cosiddetti aerei blu e sta continuando.
Anche i ministri non disdegnano però quegli agi e non solo per recarsi in missione all’estero o in zone d’Italia dove con la più proletaria auto blu occorrerebbe troppo tempo. Il ministro della difesa Lorenzo Guerini ha scelto infatti la via del cielo anche per raggiungere Rieti da Roma.
IL CASO
Per il numero uno della Difesa sembra fossero troppi sessanta chilometri sulle strade del Lazio. Meglio un bel volo. Ecco dunque che tra i voli di Stato appunto che i membri dell’esecutivo sono tenuti a rendere pubblici, il mese scorso compare un Roma-Rieti-Roma di Guerini. Precisamente il 14 maggio.
Ragioni per il ricorso al mezzo aereo? “Sicurezza”.
Ma quale ragione avrà mai spinto l’esponente dem a recarsi nel capoluogo dell’alto Lazio con un volo di Stato e quali saranno state le ragioni che non rendevano sicuro un altro tipo di viaggio?
L’appuntamento a dire il vero non sembra eccezionale e neppure ad alto rischio.
Il 14 maggio scorso infatti il ministro della difesa Guerini si è recato alla Scuola interforze per la difesa nucleare, biologica e chimica (Nbc) di Rieti per un’esercitazione nell’ambito del programma europeo “Resist” (Resilience support for critical infrastructures through standardized training on Cbrn), destinato alla formazione di 16 addetti alle infrastrutture critiche, tra personale di Telespazio, del centro operativo del Fucino, e della Sacbo, operatore presso lo scalo aereo di Bergamo Orio al Serio.
Era accompagnato dal capo di Stato Maggiore della Difesa, il generale Enzo Vecciarelli, e dal capo di Stato Maggiore dell’Esercito, il generale di corpo d’armata Pietro Serino.
“Esser preparati a gestire minacce Cbrn, chimiche, biologiche, radiologiche e nucleari, è una priorità per l’Italia. Quello di oggi è un bell’esempio di come la Difesa possa dare un contributo al Sistema-Paese, svolgendo efficacemente i suoi compiti istituzionali e allargandone i benefici al mondo civile sulla base delle sue competenze ed esperienze che, per loro natura, spesso richiedono la ricerca di soluzioni a problemi complessi”, ha dichiarato Guerini a margine della visita.
Un saluto e poi via a casa.
(da La Notizia)

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“ECCO PERCHE’ HO FILMATO RENZI E MANCINI ALL’AUTOGRILL”: PARLA L’INSEGNANTE CHE REALIZZO’ IL VIDEO

Giugno 15th, 2021 Riccardo Fucile

A REPORT HA SPIEGATO I MOTIVI CHE L’HANNO SPINTA A REGISTRARE L’INCONTRO

La pubblicazione di quel filmato ha provocato un terremoto all’interno del DIS. Prima la sostituzione di Gennaro Vecchione al vertice del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza della Repubblica. Poi l’annuncio della pensione (da questa estate) di uno dei protagonisti di quella registrazione, Marco Mancini.
E ieri, dopo settimane di polemiche e veleni incrociati, Sigfrido Ranucci ha ospitato negli studi di Report l’insegnante video Renzi all’Autogrill. La donna ha spiegato i motivi che l’hanno spinta a realizzare quelle due brevi registrazioni e a inviare il materiale alla trasmissione di RaiTre.
“La cosa che mi ha incuriosito è vedere il senatore, uno dei protagonisti della crisi di governo che si stava delineando, incontrarsi in modo un po’ anomalo, come in un Autogrill e mettersi a parlare in disparte con questa persona”.
La donna ha ribadito – come già fatto in precedenza – di non aver riconosciuto Marco Mancini e di non averlo individuato come un membro dei servizi segreti italiani. Insomma, quei due filmato di 23 e 28 secondi sono stati realizzati per le modalità di quell’incontro.
Poco dopo arriva anche la spiegazione e la ricostruzione grafica del posizionamento delle tre auto. L’insegnante ha detto di esser riuscita a percepire la frase di commiato tra i due – con Mancini che avrebbe detto a Renzi “sono a sua disposizione” – perché pronunciata a breve distanza da lei, mentre si scambiavano i saluti prima di riprendere i rispettivi viaggi: il membro del Dis in direzione Roma, il senatore di Italia Viva verso Firenze.
L’insegnante del video di Renzi sottolinea di aver agito da libera cittadina e a di aver deciso di inviare quel filmato a Report dopo che la trasmissione di RaiTre aveva mandato in onda la dichiarazione di Ferramonti e quel presunto sms inviato a Maria Elena Boschi in cui si chiedeva di far cadere il governo Conte.
Ed è proprio l’associazione tra la deputata e il senatore di Italia Viva ad aver spinto la donna a immortalare quell’incontro all’Autogrill. Questo è l’ultimo tassello di un puzzle che si è ricomposto.
(da NextQuotidiano)

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CASO MARO’, CORTE INDIANA ACCETTA RISARCIMENTO DI 1,1 MILIONI DI EURO ALLE FAMIGLIE DEI PESCATORI UCCISI E CHIUDE IL CASO

Giugno 15th, 2021 Riccardo Fucile

LA MOGLIE DI LATORRE: “CARNE DA MACELLO DELLA POLITICA”… LA PRATICA PASSA AL TRIBUNALE DI ROMA… ORA NE RISPONDANO QUEI POLITICI CHE HANNO MANDATO DEI MILITARI ITALIANI A FARE DA VIGILANTES SU UNA NAVE PRIVATA PER FARE UNA MARCHETTA AGLI ARMATORI

La Corte suprema indiana ha chiuso tutti i procedimenti contro Salvatore Latorre e Massimiliano Girone, i due Marò accusati di aver ucciso due pescatori al largo delle coste del Kerala a febbraio del 2012.
Lo riferiscono i media di Nuova Delhi, secondo cui già la settimana scorsa la Corte suprema aveva accettato di chiudere tutti i procedimenti dopo il deposito del risarcimento di 100 milioni di rupie, circa 1,1 milioni di euro, destinato ai parenti delle vittime.
Secondo i media di Nuova Delhi, la Corte Suprema considera “ragionevole e adeguato” il risarcimento, 80 milioni dei quali dovranno essere depositati a favore degli eredi dei due pescatori (40 per ogni famiglia) e 20 milioni al proprietario dell’imbarcazione.
Lo sfogo della moglie di Latorre
“Da 9 anni sono costretta a parlare a nome di mio marito. A lui è stato fatto esplicito divieto di parlare pena pesanti sanzioni. Non può nemmeno partecipare a qualsiasi manifestazione pubblica. È vincolato al segreto. È ora di chiedersi perché le autorità militari vogliono mantenere il segreto su ciò che sa e vuol dire. Quello che so è che per la politica italiana siamo stati carne da macello. Presto Massimiliano si presenterà alla procura di Roma”.
Così Paola Moschetti, moglie di Massimiliano Latorre, all’ANSA sulla Corte Suprema indiana che ha ordinato la chiusura dei procedimenti a carico del marito e di Salvatore Girone.
(da agenzie)

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SONDAGGIO SWG: LA LEGA PERDE ALTRO MEZZO PUNTO, IL SORPASSO DI FDI E’ VICINO

Giugno 15th, 2021 Riccardo Fucile

CALA IL PD, RISALE IL M5S

La Lega cala ancora nei consensi e Fratelli d’Italia è ormai a un passo dal diventare il primo partito italiano: è quanto emerge dagli ultimi sondaggi politici elettorali elaborati da Swg per il TgLa7.
Secondo le rilevazioni, infatti, il Carroccio perde mezzo percentuale e scende sotto quota 21%, precisamente al 20,9 per cento.
Sale ancora, invece, Fratelli d’Italia che questa settimana guadagna lo 0,3 per cento, portandosi al 20,4%, a solo mezzo punto percentuale dal partito di Matteo Salvini.
Il Partito Democratico scende dal 19,2% della settimana scorsa al 19 per cento, mentre il Movimento 5 Stelle guadagna lo 0,3 per cento e si porta al 16,2%.
Cala Forza Italia, che perde lo 0,1 per cento, risultato che porta il partito di Silvio Berlusconi al 6,8%, mentre Azione di Carlo Calenda è stabile al 3,4%.
Sinistra Italiana scende dal 2,3 per cento al 2,6%, mentre, tra gli altri partiti minori, Italia Viva si riporta al 2 per cento, perdendo lo 0,1% in 7 giorni
Per quanto riguarda le altre forze politiche MDP Articolo 1 cresce dello 0,2%
(da agenzie)

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MINZOLINI VA ALLA GUIDA DEL “GIORNALE”

Giugno 14th, 2021 Riccardo Fucile

EX SENATORE E DIRETTORE DEL TG1, NEL 2015 LA CONDANNA DEFINITIVA PER PECULATO A DUE ANNI E SEI MESI PER L’USO IMPROPRIO DELLA CARTA DI CREDITO RAI PER SPESE PERSONALI

Augusto Minzolini è il nuovo direttore de il Giornale. La notizia – anticipata da Dagospia il 10 giugno – è stata ufficializzata lunedì.
Opinionista televisivo nei talk show di La7, già senatore di Forza Italia e direttore del Tg1 dal 2009 al 2011, Minzolini prende il posto di Alessandro Sallusti, passato a dirigere Libero dopo 12 anni.
Nato a Roma nel 1958, Minzolini è giornalista professionista dal 1980. Secondo l’enciclopedia Treccani si è “distinto per il suo giornalismo sensazionalistico, indagatore del retroscena politico (che è stato chiamato “minzolinismo”), attirandosi le critiche di molti (soprattutto di chi lo considera politicamente schierato a destra)”.
Nel giugno del 2009, durante il quarto governo Berlusconi, diventa direttore del tg della prima rete Rai, restando in carica fino al dicembre 2011, subito dopo l’investitura a premier di Mario Monti. Alle elezioni politiche del 2013 è eletto senatore con Il Popolo della Libertà.
Nel 2015 è stato condannato in via definitiva a due anni e sei mesi per peculato continuato per aver utilizzato in maniera impropria la carta di credito fornitagli dalla Rai durante la direzione del Tg1, sostenendo spese di vitto non giustificate per un importo di 65mila euro in un anno e mezzo.
Nel luglio del 2016, in base alla legge Severino, la Giunta per le immunità del Senato lo dichiarò decaduto dalla carica parlamentare perché condannato con sentenza passata in giudicato.
Il 17 marzo 2017 l’Aula votò invece contro la decadenza riconoscendo l’esistenza di fumus persecutionis, ma Minzolini si dimise il 28 marzo successivo.
(da agenzie)

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