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MEGLIO LA PACE, DI MAIO E FICO NON SI ARRENDONO

Giugno 29th, 2021 Riccardo Fucile

PONTIERI ANCORA ALL’OPERA, MA NELLA BASE LO SCONTRO SI STA RADICALIZZANDO

Quelli che tra i pentastellati, dopo aver ascoltato l’ex premier, se la sentono di parlare e buttare giù due righe da affidare alle agenzie e, soprattutto, ai social sperano nel lieto fine, ovvero nella ricomposizione della frattura tra Giuseppe Conte e Beppe Grillo.
E, se possono, spendono una parola in favore di Conte. Poi c’è chi come il presidente della Camera Roberto Fico continua a mediare, a smussare, a gettare ponti.
“In questo momento discutiamo dello Statuto. Grillo ha girato l’Italia e ha sudato sette camicie, e Conte ha fatto benissimo il premier. Stiamo facendo una sintesi rispetto al Movimento. Mettiamo in comune le migliori risorse”, dice Fico.
Secondo cui “non esistono ultimatum, ma un lavoro all’interno del Movimento”. E si dice sicuro: “Saremo anche più forti di prima”.
Altro grande mediatore il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio: “Stiamo remando tutti nella stessa direzione, il MoVimento è pronto ad evolversi, coraggio. Confido nell’intesa. Dialogo e confronto sono fondamentali, siamo una forza matura, dotata di buon senso, visione e concretezza”.
“Uniamo la testa (Conte) e il cuore (Grillo) per essere pronti ad una nuova stagione riformatrice ricca di sfide da vincere”, scrive su facebook il deputato Giovanni Currò. “Dobbiamo abituarci all’idea: ai più importanti bivi della vita, non c’è segnaletica”, scrive – citando Ernest Hemingway – su instragram il presidente della commissione Politiche Ue della camera, Sergio Battelli.
Scende in campo Danilo Toninelli: ”Grillo e Conte sono la coppia migliore che la politica possa avere. Da una parte un visionario con i piedi ben piantati nel M5S e dall’altra una persona capace e competente che ha già dato prova di sé. Questi sono fatti che vanno ben oltre le regole e gli statuti”.
“Perdere l’occasione di avere Conte guida del M5s, sarebbe un rammarico equivalente a quello che ha avuto in questi anni Roberto Baggio dopo aver sbagliato il rigore in finale a Pasadena nel 1994”. dice il vicepresidente dei senatori Gianluca Ferrara.
Con l’ex premier si schierano la senatrice Alessandra Maiorino, la deputata Mirella Emiliozzi e Andrea Giarrizzo. “Facciamo attenzione soltanto a chi avvelena i pozzi”, scrive il deputato Angelo Tofalo. “Abbiamo bisogno di entrambi i nostri Giuseppe”, dicono il vice presidente del Parlamento Ue Fabio Massimo Castaldo e Dino Giarrusso.
(da agenzie)

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COME GRILLO HA PRESO L’AUT AUT DI CONTE: MALE

Giugno 29th, 2021 Riccardo Fucile

LA RICHIESTA DEL VOTO DEGLI ISCRITTI SULLO STATUTO

Conte ieri non ha deciso di chiudere subito la partita con Grillo, ma poco ci è mancato. L’ex presidente del Consiglio ha infatti ribadito punto per punto le sue richieste rimandando al voto degli iscritti la decisione sullo statuto. Come ha reagito Beppe?
Le parole di Conte hanno mandato in fibrillazione i gruppi parlamentari: “E adesso come reagirà Beppe?”, si chiedono in tanti. Prima dell’intervento di Conte, il capogruppo al Senato Ettore Licheri aveva scritto nella chat dei senatori, invitandoli alla pazienza e a non rilasciare dichiarazioni ai giornalisti.
Al termine della conferenza, gli eletti a Palazzo Madama si riuniscono per fare il punto. La tensione resta molto alta: i ‘pontieri’ vanno avanti con la difficile opera di mediazione ma filtra molto pessimismo sulla possibile reazione di Grillo. Il garante 5 Stelle replicherà a Conte in un video sui social. “Ma la risposta di Beppe rischia di essere il Ko finale…”, dice un parlamentare che spesso ha avuto modo di raccogliere gli umori (e gli sfoghi) del cofondatore del Movimento. Ilario Lombardo su La Stampa riporta la pacatissima reazione di Grillo alle parole di Conte: «Lo statuto? Ha detto di mettere al voto lo statuto? Col cazzo che lo mettiamo al voto. Lo decido io se e quando».
La brutalità della sintesi ci consente di consegnare le frasi così come ci vengono raccontate da chi ha parlato con Beppe Grillo, lasciando all’immaginazione il resto: la furia del comico, le urla al telefono, il ragionamento che si spezza e precipita verso la decisione di un gesto che sarebbe definitivo se non venisse fermato all’ultimo da più mani amiche. Il fondatore del M5S era pronto a pubblicare un video.
Il video si è trasformato in un post, che doveva essere pubblicato ieri sera. Poi i cosiddetti pontieri hanno chiesto all’Elevato di pensarci una notte. E chissà oggi cosa accadrà. È proprio il voto sullo statuto il nodo nel discorso di Conte che ha fatto più arrabbiare Beppe, come spiega anche Annalisa Cuzzocrea su Repubblica:
L’ex premier ha chiamato gli iscritti a votare il nuovo Statuto. A dire loro cosa ne pensano, facendosi soggetti attivi di un cambio d’epoca. Ha invocato la democrazia diretta e per farlo non ha aspettato la benedizione di Grillo. Ecco questo, nei 5 stelle, non era mai accaduto. Sulla carta, il reggente Vito Crimi — che l’avvocato ha elogiato e ringraziato più volte — potrebbe mettere in votazione la nuova carta dei valori e le nuove regole senza l’imprimatur dal fondatore. Non glielo ha chiesto esplicitamente, Conte. Ha anzi detto che manderà il documento finale a Grillo e a Crimi perché lo condividano con tutto il Movimento e lo mettano al voto. Ma è come se avesse evocato questa possibilità.
E cosa succede se questa possibilità si concretizza? Mentre la retroscenista di Repubblica riporta un’altra frase che Grillo avrebbe pronunciato “Se Conte presenta e chiede il voto sullo Statuto prima che ci sia accordo su tutto, è finita”, il Fatto Quotidiano ha un altro punto di vista. Secondo il giornale diretto da Marco Travaglio Grillo è nel bel mezzo del classico dilemma del prigioniero. Se dice sì al voto rischia di essere sconfitto, ma se dice no sconfessa uno dei paradigmi del Movimento, quello della democrazia diretta:
Di sicuro c’è la lettura diffusa tra i parlamentari: “Per Beppe dire no adesso è complicatissimo, come può rifiutare un voto?”. Una votazione che, da vecchio ma ancor a vigente Statuto, va convocata dal reggente Vito Crimi, teoricamente senza dover rendere conto a nessuno. Ma è chiaro che la partita ormai è un’altra, con quasi tutto il Movimento che ora invoca una tregua, una pace anche finta, pur di evitare il baratro.
Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio vede ancora uno spiraglio per l’accordo: ”Stiamo remando tutti nella stessa direzione, il Movimento è pronto ad evolversi, coraggio. Confido nell’intesa. Dialogo e confronto sono fondamentali, siamo una forza matura, dotata di buon senso, visione e concretezza”. “Troveremo la soluzione migliore per il bene del Movimento”, afferma il presidente della Camera Roberto Fico, ospite di ‘In onda’ su La7.
E dal Sud America anche l’ex deputato M5S Alessandro Di Battista dice la sua sullo scontro in atto tra Conte e Grillo: “Onestamente non devo schierarmi oggi, essendomi schierato 4 mesi fa. Io non ho lasciato il Movimento per questioni statutarie. L’ho lasciato per ragioni politiche in quanto ha deciso di sostenere un governo pessimo e dunque le politiche di tale governo”.
(da NextQuotidiano)

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VERONA, IMBRATTATA E RICOPERTA DI SPAZZATURA L’AUTO DI UN GIORNALISTA COLPEVOLE DI AVER FATTO UN’INCHIESTA SUL SINDACO DI FRATELLI D’ITALIA E SUI MOVIMENTI NEONAZISTI

Giugno 29th, 2021 Riccardo Fucile

“AVVERTIMENTO” DEI RAZZISTI AD ANDREA TORNAGO, CRONISTA DE L’ESPRESSO

Un raid notturno contro un giornalista de “L’Espresso”. E’ accaduto a Verona, dove l’auto di Andrea Tornago, da anni collaboratore de “L’Espresso”, è stata imbrattata e ricoperta di spazzatura da ignoti nella notte tra mercoledì 23 e giovedì 24 giugno.
Per il settimanale, che ne ha dato notizia, si tratterebbe di un chiaro tentativo di intimidazione nei confronti di un cronista che, negli ultimi tempi, ha firmato diverse inchieste sul sindaco Sboarina (ex Lega, recentemente passato a Fratelli d’Italia) e sui movimenti neonazisti veronesi.
“La macchina” scrive “L’Espresso” nel tentativo di ricostruire l’esatta dinamica dei fatti, “era parcheggiata in una via secondaria della città, con pochissimo traffico, frequentata solo da chi ci abita, vicino alla casa dove il giornalista vive con la famiglia. Tra una lunga fila di vetture, l’ignoto vandalo ha preso di mira solo l’auto di Tornago, ignorando tutte le altre, comprese quelle più vicine al bidone svuotato dei rifiuti. Nella stradina non ci sono bar o altri locali, né luoghi di ritrovo o di passaggio. Tornago era appena tornato a Verona dopo alcuni giorni di trasferta per lavoro, ha parcheggiato l’auto attorno alle 22 e ha scoperto l’accaduto il mattino dopo.”
Circostanze che inducono a pensare a un raid dimostrativo e punitivo. In particolare, di recente, Tornago ha messo nel mirino la casa in centro acquistata a metà prezzo dal primo cittadino Sboarina, che in risposta aveva definito l’articolo de “L’Espresso” “spazzatura giornalistica”.
Spazzatura proprio come quella che Tornago si è ritrovato sulla propria auto la mattina successiva al blitz
Di sicuro si tratta di un bruttissimo segnale nei confronti del giornalismo libero e indipendente, ancora una volta finito nel mirino per le proprie inchieste.
(da NextQuotidiano)

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IN LACRIME IN STRADA A 90 ANNI: “NON HO SOLDI, HO FAME”. AGENTI LE COMPRANO IL SUO CIBO PREFERITO

Giugno 29th, 2021 Riccardo Fucile

L’ALTRA ITALIA CHE FINGIAMO DI NON VEDERE… LA GRANDE UMANITA’ DEGLI AGENTI: LE COMPRANO UN POLLO ARROSTO CON PATATE E LE FANNO LA SPESA

Gli agenti l’hanno notata che si trascinava a stento, in lacrime, per le vie del quartiere Cenisia a Torino, a quasi 90 anni; non mangiava da 12 ore, in casa aveva credenza e frigo vuoto e nessun soldo per acquistare cibo.
Quando i poliziotti del Commissariato San Donato le hanno chiesto se avesse bisogno di aiuto la vecchina è scoppiata in un pianto liberatorio, confidando che non aveva bisogno di cure mediche quanto del necessario per vivere. Le forze dell’ordine l’hanno poi accompagnata a casa e le hanno comprato il pranzo e il cibo necessario per i prossimi giorni.
L’anziana ha raccontato agli agenti che proprio quella mattina era andata in banca per prelevare denaro e così far la spesa ma aveva fatto la triste scoperta di non aver più soldi sul proprio conto.
Risultava un prelievo di cui però non ricordava granché. La pattuglia della squadra volante ha effettuato alcuni controlli all’istituto bancario della donna ed ha appurato che quanto riferito dalla 90enne corrispondeva effettivamente al vero; a quel punto i poliziotti hanno accompagnato a casa la signora, che ha mostrato loro come in cucina ed anche in frigorifero non ci fosse effettivamente nulla.
La signora ha poi detto di non toccare cibo da oltre 12 ore, e ha espresso il desiderio di poter pranzare con qualcosa che non mangiava da tempo: un pollo arrosto con delle patate al forno. I 4 agenti hanno acquistato proprio il cibo richiesto ed altre vivande, così che per qualche giorno la signora potesse avere il necessario per mangiare per i giorni a venire. Un bel gesto che la vecchina sicuramente non dimenticherà.
(da Fanpage)

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CONTE MANDA IN TILT GRILLO

Giugno 29th, 2021 Riccardo Fucile

GARANTE FURIOSO, ANNUNCIATO UN VIDEO DI RISPOSTA CHE POI NON ARRIVA, FORSE DOMANI

“Grillo risponderà a Conte con un video”, è la voce che si sparge poco dopo la fine della conferenza stampa dell’ex premier.
Si resta per oltre un’ora con il fiato sospeso a fare refresh su tutti i canali social possibili e immaginabili del Garante. Poi il contrordine. “Grillo, molto arrabbiato, forse ci ha ripensato. Il post era praticamente pronto ma lo ha cancellato”, altra voce che circola tra i mediatori che stanno seguendo la trattativa tra il fondatore M5s e il capo politico in pectore. Capo politico in pectore, va ricordato, designato dallo stesso Grillo, il quale poi ha scoperto che Conte, incaricato da lui nel febbraio scorso di rifondare il partito, ora vuole davvero interpretare il ruolo di leader.
Da qui lo scompiglio, la guerra di potere all’interno del Movimento. Guerra che ha coinvolto tutti e che non è stata ancora risolta.
Grillo fino a tarda sera non manda segnali ufficiali, non sa cosa fare, è in tilt, si prende altro tempo per meditare sul da farsi dopo aver ricevuto il ceffone da Conte, il primo e l’unico che finora ha osato sfidarlo.
L’ex premier lo colpisce nell’orgoglio quando dice che non può prestarsi “per un’operazione politica che nasce invischiata tra vecchie ambiguità e timore di procedere a una svolta”. E poi quando invita Grillo a scegliere tra l’essere un “padre generoso” o un “padre padrone”.
Quindi il “padre” dei 5 Stelle è a un bivio: replicare per le rime a Giuseppe Conte decretando la definitiva scissione del M5S o cedere, magari non nella forma ma nella sostanza, e affidare la sua creatura all’avvocato del Popolo, che da ex premier non crede alla diarchia.
Tuttavia quel “prendere o lasciare” messo sul tavolo da Conte sul nuovo Statuto da lui stesso forgiato, a Grillo non è piaciuto, ma per ora ha deciso di tacere. In ogni caso il rapporto tra i due si è deteriorato, nonostante l’ex premier abbia provato a dare rassicurazioni sul piano personale.
Una risposta di Grillo, si apprende in tarda serata da fonti di primo piano del M5S, arriverà solo domani. C’è chi non esclude che la notte possa portare consiglio e che l’ex comico ammorbidirà le sue parole. In fondo domani arriverà, sulle scrivanie di Grillo e del reggente Vito Crimi, lo Statuto riscritto per intero da Conte e illustrato oggi in parte in conferenza stampa. Sulla base del testo definitivo Grillo farà le sue valutazioni. Non è da escludere totalmente che lo Statuto subisca delle modifiche. Spetterà al Garante, ed qui la sfida che Conte gli ha rivolto, decidere di metterlo ai voti o impedire che gli iscritti si esprimano.
Intanto continua il pressing dei big per ricomporre le due visioni del Movimento e trovare una complessa mediazione.
I parlamentari pentastellati appaiono disorientati e spaccati, tra chi si schiera con Grillo e chi definisce “impensabile” rinunciare a Conte. Il quale sostiene di non avere un piano B qualora non salga al vertice della galassia pentastellata.
In campo sono entrati due mediatori d’eccezione: Luigi Di Maio e Roberto Fico. Entrambi intervengono in serata, diffondendo ottimismo. E il ministro degli Esteri, tornato attivo come non lo si vedeva da mesi, invita tutti a remare nella stessa direzione.
(da Huffingtonpost)

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SONDAGGIO SWG: FRATELLI D’ITALIA SORPASSA LA LEGA IN CADUTA LIBERA

Giugno 28th, 2021 Riccardo Fucile

FDI 20,7%, LEGA 20,3%, PD 18,8%, M5S 16,6%, FORZA ITALIA 7%

Cambio al vertice del sondaggio Swg relativo all’orientamento di voto degli italiani. Stando all’ultima indagine svolta, Fratelli d’Italia sale al 20,7 per cento superando così la Lega di Matteo Salvini che cala dello 0,3 per cento portandosi così al 20,3 per cento: il partito Giorgia Meloni diventa così la prima forza politica del Paese.
La settimana presa in esame va dal 21 al 28 giugno.
La forza politica che cresce di più in questo arco di tempo è il Movimento 5 Stelle che, nonostante la crisi interna tra Giuseppe Conte e Beppe Grillo, guadagna uno 0,6 per cento rispetto a sette giorni fa.
La terza forza politica del Paese rimane il Pd, che sale al 18,8 per cento (+0,2).
Stesso tasso di crescita anche per Forza Italia che si attesta al 7 per cento nell’ultima settimana.
Lieve miglioramento nei sondaggi anche per il partito Azione di Carlo Calenda (che passa dal 3,8 al 3,9 per cento) e per Sinistra Italiana, che guadagna lo 0,2 per cento arrivando non oltre il 2,7 per cento.
Tra gli altri partiti, perdono terreno Italia Viva e +Europa rispettivamente al 2,1 per cento (-0,2) e all’1,8 per cento (-0,1). Seguono i Verdi (1,5 per cento) e Coraggio (1 per cento) entrambe in calo di 0,3 punti.
(da agenzie)

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“ORRIBILE MATTANZA NEI CONFRONTI DEI DETENUTI” INDAGATI 52 AGENTI DELLA PENITENZIARIA

Giugno 28th, 2021 Riccardo Fucile

VIOLENZE NEL CARCERE DI SANTA MARIA CAPUA VETERE: “LI ABBATTIAMO COME VITELLI”…QUESTI SAREBBERO RAPPRESENTANTI DELLO STATO?

I Carabinieri di Caserta hanno eseguito 52 misure cautelari emesse dal gip su richiesta della Procura di Santa Maria Capua Vetere nei confronti di agenti della Polizia penitenziaria e dirigenti del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria coinvolti negli scontri con i detenuti che avvennero il 6 aprile 2020, in pieno lockdown, nel carcere dello stesso comune del casertano.
Una protesta innescata da centinaia di carcerati dopo la notizia di un caso di positività al Covid-19 tra le mura dell’istituto, dove per sedare la sommossa vennero inviati da Napoli contingenti dei Reparti speciali della Penitenziaria
Complessivamente sono stati notificati 8 arresti in carcere, 18 arresti ai domiciliari, 3 obblighi di dimora e 23 interdizioni dall’esercizio del pubblico ufficio.
I reati contestati, a vario titolo, sono concorso in torture pluriaggravate ai danni di numerosi detenuti (per 41 agenti), maltrattamenti pluriaggravati, lesioni personali pluriaggravate, falso in atto pubblico (anche per induzione) aggravato, calunnia, favoreggiamento personale, frode processuale e depistaggio. Le perquisizioni riguardarono 292 detenuti nel Reparto Nilo.
Dall’indagine della Procura di Santa Maria Capua Vetere è emerso che i detenuti furono costretti a passare in un corridoio di agenti, con caschi e manganelli, fatti inginocchiare e colpiti di spalle per tutelare l’anonimato dei picchiatori.
Nell’ordinanza il gip definisce l’episodio una “orribile mattanza” ai danni dei detenuti: alcuni sono stati denudati e 15 anche portati in isolamento con modalità del tutto irregolari e senza alcuna legittimazione.
Tra i detenuti in isolamento, uno perse la vita, il 4 maggio, quasi un mese dopo la perquisizione, per l’assunzione di un mix di oppiacei. In relazione a questa morte, è stato spiegato, ritenendo quel gesto conseguenza delle torture, la Procura ha contestato il reato di morte come conseguenza di un altro reato (la tortura, appunto). Una impostazione non condivisa dal gip che invece ha ritenuto di classificare l’evento come suicidio.
“Li abbattiamo come vitelli”; “domate il bestiame” prima dell’inizio della perquisizione e, dopo, quando la perquisizione era stata completata, “quattro ore di inferno per loro”, “non si è salvato nessuno”, “il sistema Poggioreale”, forse in riferimento a una metodologia di contenimento. Sono alcuni messaggi trovati dagli inquirenti nelle chat degli agenti della Polizia Penitenziaria coinvolti nell’inchiesta.
(da agenzie)

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SANITA’ LOMBARDA, ECCO COME IL PRIVATO SCEGLIE GLI INTERVENTI PIU’ REDDITIZI

Giugno 28th, 2021 Riccardo Fucile

MILANO EGEMONIZZATA DAI PRIVATI GRAZIE ALLA POLITICA COMPIACENTE DELLA REGIONE

La Lombardia è l’unica Regione italiana che ha stabilito per legge parità di diritti e doveri fra soggetti pubblici e privati convenzionati che operano all’interno del servizio sanitario.
Le intenzioni della norma n. 31 voluta nel 1997 da Roberto Formigoni sono quelle di promuovere la competitività tra strutture per soddisfare meglio i bisogni dei pazienti, che possono scegliere dove farsi curare, e accorciare le liste d’attesa.
E la Regione rimborsa indifferentemente gli uni e gli altri (all’interno di tetti di spesa contrattati).
Ma la sanità lombarda presa spesso anche come esempio da esportare in altre regioni, ha davvero un sistema pubblico-privato in grado di garantire cure più tempestive?
I dati, forniti dall’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas) e che per la prima volta è possibile rendere pubblici, permettono di capire come funziona nella realtà il modello.
L’analisi riguarda le tipologie dei ricoveri e degli interventi chirurgici eseguiti nel pubblico e nel privato e la corrispettiva entità dei rimborsi ottenuti dal sistema sanitarioQuel che emerge non è una conseguenza dell’intasamento degli ospedali causato dal Covid, perché è stata fotografata la situazione considerando i numeri del 2019. Dopo è andata solo peggio.
Posti letto a confronto
I posti letto totali sono 29.308, 70% pubblici e 30% privati. Vuol dire che di tutti i tipi di ricoveri, oltre 1,2 milioni, il 70% è pubblico e il 30% privato.
Intanto su 100 posti letto in un ospedale pubblico, 45 sono occupati da chi entra per un’emergenza passando dal Pronto soccorso. Su 100 posti nel privato, solo 20 pazienti arrivano dal Ps. Per gli altri 80, le strutture accreditate possono programmare per tipologia i ricoveri. Per accedere in ospedale chi ha bisogno di un intervento chirurgico deve prenotarsi la visita specialistica: per le strutture pubbliche c’è un sistema di prenotazione trasparente dove il contact center regionale dice dov’è possibile andare e in che tempi. Per quelle private, invece, bisogna rivolgersi alle singole strutture accreditate che nella stragrande maggioranza dei casi non hanno mai voluto mettere a disposizione pubblicamente le loro agende, nonostante siano state sollecitate a farlo già a partire dal 2016.
Quali prestazioni offre il privato?
Per una lunga lista di ricoveri e interventi chirurgici il rapporto pubblico-privato 70 a 30 s’inverte, con alti volumi in una serie di prestazioni. Vediamo quali. Primo: gli interventi ben pagati, spesso a rischio inappropriatezza perché il medico ha ampia discrezionalità nel decidere se è utile o meno eseguirli. Sono quelli per obesità, che le strutture accreditate eseguono per il 74,5%, con un rimborso di 5.681 euro; sulle valvole cardiache, che valgono 21.882 euro e sono svolti dal privato per il 51% (a Milano per il 66,2%); le artrodesi vertebrali, dove vengono inchiodate le vertebre della schiena, fatte per oltre l’80% dal privato. Nell’agosto 2019 il rimborso da 19.723 euro è stato tagliato di quasi il 40% dall’allora direttore generale della Sanità Luigi Cajazzo, proprio per renderli meno redditizi e tentare di limitare gli interventi inutili.
Interventi più remunerativi
Secondo: le prestazioni più remunerative delle specialità di cardiologia/cardiochirurgia e ortopedia. Si tratta di interventi che prevedono l’impianto di protesi, dove le strutture private già hanno margini di guadagno elevati perché negli acquisti hanno meno vincoli e standard del pubblico. A Milano, dove sono concentrati i colossi della Sanità accreditata, i privati impiantano il 60% dei defibrillatori (rimborso 19.057 euro), il 68% delle valvole cardiache (17.843 euro), l’88% dei bypass coronarici (19.018 euro). Inoltre: il 90% degli interventi sulle articolazioni inferiori (12.101 euro), e il 68% delle sostituzioni di anca e ginocchio (8.534 euro). Nell’intera regione comunque, per gli stessi tipi di intervento, la percentuale di prestazioni svolte dal privato supera il 40%, con punte che arrivano al 77%. Terzo: su oltre 500 tipi d’intervento, il privato fa la metà del suo fatturato con 25 prestazioni, il pubblico 43. Segnale evidente che l’attività si concentra in ambiti di specialità più convenienti. Le più diffuse riguardano le malattie degenerative del sistema nervoso, che valgono l’8,8% del fatturato, la sostituzione di articolazioni maggiori o il reimpianto degli arti inferiori (8,5%), le diagnosi del sistema muscolo-scheletrico (3,7%), e gli interventi sul sistema cardiovascolare (4,4%).
Milano: dominio del privato
Su Milano, se si prendono in considerazione anche i pazienti da fuori Regione, la sanità privata, rispetto ai grandi ospedali pubblici, raggiunge percentuali tra l’85 e il 97% degli interventi e ricoveri di cardiologia, cardiochirurgia, ortopedia, e quelli ad alto fatturato, ma a rischio di inappropriatezza. È la stessa Regione Lombardia ad ammettere: «La Sanità privata si è concentrata su alcune specifiche linee di attività che, tuttavia, impongono controlli incisivi in termini di appropriatezza» evitando che «gli erogatori si concentrino su attività caratterizzate da buona redditività e da non verificata necessità epidemiologica» (qui il documento).
Cosa fa il pubblico?
Gli interventi molto costosi e rischiosi, a partire dai trapianti, che può farli solo l’ospedale pubblico. E poi l’80% delle emorragie cerebrali, l’87% delle leucemie, l’82% delle neoplasie dell’apparato respiratorio, il 75% dell’ossigenazione extracorporea. I neonati gravemente immaturi sono curati per l’87,2% nelle strutture pubbliche. Oltre a tutti quegli interventi poco remunerativi, ma molto comuni: parti (81,8%), aborti (90%), calcoli (80%), polmoniti (78%), appendiciti (83,9%), tonsille (79,3%). Le operazioni per tumore al seno sono, invece, equamente ripartite.
A conti fatti gli ospedali pubblici sono in perdita, con la Regione che ogni anno deve ripianare i bilanci: 44 milioni il Policlinico di Milano, 58 il San Paolo e il San Carlo, 87 i Civili di Brescia, 75 il Papa Giovanni XXIII di Bergamo. Mentre i gruppi privati fanno utili importanti: 27 milioni il gruppo San Donato della famiglia Rotelli, 66,9 l’Humanitas di Gianfelice Rocca, 6,7 la Multimedica di Daniele Schwarz. Certo, il pubblico sconta inefficienze, mentre il privato è più manageriale, ma non basta a spiegare un divario di questa portata.
Le liste d’attesa restano
Le linee guida nazionali danno i tempi: nel caso di rischio di aggravamento rapido della malattia l’intervento chirurgico deve essere eseguito entro 30 giorni.
In Lombardia per un intervento chirurgico oncologico bisogna aspettare 66 giorni nel 36% dei casi; per uno non oncologico 83 giorni nel 23% dei casiIn Regioni comparabili per offerta sanitaria, vediamo altri numeri: in Veneto solo il 6% delle operazioni urgenti sui tumori non viene eseguito entro i 30 giorni, per gli altri interventi gli sforamenti sono del 9%. In Emilia Romagna sono rispettivamente del 22% e del 15%. E questo era l’andamento fino ad attimo prima dell’arrivo della pandemia. Va detto che in quei mesi durissimi, con le strutture pubbliche al collasso, il privato ha messo a disposizione il 40% dei posti letto per pazienti Covid.
Modello da riformare
Tirando le fila, il modello non garantisce nei fatti quella «parità» di diritti e doveri prevista dalla legge regionale, non risolve le liste d’attesa, ma porta pian piano al deperimento del pubblico e all’accaparramento dei medici migliori. A quel punto sarà difficile tornare indietro. Infatti è in discussione un piano di riforma che in autunno dovrà sfociare in una legge, considerata dall’assessore al Welfare Letizia Moratti una delle priorità del proprio mandato. Nelle linee di indirizzo allo studio, l’assessore scrive che è necessario «un miglior governo dell’offerta». Dovrebbe voler dire: ti accredito per fare di più quello che serve e non solo quello che ti conviene. Vedremo se dalle parole si passerà ai fatti
(da Il Corriere della Sera)

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CANADA, QUELLE FERITE MAI RIMARGINATE: STORIA E NUMERI DEGLI ORRORI CATTOLICI SUI BAMBINI NATIVI

Giugno 28th, 2021 Riccardo Fucile

PER OLTRE UN SECOLO 150.000 BAMBINI INDIGENI COSTRETTI A FREQUENTARE SCUOLE CATTOLICHE TRA ABUSI E VIOLENZE… CENTINAIA DI CORPI SONO STATI TROVATI IN FOSSE COMUNI

Con le due di ieri diventano quattro le chiese cattoliche bruciate nella regione della Columbia Britannica in Canada. E il collegamento con il ritrovamento delle tombe senza nome di bambini nativi nelle ex scuole di rieducazione appare palese.
Mentre il premier Justin Trudeau ha chiesto a Papa Francesco di fare chiarezza e ha paventato azioni legali nel caso in cui la Chiesa non fornisse i documenti in suo possesso.
Intanto però nessuna rivendicazione del gesto è arrivata, mentre le Giubbe Rosse, la polizia a cavallo del Canada, parlano per ora di indagini che procedono «in tutte le direzioni».
Le chiese bruciate in Canada e le tombe dei bambini nativi
Il 26 giugno in meno di un’ora le fiamme sono state appiccate nella chiesa di Sant’Anna e in quella di Chopaka ed entrambe sono state distrutte, secondo quanto ha raccontato il sergente Jason Bayda della polizia canadese a cavallo.
Lunedì, in occasione della Giornata nazionale dei popoli indigeni, ne erano bruciate altre due, a Penticton e Oliver (Sud Okanagan). Per adesso i bilanci degli incendi non riportano feriti ma tutti i luoghi di culto, alcuni dei quali erano edificati in legno, sono andati completamente distrutti.
E i vigili del fuoco hanno ritrovato una bottiglia di liquido incendiario nei pressi di una delle due chiese distrutte lunedì.
Gli incendi sono arrivati subito dopo le richieste alla Chiesa di scusarsi formalmente per il proprio ruolo nel sistema scolastico canadese. Per oltre un secolo, fra il 1863 e il 1998, 150 mila bambini indigeni, in gran parte Inuit e Metis, sono stati costretti a frequentare scuole cristiane come parte di una strategia politica per assimilarli nella società canadese. Le scuole erano gestite da chiese finanziate dal governo federale e, scrive l’agenzia Ansa, gli abusi fisici e sessuali erano all’ordine del giorno.
Le tombe dei bambini nativi nei collegi di rieducazione in Canada
Il Guardian ha scritto che secondo i documenti storici, i Missionari Oblati di Maria Immacolata hanno gestito la metà delle scuole residenziali del Canada, inclusa quella di Kamloops, la più grande del paese.
Finora gli Oblati si sono rifiutati di rilasciare i documenti in loro possesso per aiutare a identificare i resti trovati. Il primo ritrovamento di tombe senza nome risale a un mese fa, quando i resti di 215 minori sono stati rinvenuti presso la Kamloops Indian Residential School, nella Columbia Britannica.
Si trattava di un collegio per l’accoglienza e la “rieducazione” dei figli dei nativi. La Chiesa l’ha gestito per conto del governo dal 1890 al 1969. Nei giorni scorsi sono stati ritrovati i resti di altri 761 bambini in un’ex scuola residenziale, la Marieval Indian Residential School gestita dalla chiesa nell’area di Saskatchewan.
L’agenzia di stampa Ansa ricorda che nel 2008 Ottawa istituì una commissione per far luce sui numerosi bambini indigeni che, dopo la scuola, non sono mai tornati nelle loro comunità. Le conclusioni degli esperti sono state shockanti quasi quanto i ritrovamenti: è stato genocidio culturale.
Gli abusi e le condizioni di vita particolarmente dure erano già stati denunciati dalla Commissione per la Verità e la Riconciliazione, anche se molti punti restano ancora da chiarire. Quello che si sa, in base al rapporto, è che i bambini venivano spesso alloggiati in strutture mal costruite, poco riscaldate e antigieniche. Molti non avevano accesso a personale medico qualificato e sono stati soggetti a punizioni dure e spesso abusive. Le squallide condizioni di salute – afferma ancora il rapporto – erano in gran parte determinate dalla volontà del governo di tagliare i costi. Gli abusi fisici e sessuali hanno portato alcuni a scappare. Altri sono morti di malattia o per incidenti in mezzo a tanta negligenza. Ancora nel 1945 il tasso di mortalità per i bambini delle scuole residenziali era quasi cinque volte superiore a quello di altri scolari canadesi. Negli anni ’60, il tasso era ancora il doppio di quello della popolazione studentesca generale. Alcuni sopravvissuti – riporta la Bbc – hanno parlato di bambini nati dai preti delle scuole, che sarebbero stati sottratti alle loro madri e gettati nelle fornaci.
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