Giugno 27th, 2021 Riccardo Fucile
“IL 70% DEGLI ELETTORI GRILLINI E POTREBBE RACCOGLIERE GLI SCONTENTI DEL CENTROSINISTRA”
Con Giuseppe Conte il M5S a un passo dalla rottura torna ad affacciarsi prepotentemente l’ipotesi di un nuovo partito guidato dall’ex premier.
Ma quanto potrebbe valere, in termini di consenso, questa ipotetica creatura politica? Molto, secondo il sondaggista Fabrizio Masia (Emg Acqua), che nei mesi scorsi ha già avuto modo di testare le potenzialità di un partito di Conte attribuendogli circa il 15%.
“Partiamo da una premessa doverosa”, spiega Masia all’Adnkronos: “Un dato certo a livello sondaggistico è che Conte gode ancora della fiducia di un 40% degli italiani. Considerato che in passato, quando lo avevo testato, un possibile partito dell’ex premier valeva circa il 15%, non escludo che oggi possa intercettare una buona parte dei voti 5 Stelle, almeno il 70%, ma anche del campo di centrosinistra: Partito democratico, Sinistra italiana, Articolo uno, Verdi, più qualche decimale centrista”.
Conte, sottolinea il sondaggista, “può ridimensionare fortemente il consenso del M5S portandolo sotto il 10%, e di molto. E potrebbe diventare la quarta forza politica del paese dopo Lega, Fratelli d’Italia e Pd”.
Masia si spinge oltre: “Non escludo che possa diventare addirittura la terza forza politica. Se il Pd oggi vale il 18%, Conte potrebbe erodere consenso e ridimensionarlo. Tutto nasce dalla sua capacità ecumenica e trasversale di intercettare vari segmenti di elettorato”.
Parliamo sempre di “un dato virtuale”, precisa Masia, perché “bisogna capire come l’ex presidente del Consiglio presenterà il partito, le alleanze, chi si porterà dietro. Il suo potenziale può essere davvero molto rilevante”. “Ma la domanda è un’altra: al M5S conviene davvero questa frattura con Conte?”, si interroga il sondaggista.
(da TPI)
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Giugno 27th, 2021 Riccardo Fucile
IL DOLORE DELLA MADRE: “GLI ANGELI PRIMA O POI SI STANCANO DI TANTA CATTIVERIA”
Si è ucciso a 18 anni, una settimana fa, vittima dei bulli e degli omofobi. Ma anche
da morto Orlando ha ricevuto un insulto: “Morte ai gay” qualcuno ha scritto sulla sua pagina Instagram dopo il dramma che ha gettato nello sconforto la famiglia.
Un messaggio shock che compare in mezzo a tante parole di cordoglio. E qualche insulto. Tutto il materiale è stato acquisito dagli investigatori e trasmesso alla procura che ha aperto un fascicolo in cui si ipotizzano i reati di omofobia e bullismo.
Gli agenti della Polfer – che indagano sull’episodio – sono andati anche a parlare con gli insegnanti dell’istituto professionale che il giovane frequentava per diventare barman e cameriere, con i compagni di classe, gli amici
La mamma non crede al suicidio
“Adesso ho un altro compito. Trovare i colpevoli e non mi darò pace finché non uscirà la verità. La mia lotta ora ha la priorità”. Anna è la madre di Orlando e continua a ripetere questa frase nelle dirette Facebook che dedica alla morte del suo ragazzo. Ma come tutti quelli che lo conoscevano bene neanche lei riesce a trovare risposte. Non ci sarebbero biglietti o messaggi per spiegare il suicidio. Anche se c’è chi lo aveva visto preoccupato: “ti sfogavi del tuo malessere interiore ma forse non abbastanza da poterlo tirare fuori – ricorda sui social una sua zia – era più grande di te”.
Quel malessere che alcuni tra gli amici credono sia dovuto ad altri, e che il giovane sia stato vittima di bullismo e omofobia. “Il problema delle menti chiuse è che hanno la bocca aperta”, aveva scritto lui sui social pochi mesi fa.
“Stiamo cercando la verità – spiega Anna -, mio figlio non è mai stato solo. Non ho mai pensato a un gesto estremo, non di sua volontà, non era una persona che pensava di togliersi la vita anzi sapeva che arrivato a 18 anni avrebbe potuto fare le sue scelte. Oggi credo sia stato ingannato, deriso e umiliato, con un carattere così fragile. Era libero e doveva essere libero di essere e fare quel che voleva, invece temo che subisse senza parlare e raccontarci”, dice la madre Anna.
Da giorni con dirette social e post ricorda suo figlio, chiede giustizia, “ringrazio i social che mi hanno permesso di stargli vicino. Il suo spirito oggi è con me, vedo segnali ogni giorno che mi arrivano”. Il pensiero va a lui perché “gli angeli prima o poi si stancano di sopportare tanta cattiveria”, spiega sui social sperando quanto accaduto sia “d’esempio, con tutti quei ragazzi che vengono umiliati e bullizzati. È stato l’amico di tutti e tutti lo amavano”
L’amico Mattia
Sotto choc anche molti amici che lo ricordano per il suo grande sorriso. “Combatto io per te”, assicura l’amico Mattia che ha pubblicato le foto sui social di una panchina colorata di rosa e dei colori dell’arcobaleno e la scritta Lgbt. Sono incisi sopra diversi ricordi e frasi di affetto, con una grande scritta “Essere gay è un lusso”.
Il dolore del fratello
“Te ne sei andato a soli 18 anni senza dire niente e ci hai lasciato un vuoto incolmabile, spero che adesso dove sei sei tranquillo senza pensieri”, le parole di suo fratello Mario che ricorda il loro ultimo saluto, “è stato portarmi un caffè con un Kinder Bueno, poi il pomeriggio abbiamo fatto la tragica scoperta. Ciao fratellino, anche se non ti dicevo che ti volevo bene lo pensavo ogni istante”.
(da La Repubblica)
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Giugno 27th, 2021 Riccardo Fucile
“I TIFOSI URLANO, SI FAVORISCE IL CONTAGIO, LA VARIANTE DELTA HA UNA TRASMISSIONE ELEVATISSIMA”
La finale a Wembley con 60mila persone è “una roba da matti”.
Parola di Andrea Crisanti. Il microbiologo, intervistato dal Fatto quotidiano, ha evidenziato i rischi del disputare un match con tanti tifosi in un momento in cui la variante Delta mette a rischio tutti i passi avanti fatti nella lotta contro la pandemia.
“Guardiamo i fatti reali. La variante Delta ha una trasmissione elevatissima e gli assembramenti aumentano i rischi. Allo stadio la gente è incoraggiata a urlare, a fare il tifo, a supportare. Questo favorisce l’emissione virus e il contagio. È ovvio.”
Per Crisanti ora che la campagna vaccinale va avanti e dà i suoi frutti bisogna “limitare i rischi”. E sulla finale degli Europei, che dovrebbe prevedere fino a 60mila spettatori, dice:
“Ma siamo matti? Londra sarebbe il posto sbagliato. Come se il virus distinguesse tra una semifinale e un’altra partita. Capisco la voglia di tornare alla normalità ma non deve andare a scapito del buon senso.
E sul futuro della lotta alla pandemia sottolinea che i vecchi sistemi di tracciamento non funzionano. Cosa fare allora? Il microbiologo ha la ricetta pronta:
“Un programma nazionale, una banca dati nazionale. E passare dal contact tracing al network testing, cioè testare tutta la rete dei contatti a prescindere da quello che si ricorda la persona infetta. Come hanno fatto a Singapore per il cluster all’aeroporto, che poteva mettere in ginocchio l’intero Stato. Serve un sistema per bloccare la trasmissione, misure stringenti per controllarla, individuare prontamente i casi e se ce n’è uno spegnere subito tutta la catena. Se metti la popolazione in zona bianca e la fai andare anche allo stadio, nessuno starà attento. Dipende da chi governa, non dalla gente.
(da agenzie)
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Giugno 27th, 2021 Riccardo Fucile
A MALEO NEL LODIGIANO, IL RAVE E’ ANCORA IN CORSO… LE MANIFESTAZIONI NON AUTORIZZATE E PERICOLOSE SI SCIOLGONO: CINQUE MINUTI PER SGOMBERARE E CARICARE, ALTRO CHE “CHIEDERE IL PERMESSO DI ENTRARE”
Un rave party no mask – ovviamente non autorizzato – con circa 700 partecipanti
provenienti da tutto il nord Italia, nessuno dei quali indossava la mascherina: si è tenuto a Maleo (zona vicina a Codogno, città simbolo della prima ondata della pandemia.), nell’area della cava di Cascina Ronchi, a partire dalla mezzanotte di domenica 27 giugno fino a poco dopo mezzogiorno.
“Sono stato sul posto da mezzanotte fino alle 5.30 del mattino – spiega il sindaco Dante Sguazzi – Devo ringraziare le forze dell’ordine, Carabinieri, Polizia e Guardia di finanza, che stanno tuttora presidiando la zona. Gli organizzatori hanno consentito a me e a tre agenti della Questura in borghese di accedere all’area della festa, accompagnandoci fino al punto in cui si trovava il camion su cui erano montate le casse che diffondevano la musica”.
“Fa molto male – aggiunge – vedere tantissime persone, almeno 700, tutti giovanissimi fregarsene delle normative covid e stare senza mascherina con un rischio contagi molto forte. Fa male perché abbiamo fatto tanti sacrifici e ho pensato ai tanti morti per coronavirus”.
Una festa quando l’emergenza è ben lontana da finire. “A contagi siamo messi male: siamo in controtendenza rispetto al trend provinciale e nazionale. Abbiamo un focolaio di 11 positivi tre dei quali del ceppo Delta, si tratta di due nuclei familiari allargati e l’ipotesi dei sanitari è che lo siano anche gli altri contagiati”. L’auspicio è “che non si ripeta più” e che dal rave non si crei un nuovo focolaio.
Il primo cittadino racconta di aver “visto molte persone in evidente stato di alterazione indotto da alcol e droghe, anche perché erano stati addirittura allestiti dei banchetti per la vendita delle sostanze stupefacenti. Dopo pochi minuti siamo stati scortati fuori e non mi è più stato permesso di rientrare, nonostante l’abbia chiesto”.
Oltre a non rispettare le norme anti Covid, i partecipanti al rave hanno spiegato al sindaco di essere “contrari al sistema e alle forze dell’ordine. Sono arrivati da varie regioni grazie al tam tam sui social, con le auto e molti in treno. Questo ha creato notevoli problemi di sicurezza, perché sono scesi alla stazione di Codogno, a una decina di chilometri dal luogo del rave, e si sono poi mossi a piedi al buio, camminando lungo la provinciale o aggirandosi fra i campi di mais, illuminati solo dalle torce dei cellulari”.
A questo si aggiunge la preoccupazione per la salute pubblica: “Fino a qualche giorno fa Maleo era Covid free, ma attualmente abbiamo 11 cittadini positivi, tre dei quali sicuramente con la variante Delta. Quindi l’idea che tanta gente senza mascherina si aggiri per le strade non fa stare tranquilli – prosegue Sguazzi – Defluendo dalla cava e tornando verso la stazione di Codogno, alcuni dei partecipanti al rave hanno infatti attraversato il centro abitato e si sono verificati vari episodi di malcostume, con persone che hanno urinato e vomitato nei parchi pubblici”.
Al momento, nell’area della festa “sono rimasti solo gli organizzatori, che stanno aspettando il più possibile per uscire perché sanno che le forze dell’ordine li fermeranno per identificarli – conclude il sindaco di Maleo – Purtroppo questi fenomeni sono incontrollabili. È accaduto qui, ma sarebbe potuto avvenire in qualunque altro Comune italiano”.
(da agenzie)
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Giugno 27th, 2021 Riccardo Fucile
“NON CONSENTIREMO CHE SCENDA IL SILENZIO”… I CALCIATORI DELLA NAZIONALE PER FARE UN GESTO SIMILE FORSE DEVONO ASPETTARE CHE GLIELO CHIEDA AL SISI
Un braccialetto azzurro con la scritta #freepatrickzaki. Le giornaliste e i giornalisti della Rai hanno raccolto l’appello di Amnesty International e al polso lo avranno tutti: l’Azzurro della Nazionale, il tricolore come il simbolo della cittadinanza italiana e della “richiesta di libertà per Patrick Zaki”.
“Non consentiremo che scenda il silenzio su questa storia, finché Patrick Zaki non sarà libero”, ha detto in studio la conduttrice di Rai Sport Simona Rolandi, presentando l’iniziativa dell’UsigRai.
Patrick è stato arrestato un anno e mezzo fa all’aeroporto del Cairo alle 4 del mattino. È stato catturato da alcuni agenti dei servizi segreti e trasportato in cella. Questo perché è stato accusato dall’Egitto di aver tentato negli anni di rovesciare il regime. Patrick si è sempre impegnato nella difesa dei diritti umani e durante le elezioni del 2018 era stato uno degli organizzatori della campagna elettorale di Khaled Ali, avvocato che poi ritirò la sua candidatura denunciando intimidazioni e arresti di alcuni dei suoi più stretti collaboratori.
Solo alcuni mesi fa la madre aveva fatto un appello pubblico dopo essere andato in visita nel carcere di Tora, dove da mesi si trova il figlio: “Sono fisicamente e mentalmente esausto, non ne posso più di stare qui”, le aveva detto.
(da agenzie)
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Giugno 27th, 2021 Riccardo Fucile
LIBERALI, COMUNISTI, CATTOLICI PRESUNTI: ECCO UN QUADRO REALE DI CHI ODIA LE DIVERSITA’
Il ddl Zan che nel 2021 dovrebbe trovare un accordo di massima in tutte le forze
politiche che siedono in Parlamento, al contrario continua a essere un testo divisivo. Testo che accende il dibattito oltrepassando gli emicicli delle aule parlamentari e arrivando fin dentro al mondo della cultura e dello spettacolo.
E ovviamente della Chiesa. Per non parlare a livello europeo della contrapposizione tra i vertici Ue e l’Ungheria di Viktor Orbán per la pessima legge anti-Lgbtqi. In verità c’è poco da stupirsi.
L’argomento è divisivo perché la sacrosanta garanzia di diritti a chi è gay è piombata come un turbine su una società intrisa di pregiudizi a tutti i livelli, a destra come a sinistra, fra gli intellettuali e nel popolo, con radici profonde e non troppo lontane.
Prendiamo il caso di Benedetto Croce: filosofo, senatore, ministro e fondatore del Partito liberale italiano. Ecco, proprio Croce ha “censurato” un libro del napoletano Luigi Settembrini, considerato uno dei padri della Patria. Settembrini che aveva scritto testi di una certa importanza soprattutto sul tema risorgimentale, aveva lasciato tra le sue carte un romanzo, “I neoplatonici”, in cui raccontava di un amore omosessuale anche con descrizioni molto dettagliate.
Quando nel 1937 viene ritrovato, il testo è sottoposto a Croce per un’eventuale pubblicazione. Il filosofo si oppone dicendo che si tratta di un “lubrico e malsano errore letterario del Venerato Maestro, martire patriottico dei Borboni”. Insomma, meglio lasciarlo nel cassetto.
Rimanendo tra filosofi è emblematico un carteggio tra gli ideologi del comunismo, Karl Marx e Friedrich Engels. Il 22 giugno 1869 Engels scrive all’amico che ormai esiste una lobby gay: “I pederasti iniziano a contarsi e scoprono di formare una potenza all’interno dello Stato (…) D’ora in poi sarà: “Guerre aux cons, paix aux trous de cul”. Uno slogan che tradotto significa all’incirca “guerra alla f… e pace al buco del c.”.
Interessante è anche la visione del ministro della Giustizia del Regno d’Italia, Giuseppe Zanardelli, già patriota e anche presidente del Consiglio. Zanardelli è l’autore del primo codice penale “liberale” dell’Italia unita che entra in vigore nel 1890 e ci resterà fino al 1930, anno dell’introduzione del codice Rocco. Nonostante nel suo codice venga esclusa la norma che punisce i comportamenti omosessuali, la motivazione che lo stesso Zanardelli ne dà in aula durante la presentazione del testo è equivoca. E abbastanza ipocrita. Il ministro infatti spiega che contro l’omosessualità “riesce più utile l’ignoranza del vizio”. Riassunto: di certe cose meglio non parlarne e non interessarsi.
Un po’ la stessa filosofia che nell’Italia repubblicana pervade tutte le forze politiche. In un bel libro del giornalista Giampaolo Pansa, “Ottobre, addio”, nel ricordare l’atteggiamento del partitone rosso nei confronti non solo dell’omosessualità ma anche dell’adulterio, un militante spiega: “C’è un codice di comportamento che non ammette deroghe: ognuno si faccia i fatti suoi, purché li copra e se li tenga per sé”.
Non mancano poi tra gli uomini di punta del Pci alcune uscite grevi, magari per attaccare il nemico politico di turno. Palmiro Togliatti per esempio prende di mira il premio Nobel per la letteratura André Gide reo di aver preso le distanze dal comunismo. Sulla rivista del partito “Rinascita” il Migliore scrive che quando sente parlare Gide di certi argomenti “viene voglia di invitarlo a occuparsi di pederastia dove è specialista”.
Ma anche nel mensile della Figc diretto da Enrico Berlinguer i toni non sono da meno e nel mirino c’è un altro scrittore francese: Jean-Paul Sartre, evidentemente troppo autonomo nel suo pensiero. Tanto da essere descritto come “un degenerato lacchè dell’imperialismo, che si compiace della pederastia e dell’onanismo”.
Da ricordare, come racconta il giornalista Filippo Maria Battaglia nel suo puntuale libro ″Ho molti amici gay. La crociata omofoba della politica italiana”, il grottesco episodio capitato al celebre pittore Filippo De Pisis subito dopo la liberazione dal nazifascismo.
De Pisis nella primavera del 1945 dà una festa nel suo studio a Venezia. Tra gli invitati decine di uomini coperti solo da gusci di granceola, pronti a essere dipinti dal vero. La festa però viene interrotta da un gruppo di partigiani comunisti che arresta tutti, compreso il pittore, per “mollezza borghese”. Gli uomini vengono interrogati e scherniti. Dopo due giorni rinchiuso con delinquenti comuni, De Pisis viene rilasciato con l’intimazione di non organizzare più “orge del genere”.
Sempre De Pisis subirà un’altra amarezza pochi anni dopo quando un telegramma da Roma ordina di non consegnargli il Gran premio della XXV Biennale perché omosessuale. Vincerà il bolognese Giorgio Morandi.
Sempre nel saggio di Battaglia, si riporta come anche tra i presidenti della Repubblica si possono elencare alcuni atteggiamenti inequivocabili. Per esempio il no del socialista Sandro Pertini a una delegazione di omosessuali che chiede di essere ricevuta al Quirinale: “Non è ora il momento, forse dopo le elezioni”.
Un certo imbarazzo anni dopo emerge anche su di un altro Capo dello Stato, il diccì Oscar Luigi Scalfaro, che decide di non presenziare e non mandare nemmeno un telegramma per il funerale dello stilista famoso in tutto il mondo, Gianni Versace. Ma omosessuale dichiarato e ucciso in circostanze poco chiare. Meglio non mischiarsi. Già in passato Scalfaro da sottosegretario all’Interno sotto Mario Scelba, se l’era presa con alcune feste omosessuali organizzate nel bresciano, e ribattezzate “balletti verdi”, assicurando di prendere provvedimenti contro “il mondo nauseante degli invertiti”.
Ci sono poi episodi davvero drammatici. Come il caso di Aldo Braibanti, partigiano e intellettuale comunista che viene condannato per plagio dopo la denuncia dei genitori del suo convivente maggiorenne di cui non riescono ad accettare l’omosessualità. Braibanti verrà arrestato, rinchiuso in manicomio e sottoposto a elettroshock.
Siamo nel 1968. Una decina d’anni prima, dopo l’omicidio di un bambino nella pineta di Viareggio, Ermanno Lavorini, si scatena una campagna mediatica e politica contro “pederasti e procacciatori di ragazzi”, rovinando la vita ad alcune persone del tutto innocenti. Uno morirà d’infarto, un altro si impiccherà.
Inutile poi sottolineare come sotto tutte le dittature gli omosessuali siano stati perseguitati. E ancora oggi lo sono in molte parti del mondo. Degno di nota il caso di Cuba che dopo la rivoluzione dei barbudos con a capo Fidel Castro e Che Guevara, mette subito in atto una politica aggressiva e repressiva contro gli omosessuali. Proprio il lider maximo, all’inizio degli anni ’60 intervistato da un suo estimatore, Giangiacomo Feltrinelli, che gli chiede conto della repressione dei gay, risponde: “L’idea di mandare un figlio a scuola e vederselo tornare frocio non garba a nessuno”.
(da Huffingtonpost)
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Giugno 27th, 2021 Riccardo Fucile
LA SOLITA FOGNA DI SFIGATI OMOFOBI, ESPRESSIONE DELLA SUBCULTURA RAZZISTA
Quella di ieri, 26 giugno, doveva essere una giornata di festa, la giornata del Pride e, invece, per un ragazzo di 12 anni di origine egiziana, si è trasformata in un incubo.
Il motivo? Il giovane, stando alle prime ricostruzioni, si trovava all’interno del Parco Sempione, a pochi passi dalla piazza in cui si stava tenendo il Pride di Milano, quando è stato raggiunto da un branco di ragazzi che lo avrebbero preso a calci e pugni, come conferma a Open anche Fabio Pellegatta, presidente del Cig Arcigay di Milano.
Gli avrebbero gridato «Froc*o di merda» e poi lo avrebbero malmenato, in pieno centro alle 20.30, con schiaffi dietro la testa e addirittura gli avrebbero gettato addosso dello Spritz, come scrive Repubblica.
Per Alessandro Zan, promotore della legge contro l’omotransbifobia (il ddl Zan, appunto) «la solidarietà non serve. Serve una legge».
Cosa è successo
Gli aggressori non avrebbero gradito l’abbigliamento del giovane che, in perfetta sintonia col Pride, sfoggiava i colori arcobaleno, come ci spiega Pellegatta. «Non era una solo persona ma un branco che ha agito in una zona in cui evidentemente si sentiva protetto. Hanno scaricato la loro rabbia sul minore perché non gli piaceva come era vestito», aggiunge.
Necessario l’intervento delle ambulanze presenti alla manifestazione all’Arco della Pace: «Il primo a intervenire è stato il personale dell’assistenza sanitaria in bici che l’ha visto mentre lo stavano pestando. Grazie al loro intervento, questi ragazzi sono scappati. Ad ogni modo, si tratta di un episodio che lo condizionerà senz’altro», tuona Pellegatta. «Ecco perché serve subito una legge contro l’omotransbifobia che crei cultura e porti al rispetto sociale. Non nascondiamo dietro l’opinione personale la possibilità di offendere la dignità delle persone. Iniziamo a tutelare davvero questi ragazzi», conclude. Sul caso, adesso, indaga la Digos: è caccia ai responsabili dell’aggressione.
(da Open)
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Giugno 27th, 2021 Riccardo Fucile
IL GRANDE MAESTRO IL 28 LUGLIO COMPIE 80 ANNI E NON LE MANDA A DIRE
“Mi sono stancato della vita. Perché è un mondo in cui non mi riconosco più. E
siccome non posso pretendere che il mondo si adatti a me, preferisco togliermi di mezzo. Come nel Falstaff: ‘Tutto declina’”.
Ad affermarlo è Riccardo Muti, il direttore di orchestra che il 28 luglio prossimo compirà 80 anni.
“Ho avuto la fortuna di crescere negli anni 50, di frequentare il liceo di Molfetta dove aveva studiato Salvemini, con professori non severi; severissimi. Ricordo un’interrogazione di latino alle medie. L’insegnante mi chiese: ‘Pluit aqua’; che caso è aqua? Anziché ablativo, risposi: nominativo. Mi afferrò per le orecchie e mi scosse come la corda di una campana. Grazie a quel professore, non ho più sbagliato una citazione in latino. Oggi lo arresterebbero”, sottolinea Muti.
Non riconosce più neanche il suo mestiere? “Purtroppo no. La direzione d’orchestra – spiega – è spesso diventata una professione di comodo. Sovente i giovani arrivano a dirigere senza studi lunghi e seri. Affrontano opere monumentali all’inizio dell’attività, basandosi sull’efficienza del gesto, talora della gesticolazione”.
Toscanini, rileva il Maestro, “diceva che le braccia sono l’estensione della mente. Oggi molti direttori d’orchestra usano il podio per gesticolazioni eccessive, da show, cercando di colpire un pubblico più incline a ciò che vede e meno a ciò che sente”.
(da agenzie)
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Giugno 27th, 2021 Riccardo Fucile
MAI COSI’ TANTI MORTI A MOSCA, PEGGIORA SITUAZIONE IN ISRAELE E IN AUSTRALIA
È salito ad oltre 850 il numero degli studenti spagnoli risultati positivi al Covid dopo viaggi di vacanza a Maiorca. Lo riferiscono i media spagnoli citando i dati forniti dalla comunità autonome. Migliaia gli studenti sono costretti alla quarantena dopo essersi trovati in contatto con persone contagiate. La Comunità di Madrid è la più colpita con 363 studenti contagiati e altri 3mila esposti al mega focolaio e costretti quindi alla quarantena.
Contagi nelle ultime due settimane legati ai viaggi a Maiorca sono stati confermati anche nelle Comunità Valenciana, Murcia, Castilla-La Mancha, Galizia, Catalogna, Paesi Baschi e Aragona. I focolai hanno avuto origine in un concerto reggaeton nella Plaza de Toros a Palma di Maiorca e in diverse feste in barche e hotel. Le autorità dell’isola delle Baleari hanno annunciato un’inchiesta per appurare se una serie di hotel e locali a Palma abbiano seguito le misure anti-Covid. In Spagna la mascherina non è più obbligatoria negli spazi all’aperto, ma solo se è possibile mantenere il distanziamento sociale.
Maiorca si prepara a ricevere da mercoledì prossimo un’ondata di turisti britannici dopo che Londra l’ha inserita nella lista verde delle destinazioni.
Mosca mai così male
La città di Mosca ha registrato oggi un numero record di decessi per coronavirus. Sono stati 144 nelle ultime 24 ore, il peggior bilancio dall’inizio della pandemia. Sabato era stata San Pietroburgo a toccare il suo record, 107 morti. È il segno che la situazione in Russia sta rapidamente peggiorando a causa della variante Delta e del basso numero di vaccinazioni. Nelle ultime 24 ore sono stati 20.538 i nuovi casi di contagi in tutto il Paese, e 599 i morti.
Australia, a Sydney altri 30 nuovi casi nonostante il lockdown
Lo Stato australiano del Nuovo Galles del Sud ha registrato 30 nuovi casi di coronavirus nel secondo giorno del nuovo lockdown di due settimane della capitale Sydney: lo riporta la Bbc. Il bilancio delle infezioni provocate della variante Delta del virus sale così a 110, ma la premier dello Stato, Gladys Berejiklian, è convinta che i casi aumenteranno ulteriormente nei prossimi giorni. “Dato l’elevato tasso di contagio di questo ceppo del virus ci aspettiamo che nei prossimi giorni il numero dei casi probabilmente aumenterà anche oltre il livello che abbiamo visto oggi perchè stiamo vedendo che le persone in isolamento sfortunatamente avevano già contagiato tutte le persone con le quali erano entrate in contatto nelle loro abitazioni”, ha detto la premier. Come è noto, dopo aver decretato venerdì scorso le restrizioni per quattro distretti del centro della città, le autorità di Sydney avevano deciso di estendere per due settimane il provvedimento a tutta la metropoli più grande d’Australia (con oltre cinque milioni di abitanti).
Asia, nuove restrizioni in arrivo in Thailandia e Malesia
La Thailandia ha annunciato nuove restrizioni anti-Covid che resteranno in vigore 30 giorni nella capitale Bangkok e in cinque province confinanti. Vietato mangiare al ristorante, centri commerciale chiusi alle 21, stop anche a cantieri così come a feste e assembramenti sopra le 20 persone. Anche in Malesia, dove sabato sono stati registrati 5.803 nuovi casi, il premier Muhyiddin Yassin ha annunciato una proroga alle restrizioni che sarebbero dovute finire domani: le misure non saranno allentate fino a quando i casi giornalieri non scenderanno sotto quota 4 mila.
Nuova Zelanda, a Wellington due giorni di allerta alta
La Nuova Zelanda prolungherà il livello di allerta Covid-19 nella capitale Wellington per due giorni. La cautela è dovuta a un turista australiano risultato positivo al coronavirus dopo aver visitato la città lo scorso fine settimana. Wellington, che mercoledì è passato al livello di allerta 2, rimarrà a quel livello fino a martedì. “È chiaro che non siamo ancora fuori dai guai”, ha detto il ministro Chris Hipkins. “Sono necessari più test e più risultati per poterci sentire sicuri nel prendere una decisione per abbassare i livelli di allerta”. Saranno in vigore regole di distanziamento sociale in tutta la città, ma uffici, scuole e aziende potrebbero rimanere aperti. La Nuova Zelanda ha bloccato i viaggi dall’Australia senza quarantena sabato per tre giorni, dicendo che c’erano troppi casi di contagio. “La pausa di tre giorni ci darà il tempo di valutare se è necessario imporre ulteriori misure, oltre a darci il tempo per comprendere meglio la situazione in Australia”, ha detto Hipkins
Israele, i casi aumentano: riunione di emergenza per varare una nuova stretta
In Israele sono stati registrati 229 nuovi casi di Covid nelle ultime 24 ore, un numero molto alto paragonato ai contagi che si sono avuti per la maggior parte di giugno. Il numero dei pazienti gravi resta invece basso, grazie all’estesa campagna vaccinale messa in atto. Il gabinetto per affrontare l’emergenza coronavirus si riunirà oggi per discutere nuove misure, dopo che ieri è stato ristabilito l’obbligo della mascherina al chiuso e nei luoghi affollati. Tra i passi all’esame, la mascherina anche all’aperto, la riduzione del numero di persone che si possono assembrare e il tampone per i non vaccinati prima che prendano parte a una serie di attività.
(da La Repubblica)
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