Luglio 1st, 2021 Riccardo Fucile
“NELLE CARCERI C’E’ UN PEZZO DELLA NOSTRA REPUBBLICA”… E SALVINI OGGI VA A ESPRIMERE SOLIDARIETA’ AI MASSACRATORI
Parla di tradimento della Costituzione Marta Cartabia, riferendosi al pestaggio nel carcere di Santa Maria Capua Vetere. Di fatti talmente gravi da rendere totalmente insufficienti le parole, anche se di condanna.
“Occorre attivarsi per comprenderne e rimuoverne le cause. Occorre attivarsi perché fatti così non si ripetano”, afferma la ministra della Giustizia che oggi ha tenuto una riunione in via Arenula per prendere iniziative che possano contribuire a fare in modo che episodi come il violento pestaggio di un numero imprecisato di detenuti da parte degli agenti non accadano più.
Il Pd, intanto, le chiede a gran voce di andare a riferire in Aula sulla vicenda. La ministra per il momento non fa sapere se darà seguito o no a questa richiesta, ma rende noto di aver chiesto “un rapporto completo su ogni passaggio di informazione e sull’intera catena di responsabilità”, perché la vicenda “che ci auguriamo isolata” richiede “una verifica a più ampio raggio”.
La vicenda, dunque. I fatti risalgono al 6 aprile 2020. Dopo una rivolta dei detenuti che chiedevano protezioni contro il Covid, una serie di agenti – quelli raggiunti lunedì dalle misure cautelari che vanno dal carcere all’obbligo di dimora sono 52 – decidono di organizzare una spedizione punitiva.
Con la scusa di una perquisizione entrano in uno dei reparti della struttura campana, il Nilo, e massacrano diverse decine di detenuti. Senza fermarsi davanti al fatto che i reclusi non hanno strumenti per difendersi. Senza considerare che tra loro c’era anche una persona sulla sedia a rotelle.
Per quattro ore avvengono violenze e umiliazioni – dall’inginocchiamento prolungato al taglio di barba e capelli – ai danni di persone che in quel momento erano sotto la custodia dello Stato. Il tutto, denunciato prima dai detenuti, dai garanti e da alcune associazioni, viene ripreso dalle telecamere di sorveglianza, acquisite dalla procura. Quelle immagini sono state pubblicate in esclusiva dal quotidiano Domani.
Ora che tutti possono vedere, nessuno può negare quello che degli esseri umani hanno subìto per mano di chi, in quel momento, avrebbe dovuto certamente assicurare l’ordine del penitenziario, ma soprattutto garantire sicurezza a chi in carcere vive. Sicurezza e dignità.
Quella dignità che viene tutelata dalla Costituzione, laddove – all’articolo 27 – prescrive che “le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”.
Quel giorno a Santa Maria Capua Vetere questo principio imprescindibile di civiltà è stato sospeso. E più di un anno è servito agli inquirenti per dare una svolta alle indagini su quella che per il dicastero allora retto da Alfonso Bonafede era stata – qui il link della risposta dell’allora sottosegretario Vittorio Ferraresi a un’interrogazione parlamentare di Riccardo Magi, il 16 ottobre 2020 – “una doverosa azione di ripristino di legalità e agibilità”.
Ora che pare chiaro che la legalità in quelle ore non è stata ripristinata ma semmai sospesa, la ministra Cartabia dice che quelle violenze e quelle umiliazioni “non possono trovare né giustificazioni né scusanti”.
E sente la necessità di agire. In che modo? Ha fatto sapere che l’amministrazione penitenziaria ha sospeso tutti i 52 indagati. Per 23 di questi la sospensione dal lavoro, per un periodo da 5 a 9 mesi, era già stata disposta dal gip. Il dipartimento di amministrazione penitenziaria – che comunque deve darvi esecuzione – ha deciso di estendere un provvedimento di questo genere a tutti gli agenti. Oltre ai 23 già sospesi, otto sono in carcere, 18 agli arresti domiciliari e tre sottoposti all’obbligo di dimora.
La ministra oggi ha tenuto una riunione con il capo del Dap Bernardo Petralia, il Garante nazionale delle persone private della libertà, Mauro Palma e il sottosegretario Francesco Paolo Sisto. E in quella sede è stato deciso di “procedere tempestivamente al ripristino dell’intera rete di videosorveglianza attiva negli istituti”.
È stata poi “sottolineata la necessità di rafforzare ulteriormente l’attività di formazione, già in corso, di tutto il personale dell’Amministrazione penitenziaria, anche con l’incremento delle professionalità destinate alla formazione obbligatoria”.
Piccoli passi, la prassi di dirà quanto e se saranno efficaci. Ma l’urgenza di un’azione efficace per far venire a galla episodi simili ed evitare che si ripetano si sente tutta. Perché, lo sottolinea la ministra: “Oltre quegli alti muri di cinta delle carceri c’è un pezzo della nostra Repubblica, dove la persona è persona, e dove i diritti costituzionali non possono essere calpestati. E questo a tutela anche delle donne e degli uomini della Polizia penitenziaria, che sono i primi ad essere sconcertati dai fatti accaduti”.
(da agenzie)
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Luglio 1st, 2021 Riccardo Fucile
IRREGOLARITA’ NEL CONCORSO PER 23 POSTI DI COLLABORATORE AMMINISTRATIVO
“Buonasera, una cosa, mi dica un pensierino che possa essere diverso rispetto
all’ultimo … ( pausa) laddove per lei non fosse un problema”.
Così il presidente di commissione di un concorso a un candidato che avrebbe dovuto sostenere l’esame il giorno dopo.
E in effetti stando alle indagini Polizia e della Guardia di finanza ai candidati di fatte le domande erano telefonate.
Candidati che stavano a cuore a un politico locale, Claudio Moscardelli, ex senatore e ora segretario provinciale del Pd a Latina. Per l’ex parlamentare sono stati disposti gli arresti domiciliari per corruzione e rivelazione di segreto d’ufficio.
Domiciliari anche per dirigente della Asl locale Claudio Ramone. Il presidente della commissione in questione tra l’altro, era già stato arrestato lo scorso 21 maggio. Cuore delle indagini della procura di Latina le irregolarità riscontrate per il concorso pubblico per titoli ed esami per la copertura a tempo indeterminato di 23 posti di collaboratore amministrativo professionale – Cat. D, indetto in forma aggregata tra la Asl di Frosinone, Latina e Viterbo.
Il 21 maggio scorso, dopo le prime indagini, il presidente ed il segretario della commissione per il concorso in argomento erano finiti ai domiciliari per i reati di falso e rivelazione di segreto d’ufficio.
Dalle indagini è emerso che il presidente della Commissione del concorso, nei giorni precedenti alla prova orale, aveva rivelato gli argomenti che sarebbero stati oggetto di esame. Sono stati identificati con certezza sei concorrenti, che hanno beneficiato delle rivelazioni, ora indagati per abuso d’ufficio e rivelazione di segreti d’ufficio.
Due di questi candidati erano stati segnalati da politico locale allo stessi dirigente dell’Asl di Latina.
In cambio, il politico si era impegnato a promuovere, presso la Regione Lazio, la nomina del dirigente a direttore amministrativo della Asl, incarico che in effetti gli è stato conferito, quale facente funzioni, dal mese di dicembre 2020 al mese di aprile 2021. Il dirigente Asl, in veste di presidente della Commissione, aveva rivelato ai candidati segnalati gli argomenti che avrebbe proposto alla prova orale, e ha ritardato l’approvazione della graduatoria dello stesso concorso al fine di posticiparla rispetto alla sua nomina a Direttore Amministrativo, in modo tale da potere individuare lui stesso i luoghi di destinazione lavorativa dei neo assunti.
Moscardelli si è dimesso. “Questa mattina ho appreso dal diretto interessato la notizia degli arresti domiciliari nell’ambito dell’inchiesta dei concorsi alla Asl del segretario provinciale di Latina, Claudio Moscardelli, che ha subito rassegnato le dimissioni dal ruolo che ricopriva – fa sapere il segretario Pd Lazio, Bruno Astorre – Gli sono vicino in questo momento e sono certo che Claudio saprà dimostrare la sua completa estraneità a tutti i fatti. Mi confronterò subito con il partito nazionale per procedere al commissariamento per lavorare al turno di amministrative che ci attende ad ottobre. Restiamo in attesa di sviluppi e, come sempre, confidiamo nel lavoro della magistratura”.
Secondo gli inquirenti ai candidati sarebbero state comunicate da Rainone con una telefonate le domande che gli sarebbero state rivolte. Per quel concorso, che veniva definito “nostro” tra gli indagati, Moscardelli chiedeva informazioni sei mesi prima.
In un caso, come si legge nell’ordinanza, il giorno prima della prova orale, il presidente di commissione contatta un candidato offrendogli di scegliere l’argomento oggetto della prova e della domanda che gli farà: “Buonasera, una cosa, mi dica un pensierino che possa essere diverso rispetto all’ultimo … ( pausa) laddove per lei non fosse un problema“. Oggetto della domanda sarà l’argomento del “procedimento amministrativo” ma Rianone chiede al candidato di informarlo anche su un’altra possibile domanda oggetto della prova “mi metta pure qualcosa di alternativo se le è possibile…”.
(da Il Fatto Quotidiano)
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Luglio 1st, 2021 Riccardo Fucile
DOPO AVER SOPPORTATO PER UN PO’ GLI INSULTI RAZZISTI CHE L’UOMO RIVOLGEVA ALLE CAMERIERE, IL LOTTATORE LO HA MESSO AL TAPPETO… UNA OTTIMA SOLUZIONE ALTERNATIVA
Non poteva andare peggio a Justin Balboa, l’avventore di un bar di Fort Lauderdale, in Florida, che qualche giorno fa ha avuto la “brillante” idea di ubriacarsi e pronunciare degli insulti razzisti nei confronti di un altro cliente: quest’ultimo, infatti, non era uno qualunque bensì Joe Schilling, combattente di MMA che dopo aver sopportato per un po’ gli improperi che gli venivano rivolti ha sferrato una raffica di pugni all’ubriacone mettendolo al tappeto.
A dire il vero quest’ultimo barcollava visibilmente di suo, ma di certo le botte ricevute hanno contribuito a stenderlo.
Balboa, che nulla ha a che fare evidentemente con il suo più celebre omonimo Rocky, ha incassato il colpo poi ha chiamato la polizia dicendo di essere stato aggredito. Dal canto suo Schilling ha riferito agli agenti di essere entrato nel bar con le migliori intenzioni ma di essere stato a lungo insultato e minacciato da Balboa: “Ho temuto per la mia vita e l’ho colpito”.
Non solo, però: il combattente ha raccontato che l’ubriacone da un po’ stava insultando anche le cameriere del locale, delle donne di colore, e che alla fine ha deciso di risolvere la questione a modo suo, con un paio di jab ben piazzati sul mento d Balboa.
Contro il povero Balboa anche il gestore del bar: “Quell’uomo era estremamente ubriaco e aveva detto frasi inopportune anche alla fidanzata di Schilling , che a quel punto ha deciso di colpirlo”.
Il manager ha anche aggiunto che Balboa “è un cliente abituale che causa regolarmente problemi al bar”. Insomma, alla fine il povero ubriacone razzista non ha trovato uno straccio di testimone a suo favore. Dovrà tenersi le conseguenze dei pugni e non gli spetterà nessun risarcimento.
(da agenzie)
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