Luglio 2nd, 2021 Riccardo Fucile
VOLANO GLI STRACCI NEL M5S… CON CONTE 4O SENATORI E 50 DEPUTATI, CON GRILLO 25 SENATORI E 60 DEPUTATI
Volano ancora stracci nel M5S. Crimi ha disatteso le richieste di Beppe Grillo che in
una risposta durissima aveva praticamente intimato di indire il voto per il comitato direttivo su Rousseau. L’attuale del capo politico del Movimento ha deciso che la votazione ci sarà. Ma su SkyVote. E ora?
Il capo politico del Movimento 5 Stelle Vito Crimi ha, attraverso una mail, comunicato al garante Beppe Grillo di aver avviato ieri mattina tutti gli adempimenti prodromici allo svolgimento delle votazioni per il comitato direttivo, individuando modalità e tempistiche per la presentazione delle candidature, per le verifiche dei requisiti e per lo svolgimento della votazione, ribadendo che si procederà al voto utilizzando lo strumento di voto messo a disposizione da SkyVote.
La notizia trapelata da fonti 5 Stelle è stata commentata anche dall’avvocato Lorenzo Borrè che più volte ha difeso gli espulsi dal Movimento 5 Stelle.
Per il legale si tratta di una decisione sbagliata: “Di errore in errore. Mi sembra evidente che Crimi e il Comitato di Garanzia del M5S non abbiano il potere di stabilire di far svolgere le consultazioni per la nomina del Comitato direttivo su una piattaforma diversa da Rousseau, considerato altresì che il potere di indirle spetta a Grillo, quale Garante. Così facendo si espongono ad una gragnuola di ricorsi. L’esperienza non insegna nulla, evidentemente”.
Cosa succederà lo sapremo tra almeno due settimane, il tempo che ci vorrà per organizzarlo. Quello che invece sembra chiaro è che Beppe Grillo non l’ha presa bene. Come scrive il Messaggero:
Il fondatore è nero: «Conte – ha spiegato ai suoi – ha lanciato un’Opa sul Movimento, non posso permetterlo». È a dir poco furente con gli ha voltato le spalle. Raccontano che nel suo mirino ci siano big del calibro di Lombardi e Cancelleri e chi, soprattutto al Senato, ha intenzione di schierarsi al fianco di Conte. Nel frattempo l’ex premier sta chiamando i dirigenti pentastellati uno a uno: dovete schierarvi con me, occorre preservare la democrazia, con Grillo M5S non ha futuro, il suo ragionamento
Opa vuol dire scissione? Sembra proprio di sì, come spiega anche Annalisa Cuzzocrea su Repubblica che ha iniziato a fare la conta: chi sta con Grillo e chi invece va con Conte? Con il garante del moribondo Movimento si schierano circa 60 deputati, tra i quali ci sarebbe anche il capogruppo Davide Crippa e 25 senatori guidati da Toninelli. L’ex presidente del Consiglio invece ha dalla sua una cinquantina di parlamentari alla Camera mentre al Senato il gruppo è praticamente in mano sua: 40 senatori.
(da NextQuotidiano)
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Luglio 2nd, 2021 Riccardo Fucile
SENZA CLAMORI, PROCLAMI E SCUSE RIDICOLE, LA NAZIONALE DI BASKET A BELGRADO HA MANDATO UN SEGNALE DI CIVILTA’ (E HA PURE VINTO)
Stasera si gioca Italia-Belgio. Già nei giorni scorsi è trapelato cosa farà la nostra Nazionale di calcio: se il Belgio, che lo ha già fatto negli altri match, si inginocchierà per il Black lives matter, contro il razzismo, farà altrettanto per solidarietà con la squadra avversaria.
C’è un’altra Nazionale che ha deciso, senza proclami, clamori e polemiche, di agire invece di parlare. Si tratta di quella di basket.
Ieri a Belgrado, nel preolimpico, la nazionale allenata da Sacchetti ha incontrato il Portorico. E entrambe le formazioni si sono inginocchiate, schierandosi l’una di fronte all’altra. Ecco il post di Italbasket che pubblica la foto con i giocatori inginocchiati e motiva, in modo inequivocabile, la scelta: “Gli Azzurri hanno scelto di inginocchiarsi, prima dell’inizio di ogni gara al Preolimpico, in sostegno al movimento BlackLivesMatter contro il razzismo”.
I commenti al post sono altrettanto chiari: “Perché il basket è uno sport migliore del calcio?”, spiega qualcuno focalizzando immediatamente la questione.
“Nazionale di Basket batte quella di Calcio. Chapeau”, scrive qualcun altro. Insomma non ci voleva moltissimo a fare una scelta chiara, coerente e senza fraintendimenti di sorta.
Perché è vero che inginocchiarsi non è l’unico gesto da fare contro il razzismo. E che nessuno deve essere obbligato a farlo. Ma se il non inginocchiarsi inizia a diventare la rivendicazione di alcuni forse sarebbe meglio lasciare stare i distinguo per arrivare a ribadire il messaggio. Per tutti.
L’Italia poi ha vinto in rimonta contro Portorico. Alla ‘Aleksandar Nikolic’ Arena, la squadra di coach Sacchetti ha battuto gli avversari 90-83 dopo essere sprofondata fino al -17 nel 1° tempo: decisivi i 21 punti a testa di Mannion, Polonara (con 10 rimbalzi) e Fontecchio. Gli azzurri sfideranno nella semifinale di sabato una tra Repubblica Dominicana e Filippine, con la finalissima che assegna il pass per Tokyo in programma domenica 4 luglio, con ogni probabilità contro la padrona di casa Serbia.
(da agenzie)
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Luglio 2nd, 2021 Riccardo Fucile
I VIDEO RIPORTANO SOLO UNA PARTE DELLE VIOLENZE SUI DETENUTI
Violenze indicibili e mostrate, solo parzialmente, dal video pubblicato nei giorni
scorsi dal quotidiano Domani. Il teatro degli orrori del carcere di Santa Maria Capua Vetere non è solo quello mostrato dagli estratti delle telecamere di video-sorveglianza, ma ci sarebbe molto di più.
Una storia che, se non fosse stato per il coraggio di una donna, sarebbe rimasta rinchiusa dietro le sbarre dell’Istituto penitenziario in provincia di Caserta.
A parlare oggi sulle colonne de Il Fatto Quotidiano è la signora Rita (nome di fantasia per evitare il riconoscimento, vista la delicatezza di questa triste vicenda, compagna di uno dei detenuti pestati brutalmente all’interno del reparto Nilo del carcere campano. La donna ha raccontato dei tentativi di dialogo con l’amministrazione penitenziaria ricevendo solamente una risposta ambigua, ma che aveva il sapore della conferma: “Era successo qualcosa. Quando ci allontaniamo, veniamo investite dagli insulti degli agenti”.
Il suo compagno, secondo la sua testimonianza, è stato uno dei detenuti a uscire peggio da quel pestaggio confermato anche della telecamere a circuito chiuso del carcere di Santa Maria Capua Vetere.
Ci mise quasi una settimana per entrare in contatto con lui. Nel frattempo, però, le moglie degli altri detenuti (in altri reparti dell’istituto penitenziario) avevano riportato le parole dei loro mariti che avevano parlato di urla provenienti dal settore Nilo il 6 aprile scorso. Erano le urla del pestaggio, delle testate con il casco, degli schiaffi, dei pugni e delle manganellate (anche su persone sulla sedia a rotelle).
E non mancano neanche i dettagli più macabri di una storia che, evidentemente, va ben oltre la reazione a una protesta. La donna ha raccontato che tra i risvolti più brutali di quanto accaduto quel giorno in quel carcere c’è anche quanto accaduto al fratello del suo compagno che ha spiegato di “esser stato violentato con un manganello”.
Una ricostruzione inserita anche nelle carte che, nei giorni scorsi, hanno portato alle misure cautelari nei confronti di 52 agenti della Polizia penitenziaria.
(da agenzie)
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Luglio 2nd, 2021 Riccardo Fucile
VIOLENZE ANCHE IN ALTRE CARCERI, MA POCHE CONDANNE: “SENZA FILMATI DIFFICILE ABBATTERE IL MURO DI OMERTA'”
Chi ha pestato, chi ha osservato senza fare niente e chi ha comandato.
Nei fatti di Santa Maria Capua Vetere i livelli di responsabilità sono almeno tre.
In quell’atto che per il gip fu una rappresaglia contro i detenuti che avevano ‘osato’ rivoltarsi perché spaventati dall’ingresso del Covid anche nel penitenziaria sono tanti i nomi e i volti che entrano in gioco e, come spiega Repubblica, la catena è ben più estesa di quella che appare dalle immagini del video delle violenze.
A essere coinvolta, in vario modo, è tutta la catena di comando. Dal vertice delle carceri campane fino alla struttura centrale.
Non tutti volevano che quella perquisizione diventasse una mattanza, questo pare emergere dalle carte. Ma che qualcosa sia sfuggito di mano è evidente. Scrive Repubblica:
Scelte e assunzioni di responsabilità quanto meno sfuggite di mano. Agli atti non a caso figurano anche le chat estrapolate tra Fullone e l’allora direttore del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria dello Stato, Francesco Basentini ( prima che il capo del Dap venisse travolto dalle scarcerazioni di alcuni padrini mafiosi, causa Covid). “Hai fatto benissimo”, risponde Basentini a Fullone che lo informa della perquisizione in corso e la definisce il “segnale forte di cui il personale aveva bisogno”.
“Buona sera capo – gli scrive lui, nel fatidico 6 aprile – è in corso perquisizione straordinaria con 150 unità provenienti dai nuclei regionali (oltre al personale dell’Istituto)… Era il minimo per riprendersi l’Istituto… ”. Basentini approva.
Le indagini dovranno andare oltre e ricostruire pezzo per pezzo ogni tassello di verità. Le violenze di Santa Maria Capua Vetere sono diventate note, e la diffusione del video implica il fatto che nessuno le possa negare, ma gli abusi di potere corrono nei penitenziari italiani.
A San Gimignano, ad esempio, dieci agenti sono stati condannati per tortura qualche mese fa. Ma, anche in questo caso, si tratta solo della punta dell’iceberg.
Difficilmente si riesce a ricostruire i fatti, a dar seguito alle denunce dei detenuti, perché l’omertà del personale è forte.
A Modena, ad esempio, dopo le rivolte del 2020 ci sono stati diversi morti, ma la procura ha chiesto l’archiviazione del caso.
A Pavia, scrive Repubblica, le presunte torture sono state derubricate a percosse. Anche a Melfi, dove vari detenuti hanno dichiarato di aver subito violenze, è stata chiesta l’archiviazione. C’è un’avvocata che si oppone, Simona Filippi di Antigone. Anche se è consapevole che “senza i filmati è difficile abbattere il muro di omertà”.
(da agenzie)
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