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E’ MORTA RAFFAELLA CARRA’, AVEVA 78 ANNI

Luglio 5th, 2021 Riccardo Fucile

“E’ ANDATA IN UN MONDO MIGLIORE”

È morta a 78 anni Raffaella Carrà: «Raffaella ci ha lasciati. È andata in un mondo migliore, dove la sua umanità, la sua inconfondibile risata e il suo straordinario talento risplenderanno per sempre».
Con queste l’ex compagno Sergio Iapino ha dato il triste annuncio unendosi al dolore di famiglia, amici e collaboratori più stretti.
Si è spenta alle ore 16.20 di oggi 5 luglio dopo una malattia che da tempo aveva attaccato il suo corpo ma che si era preoccupata di tenere nascosta al suo pubblico. L’ultimo gesto di riguardo per chi l’ha seguita ed amata, scegliendo di tenere per sé il duro calvario che ha caratterizzato l’ultimo periodo della sua intensa vita.
Nelle sue ultime disposizioni, Raffaella sembrerebbe aver chiesto una semplice bara di legno grezzo e un’urna per contenere le sue ceneri.
La regina del varietà non lascia figli ma come lei stessa amava dire, di figli ne aveva a migliaia, come i 150mila fatti adottare a distanza grazie ad “Amore”, uno dei programmi che più le era rimasto nel cuore.
(da Open)

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DDL ZAN, PRIMO ROUND AL SENATO

Luglio 5th, 2021 Riccardo Fucile

ARCIGAY: “RENZI CONNIVENTE CON I PEGGIORI OMOFOBI DELLA NOSTRA CLASSE POLITICA”

Scontro totale tra i partiti sul ddl Zan alla vigilia dei primi due round a Palazzo Madama.
Dopo che Italia viva ha deciso di fare asse con Matteo Salvini e rinnegare il testo che ha contribuito a scrivere alla Camera, il percorso per il disegno di legge contro l’omotransfobia è sempre più accidentato.
La prima resa dei conti sarà domani martedì 6 luglio alle 11, quando si riunirà il tavolo dei capigruppo che dovrà trovare un difficile (se non impossibile) accordo sul testo contro i reati legati all’omofobia fermo da settimane in commissione Giustizia.
Salvo sorprese, poi si passerà in Aula dove, alle 16.30, si voterà sulla calendarizzazione della norma, secondo quando deciso negli scorsi giorni, con l’accordo per portare il testo in Aula il 13 luglio.
Se per la calendarizzazione anche i renziani hanno annunciato che voteranno a favore, il balletto si aprirà se si dovesse andare alla conta in Senato: senza i 17 voti di Italia viva infatti, sono circa 141 i Sì che potrebbe avere il ddl Zan.
A questi potrebbero aggiungersi alcuni senatori del gruppo Misto e i dissidenti dei partiti di centrodestra che, a scrutinio segreto, potrebbero decidere di votare a favore. Ma al momento il calcolo non basta per far stare tranquilli Pd e M5s che, a loro volta, temono i franchi tiratori all’interno dei gruppi.
Proprio sui numeri che ballano, grazie all’assist di Matteo Renzi alle destre, punta ora il leader della Lega Matteo Salvini che ha rilanciato la sua proposta di modifica del testo
“L’appello di Salvini non cambia nulla”, ha detto il vicepresidente dei senatori dem Franco Mirabelli. “La Lega ha bloccato il ddl Zan, non mi pare che siano credibili questi appelli. Andiamo in Aula il 13 e vediamo, ognuno si prenderà le sue responsabilità”.
E anche i 5 stelle hanno assicurato che il gruppo è compatto: “Ricordo che nel percorso della legge contro l’omotransfobia il Movimento 5 stelle ha sempre dato prova di grande determinazione e lealtà”, ha detto il capogruppo 5 stelle in Senato Ettore Licheri. “Il M5s ha una parola sola e nessuno può permettersi di insinuare dubbi sulla nostra compattezza o, peggio, preparare colpi bassi per il giorno della votazione in Aula del Senato. Siamo sempre stati i difensori di tutti diritti e lo saremo soprattutto ora che Italia Viva pensa di giocare di tattica sulla pelle dei più fragili”.
Protesta naturalmente Arcigay che vede ora sempre più difficile, anche questa volta, portare a casa la legge. “Oggi Renzi ufficializza la svendita delle persone lgbti+ nel suo mercato con Matteo Salvini”, si legge in una nota del segretario generale Gabriele Piazzoni. “Un fatto vergognoso, che lo rende connivente con i peggiori omofobi della nostra classe politica”. Che prosegue: “La notizia era nell’aria da tempo, ma fino all’ultimo abbiamo voluto sperare che questa retromarcia fosse evitata, quantomeno per difendere la dignità degli stessi esponenti di Italia Viva, a partire dalla ministra Elena Bonetti, che ha diretto la cabina di regia del gruppo bicamerale che ha redatto il testo di legge, fino all’onorevole Lucia Annibali, che ha contribuito ad emendarlo alla Camera. In nome di un accordo ormai evidente con la Lega, Matteo Renzi sacrifica le persone lgbti+ e la credibilità dei suoi stessi parlamentari, oggi incredibilmente silenti. Proprio ai parlamentari, in particolare ai senatori, rivolgiamo un accorato appello: portate la legge in aula così com’è e approvatela, contraddicendo gli ordini del senatore fiorentino e seguendo la vostra coscienza. Da settimane i nostri Pride urlano questa richiesta, non possono girare la testa dall’altra parte”, conclude Piazzoni.
(da agenzie)

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DDL ZAN, ORA ITALIA VIVA LO BLOCCA MA A NOVEMBRE APPLAUDIVA IN AULA

Luglio 5th, 2021 Riccardo Fucile

ARTICOLO 1 DA RIFARE? LO SCRISSE LA RENZIANA ANNIBALI

Non che i voltafaccia improvvisi di Italia viva facciano ancora notizia, ma quello sul ddl Zan, disegno di legge di cui sono stati promotori e che solo otto mesi fa hanno contribuito a scrivere, ha lasciato stupiti anche chi ai tradimenti di Matteo Renzi e compagni è ormai abituato.
L’ammissione dei renziani, capogruppo al Senato Davide Faraone in testa, è ormai ufficiale: vogliono modifiche al provvedimento, proprio come chiedono Matteo Salvini e la destra, altrimenti la minaccia è che “così non passa”.
Eppure basta riavvolgere il nastro solo fino a novembre scorso per trovare le dichiarazioni entusiaste dei deputati Iv che, in Aula, applaudivano per il primo via libera al disegno di legge contro l’omotransfobia.
Quello stesso che ora vogliono affossare.
“Un intervento atteso da anni” e un “testo equilibrato”, dichiarò davanti a Montecitorio la deputata Iv Lucia Annibali, autrice di quell’articolo 1 che definisce anche “l’identità di genere” e che ora i suoi vogliono modificare. E quel giorno la deputata non era la sola a festeggiare.
“Un enorme passo avanti nella lotta alle disuguaglianze”, si associò dal Senato la neo renziana (ex Fi) Donatella Conzatti. “Un grande risultato”, si unì il deputato Massimo Ungaro.
Cosa è successo in soli otto mesi?
“Sono sorpreso perché quel testo fu approvato praticamente all’unanimità”, ha detto in queste ore Enrico Costa, deputato di Azione e solitamente non certo morbido con Pd e M5s. E’ chiaro che con la crisi del governo Conte 2 sono cambiati tutti gli equilibri, ma finora gli stessi renziani avevano garantito che non avrebbero fatto mancare il loro sostegno a una legge “così importante” e alla quale loro stessi hanno lavorato fin dall’inizio.
Il cambio di linea non arriva come un fulmine a ciel sereno: le spinte interne al partito per unirsi all’ostruzionismo della destra sono iniziate almeno dalla primavera scorsa. Finora però erano fioccate le smentite della stessa Iv e soprattutto di Ivan Scalfarotto, firmatario di una delle prime leggi contro l’omotransfobia e uno dei primi sostenitori del ddl Zan. Ma non solo.
Proprio Scalfarotto, a giugno scorso, ha preso posizione e registrato un video per chiedere di andare in Aula il prima possibile: “La destra vuole solo perdere tempo”, ha detto in una specie di appello che sembrava rivolto prima di tutto ai suoi colleghi.
Ma ora che a perdere tempo, con il chiaro obiettivo di bloccare il provvedimento, è Italia viva, Scalfarotto difende il suo partito: “Il ddl Zan è un’ottima legge, ma senza modifiche non passerà”, ha detto ieri a Repubblica senza fare una piega. Anzi, senza alcuna titubanza, si è spinto fino a invocare la necessità di “un sacrificio”. Una vera e proprio capriola se si pensa che meno di 30 giorni, sempre Scalfarotto, diceva al Manifesto: “Lega e Fdi vogliono solo affossare la legge, i miei sbagliano. Ma al dunque i voti di Iv ci saranno”. E’ passato un mese e quei voti sono spariti.
Ma i tavoli di lavoro ci sono già stati: i renziani erano presenti e hanno contribuito a modificare il testo – Ora Italia viva, facendo asse con il centrodestra, chiede di ripartire da zero: un tavolo di lavoro per fare sintesi e rimettere il discussione il testo base. Eppure, come ricordato dalla senatrice Pd Monica Cirinnà, il disegno di legge Zan è già frutto di lunghe mediazioni con le altre forze politiche. Un tavolo di discussione c’è già stato alla Camera e, a quel tavolo, erano seduti anche i parlamentari di Italia viva. “Iv era presente con la collega Annibali”, ha detto ieri la senatrice a la Stampa. “Abbiamo avuto interlocuzioni con la ministra Bonetti, che ora di fatto viene sbugiardata dalle dichiarazioni di Iv, che alza il prezzo della sua presenza. E’ tattica politica sulla pelle delle persone più fragili e più discriminate come i trans. Mi vergognerei a fare una cosa del genere”.
Il contributo dei renziani alla scrittura del testo lo ha ricordato anche Alessandro Zan, primo firmatario della legge, a il Fatto quotidiano: “Ivan Scalfarotto è stato un alleato fedele e coerente in questa battaglia. Come Boschi, Marattin, Migliore, Noja. Per questo sono stupito di quello che sta succedendo”, ha dichiarato.
Stupore è la parola che usano tutti. Perché anche negli scenari peggiori era difficile immaginarsi che Italia viva si rimangiasse tutto il lavoro fatto in questi mesi per associarsi a quella destra che ha appena firmato la carta dei valori di Orban.
Eppure, le parole di Faraone delle scorse ore all’Huffington post ne sono la prova: “Così com’è la legge non passa”, ha minacciato. Ma non solo: nel suo lungo intervento, il capogruppo a Palazzo Madama, ha smontato tutto lo spirito del provvedimento che i suoi hanno contribuito a costruire. Una delle contestazioni principali ad esempio riguarda l’articolo 1: Italia viva vuole escludere dall’estensione ai crimini d’odio le discriminazioni basate “sull’identità di genere” e sostituirle con il generico “fondati sull’omofobia o sulla transfobia”. Ma così facendo sconfessano se stessi, come ha ricordato la senatrice Cirinnà: “Chiedono modifiche su quegli stessi punti sui quali c’era stata trattativa e avevano dato il loro consenso.
Renzi e Faraone gettano la maschera e in un colpo solo delegittimano la loro ministra Bonetti, le deputate e i deputati di Iv e la stessa Lucia Annibali, prima firmataria dell’emendamento che introdusse l’articolo 1, che oggi Iv vorrebbe sopprimere”. Proprio le definizioni dei termini usati nella legge per indicare le categorie di chi subisce violenza o discriminazione vennero introdotti infatti con un emendamento a prima firma Annibali.
E quell’intervento nacque da un’esigenza ben precisa, come spiegato ieri dai 5 stelle in una nota: “Negli anni scorsi i disegni di legge per il contrasto all’omotransfobia si fermarono proprio perché le espressioni usate per identificare il movente d’odio, quindi omofobia e transfobia, non vennero ritenute abbastanza precise per garantire la determinatezza del precetto penale”. Per questo, è la denuncia, l’intervento dei renziani farebbe fallire il ddl. Di nuovo.
Ma non è finita qui. Italia viva fu tra gli artefici anche dell’articolo 4, la cosiddetta clausola salva-idee che ora Faraone vuole sopprimere completamente. Addirittura il deputato Iv Marco Di Maio, nell’autunno scorso, ne rivendicava la paternità: “Riformulando un emendamento che riprende quello che ho presentato come primo firmatario”, disse, “si è chiarito che accanto alla sacrosanta battaglia contro gli istigatori di odio e discriminazione sulla base degli orientamenti sessuali, si garantisce il diritto alla libera espressione delle proprie idee come sancito dalla nostra Costituzione. Una precisazione doverosa e non scontata“. Sono passati otto mesi scarsi e per Renzi e i suoi quella precisazione non è solo “scontata”, ma va completamente tolta. Insomma, dopo aver contribuito a fare, ora disfano tutto da capo.
Quando i renziani dicevano: “Un intervento atteso da tanti anni”
Basta scorrere le dichiarazioni di novembre scorso per vedere la schizofrenia. La prima a felicitarsi per il ddl Zan fu proprio Annibali in Aula, il giorno dell’approvazione del testo: “Con il voto di oggi, il nostro Paese si dota di una legge che ha l’obiettivo chiaro di prevenire e contrastare discriminazioni e violenze”, disse il 4 novembre 2020. Ma non solo, usò parole ancora più entusiaste: “Si tratta di un intervento normativo atteso da tanti anni, grazie al quale ci mettiamo al passo con gli altri Paesi europei, rendendo la nostra società più inclusiva, più eguale, più libera, più avanzata“.
E ancora: “La necessità di dotare il nostro ordinamento giuridico di una normativa penale specialistica, d’altro canto, si evince con chiarezza dai dati emersi dalla cronaca”.
Secondo Annibali quindi, il ddl Zan uscito dalla Camera era un ottimo testo perché “frutto di un lungo e complesso lavoro svolto in questi mesi“: “E’ a nostro avviso un testo equilibrato – che persegue un corretto bilanciamento tra principi costituzionali in gioco, la libertà di manifestazione del pensiero, da un lato, e la tutela della dignità umana e del principio di eguaglianza, dall’altro – e integrato, poiché affianca alla parte penale, l’adozione di specifiche azioni positive, rivolte alla prevenzione, alla protezione e al supporto delle vittime di azioni discriminatorie e violente”.
Al coro entusiasta si unì anche la capogruppo in commissione Bilancio al Senato Donatella Conzatti: “L’Italia ha compiuto oggi un enorme passo avanti nella lotta alle diseguaglianze”. La senatrice si augurò che Palazzo Madama seguisse in fretta l’esempio: “Ora il mio auspicio è che anche da noi in Senato la legge venga approvata il prima possibile”.
Mentre alla Camera applaudì il deputato Iv Massimo Ungaro che riconobbe il grande e lungo lavoro di mediazione per arrivare a un testo condiviso: “È una legge che ha visto una gestazione in commissione di 12 mesi e un dibattito molto intenso in Aula negli ultimi giorni”, disse. “Credo si tratti di un risultato molto importante sul fronte della lotta alle discriminazioni contro le persone Lgbtqi+ che riporta l’Italia in linea con gli altri Paesi europei. Un risultato politico e culturale”.
E Ungaro concluse citando il contributo dei renziani per quanto riguarda le discriminazioni sulla base della disabilità, altro punto centrale della legge: “Sono orgoglioso del lavoro di Italia Viva e delle colleghe Lisa Noja e Lucia Annibali per aver incluso la disabilità tra le fattispecie di discriminazione previste”. Il ddl Zan è stato quindi frutto di un risultato collettivo che Italia viva ha rivendicato fino a quando è convenuto.
Perfino la Bonetti ha difeso la parte “educativa della legge”. Ora per Faraone è solo “propaganda”
La stessa ministra per le Pari opportunità Elena Bonetti, esponente di Italia viva al governo, ad aprile scorso si era espressa in difesa della legge Zan. E tra le altre cose, ha difeso proprio l’articolo 7 del provvedimento che istituisce la Giornata nazionale contro l’omofobia, lesbofobia, la transfobia.
Quello stesso articolo che ora il capogruppo renziano Faraone chiede di modificare, liquidando la prevenzione come “propaganda” e chiedendo di introdurre una postilla che strizza l’occhio alle richieste del Vaticano. Bonetti disse che l’introduzione della giornata era fondamentale “per promuovere una cultura del rispetto e dell’inclusione, del contrasto ai pregiudizi, alle discriminazioni e le violenze motivate sull’orientamento sessuale sull’identità di genere. Queste iniziative si svolgeranno nelle pubbliche amministrazioni, all’interno delle quali ci sono anche le scuole ma ovviamente sempre nel rispetto dell’autonomia scolastica e ovviamente la giornata non avrà un carattere di festività”. Un ovvietà che però non risulta ai suoi colleghi di partito che chiedono ora di tornare a lavorare sull’articolo 7 per timore che quell’autonomia non sia rispettata abbastanza (nonostante la loro ministra abbia fino a ieri detto il contrario).
In tutto questo improvviso caos, tra giravolte e voltafaccia, chi gongola è Renzi che, come riferito dall’agenzia Lapresse, parlando con i suoi avrebbe giurato di voler trovare un accordo condiviso anche con la destra solo per portare a casa la legge. Peccato che il leghista Andrea Ostellari abbia già detto che neppure il ddl Scalfarotto, quello da cui vogliono ripartire i renziani, va bene: “Quello che chiediamo è diverso”. Quindi, per il momento e per l’ennesima volta, l’unico accordo trasversale possibile è quello per far fallire una legge che il Parlamento cerca di far approvare dal 1996.
(da Il Fatto Quotidiano)

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IL PIANO B DI GRILLO: SE FALLISCONO I SETTE, HA PRONTI I TRE

Luglio 5th, 2021 Riccardo Fucile

SE LA MEDIAZIONE ANDASSE MALE?

E se andasse male? Dai magnifici sette incaricati della mediazione non filtra nulla o quasi, si capisce solo che il problema rimane sempre quello, chi dà la linea politica, chi decide dove andare, chi gestirà la partita del Quirinale, per dire.
Il Movimento 5 stelle si appende alla mediazione, oggi altro round negoziale, dagli entourage del team del futuro a 5 stelle si spiega che sarà lunga.
Sono ore di tattiche e nervosismi, la lettera di cento tra eletti e attivisti che hanno scritto a Beppe Grillo di stare attento, di non farsi fregare, ha colpito il fondatore.
Lui stesso si è fatto convincere dai suoi “meravigliosi ragazzi” di sempre, Luigi Di Maio e Roberto Fico – saranno loro ad avere la parola più pesante, quella definitiva, nella pattuglia che lima i cavilli contiani – li ha delegati di una mediazione che non lo ha mai convinto fino in fondo ma della quale capisce le ragioni. E se andasse male?
Grillo ha in mente una nuova soluzione nel caso tutto franasse, la tiene lì nel cassetto, la accarezza, solamente accennata ai diretti interessati, se ne parlerà quando e se sarà necessario.
È l’idea di un triumvirato che possa traghettare l’M5s senza Conte su approdi se non sicuri almeno non disastrosi, un terzetto composto dagli stessi Di Maio e Fico, affiancati da Virginia Raggi.
La sindaca ha respinto i tentativi di Conte della scorsa settimana di portarla dalla sua parte e, complici i difficili equilibri da mantenere in vista della campagna elettorale, si è mantenuta su una posizione di terzietà, convinta che una soluzione potesse essere trovata.
E dunque abbiamo i sette mediatori che devono sventare l’uomo solo al comando, mentre i cinque del Direttorio lascerebbero spazio al triumvirato, in una cabala pentastellata che rimane oscura ai più.
Il fatto è che quando Grillo ha provato a convincere i big a candidarsi nel suo Direttorio ha ricevuto risposte gelide, se non dei secchi no.
Nessuno vuole ereditare una specie di bad company, nessuno si vuole intestare la guida della guerra a Conte, perché la frattura è tutta personale, tra garante ed ex premier, e lì la si vuole confinare.
Un deputato che ne sa, spiega che “al Direttorio pensato da Beppe potevamo avere Dino Giarrusso e Danilo Toninelli, colleghi degnissimi ma come la eserciti la leadership con i colonnelli? Per quella partita di servono i generali”.
Come a dire che il rischio è quello di un Direttorio di “pesi medi” che poco o nulla controllerebbe del Movimento 5 stelle, senza contare poi l’ombra del fondatore, che gli rimarrebbe appiccicata inesorabilmente addosso creando una patina preventiva di delegittimazione.
E dunque l’ex comico medita un altro scarto se tutto franasse giù, anche se i tempi lunghi che filtrano dalla stanza dei mediatori accredita la volontà di far decantare le tensioni, ammorbidire le spigolosità dei duellanti, chiudere un accordo che sarebbe per tutti al ribasso, dal quale ci si tornerebbe ad abbracciare con un coltello nascosto nella cintura, ma almeno sarebbe un accordo.
Nelle chat dei parlamentari di entrambi gli schieramenti gira all’impazzata lo screenshot di un’intervista al sondaggista Nicola Piepoli, che a Libero affida una previsione: “Nessuno dei due partiti supererebbe l’8%”. E sono sempre più i parlamentari della terra di mezzo, tiepidamente convinti delle ragioni dell’uno o dell’altro, che dopo la sbornia iniziale adesso guardano alla mediazione come unica possibilità di vedersi preservata almeno una speranza di futuro, perché “l’8% di 400 vuol dire 36 – spiega uno di loro – e con il sistema elettorale attuale anche molti di meno”, alludendo al taglio dei parlamentari e alla fosca previsione che, tra Camera e Senato e considerando le probabili new entry, a riconfermarsi sul seggio sia un uscente su cinque, sempre che tutto vada bene.
Per questo la spinta a chiudere è alta, ma si temporeggia perché un accordo ancora non c’è, con Conte che rimane tetragono nella sua volontà di fare il leader dimezzato e Grillo che elabora exit strategy, perché non si sa mai.
(da agenzie)

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CAPUA VETERE: “IN MANO AI MAGISTRATI ALTRI VIDEO PIU’ RACCAPRICCIANTI CHE NON SONO STATI DIFFUSI”

Luglio 5th, 2021 Riccardo Fucile

IL GIP: “LA VIOLENZA ERA UNA COSTANTE”

Non un evento estremo, non un caso isolato. Le violenze nel carcere di Santa Maria Capua Vetere erano la norma.
Lo sostiene il gip Sergio nell’ordinanza con cui ha disposti 52 misure cautelari per gli agenti penitenziari dell’istituto campano. Ciò che accadde la notte del 6 aprile 2020 non fu, si legge nelle carte, “un mero incidente di percorso”.
Si trattava, molto probabilmente, scrive il magistrato di “una costante nel rapporto tra gli indagati e i detenuti”. Una relazione in cui violenze e umiliazioni sono la regola tra le mura del penitenziario è “inaccettabile” in uno Stato di Diritto, ha evidenziato Enea, che si è detto particolarmente colpito dalla “assoluta naturalezza e mancanza di ogni forma di titubanza con cui gli indagati hanno sistematicamente malmenato le vittime”
E anche quel video, diffuso in esclusiva dal quotidiano Domani, non sarebbe l’unico. “Le foto e le immagini viste sono solo una parte, quelle più raccapriccianti ce le ha solo la Procura”, ha rivelato il garante campano dei detenuti, Samuele Ciambriello, in conferenza stampa con gli altri garanti territoriali.
Quel 6 aprile, lo ricordiamo, gli agenti entrarono nel reparto Nilo del penitenziario Sammaritano e sottoposero a violenze e umiliazioni molte decine di reclusi. Un’azione organizzata, lo testimoniano le chat che si sono scambiati nelle ore precedenti alcuni dei protagonisti della mattanza, nata come rappresaglia. Pochi giorni prima, infatti, i detenuti avevano iniziato una rivolta perché avevano scoperto che nel carcere c’era un caso di Covid e chiedevano di essere tutelati.
La risposta è arrivata in quelle quattro ore di violenza, riprese dalle videocamere di sorveglianza. L’inchiesta era partita quasi subito, dopo i racconti dei detenuti e gli esposti del garante e delle associazioni che si occupano delle carceri. Lunedì 28 giugno la svolta con le 52 misure cautelari. Tutto il Paese ha saputo, tranne, stando a quanto raccontato dalla garante dei detenuti di Caserta, i diretti interessati: i reclusi del carcere di Santa Maria Capua Vetere.
A loro è stato impedito di guardare la tv e di leggere i giornali nel giorno successivo all’esecuzione dell’ordinanza del gip. “Sono balzata dalla sedia – ha spiegato Emanuela Belcuore – quando diversi familiari di detenuti mi hanno parlato di un blackout elettrico nell’istituto e che i detenuti non hanno potuto guardare la tv, e che i quotidiani regolarmente pagati non erano stati distribuiti. Ci è stato raccontato che alcuni agenti avrebbero riferito ai reclusi di voler dare loro i giornali, ma togliendo prima le foto degli agenti raggiunti da misure cautelari”.
I garanti, che chiedono di incontrare il Dap, si domandano poi perché 32 detenuti siano stati trasferiti nei giorni scorsi dal carcere campano ad altri penitenziari. Chiedono che siano riportati a Santa Maria Capua Vetere e rendono pubblica la “preoccupazione delle famiglie, per un anno costrette a fare videochiamate per parlare con i parenti detenuti e ora, quando si aprono le porte delle carceri, si prendono i detenuti e si spostano a 600 km di distanza”
(da agenzie)

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ELIO VITO: “FORZA ITALIA? NON LO RICONOSCO PIU’. ERA UN PARTITO A FAVORE DEI DIRITTI CIVILI, OGGI SIAMO DIVENTATI OSCURANTISTI”

Luglio 5th, 2021 Riccardo Fucile

“A BERLUSCONI DICO CHE I DIRITTI NON SONO MAI DIVISIVI”… “NEL PARTITO CON IL VOTO SEGRETO CI SARANNO SORPRESE, NON SONO IL SOLO A FAVORE DEL DDL ZAN”

Elio Vito non è uno che le manda a dire. E lo ha dimostrato scagliandosi più volte contro il suo partito, Forza Italia, che, come denuncia lui stesso a Open, nei prossimi anni rischierà di sparire.
«Io non riconosco più Forza Italia ma non la lascio. Eravamo un movimento aperto, liberale, innovatore e a tutela dei diritti civili, oggi siamo chiusi e oscurantisti. Cosa farò alle prossime elezioni? Temo che Forza Italia nemmeno si presenterà. Mi pare che la dismissione del partito sia già cominciata», ci spiega.
Intanto «l’elettorato giovanile non si trova». A tal proposito proprio a Open l’ex compagna di Silvio Berlusconi, Francesca Pascale, aveva denunciato che molti giovani, dopo le ultime uscite di Tajani (ma anche dello stesso Berlusconi), non voteranno più Forza Italia.
«Al Pride, ad esempio, ho visto tantissimi giovani». Gli stessi che, secondo Vito, con questo atteggiamento lasceranno per sempre il partito fondato da Silvio Berlusconi. «Avete visto quello che ha detto la consigliera di Forza Italia di Cesano Boscone? Che il Pride è un ritrovo di “schizoidi e disadatti“. Queste cose succedono in un partito liberale e nessuno prende provvedimenti? Questo linguaggio non ci appartiene e serve una presa di posizione ufficiale», continua. Elio Vito, tra l’altro, è uno dei pochi parlamentari di Forza Italia che ci sta mettendo la faccia nella battaglia a favore del ddl Zan. Contro tutto e tutti.
Intanto Forza Italia continua ad appoggiare il testo contro le discriminazioni di Licia Ronzulli (che, intervistata da Open, ha definito «un pasticcio» il ddl Zan) e, in Senato, sembra fare fronte comune con la Lega (e da oggi anche con Italia Viva) per affossare, o quanto meno rendere tortuoso il percorso di approvazione della legge contro l’omotransbifobia.
«La capogruppo Bernini al tavolo di qualche giorno fa si è portata con sé solo Malan e non Barbara Masini (pro ddl Zan, ndr), ad esempio. Così noi a favore della legge non siamo stati rappresentanti. Siamo stati esclusi, la Masini prima di tutto che è senatrice», aggiunge Vito.
Alla Camera hanno appoggiato il ddl Zan cinque deputati: «A parte me, ci sono anche Prestigiacomo, Polverini, Perego e Bartolozzi, al Senato forse sono in due. Sicuramente c’è la Masini».
Non si sa la Giammanco che, da quanto apprende Open, voterà il ddl Zan a patto che venga emendato. Non così com’è. «Ma qualora dovesse esserci il voto segreto, ci saranno delle sorprese», continua Vito.
In Forza Italia tanti potrebbero essere quelli favorevoli al ddl Zan ma che finora non si sono esposti per paura di andare contro il presidente Berlusconi o gli altri colleghi di partito.
A Berlusconi, che ha definito il ddl Zan un tema divisivo, «dico che il tema è urgente, i diritti non sono mai divisivi e sono tanti gli episodi di omofobia specialmente nell’ultimo periodo. Solo tre durante il Pride», tuona Elio Vito che non risparmia nemmeno la sua compagna di partito Ronzulli. «Non condivido il suo testo, non affronta i temi dell’identità di genere e della giornata contro l’omotransbifobia collocando, tra l’altro, le aggravanti al di fuori della legge Mancino», spiega.
Il vero banco di prova, comunque, sarà in Senato il 6 luglio quando tutti i partiti si rivedranno per discutere del ddl Zan e per mandarlo in aula il 13 luglio.
(da Open)

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DA QUANDO E’ VIETATO FISCHIARE IN DEMOCRAZIA? DRAGHI SI RICORDI CHE NON SIAMO ANCORA IN UNGHERIA

Luglio 5th, 2021 Riccardo Fucile

SALVINI LIBERO FARE COMIZI, GLI ITALIANI LIBERI DI FISCHIARLO… E LE FORZE DELL’ORDINE NON POSSONO VIETARE UNA LIBERA ESPRESSIONE DEMOCRATICA

Ieri Matteo Salvini era a Termoli, in provincia di Campobasso, per la raccolta di firme per i referendum sulla giustizia. L’accoglienza che gli è stata riservata non è stata eccezionale.
Un centinaio sotto il palco e una cinquantina a contetarlo in modo civile, fischiando.
La polizia ha provato ad allontanare i contestatori mentre il leader della Lega spaziava sul suo vasto repertorio comico.
Una contestazione per quanto molto rumorosa assolutamente pacifica che però è stata bloccata dalla polizia che ha provato ad allontanare, tra le loro proteste, coloro che stavano esprimendo il loro dissenso verso il leader della Lega.
Alcuni manifestanti, interrotti dalla polizia, hanno urlato: «Stiamo solo protestando, siamo in democrazia».
(da agenzie)

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LA DENUNCIA DI MEDICI SENZA FRONTIERE: “RILASCIATE LA GEO BARENTS PERCHE’ TORNI A SALVARE VITE IN MARE O PASSIAMO A VIE GIUDIZIARIE”

Luglio 5th, 2021 Riccardo Fucile

IL SISTEMA DEL “FERMO AMMINISTRATIVO” FA ANNEGARE DONNE E BAMBINI… SI CONTESTANO CAZZATE PER FERMARE LE ONG IN PORTO, QUANDO INVECE DOVREBBERO ESSERE LE NOSTRE NAVI MILITARI A COMPIERE LA MISSIONE UMANITARIA

Basta con le ipocrisie: “Mentre le navi umanitarie vengono bloccate, centinaia di vite si perdono nel Mediterraneo centrale”. È il monito di Medici Senza Frontiere (Msf) dopo il fermo della Geo Barents, l’ultima nave umanitaria bloccata in un porto italiano proprio mentre in mare si consumava l’ennesimo naufragio, il secondo in pochi giorni. Msf chiede alle autorità italiane “il tempestivo rilascio della Geo Barents perché possa tornare al più presto a salvare vite in mare”.
Alla fine di un’ispezione durata 14 ore, il 2 luglio nel porto di Augusta, la nave di ricerca e soccorso di Msf è stata sottoposta a fermo amministrativo a seguito dell`individuazione di 22 non-conformità, 10 delle quali sarebbero alla base del provvedimento.
“Siamo pronti a effettuare tutti gli adeguamenti necessari, ma siamo consapevoli che le ispezioni sono diventate un mezzo per perseguire obiettivi politici dietro la forma di procedure amministrative. Msf è scesa in mare a maggio con la Geo Barents, pienamente equipaggiata e certificata per svolgere attività di ricerca e soccorso, nel rispetto delle leggi e dei regolamenti previsti dalle autorità marittime competenti”, si legge nella nota.
I team a bordo hanno effettuato una serie di soccorsi dal 10 al 12 giugno, salvando 410 persone estremamente provate e con diversi casi vulnerabili. Tra loro 16 donne, di cui sei viaggiavano sole e una era incinta, oltre a 101 minori non accompagnati.
“I controlli dello Stato di approdo sono procedure legittime, sviluppate per garantire la sicurezza della navigazione, ma queste ispezioni vengono strumentalizzate delle autorità per colpire le navi umanitarie in modo discriminatorio. L’unica conclusione possibile è che tutto questo è giustificato da motivi politici”, dichiara Duccio Staderini, responsabile delle attività di ricerca e soccorso di MsgF.
“Le lunghe e meticolose ispezioni delle navi umanitarie hanno l’obiettivo di individuare qualunque tipo di irregolarità per impedire che riprendano la loro azione salvavita. Siamo di fronte a una terribile realtà: mentre le navi umanitarie vengono bloccate, continuiamo a perdere vite nel Mediterraneo”.
Determinata a tornare in mare il prima possibile, MSF presenterà un piano di azione per adeguare velocemente le irregolarità tecniche contestate dalle autorità, chiedendo contestualmente l’immediata revoca dell`ordine di fermo, come previsto dalle procedure esistenti (art. 22 del D. Lgs. 53/2011).
In caso di rifiuto, “MSF si riserva di intraprendere ulteriori iniziative per contestare il provvedimento di fronte al TAR e chiedere un indennizzo dei danni subiti come risultato del fermo indebito della nave e dei ritardi nella ripartenza (spese del noleggio, stipendi del personale e altri costi vivi)”.
(da agenzie)

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SI E’ CONSEGNATO ALLA POLIZIA ITALIANA IL TEDESCO ALLA GUIDA DEL MOTOSCAFO CHE SUL GARDA AVEVA UCCISO UMBERTO E GRETA

Luglio 5th, 2021 Riccardo Fucile

GUIDAVA A UNA VELOCITA’ 4 VOLTE SUPERIORE AL CONSENTITO E IN STATO DI “UBRIACHEZZA MANIFESTA”

Alla fine, il lavoro di persuasione operato dalla Procura di Brescia tramite l’avvocato Guido Sola, ha dato i suoi frutti. Patrick Alexander Kasser, il 52enne originario di Gelsenkirchen accusato di aver ucciso Umberto Garzarella e Greta Nedrotti la sera del 19 giugno sulle acque del Lago di Garda, alla guida del Riva Aquarama di proprietà dell’amico Christian Teismann, si è consegnato.
Evitando di attendere la decisione della Oberlandesgericht di Monaco, l’Alta Corte Regionale bavarese, sul mandato di cattura internazionale emesso lo scorso 28 giugno, il dirigente della Cellergy si è presentato nella notte tra domenica e lunedì al Brennero ed è stato preso in consegna dai carabinieri della compagnia di Salò, guidati dal capitano Luca Starace, che lo hanno portato in carcere a Brescia.
Kassen è accusato, nell’ordinanza cautelare emessa dal gip bresciano Andrea Gaboardi, di omicidio colposo e omissione di soccorso.
Di aver travolto i giovani fidanzati che si godevano la serata sul gozzo al largo di Salò e di aver navigato “a forte velocità e comunque superiore ai cinque nodi consentiti” (venti, secondo le stime degli investigatori), manovrando “in condizioni di manifesta ubriachezza” come avevano certificato foto e telecamere e alcoltest, ignorando le luci della barca dei due ragazzi correttamente accese.
Viene così accolto l’appello di Nadia e Raffaele Nedrotti, i genitori della ragazza lanciato due giorni fa. “Spero che paghino per quello che hanno fatto – aveva detto il padre – non voglio pene di morte né niente, tanto mia figlia non me la dà indietro nessuno. Però devono capire lo sbaglio che han fatto. Era viva, se avessero chiamato i soccorsi, chissà”.
Adesso, l’uomo accusato del duplice omicidio colposo potrà rispondere all’interrogatorio del gip.
(da agenzie)

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