Luglio 10th, 2021 Riccardo Fucile
CI VOLEVA IL PD PER FARLO SEGRETARIO DI UN PARTITO… FIERI DI AVER SEMPRE COMBATTUTO IL PIU’ GRANDE REAZIONARIO DELLA STORIA DEL DOPOGUERRA
Il primo referendum non portò benissimo alla carriera politica di Matteo Renzi. Le modifiche Costituzionali richieste dall’attuale leader di Italia Viva (e da Maria Elena Boschi) segnarono la fine della sua esperienza a Palazzo Chigi.
Da quel giorno, era il 4 dicembre 2006, il suo allontanamento dalla politica (come aveva promesso in caso di sconfitta) non avvenne mai in maniera definitiva e ora, oltre al ruolo di capo del suo nuovo partito (dopo la scissione con il PD), continua a tenere nelle sue mani le sorti del governo Draghi (dopo esser stato decisivo per la fine del Conte-2).
Ma ora ci vuole riprovare con una consultazione popolare: non per modificare la Costituzione, ma per chiedere l’abrogazione del reddito di cittadinanza.
La misura di sussidio, fortemente voluta dal MoVimento 5 Stelle e approvata durante il governo gialloverde (con la Lega) il 28 gennaio del 2019, è da tempo invisa agli occhi di Matteo Renzi e di Italia Viva (ma anche altri partiti di centrodestra condividono questa idea, compreso il Carroccio che si è “pentito” di aver dato il via a quel decreto legge). E ora l’asso nella manica dell’ex Presidente del Consiglio è una mobilitazione che parte dal basso.
“Nel 2022, dopo l’elezione del presidente della Repubblica, partiremo con una raccolta firme un referendum abrogativo del reddito di cittadinanza. Vogliamo che siano gli italiani a dire se il Reddito di cittadinanza è diseducativo e va mantenuto o no – ha detto Renzi nel corso di un convegno davanti ai giovani di Confindustria -. Chi di referendum perisce, di referendum ferisce. Io non voglio che in Italia continui a esserci uno strumento con cui si educano i giovani a vivere di sussidi e non di sudore”. Dopo la scelta del nuovo Capo dello Stato, dunque, Italia Viva darà vita a questa raccolta firme.
Il reddito di cittadinanza va riformulato per evitare che vada a chi non spetta, altra cosa abolire una misura che permette a un milione di famiglie in povertà di fare al spesa. E Renzi eviti di dire cazzate: ci sono tanti giovani che vivrebbero di sudore e non di sussidi se il lavoro ci fosse. E il lavoro non si trova grazie anche a chi ha tolto diritti ai lavoratori come lui, condannandoli al precariato.
(da agenzie)
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Luglio 10th, 2021 Riccardo Fucile
DOPO LA TELEFONATA CON DRAGHI PER OBBLIGARE A VOTARE SI’ ALLA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA CHE RINNEGA ANNI DI BATTAGLIE DEI CINQUESTELLE ORMAI “GARANTISCE” SOLO SE STESSO
Il gelo tra Giuseppe Conte e Beppe Grillo ora ha un motivo di essere in più: l’ex
presidente del Consiglio non ha preso bene l’intervento del Garante M5S sulla riforma Cartabia
La distanza tra i due ora è siderale, non solo per la questione dello statuto del Movimento ma anche sulla riforma Cartabia che interviene sul processo penale, di fatto stravolgendo la legge Bonafede sulla prescrizione.
Tutto è iniziato quando il Fatto ieri mattina ha parlato di un intervento di Grillo, che avrebbe convinto i ministri pentastellati a votare sì alla riforma della Guardasigilli. Nella ricostruzione viene riportato che a muovere il fondatore del Movimento sarebbe stato lo stesso premier, Mario Draghi, che lo aveva contattato in giornata.
Una posizione diametralmente opposta a quella di Conte. Cosa è successo? I ministri M5S potevano votare contro, oppure astenersi. A quel punto però avrebbero rinunciato del tutto all’impianto di quella che una volta era la riforma Bonafede. Votando sì invece c’era la possibilità di arrivare ad un compromesso, come poi è stato. Anche per il contatto telefonico che c’è stato tra Grillo e Mario Draghi.
Quando i ministri grillini sono arrivati a minacciare l’astensione, la mediazione sul tavolo sarebbe stata esattamente la stessa che poi è stata approvata in Cdm, ovvero tempi processuali più lunghi per i reati contro la PA.
Anche Bonafede, prima del Cdm, sarebbe stato rassicurato sulla linea dura del M5S in Consiglio. Ma poi qualcosa è cambiato, tanto da indurre i ministri a dare l’ok alla riforma Cartabia. Stando a quanto ricostruito dal Fatto, a cambiare le carte in tavola l’intervento di Grillo. Una vicenda che registra ancora una volta la distanza siderale con l’ex premier. La telefonata c’è stata davvero? Spiega Emanuele Lauria su Repubblica
L’ufficio stampa del premier non smentisce che Draghi abbia sentito telefonicamente, giovedì, il fondatore dei 5S e che dunque il disegno di legge approvato abbia la sua benedizione. E la circostanza viene sottolineata da Chigi anche dopo che Giuseppe Conte ha manifestato il dissenso per un provvedimento che mantiene la prescrizione «come anomalia italiana». Il senso è chiaro: al premier basta e avanza l’impegno preso da Grillo. E Draghi non fa alcun commento infatti sulla posizione espressa dal suo predecessore alla guida del governo
Quali sono i punti chiave della riforma? Dopo il primo grado di giudizio, la prescrizione cessa di decorrere mentre scattano dei limiti, di due anni e di un anno, per il secondo grado e per la Cassazione.
Inoltre per i reati più gravi i termini possono essere prorogati di tre anni per l’appello e di un anno e mezzo per la Cassazione. Cambia anche la modalità per la richiesta di rinvio a giudizio da parte del pubblico ministero, che deve avvenire sulla sulla base della «ragionevole previsione di condanna dell’imputato», mentre ora dipendono dalla presenza di elementi che consentono di sostenere l’accusa in giudizio.
Cosa è rimasto del testo Bonafede? Ad esempio sono stati confermati i punti che prevedono piccole limitazioni all’appello delle sentenze di primo grado, ad esempio dopo un proscioglimento per reati che prevedono una pena pecuniaria.
La guerra tra Conte e Grillo dunque continua. E il malumore serpeggia anche tra gli eletti pentastellati che si sono detti all’oscuro rispetto al cambio di rotta dei ministri. Le ‘truppe’ parlamentari masticano amaro e chiedono lumi. E che i ministri grillini vedano o meno i parlamentari per chiarire, il vero problema è un altro: i possibili contraccolpi sulla riforma Cartabia quando il testo approderà alla Camera, il prossimo 23 luglio.
Lì il percorso della riforma della giustizia penale potrebbe complicarsi e dare spazio a maggioranze ‘variabili’, visto che tutto il centrodestra, Fdi compresa, sostiene la ‘riscrittura’ della legge Bonafede.
Un fortino caduto con tutti i contraccolpi del caso. Non solo per quanto riguarda la riforma ma anche per il futuro del Movimento. Per i ‘pontieri’ che stanno mediando tra Conte e Grillo infatti la partita si complica, benché, nonostante il millantato ottimismo dei giorni scorsi, risultasse complicata sin dall’inizio.
“Speravamo di chiudere nel weekend, ma quel che è accaduto potrebbe avere delle conseguenze e allungare i tempi. Ora è più complicato far dialogare le due fazioni”, dice all’Adnkronos uno degli ‘sminatori’ al lavoro.
(da Next Quotidiano)
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