Luglio 24th, 2021 Riccardo Fucile
CON LA RIFORMA CARTABIA LE STRAGI IN LIGURIA E ABRUZZO A RISCHIO IMPUNITA’… I COMITATI DELLE FAMIGLIE SUL PIEDE DI GUERRA
Per la Giustizia appurare responsabilità nelle stragi e nelle tragedie è da sempre
compito arduo e forse lo sarà sempre di più.
Già perché con la riforma del processo penale voluta dalla ministra Marta Cartabia, come ci viene ripetuto da giorni da avvocati e magistrati, il rischio è che procedimenti come quello sulla strage di Rigopiano o quello del crollo del ponte Morandi potrebbero finire in un nulla di fatto se, in secondo grado, non si concludessero entro i due anni.
Sembra un paradosso eppure è quanto intravedono all’orizzonte le famiglie delle vittime che dopo il danno, potrebbero subire pure la beffa e per questo stanno dando battaglia.
SACROSANTO TIMORE
Le modifiche alla prescrizione immaginate dalla riforma Cartabia “rischiano di portare all’estinzione perenne anche di processi complessi e di grande rilevanza come il nostro, questi però non sono processi a ‘ladri di galline’, sono processi che possono elevare la nostra democrazia od affossarla” è quanto si legge nel comunicato pubblicato dal comitato dei parenti delle vittime del ponte Morandi di Genova.
“Purtroppo le notizie che provengono dalle nostre istituzioni sono sconfortanti”, scrive la presidente Egle Possetti che nel disastro ha perso sorella, cognato e due nipoti, in quanto “negli emendamenti proposti dal ministro Cartabia alla legge Bonafede emergono elementi che destano grande preoccupazione. Con la prescrizione e questa norma, a tutte le grandi tragedie italiane potrà continuare a essere consegnato lo scettro dell’impunità per reati gravissimi. È molto triste ma lo vediamo da troppi anni e in troppi casi”.
Una situazione grottesca che non sembra destinata a cambiare, almeno stando a quanto sostengono dal Comitato, in quanto anche “negli emendamenti in discussione, per alcuni reati potranno essere concesse estensioni dei tempi del processo d’Appello e Cassazione ma purtroppo risulterebbero esclusi i reati più significativi del nostro processo” ossia il “disastro colposo” e “l’omicidio colposo plurimo” e “tutto ciò è paradossale e per noi gravissimo. Per noi è demoralizzante pensare a questa ipotesi” e “chiediamo a tutte le forze politiche in parlamento di rivalutare attentamente queste proposte che non possono essere la soluzione”.
Malcontento comprensibile e che è lo stesso provato anche dai parenti delle 29 vittime della strage di Rigopiano che, dopo quattro anni e mezzo dai fatti, vedono il procedimento ancora arenato in udienza preliminare.
Tra scioperi, pandemia, rinvii e depositi di atti, la verità giudiziaria su quanto accaduto sembra ancora lontana. “In questa singolare vicenda la fase dell’udienza preliminare sta durando più dell’intera indagine fatta dal pubblico ministero” ha fatto sapere l’avvocato Alessandra Guarini, che assiste i figli dei coniugi Caporale e i genitori di Ilaria De Biase, segnalando di credere che “questo sia uno spunto di riflessione anche immaginando la riforma che in questi giorni il Ministro Cartabia intende far approvare”.
Il riferimento, a riprova di uno dei tanti aspetti critici del testo della guardasigilli, è alle modifiche che intende apportare all’udienza preliminare. Si tratta di una fase già critica in quanto causa rallentamenti al processo di primo grado e che, stando al testo della futura riforma, potrebbero addirittura aumentare in quanto il giudice per l’udienza preliminare sarà chiamato a prendere una decisione più complessa visto che il rinvio a giudizio dovrà essere disposto in presenza di “prove sufficientemente decisive ai fini di una condanna”.
.(da Il Fatto Quotidiano)
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Luglio 24th, 2021 Riccardo Fucile
MA NON E’ COSI’, PRIMA DI DIRE UNA SCIOCCHEZZA SI FACCIA CONSIGLIARE DAGLI ESPERTI
Durante la conferenza stampa di giovedì 22 luglio 2021, Mario Draghi ha rilasciato diverse dichiarazioni in merito alla questione vaccini anti Covid19.
Una di queste è senz’altro quella in cui contesta coloro che rilanciano appelli a non vaccinarsi: «L’appello a non vaccinarsi, è un appello a morire. Non ti vaccini, ti ammali, muori o fai morire. Questo è. Senza vaccinazione, si deve chiudere, di nuovo». In merito al Green Pass, secondo il Presidente del Consiglio questo consentirebbe alle persone di partecipare ad eventi «con la garanzia, però, di ritrovarsi tra persone che non sono contagiose».
L’affermazione risulta però errata, tuttavia ci sono delle condizioni da chiarire.
Ecco quanto dichiarato dal Presidente del Consiglio Draghi: «Il Green Pass è una misura con cui gli italiani possono continuare ad esercitare le proprie attività, a divertirsi e andare al ristorante, a partecipare a spettacolo all’aperto o al chiuso con la garanzia, però, di ritrovarsi tra persone che non sono contagiose. In questo senso è una misura che, nonostante abbia chiaramente delle difficoltà di applicazione, è una misura che dà serenità, non che toglie serenità. Grazie».
C’è un problema perché un vaccinato positivo potrebbe avere una carica virale molto bassa e dunque contagiare qualcuno.
L’argomento era stato trattato da Open Fact-checking, in uno speciale della rubrica Facciamo il punto del 6 aprile 2021, dove spieghiamo cosa possono e cosa non possono fare i vaccinati finché non ci sarà una adeguata copertura vaccinale nella popolazione.
Un vaccinato può contagiare?
In un precedente articolo avevamo citato, in merito a un’intervista rilasciata dal Presidente dell’Ordine dei Medici Antonio Magi all’emittente radiofonica Radio Radio, alcuni studi riguardo la carica virale di un vaccinato positivo al virus.
Per spiegarli, abbiamo riportato le parole di Enrico Bucci, adjunct professor alla Temple University ed esperto nel revisionare di studi scientifici, e in particolare da un suo un articolo pubblicato su Il Foglio il 22 luglio 2021: «Indipendentemente dalle varianti [quelle attualmente in circolazione e conosciute – N.d.R.], in caso di infezione dopo il vaccino si osserva una carica virale molto minore nei soggetti infetti. Questo dato era noto già dall’inizio dell’anno, per le varianti allora circolanti e in Israele si era osservato che persino nei casi di sintomatologia più severa dovuti a infezione dopo vaccino, la carica virale risultava ridotta».
Nello speciale del 6 aprile 2021 avevamo spiegato l’importanza nei vaccinati di indossare ancora le mascherine: «Qualunque vaccino riceviate, sappiate che dovete continuare ad usare la mascherina e seguire le misure di contenimento del virus finché non verrà vaccinata gran parte della popolazione».
Questo è un altro punto fondamentale per arrestare la diffusione del virus, una parte delle regole igieniche che andrebbero seguite finché non si sarà raggiunta una copertura vaccinale nella popolazione. Solo allora potremmo finalmente lasciarci alle spalle l’utilizzo delle mascherine.
Si può stare tra completamente vaccinati senza mascherine?
Nel caso di un locale al chiuso con solo clienti e personale completamente vaccinato, il rischio che si corre è di gran lunga minore. Per fare un esempio, la questione legata ai vaccinati nel poter stare insieme in sicurezza venne rilanciata da Roberto Burioni in un tweet dell’undici marzo 2021 condividendo una foto insieme al suo collega del San Raffaele di Milano, Alberto Zangrillo, senza mascherina: «Usciamo dal nostro ospedale alle 20, ci incontriamo per caso ma siccome siamo tutti e due vaccinati e all’aperto facciamo questa foto senza mascherina perché possiate vedere il nostro sorriso e il nostro appello comune: VACCINIAMO ALLA SVELTA!». All’aperto, ovviamente.
L’ideale sarebbe proprio quello di una popolazione vaccinata contro la Covid19 per tornare alla normalità, ma questo al momento non è possibile in quanto non abbiamo raggiunto percentuali di copertura adeguate. Di fatto, lo stesso Roberto Burioni spiega quanto sia ancora importante l’utilizzo delle mascherine anche per i vaccinati: «La prudenza deve essere giusta, per esempio anche i vaccinati secondo me devono portare la mascherina quando si trovano all’interno di luoghi affollati. Ma non esageriamo».
Bisogna considerare delle variabili. Anche i dipendenti del locale al chiuso hanno il Green Pass? Sono completamente vaccinati? Indossano correttamente le mascherine e garantiscono un’igienizzazione adeguata del locale? Bisogna avere prudenza, in ogni caso.
Conclusioni
Una persona completamente vaccinata ha dalla sua la possibilità, fondamentale, di non contrarre la malattia soprattutto nelle forme gravi. Finché non sarà raggiunta una percentuale elevata di popolazione vaccinata, nessuno dovrebbe allentare la presa. Questi sono i punti principali da tenere a mente.
Gli studi attualmente a disposizione rivelano che in caso di positività una persona completamente vaccinata potrebbe avere una carica virale molto ridotta. Ecco perché l’affermazione di Mario Draghi non risulta corretta e non dovrebbe creare un senso di sicurezza troppo elevato tale da convincere le persone vaccinate ad allentare la presa (repetita iuvant).
(da Open)
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Luglio 24th, 2021 Riccardo Fucile
HA RIDOTTO DI 6.000 ETTARI IL PARCO DEL VELINO, DRAGHI IMPUGNA LA LEGGE REGIONALE
È l’ennesima legge della Regione Abruzzo messa in discussione dal Governo del
premier Mario Draghi.
Su proposta del ministro per gli affari regionali e le autonomie, Mariastella Gelmini (FI), il Consiglio dei ministri ha impugnato la legge 14 dell’8 giugno 2021 che riduce i confini del Parco regionale Sirente Velino, tagliandone oltre 6 mila ettari.
Le critiche del mondo ambientalista e l’opposizione non sono bastate ad evitare che passasse in consiglio regionale questa “Nuova disciplina del Parco naturale regionale Sirente Velino e revisione dei confini. Modifiche alla legge regionale 42/2011”. Riduzione di circa 6.500 ettari di parco a cui ieri si è messo di traverso proprio l’esecutivo nazionale così come aveva fatto con le leggi regionali su Covid, rifiuti, case popolari e urbanistica. Ora tocca alla riperimetrazione del parco regionale voluta dalla maggioranza di centrodestra della Regione Abruzzo.
MALCONTENTO DIFFUSO
“I partiti della maggioranza regionale che sono anche al governo nazionale debbono rispondere delle loro contraddizioni” è il commento di Michele Fina, segretario del Partito democratico d’Abruzzo secondo cui “non c’interessa cantare vittoria, era evidente che la scelta fosse sbagliata e avevamo previsto incontrasse questo stop”.
Il Pd Abruzzo ha chiesto al ministro della transizione ecologica, Roberto Cingolani, d’impugnare la legge regionale e di rendere l’area protetta un Parco nazionale.
Dal canto suo il Wwf Abruzzo ha fatto di più impugnando la legge e sollevando, tra l’altro, la questione della riperimetrazione che per l’associazione ambientalista va a compromettere “il nucleo minimo di salvaguardia del patrimonio naturale” chiesto dalla normativa nazionale.
“Abbiamo cercato il dialogo con la Regione in tutti i modi” ha dichiarato Filomena Ricci, delegata Wwf Abruzzo, secondo cui “una petizione con 125 mila firme e un appello sottoscritto da 50 personalità del mondo dei parchi, della ricerca e della cultura abruzzese non sono bastati a fermare le decisioni della Giunta Marsilio”.
Un altro sonoro stop ai sovranisti abruzzesi e in attesa del pronunciamento della Consulta, l’invito del Wwf Abruzzo al Consiglio regionale è di riformulare una legge, nata sbagliata, che non porterà alcun beneficio”.
(da Il Fatto Quotidiano)
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Luglio 24th, 2021 Riccardo Fucile
I PROPRIETARI DI UN LOCALE PERDONO UNA FAMILIARE PER COLPA DI UN PIRATA DELLA STRADA E PARTE LO SCIACALLAGGIO NO VAX
«Delizie prive di nesso…» scrive in un post Facebook un avvocato palermitano allegando due screenshot relativi a un locale chiamato Delizie senza glutine – Terni, il primo dove i proprietari annunciano la chiusura causa vaccinazione anti Covid19 e uno successivo dove annunciano la chiusura per lutto.
Secondo l’avvocato, così come per tanti altri utenti nel social che si sono lanciati a commentare in entrambi i post, qualcuno all’interno del locale sarebbe morto a causa del vaccino.
Un atteggiamento, quello dei No vax, definito «squallore umano» dai proprietari in un post Facebook del 21 luglio visto che il decesso della persona cara non era affatto dovuto al vaccino, ma colpa di quello che definiscono un “pirata della strada”.
«I miei genitori gestiscono una piccola pasticceria a conduzione familiare a Terni, “Delizie Senza Glutine”», scrive a Open una dei familiari della vittima, «e il 15 luglio dovevano fare entrambi la seconda dose del vaccino, quindi sulla pagina Facebook della pasticceria avevo fatto un post dicendo che saremo stati chiusi per vaccinazione (pensando fosse una cosa positiva da comunicare ai nostri clienti, molto attenti a questi aspetti)».
Un giorno positivo che, purtroppo, si è trasformato in tragedia: «Lo stesso giorno, mia nonna viene investita da una Jeep. Muore in rianimazione il 18/07. Il 19 è lunedì, nostro giorno di chiusura settimanale, quindi il 20 mattina faccio un post “chiuso per lutto” senza dirne il motivo».
Tutto pubblicamente documentato, come dimostrato a Open da Samantha, la nipote della donna uccisa dal “pirata della strada” a Terni. Infatti, è facile riscontrare due articoli della stampa locale che parlano del tragico evento, uno del 15 e l’altro del 18 luglio
Il post del 21 luglio della pagina Facebook del locale, dove la famiglia si sfoga contro lo sciacallaggio dei NoVax nei confronti della persona cara venuta a mancare.
A Terni sanno come è andata, ma sui social bazzicano persone incapaci di sostenere moralmente delle persone che hanno appena perso una persona a loro cara, ma ben pronte a sfruttarne il decesso per la propria propaganda NoVax.
Samantha, infatti, ci racconta che il 21 mattina aveva ritrovato la pagina Facebook «inondata di commenti di No vax (nessuno è nostro cliente) convinti che il chiuso per lutto fosse dovuto a una morte per vaccinazione, senza un criterio né una prova».
Lo screenshot del post Facebook dell’avvocato palermitano. Immagine inviata dalla famiglia della vittima del “pirata della strada”. Il post, a seguito di una PEC inviata all’avvocato, è stato rimosso.
«Sicuramente nessun nesso», scrive Dario seguito da «Una strage silente!» secondo Massiele. Il peggior commento, però, è un altro: «Ma come? La punturina non avrebbe dovuto salvarvi? A me sembra che stia andando proprio al contrario di come ve l’hanno raccontata in tv…» scrive un soddisfatto Ivan per poi chiosare: «Eh, se davate retta ai “complottisti” [cioè persone come lui, N.d.R.], magari oggi non ci sarebbe nessun lutto».
Alcuni dei commenti NoVax nella pagina Facebook del locale. Screenshot fornito dall’amministratrice Samantha, nipote della donna uccisa dal “pirata della strada”, che li ha debitamente nascosti al fine che nessuno potesse leggerli pubblicamente.
Samantha, di fronte all’orda No vax, decide di rimuovere il post della vaccinazione per poi aggiornare quello relativo al lutto specificando la causa del decesso della nonna nella speranza che si calmassero le acque.
«Troppo tardi», scrive la nipote della donna: «I No vax hanno fatto lo screenshot». Immagini che erano finite in mano a un avvocato palermitano particolarmente seguito dal mondo No vax, il quale coglie l’occasione al volo per strumentalizzare l’accaduto facendo leva sul nome del locale per animare il proprio pubblico: «Delizie prive di nesso…».
La cronologia delle modifiche del post dove veniva annunciata la chiusura per lutto. Nella modifica del 21 luglio veniva aggiunta la causa del decesso.
L’avvocato palermitano, però, non poteva immaginare di trovarsi di fronte a una famiglia arrabbiata e determinata a difendere la signora dalle strumentalizzazioni dei No vax.
«Faccio io lo screenshot», racconta Samantha a Open, un’immagine che questa volta viene inoltrata via Pec all’avvocato con la richiesta di «eliminare il post, pretendendo anche una smentita sul suo profilo».
Samantha, insieme ai suoi familiari, non usa mezzi termini nel rivolgersi all’avvocato palermitano: «Ci è stato appena segnalato il suo post in cui insinua che il nostro lutto è stato causato dal vaccino (veda screenshot in allegato). Oltre a esprimerle tutto il nostro disprezzo per lo sciacallaggio che ha lanciato, esigiamo da lei che cancelli IMMEDIATAMENTE il post».
L’avvocato, di fronte alle evidenze riportate nella Pec, cancella il post ma senza alcuna smentita per il precedente e senza chiedere scusa alla famiglia della defunta.
Ormai è fatta e purtroppo, come spesso accade in questi casi, lo sciacallaggio continua e permane ad esempio su Telegram dove gli screenshot circolano nei gruppi complottisti e No vax e soprattutto dal canale @nessunacorrelazionec.
I due screenshot circolano ormai sui social come Telegram.
Per la famiglia non finisce qui: si sarebbe anche introdotto nella vicenda anche un falso giornalista. «Ieri mi arriva una telefonata da un sedicente giornalista de “L’eco del Chisone” (giornale vicino Torino) che vuole sapere se la notizia è vera», racconta ancora Samantha a Open, la quale però non si ferma alla semplice smentita: «Poi chiamo il giornale, che mi dice che quel numero che mi ha chiamata non è di nessun loro giornalista».
Questa mattina verranno celebrati i funerali della nonna di Samantha, la signora Marisa Virgili, e speriamo che nessun No vax osi presentarsi per importunare ulteriormente una famiglia già colpita da un lutto e da un’ondata di sciacalli. Purtroppo, come abbiamo assistito nel corso degli ultimi mesi, la famiglia di Samantha non è l’unica vittima di tale propaganda d’odio e ci spiace dire che non sarà l’ultima.
(da Open)
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Luglio 24th, 2021 Riccardo Fucile
IL GIP HA CONFERMATO LA MISURA CHIESTA DALLA PROCURA…. IL TESTIMONE CHIAVE CHE HA VISTO TUTTO: “HA PRESO LA MIRA E HA SPARATO A SANGUE FREDDO”
Deve restare agli arresti domiciliari, l’assessore e sparatore Massimo Adriatici, che
martedì sera davanti al bar Ligure ha ucciso Youns El Boussettaui, marocchino di 39 anni, uno che viveva ai margini della città, malato psichiatrico, e quindi “disturbatore abituale” della quiete di Voghera.
Il giudice per le indagini preliminari di Pavia, Maria Cristina Lapi, ha deciso di accogliere le richieste del pubblico ministero Roberto Valli, che chiedeva la conferma degli arresti domiciliari per il pericolo di inquinamento delle prove e per la possibilità di reiterazione del reato.
Quindi, anche per il primo giudice di questa inchiesta, Adriatici può inquinare le prove, può ripetere il reato di cui è stato accusato, e perciò deve restare agli arresti, seppure a casa sua.
O meglio, in un luogo segreto, dove sarebbe stato trasferito in queste ore, a quanto scrive l’Agi: a chiederlo sono stati i suoi legali in allarme per la sua incolumità dopo che sui social è stato indicato l’indirizzo della sua abitazione.
L’assessore girava abitualmente per Voghera – per i suoi giri serali di controllo – sempre armato e con il colpo in canna della sua Beretta semiautomatica, come hanno spiegato anche ieri i due difensori
Un testimone, cittadino del Marocco come la vittima, ha raccontato ai difensori di parte civile, Debora Piazza e Marco Romagnoli, l’aggressione a cui ha assistito. “Quell’italiano ha preso la mira e ha sparato a Younus, ero a poca distanza, ho visto bene. Ha sparato a sangue freddo”.
La sua testimonianza è stata depositata agli atti.
(da agenzie)
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Luglio 24th, 2021 Riccardo Fucile
IL TESTE ERA A 7 METRI DALLA SCENA E HA VISTO TUTTO
C’è un testimone diretto della morte del marocchino Youns El Boussettaoui, ucciso martedì sera dall’assessore Massimo Adriatici con un colpo di pistola al cuore. Quest’uomo racconta una scena del delitto vista da molto vicino, e soprattutto dice che l’avvocato avrebbe “preso la mira” e poi sparato.
Ecco il suo racconto.
“Ho visto un signore italiano che stava parlando al telefono, Youns lo ha spinto e l’italiano è caduto in terra sulla schiena. A quel punto, mentre era sdraiato, ha estratto la pistola dal fianco e gli ha sparato un colpo a sangue freddo. Dopo essere stato colpito, Youns è corso via con la mano sulla pancia e poi è caduto a terra”.
La sera in cui l’assessore Massimo Adriatici intercetta Youns davanti al bar Ligure, in piazza Meardi a Voghera, ci sono almeno due persone che assistono a tutte le fasi degli eventi che porteranno alla morte del marocchino.
Una è questa: l’uomo, cittadino del Marocco come la vittima, incontra Youns all’interno del bar e ne ascolta le frasi sconnesse. Da quel momento lo osserva fino agli ultimi istanti della sua vita. “Ero a sei, sette metri dalla scena”, dice.
I legali della famiglia di El Boussettaoui, gli avvocati Debora Piazza e Marco Romagnoli, lo hanno rintracciato due giorni fa e hanno raccolto i ricordi di quella notte in una testimonianza formalizzata con le firme del ragazzo e di un interprete dall’arabo, e depositata ieri in procura.
Nel video estrapolato dalla telecamera del palazzo di corso XXVII Marzo, puntata sullo spiazzo davanti al bar, quest’uomo appare con la maglietta bianca e i pantaloni neri, quando Youns e l’assessore sono dietro l’angolo non coperto dal filmato.
Quando probabilmente il marocchino è già a terra, moribondo.
Il suo racconto parte “verso le dieci di sera” all’interno del bar. “Ero seduto al tavolo, è entrato Youns e si è avvicinato, ha afferrato la bottiglia di birra che era sul tavolo. Poi, con tono aggressivo, mi chiedeva gli auguri perché era la ‘festa dell’agnello’, io lo conosco da tanto tempo e sapevo che ultimamente aveva problemi di testa, quindi ho lasciato stare”.
Youns esce dal bar. “Ha lanciato la bottiglia, che è caduta a terra nella rotonda davanti al bar. Io sono uscito e mi sono seduto sul muretto e ho visto un signore italiano che stava parlando al telefono”.
Da questo momento in poi, la testimonianza del marocchino coincide con il video della lite. “Youns lo ha spinto e l’italiano è caduto in terra sulla schiena. A quel punto, mentre era sdraiato, ha estratto la pistola dal fianco e gli ha sparato un colpo a sangue freddo. Dopo esser stato colpito, Youns è corso via con la mano sulla pancia e poi è caduto a terra”.
Il testimone lo ripete: “Youns lo ha spinto, l’italiano è caduto subito, ha presto la pistola, ha mirato e gli ha sparato mentre Youns era fermo”.
I legali della famiglia della vittima gli domandano esplicitamente “se il colpo è partito per sbaglio o l’italiano ha sparato volontariamente”.
“Non ha sparato per sbaglio – risponde il testimone – l’italiano ha preso la pistola, l’ha puntata verso Youns e subito ha sparato il colpo che lo ha ucciso”.
Poi, sarebbe stato lo stesso Adriatici a chiamare i soccorsi. “Quello che sparava, l’ho visto che chiamava l’ambulanza. Poi sono arrivati i carabinieri, poi la polizia”.
Questo documento finirà agli atti dell’indagine, che ieri ha visto l’avvocato Adriatici comparire davanti alla giudice delle indagini preliminari Maria Cristina Lapi, che deciderà oggi sulla richiesta di convalida dei domiciliari.
Il politico leghista ha risposto alle domande per tre ore, assistito dai suoi legali, gli avvocati Colette Cazzaniga e Gabriele Pipicelli. “Non ho un ricordo preciso, non so come sia partito il colpo”. Una versione diversa da quella data ai carabinieri subito dopo la tragedia, quando aveva detto di essere scivolato con in mano la pistola, da cui sarebbe partito accidentalmente un colpo.
Oggi, a Voghera, manifestazione di solidarietà per la vittima sul luogo della tragedia. “Spero che tanta gente venga a manifestare per mio fratello”, ha detto ieri la sorella della vittima, Bahaija, che fin da subito ha chiesto giustizia e verità per la sa morte. Una presenza pacifica, che sfilerà per le vie della città partendo proprio da piazza Meardi. I giovani di “Nsi-Noi siamo idee”, esponenti delle comunità marocchine di tutta Italia. L’Unione delle comunità islamiche in Italia si è espressa attraverso il presidente Lafram: “I bisognosi vanno aiutati, non uccisi”.
Ma c’è il timore che nella manifestazione compaiano anche i violenti, tanto che ieri pomeriggio il tam tam tra i commercianti invitava alla serrata, incoraggiata da un comunicato firmato dalla sindaca Garlaschelli, che “invita gli esercenti di piazza Meardi e aree limitrofe a prestare ogni opportuna attenzione e suggerisce di valutare l’eventuale chiusura delle proprie attività”.
(da La Repubblica)
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Luglio 23rd, 2021 Riccardo Fucile
A MARZO ERA UNO STRUMENTO DA APPLICARE “NEL PIU’ BREVE TEMPO POSSIBILE”, A LUGLIO E’ UN “ATTENTATO ALLA LIBERTA'”… MA I SOVRANISTI PENSANO DI PRENDERE PER IL CULO GLI ITALIANI ANCORA PER MOLTO?
Cambiare idea è sempre possibile, ma Giorgia Meloni è recidiva. 
Nei giorni scorsi Huffpost ha mostrato le diverse vedute sul vaccino obbligatorio fra Meloni marzo 2021 e Meloni luglio 2021, stavolta il dissidio interiore della leader di Fratelli d’Italia è sul green pass.
Meloni luglio 2021 scrive che il green pass è “il nuovo mantra da imporre”, che “non è accettabile che l’obbligatorietà del foglio verde, di fatto, costringa subdolamente i cittadini a vaccinarsi, pena l’esclusione dalla vita sociale. Questa non è libertà”.
Meloni marzo 2021 invece si domandava “cosa aspetta la Commissione europea a richiedere la procedura d’urgenza al Parlamento europeo sul Certificato verde digitale? Non vorrei che il fuoco di sbarramento delle sinistre a cui è stato sottoposto ieri sera il commissario Reynders in Commissione LIBE sia la ragione di questo atteggiamento stranamente attendista. Il Certificato Verde segna un primo passo verso la definitiva eliminazione degli ostacoli alla libera circolazione che tanto hanno danneggiato la nostra economia, segnatamente il settore turistico. Questo strumento deve essere implementato nel tempo più breve possibile, in modo che diventi effettivo già prima dell’inizio della stagione estiva, consentendo agli operatori di svolgere un’adeguata programmazione”.
Il green pass, chiariva Meloni, “non crea alcun obbligo, né diretto né indiretto, alla vaccinazione. Ne è la prova la proposta di equiparare tre diversi tipi di certificati relativi al COVID-19: certificati di vaccinazione, risultati di tamponi e certificati di guarigione. D’altra parte, l’adozione omogenea di questa misura in tutta l’Unione Europea comporterebbe finalmente il venir meno di tutte le restrizioni, dai viaggi al libero utilizzo di tutte le infrastrutture pubbliche e private. Non può esserci altra priorità”.
(da Huffingtonpost)
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Luglio 23rd, 2021 Riccardo Fucile
E’ RIUSCITO NELL’IMPRESA DI AVERE TUTTI CONTRO: DRAGHI, ZAIA, IL NORD, I SONDAGGI… E ALLA FINE E’ ARRIVATA LA SEDICENTE E PRESUNTA VACCINAZIONE
Perché poi, per legge di natura, a forza di prendere sberle la testa, almeno per un attimo, si deve girare per forza. E così, che coincidenza, Matteo Salvini si sarebbe vaccinato proprio oggi, dopo settimane di ambiguità.
Anche se, per l’occasione, ha scoperto la pudicizia della privacy, evitando di condividere la foto del suo braccio sui social che, negli anni, ci hanno deliziato dei suoi pranzi e delle sue cene, della nutella e della pancetta da nutella, delle sue grazie nel talamo amoroso, dei pargoletti al mare, eccetera eccetera.
Il braccio, l’operatore sanitario, la siringa, quelli no, come se fosse un cattivo esempio perché poi che gli vai dire ai no vax, agli scettici, ai dubbiosi a cui hai ammiccato, dai tempi delle mascherine, e continui ad ammiccare ai tempi del green pass.
Più che una redenzione, la solita mistificazione, perché se sei contrario lo sei fino in fondo e non te lo inietti, se sei favorevole non lisci il pelo a chi non lo fa.
E non ti opponi al green pass che è un incentivo a farlo, dice la logica.
Neanche la Le Pen ha combinato questo casino, lasciando le posizioni più becere ai gilet gialli. Solo in Italia quelli che firmano i manifesti di Orban si ergono a paladini di un concetto di libertà, declinato come rifiuto populista delle regole, complottismo d’accatto per cui dietro ogni disposizione c’è sempre una fregatura.
Dentro questa storia c’è anche una gigantesca trasformazione “ideologica” della destra, che una certa cultura dello Stato e della comunità ce l’ha sempre avuta.
In fondo Salvini va compreso, è in stato confusionale (fatevi un giro tra i suoi per avere conferme che, avanti di questo passo, palazzo Chigi lo vedrà col binocolo) perché ha perso la testa per una donna, che si chiama Giorgia, è una mamma, è italiana, ha sedotto una parte del suo elettorato, si può concedere il lusso di poterle sparare più grosse di lui e addirittura di difenderlo bollando quelle di Draghi come “parole di terrore”.
Succede così che, qualunque cosa dica l’una, l’altro sente di doverle andare appresso nell’ansia da recupero, a costo di inseguirla anche nel burrone dell’incoscienza, almeno finché non arriva il maestro a spiegargli che la ricreazione è finita.
Sta un po’ in punizione e poi ricomincia. E dire che, se fosse stato più lucido, sarebbe stato un gioco da ragazzi ricordare a Giorgia, che, proprio lei, sollecitava la Commissione europea a richiedere al Parlamento la procedura d’urgenza sul certificato verde digitale, come strumento per riconquistare la libertà di circolazione.
Di bacchettate invece ne sono arrivate parecchie in questi giorni a Salvini, tali da annullare tutta la buona condotta, diciamo così con indulgenza, dei primi mesi del governo Draghi, quando sembrava il principale azionista del governo, anche per la capacità comunicativa di intestarsi le aperture che in verità erano più graduali e prudenti di come venivano dal medesimo presentate.
Stavolta che pure i bambini hanno capito che, proprio per evitare nuove chiusure, occorre vaccinare e incentivare a vaccinare, si è ritrovato contro albergatori, ristoratori, gestori di palestre, Confindustria, alleati di Forza Italia, il grosso dei suoi elettori secondo i sondaggi dell’infallibile Ghisleri e pure – soprattutto – i suoi governatori.
Sentite questa, poi vediamo chi l’ha detta: “Dieci giorni fa avevamo 45 contagiati, oggi ne abbiamo 669, i contagi stanno crescendo. La classe di età in cui si concentra la maggior parte dei contagi è 1999-2004, ragazzi che per la maggior parte dei casi sono asintomatici. Il rischio maggiore è che trasmettano il virus agli over 50. Perché i dati sui ricoveri ci dicono che i vaccini sono efficaci”.
È esattamente l’opposto di quel che ha sostenuto proprio Salvini, ancora non si capisce sulla base di quali studi scientifici, in merito all’inutilità di vaccinare i ragazzi.
Bene, l’ha detta Luca Zaia, governatore del Veneto che, al pari di Fontana, Fedriga e dell’amico Toti, insomma tutto il Nord operoso, procede autonomamente, il che magari è una fortuna ma tanto normale non è che, nello stesso partito, uno dice una cosa, alcuni dei suoi non lo prendono sul serio e ne fanno un’altra, altri lo prendono molto sul serio e ne fanno un’altra ancora, come Borghi, Siri e Bagnai e se ne andranno in piazza mercoledì a manifestare contro il passaporto vaccinale e non solo perché, dice l’illuminato Pillon, “non si possono costringere le persone a vaccini ancora in fase sperimentale”.
C’è un problema di leadership o in fondo quella leadership è un problema. E comunque, col governo Draghi le contraddizioni stanno venendo al pettine.
(da Huffingtonpost)
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Luglio 23rd, 2021 Riccardo Fucile
AI CONSIGLIERI REGIONALI NON BASTANO 9.800 EURO AL MESE PIU’ RIMBORSI SPESE, PASTI E PERNOTTAMENTI
Poco importa se i consiglieri regionali del Trentino-Alto Adige guadagnano 9.800
euro al mese, cui va aggiunto un importo forfettario netto mensile per l’esercizio del mandato pari a 700 euro, oltre a 750 euro “a titolo di rimborso spese per l’esercizio del mandato” e 750 euro mensili per specifiche categorie di spese documentate.
Inoltre, i pasti sono rimborsati fino a 90 euro giornalieri e pernottamenti fino a 220 euro giornalieri.
Nonostante tutto questo, hanno deciso di aumentarsi lo stipendio, adeguandolo agli indici Istat della crescita dei prezzi, ma non l’indice nazionale, bensì quello locale dei Comuni di Trento e Bolzano, notoriamente superiore alla media italiana.
Il risultato è che si troveranno in busta paga (con gli arretrati dal 2012 ad oggi) circa 600 euro in più al mese. L’equivalente di un sussidio per i poveri, che si aggiunge a uno stipendio da ricchi.
La decisione è stata presa dal consiglio regionale, che ha approvato un emendamento alla legge di assestamento del bilancio che è stato presentato per iniziativa della maggioranza composta da Südtiroler Volkspartei e della Lega, senza preavviso.
Anzi, negli scorsi mesi diversi progetti di legge erano stati bloccati, anche dopo essere stati discussi in commissione, perché i due partiti non erano d’accordo.
Dal 2012 esiste una deliberazione che prevede l’adeguamento al costo della vita, introducendo un automatismo che non appartiene a tutte le categorie di lavoratori. Forse per la paura di polemiche, in un periodo di spendin review, in questi nove anni l’Uffico di presidenza non si era ancora assunto l’onere di mettere mano praticamente alla questione.
E’ stato il presidente dell’assemblea, Josef Noggler, a inserire l’emendamento. La decisione prevede di scongelare il fondo accantonato (e finora congelato) degli adeguamenti Istat per distribuire i soldi arretrati a tutti i consiglieri regionali che si sono succeduti dalla XVII Legislatura.
Non disciplina solo l’arretrato, prevede pure che i futuri adeguamenti Istat siano garantiti, soltanto che saranno quinquennali e non più annuali.
Riccardo Dello Sbarba (Verdi) commenta: “Complimenti, siamo gli unici con uno stipendio che aumenta automaticamente, a differenza di tutti gli altri lavoratori”. Paolo Zanella (Futura) rincara: “Alla faccia dei dipendenti pubblici trentini che, caso unico in Italia, non hanno avuto il rinnovo del contratto. I consiglieri regionali introducono per sé la scala mobile e pure le gabbie salariali”.
(da agenzie)
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